David Schwarz: le origini ebraiche del multiculturalismo svedese e della società multietnica – di Paolo Germani (www.altreinfo.org)

Negli anni settanta la Svezia ha aperto le porte all’immigrazione proveniente dai paesi islamici e sub-sahariani, trasformando una società omogenea da un punto di vista etnico e culturale in una società multiculturale e multietnica.

A più di quarant’anni dall’inizio di questo processo, la Svezia versa oggi in una situazione critica.

Ci sono interi quartieri delle sue città più importanti in cui la polizia non può più entrare e in cui nemmeno i postini distribuiscono la corrispondenza, per paura di essere aggrediti o derubati. L’integrazione è stato un vero e proprio fallimento, nonostante il grande impegno del popolo e dei governi svedesi e le immense risorse finanziarie destinate alla realizzazione di questo progetto.

Ci chiediamo chi ha spinto la Svezia in questo vicolo cieco, in questa strada senza ritorno.

 

David Schwarz, ebreo polacco e rifugiato

Il cambiamento ideologico ebbe inizio nel 1964, quando un certo David Schwarz, un ebreo polacco sopravvissuto all’olocausto, emigrato prima in Italia e poi in Svezia, scrisse l’articolo “Il problema dell’immigrazione in Svezia” nel più grande e importante giornale svedese, il Dagens Nyheter, di proprietà ebraica, come del resto tutte le principali testate giornalistiche occidentali.

Iniziò quindi in Svezia un dibattito, montato ad arte, che si estese in tutti gli ambiti sociali, coinvolgendo anche altri giornali, l’editoria ed ogni altro mezzo d’informazione. A un certo punto, sembrava che in Svezia ci fosse soltanto un problema degno di essere discusso:

l’apertura delle frontiere agli immigrati e il multiculturalismo. Fu un tam-tam assordante

David Schwarz scrisse molti libri sull’argomento e fu di gran lunga l’opinionista più attivo. I suoi interventi erano così aggressivi che tutti coloro che avevano una visione diversa dalla sua erano spinti su posizioni difensive.

Nonostante gli svedesi non si fossero macchiati di antisemitismo e non avessero in alcun modo partecipato all’olocausto o appoggiato le politiche naziste, Schwarz giocò sempre e comunque la carta dell’antisemitismo per screditare i suoi avversari, in modo efficiente e continuo, zittendo chiunque fosse contrario ad una Svezia multiculturale e multietnica.

Gunnar Heckscher, il politico giusto al momento giusto

Naturalmente, una spinta di queste proporzioni non poteva avere successo senza i necessari appoggi politici. Fu proprio il partito conservatore di destra quello che per primo accettò l’idea del pluralismo culturale. Contribuì in questo modo a dare forma e contorno al nuovo indirizzo migratorio guidato dagli attivisti radicali ebrei. All’epoca il presidente del partito conservatore svedese era Gunnar Heckscher.

Forse vale la pena ricordare che Gunnar Heckscher fu anche il primo leader del partito conservatore di origine ebraica.

Gli attivisti ebrei, capeggiati da Schwarz, sostenuti dalla stampa ebraica e dai politici ebrei, incominciarono a spingere verso la revisione e il rimodellamento della politica immigratoria svedese. Secondo loro, l’assimilazione degli immigrati alla cultura svedese era un limite inaccettabile, da superare quanto prima.

L’apertura e l’accoglienza dei migranti doveva basarsi su un pluralismo culturale, il che significava che gli immigrati, con un massiccio sostegno finanziario, dovevano essere incoraggiati a preservare la loro cultura. In questo modo la Svezia avrebbe inviato a tutto il mondo il segnale inequivocabile di un paese tollerante dove tutti sono i benvenuti.

Secondo Schwarz e i suoi seguaci, l’incontro tra la cultura svedese e le culture delle minoranze immigrate avrebbe rappresentato un arricchimento per l’intera comunità e sarebbe stata la popolazione svedese ad adattarsi ai nuovi arrivati, e non viceversa. Queste furono le posizioni degli attivisti che determinarono la politica immigratoria della Svezia e il futuro del paese.

 

David Schwarz e Theodor Adorno

Ricordiamo che David Schwarz era un giovane ebreo polacco, non aveva alcun legame con la Svezia, venne accolto in quel paese con grande generosità, curato dalla tubercolosi e dagli strascichi del tifo, malattie contratte durante la sua permanenza nei campi di concentramento nazisti. Visse in Svezia fino al 2008, anno della sua morte, impegnandosi fino all’ultimo in quella che possiamo definire l’unica ragione della sua vita: trasformare in modo radicale il tessuto sociale della Svezia, rendendolo multiculturale e multietnico.

Ma perché David Schwarz spese tutta la sua esistenza per trasformare una società che era stata così accogliente nei suoi confronti?

Per capire quali sono i motivi che spingono gli ebrei in generale, e non soltanto David Schwarz, in ogni paese del mondo, e non soltanto in Svezia, ad abbattere le società culturalmente ed etnicamente omogenee, bisogna prima conoscere il fondamentale lavoro di Theodor Adorno, “La personalità autoritaria”, pubblicato nel 1950, ed analizzarne contenuti, interpretazioni e conclusioni.

In estrema sintesi, rinviando ad ulteriori approfondimenti, Theodor Adorno sosteneva che affinché gli ebrei potessero prosperare e vivere tranquilli nei paesi occidentali, al riparo da ogni persecuzione o pregiudizio, si doveva indurre in quei paesi una radicale e profonda trasformazione sociale.

Le quattro direttrici fondamentali su cui agire per ottenere questa trasformazione sociale erano:

  • il superamento della famiglia patriarcale,
  • la creazione di stati multietnici e multiculturali,
  • l’indebolimento delle strutture sociali che tengono coesi gli individui,
  • la distruzione della religione.

Inutile specificare che Theodor Adorno era ebreo e che le sue ricerche vennero finanziate dalle associazioni ebraiche.

Dal punto di vista di Adorno quindi, non importava che queste trasformazioni sociali generassero devastazione e rendessero infelici centinaia di milioni di esseri umani, sradicando interi popoli dal loro ambiente naturale ed espropriando altri della loro cultura. L’unica cosa davvero importante era che in mezzo alla desertificazione culturale del pianeta e all’infelicità degli altri esseri viventi, gli ebrei potessero comunque prosperare e vivere in tranquillità, senza dover modificare alcunché nei propri comportamenti sociali, né adeguare le proprie esigenze a quelle degli altri.

Se non è razzismo questo, che cos’è il razzismo?

David Schwarz è stato un piccolo attore che ha interpretato bene la sua parte per realizzare questo progetto criminale e razzista.

Autore: Paolo Germani
Fonte:

https://www.altreinfo.org/una-storia-diversa/17691/david-schwarz-le-origini-ebraiche-del-multiculturalismo-svedese-e-della-societa-multietnica-paolo-germani/?fbclid=IwAR3k3T1BxIPP0pZXpZYWDA1KB6RSzpKsDMaoW8pzohofk_7d3N1sv13cX1g

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GUILLAME FAYE: L’IMPERATIVO DEL METICCIATO

Dal punto di vista biologico, la scomparsa di un popolo, di una etnia o di una razza la si ottiene attraverso il ventre delle sue femmine. L’unione di una donna di razza X con un uomo di razza Y è assai più pericolosa per la razza X che per quella Y. E ciò perché sono le donne a costituire la riserva biologica e sessuale, il patrimonio genetico delle razze, delle etnie e dei popoli, più che gli uomini.

Una donna, in effetti, nel corso della propria vita può dare alla luce un numero limitato di figli, mentre l’uomo può generarne una moltitudine, avendo a disposizione abbastanza donne in età fertile. Per questo i demografi definiscono quindi la fertilità e il rinnovamento della popolazione solo in termini di numero di figli per donna, sulla base della maternità e non della paternità.

Ecco perché dobbiamo preoccuparci dell’immigrazione incontrollata di popolazioni del terzo mondo (che hanno indici di fertilità più alti) nei paesi europei, ovvero del problema del meticciato che, soprattutto in Francia, sta raggiungendo proporzioni consistenti. Non solo la razza bianca subisce la competizione all’interno del suo stesso territorio, non solo essa non si rinnova a causa della bassa fertilità (che ovunque è di due figli per donna) ma una parte delle donne in età fertile propende per il meticciato. Quindi, oltre al fatto che le popolazioni straniere si riproducono tra di loro, le donne bianche fertili hanno meno figli e alcune di loro si offrono agli stranieri.

I bianchi, tranne poche eccezioni, sono l’unica popolazione che non si preoccupa del proprio futuro collettivo, che non possiede una coscienza razziale a causa del senso di colpa derivato, oltre che dalla mentalità cristianiforme universalista, dalle conseguenze del Nazismo, che hanno provocato una paralisi mentale e la creazione di una cattiva coscienza collettiva.

Alla fine, questa grave situazione risulterà, dovesse continuare, in un silenzioso e graduale genocidio dei bianchi in Europa, ovvero nella loro stessa culla, che sarà presto abitata in massima parte da forestieri, meticci e una sempre crescente minoranza di bianchi. Questo è il destino che attende la Francia e che viene confermato ogni giorno semplicemente mettendosi a guardare la composizione dei bambini che escono da scuola alla fine delle lezioni.

Quando un popolo trasforma il suo patrimonio genetico fino a questo punto, cessa di essere ciò che è.
Se non interverranno inversioni di tendenza, gli abitanti dell’Europa alla fine del ventunesimo secolo non sanno più persone di origine europea e, di conseguenza, la civiltà europea non esisterà più. L’Europa stessa non esisterà più come entità demografica ma solo come espressione geografica. Sarà semplicemente un’appendice dell’Africa, senza una propria coscienza etnica (al contrario della maggior parte dei popoli del mondo). Gli europei occidentali considerano questo cataclisma con una sorprendente indifferenza da morti viventi, nonostante gli indicatori demografici puntino a questo tipo di futuro e siano realmente terrificanti.

Per  condizionare le menti delle donne bianche è stato creato un modello ideologico assai subdolo, che si basa sulla supposta maggior virilità dei maschi Africani e Nord Africani, uno stereotipo assai diffuso e da molto tempo nella nostra società. Vi sono infatti in proporzione pochissimi casi di relazioni tra donne bianche europee e uomini dell’Estremo Oriente. Un altro elemento preoccupante è l’emasculazione dei maschi europei, che appaiono incapaci di difendere le loro donne. Questo fenomeno etologico è assai inquietante. Quando i maschi di un gruppo – la legge vale per tutti i vertebrati maggiori – non sono più in grado di offrire forza, virilità o dominanza, le femmine si rivolgono ai maschi dell’altro gruppo.
Sovente le ragazze bianche dei quartieri operai cercano protezione prendendosi un compagno straniero e ciò perché in questo modo si guadagneranno la protezione dei correligionari di lui, evitando così molestie. Nei quartieri borghesi assistiamo invece ad un altro fenomeno: la provocazione snob. Le ragazze sfidano il perbenismo delle proprie famiglie accompagnandosi a ragazzi neri o islamici o comunque di colore diverso, dimostrando così, attraverso un certo conformismo, che sono antirazziste e che sono al passo con i tempi.

Potrebbe sembrare contraddittorio per l’uomo di colore andare orgoglioso di una donna bianca e dell’avere dei figli da lei. In primo luogo, si tratta del segnale della conquista di una donna bianca al fine di umiliarne l’uomo.  La cattura della femmina è un fenomeno etologico assai antico per il quale la storia offre molti esempi e le cui radici derivano dal mondo animale. Farsi vedere accanto a una donna bianca è sia motivo di orgoglio che di riscossa. Allo stesso tempo, in Africa e in Medio Oriente, gli uomini delle classi più altre ambiscono a “schiarirsi” prendendosi una moglie europea, come nel caso di diversi monarchi africani e arabi e, parimenti, le donne africane e delle Antille desiderano sposare un europeo, non solo per acquisire prestigio ma per avere figli meno colorati.
Ciò che muove questi due casi in apparente contraddizione è un complesso di inferiorità-superiorità schizoide. Umiliare il Bianco dominante prendendone una femmina ma allo stesso tempo “sbiancare” i propri discendenti, accettando implicitamente un sentimento di inferiorità razziale. Distruggere la razza bianca sbiancando sé stessi, una contraddizione insormontabile.

Un’eccezione a questa tendenza è rappresentata da Tribu Ka, un gruppo suprematista nero in Francia, estremista e violentemente anti-sionista guidato da Kémi Séba, che prende ispirazione dai movimenti afroamericani radicali, rifiuta il meticciato con i bianchi e combatte i matrimoni misti.

L’imperativo del meticciato (possibilmente con una donna bianca) si fonda naturalmente su un’ideologia egualitaria antirazzista. Allo stesso tempo, l’attrazione nei confronti di neri, arabi o uomini di colore in genere è basata su un’immaginario assai ambiguo. Se da un lato questi uomini “esotici” vengono considerati super virili ed eccezionalmente dotati sessualmente, l’immagine che viene di loro offerta sui media e nell’industria pornografica è più vicina al concetto di forza animale. Non più Tarzan ma King Kong. Muscoloso, atletico, violento, con un pene e muscoli inversamente proporzionali alle capacità mentali. In breve, l’immagine dell’amante di colore è animalesca. I neri e gli arabi sono implicitamente e subdolamente ridotti allo status di bestie umane. Questa osservazione contraddice l’agenda antirazzista che è il fulcro dell’ideologia dominante: un inconscio razzismo come fondamento dell’antirazzismo.

Naturalmente questa convinzione nelle super capacità fisiche e sessuali dei neri e degli arabi non è che un mito, alimentato da una gigantesca macchina della propaganda mediatica, di fronte alla quale la donna bianca ci si aspetta debba soccombere.

L’immigrazione di massa e il meticciato con le donne europee porterà gradualmente ad un caos etnico i cui svantaggi sono duplici. Esso risulterà in primo luogo nella creazione di una società frantumata in comunità reciprocamente ostili soggette alla legge secondo la quale il multietnico equivale a multirazzismo e, secondariamente, nella presenza di una popolazione meticciata in perenne conflitto interiore, particolarmente insostenibile,  tra le due identità che la compongono. Tale società è difficile da governare a causa della sua eterogeneità e, come dice Aristotele, inadatta alla democrazia o alla pace sociale, sempre incline alla violenza e costantemente minacciata dal dispotismo.

Ecco perché il credo ideologico della Francia repubblicana (come degli altri paesi dell’Europa) di una “Francia multicolore che può funzionare attraverso l’integrazione” (come se fosse possibile cristallizzare un insieme caotico e biologicamente eterogeneo in una società omogenea) non è solo un esempio di pensiero magico ma una delle più stupide utopie, per celebrare la quale il termine feticcio “diversità” è ripetuto come un mantra.

Se ciò non bastasse, guardiamo alle aree geografiche dove sono concentrate popolazioni etnicamente mescolate: il Nord Africa, il Medio Oriente, l’America Latina, le Antille. Perfino l’Africa nera, dove le frontiere coloniali costrinsero alla coabitazione gruppi etnicamente inconciliabili, ha conosciuto gli stessi problemi. Instabilità e violenza, il frutto del caos etnico, sono in ogni caso cronici. Il potere centrale è ovunque corrotto e iper-autoritario. È questo ciò che attende la Francia?

È opportuno, a questo punto, confutare un argomento controfattuale propagandato dell’ideologia dominante, e cioè che la Francia sia sempre stata etnicamente mista a causa delle varie ondate migratorie che la riguardarono nel corso dei secoli. Ovviamente, l’attuale immigrazione e meticciato saranno benefici perché creeranno diversità. Qui però si fa confusione tra diversità e caos, tra eterogeneità con vicinanza e mescolamento di massa casuale tra differenti tipi biologici e culture.
Ora, occorre notare quattro fattori:

1) Anticamente, sia le ondate migratorie e di invasione germanica nella Gallia e la colonizzazione romana coinvolsero popolazioni assai simili; le incursioni musulmane e l’occupazione in Provenza e Linguadoca nell’ottavo secolo A.C. riguardarono numeri limitati di invasori, gran parte dei quali fu respinto;

2) Il grosso dell’immigrazione in Francia nel diciannovesimo secolo proveniva dall’Europa (Italia, Belgio, la penisola iberica, l’Europa centrale e dell’Est, i Balcani), ovvero era rappresentata da popolazioni che appartenevano culturalmente, etnicamente e biologicamente allo stesso ceppo “Albo-Europeo”, come lo definisce Senghor. Senza contare che si trattava di gruppi numericamente piccoli che era possibile assimilare:

3) L’attuale migrazione e il meticciato che ne deriva sono di un’entità mai vista prima nella storia e coinvolge popolazioni extra-europee, il che cambia tutto;

4) Il melting-pot etnico è benefico solo se coinvolge gruppi etnici appartenenti alla stressa grande famiglia antropologica.

In altre parole, con questo tipo di mescolanza, la popolazione che ne sarà il risultato non sarà più in nessun modo un popolo ma una massa eterogenea ingovernabile inadatta a qualunque forma di sviluppo civile e suscettibile alla violenza endemica e ad ogni sorta di patologie psicologiche. È una catastrofe che ci attende e che il Giappone, l’India e la Cina sono stati perfettamente in grado di evitare.

Abbiamo l’esempio degli Stati Uniti, che sarebbero in teoria un melting pot, il che è falso, in quanto il melting pot ha riguardato solo gli immigrati di origine europea, la cui sinergia fu l’origine della forza di quella nazione. Il contributo di neri, asiatici e latinoamericani non fu decisivo. Inoltre, l’avanzamento della società multirazziale negli Stati Uniti si sta dimostrando, più di ogni altra cosa, un handicap per il paese guida del mondo, come descritto da Jared Taylor.

Tratto dal libro “Sex and Deviance”, di Guillame Faye, trad. italiana di Barbara Tampieri.

Fonte: https://www.nexusedizioni.it/it/CT/guillame-faye-limperativo-del-meticciato-5333

LA CONOSCENZA BIANCA DEI VEDA: Ariani, Dravidi e riferimenti razziali nei Veda.

Gli Ariani, i Dravidi ed i riferimenti razziali nei Veda, di Nikarev Leshy, 19/06/2012.

Un’Antica leggenda afferma che molti millenni fa, da oltre le alte montagne del Nord dell’Himalaya, oltre il passo di Khyber e molto oltre i monti del Pāriyātra Parvata, i sette maestri Ariani, noti come rsi, i saptarsi, scesero dalle steppe russe e portarono con loro nell’India settentrionale il linguaggio Sanscrito e la conoscenza del sacro. La numinosa saggezza Ariana venne in seguito redatta nei sacri testi che abbiamo oggi, conosciuti come i Veda. Questa conoscenza, portata dai maestri bianchi, è alla base delle religioni conosciute oggi come Induismo, Brahmanismo e Buddhismo. Questa antica conoscenza è il pilastro di queste tipologie panteiste di spiritualismo.

Secondo Rigveda, il leader dell’invasione Ariana era Indra, ed il suo ruolo in “uccidere i Dasyus” (i Negroidi in India, i Dravidi) è evidente:

“Tu, Indra, sei il distruttore di tutte le città, l’assassino dei Dasyus, la guida dell’uomo, il re del cielo”

– Rigveda, Book 8, Indra 87.6 (8.LXXXVII.6) [ Muir I.175 ]


“Indra, l’assassino di Vrittra, distruttore delle città, ha sparpagliato i nemici Dasyu, nati da un grembo nero”.

– Rigveda, Book 2, Indra 20.6 (2.XX.7) [ Muir I.174 ]
Gli interessava anche la preservazione dei suoi figli bianchi:

“Egli fu adorato per avere distrutto “I Dasyani e protetto i colori Ariani”.

– Rigveda, Book 2, Indra 34.9 (III.34.9) [ Anna. 114 ]

 

“Il tuono che diede ai suoi amici bianchi i campi, diede il sole, diede le acque”

– Rigveda, Book 1, Indra 100.18 (I.C.18) [ Anna. 114 ]

 

“Indra protesse in battaglia i pii Ariani, sottomise a Manu i fuori legge, conquistò chi aveva la pelle nera”

– Rigveda, Book 1, Indra 130.8 (I.CXXX.8) [ Anna.114 ]

 

Gli ariani consideravano la pelle nera (Krishnam Vacham in Sanscrito), ovvero i Dravidi, in modo disgustato e con orrore:

“La pelle nera è empia” (Dasam varnam adharam in Sanscrito])

– Rigveda, Book 2, Indra 12.4 (2.XXII.4) [ Muir Pt.I, p.43, II, p.284, 323 etc. ] [ Anna. 114 ff ]

“La pelle scura che Idra odia”

– Rigveda, Book 9, Soma Pavamana 73.5 (9.LXXIII.5) [ Griff ]

 

la pelle scura, l’odio di Indra”

– Rigveda, Book 9, Soma Pavamana  [ RgV.IX.73.5 ] – don’t know the translation Kemp is using as it is above by Griffith. Kemp page 65

 

“il vile colore Dasyano”

– Rigveda, Book 2,  Indra 20.7, 12.4 (2.XX.7, 2.XII.4) [ Anna. 115 ]
Gli Ariani si ritenevano in dovere di di cacciare i Dravidi:

“Egli, autosufficiente, potente e trionfante, ha portato in basso la cara testolina del malvagio Dasa”

– Rigveda, Book 2, Indra 20.6 (2.XX.6) [ Griff: book 2, hymn XX Indra, 6 ]

 

“Attivi e lumonosi si sono fatti avanti, impetuosi in velocità come dei tori, ed hanno cacciato via la pelle scura”.

Soma Pavamana – 9.41.1                              

 

“Il sacrificatore ringraziò il suo dio per “aver cacciato le bande schiavi di discendenza nera” e per avere abbattuto il “vile colore Dasyano”.

 [ Rg.V. II.20.7, II.12.4 ] [ Anna. 115 ]

 
“Il Sire e la Madre hanno ruggito all’unisono con il verso della lode, hanno bruciato uomini senza ritegno; con la forza sovrannaturale dalla terra e dai cieli hanno spazzato via la pelle scura che Indra odia”.

Soma Pavamana – 9.73.5

 

“Divinità tempestose che corrono come tori furiosi e sparpagliano la pelle nera.” … “ la pelle nera, odiata da Indra” sarà spazzata via dal paradiso.

 [ RgV.IX.73.5 ]

 

“Indra protesse in battaglia i pii Ariani, sottomise a Manu i fuori legge, conquistò chi aveva la pelle nera”

 [ Rg.V. I.130.8 ] [ Anna.114 ]

 

“Indra aiuta in battaglia gli Ariani che lo adorano, egli che ha 100 aiuti a portata di mano in ogni combattimento, nel combattimento che ha visto vincere le luci del cielo. Nell’affliggere i senza legge, cedette alla discendenza di Manu la pelle scura. Egli, fiammeggiante, brucia ogni uomo bramoso, brucia il tiranno”.

“Indra ha reso l’empio Varna (mantello, ndt) dei Dasa (schiavi, ndt) più basso e nascosto.

 [ RV. II.12.4 ]

 

 

“Tu, figlio di VIdathin, Rjisvan, hai dato il via ai potenti Mrgaya e Pipru. Tu hai messo a tacere i 50.000 scuri e hai preso le fortezze in modo naturale, come l’età che consuma gli indumenti”.

Indra – 4.16.13

 

 

“Tu, come una ruota del carro del Sole, sei andata avanti, e ora sei libero di muoverti per Kutsa. Hai distrutto i Dasyus senza naso con la tua arma, e hai cacciato dalle loro case gli oratori più ostili” (“Dasyus senza naso” parrebbe un riferimento alle tipologie Negroidi dal naso piatto)

Indra – 5.29.10

 

“Tu, eroe e benefattore, hai dato forza al carattere dell’uomo; vittorioso, hai bruciato l’empio Dasyu come una nave viene consumata da un incendio.

[ RgV. I.175.3 ] [ Muir I.174 ]

 

“Voi potenti Asvins, cosa ci fate lì? Perché restate in mezzo alle persone che sono molto stimate senza che offrano dei sacrifici? Ignorateli, distruggete la vita dei Panis (ndt, demoni).

 [ RgV I.83.3 ] [ S+T.365 ]

 

 

“Lui, molto invocato, ha ucciso i Dasyus e i Simyus, dopo la sua vittoria, e li ha lasciati a terra con le frecce. Il potente Tuono, con i suoi amici dalla carnagione chiara, ha conquistato la Terra, la Luce del Sole e le Acque.”

Indra – 1.100.18

 

 

“Sing, con oblazione, loda colui che lo rallegra, colui che con Rjisvan ha spazzato via la stirpe scura. In cerca del Suo aiuto, dell’aiuto di colui che è forte, la cui mano destra brandisce il fulmine, colui che è vestito da Maruts. Lo invochiamo perché sia nostro Amico.”

Indra – 1.101.1

“Armato del suo fulmine e fiducioso nella sua prodezza, ha vagato distruggendo le fortezze di Dasas. Getta il tuo dardo con consapevolezza ai Dasyu, o Tuono; Indra, aumenta la potenza e la gloria di Arya”.

Indra – 1.103.3

 

“ Per Maghavan, che, con un titolo degno di nota, Tuono, ha insegnato a queste razze umane ad uccidere da vicino i Dasyus, si è dato l’epiteto di Figlio per la Gloria”.

Indra – 1.103.4

 

Rig Veda si riferisce agli ariani come biondi.

“Anche con lui vi è questa pioggia che scende molto forte: Indra getta gocce di umidità sulla sua barba gialla. Quando il succo dolce è versato egli cerca il posto piacevole e muove l’adoratore come il vento turba il legno.

Indra – 10.23.4

 

“Dopo un sorso veloce il bevitore di Soma diventò potente, l’Essere di Ferro con la barba ed i capelli gialli. Egli, Signore di Tawny Coursers, Signore del veloce Mares, porterà i suoi cavalieri in salvo da ogni angoscia.”

Indra – 10.96.8

 

“O Signore biondo di tutti gli uomini, rallegrati per le lodi, godi di queste offerte di bevande”

Indra – 1.9.3

 

 

“Egli, molto invocato, ha ucciso i Dasyus e i Simuys; dopo che ha vinto, li ha lasciati giacere a terra con le frecce. Il potente Tuono ed i suoi amici dalla carnagione chiara hanno conquistato la terra, la luce del sole e le acque”.

Indra – 1.100.18

“Sing, con oblazione, loda colui che lo rallegra, colui che con Rjisvan ha spazzato via la stirpe scura. In cerca del Suo aiuto, dell’aiuto di colui che è forte, la cui mano destra brandisce il fulmine, colui che è vestito da Maruts. Lo invochiamo perché sia nostro Amico.”

Indra – 1.101.1

fonte: https://nikarevleshy.blogspot.com/2012/06/white-knowledge-of-vedas-aryans.html

 

L’Eusko è la moneta locale più utilizzata d’Europa

L’eusko, la moneta locale di Ipar Euskal Herria, ha superato il milione di euro in circolazione, fatto inedito per una moneta locale in Europa il cui obbiettivo è potenziare il commercio locale.

Dalla sua creazione nel 2013, l’eusko ha raggiunto la cifra record di 1 milione in questo mese, Ottobre; questo la rende la moneta locale più importante d’Europa, più del Chiemgauer tedesco (648.000 euro in circolazione) e della moneta locale inglese Bristol Pound (circa 78.000 euro).

L’Eusko, il cui valore è uguale a quello dell’euro, serve per pagare in contanti o con la “euskokart” in tutti gli esercizi commerciali locali che accettino il suo uso. Si possono anche aprire conti correnti bancari con questa valuta.

Xina Dulong, proprietario di un bar, sostenitore dell’uso del eusko, paga con questa moneta locale la maggioranza dei suoi fornitori. Egli afferma: “Ho scelto uno dei miei fornitori di birra perché accettava l’eusko”.

Il successo di questa moneta si deve alla sua “capacità di federare”, assicura Dante Edme-Sanjurjo, direttore dell’associazione locale Euskal Moneta, che spinse per la creazione di questa moneta oltre 5 anni fa.

L’eusko ha come obiettivo lo sviluppo dell’economia locale. L’associazione promotrice converte tutti gli euro che cambia in Eusko nel finanziamento di progetti ecologici o agricoli, nel commercio locale, nell’associazionismo locale, ma anche in difesa del Basco.

<<Se qualcuno mi paga in euskos, io gli parlo in basco, questo crea un legame evidente>>, si rallegra Pantxika Heguiaphal, impiegata di una panetteria di Baiona.

Secondo il direttore dell’associazione Euskal Moneta, <<più di 40.000 euskos sono disponibili nei conti correnti delle persone>>. Del milione di euskos in circolazione, 400.000 lo sono sotto forma di banconote e 600.000 in forma digitale.

Usano questa moneta 3.000 persone fisiche, 770 imprese, 16 comuni e Euskal Hirigune Elkargoa, che riunisce i 158 comuni della Ipar Euskal Herria, secondo quanto spiega Dante Edme-Sanjurjo, che aggiunge “il nostro obiettivo per il 2021 è l’autonomia finanziaria”.

Attualmente, il 50% dei costi di gestione sono garantidi dai contributi degli aderenti all’eusko, ma il resto è finanziato da sovvenzioni pubbliche.

La presenza dell’eusko può anche crescere grazie ad una vittoria giuridica del governo comunale di Baiona contro la sottoprefettura. Quest’ultima voleva annullare una risoluzione del consiglio municipale, approvata all’unanimità, con la quale si accetta l’uso degli euskos per le sovvenzioni delle associazioni e le retribuzioni degli membri del governo del comune.

Alla fine i tribunali hanno dato ragione al comune di Baiona, che effettua i pagamenti comunali con questa moneta dopo un accordo con l’associazione Euskal Moneta. “Ho chiesto che mi pagassero una parte del mio stipendio in euskos”, spiega Martine Bisauta, membro del governo del comune.

Il Municipio di Hendaya ha seguito lo stesso esempio e due dirigenti locali hanno chiesto di essere pagati in euskos.

Fonte: https://www.naiz.eus/eu/actualidad/noticia/20181027/el-eusko-es-la-moneda-local-mas-utilizada-en-europa

IL LEGHISMO, UNA RIVOLUZIONE TRADITA (Gianluca Marchi, DIALOGO EUROREGIONALISTA, ANNO II NUMERO III)

Adesso che possiamo considerare tutto finito, che la stagione politica italica dell’autonomismo e dell’indipendentismo è sostanzialmente una tabula rasa, forse è venuto il momento di cominciare a fare qualche riflessione su trent’anni di leghismo e sul ruolo, non poche volte ambiguo, avuto dall’uomo che ha creato quel movimento e che per 25 anni ne è stato il leader indiscusso, vale a dire Umberto Bossi.
Si badi bene, quando parlo di tabula rasa non intendo affatto offendere alcuno dei volonterosi movimenti e gruppi indipendentisti che oggi agiscono soprattutto in Veneto e in qualche modo anche in Lombardia (altrove la situazione è pressoché irrilevante o irrilevabile), ma è fuor di dubbio che tutti i protagonisti di questa realtà assai parcellizzata sono quasi tutti figli della Lega Nord, dalla quale son passati e sono usciti, o buttati fuori, perché in dissenso col Capo o perché perseguivano strategie e obiettivi non da lui dettati in quel preciso momento (e che spesso poi abbracciava magari solo qualche tempo dopo). Insomma, l’origine viene tutta da lì. Vero, la Liga Veneta è nata ben prima della Lega Lombarda, ma il leghismo inteso come movimento di massa che negli anni Novanta ha fatto tremare l’establishment italico, origina dall’intuizione di quell’uomo nel creare la Lega Nord (congresso costitutivo di Pieve Emanuele, 1991), mettendo sotto il suo cappello e la sua leadership tutti i movimenti territoriali anche preesistenti alla Lega Lombarda. Quel mondo, spesso così polverizzato e poco influente nella politica nazionale, aveva trovato il leader che lo poteva condurre alla conquista del Nord (elezioni politiche del 1996 record con oltre 4 milioni di voti presi dalla Lega) con l’obiettivo di costringere lo Stato centrale a sedersi a un tavolo per trattare la propria disarticolazione e la ricostruzione in termini federali o addirittura confederali.
Semplificando, ma neanche poi troppo, questa era la grande attrattiva che portò verso la Lega milioni di persone: porre fine alla sistematica rapina operata dallo stato centrale ai danni del Nord, rapina che consentiva allo stato stesso di assistere il Sud senza però permettergli una crescita reale. Il resto, cominciando dagli atteggiamenti pseudorazzisti, era spesso solo folclore amplificato a dovere dai media italici. La Lega Nord era un movimento politico trasversale, che per un certo tempo unì persone di centro, di destra e di sinistra nella convinzione che la forma statale dell’Italia andava disarticolata o abbattuta che dir si voglia, e rifatta ex novo secondo canoni federalisti più rispondenti alla storia dei popoli e delle comunità in cui è sempre stata divisa la penisola italica.
Oggi tutto questo è finito: o meglio il progetto politico era già stato archiviato da tanti anni ma poi è rimasto in piedi il simulacro della Lega che in qualche modo ha continuato a illudere un certo mondo autonomista e/o indipendentista e comunque ha occupato lo spazio politico di riferimento, strangolando sul nascere qualsiasi altra iniziativa, ancorché mal combinata, ma, si diceva, che tutto è finito perché adesso il partito di Salvini, mantenga o no il nome di Lega nel proprio simbolo, è fuor di dubbio essere tutt’altra cosa rispetto al progetto originale. Ecco perché ho parlato di tabula rasa, che teoricamente potrebbe consentire la nascita di un qualcosa di nuovo sul fronte politico autonomista e indipendentista, se non fosse che progetti del genere hanno bisogno di un leader carismatico, capace di suscitare l’interesse anche dei cittadini/elettori apparentemente refrattari. Perché, come ci ha sempre detto e ripetuto il mai abbastanza compianto Gilberto Oneto, una prospettiva indipendentista può crescere ed affermarsi solo attraverso il consenso, cioè il voto della gente.
E qui torniamo al leader. Bossì è stato un leader, indiscutibilmente. Colui che ha permesso al leghismo – mi riferisco al leghismo prima maniera, quello per intenderci dello scardinamento dello stato italiano – di conquistare ambienti insospettabili e di diventare quasi egemonico in vasti territori della cosiddetta Padania. Chiaramente il mio ragionamento riguarda il Bossi pre malattia. Dopo il 2004 nulla è stato più uguale e il Senatur è diventato manipolabile e spesso manipolato, a cominciare dall’interno della propria famiglia. Devo dire che al d là di tutti i fattacci che lo hanno screditato agli occhi dell’opinione pubblica -diamanti, Tanzania e quant’altro -, dei quali per altro sarei curioso di accertare quanto lui sapesse, fa abbastanza tristezza, e anche un po’ schifo, vedere come molti di coloro che devono praticamente tutto alla sua intuizione politica e al suo prodigarsi per anni 24 ore su 24, oggi facciano quasi finta di non conoscerlo e lo considerino poco più di una macchietta. Costoro, se hanno conquistato un ruolo (che spesso manco avrebbero meritato) e soprattutto la sicurezza economica, devono dire grazie a una sola persona e invece spesso gli sputano pure in faccia. Vabbè.
Umberto Bossi ha creato un sogno, quello di consentire ai Lombardi, ai Veneti, ai Piemontesi e così via di organizzare la propria convivenza dentro lo stivale in maniera diversa oppure di andarsene anche per conto proprio. Ma ahimé quel sogno è stato presto tradito e il primo responsabile del tradimento è stato proprio lo stesso Bossi.
Un progetto che vuole condurre alla resa lo stato centrale, costringendo Roma (intesa come cuore e testa dell’istituzione Stato italiano) a sedersi a un tavolo e trattare, con i territori dove l’egemonia politica è cambiata, la propria ricostruzione o addirittura il dissolvimento, richiede delle prove di forza che a volte possono anche rasentare o sconfinare nella violenza. Lo abbiamo visto nell’ottobre dell’anno scorso a Barcellona, dove i manganelli sono stati usati dalla polizia di Madrid e in carcere sono finiti i politici catalani.
Ci sono alcuni episodi e passaggi nell’operato di Bossi che alimentano il sospetto , forse più di un sospetto, che lui, al momento di arrivare a uno scontro anche rischioso con le istituzioni, si è sempre fermato, finendo per incanalare la protesta nordista, al di là dei proclami roboanti e delle finte proclamazioni della Padania libera e indipendente, in una sorta di vicolo cieco dove è diventata fine a se stessa. Lo ha fatto scientemente perché il suo ruolo era quello oppure perché, al di là delle dichiarazioni roboanti, un vero cuor di leone forse non lo era? Verrebbe da dire… ai posteri l’ardua sentenza.
Cito tre momenti a sostegno di questa tesi, uno più politico e due più da possibile scontro di piazza. Dopo le amministrative del 1993 i sindaci della Lega guidavano gran parte dei capoluoghi del Nord, a cominciare da Milano, la cosiddetta capitale morale ed economica e soprattutto città simbolo di un possibile scontro culturale e politico con l’Italia di Roma. Quale occasione migliore per ingaggiare un braccio di ferro istituzionale fra l’esercito dei sindaci, con dietro milioni di cittadini, e le istituzioni statali relegate nei loro palazzi romani e spesso disprezzate dal popolo? Fu invece quella un’occasione del tutto sprecata, dove i sindaci della Lega furono più intenti a tappare i buchi nelle strade e a sistemare le aiuole che a opporsi allo stato predatore. Bossi avrebbe potuto mobilitare in tal senso l’esercito dei suoi sindaci e invece lasciò sfumare l’occasione, tramontata definitivamente con la discesa in campo di Berlusconi l’anno successivo.
Veniamo al 9 maggio del 1997, quando i Serenissimi arrivano con il tanko in piazza San Marco a Venezia, si arroccano e salgono sul Campanile sventolando il Leone di San Marco. Fu un gesto eclatante, che mobilitò l’interesse di milioni di persone, non solo in Veneto, gente che per ore rimase come in attesa di un qualcosa d’inedito e di grande che dovesse avvenire. Non successe nulla e le forze dell’ordine entrarono nel Campanile e strapparono la bandiera. Qualche anno dopo in un intervista che feci per Libero a Giorgio Panto, imprenditore, proprietario di televisioni locali e sostenitore del progetto leghista, mi disse: “Quella mattina noi veneti eravamo praticamente tutti pronti sulla porta di casa, in attesa che qualcuno ci desse il via per andare a sostenere i coraggiosi autori di quel gesto. E invece il via non venne mai”. Il riferimento di Panto era chiaro: il via lo si attendeva dal Capo della Lega Nord, colui che aveva fatto crescere tutto quel sentimento deciso a dire basta a come andavano le cose nello italico. Il Capo invece era in via Bellerio (allora dirigevo la Padania e quindi lo vedevo praticamente tutti i giorni) che strologava sul fatto che i Serenissimi erano una manovra dei servizi segreti per fregare la Lega. Solo qualche giorno dopo cominciò a capire – o fece finta di capire – che dietro quelle persone destinate a rovinarsi la vita non c’erano i servizi segreti, ma c’era il popolo veneto. E così il fatidico via evocato da Panto non venne mai.
Sabato 18 aprile 1998 a Modena. La Lega organizza una manifestazione per chiedere la liberazione dei Serenissimi, rinchiusi nel carcere di quella città senza aver mai fatto del male a nessuno, prigionieri dello stato italiano che mostrava l volgo il suo pugno di ferro. L’affluenza è superiore a ogni attesa, in Emilia arrivano oltre 30 mila persone per il raduno intorno al penitenziario. Le forze dell’ordine sono colte di sorpresa e del tutto impreparate a fronteggiare una folla del genere, una massa di persone anche piuttosto incazzate. Paolo Zenoni è un ragazzo di Verona membro della Guardia Nazionale Padana, il servizio d’ordine della Lega guidata da Flego e Marchini, l’organizzazione poi messa sotto processo e praticamente distrutta dal procuratore Papalia, e qualche tempo scrisse dopo un piccolo libro del tutto illuminante, intitolato “La rivoluzione tradita”. Racconta in quelle belle pagine come la polizia, impaurita diciamo dal “calore della folla”, chiese a Bossi e ai responsabili della Gnp di aiutare a formare un cordone umano intorno al carcere e anche a protezione degli stessi poliziotti. Zenoni, che di quel cordone faceva parte, nel suo libro fa questa considerazione: davanti avevamo la gente arrabbiata che si sporgeva oltre di noi prendendo a male parole la polizia in assetto di guerra, e se noi avessimo mollato il cordone lasciando tracimare gli incazzati, cosa sarebbe successo? Probabilmente nulla sarebbe più stato come prima… Ma qualcuno salì con un megafono sulla recinzione del carcere per placare la folla inferocita. Quel qualcuno altri non era che Umberto Bossi.
Tradimento di una rivoluzione sempre annunciata e mai attuata o senso di responsabilità al fine di evitare scontri che non si sapeva dove avrebbero potuto condurre? Lascio al lettore il compito di darsi una risposta. Resta la considerazione che, in alcuni momenti topici sia di scontro meramente politico istituzionale che di possibili scontri di piazza, il Senatur ha sempre agito in modo da condurre la protesta popolare nel già citato vicolo cieco.

Fonte: post pubblico su facebook dell’autore.

Come licenziarsi senza perdere il diritto alla disoccupazione (fonte: laleggepertutti)

Dimissioni per giusta causa o licenziamento disciplinare: la Naspi, ossia il sussidio di disoccupazione, spetta sempre.

Hai deciso di licenziarti: il tuo vecchio lavoro non ti sta più bene. L’azienda non paga puntualmente gli stipendi, il capo è ostile nei tuoi riguardi e i colleghi sono scansafatiche. Su di te vengono scaricati i compiti più gravosi e lo stress inizia a farsi sentire. Per non perdere la salute per colpa degli altri hai deciso di dare le dimissioni: unica strada per salvaguardare il tuo benessere interiore. Non vuoi però perdere l’assegno di disoccupazione: in parte perché non avresti di ché vivere fino a una nuova assunzione, in parte perché ritieni ingiusto sopportare le conseguenze di un atto dipeso dagli altri. La Naspi del resto nasce proprio con lo scopo di tutelare chi resta senza lavoro non per propria colpa così come, in questo momento, tu ti senti. Fatte queste considerazioni e presa ormai la decisione definitiva, ti chiedi come licenziarsi senza perdere il diritto alla disoccupazione. Se davvero questo è il tuo problema ti dò una buona notizia. Hai ben due modi per ottenere la Naspi anche in assenza di una lettera di licenziamento da parte del datore di lavoro. Si tratta di procedure perfettamente legali che ben si adattano alla tua situazione e ad altre simili.

In questo articolo ti forniremo tutti i chiarimenti necessari a prendere il sussidio di disoccupazione in caso di dimissioni volontarie; ti spiegheremo come fare a scaricare la colpa del tuo licenziamento sull’azienda e a presentare all’Inps la domanda dell’assegno. Ti diremo come orientarti nel caso in cui dovessero sopraggiungere contestazioni e come difenderti. Ma procediamo con ordine.

Chi si licenzia ha diritto alla disoccupazione?

Chi si dimette – è questo il termine corretto per il dipendente che interrompe il rapporto lavorativo – non ha diritto alla disoccupazione, salvo che le dimissioni avvengano per «giusta causa». In buona sostanza, la Naspi non spetta a chi rinuncia al lavoro per volontà propria, per ambizione, per la ricerca di un nuovo posto, perché non si sente più di lavorare a causa di una malattia sopraggiunta o dell’età, perché ha avuto un figlio e decide di badare alla casa, perché non ha ottenuto una promozione in cui sperava, perché l’assegno non gli basta più per vivere, perché il capo gli sta antipatico e ha sempre discussioni con lui, perché ha ricevuto una mensilità dello stipendio con pochi giorni di ritardo. Si tratta infatti di dimissioni volontarie anche se dettate da motivazioni più che valide.

Viceversa ha diritto alla Naspi chi si dimette perché subisce vessazioni e mobbing sul luogo di lavoro, perché viene discriminato rispetto ai colleghi, perché non ottiene promozioni e aumenti quando invece sono riconosciuti a tutti gli altri dipendenti a parità di condizioni, perché il capo gli ha chiesto di rinunciare a una parte dello stipendio per salvare l’azienda, perché gli è stato pagato in ritardo più di uno stipendio, perché non ottiene la retribuzione degli straordinari o delle normali buste paga e ha già accumulato diversi arretrati, perché gli sono state impartite mansioni inferiori rispetto a quelle per cui è stato assunto oppure perché svolge mansioni superiori senza però una modifica dell’inquadramento contrattuale (e della retribuzione), perché i colleghi lo deridono o è stato incolpato ingiustamente, perché sul lavoro non vengono rispettate le misure di sicurezza, perché non gli sono stati concessi i giorni di permesso che gli spettano per legge, ecc. In sintesi, solo chi si licenzia per giusta causa ha diritto alla disoccupazione.

Come si dimostra la giusta causa delle dimissioni?

Nel momento in cui il lavoratore dipendente si licenzia è tenuto a presentare le dimissioni online. Potrà a tal fine indicare, come motivo della cessazione del rapporto di lavoro, le dimissioni per giusta casa. Non viene richiesto di spiegare le specifiche ragioni che hanno portato alla rottura, ma chi vuole può farlo nel campo «note» del modulo.

Allo stesso modo, quando si fa la domanda della Naspi, si è tenuti a indicare solo se le motivazioni risiedono in un licenziamento o in una dimissione per giusta causa. Anche in quest’ultimo caso non viene richiesto alcun “racconto” dei fatti che hanno determinato l’allontanamento del lavoratore. L’Inps però potrebbe contestare la sussistenza della giusta causa e, in tal caso, si aprirebbe un contenzioso. In causa spetterà al dipendente dare prova dei motivi che lo hanno indotto a dimettersi per una valida ragione, attribuibile non a lui ma all’ambiente di lavoro.

Come licenziarsi senza perdere la disoccupazione

Abbiamo appena detto quindi un primo modo per licenziarsi senza perdere la disoccupazione: indicare all’Inps, come causa del recesso, le dimissioni per giusta causa.

C’è però un altro motivo che consente di licenziarsi senza perdere la Naspi e, per quanto ti potrà sembrare paradossale, è del tutto legale e consentito dalla legge. Legge che avevamo a suo tempo criticato nell’articolo Lo Stato tutela i fannulloni. In quella sede abbiamo già spiegato come stanno le cose per chi viene licenziato per giusta causa.

Il sussidio di disoccupazione spetta non solo a chi viene licenziato per motivi aziendali (ad esempio riduzione del personale, fallimento, crisi, cessazione del ramo d’azienda) ma anche per motivi disciplinari (licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo). Significa che il dipendente che si macchia anche di una grave inadempienza o che, in malafede, non compie il suo dovere o che addirittura viene colto a commettere un reato ai danni del datore, e che perciò viene licenziato in tronco, ha diritto a percepire la Naspi. Quindi c’è molta gente che, non avendo validi motivi per rassegnare le “dimissioni per giusta causa”, si fa licenziare. Come? Restando ad esempio a casa per qualche giorno senza inviare certificati medici o giustificazioni, non svolgendo il proprio lavoro correttamente, ribellandosi alle direttive del capo, ecc. Alla luce di tali comportamenti l’azienda avvia il procedimento disciplinare che, nel caso di violazioni gravi (ad esempio l’assenza protratta per molti giorni) può portare alla risoluzione del rapporto. In buona sostanza si viene licenziati e, solo per questo – a prescindere cioè dalle motivazioni – si ha diritto a ottenere la disoccupazione. Senza alcun pregiudizio sul curriculum visto che le ragioni di un licenziamento non figureranno da nessuna parte.

Riforma della prescrizione: intervento illogico e inutile (fonte: Altalex, autore: Luca Lorenzo)

Tra le varie opzioni d’intervento di riforma nel settore giustizia allo studio dal Guardasigilli figura quella della sospensione della decorrenza del termine di prescrizione dopo che sia stata emessa una sentenza di primo grado.

A detta del Guardasigilli il decorso della prescrizione causa ogni anno l’estinzione di decine di migliaia di processi, vanificando così il lavoro svolto in sede di indagine e durante i vari gradi processuali, causando sostanzialmente uno spreco di risorse, oltre che una via d’uscita per chi ha commesso reati gravissimi.

La montagna ha quindi partorito il topolino.

Appare innegabile che lo Stato deve farsi carico del principio della ragionevole durata del processo senza comprimere i diritti e le garanzie del cittadino, ed al pari deve assicurare la celebrazione dei processi in tempi brevi e ragionevoli, e farsi altresì garante della certezza della pena.

Il rigore punitivo a discapito dei principi del garantismo liberale mal si concilia con gli stessi principi costituzionali, rimediare alla lentezza dei processi con l’allungamento ipertrofico della prescrizione ha come effetto il rischio a carico del cittadino di vivere sotto la spada di Damocle di un processo interminabile.

La prescrizione è certamente un istituto di garanzia per il sistema, poiché non solo non ha senso condannare oggi per fatti di vent’anni fa, ma viene meno la stessa funzione rieducativa della pena prevista dalla costituzione.

L’unica conquista di civiltà giuridica, per colpevoli ed innocenti, viceversa, consisterebbe nel prevedere tempi ragionevoli di celebrazione dei processi.

Dai dati ministeriali il 58 percento delle estinzioni per prescrizione avviene nella fase preliminare del giudizio, e quindi nel pieno controllo del pubblico ministero, un ulteriore 4 percento delle sentenze dichiaranti l’avvenuta prescrizione sono emesse da gip e gup, e quindi ben prima che una possibile incidenza della paventata riforma potrebbe avere effetto, così come un 19 percento di casi in primo grado, mentre solo nel 18 percento dei casi la prescrizione si matura in Appello, e una volta su cento la prescrizione in Cassazione.

L’intervento annunciato da Bonafede è pertanto non solo illogico contrario ai principi del garantismo liberale, ma, dati alla mano, anche inutile e per nulla risolutivo.

Il rischio è, viceversa, quello di dilatare in maniera irragionevole la durata dei processi penali, e ciò in violazione dei principi di civiltà e di diritto presenti sia nell’ordinamento comunitario che nella Carta Costituzionale in tema di durata del processo.

Ciò dovrebbe imporre, in ottemperanza alla piena osservanza dei canoni del giusto processo di trovare in sé gli strumenti e le risorse per assicurare alla giustizia, in tempi ragionevoli e certi, chi si sia reso responsabile di condotte penalmente rilevanti.

La dilatazione dei tempi di prescrizione invece va di pari passo con la dilatazione smisurata dei tempi del processo, è inaccettabile far ricadere le lungaggini e le inefficienze della macchina giudiziaria sul cittadino – presunto innocente – esponendolo sine die alla pretesa punitiva.

Sulla scorta di tali considerazioni, al fine di raggiungere un giusto compromesso tra le garanzie individuali e l’esigenza statuale di disporre di un termine congruo per la celebrazione dei tre gradi di giudizio, potrebbe essere un primo passo rendere effettivamente deflattiva la funzione dell’udienza gup, destinata (almeno originariamente nelle intenzioni del legislatore) a selezionare ciò che meriti effettivamente la trattazione dibattimentale, mediante una rivisitazione delle condizioni che meritano il rinvio a giudizio e contestualmente aprire un dibattito sulla rimodulazione dei riti alternativi.

Inoltre si impone una riflessione, nell’ambito di una riforma comunque organica e non meramente estemporanea, su un ritorno al regime ante-Cirielli, come più volte segnalato genesi della crisi delle norme sulla prescrizione, al fine di un più equo riallineamento dei termini di prescrizione rispetto alla effettiva gravità del reato in contestazione, eliminando l’attuale rapporto tra recidiva e prescrizione, ennesima fonte di distorsione del sistema.

Noi Non Ci Inginocchiamo – Alberto Micalizzi – 21/09/2018

In allegato al pdf sottostante, e di seguito nel post sul blog, la sbobinatura dell’intervento di Alberto Micalizzi all’incontro del 21 Settembre 2018 all’evento “Finanza al servizio della Politica, un approccio responsabile a Risparmio e Investimenti”, organizzato dal Centro Studi della Confederazione Sovranità Popolare.

La fonte è il video di youtube del canale byoblu (a fine testo), le cui telecamere hanno ripreso questo ed altri interventi.
Buona lettura agli interessati

Noi non ci inginocchiamo più – Alberto Micalizzi – 21/09/2018

Il 21 settembre scorso, a Roma, telecamere di Byoblu hanno ripreso l’evento “Finanza al servizio della Politica, un approccio responsabile a Risparmio e Investimenti”, organizzato dal Centro Studi della Confederazione Sovranità Popolare. Relatori gli economisti Alberto Micalizzi, Marco Cattaneo, Biagio Bossone e Guido Grossi.

 

In particolare il seminario ha affrontato il tema degli strumenti di finanza pubblica per rilanciare la domanda interna nell’ambito degli attuali vincoli imposti dai trattati dell’eurozona. Proposte da mettere in campo nell’immediato attraverso un piano di lavoro che parta dall’ottimizzazione degli strumenti esistenti – quindi in primis l’allocazione del debito pubblico e le misure che contrastano la speculazione finanziaria – e si spinge all’ottimizzazione degli strumenti espansivi che producono nuova liquidità nel mercato: i Certificati di Credito Fiscale.

 

Lo scopo è quello di formare un think tank permanente di studiosi e di ricercatori che si propongono di interagire con l’attuale Governo, e con le forze politiche che lo compongono, come elemento critico e propositivo che per risolevvare le sorti del Paese faccia leva sugli strumenti, sulle logiche e sulle ricchezze che l’Italia possiede.

 

 

 

 

 

 

 

Siamo qui a Roma per un evento che sta per cominciare, che è un seminario che affronterà il tema degli strumenti di finanza pubblica, che si possono attuare subito, per rilanciare la domanda interna nell’ambito degli attuali vincoli che rappresentano i trattati dell’eurozona. Attorno a questo tavolo che presenterà oggi, ci sono economisti amici che da anni si occupano di finanza pubblica: abbiamo Marco Cattaneo, abbiamo Biagio Bossone, abbiamo Guido Grossi e c’è Giovanni Zibordi. E siamo tutti quanti – pur provenendo da percorsi diversi, da esperienze anche professionali molto diverse – abbiamo avuto una convergenza di idee e di soluzioni che c’ha portato per la prima volta a collaborare tutti insieme mettendo – appunto – un piano di lavoro che parta dall’ottimizzazione degli strumenti di finanza pubblica esistenti, quindi in primis l’allocazione del debito pubblico e le misure che contrastano la speculazione finanziaria fino a strumenti espansivi – quindi che producono nuova liquidità nel mercato – che sono i Certificati di credito fiscale. Il nostro scopo è quello di formare un team, un think tank permanente di studiosi e di ricercatori che vogliono interagire con l’attuale Governo,  e con le varie forze che lo formano, per essere un elemento critico e propositivo – appunto – per decidere quali sono le mosse più opportune che si possono compiere qui, nei prossimi mesi, nell’ottica di fondo che ci ha convinto tutti. L’Italia possiede gli strumenti, le logiche e le ricchezze per risollevarsi all’interno di uno scenario – che è quello attuale – di un forte mutamento (quello internazionale) e uno scenario anche di evoluzione di quello che è l’euro-sistema in questo momento e quindi per questa ragione pensiamo che non ci sia tempo da perdere, occorra muoversi subito, ma facendolo con un insieme  di iniziative omogenee e coerenti. Nessuna azione, da sola, porterebbe alcun risultato. È un piacere stare oggi, avendo qui questi amici e colleghi. Non sono gli unici in sala, ce ne sono altri molto stimati e quindi nelle prossime occasioni cercheremo di dare una rappresentazione tutti insieme di questa convergenza che sta avvenendo fra persone che con una certa pacatezza, ma con radicalità di pensiero sta cercando di riprendere le redini del discorso. Dico di prendere le redini del discorso perché ci troviamo – anzitutto -dentro una grande menzogna. Il neoliberismo non è un sistema di mercato, di allocazione delle risorse, cioè non va confuso con il liberalismo dove la domanda e l’offerta si incontrano per formare i prezzi più o meno efficienti, chi ci crede, chi non ci crede.

Il neoliberismo è un sistema di governance, cioè ha l’obiettivo di fondo di indirizzare gli Stati, le comunità nazionali, le comunità sovranazionali a intraprendere dei comportamenti che altrimenti non intraprenderebbero, forzando le leve democratiche. Infatti ci troviamo ad attuare politiche economiche che non rispondono agli esecutivi nazionali votati dai Parlamenti, ma ci ritroviamo Presidenti della Repubblica, Governi ad attuare quelle cose che piacciono ai mercati. Quindi vuol dire che il neoliberismo è un sistema di governo. Per attuare questo sistema il neoliberismo si avvale, sostanzialmente, dell’arma della menzogna. Perché tu non puoi che far questo: per far scomparire le regole democratiche di fronte agli occhi di miliardi, di milioni di persone non puoi che far uso della menzogna. Devi raccontare cose fasulle e devi fare un’altra cosa, devi manipolare i mercati. Menzogna e manipolazione: sono le due cose che vengono sistematicamente perpetrate sui mercati finanziari. Poi da qui possiamo – appunto – parlarne. Allora io, incontrando questi amici e altri con cui stiamo cercando di convergere per cercare di uscire da questo paradigma, abbiamo iniziato a dire: «Che cosa occorre fare affinché le decisioni o le scelte, i consigli che noi possiamo dare in termini di sistemi monetari, monete, debito, investimenti pubblici e quant’altro avvenga in un modo che sia efficace?». Perché se non risolviamo il problema della menzogna e della manipolazione, noi possiamo cambiare moneta, possiamo cambiare l’allocazione del debito pubblico, possiamo cambiare gli strumenti, come correttamente ha detto Guido oggi, e tante altre cose. Ma non usciremmo dal neoliberismo. Si può stare leggermente più larghi, ma allentare un po’ il cappio al collo non fa di un quasi impiccato un uomo libero. Invece io credo che dobbiamo cominciare ad aprire gli occhi facendo una grande opera anche di comunicazione per portare  dalla nostra parte un grande numero di persone. Parlo da persona che questa mattina avrebbe potuto fare un discorso molto tecnico, perché magari le mie corde sono queste. Avendo lavorato nei mercati finanziari e nella City di Londra, avendo studiato sempre nella mia vita strumenti finanziari. Sono specializzato nel pricing dei derivati (una cosa che fa venire il mal di testa e la noia soltanto – appunto – a parlarne). Pure sto cambiando leggermente il mio focus.  Mi sono accorto che dobbiamo riprendere in mano le regole del gioco puntando il dito dove c’è la grande menzogna.

Allora, quando nel 2013 ho cominciato a guardare i documenti di una delle grandi menzogne che tutti noi abbiamo vissuto, che è il taglio del rating, quindi l’attacco a un Governo democraticamente eletto- può piacere o meno – che era quello del 2011, attacco che è stato eseguito da parte delle agenzie di rating, nei documenti che poi sono stati portati al Tribunale di Trani per contestare l’ipotesi di manipolazione di mercato, abbiamo messo in evidenza che il perno della ragione per la quale le agenzie di rating decidevano di tagliare per due o tre volte consecutive il nostro rating causando uno sconquasso, soprattutto perdite ingenti, sia alla pubblica amministrazione che alle famiglie  italiane, era dovuto al fatto che – secondo loro – la componente esterna del debito pubblico italiano e del debito delle banche italiane era, nel biennio 2010/2011, crescente verso livelli preoccupanti. Ora, c’erano altre affermazioni, ma per sintetizzare c’era un focus molto forte sul debito esterno, cioè sul debito detenuto da soggetti non residenti. Bene, abbiamo dimostrato – utilizzando dati della Banca Mondiale, dati di Banca d’Italia, non dati fatti in casa – che non solo questo debito non era affatto preoccupante, ma era stato decrescente nel biennio che veniva appunto citato. Tant’è vero che i Giudici del Tribunale di Trani hanno convenuto sul fatto che le informazioni fossero fasulle. Quindi noi abbiamo vissuto un paio d’anni di tragedia, ci sono persone che hanno perso tantissimi soldi, moltissimi risparmi perché sull’onda del panico hanno – per esempio – venduto quei BTP che nel frattempo avevano perso anche il 10% per una menzogna. Allora, dobbiamo partire da qui per renderci conto che quello che è successo nel 2011 è uno dei tanti fatti che hanno caratterizzato, negli ultimi 10 anni, solo per parlare degli ultimi 10 visto che, dal 2008 in poi abbiamo tutti in mente la grande tragedia dei credit tranche, del fallimento dei grandi colossi americani, ma abbiamo vissuto una serie sistematica di manipolazioni di mercato. Agenzie di rating hanno manipolato i dati per tirar fuori i tagli che non esistevano, banche come Royal Bank of Scotland, come Barclays, come Deutsche Bank hanno manipolato il tasso interbancario e hanno dovuto fare degli accordi con le Banche Centrali per evitare – diciamo – aspetti penali di questa vicenda. Poi gli accordi sono stati – diciamo – ridicoli, cioè Royal Bank of Scotland ha pagato 245 milioni di Sterline. Qui si parlava di danni miliardari, quindi se la son cavata, diciamo: a tarallucci e vino.

Ma intanto, comunque, hanno riconosciuto che c’era stata una manipolazione del tasso, perno del sistema finanziario: il tasso che fa da perno per i mutui per le famiglie, tanto per capirci. Quindi la manipolazione del tasso interbancario. Poi abbiamo scoperto – di recente – che presso la Corte dei Conti è stata attiva per un paio d’anni una procedura contro banche d’affari per aver manipolato – guardacaso – i dati per fare il pricing dei derivati. Cioè, i derivati che le banche d’affari vendono al Tesoro per – diciamo presuntamente – controllare il rischio tasso o i rischi cambi e altre cose. Anche lì c’è stata manipolazione, anzi c’è stata addirittura una noncuranza da parte dei dirigenti pubblici che – a loro detta, parlo di Maria Cannata – non si sarebbe accorta che negli accordi quadro che determinano questi contratti (si chiamano ISDA) c’era una clausola che consentiva alle banche d’affari di poter recedere anticipatamente dai contratti al verificarsi di certe condizioni. Opzione che non era data, invece al Tesoro. E quando il Pubblico Ministero ha chiesto a Cannata: «Ma lei se n’era accorta che c’era questa… come mai c’era questa clausola?». E Cannata ha detto: «Non me n’ero accorta». E ha detto che era mancata l’enfasi, cioè nel contratto, alla fine del contratto, gli avvocati – quindi scaricando la responsabilità sugli estensori del contratto si sarebbero dimenticati di porre l’enfasi, come dire: “A richiamo di quanto detto le parti affermano di aver letto specificamente gli articoli 7, 20, 35”. Quindi stiamo parlando di quello che si verifica oggi quotidianamente. Venendo alla finanza pubblica, questi concetti trovano un’applicazione molto precisa.

Parliamo di debito pubblico. Ci sono, oggi, quando parliamo di debito pubblico, almeno tre modi di cui uno Stato può gestire il suo debito pubblico. Abbiamo capito che c’è un debito esterno, quindi un debito immesso e quindi sottoscritto da soggetti non residenti. Quindi c’è un debito interno – che è stato ben raccontato da Guido poco fa – e c’è un debito collocato nelle mani della Banca Centrale, quella che si chiama “operazione di monetizzazione del debito”. Ci sono – diciamo, volendo essere tecnici – altre modalità, ma per stare sulle principali, per fare un esempio, il debito esterno è tipico dei Paesi che hanno un forte deficit commerciale verso le importazioni. La Turchia, di recente, ha subìto una forte svalutazione della Lira turca contro le principali valute perché è un Paese che importa nettamente molto di più di quello che esporta. Siccome importa in Dollari, deve – per forza di cose – trattenere Dollari. Quindi, naturalmente, deve indebitarsi in Dollari. Idem capita per i Paesi del Sud America, che in larga parte sono degli importatori netti. Quindi una delle regolette-base, tanto per semplificare, è che un Paese che è importatore netto deve per forza di cose avere una componente del suo debito – diciamo – di tipo estero. Un Paese che ha grandi capacità di risparmi, invece, che ha grandi riserve di risparmio come il Giappone – per esempio – può e dovrebbe, a certe condizioni, gestire un debito interno perché, come abbiamo appena ascoltato, è l’unico modo per rimettere in circolo quel risparmio che altrimenti rischierebbe di rimanere inoperosamente vincolato sui conti correnti, o – peggio ancora – investito in gestioni patrimoniali che le banche poi – naturalmente – portano avanti in modo spesso opaco. Poi esiste la terza… quindi appunto il Giappone, uno di questi Paesi è l’Italia – naturalmente – simile al Giappone in termini di propensione al risparmio, ha fatto questa operazione nella fase che va più o meno dagli anni ’80 e ’90, cioè, dopo che la Banca d’Italia – sostanzialmente -, smettendo di impegnarsi attivamente sul mercato delle emissioni (fase di monetizzazione), si è passati alla fase di esposizione verso il debito interno. Le due fasi sono ancora fisiologiche e non c’è nulla di male nel far questo. Il male è venuto nella terza fase, quando si è dismesso il ruolo della Banca d’Italia, si è fatto fuori, si è ridotto molto la componente di debito interno a favore – appunto – di questa internazionalizzazione. Cioè, il debito è finito nelle mani di una Banca Centrale che non è più la nostra Banca Centrale, cioè BCE, e soprattutto di operatori non residenti. Questa terza fase – che ha una logica ben precisa, non è stata fatta per caso – è quello che ha sancito un collocamento inopportuno del nostro debito. Noi siamo un Paese che non ha bisogno di fare debito esterno sostanzialmente perché ha deficit, o meglio ha surplus commerciali relativamente stabili. Laddove ha dei deficit – diciamo commerciali – questi, nell’arco di lunghi periodi sono stati compresi nell’arco del 3/5% del PIL, cioè lo sbilancio fra le importazioni e le esportazioni. Quindi noi non siamo un Paese come la Turchia, che ha necessità di emettere il debito nelle mani di soggetti non residenti. Siamo invece un Paese simile al Giappone, che può emettere questo debito nelle mani – appunto – dei soggetti residenti. Allora, a questo punto, dobbiamo chiederci: «Ma perché abbiamo tutto questo debito?».

Allora, il debito (e qui dobbiamo scendere anche un po’ nell’ottica etica, anche – come dire – di formazione della cultura nostra), il rischio grande che io vedo è che il debito venga confuso con qualcosa di etico. Cioè, tu ti sei indebitato e hai fatto una brutta cosa, hai un peccato ecc… ecc… Questo non è soltanto un modo di dire adesso per semplificare, perché qualcuno si ricorderà che a marzo di quest’anno – vergognosamente – nelle stazioni principali centrali di questo Paese qualcuno ha affisso dei tabelloni luminosi scrivendo che: “Ognuno di noi ha 40.000 Euro circa di debito pubblico procapite e che questo, prima o poi, andrà rimborsato”. Questa è una delle più grandi menzogne  giuridiche – oltre che tecniche – mai dette. Perché quantomeno, in quei 40.000 che non possono essere procapite perché i neoliberisti hanno voluto che lo Stato italiano fosse una S.p.A., quindi sicuramente non c’è nessun procapite. Ma anche fosse questo, una buona parte di quei 40.000 certamente erano già scomparsi: a marzo di quest’anno non erano in circolazione. Perché circa 600 miliardi di quei 2.800 miliardi certamente erano nelle casse, o meglio, nei files dei computer della BCE tramite la Banca d’Italia e quindi erano stati sottratti dal mercato: non più disponibili. Una Banca Centrale non ha mai rimesso in circolazione Titoli che ha comprato dal Tesoro a cui fa riferimento, né li ha ricollocati, né ne ha chiesto mai il rimborso. Quindi, quantomeno per questa componente, era una grande menzogna. Ma ce n’era un’altra componente: perché questo debito è diventato internazionale? Occorre capire i meccanismi di funzionamento dei mercati finanziari, che anzitutto non sono decisi da un grande vecchio o da pochi signori attorno a un tavolo. Io sono stato seduto nei tavoli con i banchieri che contano nella City di Londra e non si mettono d’accordo facendo con le squadre: «Allora domani alle 7,30 tutti quanti partiamo e andiamo corti, cioè cominciamo a vendere questo…»: non funziona così.

Funziona in un modo un po’ diverso. Una banca d’affari deve fare un budget per l’anno che segue e deve pagare milioni e milioni di bonus ai propri dirigenti. Quindi comincia a porsi un problema di dove tira fuori questi soldi. Quindi parte dalla fine e risale la corrente. La Morgan Stanley, per esempio, l’anno prossimo a Londra deve pagare – poniamo – 500 milioni di bonus ai 10 dirigenti più alti. E quindi cominciano a dire: «E dove vanno a prenderli? Che operazioni fanno?».

Bene, una delle operazioni più redditizie per una banca d’affari sono i derivati. I BTP sono il soggetto, l’oggetto di operazioni in derivati. Comprano dei BTP o li vendono non perché abbiano una visione particolare sull’Italia, sale e scende come molti ancora pensano, ma devono comprare e vendere per fare quello che si chiama – dal punto di vista tecnico, una brutta parola che vi dico, ma che poi spiego -: “Delta Hedging”. Cioè, devono – nel loro portafoglio -, avendo venduto una porcheria al Tesoro, avendo venduto una porcheria di derivati – per esempio – a un Comune, avendo venduto una porcheria a una banca italiana devono coprirsi internamente comprando o vendendo un po’ di questi BTP. Quindi, quella posizione lì in BTP, che in genere è in acquisto perché devono formarsi un sottostante che li garantisce dalla posizione in derivati, provoca sul mercato l’acquisto di questi BTP. Ne stanno comprando talmente tanti che i rendimenti sui BTP sono negativi. Ecco quel senso ultimo economico del rendimento negativo, perché nella storia dell’uomo, dalle caverne a pochi mesi fa, non era mai successo… quasi mai successo, sto semplificando naturalmente, che io presto soldi a uno e alla scadenza me ne dà meno del capitale che ho investito. Questo è il rendimento negativo. Per avere dei rendimenti positivi sui BTP, oggi dobbiamo andare sulle scadenze oltre i 3/5 anni. Questa non è l’ipotesi peggiore: in tutta l’eurozona, oggi, le scadenze di BTP… cioè i rendimenti a scadenza sono negativi su tutti i debiti pubblici già a partire dal secondo anno, già a partire da un anno e lo sono fino a scadenze lunghe, fino ai 5/6/7 anni. Cioè, in pratica non è più – come ha detto giustamente Guido – non è più un Titolo utile per far nulla di risparmio, serve per gestire operazioni finanziarie sul mercato interbancario, oppure per consentire alle grandi banche d’affari di offrire derivati. E i derivati sono una delle sorgenti più importanti di guadagno, di utili sui bilanci alla fine dell’anno. E questi utili sono quelli che guidano oggi il fatto che un grande manager rimanga in quella banca, piuttosto che mandare il suo curriculum alla banca che è il competitore. E quindi tutti quanti seguono  una procedura in modo automatico. Allora, che cosa si può fare per sfatare, per cominciare a uscire e rifissare delle regole che consentano poi alle decisioni che andiamo a prendere di essere veramente efficaci?

 

La cosa più importante da fare è comprendere che dobbiamo trovare tutti i modi per ridurre l’esposizione del debito pubblico verso l’esterno, dobbiamo sfatare che il debito sia qualcosa di negativo e comprendere che in un sistema, qual è quello di oggi, il debito è pari alla liquidità in circolazione. Il sinonimo più corretto, più comprensibile per la popolazione. Cioè, noi dovremmo andare dal nostro vicino di casa a bussare alla porta e dire: «Guarda, devo dirti una cosa importante, ho capito una cosa: il nostro debito pubblico è la liquidità in circolazione, non è una brutta cosa. Entro certi limiti è un parametro necessario». Perché grazie al debito pubblico negli anni ’80 e ’90 le famiglie hanno accumulato ricchezza. E ciò che ci rende diversi dagli inglesi, da certi svedesi, dal Nord Europa è il fatto che il nostro Paese – per scelta volontaria, democratica, popolare – è un Paese a elevata funzionalità sociale. Lo Stato spende soldi e si finanzia – naturalmente – emettendo debito. Così ha fatto nei momenti corretti più virtuosi: emettendo Titoli sulla popolazione, come fa il Giappone. Quindi qual è la situazione del nostro Stato? Alto debito pubblico perché ci sono dei servizi alti – adesso qui non entro sull’efficienza o meno -alta ricchezza privata e quindi basso debito privato. Questa è la situazione tipica dell’Italia. Se la confrontiamo con l’Inghilterra (tanto per prendere un Paese agli antipodi dal nostro per tante ragioni), quello è un Paese in cui lo Stato dà pochissimi servizi, quindi non s’indebita. Chi s’indebita? Le famiglie! Quindi avete un debito privato – diciamo – più grande di quello nostro. La posizione netta delle famiglie, cioè il saldo tra la ricchezza accumulata dalle famiglie e l’indebitamento privato che hanno vede l’Italia nei primi due o tre posti al mondo come Paese. Quindi, se negli accordi di Maastricht avessimo scelto, invece del debito pubblico (che abbiamo capito essere, tra l’altro, una posta totalmente promiscua, perché dipende da com’è fatto) avessimo preso il debito privato, noi saremmo stati i primi della classe! Perché non si è fatto? Scelte politiche. Quindi, cominciamo a mettere i puntini sulle i aprendo questo vaso di Pandora e cominciando a dire: «Guarda che il debito pubblico ha una certa composizione, ce n’è una parte fisiologica, addirittura necessaria. Dobbiamo sforzarci di rimuovere la componente estera, perché quello su cui attecchisce in modo particolare la speculazione, la menzogna da parte delle società di rating, il calcolo dello spread (che è un altro oggetto di alta manipolazione) e via di seguito».

Allora, io in questo contesto ho anch’io alcune proposte complementari a quelle di Guido e a quelle che sentiremo tra poco da Biagio Bossone e da Marco Cattaneo. Allora, anzitutto, la mia proposta si divide in due gruppi: azioni contro la speculazione e azioni di ricollocamento del debito pubblico. Per quanto riguarda le azioni di ricollocamento del debito pubblico, premesso che concordo, sia con quanto ha detto Guido che con quanto verrà detto tra poco dagli amici che si occupano di moneta fiscale, però per omogeneità di presentazione ognuno si è preso poi un pezzo per raccontare una storia omogenea. Il pezzo che ho preso io riguarda la possibilità di – invece di eliminare completamente i BTP che, a certe condizioni, sarebbe forse l’unica scelta da fare -, di creare una classe di BTP che siano rivolti ai residenti e che contengano dentro la sorpresa (come l’uovo di Pasqua). La sorpresa dentro questi BTP potrebbe essere esattamente un certificato di credito fiscale. Esiste questa categoria che si chiama: “Tax-backed bond”, quindi obbligazioni supportate da Titoli o da tassazioni che, in un contesto in cui – proprio per un sistema di eurozona – le singole Tesorerie sono indebitate in una valuta che non controllano, essendo tutti sotto ricatto (perché è questa oggi la storia: ogni mattina ci si alza  e si combatte contro gente alla quale devi dire: «Guarda che siamo in un braccio di ferro, tu mi lanci un sasso e io ti lancio una sedia, tu mi lanci un tavolo…», così funziona). L’Europa è un teatro di costante scontro: chi lo fa bene (come Francia e Germania) porta a casa i risultati; e chi lo fa (come abbiamo fatto noi fino ad adesso) con dei servi, porta a casa naturalmente schiaffi. Quindi bisogna mettersi nell’ottica che si può ottenere molto di più anche da questa Europa che a me non piace – naturalmente – andando a fare quello che fa Francia e Germania.

1°) Una banca pubblica che faccia gli interessi del Paese e che parzialmente sottoscriva – anche per internalizzare il debito – le emissioni del Tesoro.

2°) Una categoria – stavo dicendo – di BTP che abbia questa sorpresa.

Perché la sorpresa può essere interessante? La sorpresa è un certificato che può diventare moneta fiscale, che non dico perché tra poco sarà oggetto di quest’intervento.

Ma la sorpresa è molto importante perché l’effetto annuncio su cui si basano i mercati finanziari porterebbe il Governo a dire: «Cara BCE, caro MES, caro…,», chi vi pare a voi «Io, da oggi in poi, non mi inginocchio più e smetto di tremare rispetto alle vostre minacce». Bene! «Io continuo a fare finanza per gli interessi della mia popolazione; a certe condizioni sono anche disponibile a non far saltare il banco, ma io devo starci dentro». Allora, tanto per mettere sul tavolo una bomba con una miccia ad orologeria, io emetto debiti che dentro hanno una possibilità di conversione in moneta fiscale e ti metto la bomba davanti alla faccia. Quindi adesso sei tu che devi decidere di far saltare il tavolo. Sparami addosso, mandami contro le agenzie di rating, manipola come hai fatto fino ad adesso le variabili-chiave di questo sistema, toglimi il quantitative easing, fai altre porcherie che abbiamo già visto e questa miccia salterà. Io mi sgancio perché ho una moneta fiscale che comincia a fare quello che altrimenti si può fare, comunque, anche subito». Ma l’effetto annuncio, il fatto di lasciarlo pendente crea – dal mio punto di vista – una credibilità fortissima da parte dei mercati finanziari perché chi va a un tavolo a dire: «Io non vorrei far la guerra, ma non mi ci portare», è uno serio. Quindi il beneficio di questa categoria di Titoli di finanziamento quindi sarebbe: riconversione verso l’interno, rigorosamente verso l’interno del debito pubblico; sottrazione, quindi, dei BPT alle manovre speculative che ne fanno oggetto di derivati ecc… ecc…; possibilità di aprire, addirittura anche a un mercato domestico un sistema di pagamento che (come ascolteremo tra poco) è importantissimo per ricostruire domanda interna per questo Paese e – appunto – crea una contro-minaccia. Giochiamo a fare il braccio di ferro e allora io faccio la mia mossa. Un BTP oggi viene rimborsato in Euro. Io posso introdurre nel contratto, nello stesso contratto di BTP una clausola in cui dico: «A certe condizioni», che io suggerisco essere non soggettive, ma oggettive «Il Tesoro non rimborsa quei BTP attraverso Euro, ma li rimborsa emettendo Titoli che sono spendibili come sconti fiscali».

 

 

 

Facciamo un esempio: se il rating scende nell’area Junk bond, se lo spread sale oltre trecento – sono due condizioni osservabili -, io non faccio altro che far scattare le clausole scritte nel contratto per cui questi BTP non li rimborso più in Euro, ma li rimborso con una moneta fiscale con la scusa che le condizioni che sono successe (cioè spread alto, taglio del rating, ecc…) mi stanno creando una crisi di liquidità in Euro che devo pur gestire e io – da buon amministratore del mio Paese – cosa faccio? Comincio a fare scorta di Euro perché devo far fronte agli impegni internazionali ecc… ecc… e all’interno del Paese faccio circolare una moneta fiscale che in realtà potrebbe interessare anche a dei non residenti, ma diciamo che interessa soprattutto il mercato domestico. Concludo per motivi di tempo. Lato speculazione: questo strumento, come quello che sentiremo della moneta fiscale, avrebbe comunque scarso impatto se non risolvessimo almeno due o tre questioni che vi enucleo soltanto, perché non c’è tempo. La prima questione riguarda il fatto che le controparti del Tesoro devono essere dei soggetti affidabili. Oggi presso il MEF c’è una lista di banche d’affari che possono fare affari – appunto – col Tesoro dentro a cui ci sono soggetti sotto indagine. Ci sono dei requisiti di trasparenza, di affidabilità ecc… ecc… che, se andiamo a vedere questa lista, più della metà dei soggetti andrebbero – appunto – rimossi. Quindi cominciamo a far fuori le banche d’affari iscritte oggi al MEF che non hanno più i requisiti per fare affari con noi. Questa è una prima cosa. La seconda cosa è: visto che c’è stata manipolazione sull’interbancario – e quindi anche sull’EURIBOR – io propongo che una banca pubblica, non un cartello di banche private, si occupi del Clearing, cioè della fissazione dei tassi interbancari giornalieri. E questo è un altro modo per togliere dalle grinfie della speculazione privata la possibilità di manipolare questi tassi. Poi prima ho citato l’ISDA: sono dei contratti quadro. Io propongo di mettere a revisione, tramite società di certificazione internazionale, tutti i contratti ISDA che sono attualmente aperti. Alcuni di questi contratti sono stati firmati negli anni ’70, quindi effettivamente sono cambiate anche moltissime cose, no? Quindi abbiamo detto questo anche a chi ha delle competenze per poterlo portare anche nelle aule parlamentari ecc… di fare un’azione di “due diligence”, di revisione di quelle che  sono oggi le clausole di quello che regola il nostro rapporto con le banche d’affari.

Poi, per quanto concerne le operazioni sui BTP, quantomeno per il mercato domestico, che è sotto la regolamentazione delle autorità nostre, vietare sistematicamente la vendita di BTP allo scoperto. Cioè, delle operazioni che sono sempre – sostanzialmente – di tipo speculativo. Se noi vietassimo la vendita di BTP allo scoperto… può sembrare una piccola cosa, ma quando le banche d’affari vanno a costruire derivati con l’ottica soltanto di fare un servizio ad alta profittabilità – per loro, naturalmente! – non lo potrebbero più fare. Perché per vendere un BTP dovrebbero averlo, invece spesso loro non ce l’hanno e fanno un’operazione di prestito Titoli e se lo vendono senza averlo, perché questo serve per fare quello che – dicevo – si chiama: “Delta Hedging”. Allora, mi fermo qui perché abbiamo poco tempo, però il messaggio di fondo con cui io vorrei lasciarvi è che qualcuno deve fare una ricognizione delle regole del gioco: aprirle tutte quante, una per una, metterle sul tavolo degli organi di Borsa, degli organi di vigilanza, degli organi di controllo ed essere pronti a fare saltare anche tutto se fosse necessario. Questo è propedeutico a qualsiasi scelta di trattati internazionali, di sistemi monetari (a qualsiasi scelta) perché queste regole ci toccano ogni giorno. Mentre stiamo parlando ci sono in corso meccanismi in corso di asta che sono sbagliati, che sono distorti, che sono manipolati, ecc… ecc… ecc… Abbiamo una Giustizia, in Italia, che viaggia alla velocità di una lumaca e quando arriva a sentenziare qualcosa – ammesso che ci arrivi – di negativo, su un fatto che si è verificato, sono passati sette anni, otto anni, intanto chi ha commesso quel fatto ne ha fatti altri cento. Quindi siamo sempre un passo indietro. Allora, come fa la finanza, come fanno – appunto – i mercati, occorre cambiare passo, occorre fare quello che si chiama “front-running”, “correre prima”, “correre avanti”, “guidare noi il gioco” anche con mosse non prevedibili, con mosse a sorpresa, che in qualche modo creino disturbo, creino spiazzamento nelle controparti.

 

 

 

E ricordiamoci una cosa: che i mercati finanziari non sono un gruppo di signori che sta su  una barca che ce l’ha con noi. Dobbiamo toglierci una volta per tutte questi condizionamenti psicologici, questo complottismo: questo è il modo sbagliato per cominciare. I mercati finanziari sono, in grandissima parte, guidati da automatismi. Ci sono gli algoritmi, ci sono i computer, c’è il pilota automatico. Lo stesso gestore, se si fulminasse sulla via di Damasco e diventasse un buono (Soros domani mattina si alza  e diventa un vero benefattore), non riuscirebbe da solo a fermare questa macchina perché ormai è lanciata contro il nulla. Quindi non stiamo combattendo contro un signore, ma stiamo combattendo contro una logica di governance. Se non ne usciamo prima mettendo in discussione e andando a scovare una per una le mine, le trappole che sono state messe nel nostro terreno, qualsiasi formula di politica economica di finanza pubblica sarà completamente inutile.

OSCURITA’ NORDICA (Nordic Darkness, Resistance Magazine 1995, trad. ita 2018)

In allegato al link sottostante, ed in seguito in formato di testo, la traduzione dell’articolo “Nordic Darkness”, di Stephen O’Malley, apparso su un numero del 1995 del Resistance Magazine. Buona lettura agli interessati

Nordic Darkness – Resistance Magazine 1995 – trad. ita 2018

<<La stragrande maggioranza dei miei amici sono Nazionalsocialisti, Skinhead o qualcosa di simile. Quindi mi sento legato in modo naturale al “Nazismo”, perché esso si basa sui nostri valori archetipi.


Essi sono così pieni di menzogne che mi stufano. È un peccato che l’olocausto sia una menzogna, sarei stato molto contento se fossero morti 6 milioni dei loro orrendi individui scimmieschi e volgari dal naso di elefante. È un vero peccato che sia una menzogna. Brucia quello che disprezzi, la guerra è vita. Devasta il mondo Giudaico>>. Varg Vikernes, Burzum.

Dovreste aver sentito parlare del Black Metal in Norvegia.. forse in riferimento alla cosiddetta “Black Metal Mafia”, o qualcosa di simile in altri termini, ed in riferimento ai roghi delle chiese, all’Orgoglio Nordico ed all’occulto. Con molte bands Black Metal che oggi vengono distribuite in migliaia di negozi di dischi in tutto il mondo, e con le vendite e l’attenzione dei media che crescono costantemente, noi di RESISTANCE MAGAZINE riteniamo appropriato introdurvi, senza alcuna censura, a questo fenomeno musicale in crescita.

L’editorialista del DESCENT MAGAZINE Stephen O’Malley ci guida negli abissi di questo genere misterioso ed unico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Black Metal, per definizione, è metal basato su ciò che è satanico o occulto. Anche se questo non è completamente vero attualmente, all’inizio, quando il termine fu coniato dai Venom, lo era. Bathory, Possessed, Slayer, Sodom e molte altre bands hanno creato quello che oggi si è evoluto in una forma di arte molto più seria. Mentre all’inizio le bands giocavano con l’immaginario, la filosofia e l’ideologia satanici, oggi le bands vivono tutto ciò.. Non lo vedono più come un gioco, anzi, il tutto è diventato una forma di espressione unica per individui dalla stessa mentalità. In ogni caso, oggi, credo che il termine black metal non comprenda solo ciò che è satanico. Infatti vediamo trattare questi argomenti nelle ideologie degli artisti e degli ascoltatori:

1) L’anti-cristianesimo… questa è la prima e la principale. La caduta della fede cristiana (ed allo stesso tempo della società) è il fondamento della musica black metal, e lo deve essere sempre.

2) Il valore della conoscenza dell’occulto è un elemento molto importante in questa musica estrema. Comunque, essa è andata oltre l’originale definizione di black metal, fino ad includere tematiche come il paganesimo culturale tradizionale, svariati “punti di vista occulti” ed un “codice del guerriero” (evidente dall’uso del war paint, fra le altre cose).. e tutto ciò convive insieme ad argomenti satanici (nelle sue svariate interpretazioni).

3) La caduta della società moderna.. il sogno di ricreare l’onore e le tradizioni create dai nostri antenati anche tramite l’estinzione dell’intero genere umano, salvando tuttavia gli elementi superiori selezionati. Questo aspetto può essere sia basato sulla razza che no, dipende dalla visione dell’individuo. Per quanto riguarda la scena Black Metal dei giorni nostri, il movimento Norvegese è quello che ha la maggiore influenza e lì ci sono i leaders del movimento oggi. Cercherò di presentarvi gli elementi più rilevanti che fanno parte di questa comunità.

I Mayhem, inizialmente conosciuto con il classico demo del 1986 “Pure Fucking Armageddon”, mettono in luce il loro brillante nichilismo che influenzerà molti esponenti negli anni seguenti. L’anno seguente l’album “Deathcrush” fu rilasciato dalla Posercorpse Records. Con questo la band iniziò a farsi conoscere nell’underground mondiale dell’epoca, attraendo all’interno gli individui più estremi. Nel 1988 ci fu un fatto che avrebbe cambiato per sempre la faccia dei Mayhem e del black metal; il chitarrista Euronymous ed il batterista Hellhammer reclutarono il cantante Dead dalla band Svedese di culto Morbid. Dead era un uomo che viveva secondo lo stile di vita black metal, un uomo nichilista che desiderava vedere il mondo oltre il nostro.. Questa entrata fu una mossa ispiratrice sia per i Mayhem che per Euronymous.. Per intendersi, l’ultima chiave era stata trovata. Era stato pianificato l’album di debutto per i Mayhem, intitolato “De Mysteriis Dom Sathanas”; le canzoni erano state composte.

I testi di Dead diedero il via alle tematiche dell’interesse per le più oscure atmosfere della natura e della cultura Scandinava, ovvero quello che sarebbe diventato prevalente negli anni seguenti. Ci fu un tour fra Germania, Turchia ed Europa dell’Est alla fine del 1990 e ne era stato programmato un altro, ma che purtroppo non ci fu mai, con i fratelli adoratori del sangue, i Tormentor dall’Ungheria. Nel Marzo del 1991 Dead abbandonò la sua vita mortale, facendosi saltare il cranio con un colpo di pistola.. Aveva deciso che il suo tempo su questo pianeta era finito e che il suo desiderio di vedere cosa c’era dall’altra parte aveva avuto la meglio. Fu a questo punto che il principale aspetto del Black Metal Norvegese progredì in una direzione molto più seria. Euronymous, Count Crishnackh di Burzum e Fenris dei Darkthrone iniziarono a trasformare la scena black metal in un’effettiva organizzazione informale. Da qui nacque il black circle. Altri artisti entrarono in questo circuito, inclusi molti di quelli che citerò in questo articolo; inoltre si formò in Svezia un gruppo simile. Questa fratellanza cercava di disinfettare la scena Norvegese permettendo solo agli individui che seguivano sinceramente il percorso della mano sinistra di dichiararsi Black Metal. Questo portò anche a tecniche terroriste che portarono principalmente alla riduzione in cenere di alcune chiese cristiane Norvegesi, la prima il 6 Giugno 1992 ed in seguito altre 20. Questo creò agitazione nella cultura conservatrice Norvegese, con la polizia che ci mise alcuni mesi a scoprire i collegamenti fra i due elementi. In questo periodo era esistita la pura essenza dell’unità e la forza che da tempo era latente nelle ombre Norvegesi. Sfortunatamente, tutto ciò finì quando le lotte interne posero fine alla vita di Euronymous a causa del suo omicidio ad opera di Count Grishnackh il 19 Agosto 1993.

Questo portò ad un punto centrale per quanto riguarda le ideologie accettate; infatti erano fioriti degli aspetti di paganesimo norvegese, soprattutto grazie all’interesse in questo campo di Count Grishnackh (Varg Vikernes). Anche se Vikernes aveva speso un po’ di tempo in prigione all’inizio del 1993 (per i roghi delle chiese), la sua influenza dopo l’omicidio diventò immensa, dal momento che per un periodo era diventato il singolo individuo più noto e con maggiore influenza nella comunità black metal mondiale.

Il suo arresto solo poche settimane dopo la morte di Euronymous aveva attratto l’attenzione internazionale dei media mainstream ed underground, e seguì immediatamente un giro di vite nell’intero black circle. Alcuni individui chiave furono conseguentemente arrestati per vari roghi di chiese, effrazioni, dissacrazione delle tombe e persino omicidio (il batterista degli Emperor, Faust, aveva ammazzato un gay un anno prima). Il giro di vite causò il crollo delle psiche individuali e dell’unità di gruppo a causa degli interrogatori della polizia; i vari individui testimoniavano l’uno contro l’altro, ci furono confessioni.. anche se questo puzzava di tradimento, bisogna imparare bene questa lezione.

Dopo i primi due lavori di Burzum (l’omonimo esordio e l’EP “Aske”, entrambi rilasciati dalla Deathlike Silence Productions.. un’etichetta che era di proprietà e gestita da Euronymous), l’album “Det Som Engang Var” fu il primo a trattare di tematiche riguardanti l’orgoglio Norvegese e la filosofia Asatru, sia per quanto concerne l’ideologia di Vikernes sia attraverso la musica. Nel 1994 un’etichetta Inglese, la Misanthropy, aveva raggiunto un accordo con Vikernes per stampare il quarto album di Burzum “Hvis Lysett Tar Oss”, e ri-stampare i primi tre dischi, diventati ormai introvabili. In questo periodo Vikernes iniziò a pubblicare, con l’aiuto della Francese Blood Axis (ora Nordland Forlag), il suo periodico “Filosofem”, nel quale esponeva una filosofia basata sul paganesimo germanico/scandinavo, con tutte le conseguenze della trattazione di queste tematiche (ho bisogno di dire di più?). I suoi scritti principali culminarono con il recentemente completato Vargsmal, un libro del quale solo alcune parti erano state esposte in Filosofem; esso doveva essere pubblicato da un gruppo Norvegese esterno. Ancora una volta vi furono controversie su questa opera dovute ai suoi aspetti politici e razziali esposti nel libro.

Questo causò molto nuovi problemi a Vikernes, che aveva fatto uscire il manoscritto clandestinamente dalla prigione di Bergen nella quale stava scontando 21 anni; in pratica i suoi contatti col mondo esterno furono quasi completamente cancellati dai funzionari della prigione, persino un permesso per fare uscire Filosofem. Vikernes ha cambiato idea diverse volte negli anni, ma ha sempre avuto l’intenzione di dare il massimo in quello che fa. La quinta release di Burzum, Filosofem, è prevista in uscita più tardi quest’anno, ed altri due lavori sono in corso.

I lavori musicali di Fenris meritano un’attenzione speciale dal momento che in certi casi sono probabilmente ciò di più autentico per quanto concerne la relazione fra il black metal e la musica norvegese tradizionale. Inoltre, Fenris ha evitato qualunque problema con le autorità norvegesi, il che è lodevole. I Darkthrone sono il suo principale progetto, in collaborazione con il chitarrista Zephyrous ed il cantante Nocturno Culto (Fenris suona sia il basso che la batteria in studio). Il trio ha creato quattro album per la label Inglese Peaceville, ognuno dei quali va sempre più nella direzione del regno satanico nella mente di Fenris. Il culmine è la lastra d’odio che rappresenta “Transylvanian Hunger”, con tanto di dichiarazione “Norsk Arisk Black Metal” nel retrocopertina. Non c’è bisogno di dire che questo ha creato alcuni problemi.. per porre fine ad essi Fenris dichiarò che il significato dell’uso di queste parole (e del commento che ha fatto per quanto riguarda le critiche a questo album… “chiunque critichi quest’album è ovviamente di natura giudaica”) nel booklet aveva lo scopo di zittire i media; lo ha fatto bene, anche se l’uso delle parole da parte di Fenris non ha avuto alcuna spiegazione reale. In seguito i Darkthrone lasciarono la Peaceville per la Moonfog, un’etichetta norvegese dedicata per natura a questa causa, e Panzerfaust è uscito quest’anno per essa.. Dal punto di vista dei testi, Panzerfaust ha rotto ogni barriera e limitazione che la band poteva essersi autoimposta. Si può anche notare che metà dei testi di Transilvanian Hunger ed una parte di Panzerfaust furono scritti da Vikernes con il suo stile peculiare.

.. Se i Darkthrone rappresentano il lato misantropico di Fenris, allora Isengard rappresentano il lato Volkisch. Il progetto solista di Fenris mescola quello che egli chiama “musica satanica folk del Nord”, con un cantato particolare e tematiche appropriate.

Questa è l’espressione personale Nordica di Fenris che ha finito per ispirare sempre di più la comunità black metal a riavvicinarsi alla propria eredità. Il primo album, Vinterskugge, è uscito per la Peaceville, mentre il secondo, Hostmorke, per la Moonfog. Un lavoro brillante.

Questo mi porta al suo progetto più appropriato per questo magazine: Storm, una collaborazione fra Fenris, Satyr dei Satyricon e Kari Rueslatten (ex Third and the mortal). Storm è un’interpretazione moderna di canzoni folk norvegesi tradizionali, suonate con strumenti elettrici, ottime batterie guerreggianti ed un’affascinante trio in qualche modo “lirico”. Nordavind è uscito per la Moonfog quest’anno.. è un procetto eccezionale che credo meriti una menzione speciale, per quelli che comprendono il suo significato, è innegabile.

L’uomo dietro alla Moonfog Records ed anche ai Satyricon, Satyr, ha dimostrato di dedicarsi molto ai suoi fratelli attraverso i suoi progetti. Quando il vecchio regno si disintegrò, era nata una nuova alleanza fra le bands citate qui ed altre più giovani, come Gehenna, Mysticum, Ved Buens Ende e molte altre. Anche se questa lista non include tutti, dà l’idea dell’unione che esiste a questo punto.. Credo che ci sia molta più maturità e capacità di esprimersi di prima.

I Satyricon descrivono la loro musica come “black metal medievale Norvegese”, ed il termine è appropriato per la loro musica violenta ma tuttavia incantante. L’inclusione di flauti, tastiere e chitarre acustiche è un’ulteriore aggiunta alla proposta di questo artista di qualità.. l’album Dark Medieval Times del 1994, la prima uscita della Moonfog, tratta la tematica della peste nera ed è ambientato nella Norvegia del 1349. “The Shadowthrone”, uscito più tardi quest’anno, ha dimostrato le eccellenti abilità del batterista Frost, e la musica di Satyr rende questa release norvegese molto potente.

Gli Emperor sono anch’essi una delle bands più importanti nate dalla Norvegia. Nonostante l’appariscente elemento pro-Norvegese non sia il tema principale, esso è ancora presente nelle basi delle più importanti ideologie spirituali ed occulte del gruppo.

Gli Emperor sono stati anche una parte seminale della scena originale, e perciò sono importanti allo stesso modo in questa “nuova scena”… il chitarrista Samoth sta scontando attualmente oltre un anno per roghi alle chiese, ed il batterista Faust, come detto in precedenza, sta scontando i suoi 14 anni di condanna per le sue note azioni. Dato che ha già rilasciato un omonimo split album con gli Enslaved e che il loro album d’esordio, In The Nightside Eclipse, è uscito per l’inglese Candlelight Records e per l’americana Century Media, gli Emperor sono già diventati una delle migliori band metal a livello internazionale. Dopo il rilascio di Samoth, cantante e chitarrista è in programma la registrazione del secondo album. Ihsahn sta attualmente lavorando con un nuovo bassista e un nuovo batterista, mentre Samoth lavora da dietro le mura. Samoth gestisce anche la sua etichetta discografica, Nocturnal Art Production, che ha rilasciato un 7’’ fra EMperor e Ildjarn (skinhead black metal norvegese, crudo e brutale) ed anche un CD con Arcturus, una band che cattura sensazioni scandinave bellissime ed uniche.. sia epiche che gotiche. Gli Emperor sono davvero dei re fra i contadini. Hail!

Gli Enslaved sono anch’essi una fra le bands seminali delle terre del nord che meritano tutto il rispetto possibile per i loro sforzi all’interno dei percorsi spirituali del nord. Dall’inizio, con il loro primo demo, Yggdrasil”, fino al loro split LP “Hordansland”, gli antichi aspetti di paganesimo nordico erano forti.. trattavano le vecchie saghe, lodavano gli Asi ed i loro antenati. Comunque fu il loro album d’esordio sulla Deathlike Silence Production (postuma ad Euronymous in questa fase) che ha dimostrato di essere il più brillante. Vikingir Veldi ha presentato gli Enslaved nella loro forma migliore, unendo testi dalle Edda nelle antiche lingue norvegesi ed islandesi in modo brillante. La musica degli Enslaved fa pensare ad un viaggio in una tomba artica.. un suono unico ed agghiacciante. La Osmose production, francese, li ha ingaggiati per il loro secondo album, Frost, nel quale ci viene mostrato un lato più violento della band.. Potreste aver visto questa band maestosa nel loro recente tour negli USA quest’estate. Sempre su Osmose, gli Immortal hanno dimostrato di essere diventati uno dei gruppi più influenti nell’underground black metal mondiale.

 

Lungo il periodo dell’uscita imminente di un 7’’ e di tre albums (Diabolical Fullmoon Mysticism, Pure Holocaust e Battles in the North) hanno affinato il loro sound in un attacco sul filo del rasoio contro il debole.. La loro grande velocità ed aggressività è decisamente brillante.. davvero una delle bands più estreme in Norvegia.. ed una delle più famose.

L’ultima persona che desidero menzionare è Andrea Meyer-Haugen e la sua Horde of Hagalaz. Esso è un gruppo filosofico, non una band. Lei si descrive al meglio come “la voce delle streghe, degli stregoni e dei guerrieri del nord”, i cui obiettivi generali sono l’espressione dei “Miti e della Magia delle gelide terre pagane del nord e la comprensione del lato oscuro della natura umana”. Ha pubblicato un booklet nel quale tratta una parte di questi argomenti e delle sue ideologie; un secondo booklet sarà disponibile in seguito quest’anno.

Attraverso questo articolo ho trattato solamente la superficie di questa incredibile scena (omettendo il coinvolgimento del resto del mondo, anche se la Norvegia è soltanto una parte del tutto); è chiaro che non si tratta proprio di un movimento politico bensì di una rivoluzione filosofica. Riportare le Maestose terre del Nord all’onore ed alle tradizioni che un tempo avevano. Andate avanti ad immergervi da soli in questa arte oscura…

Is Black Metal a White Noise? (trad. Ita, fonte: Resistance Magazine, Gen. 2000)

In allegato al PDF sottostante ed in seguito in formato di testo la traduzione dell’articolo “Is Black Metal a White Noise”, dalla rivista “Resistance Magazine”, del Gennaio 2000, tradotto in italiano nel Settembre 2018.. Meglio tardi che mai.. Buona lettura agli interessati.

Is Black Metal a White Noise? trad ITA

IL BLACK METAL E’ UN RUMORE BIANCO?
Una breve storia del movimento

Il Black Metal è Rumore Bianco? Molti nel movimento White Power tendono a rispondere negativamente a questa domanda. La loro attitudine verso il Black Metal è riassunta da una dichiarazione dal sito internet “Rocking the Reds”; viene affermato che molte bands Death e Black Metal non possono essere considerate bands White Power, perché “chi prenderebbe sul serio questi ricchioni con capelli lunghi e make-up?”. Non c’è affatto da sorprendersi, dato lo spettacolo ridicolo che viene dato da auto-proclamate bands Black Metal come i Britannici Cradle Of Filth, una delle bands Metal più famose ad oggi. È difficile trovare qualcosa di “bianco” in loro, a parte il make up. Comunque le persone, specialmente gli attivisti White Power, dovrebbero avere imparato a non credere alla prima cosa che vedono: il Black Metal dei nostri giorni è sempre stato un ambiente neonazi. Nel 1992-1993, i mass media Inglesi e Tedeschi superarono sé stessi con i titoli sul terrorismo e la malvagità che emergevano dai ranghi del Black Metal. Per esempio, il cantante del gruppo Inglese Paradise Lost, Nick Holmes, una volta disse a riguardo della Nuova Ondata di Black Metal le seguenti parole: “E’ abbastanza spaventoso; è come i fottuti nazi nella Germania dell’Est… è la stessa tipologia di gioco di potere”. Egli si riferiva all’ondata di roghi che aveva colpito le chiese Scandinave nel 1992-1993. Nonostante le origini del Black Metal non lo siano, il genere è diventato velocemente più estremo di quanto lo Skinrock poteva mai essere.

La Nascita del Black Metal.

Tutto cominciò con il secondo album dei Britannici Venom, intitolato Black Metal, edito nel 1982. I Venom facevano parte della New Wave of British Heavy Metal e componevano una tipologia di Metal semplice ed accattivante. Il loro marchio di fabbrica erano testi stereotipati “Satanici”. Ovviamente erano influenzati dai famosi films dei British Hammer Studios, quindi la loro estetica era buffa, come si vedeva dall’estetica occulta dei loro concerti live. La loro “Filosofia Satanica” era puro intrattenimento, anche se dicevano di essere influenzati dalla Bibbia Satanica. Ma anche i Venom fecero l’incontro con gli Svedesi Bathory, che entrarono in scena solo tre anni dopo l’album “Black Metal”. I Bathory portarono all’estremo la frontiera musicale del Black Metal, unendo batterie iperveloci con chitarre completamente distorte e voce infernale.

Questa era la miniera più oscura che si potesse esplorare nella scena Heavy Metal dei primi anni ’80. I Bathory, che non suonarono mai live, soddisfavano anche i fans con ogni possibile clichè sul “Satanic Black Metal”. Giravano persino voci secondo le quali Quorthon, il leader dei Bathory, vivesse in una caverna e sacrificasse bambini ed animali alla superiore gloria di Satana… In seguito, i Bathory rilasciarono quattro dei migliori album del genere Viking Metal.

Dalle Ceneri.

Inaspettatamente quanto il rapido declino del Black Metal, ci fu la nascita della band Death Metal Norvegese Darkthrone. Mentre il loro primo album era un Death Metal classico e non straordinario, la band cambiò drasticamente sia il suo sound che la sua immagine nel suo secondo album, A Blaze in the Northen Sky, del 1991, che aveva un sound aggressivo e glaciale che influenzò fortemente le bands Black Metal seguenti: un lavoro di batteria pieno di rabbia, chitarre come motoseghe ed un cantato in screaming riguardo i paesaggi Nordici, fedi anti-Cristiane e brama di guerra. Seguendo la tradizione delle precedenti bands Black Metal, i tre musicisti usavano degli pseudonimi occulti, Fenriz, Nocturno Culto and Zephyrous, ed avevano un’estetica inusuale di vestiti di pelle con simboli occulti, cinture di proiettili ed in particolare, il “war paint”. Il cantante e chitarrista dei Mayhem Oystein Arseth, detto Euronymous, fornì ai Darkthrone le influenze per creare la loro estetica torva e sinistra. Oystein, una mente contorta con una passione speciale per l’adorazione del diavolo medievale, gli snuff movies e lo Stalinismo, merita veramente di essere chiamato il Padrino della New Wave of Black Metal, perché preparò tutto per un revival di questa branca dell’Heavy Metal quasi dimenticata negli anni prima del 1992. Il cantante dei Mayhem, Per “Dead” Ohlin, si suicidò nella primavera del 1991. Arseth fotografò il cadavere ed il sangue, ricavando anche collane da alcuni pezzi delle ossa di Ohlin che erano saltate in aria a causa del colpo di pistola alla sua testa. Questo episodio bizzarro non è in alcun modo strano per i musicisti Black Metal dell’epoca. Ripugnando il sentimento comune sulla vita e sulla morte, essi vedevano di buon occhio il Darwinismo Sociale e la “sopravvivenza del più forte”.

Mentre i Darkthrone diventavano i portabandiera del rinato Black Metal, l’attenzione della scena Metal si spostava velocemente ad altre bands Black Metal Norvegesi, come Burzum, Mayhem e Immortal. Quello che i giornalisti scoprirono intervistando i membri delle bands come Fenriz, Euronymous, Count Grishnackh, Faust e Demonaz diventò il loro peggior incubo. Questi musicisti avevano sviluppato un cocktail esplosivo di musica frenetica, fedi irrazionali e terrorismo anti-Cristiano. Parlavano di guerra contro il Cristianesimo e rappresaglie contro gli oppressori Giudeo-Cristiani a causa della cristianizzazione forzata dei popoli pagani del Nord. Glorificavano la violenza come un mezzo per prendersi la rivincita, deridevano la moralità cristiana e si vantavano della loro volontà di azione. Ad esempio Bard “Faust” Eithun, ex batterista degli Emperor (Norvegia), che attualmente (ndt, era il 2000) sta scontando una condanna a 14 anni di reclusione per aver accoltellato a morte un gay, una volta disse: “le vecchie bands semplicemente cantavano di fare questo, le bands di oggi lo fanno!”. Varg Vikernes, l’unico membro di Burzum, aggiunse: “sono un vichingo, e noi dovremmo lottare. Fate la guerra, non l’amore, giusto? Una piccola parte dello spirito vichingo sopravvive, e io sono parte di ciò. Odio la pace e l’amore. Della fottuta gente stupida va in giro ad amare gli altri. Noi dovremmo fare la guerra”. Questa non era più musica. Era una chiamata alle armi.

Onda di Fuoco

Infatti la prima chiesa bruciata da un’attivista anti-cristiano fu la Fantoft-Stavkirke, vicino alla città norvegese di Bergen. Questa chiesa di legno, che esisteva fin dal periodo della cristianizzazione della Norvegia, andò in fiamme il 6 Giugno del 1992. In seguito, un paio di chiese e cappelle furono bruciate in Norvegia e Svezia. Questo causò la morte di almeno un pompiere. La polizia sospettò subito del coinvolgimento in queste azioni di persone della scena Black Metal, ma ci volle un anno per arrivare alle prove per le accuse finali. La somma delle chiese bruciate e distrutte in Scandinavia dal 1992 al 1999 è arrivato quasi a 100, ma il fuoco arrivò anche oltre il Mar Baltico ed il Mare del Nord; le fiamme arrivarono a molti edifici cristiani in Europa e, pare, anche in Russia.

Queste azioni ovviamente non hanno niente a che fare con la musica, ma divennero comunque il marchio di fabbrica del vento violento del Black Metal. Per quale ragione giovani persone non affatto colpite dal cristianesimo si fermavano alla chiesa successiva per darle fuoco?

Il più noto bruciatore di chiese, anche se nega di averlo fatto, è Varg Vikernes dalla Norvegia. Non esita ad esprimere il suo supporto per questi atti di terrorismo e spiega le ragioni di questo pensiero: “E riguardo i miei motivi per supportare il rogo delle chiese.. l’età vichinga cominciò il 6 Giugno del 793, quando i vichinghi di Hordalands, in Norvegia, attaccarono un monastero in Inghilterra. Questo atto era una risposta alla conquista del re francese Carlo Magno e alla cristianizzazione dei sassoni nel 792, quando egli distrusse l’Irminsul (un albero sacro, dedicato a Donar; Irminaz è un nome di Donar, e Sul significa pilastro). Quando era successo questo, la Scandinavia era shockata, ed avevamo capito che saremmo stati i prossimi della lista se non avessimo colpito subito. L’attacco all’Inghilterra è il primo attacco che si ricorda, ma di sicuro non è stato il primo; infatti quasi l’80% degli attacchi erano diretti contro la Francia. Comunque, il 6 Giugno 793 è la data storica che simbolizza questa lotta disperata, e questo dovrebbe spiegare perché la Fantoft Stavechurch di Hordaland è stata bruciata il 6 Giugno 1992. Era l’introduzione della seconda era vichinga, il momento in cui ci riprendiamo ciò che è nostro. Questi roghi segnarono un cambiamento nella storia. D’ora in poi, le religioni Ebraiche saranno sistematicamente buttate fuori dall’Europa. Non possiamo più tollerare templi Giudeo-Cristiani sulla nostra terra. Mostrando la nostra volontà di resistere, accendiamo lo spirito della resistenza nel popolo.”

In realtà, molti degli autori dei roghi non avevano questo nobile ideale di rivalsa storica. Lo facevano solo per ragioni triviali, come shockare la società, esprimere odio contro il Cristianesimo o impressionare gli idoli della scena Black Metal. Uno di questi individui condannati per rogo è Thomas Haugen, membro fondatore della band Norvegese Emperor, che diventa molto goffo quando gli viene chiesto qualcosa sull’etichetta di “terrorista Black Metal”. Egli precisa che questa azione era stata commessa sotto l’influenza di Vikernes e della mentalità del primo Black Metal.

Comunque, anche quelli che desiderano prendere le distanze dai loro “reati” del passato sono stati strumentali all’obiettivo di tenere il Black Metal lontano dalla scena Heavy Metal ordinaria che, anche se ribelle, è ancora tollerata nella società mainstream.

Essa non è arrivata al Ragnarok previsto dagli attivisti Black Metal, e il loro destino fu simile a quello di altri movimenti estremi: lotte intestine e pressioni esterne li divisero in molti gruppi rivali incapaci di unirsi per il bene superiore di una missione comune.

IL PRINCIPE DELLA MORTE.

Oystein Arseth supportava la rinascita Black Metal con la sua etichetta discografica, la Deathlike Silence Productions, ed un negozio di dischi ad Oslo, chiamato Helvete. Sia l’etichetta che il negozio erano la spina dorsale della prima scena Black Metal Norvegese, un luogo di incontro per gli individui con la mentalità della “guerra contro il cristianesimo”. Arseth sicuramente sapeva che la sua posizione era importante nella giovane e selvaggia scena Black Metal, anche se diventava sempre meno adatto ad essere un modello per il Black Metal letale e disprezzante della vita che sosteneva a parole. Varg Vikernes, di alcuni anni più giovane del circa 25enne Arseth, inizialmente credeva alle dottrine di Arseth. Secondo Arseth “il Satanismo deriva dal Cristianesimo religioso, e lì dovrebbe stare. Sono una persona religiosa, e io combatto quelli che usano il Suo nome a sproposito. Le persone non dovrebbero credere in sé stesse ed essere individualiste. Esse dovrebbero obbedire, essere schiave della religione”. Oystein diventò amico di Varg, che alla fine rilasciò la sua musica di Burzum tramite la Deathlike Silence Production. Tuttavia Varg si accorse rapidamente della vera natura del suo nuovo amico. Oystein era un miserabile uomo d’affari e sprecava il suo denaro per l’etichetta discografica ed il negozio invece di procurarsi i fondi per attività terroriste come un tempo aveva promesso. Inoltre, non era esattamente il guerriero che pretendeva di essere. Guardava i porno invece che fare la guerra. Mentre Varg impressionava i suoi camerati con le azioni e non con le parole, Oystein si rivelò avere semplicemente una grande bocca; non riusciva a rispettare gli standard che egli stesso promuoveva.

Come i membri dei Venom prima di lui, Oystein era interessato a diventare una rockstar compensando la sua mancanza di successo musicale con un immaginario shockante. Alla fine, gli amici divennero nemici. È difficile ricostruire gli sviluppi che ci furono dopo che Varg uscì di prigione dopo 3 mesi con l’accusa di essere coinvolto nei roghi di Marzo 1993.

Se Oysten volesse davvero uccidere Varg per primo, causando un suo atto di autodifesa, è una materia alla quale credere o no. Comunque, Oystein Arseth fu ucciso da Varg Vikernes il 10 Agosto 1993. La polizia fece partire immediatamente le indagini all’interno della scena Norvegese e Svedese, e ci misero solo una settimana ad accusare Vikernes di omicidio di primo grado, oltre ad altre quattro accuse di roghi e altri reati minori. Nell’Aprile 1994, fu condannato a 21 anni, la pena massima in Norvegia. Vikernes divenne il Charles Manson Norvegese, il nemico pubblico numero uno. La stampa progressista pubblicò un titolo scandalistico dopo l’altro, diffondendo sempre più dettagli particolari sulla scena Black Metal Norvegese. Quella che era iniziata come una violenta ribellione giovani e, spinta dallo spirito degli antichi racconti e delle antiche saghe, veniva ritratta come un manipolo di adoratori del diavolo, maniaci assetati di sangue. La morte di Arseth ebbe un impatto tremendo sul Black Metal; portò alla perdita di quasi tutte quelle che un tempo erano le sue figure chiave. Comunque, la forza che era rimasta nell’ombra e aveva dichiarato guerra al Metal mainstream per quasi due anni, ora si trovava improvvisamente sotto i riflettori. Queste circostanze portarono il Black Metal ad una crescente popolarità ed attirarono l’interesse delle grandi aziende discografiche in queste bands lunatiche del Nord. Senza le falangi fanatiche delle prime bands Black Metal, che rifiutavano di condividere il destino mainstream del Death Metal, la commercializzazione del Black Metal iniziò definitivamente. Bands come Emperor e Satyricon, norvegesi, ritrattarono il loro precedente radicalismo; nacquero nuove bands come Cradle of Filth e Dimmu Borgir, che usavano l’estetica Black Metal rigettando però la violenza Black Metal. Varg Vikernes non uccise semplicemente l’uomo che era il maggiore responsabile del revival del Black Metal, ma finì per tarpare le ali alla scena. Con la scena frammentata, iniziò una lotta interna fra gruppi come F.O.E. (Friends of Euronymous) e F.O.G. (Friend of Grisnackh).

Le attività terroristiche sembrarono aver lasciato definitivamente la Scandinavia, ed era nato una nuova moda, una moda i cui seguaci usavano l’estetica Black Metal ed ascoltavano la musica, ma al tempo stesso erano ansiosi di farsi accettare dalla società e prendere parte al business musicale mainstream. Questo sviluppo, che iniziò nel 1994 e dura fino ai giorni nostri, finì per dividere ancora una volta la scena, fra mainstream ed underground.

Il Ritorno di Wotan

È noto che il Black Metal era nato come musica “satanica”. Dato che molte bands iniziarono quando erano teenagers, il loro “Satanismo” era più una ribellione contro i genitori e la società che altro. Erano interessati solo al valore shockante di questa estetica, anche se i Bathory dimostrarono che il progresso intellettuale può accompagnare l’evoluzione musicale. Mentre i primi tre albums erano meramente degli sfoghi satanici, con Blood Fire Death questa band iniziò un viaggio in sonorità epiche di Metal Wagneriano e mitologia Vichinga. La differenza fra le loro prime tre uscite ed il seguito sembra molto vasta. Ora chiunque comprende che la musica dei Bathory è legata agli stessi elementi archetipi. Come il Paganesimo fu corrotto e trasformato nella mitologia cristiana del Satanismo lungo i secoli, il Satanismo è stato gradualmente ri-trasformato in puro Paganesimo nella scena Black Metal. Oltre ai Bathory, Burzum ha avuto un grande impatto nella rinascita pagana che oggi ha quasi sostituito il Satanismo della vecchia scuola. Varg Vikernes non ha mai incluso il Satanismo nella sua musica né nella sua estetica, anche se era solito parlare di “male per il fine del male” nelle sue primissime interviste. Invece del Satanismo, utilizzava i romanzi di Tolkien come metafora del suo Odinismo. Ci si potrebbe chiedere perché Burzum non ha promosso il Paganesimo fin dall’inizio. Una ragione potrebbe essere l’influenza di Oystein Arseth ed i suoi dogmi satanici sulla New Wave of Black Metal. Vikernes iniziò a professarsi Odinista dopo che fu imprigionato per l’omicidio di Arseth. Da quel tempo, Burzum è esistito “esclusivamente per Odino, il nemico con un occhio solo del Dio Cristiano”. In Europa Varg diventò il portavoce più influente della rinascita pagana Pangermanista dal 1945. Gli album di Burzum successivi, specialmente Filosofem, Daudi Baldrs e “Hlidskjalf” si dimostrarono dei capolavori di arte Nordica.

Dal 1994, il Paganesimo ha continuato la sua marcia trionfale all’interno del genere Black Metal. Nazionalismo, Ariosofia, Misticismo del Sangue e Filosofia Volkisch hanno anche cambiato le visioni del mondo dei musicisti Black Metal.

Il Viking Metal ed il Pagan Metal sono diventati nuovi sottogeneri, con bands come gli Enslaved (Norvegia), Einherjer (Norvegia), Helheim (Norvegia), Thyrfing (Svezia), Vintersorg (Svezia), Absurd (Germania), Graveland (Polonia), Thor’s Hammer (Polonia), Gontyna Kry (Polonia), Nokturnal Mortum (Ucraina) e molti altri. Specialmente i Graveland sono diventati l’avanguardia del Paganesimo aggressivo e militante. Un personaggio noto ai lettori di Resistance, Rob Darken, leader dei Graveland, affermò che lavorava per “l’era ventura di una nuova guerra, un nuovo olocausto ed un nuovo Fuhrer che avrebbe guidato la gioventù forte, potente ed istruita alle tradizioni Pagane”. Darken promuove la vendetta sugli usurpatori Cristiani, e disprezza allo stesso modo la democrazia, il pacifismo ed il liberalismo. L’attivismo di Varg Vikernes non poteva essere fermato dai muri di una cella di prigione. Egli fornì l’idea iniziale del programma politico di un Fronte Pagano Pangermanista(All-Germanic Heaten Front, A.H.F.), un’organizzazione che sarebbe stata inconcepibile senza la rinascita pagana alla quale egli stesso aveva dato vita. Attualmente l’A.H.F ha divisioni in Islanda, Norvegia, Svezia, Olanda, Germania e Danimarca. Una branca dell’A.H.F. esiste persino in Nord America, ed è chiamata Vinland Heathen Front. Quello che era iniziato come una ribellione nordica di giovani arrabbiati stufi della loro comoda vita in una nazione Cristiana e progressista era diventato un movimento politico Neopagano. L’A.H.F. è attualmente un competitore credibile di altre organizzazioni Asatru Odiniste, molte delle quali sacrificano le ambizioni politiche per la comodità di una buona reputazione nella società. Il percorso dall’Helvete ad Asgard era terminato, ma è ovvio che doveva andare così. Quasi 10 anni dopo la rinascita del Black Metal, questo genere e la sua sottocultura giovanile rappresenta in modo chiaro una dichiarazione di Paganesimo ed Identità Ariana.

 

 

Cospirazione per la Supremazia.

Mentre gli autori dei roghi in Scandinavia usavano un’arsenale ideologico molto limitato per la loro crociata anti-Cristiana, l’attuale milizia Black Metal ha capito che c’è bisogno di un riarmo, sia ideologico che tattico. I legami fra il Black Metal e l’attivismo White Power organizzato sono decisamente aumentati negli ultimi anni. Nel 1996, i giornali francesi pubblicavano notizie riguardanti un “gruppo malvagio di adoratori del diavolo” accusati di aver dissacrato una tomba e fatto foto ai cadaveri. Tuttavia non era questo evento macabro ad aver fatto notizia. Quello che aveva davvero spaventato i giornalisti erano i collegamenti, scoperti dalla polizia, dei membri di bands Black Metal come Funeral/Kristallnacht e Bessed in Sin con i famosi Charlemagne Hammerskins. Una vera cospirazione “diabolica” che aveva fatto notizia, guadagnando i titoli di giornale: fanatici attivisti Black Metal uniti con altrettanto fanatici boneheads per assaltare lo status quo. Questo prometteva una notte insonne per le menti politically correct. Per i democratici, i progressisti ed i pacifisti era addirittura peggio: Lene Bore, la madre del “nemico pubblico numero uno” Norvegese, fu improvvsamente arrestata nel 1997 con le accuse di “supportare un gruppo armato illegale” perché accusata di aver fornito fondi considerevoli a questo gruppo di quattro giovani maschi. Il “commando terroristico” era accusato di aver pianificato la liberazione di Varg Vikernes dalla prigione e l’omicidio di alcuni membri del Governo Norvegese e della chiesa. Le accuse contro Lene Bore alla fine furono ritirate, e Varg negò ogni legame con il gruppo. Si noti che il capo del gruppo era nientepopodimeno che lo Skinhead Tom Eiternes, ex-leader del Norsk Hedensk Front (Fronte Pagano Norvegese), che si era convertito all’Odinismo dopo che aveva fatto amicizia con Varg in prigione. Gira voce che Varg volesse entrare nel Vitt Arisk Motstand prima di essere arrestato per l’omicidio di Arseth, e l’ovvio supporto degli Skinheads militanti per la sua causa dimostra ancora una volte gli stretti legami fra l’Odinismo violento ed il White Power militante. Un anno dopo, un’altra star del Black Metal divenne un fuorilegge dopo una carriera musicale considerevole. A differenza della Norvegia, la scena in Svezia non aveva mai avuto casi di omicidi. La situazione mutò nel 1998, quando Jon Noedtveidt, leader della band Black Metal molto popolare Dissection, venne preso in custodia per omicidio di primo grado.

Era sospettato di aver partecipato a vari omicidi irrisolti, l’ultimo dei quali riguardava un gay Algerino che fu ucciso con un colpo al collo a Gothenburg. Girava voce che Jon facesse parte di una setta satanica, e non faceva mistero di avere giurato fedeltà al “potere delle tenebre” nelle sue numerose interviste prima dell’arresto.

Comunque, era stato anche detto dai giornalisti di cronaca nera che questa “setta” aveva un’attitudine “fascista”. Jon ora sta scontando una condanna a 8 anni per concorso e favoreggiamento in omicidio.

Lo scenario “peggiore” della fratellanza fra Skinhead e Black Metal ci fu in Germania. Hendrik “JFN” Mobus, noto per far parte della band Black Metal Absurd, oltre che per la sua partecipazione in un omicidio nel 1993, ha scontato circa 5 anni e 4 mesi in prigione. Con due complici, uno dei quali era il chitarrista e cantante degli Absurd, Hendrik uccise un compagno di scuola il 29 Aprile 1993. Fu condannato a 8 anni di prigione, ma fu rilasciato sulla parola dopo aver scontato i due terzi della sentenza. In prigione Hendrik si affiliò idealmente alla Gentilità Germanica, maturò una visione del mondo Volkisch e Nazionalsocialista. Lentamente ma inesorabilmente la sua visione del mondo si era evoluta in un credo Nordico ed in un’etica Germanica. Hendrik affermò i suoi ideali in varie occasioni (ad esempio in “Lords of Chaos”, uscito per la Feral House Publication) e fu contattato da numerosi Skinheads Nazionalsocialisti. Dopo che fu rilasciato di prigione, Hendrik lavorò per l’etichetta indipendente Black Metal Darker than Black Records. Fece amicizia con i Saxonian Hammerskins ed infine diede vita ad una stretta collaborazione fra la sua etichetta e la loro, la Hate Records. Le autorità tedesche difficilmente avrebbero potuto tollerarlo. Il 6 Ottobre 1999 la polizia politica tedesca avviò una repressione pesante contro questa fratellanza. Grazie alla collaborazione fra poliziotti armati e membri dei Servizi di Sicurezza Nazionale e Pubblici Ministeri, fecero irruzione in quasi due dozzine di luoghi in tutta la Germania. Le etichette discografiche D.T.B Records (Erfurt), No Colours Records (Borna) e Burznazg Production (Bad Frankenhausen) furono fra gli obiettivi delle retate. Le accuse per tutti erano quelle di “diffusione di propaganda Nazi”. Far chiudere una o più etichette indipendenti per il governo tedesco era molto meno importante della volontà di contrastare il crescente avvicinamento fra gli estremisti delle scene Black Metal e Skinheads.

L’attivismo di Hendrik si scontrò ancora una volta con la legge, e furono portate nuove accuse contro di lui. Per “utilizzo pubblico di un simbolo Nazionalsocialista” fu condannato ad 8 mesi nel Luglio 1999, e dopo le retate menzionate prima, anche a causa dell’isteria dei media Tedeschi, il tribunale annullò anche il suo rilascio sulla parola. Inoltre, dopo la retata alla Darker Than Black Records, Hendrik fu condannato a 18 mesi per il suo contributo al libro “Lords of Chaos”.

In tutto, Hendrik Mobus doveva scontare ulteriormente più di 5 anni in galera. Ora è in fuga, ricercato dalle autorità tedesche con un mandato di arresto internazionale. Il miglior movimento organizzato fra Black Metal e Skinhead esiste oggi in Polonia. Quello che è ancora impensabile in altre nazioni è considerato di buon senso lì. Gli Skinheads e gli esponenti del Black Metal suonano insieme nelle bands, gestiscono etichette discografiche che producono entrambi i generi musicali e diffondono fanzines per entrambe le controculture giovanili. Lo split fra Graveland ed Honor che sta per uscire è un risultato di questa alleanza. Oltre ogni dubbio, la Polonia è oggi la fortezza mondiale del Black Metal Nazionalsocialista, seguita a breve distanza dalla Grecia, nella quale il movimento “Alba Dorata” è supportato da numerose bands Black Metal, come Necromantia, Legion of Doom e altre.

Camicie Nere – Black Metal

La primavera del 1999 segnò l’uscita della compilation The Night and the Fog – A Tribute to National Socialist Black Metal Underground, CD in edizione limitata. Questa release mostrava l’underground estremo Black Metal in tutta la sua estensione per la prima volta in assoluto. Bands dalla Polonia (Graveland, Thor’s Hammer, Gontyna Kry, Galgenberg, Fullmoon), Germania (Absurd), Francia (Kristallnacht, Bekhira) e persino Stati Uniti (Weltmacht, Birkenau) si unirono per celebrare solennemente la loro ideologia e la loro musica. Come ci si aspettava, la release ottenne l’attenzione della scena Black Metal, facendo piangere come cani bastonati le etichette discografiche ed i mailorder a scopo di lucro. Esse cercarono di ignorare e boicottare il Black Metal Nazionalsocialista, ma lo stesso underground aveva dimostrato che i loro sforzi erano vani.

Se nessuno fosse interessato nel Black Metal Nazionalsocialista, come i media del Metal ci vogliono far credere, perché allora c’è tutta questa richiesta per tale compilation? Perché vi è un interesse in crescita nelle bands che hanno contribuito ad essa? Il Black Metal, all’alba del nuovo, ma senza dubbio ultimo, millennio cristiano, è diviso in mainstream ed underground. Mentre il mainstream è quello che puoi vedere nelle pagine luccicanti dei giornali famosi, l’underground continua ad esistere, ed ora è svelato anche alla grande maggioranza. L’underground militante è entrato nelle nuove forme di mass media, ovvero l’internet.

Ora è rappresentato dal Pagan Front, una coalizione di varie etichette discografiche, compagnie di mailorder, fanzines e, senza dubbio, bands. Esse si considerano l’avanguardia della rinascita Pagana; trasmettono ai loro ascoltatori l’etica nativa, la fede Pagana e l’opposizione anti-Cristiana. Da questo punto di vista, questa branca del Black Metal è rivoluzionaria quanto il RAC e l’Hatecore. Il suono delle bands è la colonna sonora feroce e selvaggia per il ritorno di WOTAN, che riporterà alla gloria degli antichi popoli Nordici. Resistance Magazine quindi continuerà ad occuparsi delle bands principali di questo genere, perché siamo fermamente convinti che essi esprimono la Consapevolezza Ariana con la stessa intensità delle bands White Power.