OSCURITA’ NORDICA (Nordic Darkness, Resistance Magazine 1995, trad. ita 2018)

In allegato al link sottostante, ed in seguito in formato di testo, la traduzione dell’articolo “Nordic Darkness”, di Stephen O’Malley, apparso su un numero del 1995 del Resistance Magazine. Buona lettura agli interessati

Nordic Darkness – Resistance Magazine 1995 – trad. ita 2018

<<La stragrande maggioranza dei miei amici sono Nazionalsocialisti, Skinhead o qualcosa di simile. Quindi mi sento legato in modo naturale al “Nazismo”, perché esso si basa sui nostri valori archetipi.


Essi sono così pieni di menzogne che mi stufano. È un peccato che l’olocausto sia una menzogna, sarei stato molto contento se fossero morti 6 milioni dei loro orrendi individui scimmieschi e volgari dal naso di elefante. È un vero peccato che sia una menzogna. Brucia quello che disprezzi, la guerra è vita. Devasta il mondo Giudaico>>. Varg Vikernes, Burzum.

Dovreste aver sentito parlare del Black Metal in Norvegia.. forse in riferimento alla cosiddetta “Black Metal Mafia”, o qualcosa di simile in altri termini, ed in riferimento ai roghi delle chiese, all’Orgoglio Nordico ed all’occulto. Con molte bands Black Metal che oggi vengono distribuite in migliaia di negozi di dischi in tutto il mondo, e con le vendite e l’attenzione dei media che crescono costantemente, noi di RESISTANCE MAGAZINE riteniamo appropriato introdurvi, senza alcuna censura, a questo fenomeno musicale in crescita.

L’editorialista del DESCENT MAGAZINE Stephen O’Malley ci guida negli abissi di questo genere misterioso ed unico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Black Metal, per definizione, è metal basato su ciò che è satanico o occulto. Anche se questo non è completamente vero attualmente, all’inizio, quando il termine fu coniato dai Venom, lo era. Bathory, Possessed, Slayer, Sodom e molte altre bands hanno creato quello che oggi si è evoluto in una forma di arte molto più seria. Mentre all’inizio le bands giocavano con l’immaginario, la filosofia e l’ideologia satanici, oggi le bands vivono tutto ciò.. Non lo vedono più come un gioco, anzi, il tutto è diventato una forma di espressione unica per individui dalla stessa mentalità. In ogni caso, oggi, credo che il termine black metal non comprenda solo ciò che è satanico. Infatti vediamo trattare questi argomenti nelle ideologie degli artisti e degli ascoltatori:

1) L’anti-cristianesimo… questa è la prima e la principale. La caduta della fede cristiana (ed allo stesso tempo della società) è il fondamento della musica black metal, e lo deve essere sempre.

2) Il valore della conoscenza dell’occulto è un elemento molto importante in questa musica estrema. Comunque, essa è andata oltre l’originale definizione di black metal, fino ad includere tematiche come il paganesimo culturale tradizionale, svariati “punti di vista occulti” ed un “codice del guerriero” (evidente dall’uso del war paint, fra le altre cose).. e tutto ciò convive insieme ad argomenti satanici (nelle sue svariate interpretazioni).

3) La caduta della società moderna.. il sogno di ricreare l’onore e le tradizioni create dai nostri antenati anche tramite l’estinzione dell’intero genere umano, salvando tuttavia gli elementi superiori selezionati. Questo aspetto può essere sia basato sulla razza che no, dipende dalla visione dell’individuo. Per quanto riguarda la scena Black Metal dei giorni nostri, il movimento Norvegese è quello che ha la maggiore influenza e lì ci sono i leaders del movimento oggi. Cercherò di presentarvi gli elementi più rilevanti che fanno parte di questa comunità.

I Mayhem, inizialmente conosciuto con il classico demo del 1986 “Pure Fucking Armageddon”, mettono in luce il loro brillante nichilismo che influenzerà molti esponenti negli anni seguenti. L’anno seguente l’album “Deathcrush” fu rilasciato dalla Posercorpse Records. Con questo la band iniziò a farsi conoscere nell’underground mondiale dell’epoca, attraendo all’interno gli individui più estremi. Nel 1988 ci fu un fatto che avrebbe cambiato per sempre la faccia dei Mayhem e del black metal; il chitarrista Euronymous ed il batterista Hellhammer reclutarono il cantante Dead dalla band Svedese di culto Morbid. Dead era un uomo che viveva secondo lo stile di vita black metal, un uomo nichilista che desiderava vedere il mondo oltre il nostro.. Questa entrata fu una mossa ispiratrice sia per i Mayhem che per Euronymous.. Per intendersi, l’ultima chiave era stata trovata. Era stato pianificato l’album di debutto per i Mayhem, intitolato “De Mysteriis Dom Sathanas”; le canzoni erano state composte.

I testi di Dead diedero il via alle tematiche dell’interesse per le più oscure atmosfere della natura e della cultura Scandinava, ovvero quello che sarebbe diventato prevalente negli anni seguenti. Ci fu un tour fra Germania, Turchia ed Europa dell’Est alla fine del 1990 e ne era stato programmato un altro, ma che purtroppo non ci fu mai, con i fratelli adoratori del sangue, i Tormentor dall’Ungheria. Nel Marzo del 1991 Dead abbandonò la sua vita mortale, facendosi saltare il cranio con un colpo di pistola.. Aveva deciso che il suo tempo su questo pianeta era finito e che il suo desiderio di vedere cosa c’era dall’altra parte aveva avuto la meglio. Fu a questo punto che il principale aspetto del Black Metal Norvegese progredì in una direzione molto più seria. Euronymous, Count Crishnackh di Burzum e Fenris dei Darkthrone iniziarono a trasformare la scena black metal in un’effettiva organizzazione informale. Da qui nacque il black circle. Altri artisti entrarono in questo circuito, inclusi molti di quelli che citerò in questo articolo; inoltre si formò in Svezia un gruppo simile. Questa fratellanza cercava di disinfettare la scena Norvegese permettendo solo agli individui che seguivano sinceramente il percorso della mano sinistra di dichiararsi Black Metal. Questo portò anche a tecniche terroriste che portarono principalmente alla riduzione in cenere di alcune chiese cristiane Norvegesi, la prima il 6 Giugno 1992 ed in seguito altre 20. Questo creò agitazione nella cultura conservatrice Norvegese, con la polizia che ci mise alcuni mesi a scoprire i collegamenti fra i due elementi. In questo periodo era esistita la pura essenza dell’unità e la forza che da tempo era latente nelle ombre Norvegesi. Sfortunatamente, tutto ciò finì quando le lotte interne posero fine alla vita di Euronymous a causa del suo omicidio ad opera di Count Grishnackh il 19 Agosto 1993.

Questo portò ad un punto centrale per quanto riguarda le ideologie accettate; infatti erano fioriti degli aspetti di paganesimo norvegese, soprattutto grazie all’interesse in questo campo di Count Grishnackh (Varg Vikernes). Anche se Vikernes aveva speso un po’ di tempo in prigione all’inizio del 1993 (per i roghi delle chiese), la sua influenza dopo l’omicidio diventò immensa, dal momento che per un periodo era diventato il singolo individuo più noto e con maggiore influenza nella comunità black metal mondiale.

Il suo arresto solo poche settimane dopo la morte di Euronymous aveva attratto l’attenzione internazionale dei media mainstream ed underground, e seguì immediatamente un giro di vite nell’intero black circle. Alcuni individui chiave furono conseguentemente arrestati per vari roghi di chiese, effrazioni, dissacrazione delle tombe e persino omicidio (il batterista degli Emperor, Faust, aveva ammazzato un gay un anno prima). Il giro di vite causò il crollo delle psiche individuali e dell’unità di gruppo a causa degli interrogatori della polizia; i vari individui testimoniavano l’uno contro l’altro, ci furono confessioni.. anche se questo puzzava di tradimento, bisogna imparare bene questa lezione.

Dopo i primi due lavori di Burzum (l’omonimo esordio e l’EP “Aske”, entrambi rilasciati dalla Deathlike Silence Productions.. un’etichetta che era di proprietà e gestita da Euronymous), l’album “Det Som Engang Var” fu il primo a trattare di tematiche riguardanti l’orgoglio Norvegese e la filosofia Asatru, sia per quanto concerne l’ideologia di Vikernes sia attraverso la musica. Nel 1994 un’etichetta Inglese, la Misanthropy, aveva raggiunto un accordo con Vikernes per stampare il quarto album di Burzum “Hvis Lysett Tar Oss”, e ri-stampare i primi tre dischi, diventati ormai introvabili. In questo periodo Vikernes iniziò a pubblicare, con l’aiuto della Francese Blood Axis (ora Nordland Forlag), il suo periodico “Filosofem”, nel quale esponeva una filosofia basata sul paganesimo germanico/scandinavo, con tutte le conseguenze della trattazione di queste tematiche (ho bisogno di dire di più?). I suoi scritti principali culminarono con il recentemente completato Vargsmal, un libro del quale solo alcune parti erano state esposte in Filosofem; esso doveva essere pubblicato da un gruppo Norvegese esterno. Ancora una volta vi furono controversie su questa opera dovute ai suoi aspetti politici e razziali esposti nel libro.

Questo causò molto nuovi problemi a Vikernes, che aveva fatto uscire il manoscritto clandestinamente dalla prigione di Bergen nella quale stava scontando 21 anni; in pratica i suoi contatti col mondo esterno furono quasi completamente cancellati dai funzionari della prigione, persino un permesso per fare uscire Filosofem. Vikernes ha cambiato idea diverse volte negli anni, ma ha sempre avuto l’intenzione di dare il massimo in quello che fa. La quinta release di Burzum, Filosofem, è prevista in uscita più tardi quest’anno, ed altri due lavori sono in corso.

I lavori musicali di Fenris meritano un’attenzione speciale dal momento che in certi casi sono probabilmente ciò di più autentico per quanto concerne la relazione fra il black metal e la musica norvegese tradizionale. Inoltre, Fenris ha evitato qualunque problema con le autorità norvegesi, il che è lodevole. I Darkthrone sono il suo principale progetto, in collaborazione con il chitarrista Zephyrous ed il cantante Nocturno Culto (Fenris suona sia il basso che la batteria in studio). Il trio ha creato quattro album per la label Inglese Peaceville, ognuno dei quali va sempre più nella direzione del regno satanico nella mente di Fenris. Il culmine è la lastra d’odio che rappresenta “Transylvanian Hunger”, con tanto di dichiarazione “Norsk Arisk Black Metal” nel retrocopertina. Non c’è bisogno di dire che questo ha creato alcuni problemi.. per porre fine ad essi Fenris dichiarò che il significato dell’uso di queste parole (e del commento che ha fatto per quanto riguarda le critiche a questo album… “chiunque critichi quest’album è ovviamente di natura giudaica”) nel booklet aveva lo scopo di zittire i media; lo ha fatto bene, anche se l’uso delle parole da parte di Fenris non ha avuto alcuna spiegazione reale. In seguito i Darkthrone lasciarono la Peaceville per la Moonfog, un’etichetta norvegese dedicata per natura a questa causa, e Panzerfaust è uscito quest’anno per essa.. Dal punto di vista dei testi, Panzerfaust ha rotto ogni barriera e limitazione che la band poteva essersi autoimposta. Si può anche notare che metà dei testi di Transilvanian Hunger ed una parte di Panzerfaust furono scritti da Vikernes con il suo stile peculiare.

.. Se i Darkthrone rappresentano il lato misantropico di Fenris, allora Isengard rappresentano il lato Volkisch. Il progetto solista di Fenris mescola quello che egli chiama “musica satanica folk del Nord”, con un cantato particolare e tematiche appropriate.

Questa è l’espressione personale Nordica di Fenris che ha finito per ispirare sempre di più la comunità black metal a riavvicinarsi alla propria eredità. Il primo album, Vinterskugge, è uscito per la Peaceville, mentre il secondo, Hostmorke, per la Moonfog. Un lavoro brillante.

Questo mi porta al suo progetto più appropriato per questo magazine: Storm, una collaborazione fra Fenris, Satyr dei Satyricon e Kari Rueslatten (ex Third and the mortal). Storm è un’interpretazione moderna di canzoni folk norvegesi tradizionali, suonate con strumenti elettrici, ottime batterie guerreggianti ed un’affascinante trio in qualche modo “lirico”. Nordavind è uscito per la Moonfog quest’anno.. è un procetto eccezionale che credo meriti una menzione speciale, per quelli che comprendono il suo significato, è innegabile.

L’uomo dietro alla Moonfog Records ed anche ai Satyricon, Satyr, ha dimostrato di dedicarsi molto ai suoi fratelli attraverso i suoi progetti. Quando il vecchio regno si disintegrò, era nata una nuova alleanza fra le bands citate qui ed altre più giovani, come Gehenna, Mysticum, Ved Buens Ende e molte altre. Anche se questa lista non include tutti, dà l’idea dell’unione che esiste a questo punto.. Credo che ci sia molta più maturità e capacità di esprimersi di prima.

I Satyricon descrivono la loro musica come “black metal medievale Norvegese”, ed il termine è appropriato per la loro musica violenta ma tuttavia incantante. L’inclusione di flauti, tastiere e chitarre acustiche è un’ulteriore aggiunta alla proposta di questo artista di qualità.. l’album Dark Medieval Times del 1994, la prima uscita della Moonfog, tratta la tematica della peste nera ed è ambientato nella Norvegia del 1349. “The Shadowthrone”, uscito più tardi quest’anno, ha dimostrato le eccellenti abilità del batterista Frost, e la musica di Satyr rende questa release norvegese molto potente.

Gli Emperor sono anch’essi una delle bands più importanti nate dalla Norvegia. Nonostante l’appariscente elemento pro-Norvegese non sia il tema principale, esso è ancora presente nelle basi delle più importanti ideologie spirituali ed occulte del gruppo.

Gli Emperor sono stati anche una parte seminale della scena originale, e perciò sono importanti allo stesso modo in questa “nuova scena”… il chitarrista Samoth sta scontando attualmente oltre un anno per roghi alle chiese, ed il batterista Faust, come detto in precedenza, sta scontando i suoi 14 anni di condanna per le sue note azioni. Dato che ha già rilasciato un omonimo split album con gli Enslaved e che il loro album d’esordio, In The Nightside Eclipse, è uscito per l’inglese Candlelight Records e per l’americana Century Media, gli Emperor sono già diventati una delle migliori band metal a livello internazionale. Dopo il rilascio di Samoth, cantante e chitarrista è in programma la registrazione del secondo album. Ihsahn sta attualmente lavorando con un nuovo bassista e un nuovo batterista, mentre Samoth lavora da dietro le mura. Samoth gestisce anche la sua etichetta discografica, Nocturnal Art Production, che ha rilasciato un 7’’ fra EMperor e Ildjarn (skinhead black metal norvegese, crudo e brutale) ed anche un CD con Arcturus, una band che cattura sensazioni scandinave bellissime ed uniche.. sia epiche che gotiche. Gli Emperor sono davvero dei re fra i contadini. Hail!

Gli Enslaved sono anch’essi una fra le bands seminali delle terre del nord che meritano tutto il rispetto possibile per i loro sforzi all’interno dei percorsi spirituali del nord. Dall’inizio, con il loro primo demo, Yggdrasil”, fino al loro split LP “Hordansland”, gli antichi aspetti di paganesimo nordico erano forti.. trattavano le vecchie saghe, lodavano gli Asi ed i loro antenati. Comunque fu il loro album d’esordio sulla Deathlike Silence Production (postuma ad Euronymous in questa fase) che ha dimostrato di essere il più brillante. Vikingir Veldi ha presentato gli Enslaved nella loro forma migliore, unendo testi dalle Edda nelle antiche lingue norvegesi ed islandesi in modo brillante. La musica degli Enslaved fa pensare ad un viaggio in una tomba artica.. un suono unico ed agghiacciante. La Osmose production, francese, li ha ingaggiati per il loro secondo album, Frost, nel quale ci viene mostrato un lato più violento della band.. Potreste aver visto questa band maestosa nel loro recente tour negli USA quest’estate. Sempre su Osmose, gli Immortal hanno dimostrato di essere diventati uno dei gruppi più influenti nell’underground black metal mondiale.

 

Lungo il periodo dell’uscita imminente di un 7’’ e di tre albums (Diabolical Fullmoon Mysticism, Pure Holocaust e Battles in the North) hanno affinato il loro sound in un attacco sul filo del rasoio contro il debole.. La loro grande velocità ed aggressività è decisamente brillante.. davvero una delle bands più estreme in Norvegia.. ed una delle più famose.

L’ultima persona che desidero menzionare è Andrea Meyer-Haugen e la sua Horde of Hagalaz. Esso è un gruppo filosofico, non una band. Lei si descrive al meglio come “la voce delle streghe, degli stregoni e dei guerrieri del nord”, i cui obiettivi generali sono l’espressione dei “Miti e della Magia delle gelide terre pagane del nord e la comprensione del lato oscuro della natura umana”. Ha pubblicato un booklet nel quale tratta una parte di questi argomenti e delle sue ideologie; un secondo booklet sarà disponibile in seguito quest’anno.

Attraverso questo articolo ho trattato solamente la superficie di questa incredibile scena (omettendo il coinvolgimento del resto del mondo, anche se la Norvegia è soltanto una parte del tutto); è chiaro che non si tratta proprio di un movimento politico bensì di una rivoluzione filosofica. Riportare le Maestose terre del Nord all’onore ed alle tradizioni che un tempo avevano. Andate avanti ad immergervi da soli in questa arte oscura…

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Is Black Metal a White Noise? (trad. Ita, fonte: Resistance Magazine, Gen. 2000)

In allegato al PDF sottostante ed in seguito in formato di testo la traduzione dell’articolo “Is Black Metal a White Noise”, dalla rivista “Resistance Magazine”, del Gennaio 2000, tradotto in italiano nel Settembre 2018.. Meglio tardi che mai.. Buona lettura agli interessati.

Is Black Metal a White Noise? trad ITA

IL BLACK METAL E’ UN RUMORE BIANCO?
Una breve storia del movimento

Il Black Metal è Rumore Bianco? Molti nel movimento White Power tendono a rispondere negativamente a questa domanda. La loro attitudine verso il Black Metal è riassunta da una dichiarazione dal sito internet “Rocking the Reds”; viene affermato che molte bands Death e Black Metal non possono essere considerate bands White Power, perché “chi prenderebbe sul serio questi ricchioni con capelli lunghi e make-up?”. Non c’è affatto da sorprendersi, dato lo spettacolo ridicolo che viene dato da auto-proclamate bands Black Metal come i Britannici Cradle Of Filth, una delle bands Metal più famose ad oggi. È difficile trovare qualcosa di “bianco” in loro, a parte il make up. Comunque le persone, specialmente gli attivisti White Power, dovrebbero avere imparato a non credere alla prima cosa che vedono: il Black Metal dei nostri giorni è sempre stato un ambiente neonazi. Nel 1992-1993, i mass media Inglesi e Tedeschi superarono sé stessi con i titoli sul terrorismo e la malvagità che emergevano dai ranghi del Black Metal. Per esempio, il cantante del gruppo Inglese Paradise Lost, Nick Holmes, una volta disse a riguardo della Nuova Ondata di Black Metal le seguenti parole: “E’ abbastanza spaventoso; è come i fottuti nazi nella Germania dell’Est… è la stessa tipologia di gioco di potere”. Egli si riferiva all’ondata di roghi che aveva colpito le chiese Scandinave nel 1992-1993. Nonostante le origini del Black Metal non lo siano, il genere è diventato velocemente più estremo di quanto lo Skinrock poteva mai essere.

La Nascita del Black Metal.

Tutto cominciò con il secondo album dei Britannici Venom, intitolato Black Metal, edito nel 1982. I Venom facevano parte della New Wave of British Heavy Metal e componevano una tipologia di Metal semplice ed accattivante. Il loro marchio di fabbrica erano testi stereotipati “Satanici”. Ovviamente erano influenzati dai famosi films dei British Hammer Studios, quindi la loro estetica era buffa, come si vedeva dall’estetica occulta dei loro concerti live. La loro “Filosofia Satanica” era puro intrattenimento, anche se dicevano di essere influenzati dalla Bibbia Satanica. Ma anche i Venom fecero l’incontro con gli Svedesi Bathory, che entrarono in scena solo tre anni dopo l’album “Black Metal”. I Bathory portarono all’estremo la frontiera musicale del Black Metal, unendo batterie iperveloci con chitarre completamente distorte e voce infernale.

Questa era la miniera più oscura che si potesse esplorare nella scena Heavy Metal dei primi anni ’80. I Bathory, che non suonarono mai live, soddisfavano anche i fans con ogni possibile clichè sul “Satanic Black Metal”. Giravano persino voci secondo le quali Quorthon, il leader dei Bathory, vivesse in una caverna e sacrificasse bambini ed animali alla superiore gloria di Satana… In seguito, i Bathory rilasciarono quattro dei migliori album del genere Viking Metal.

Dalle Ceneri.

Inaspettatamente quanto il rapido declino del Black Metal, ci fu la nascita della band Death Metal Norvegese Darkthrone. Mentre il loro primo album era un Death Metal classico e non straordinario, la band cambiò drasticamente sia il suo sound che la sua immagine nel suo secondo album, A Blaze in the Northen Sky, del 1991, che aveva un sound aggressivo e glaciale che influenzò fortemente le bands Black Metal seguenti: un lavoro di batteria pieno di rabbia, chitarre come motoseghe ed un cantato in screaming riguardo i paesaggi Nordici, fedi anti-Cristiane e brama di guerra. Seguendo la tradizione delle precedenti bands Black Metal, i tre musicisti usavano degli pseudonimi occulti, Fenriz, Nocturno Culto and Zephyrous, ed avevano un’estetica inusuale di vestiti di pelle con simboli occulti, cinture di proiettili ed in particolare, il “war paint”. Il cantante e chitarrista dei Mayhem Oystein Arseth, detto Euronymous, fornì ai Darkthrone le influenze per creare la loro estetica torva e sinistra. Oystein, una mente contorta con una passione speciale per l’adorazione del diavolo medievale, gli snuff movies e lo Stalinismo, merita veramente di essere chiamato il Padrino della New Wave of Black Metal, perché preparò tutto per un revival di questa branca dell’Heavy Metal quasi dimenticata negli anni prima del 1992. Il cantante dei Mayhem, Per “Dead” Ohlin, si suicidò nella primavera del 1991. Arseth fotografò il cadavere ed il sangue, ricavando anche collane da alcuni pezzi delle ossa di Ohlin che erano saltate in aria a causa del colpo di pistola alla sua testa. Questo episodio bizzarro non è in alcun modo strano per i musicisti Black Metal dell’epoca. Ripugnando il sentimento comune sulla vita e sulla morte, essi vedevano di buon occhio il Darwinismo Sociale e la “sopravvivenza del più forte”.

Mentre i Darkthrone diventavano i portabandiera del rinato Black Metal, l’attenzione della scena Metal si spostava velocemente ad altre bands Black Metal Norvegesi, come Burzum, Mayhem e Immortal. Quello che i giornalisti scoprirono intervistando i membri delle bands come Fenriz, Euronymous, Count Grishnackh, Faust e Demonaz diventò il loro peggior incubo. Questi musicisti avevano sviluppato un cocktail esplosivo di musica frenetica, fedi irrazionali e terrorismo anti-Cristiano. Parlavano di guerra contro il Cristianesimo e rappresaglie contro gli oppressori Giudeo-Cristiani a causa della cristianizzazione forzata dei popoli pagani del Nord. Glorificavano la violenza come un mezzo per prendersi la rivincita, deridevano la moralità cristiana e si vantavano della loro volontà di azione. Ad esempio Bard “Faust” Eithun, ex batterista degli Emperor (Norvegia), che attualmente (ndt, era il 2000) sta scontando una condanna a 14 anni di reclusione per aver accoltellato a morte un gay, una volta disse: “le vecchie bands semplicemente cantavano di fare questo, le bands di oggi lo fanno!”. Varg Vikernes, l’unico membro di Burzum, aggiunse: “sono un vichingo, e noi dovremmo lottare. Fate la guerra, non l’amore, giusto? Una piccola parte dello spirito vichingo sopravvive, e io sono parte di ciò. Odio la pace e l’amore. Della fottuta gente stupida va in giro ad amare gli altri. Noi dovremmo fare la guerra”. Questa non era più musica. Era una chiamata alle armi.

Onda di Fuoco

Infatti la prima chiesa bruciata da un’attivista anti-cristiano fu la Fantoft-Stavkirke, vicino alla città norvegese di Bergen. Questa chiesa di legno, che esisteva fin dal periodo della cristianizzazione della Norvegia, andò in fiamme il 6 Giugno del 1992. In seguito, un paio di chiese e cappelle furono bruciate in Norvegia e Svezia. Questo causò la morte di almeno un pompiere. La polizia sospettò subito del coinvolgimento in queste azioni di persone della scena Black Metal, ma ci volle un anno per arrivare alle prove per le accuse finali. La somma delle chiese bruciate e distrutte in Scandinavia dal 1992 al 1999 è arrivato quasi a 100, ma il fuoco arrivò anche oltre il Mar Baltico ed il Mare del Nord; le fiamme arrivarono a molti edifici cristiani in Europa e, pare, anche in Russia.

Queste azioni ovviamente non hanno niente a che fare con la musica, ma divennero comunque il marchio di fabbrica del vento violento del Black Metal. Per quale ragione giovani persone non affatto colpite dal cristianesimo si fermavano alla chiesa successiva per darle fuoco?

Il più noto bruciatore di chiese, anche se nega di averlo fatto, è Varg Vikernes dalla Norvegia. Non esita ad esprimere il suo supporto per questi atti di terrorismo e spiega le ragioni di questo pensiero: “E riguardo i miei motivi per supportare il rogo delle chiese.. l’età vichinga cominciò il 6 Giugno del 793, quando i vichinghi di Hordalands, in Norvegia, attaccarono un monastero in Inghilterra. Questo atto era una risposta alla conquista del re francese Carlo Magno e alla cristianizzazione dei sassoni nel 792, quando egli distrusse l’Irminsul (un albero sacro, dedicato a Donar; Irminaz è un nome di Donar, e Sul significa pilastro). Quando era successo questo, la Scandinavia era shockata, ed avevamo capito che saremmo stati i prossimi della lista se non avessimo colpito subito. L’attacco all’Inghilterra è il primo attacco che si ricorda, ma di sicuro non è stato il primo; infatti quasi l’80% degli attacchi erano diretti contro la Francia. Comunque, il 6 Giugno 793 è la data storica che simbolizza questa lotta disperata, e questo dovrebbe spiegare perché la Fantoft Stavechurch di Hordaland è stata bruciata il 6 Giugno 1992. Era l’introduzione della seconda era vichinga, il momento in cui ci riprendiamo ciò che è nostro. Questi roghi segnarono un cambiamento nella storia. D’ora in poi, le religioni Ebraiche saranno sistematicamente buttate fuori dall’Europa. Non possiamo più tollerare templi Giudeo-Cristiani sulla nostra terra. Mostrando la nostra volontà di resistere, accendiamo lo spirito della resistenza nel popolo.”

In realtà, molti degli autori dei roghi non avevano questo nobile ideale di rivalsa storica. Lo facevano solo per ragioni triviali, come shockare la società, esprimere odio contro il Cristianesimo o impressionare gli idoli della scena Black Metal. Uno di questi individui condannati per rogo è Thomas Haugen, membro fondatore della band Norvegese Emperor, che diventa molto goffo quando gli viene chiesto qualcosa sull’etichetta di “terrorista Black Metal”. Egli precisa che questa azione era stata commessa sotto l’influenza di Vikernes e della mentalità del primo Black Metal.

Comunque, anche quelli che desiderano prendere le distanze dai loro “reati” del passato sono stati strumentali all’obiettivo di tenere il Black Metal lontano dalla scena Heavy Metal ordinaria che, anche se ribelle, è ancora tollerata nella società mainstream.

Essa non è arrivata al Ragnarok previsto dagli attivisti Black Metal, e il loro destino fu simile a quello di altri movimenti estremi: lotte intestine e pressioni esterne li divisero in molti gruppi rivali incapaci di unirsi per il bene superiore di una missione comune.

IL PRINCIPE DELLA MORTE.

Oystein Arseth supportava la rinascita Black Metal con la sua etichetta discografica, la Deathlike Silence Productions, ed un negozio di dischi ad Oslo, chiamato Helvete. Sia l’etichetta che il negozio erano la spina dorsale della prima scena Black Metal Norvegese, un luogo di incontro per gli individui con la mentalità della “guerra contro il cristianesimo”. Arseth sicuramente sapeva che la sua posizione era importante nella giovane e selvaggia scena Black Metal, anche se diventava sempre meno adatto ad essere un modello per il Black Metal letale e disprezzante della vita che sosteneva a parole. Varg Vikernes, di alcuni anni più giovane del circa 25enne Arseth, inizialmente credeva alle dottrine di Arseth. Secondo Arseth “il Satanismo deriva dal Cristianesimo religioso, e lì dovrebbe stare. Sono una persona religiosa, e io combatto quelli che usano il Suo nome a sproposito. Le persone non dovrebbero credere in sé stesse ed essere individualiste. Esse dovrebbero obbedire, essere schiave della religione”. Oystein diventò amico di Varg, che alla fine rilasciò la sua musica di Burzum tramite la Deathlike Silence Production. Tuttavia Varg si accorse rapidamente della vera natura del suo nuovo amico. Oystein era un miserabile uomo d’affari e sprecava il suo denaro per l’etichetta discografica ed il negozio invece di procurarsi i fondi per attività terroriste come un tempo aveva promesso. Inoltre, non era esattamente il guerriero che pretendeva di essere. Guardava i porno invece che fare la guerra. Mentre Varg impressionava i suoi camerati con le azioni e non con le parole, Oystein si rivelò avere semplicemente una grande bocca; non riusciva a rispettare gli standard che egli stesso promuoveva.

Come i membri dei Venom prima di lui, Oystein era interessato a diventare una rockstar compensando la sua mancanza di successo musicale con un immaginario shockante. Alla fine, gli amici divennero nemici. È difficile ricostruire gli sviluppi che ci furono dopo che Varg uscì di prigione dopo 3 mesi con l’accusa di essere coinvolto nei roghi di Marzo 1993.

Se Oysten volesse davvero uccidere Varg per primo, causando un suo atto di autodifesa, è una materia alla quale credere o no. Comunque, Oystein Arseth fu ucciso da Varg Vikernes il 10 Agosto 1993. La polizia fece partire immediatamente le indagini all’interno della scena Norvegese e Svedese, e ci misero solo una settimana ad accusare Vikernes di omicidio di primo grado, oltre ad altre quattro accuse di roghi e altri reati minori. Nell’Aprile 1994, fu condannato a 21 anni, la pena massima in Norvegia. Vikernes divenne il Charles Manson Norvegese, il nemico pubblico numero uno. La stampa progressista pubblicò un titolo scandalistico dopo l’altro, diffondendo sempre più dettagli particolari sulla scena Black Metal Norvegese. Quella che era iniziata come una violenta ribellione giovani e, spinta dallo spirito degli antichi racconti e delle antiche saghe, veniva ritratta come un manipolo di adoratori del diavolo, maniaci assetati di sangue. La morte di Arseth ebbe un impatto tremendo sul Black Metal; portò alla perdita di quasi tutte quelle che un tempo erano le sue figure chiave. Comunque, la forza che era rimasta nell’ombra e aveva dichiarato guerra al Metal mainstream per quasi due anni, ora si trovava improvvisamente sotto i riflettori. Queste circostanze portarono il Black Metal ad una crescente popolarità ed attirarono l’interesse delle grandi aziende discografiche in queste bands lunatiche del Nord. Senza le falangi fanatiche delle prime bands Black Metal, che rifiutavano di condividere il destino mainstream del Death Metal, la commercializzazione del Black Metal iniziò definitivamente. Bands come Emperor e Satyricon, norvegesi, ritrattarono il loro precedente radicalismo; nacquero nuove bands come Cradle of Filth e Dimmu Borgir, che usavano l’estetica Black Metal rigettando però la violenza Black Metal. Varg Vikernes non uccise semplicemente l’uomo che era il maggiore responsabile del revival del Black Metal, ma finì per tarpare le ali alla scena. Con la scena frammentata, iniziò una lotta interna fra gruppi come F.O.E. (Friends of Euronymous) e F.O.G. (Friend of Grisnackh).

Le attività terroristiche sembrarono aver lasciato definitivamente la Scandinavia, ed era nato una nuova moda, una moda i cui seguaci usavano l’estetica Black Metal ed ascoltavano la musica, ma al tempo stesso erano ansiosi di farsi accettare dalla società e prendere parte al business musicale mainstream. Questo sviluppo, che iniziò nel 1994 e dura fino ai giorni nostri, finì per dividere ancora una volta la scena, fra mainstream ed underground.

Il Ritorno di Wotan

È noto che il Black Metal era nato come musica “satanica”. Dato che molte bands iniziarono quando erano teenagers, il loro “Satanismo” era più una ribellione contro i genitori e la società che altro. Erano interessati solo al valore shockante di questa estetica, anche se i Bathory dimostrarono che il progresso intellettuale può accompagnare l’evoluzione musicale. Mentre i primi tre albums erano meramente degli sfoghi satanici, con Blood Fire Death questa band iniziò un viaggio in sonorità epiche di Metal Wagneriano e mitologia Vichinga. La differenza fra le loro prime tre uscite ed il seguito sembra molto vasta. Ora chiunque comprende che la musica dei Bathory è legata agli stessi elementi archetipi. Come il Paganesimo fu corrotto e trasformato nella mitologia cristiana del Satanismo lungo i secoli, il Satanismo è stato gradualmente ri-trasformato in puro Paganesimo nella scena Black Metal. Oltre ai Bathory, Burzum ha avuto un grande impatto nella rinascita pagana che oggi ha quasi sostituito il Satanismo della vecchia scuola. Varg Vikernes non ha mai incluso il Satanismo nella sua musica né nella sua estetica, anche se era solito parlare di “male per il fine del male” nelle sue primissime interviste. Invece del Satanismo, utilizzava i romanzi di Tolkien come metafora del suo Odinismo. Ci si potrebbe chiedere perché Burzum non ha promosso il Paganesimo fin dall’inizio. Una ragione potrebbe essere l’influenza di Oystein Arseth ed i suoi dogmi satanici sulla New Wave of Black Metal. Vikernes iniziò a professarsi Odinista dopo che fu imprigionato per l’omicidio di Arseth. Da quel tempo, Burzum è esistito “esclusivamente per Odino, il nemico con un occhio solo del Dio Cristiano”. In Europa Varg diventò il portavoce più influente della rinascita pagana Pangermanista dal 1945. Gli album di Burzum successivi, specialmente Filosofem, Daudi Baldrs e “Hlidskjalf” si dimostrarono dei capolavori di arte Nordica.

Dal 1994, il Paganesimo ha continuato la sua marcia trionfale all’interno del genere Black Metal. Nazionalismo, Ariosofia, Misticismo del Sangue e Filosofia Volkisch hanno anche cambiato le visioni del mondo dei musicisti Black Metal.

Il Viking Metal ed il Pagan Metal sono diventati nuovi sottogeneri, con bands come gli Enslaved (Norvegia), Einherjer (Norvegia), Helheim (Norvegia), Thyrfing (Svezia), Vintersorg (Svezia), Absurd (Germania), Graveland (Polonia), Thor’s Hammer (Polonia), Gontyna Kry (Polonia), Nokturnal Mortum (Ucraina) e molti altri. Specialmente i Graveland sono diventati l’avanguardia del Paganesimo aggressivo e militante. Un personaggio noto ai lettori di Resistance, Rob Darken, leader dei Graveland, affermò che lavorava per “l’era ventura di una nuova guerra, un nuovo olocausto ed un nuovo Fuhrer che avrebbe guidato la gioventù forte, potente ed istruita alle tradizioni Pagane”. Darken promuove la vendetta sugli usurpatori Cristiani, e disprezza allo stesso modo la democrazia, il pacifismo ed il liberalismo. L’attivismo di Varg Vikernes non poteva essere fermato dai muri di una cella di prigione. Egli fornì l’idea iniziale del programma politico di un Fronte Pagano Pangermanista(All-Germanic Heaten Front, A.H.F.), un’organizzazione che sarebbe stata inconcepibile senza la rinascita pagana alla quale egli stesso aveva dato vita. Attualmente l’A.H.F ha divisioni in Islanda, Norvegia, Svezia, Olanda, Germania e Danimarca. Una branca dell’A.H.F. esiste persino in Nord America, ed è chiamata Vinland Heathen Front. Quello che era iniziato come una ribellione nordica di giovani arrabbiati stufi della loro comoda vita in una nazione Cristiana e progressista era diventato un movimento politico Neopagano. L’A.H.F. è attualmente un competitore credibile di altre organizzazioni Asatru Odiniste, molte delle quali sacrificano le ambizioni politiche per la comodità di una buona reputazione nella società. Il percorso dall’Helvete ad Asgard era terminato, ma è ovvio che doveva andare così. Quasi 10 anni dopo la rinascita del Black Metal, questo genere e la sua sottocultura giovanile rappresenta in modo chiaro una dichiarazione di Paganesimo ed Identità Ariana.

 

 

Cospirazione per la Supremazia.

Mentre gli autori dei roghi in Scandinavia usavano un’arsenale ideologico molto limitato per la loro crociata anti-Cristiana, l’attuale milizia Black Metal ha capito che c’è bisogno di un riarmo, sia ideologico che tattico. I legami fra il Black Metal e l’attivismo White Power organizzato sono decisamente aumentati negli ultimi anni. Nel 1996, i giornali francesi pubblicavano notizie riguardanti un “gruppo malvagio di adoratori del diavolo” accusati di aver dissacrato una tomba e fatto foto ai cadaveri. Tuttavia non era questo evento macabro ad aver fatto notizia. Quello che aveva davvero spaventato i giornalisti erano i collegamenti, scoperti dalla polizia, dei membri di bands Black Metal come Funeral/Kristallnacht e Bessed in Sin con i famosi Charlemagne Hammerskins. Una vera cospirazione “diabolica” che aveva fatto notizia, guadagnando i titoli di giornale: fanatici attivisti Black Metal uniti con altrettanto fanatici boneheads per assaltare lo status quo. Questo prometteva una notte insonne per le menti politically correct. Per i democratici, i progressisti ed i pacifisti era addirittura peggio: Lene Bore, la madre del “nemico pubblico numero uno” Norvegese, fu improvvsamente arrestata nel 1997 con le accuse di “supportare un gruppo armato illegale” perché accusata di aver fornito fondi considerevoli a questo gruppo di quattro giovani maschi. Il “commando terroristico” era accusato di aver pianificato la liberazione di Varg Vikernes dalla prigione e l’omicidio di alcuni membri del Governo Norvegese e della chiesa. Le accuse contro Lene Bore alla fine furono ritirate, e Varg negò ogni legame con il gruppo. Si noti che il capo del gruppo era nientepopodimeno che lo Skinhead Tom Eiternes, ex-leader del Norsk Hedensk Front (Fronte Pagano Norvegese), che si era convertito all’Odinismo dopo che aveva fatto amicizia con Varg in prigione. Gira voce che Varg volesse entrare nel Vitt Arisk Motstand prima di essere arrestato per l’omicidio di Arseth, e l’ovvio supporto degli Skinheads militanti per la sua causa dimostra ancora una volte gli stretti legami fra l’Odinismo violento ed il White Power militante. Un anno dopo, un’altra star del Black Metal divenne un fuorilegge dopo una carriera musicale considerevole. A differenza della Norvegia, la scena in Svezia non aveva mai avuto casi di omicidi. La situazione mutò nel 1998, quando Jon Noedtveidt, leader della band Black Metal molto popolare Dissection, venne preso in custodia per omicidio di primo grado.

Era sospettato di aver partecipato a vari omicidi irrisolti, l’ultimo dei quali riguardava un gay Algerino che fu ucciso con un colpo al collo a Gothenburg. Girava voce che Jon facesse parte di una setta satanica, e non faceva mistero di avere giurato fedeltà al “potere delle tenebre” nelle sue numerose interviste prima dell’arresto.

Comunque, era stato anche detto dai giornalisti di cronaca nera che questa “setta” aveva un’attitudine “fascista”. Jon ora sta scontando una condanna a 8 anni per concorso e favoreggiamento in omicidio.

Lo scenario “peggiore” della fratellanza fra Skinhead e Black Metal ci fu in Germania. Hendrik “JFN” Mobus, noto per far parte della band Black Metal Absurd, oltre che per la sua partecipazione in un omicidio nel 1993, ha scontato circa 5 anni e 4 mesi in prigione. Con due complici, uno dei quali era il chitarrista e cantante degli Absurd, Hendrik uccise un compagno di scuola il 29 Aprile 1993. Fu condannato a 8 anni di prigione, ma fu rilasciato sulla parola dopo aver scontato i due terzi della sentenza. In prigione Hendrik si affiliò idealmente alla Gentilità Germanica, maturò una visione del mondo Volkisch e Nazionalsocialista. Lentamente ma inesorabilmente la sua visione del mondo si era evoluta in un credo Nordico ed in un’etica Germanica. Hendrik affermò i suoi ideali in varie occasioni (ad esempio in “Lords of Chaos”, uscito per la Feral House Publication) e fu contattato da numerosi Skinheads Nazionalsocialisti. Dopo che fu rilasciato di prigione, Hendrik lavorò per l’etichetta indipendente Black Metal Darker than Black Records. Fece amicizia con i Saxonian Hammerskins ed infine diede vita ad una stretta collaborazione fra la sua etichetta e la loro, la Hate Records. Le autorità tedesche difficilmente avrebbero potuto tollerarlo. Il 6 Ottobre 1999 la polizia politica tedesca avviò una repressione pesante contro questa fratellanza. Grazie alla collaborazione fra poliziotti armati e membri dei Servizi di Sicurezza Nazionale e Pubblici Ministeri, fecero irruzione in quasi due dozzine di luoghi in tutta la Germania. Le etichette discografiche D.T.B Records (Erfurt), No Colours Records (Borna) e Burznazg Production (Bad Frankenhausen) furono fra gli obiettivi delle retate. Le accuse per tutti erano quelle di “diffusione di propaganda Nazi”. Far chiudere una o più etichette indipendenti per il governo tedesco era molto meno importante della volontà di contrastare il crescente avvicinamento fra gli estremisti delle scene Black Metal e Skinheads.

L’attivismo di Hendrik si scontrò ancora una volta con la legge, e furono portate nuove accuse contro di lui. Per “utilizzo pubblico di un simbolo Nazionalsocialista” fu condannato ad 8 mesi nel Luglio 1999, e dopo le retate menzionate prima, anche a causa dell’isteria dei media Tedeschi, il tribunale annullò anche il suo rilascio sulla parola. Inoltre, dopo la retata alla Darker Than Black Records, Hendrik fu condannato a 18 mesi per il suo contributo al libro “Lords of Chaos”.

In tutto, Hendrik Mobus doveva scontare ulteriormente più di 5 anni in galera. Ora è in fuga, ricercato dalle autorità tedesche con un mandato di arresto internazionale. Il miglior movimento organizzato fra Black Metal e Skinhead esiste oggi in Polonia. Quello che è ancora impensabile in altre nazioni è considerato di buon senso lì. Gli Skinheads e gli esponenti del Black Metal suonano insieme nelle bands, gestiscono etichette discografiche che producono entrambi i generi musicali e diffondono fanzines per entrambe le controculture giovanili. Lo split fra Graveland ed Honor che sta per uscire è un risultato di questa alleanza. Oltre ogni dubbio, la Polonia è oggi la fortezza mondiale del Black Metal Nazionalsocialista, seguita a breve distanza dalla Grecia, nella quale il movimento “Alba Dorata” è supportato da numerose bands Black Metal, come Necromantia, Legion of Doom e altre.

Camicie Nere – Black Metal

La primavera del 1999 segnò l’uscita della compilation The Night and the Fog – A Tribute to National Socialist Black Metal Underground, CD in edizione limitata. Questa release mostrava l’underground estremo Black Metal in tutta la sua estensione per la prima volta in assoluto. Bands dalla Polonia (Graveland, Thor’s Hammer, Gontyna Kry, Galgenberg, Fullmoon), Germania (Absurd), Francia (Kristallnacht, Bekhira) e persino Stati Uniti (Weltmacht, Birkenau) si unirono per celebrare solennemente la loro ideologia e la loro musica. Come ci si aspettava, la release ottenne l’attenzione della scena Black Metal, facendo piangere come cani bastonati le etichette discografiche ed i mailorder a scopo di lucro. Esse cercarono di ignorare e boicottare il Black Metal Nazionalsocialista, ma lo stesso underground aveva dimostrato che i loro sforzi erano vani.

Se nessuno fosse interessato nel Black Metal Nazionalsocialista, come i media del Metal ci vogliono far credere, perché allora c’è tutta questa richiesta per tale compilation? Perché vi è un interesse in crescita nelle bands che hanno contribuito ad essa? Il Black Metal, all’alba del nuovo, ma senza dubbio ultimo, millennio cristiano, è diviso in mainstream ed underground. Mentre il mainstream è quello che puoi vedere nelle pagine luccicanti dei giornali famosi, l’underground continua ad esistere, ed ora è svelato anche alla grande maggioranza. L’underground militante è entrato nelle nuove forme di mass media, ovvero l’internet.

Ora è rappresentato dal Pagan Front, una coalizione di varie etichette discografiche, compagnie di mailorder, fanzines e, senza dubbio, bands. Esse si considerano l’avanguardia della rinascita Pagana; trasmettono ai loro ascoltatori l’etica nativa, la fede Pagana e l’opposizione anti-Cristiana. Da questo punto di vista, questa branca del Black Metal è rivoluzionaria quanto il RAC e l’Hatecore. Il suono delle bands è la colonna sonora feroce e selvaggia per il ritorno di WOTAN, che riporterà alla gloria degli antichi popoli Nordici. Resistance Magazine quindi continuerà ad occuparsi delle bands principali di questo genere, perché siamo fermamente convinti che essi esprimono la Consapevolezza Ariana con la stessa intensità delle bands White Power.

Goatmoon – Way of the Holocaust Wind

<<Il futuro è triste, non chiaro
Senza onore, incapace di sopravvivere
Tollerante verso ciò che è sbagliato
I legami di sangue non sono considerati sensati
Questo deve cambiare

I subumani cercano di rovinare questo mondo
Ma ci battiamo con onore contro tutto
Siamo pochi di numero
Ma resistiamo forti e fieri

Cazzo, dobbiamo crescere
Lodare gli Dei della guerra
Con una furiosa tempesta di acciaio
E i venti dell’0l0c4u$t0 che bruciano
Questo mondo deve essere purificato

Salvezza attraverso le fiamme
Il mondo moderno deve bruciare
Solo i forti sopravviveranno
E’ ora che la feccia impari

Sulle ali di un’aquila di ferro
Il nuovo Impero 4r14n0 trionfante
Sorge dalle ceneri di questo mondo decadente>>

L WIR SVIZZERO: COME SCONFIGGERE IL POTERE MONETARIO

di Anthony Migchels, 19 Aprile 2012

Una valuta privata importante e non a scopo privato opera da 80 anni nel cuore dell’Europa. A Zurigo, quasi la porta accanto alla Banca degli Accordi Internazionali di Basilea, c’è il WIR, che tratta l’equivalente di quasi 2 miliardi di Franchi Svizzeri all’anno.


La WIR fu fondata dagli uomini d’affari Werner Zimmerman e Paul Enz nel 1934. Era una risposta diretta alla grande depressione. Lavorarono insieme a Silvio Gesell, il cui pensiero era anche la base per la famosa “valuta di Worgl” e per le attuali monete regionali tedesche, come il Chiemgauer.

Infatti Sivlio Gesell è il Patriarca di quello che credo si debba chiamare “Economia Tedesca” o “Economia a Zero Interessi”, che è la base teorica per il movimento anti-usura. La sua analisi dell’Usura ispirò sia da Gottfried Feder sia Margrit Kennedy, due fra gli esponenti principali del movimento Europeo anti-usura. Inoltre aveva anche idee interessanti e molto importanti sulla riforma agraria.

Mentre il Worgl ed il Chiemgauer erano e sono supportate dalle valute nazionali (bancarie), il WIva dove nessuno prima aveva osato: è praticamente Credito Reciproco. Le monete basate sul Credito Reciproco sono attualmente utilizzate nelle organizzazioni di baratto in tutto il mondo. In questo senso il termine “baratto” è improprio, perché viene usato un mezzo di scambio che non è la valuta nazionale. La WIR è senza dubbio un servizio di Credito Reciproco, forse il primo al mondo, sicuramente il più longevo. 

Attualmente la WIR fa girare poco meno di 2 miliardi di WIR (1 WIR = 1 Franco Svizzero) all’anno. Dato che molte transazioni coinvolgono dal 25% al 50% in WIR mentre il resto è saldato in Franchi Svizzeri, il vero turnover generato dal WIR è circa tre volte alto. Si ha un miliardo di WIR in credito di circolazione. Le transazioni si svolgono tramite l’uso di carte di debito o tramite il loro sistema di online banking.

La WIR opera per i beni comuni e non per profitto. Circa 62.000 piccole e medie imprese partecipano. Ci sono sei uffici regionali nella Repubblica Svizzera.

La WIR è importante specialmente nei momenti di declino economico. La Deflazione e la scarsezza di capitale rende le imprese più creative e più propense ad operare con le limitazioni del WIR.

Per i nostri scopi il WIR è importante perché dimostra che i servizi di Credito Reciproco hanno un modello di business sostenibile. Dimostra che la moneta può essere offerta ad un costo molto basso mentre si mantiene un’organizzazione professionale e prospera nel lungo periodo.

Limitazioni.

Nonostante i suoi grandi risultati, il WIR soffre di alcune limitazioni significative. In primo luogo, non è convertibile in altre valute. Questo è un problema comune con le valute basate sul Credito Reciproco. Fino ai tempi recenti, la tecnologia non era disponibile. Sorprendentemente, molte persone sono così abituate a questa situazione che addirittura non la considerano un problema.

Essi affermeranno che la non convertibilità è in realtà un punto di forza perché costringe i partecipanti ad acquistare all’interno del network. Questo è un errore. La non convertibilità danneggia la liquidità (che cosa si comprerà) della valuta e la liquidità è tutto. Per questo motivo, molte imprese accettano solo una certa percentuale di WIR. Questo ostacola ulteriormente la liquidità.

Un altro problema è che il servizio non è per i consumatori. Solo le imprese possono partecipare. Questo danneggia ulteriormente la liquidità; le imprese non possono pagare i propri dipendenti in WIR ad esempio.

Si pensi solo a ciò che sarebbe possibile per le valute moderne che si lascino alle loro spalle questi limiti.

Sovversione del Potere Monetario

Ovviamente, la WIR è un’opposizione molto importante al Potere Monetario. Ci si aspetta che il Potere Monetario tenga d’occhio attentamente la WIR; inoltre vi sono serie indicazioni che esso l’abbia ostacolata attivamente.

Ci sono voci insistenti che affermano che le banche abbiano detto alla WIR che le cose vanno bene così come sono, ma che non dovrebbero lottare per crescere ulteriormente. Questo può spiegare il motivo per il quale essi non abbiano implementato una strategia che includa la partecipazione del consumatore.

Inoltre, negli anni ’50 la WIR aveva iniziato a dare un prezzo al suo credito tramite un tasso d’interesse. Ancora oggi i tassi di interesse sono molto bassi, un tasso dell’1% per i mutui ad esempio, ma esistono. L’interesse è un affronto alle idee di GesellEsso ostacola la circolazione, la quale era una cosa molto importante nella mente di Gesell. Il prezzo per il credito, anche se solo dell’1%, è in qualche modo alto per i prestiti a lungo termine collateralizzati (e quindi senza rischi). Inoltre esso riduce la potenza del messaggio: il credito senza interesse non solo è possibile, ma è addirittura un fatto reale.

Negli ultimi anni la WIR ha iniziato ad occuparsi di attività bancarie più tradizionali, inclusi i prestiti ordinari in Franchi Svizzeri.

Questo ha portato Thomas Greco, un importante esperto di Credito Reciproco, ad affermare che il Cartello Bancario ha probabilmente trovato un modo di piazzare i suoi scagnozzi nel Consiglio Di Amministrazione della WIR.

Conclusioni

La WIR è un esempio molto importante per il mondo intero. Ha dimostrato che il credito reciproco privo di interesse può essere offerto in larga scala. Il suo management di alto livello è stato un fattore chiave del suo successo: non è stato costruito da una coppia di sognatori, ma da uomini d’affari con i piedi per terra che avevano capito i problemi e la soluzione. Non è convertibile e non ha una strategia integrale per competere completamente su larga scala con il Cartello Bancario, eppure fa girare miliardi di Franchi Svizzeri l’anno. Queste limitazioni possono attualmente essere risolte. La convertibilità per il Credito Reciproco è ora possibile. Non è difficile ideare una strategia omnicomprensiva che includa il consumatore. In questo modo il monopolio del Potere Monetario sulla valuta può essere assaltato.

I regolatori, per quanto possano essere ostili a questi schemi, sono lasciati a mani vuote: non vi sono leggi contro il Credito Reciproco, e sarebbero molto difficili da sviluppare, specialmente contro determinati attori del mercato che capiscono che cosa stanno affrontando.

Anche se la WIR oggi sembra che sia stata sovvertita, ci sono voluti 80 anni per il Potere Monetario. È pienamente possibile per solo poche migliaia di persone ambiziose in tutto il mondo di implementare delle iniziative analoghe, ed il Potere Monetario potrebbe facilmente essere sopraffatto.

Andiamo direttamente al cuore della questione: il controllo del Potere Monetario sulla fornitura di moneta, l’estorsione tramite usura ed il boom/bust cycle (ndt, ciclo economico caratteristico dell’economia moderna caratterizzato da periodi di espansione alternati a periodi di recessione). In questi giorni, nel periodo della deflazione e della stagflazione (ndt, alta inflazione + alta disoccupazione + domanda stagnante), c’è un disperato bisogno di capitale circolante addizionale da parte delle piccole e medie imprese. Ora, più che mai, esse sono disposte a rischiare quando gli viene offerta una vera alternativa.

Il Movimento Tedesco per le Valute Regionali dimostra che questo può essere fatto anche oggi. Anche in UK, molte valute regionali stanno iniziando a circolare, la più recente a Bristol. Questa valuta non sta ancora circolando, ma 100 piccole imprese hanno già firmato per adottarla. Esse hanno un disperato bisogno di denaro addizionale e di nuovi clienti; le Valute Regionali forniscono entrambe.

È inutile aspettare che il Governo agisca in tal senso. Non succederà mai, perché esso è completamente controllato dal nemico. L’iniziativa privata è l’unica speranza che abbiamo. Infatti, bisogna affrontare il problema: perché noi, figli dell’Uno, dovremmo aspettarci che il Governo gestisca le nostre vite come se fosse un dolce paparino? L’iniziativa privata è tutto ciò che resta.

Le valute private che competono con il Potere Monetario nel mercato sono la strada che abbiamo davanti.

Il mondo è stato conquistato da alcuni uomini ambiziosi che servivano l’Avversario.

È ora che venga liberato da alcuni uomini ambiziosi che servano l’Uno.NON C’E’ NULLA DI PIU’ PERICOLOSO DELL’INIZIATIVA PERSONALE: se c’è un genio dietro di essa, tale iniziativa può fare più di quanto può essere fatto da milioni di persone tra cui abbiamo gettato discordia
Protocollo n. 5.

fonte: https://realcurrencies.wordpress.com/2012/04/19/the-swiss-wir-or-how-to-defeat-the-money-power/

Come fare a sapere se si è stati querelati?

Non ho ricevuto alcun avviso ma temo di essere stato querelato, come faccio a venirne a conoscenza?

Può capitare che, a seguito di un accadimento, si nutra il dubbio circa l’esistenza di una querela a proprio carico e, pur non avendo ricevuto nessuna comunicazione, si senta il bisogno di avere un riscontro concreto riguardo all’eventuale esistenza di procedimentia proprio carico.

Le modalità con cui i fatti, che costituiscono notizie di reato, sono portati a conoscenza dell’Autorità giudiziaria sono due, la denuncia e la querela.

Queste due diverse modalità, spesso vengono erroneamente confuse ed equiparate, ma in realtà si differenziano per gli aspetti che seguono:

– la denuncia è sufficiente per far si che la macchina giudiziaria si metta in moto, nel caso in cui il fatto in esame costituisca una ipotesi di reato contrassegnato da una certa gravità, i c.d. reati perseguibili d’ufficio;

– la querela invece, diviene necessaria, per attivare la macchina giudiziaria, e quindi dare il via alle indagini che potranno poi sfociare o meno in un rinvio a giudizio, in tutti quei casi in cui ci troviamo in presenza di quei reati perseguibili a querela (questi di norma sono reati meno gravi rispetto ai primi), in tali casi la querela rappresenta un elemento essenziale, la c.d. condizione di procedibilità, affinché le indagini partano.

In buona sostanza la querela altro non è se non una manifestazione di volontà del querelante, con la quale lo stesso esprime il proprio interesse all’avvio del procedimento tendente alla persecuzione ed eventuale punizione del reato perpetrato nei propri confronti.

Partendo dal presupposto che non esiste nessun obbligo di notifica della querela, il soggetto interessato può accorgersi di essere stato querelato se:

– viene contattato informalmente, anche con comunicazione telefonica, da Polizia o Carabinieri, i quali lo invitano a presentarsi presso il comando o stazione, per identificazioneelezione di domicilio [1].

– riceve il cosiddetto “avviso di garanzia” [2], previsto nel caso in cui il Pubblico Ministero intenda compiere un atto garantito, cioè un atto a cui ha il diritto o l’obbligo di assistere il difensore dell’indagato.

– riceve l’avviso di conclusione delle indagini preliminari [3].

In assenza di tali avvisi, i quali possono pervenire all’indagato in tempi variabili o possono mancare del tutto, ad esempio nel caso in cui un procedimento venga poi archiviato su richiesta del P.M.; in tale ipotesi si può, prima assumere, poi perdere la qualità di indagato senza venirne mai a conoscenza. L’interessato ha un solo ed unico rimedio per poter conoscere l’eventuale iscrizione del suo nominativo nel registro delle notizie di reato.

A tal fine, egli deve presentare, alla Procura della Repubblica interessata, che sarà quella presso il Tribunale del luogo in cui l’eventuale reato sarebbe stato commesso, una istanza con la quale richiede di sapere se vi sono procedimenti a suo carico [4]. Può utilizzare eventuali moduli predisposti e scaricabili dal sito della Procura interessata, o redigerla autonomamente (vedi modello al termine dell’articolo) e consegnarla a mano o a mezzo posta, di persona o tramite il proprio legale.

Qualche difficoltà ad individuare quale sia la Procura della Repubblica territorialmentecompetente a conoscere dell’eventuale reato, potrebbe sorgere nel caso in cui si pensi di aver commesso un reato sul web, in tale circostanza, tenuto conto del tipo di azione commessa, e quindi del tipo di reato che tale azione potrebbe aver configurato (ad esempio truffa, diffamazione, ecc…) bisogna valutare caso per caso la competenza territoriale.

A titolo di esempio, prendiamo il reato di diffamazione online: si sostiene che, poiché non è possibile individuare con certezza il luogo dove il reato è stato commesso, a causa della velocità di diffusione dei contenuti pubblicati in rete, la competenza appartenga al giudice della residenza, della dimora o del domicilio dell’imputato.

Quindi, prima cosa da fare nel caso in cui si intenda presentare una istanza di tal genere, è fare mente locale ed individuare l’evento che può aver spinto taluno a querelarci; sulla base di ciò, bisogna individuare la Procura della Repubblica interessata e presentare ad essa la nostra istanza.

La scelta della Procura è di fondamentale importanza, poiché la risposta che riceveremo prenderà in considerazione solo il registro delle notizie di reato ricadenti nella circoscrizione del Tribunale presso il quale la Procura adita è incardinata. I tempi di risposta a tale istanza possono variare di norma da una settimana ad un mese.

La risposta potrà contenere l’indicazione dei procedimenti penali aperti nei confronti dell’istante, si precisa che verranno menzionati solo quelli “conoscibili” (non coperti cioè dal segreto istruttorio [5]) o, in mancanza, potrà riportare che non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione.

Con tale istanza si verrà a conoscenza dei soli procedimenti “conoscibili” nei quali il soggetto istante rivesta la qualità di indagato, mentre per conoscere i procedimenti in cui è già stata esercitata l’azione penale, e di conseguenza il soggetto indagato è divenuto imputato, occorrerà richiedere un certificato dei carichi pendenti.

Per quei procedimenti che invece si avviano a seguito di una querela contro ignoti, il proprio nominativo potrà essere iscritto nel registro delle notizie di reato solo a seguito di identificazione, e quindi nel momento in cui l’identità dell’indagato da ignota diventa nota.

Fonte
https://www.laleggepertutti.it/109686_come-si-fa-a-sapere-se-sono-stato-querelato

Come si vuole zittire la Destra (anche) su Internet – Daniele Scalea – 5 Dicembre 2017 – Centro Studi Machiavelli

Ho il piacere quindi di darvi il benvenuto per questo ultimo convegno del nostro centro studi di quest’anno, e vorrei molto brevemente spiegarvi, giustificarvi perchè abbiamo scelto questo tema. Una prima risposta ovvia: la comunicazione politica in internet ha ormai assunto un peso molto rilevante; ma non è solo per questo che abbiamo deciso di affrontare questo tema. E’ anche perchè, forse soprattutto per un think tank come il nostro, che è dichiaratamente afferente all’area politica conservatrice, internet è diventato una sorta di rifugio, di arma “segreta” per una destra che, in gran parte dell’occidente, oggi si trova messa nell’angolo. Messa nell’angolo sicuramente sul piano culturale; è abbastanza evidente questo; i valori tradizionali, chiamiamoli così, sono in genere ridicolizzati sul piano della cultura, dell’industria culturale in senso lato; quindi includiamo anche l’industria dell’intrattenimento. La tradizione viene considerata degna solo se si parla delle tradizioni di altre culture, o se si parla al massimo delle ricette della nonna, ma se si parla di valori tradizionali questi sono indicati quasi come il male assoluto e il nemico da sconfiggere nella nostra società. Ma anche sul piano informativo credo che valga il medesimo discorso. Può sembrare un po’ difficile per un italiano; noi in Italia siamo abituati ad avere una figura come quella di Silvio Berlusconi nel panorama editoriale; quindi l’idea che la destra sul piano dell’informazione sia marginalizzata può in qualche modo sfuggirci. Ora lasciamo stare quanto effettivamente il fatto di avere questa figura, di Berlusconi, possa spostare l’informazione e la cultura verso destra, ma già possiamo notare che l’Italia è un’eccezione, non è una regola. Guardiamo invece un altro esempio, quello degli Stati Uniti; è l’esempio che si fa sempre ma è l’esempio fondamentale; è il principale paese occidentale, è il più influente paese occidentale, quindi non possiamo evitare di guardare quello che succede negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti, come abbastanza noto, il 90% dei media sono concentrati nelle mani di sei grandi società che ne detengono la proprietà. Queste società non solo informano sulla politica ma finanziano anche la politica. Se guardiamo a come sono stati distribuiti i finanziamenti alla politica nel corso dell’ultima campagna presidenziale, quella del 2016, notiamo che queste società hanno dato alla campagna di Hilary Clinton svariate centinaia di migliaia di dollari, mentre alla campagna di Donald Trump solo due di queste società hanno fatto donazioni, per una cifra totale di “ben” 9320 dollari. Finanziano la politica e informano sulla politica. Negli Stati Uniti come sapete è prassi comune da parte delle testate dei media dare l’endorsement, indicare ai propri lettori chi bisognerebbe votare. Prendiamo le testate più importanti. Queste hanno dato in 132 casi il loro endorsement alla Clinton. In 9 casi non hanno dato nessun appoggio ma hanno detto “basta che non votate per Trump”. In 6 casi hanno indicato il candidato libertario, Johnson, quello che forse ricorderete sulla famosa gaffe di Aleppo, e solo uno ha indicato di votare per Trump, una testata di Las Vegas, forse per solidarietà verso un proprietario di un casinò. Trump di recente ha anche bloccato una mega fusione che riguardava una di queste sei società, la Time Warner, la mega fusione con AT&T, che è la più grande società di telecomunicazione al mondo. Parliamo di una fusione da 85 miliardi di dollari.

Forse non è un caso che abbia deciso di bloccare questa fusione ponendo dei paletti ben precisi. In questo caso capiamo anche perchè internet sia diventata una risorsa essenziale per Trump e per tutto il Trumpismo. Non mi riferisco solo all’uso di twitter, di cui si parla moltissimo, di cui accennava anche l’onorevole Picchi, ma pensiamo pure alla presenza, al ruolo che ha su internet Breitbart, che è l’unica testata, la testata di riferimento della destra Trumpiana. Breitbart è una testata che sta solo su internet, non ha una sua versione cartacea, ma su internet ha più visite del sito del Washington Post, ed ha, a livello mondiale, misurata per engagement, la tredicesima maggiore pagina facebook. Non sono mancate però delle reazioni contro questo utilizzo con successo che è stato fatto di internet. Subito dopo la vittoria elettorale di Trump è stata avviata una campagna, la campagna sleeping giants, che era mirata a fare pressioni su una serie di aziende affinchè boicottassero breitbart, ritirando la pubblicità da questo sito. Centinaia, parecchie centinaia di aziende hanno aderito. E’ importante capire che la logica di questo tipo di boicottaggio non è quello tradizionale del gruppo di pressione che cerca di fare in modo che un mezzo di informazione tratti degli argomenti che sono a lui più congeniali in modo che si avvicinino di più alla sua sensibilità. In questo caso la pressione è stata fatta verso un media che le persone che hanno cercato di boicottarlo non leggono sicuramente, e quindi non per poter usufruire delle informazioni ma per impedire alla parte opposta di avere una voce. Questo tipo di tentativo di cancellare le voci divergenti da quelle dominanti ha in Europa un suo equivalente, ed è l’equivalente della campagna attualmente in corso sulle fake news. Non vado ad approfondire il discorso perchè come molti ricorderanno abbiamo fatto un convegno intero su questo alcuni mesi fa. Mi limito solo a notare che di recente una pagina facebook con milioni di persone iscritte, quella della testata direttanews.it, che forse non è un esempio di grande giornalismo ma che alla fine è stata imputata al massimo di fare un po’ di sensazionalismo ma soprattutto di essere di destra è stata cancellata in maniera arbitraria, senza nessuna discussione, dopo un articolo critico da parte di una testata americana, tra l’altro su imbeccata di ambienti italiani. Quindi quello che vorrei ricordare è che ci sono due battaglie davanti a noi. Una è quella di cui tratta il convegno di oggi, su come comunicare in maniera efficace quelli che sono i nostri valori, quelle che sono le nostre proposte. Ma c’è un’altra battaglia che sta a monte, e che rende possibile affrontare questa prima. E’ la battaglia per poter continuare a comunicare in maniera libera.

Fonte:

La Rete non è di Sinistra.

Come fare comunicazione politica in internet.

Centro Studi Machiavelli

5 Dicembre 2017, Sala Nilde Iotti, Palazzo Theodoli, Camera dei Deputati.

Introduzione di Daniele Scalea

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=lrCOThuFOE0

Come si decide se un detenuto musulmano in Italia è un terrorista o no (Luca Gambardella, Il Foglio, 20 Aprile 2018)

Un nuovo studio dice che i radicalizzati nelle carceri del nostro paese sono sempre di più. Ma l’identificazione dei potenziali terroristi islamici troppo spesso è lasciata al caso. Alcuni aspetti del processo di radicalizzazione islamica dei carcerati restano un mistero, spiega al Foglio Claudio Paterniti, ricercatore di Antigone, associazione che proprio oggi ha diffuso i dati aggiornati sulla popolazione carceraria italiana.

“Nel 2017 i detenuti sotto osservazione per radicalizzazione sono stati in forte aumento rispetto all’anno precedente: 506 contro 365 del 2016, cioè il 72 per cento in più”. È il dato preoccupante che emerge dal rapporto dell’associazione, svolto in base ai numeri forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).

Il fenomeno riguarda anche altri paesi europei e tra gli attentatori dello Stato islamico erano molti quelli ad essersi radicalizzati in carcere. È il caso di Abdelhamid Abaaoud, che quando uscì di prigione nel 2012 diede da subito “i primi segni della radicalizzazione”, come ha raccontato suo padre Omar. Il giovane belga, figlio di immigrati marocchini, viveva a Bruxelles e prima di essere arrestato frequentava una scuola privata di alto livello, il Collège Saint-Pierre d’Uccle.

Abdelhamid era finito in prigione per piccoli reati, droga, qualche furto. Ma solo quattro anni dopo il rilascio, il ragazzo ricompare in Siria, dove combatte per lo Stato islamico, col nome di battaglia Abu Omar al Baljiki. Infine, nel novembre 2015, il 28enne diventa la mente del commando che uccide 129 persone a Parigi.

Come Abaaoud anche altri attentatori del Califfato, da Salah Abdeslam ad Anis Amri, si sono radicalizzati in cella. L’orientalista e politologo francese Olivier Roy ha provato a dare una spiegazione: “Il carcere amplifica molti dei fattori che alimentano oggi la radicalizzazione – scrive Roy sul Guardian: la dimensione generazionale, la rivolta contro il sistema, la diffusione di un salafismo semplificato, la formazione di un gruppo coeso, la ricerca di dignità legata al rispetto della norma e la reinterpretazione del crimine legittimato come protesta politica”. E se il numero delle conversioni alla religione islamica in prigione aumentano in tutta Europa, la vera sfida è capire in quali casi l’appartenenza all’islam nasconda il seme dell’integralismo.

In Italia la prevenzione e l’identificazione dei potenziali terroristi islamici nelle carceri è lasciata troppo spesso alla sensibilità e alla percezione di chi opera a contatto coi detenuti, piuttosto che a regole organiche. “Chi è sotto osservazione è monitorato con tre livelli di allerta: alto, medio e basso”, spiega Paterniti: “242 sono oggetto di un alto livello di attenzione (il 32 per cento in più rispetto al 2016), 150 di un livello medio (il 100 per cento in più del 2016) e 114 di un livello basso (nel 2016 erano 126)”. A spiegare al personale delle carceri come riconoscere un potenziale terrorista islamico sono le linee guida di un gruppo di lavoro della Commissione europea e un manuale pubblicato dalle Nazioni Unite. Nei documenti si incoraggia a tenere sotto osservazione sia l’aspetto fisico del detenuto (se si faccia crescere la barba o no, per esempio) sia i suoi comportamenti (quante volte prega, eventuali fenomeno di violenza nei confronti delle guardie carcerarie).

“Ma se e quanto questi elementi siano sufficienti per decidere se un musulmano è un terrorista oppure no resta poco chiaro. L’unica strategia applicata dal Dap è quella della separazione dei detenuti radicalizzati, e di quelli a rischio radicalizzazione, dagli altri. Per il resto non esiste un approccio coerente a livello nazionale”, dice Paterniti. “Oggi in Italia ci sono 62 reclusi in regime di alta sicurezza per reati connessi al terrorismo, ma solo 4 sono stati condannati in via definitiva. Molti di questi finiscono nelle stesse sezioni penitenziarie e il rischio che i veri radicalizzati possano influenzare quelli presunti è elevato”.

Inoltre, il 42 per cento dei carcerati che provengono da paesi a maggioranza musulmana non dichiara la propria confessione religiosa: questo avviene – spiega Antigone – soprattutto per il timore di discriminazioni in carcere, ma il sospetto del Dap è che così facendo alcuni di questi provino a sottrarsi al piano di contrasto alla radicalizzazione.

Le difficoltà nella gestione di questi detenuti “speciali” non riguardano solo l’Italia, ma sono analoghe a quelle affrontate nelle carceri di Francia, Belgio e Regno Unito. Ma a differenza di questi paesi, l’Italia resta ancora più indietro. Per provare a risolvere i problemi del sovraffollamento delle carceri e della scarsa formazione del personale, lo scorso anno la Camera aveva approvato una proposta di legge che però si è arenata al Senato.

Secondo i dati del Dap, nel 2017 sono stati solo 10 i componenti del personale penitenziario che hanno seguito corsi di lingua araba, mentre continuano a mancare interpreti e mediatori culturali. Un passo avanti era stato compiuto col Protocollo di intesa siglato nel 2015 tra il ministero della Giustizia, il Dap e l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii). Il protocollo prevedeva l’accesso di imam accreditati negli istituti di pena per permettere che i detenuti di fede musulmana potessero contare su un’assistenza religiosa ufficiale e controllata. Ma oggi sono solo 8 gli imam dell’Ucoii coinvolti dal programma in tutta Italia, lasciando campo libero al proselitismo degli “imam fai da te” in carcere.

“Csm, metodi mafiosi”, bufera sul magistrato (Matteo Sorio, Corriere del Veneto, 21 Aprile 2018)

Lui: “Solo un’espressione di colore”. Insorge l’Anm. “Il Csm segue metodi mafiosi”. La frase choc del magistrato veronese Andrea Mirenda solleva una bufera. L’Anm attacca: “Inaccettabile”.

“Il Csm ormai non è affatto un padre amorevole per i magistrati, non è più l’organo di autotutela, non è più garanzia dell’indipendenza, ma è diventato una minaccia, perché non vi siedono soggetti distaccati ma faziosi che promuovono i sodali e abbattono i nemici, utilizzando metodi mafiosi”. È un passaggio dell’intervista concessa dal magistrato veronese Andrea Mirenda al giornalista Riccardo Iacona per il suo libro “Palazzo d’ingiustizia Il caso Robledo e l’indipendenza della magistratura”, edito da Marsilio.

Un passaggio che a causa dell’espressione “metodi mafiosi”, sebbene argomentata e spiegata da Mirenda sia nel libro sia direttamente come “chiara espressione di colore, un’enfasi, cioè, destinata solo a far capire la drammatica potenza e la pervasività condizionante delle correnti della magistratura”, ha scatenato reazioni a catena. Il parlamentare vicentino di Forza Italia ed ex consigliere laico del Csm, Pierantonio Zanettin, ha scritto al Ministero di Giustizia chiedendo di valutare un’iniziativa disciplinare.

E ieri è arrivata la presa di posizione dell’Associazione nazionale magistrati: “Paragonare le attività del Csm, organo di rilevanza costituzionale, ai metodi utilizzati dalle organizzazioni criminali che rappresentano uno dei mali maggiori del nostro Paese, contro cui lo Stato combatte da sempre e ha pagato un altissimo prezzo in termini di vite umane anche tra i magistrati, è inaccettabile e inappropriato”. Presa di posizione cui è seguita quella del gruppo Autonomia e Indipendenza, fondato dall’ex pm di Mani Pulite, Piercamillo Davigo, che invita “a confrontarsi apertamente sul merito delle questioni denunciate piuttosto che sulla forma delle espressioni utilizzate, anche per evitare che la pubblica sollecitazione di iniziative disciplinari si traduca in una sostanziale intimidazione verso chi ha esercitato il diritto di critica”. In scia AreaDG Veneto (Area Democratica per la Giustizia), che “condivide la richiesta di maggiore trasparenza nelle nomine” e, “pur non condividendo il linguaggio utilizzato”, è “contraria a interventi disciplinari, che paiono volti a intimidire la libertà di espressione”.

Al centro, dunque, c’è Mirenda. Lui che nel 2017, da presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Verona, aveva chiesto e ottenuto il trasferimento all’ufficio di magistrato di sorveglianza, “un gesto di composta protesta verso un sistema giudiziario che premia i sodali e asserve i magistrati alle correnti”. Lo stesso Mirenda che nel libro di Iacona spiega così quel “metodi mafiosi”: “Voglio raccontare un fatto paradigmatico realmente accaduto. Viene bandito un posto da presidente di tribunale. Tra i concorrenti ci sono perfino presidenti di tribunali di altre città che vogliono trasferirsi, quindi magistrati di un certo peso già giudicati idonei a incarichi direttivi dal Csm. Ebbene, a essere nominato è un magistrato giovane con una carriera non particolarmente brillante, attivo all’interno delle correnti. Il collega anziano non ci sta e fa ricorso al Tar. E qui – dice Mirenda a Iacona – arriviamo al punto, perché quando parlo di sistema mafioso mi riferisco ai modi di condizionamento.

Questo collega viene avvicinato da qualcuno: “Ma tu non avevi chiesto anche di essere nominato presidente di sezione di qualche corte d’appello? Allora non preoccuparti, perché noi ti nominiamo presidente di sezione di corte d’appello”. Il collega fa due conti: sa bene che per definire il suo ricorso ci vorranno anni, e accetta. Che ne è della battaglia che aveva fatto contro quella nomina illegittima? Il termina tecnico è “cessata materia del contendere”: il Tar non può più far nulla e il giovane collega rimane al suo posto. Possiamo anche non chiamarlo avvicinamento mafioso ma certamente sono metodi non trasparenti. Questo accade tutti i giorni nella casa della legalità”.

Chi sono i “Prigionieri del silenzio”, i detenuti italiani nelle carceri straniere (Stefano Barricelli, Agi, 9 Aprile 2018)

Tre su 4 sono in attesa di giudizio, solo uno su 5 è stato condannato. Anedda: “La gente parte dal presupposto che chi sta dentro deve per forza aver commesso qualcosa, ma non è sempre vero”. I casi più emblematici. Lontani da casa e dai familiari. Rinchiusi in carceri a volte disumane. Privati del diritto alla salute e a un equo processo. È la condizione che accomuna molti dei 3.278 italiani detenuti all’estero. Uno su 5 ha riportato una condanna, tre su 4 sono ancora in attesa di giudizio: l’80% in Europa, il 14% nelle Americhe, il resto sparsi negli altri continenti. “Di loro si parla poco – denuncia all’Agi Katia Anedda, presidente della Onlus “Prigionieri del silenzio”, nata nel febbraio di dieci anni fa per dare una voce a chi non l’aveva – ma soprattutto per loro si fa pochissimo. E attenti a parlare di cifre esigue: se a ogni detenuto si rapporta una media di almeno 10 tra parenti e amici il numero di persone coinvolte sale a 30 mila. Senza contare i 5 milioni di italiani iscritti all’Aire e i 10 milioni che viaggiano per il mondo ogni anno: il rischio di finire in un incubo del genere vale potenzialmente anche per loro”.

Dal 2008 “Prigionieri del silenzio” di strada ne ha fatta, dal primo caso seguito – quello di Carlo Parlanti, manager informatico toscano che ha scontato una pena di 9 anni dopo un processo di primo grado senza alcuna prova della sua presunta colpevolezza – all’ultimo, quello di Denis Cavatassi, l’imprenditore di Tortoreto condannato in primo e secondo grado alla pena capitale in Tailandia perché ritenuto il mandante dell’omicidio del suo socio d’affari.

Ma in questo arco di tempo molti dei problemi sono rimasti immutati, in qualche caso si sono addirittura complicati. A partire dalla dimensione sociale del fenomeno: non è raro che i nostri connazionali detenuti vengano sottoposti a umiliazioni e a condizioni di vita del tutto incompatibili con un percorso di riabilitazione. Ed è praticamente la regola, soprattutto in certe realtà, che si ritrovino a vivere in strutture lontanissime dai grandi centri, senza cure adeguate (c’è chi aspetta anni per una Tac e chi si ammala di epatite, scabbia e altre infezioni), soprattutto senza un’assistenza legale degna di questo nome.

Capita addirittura che le carte riguardanti arresto e reati contestati siano redatte solo nella lingua locale: “Prigionieri del silenzio” cita come esemplare il caso di Angelo Falcone e Simone Nobili, costretti in India nel 2007 a firmare un documento in hindi che di fatto era una confessione. “Altro, importante nodo – spiega Anedda – è quello economico, che riguarda essenzialmente le famiglie: ai problemi di comunicazione e alla scarsa conoscenza delle normative del posto, spesso si somma l’impossibilità di far fronte a spese legali nell’ordine di decine di migliaia di euro”. La nostra Costituzione, all’articolo 24, prevede la possibilità, per qualsiasi cittadino, italiano o straniero arrestato in Italia, di usufruire del gratuito patrocinio, “ma lo stesso non accade per gli italiani all’estero: i consolati hanno un generico budget annuale per aiutare i connazionali in difficoltà ma sono fondi insufficienti, falcidiati dai tagli degli ultimi anni. Anche a livello di personale”.

Non è facile uscire dall’impasse, riconosce chi – proprio come i volontari dell’associazione – vive sul campo certe situazioni, aggravate a volte dalla consapevolezza di condanne arrivate dopo processi indiziari: “La gente – ammette Anedda – parte dal presupposto che chi sta dentro deve per forza aver commesso qualcosa, ma non è sempre vero. In ogni caso, è giusto che chi sbaglia paghi ma la dignità delle persone va comunque rispettata. Sempre”.

“Prigionieri del silenzio” chiede da tempo l’istituzione di una “figura statale” che si occupi dei nostri connazionali detenuti in altri Paesi, o almeno l’estensione del “magistrato di collegamento”, previsto negli Stati in cui l’Italia è presente con un’autorità consolare ma, nei fatti, con poteri limitati. E la Convenzione di Strasburgo, quella che prevede che una persona condannata possa scontare la pena residua nel Paese di origine? “Andrebbe riscritta – risponde Katia Anedda – non è riconosciuta da tutti i Paesi e la lunghezza dei tempi di applicazione produce a volte effetti paradossali, con il sì alla richiesta di trasferimento che magari arriva a condanna finita”.

La presidente di “Prigionieri del silenzio” parla di questo e di molto altro nel suo libro (“Prigionieri dimenticati, italiani detenuti all’estero tra anomalie e diritti negati”), una raccolta amara di casi dolorosi e, ciascuno a suo modo, emblematici. Ma non è facile forare la cortina di silenzio che spesso – magari per vergogna – i congiunti dei detenuti alzano a protezione dei loro cari laddove invece l’attenzione dei media potrebbe essere di aiuto. Filippo e Fabio Galassi, ad esempio, sono tornati a casa ai primi di aprile dopo tre anni passati in una prigione di Bata, in Guinea equatoriale, per reati finanziari di cui si sono sempre proclamati innocenti e dopo che del loro caso si erano occupate “Le Iene”.

La sorella di Cavatassi spera che l’interessamento di Luigi Manconi e un’affollatissima conferenza stampa in Senato possano aver contribuito a smuovere le acque sebbene le notizie delle ultime ore non siano delle più incoraggianti: resta difficile, se non impossibile, fargli arrivare lettere, e non può nemmeno ricevere libri. E un caso a sé resta quello di Marcello Doria, che giovedì compirà 42 anni nella prigione di Paso de Dos Libres: accusato di complicità in un omicidio sulla base di una testimonianza poi ritrattata, vive sin da ragazzino in Argentina ma non ha la cittadinanza locale e dal 2013 non è più nemmeno nell’anagrafe degli italiani all’estero. Cancellato per “irreperibilità”.

I magistrati furbetti che fanno milioni con le aste immobiliari (Maria Elena Vincenzi, L’Espresso, 12 Aprile 2018)

Case e ville comprate per poco e rivendute a prezzi da capogiro. Così un gruppo di toghe in Sardegna lucrava sulle gare e sulle speculazioni edilizie. Magistrati proprietari di ville “vista mare” da milioni di euro o che comprano immobili da capogiro ai prezzi ribassati dell’asta e poi li rivendono al valore di mercato, intascandosi la differenza. In barba alla legge che prevede che le toghe non possano partecipare alle aste giudiziarie, per ovvi motivi di conflitti di interessi.

Invece a Tempio Pausania, in Sardegna, c’erano giudici che facevano speculazioni edilizie facendo vincere le gare ad amici i quali poi li nominavano come aggiudicatari. E a quel punto, i magistrati rivendevano quegli immobili al triplo del prezzo. Un giro di affari smascherato da altri magistrati, quelli di Roma, in particolare il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Stefano Fava, che hanno iniziato a indagare nel 2016 su una villa affacciata sul mare di Baia Sardinia.

L’immobile, appartenuto a un noto imprenditore della zona finito male, venne messo all’asta e aggiudicato, complice il giudice fallimentare Alessandro Di Giacomo, a un avvocato “per persona da nominare”. Le persone che poi sono state indicate erano Chiara Mazzaroppi, figlia dell’ex presidente del tribunale di Tempio Pausania, Francesco, e il di lei compagno, Andrea Schirra, anche loro magistrati in servizio (presso il tribunale di Cagliari). La villa, grazie alle “gravi falsità” contenute nella perizia, per usare le parole del gip di Roma Giulia Proto, è stata pagata 440 mila euro.

Un ribasso ottenuto con “vizi macroscopici nella procedura di vendita”: tra l’altro si certificava la presenza in casa del comodatario che in realtà era morto qualche mese prima. A nulla erano valse segnalazioni e proteste dei creditori: il giudice ha deciso di ignorarle. Per garantire alla figlia del suo ex capo, o forse direttamente a lui, un affare immobiliare non da poco: l’intenzione era di ristrutturare il complesso e di rivenderlo a 2 milioni di euro. Ovvero con una plusvalenza di 1,6 milioni. Insomma, un affare niente male. Per il quale, poco prima di Natale, il giudice Alessandro Di Giacomo è stato punito con l’interdizione a un anno dalla professione. I Mazzaroppi, padre e figlia, e Schirra sono indagati.

L’indagine ha svelato anche una serie di affari simili per i quali, però, non è possibile procedere: i reati sono già prescritti. Dalle carte depositate dalla procura di Roma, infatti, si scopre che gli affari immobiliari di Francesco Mazzaroppi hanno origini ben più lontane. Correva l’anno 1999 quando il giudice Di Giacomo, ancora lui, assegnò a un’avvocatessa, Tomasina Amadori (moglie del suo collega Giuliano Frau), il complesso alberghiero “Il Pellicano” di Olbia, una struttura da 34 camere. Amadori, a quel punto, indicò come aggiudicataria la Hotel della Spiaggia Srl, società riconducibile al commercialista Antonio Lambiase. Il prezzo dell’operazione era poco più di un miliardo di lire.

Un anno dopo, “Il Pellicano” venne venduto da Lambiase, vicino a Mazzaroppi padre, a 2,3 miliardi: più del doppio del prezzo di acquisto. Scrive il pm di Roma Stefano Fava: “Risultano agli atti gli stretti rapporti economici intercorrenti tra Antonio Lambiase e Francesco Mazzaroppi. Lambiase ha infatti acquistato un terreno in località Pittolongu di Olbia cedendone poi metà a Rita Del Duca, moglie di Mazzaroppi.

Su tale terreno Lambiase e Mazzaroppi hanno edificato due ville”, nelle quali vivono tuttora. Chiosa il pm: “Le evidenziate analogie, oggettive e soggettive, con la vicenda relativa all’aggiudicazione dell’immobile di Baia Sardinia, nonché la perfetta sovrapponibilità delle condotte dimostrano come anche la vendita a prezzo vile dell’albergo “Il Pellicano” sia conseguente a condotte illecite, non più perseguibili penalmente perché prescritte”.

A corredo di tutto ciò, la procura di Roma ha raccolto anche una serie di testimonianze tra le quali quella dell’allora presidente della Corte d’Appello di Cagliari, Grazia Corradini, che non usa mezzi termini: “In relazione all’acquisto del terreno su cui Francesco Mazzaroppi aveva edificato la sua villa c’erano state in passato delle segnalazioni relative a rapporti poco limpidi con i locali commercialisti e in particolare con Lambiase, consulente del Consorzio Costa Smeralda, insieme al quale avrebbe acquistato più di dieci anni fa il terreno su cui era stata realizzata la villa”. La Corradini racconta poi di come a queste segnalazioni fossero seguite due indagini, una penale e una pre-disciplinare senza alcun esito.

Poi Corradini parla anche della villa a Baia Sardinia: “La vicenda indubbiamente appare poco limpida se si considera il prezzo di vendita di una villa assai prestigiosa che si affaccia su Baia Sardinia, il cui prezzo di mercato si può immaginare pari ad almeno alcuni milioni di euro”. Una questione su cui “ha relazionato il presidente del Tribunale di Tempio, la cui relazione allego unitamente ai documenti acquisiti che sembrerebbero confermare una “regolarità formale” nelle procedure di vendita, come ci si poteva attendere visto che eventuali interferenze è difficile che risultino dagli atti della procedura”.

Il presidente del tribunale di Tempio chiamato in causa era Gemma Cucca, che ora è presidente della Corte d’Appello di Cagliari, dove è succeduta proprio alla Corradini. Anche lei è indagata dalla procura di Roma. Ce ne sarebbe abbastanza, ma il torbido al tribunale di Tempio Pausania continua con le rivelazioni di segreto d’ufficio, ingrediente indispensabile in un sistema che si reggeva su favori e amicizie. Sempre nel corso delle indagini sulla villa di Baia Sardinia, infatti, gli inquirenti hanno sentito due indagati parlare tra di loro del fatto che il gip Elisabetta Carta, che aveva firmato il 1 giugno 2016 un decreto d’urgenza per intercettarli, li avesse prima avvisati. Scrive il giudice di Roma: “La vicenda è particolarmente grave: il gip che ha autorizzato una intercettazione informa gli indagati che sono sotto intercettazione dicendo loro di “stare attenti”, il tutto mentre le intercettazioni sono ancora in corso”.

Elisabetta Carta si è difesa negando le accuse a suo carico e ammettendo solo di avere avuto con la coppia buoni rapporti lavorativi. Per lei è già stata disposta l’interdizione per un anno. Non è finita: di quelle intercettazioni, chissà come, venne informato anche Francesco Mazzaroppi, all’epoca presidente della Corte d’Appello di Cagliari e – come detto – padre dell’acquirente Chiara Mazzaroppi. Tutto questo sembrava normale, nel tribunale di Tempio Pausania, dove i magistrati erano preoccupati soltanto di fare affari immobiliari.