The Black Order: Principi Basilari (fonte: sito ufficiale)

Principi alla base di The Black Order

1) Crediamo nel Wyrd, come forza del destino che è la rappresentazione delle forze creative e distruttive che permeano il Cosmo.

2) Il nostro Credo è fondato sulle Leggi della Natura, come rivelate dalla scienza e dalla vita stessa, laddove sia rilevata in tutte le sue manifestazioni in accordo con Wyrd, come la gioia dell’evoluzione e dell’entropia.

3) I sentimenti di affinità ed unità con la Natura espressa entro l’Ordine Cosmico e “Numinoso” vanno oltre i concetti di dualismo morale.

4) La nostra moralità è basata sulla convinzione che queste idee ed azioni che evolvono e rafforzano l’organismo riflettendosi nella loro rappresentazione di specie, razze, civiltà ed individui debbano essere incoraggiate anche se potrebbero essere viste come ostili, guardando una sola dimensione. Quello che non ci uccide ci rafforza.

5) Crediamo che la Natura, ma anche ogni civiltà manifestatasi lungo la storia, sia ciclica e quindi soggetta a cicli distinguibili di nascita, sviluppo ed infine di decadenza.

6) Il Cosmo opera attraverso delle polarità, e l’interazine di queste polarità causa sia il Cambiamento che l’Evoluzione. Queste polarità sono esemplificate dagli opposti come ad esempio Fuoco e Ghiaccio, Femminile e Maschile, o Luce ed Oscurità. Senza polarità non vi è progresso.

7) L’uomo non deve essere uno spettatore passivo o una vittima del “Fato”, ma attraverso la comprensione del Wird e attraverso la “Volontà”, l’uomo può essere un partecipante attivo nel processo di evoluzione ed attuare reali cambiamenti.

8) Quelli che sono in sintonia con la forza del Wird che permea la Natura trovano la propria energia dentro di sè; in questo modo sono collegati alla costante evoluzione attraverso l’Uomo Superiore.

9) Il destino della civiltà Occidentale è quello di giocare fra le stelle; il destino della sua evoluzione nel futuro prevedibile: l’Homo Galactica.

Per Aspera ad Astra – Europa Svegliati!
Wewelsburg, 20 Aprile 127yf

Fonte:

http://theblackorder.org/pages/articles.html

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INTERVISTA A FRANK KRAMER DEGLI STAHLGEWITTER IN ITALIANO

In allegato al link sottostante ed in formato testo, l’intervista integrale a Frank Kramer, chitarrista della storica band RAC tedesca Stahlgewitter ed attivista identitario, intervista del blog NSrevolt che tratta di argomenti extramusicali. Buona lettura agli interessati

 

intervista frank stahlgewitter settembre 2017

link originale in inglese

http://revoltns.blogspot.it/2017/09/frank-of-stahgewitter-interview.html

1) Ho il piacere di presentare il nostro prossimo ospite, Frank della storica band tedesca Stahlgewitter. Grazie per dedicarci parte del tuo tempo prezioso per rispondere alle mie domande. Puoi presentarti in poche parole?

 

Benvenuto a te e grazie per l’opportunità di far parte della rivista. Sono Frank, 40 anni, padre, musicista, blogger, nazionalista e attivo per la mia nazione da quando avevo 14 anni. Le mie bands sono gli Stahlgewitter e gli Halgadom; in aggiunta ho altri due videoprogetti. Der Dritte Blinckwinkel (il terzo punto di vista) e Multikulti trifft Nationalismus (il multiculturalismo incontra il nazionalismo). Nel primo, esprimo il mio punto di vista su alcune tematiche come nazionalismo, razzismo, genocidio bianco, motivazione; ribatto anche alle bugie dei mass media riguardo al nostro grande concerto Rock gegen Uberfremdung ad esempio. L’altro progetto coinvolge un immigrato nero. Discutiamo dell’immigrazione di massa senza rabbia bensì con rispetto reciproco. I sinistrosi ed i mass media cercano di boicottare questo progetto, perché distrugge lo stereotipo secondo il quale i nazionalisti sono stupidi e pieni di odio. Chiunque capisca il tedesco può guardare il mio blog. Qui potete trovare tutti i miei video ed i miei articoli.

https://derdritteblickwinkel.wordpress.com/

 

  1. Come è iniziato tutto? Quando e come hai conosciuto Gigi e deciso di formare un gruppo?

Quando avevo 14 o 15 anni avevo una one-man-band chiamata Volkstroie. Un camerata mi chiese se ero interessato ad una nuova band con il cantante dei Saccara. Mi piacevano i Saccara e la voce di Gigi, quindi fondammo la band nel 1995 e rilasciammo il nostro primo CD Das eiserne Gebet 1994.

  1. Qual è l’origine del nome della band? C’entra con il romanzo scritto dall’ufficiale tedesco Ernst Junger sulla Prima Guerra Mondiale inittolato In Stahlgewittern?

Sì, hai centrato. “Tuono d’acciaio” significa proiettili, bombe e qualunque cosa che uccida il nemico in una guerra.

 

 

  1. Parlami del vostro primo album, Das eiserne Gebet. Non avevi quasi esperienza come musicista a quel tempo (1996) e da quanto ricordo fu registrato con una drum machine e la maggior parte delle canzoni iniziavano con la stessa intro?

Usavo la drum machine per il mio primo progetto Volkstroie. Non eravamo davvero una vera e propria band, eravamo solo io e Gigi, quindi abbiamo fatto questa scelta. Non era proprio il meglio, quindi per tutti gli altri CD abbiamo usato un batterista reale.

  1. La band ha mostrato un grande miglioramento con l’album successivo, Germania (1998), che secondo molti fans è ancora uno dei migliori album della scena tedesca. Cosa ha causato questa rapida evoluzione degli Stahlgewitter?

Grazie per le tue parole! Ci dovrebbe essere evoluzione in tutto. Io e Gigi ascoltavamo moltissima musica metal, ed è per questo che la nostra musica è diversa da quella della maggior parte delle bands RAC. Perché tutta questa differenza fra i nostri primi due CD? Non lo so, ma è bello che tu e il nostro pubblico l’abbiano riconosciuta.

  1. Da quanto so tutti i vostri album sono stati messi all’indice dalle autorità Tedesche. Qual è il motivo per questo? Puoi spiegare ai lettori non tedeschi la radice di questa censura?
    Solo l’album Hohelied der Herkunft non è vietato. Abbiamo il sostegno di due o tre avvocato che controllano i nostri testi. Ma questa non garantisce di evitare problemi perché tutto dipende dalla decisione della pubblica accusa. Interpretano che alcune delle nostre parole potrebbero diffondere odio contro qualcuno o che dichiariamo di non avere un approccio così negativo per quanto concerne la Seconda Guerra Mondiale, e questo è vietato qui. È pazzesco. Nessun’altra nazione nel mondo, a parte l’Austria, ha delle leggi così stupide.

 

 

 

 

 

 

 

  1. Mi parli dei problemi che hanno riguardato te e gli Stahlgewitter per quanto concerne i Servizi Segreti Tedeschi? Quante unità vengono dispiegate nella lotta contro il cosiddetto “estremismo di destra”? Quando è stata l’ultima volta che hai avuto a che fare con essi?

Per molto tempo abbiamo dovuto subire perquisizioni e la mia chitarra fu confiscata dalla polizia, ma non siamo stati condannati. Hanno cercato di intimidirci, ma questo è impossibile. Devo dire che è da molto tempo che non ho problemi con le autorità, perché rilasciare un album richiede tempo, e la nostra ultima release è del 2013.
Il mio ultimo problema per “supportare un gruppo criminale” è stato quando ho messo un banner del mio negozio online nel forum Thiazi. Era il più grande forum “di destra” in Germania. Per avere discusso argomenti vietati in questo forum, il fondatore fu accusato di “fondare un gruppo criminale”. Ho dovuto pagare 900 € perché la pubblica accusa non aprisse un processo contro di me. Se avessi rifiutato di pagare, avrei dovuto viaggare a Rostock, una città della Germania Est, ad ogni udienza. A causa del mio lavoro, non potevo permettermelo, sia come tempo che come logistica. Quindi ho pagato i 900 € e ho ricevuto un grande supporto dai miei camerati, dato che hanno raccolto la maggior parte dei soldi per me. Molte grazie a questa Volksgemeinschaft (Comunità Popolare).

  1. Passiamo alla parte sociale e politica dell’intervista. So che la libertà d’espressione è alquanto limitata in Germania, quindi sentiti libero di ignorare ogni questione che tu possa trovare inappropriata o che pensi ti possa causare problemi legali in Germania. Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte, morto quest’anno, ha scritto un libro che riguarda la cosiddetta “Industria degli Immigrati” in Germania. Sei d’accordo che tale industria esiste?

Sì, sicuramente! Vi è un’agenta nascosta delle ONG e di altre parti di questa industria dell’immigrazione, come la commissione EU. Ma in realtà non è nascosta alle persone, che possono fare delle ricerche e leggere. Le Nazioni Unite la chiamano “immigrazione di sostituzione”. Lo scopo è riempire l’Europa di non-Europidi in modo che i consumatori possano salvaguardare l’incessante crescita del capitale e dell’economia. L’altro scopo è distruggere la nostra razza con la mescolanza razziale. Se non vi è un popolo omogeneo, non vi è una comune origine né un concetto di stato-nazione e quindi è più facile smantellare completamente i confini.

 

  1. Non posso evitare di fare una domanda sull’attuale situazione in Germania. Qual è il motivo di questi enormi flussi immigratori illegali? Qual è il ruolo della Merkel in questo? Pensi che lei abbia un reale impatto in questo processo o che sia manipolata da fattori esterni globali?

La Germania oggi non è una nazione sovrana. I cosiddetti politici sono come pupazzi nelle mani delle grandi banche, delle forze economiche e di una rete di ONG e lobbies che tirano i fili. La Merkel è anche lei una schiava di queste reti, come ogni politico prima di lei ed ogni politico che seguirà i suoi passi. Questa è la principale ragione per la quale dobbiamo cambiare l’intero sistema! La situazione è pessima. Dal 2015 abbiamo avuto più di 2 milioni di immigrati arabi e negroidi. L’80% di loro sono giovani uomini. Ogni giorno stuprano donne e bambine tedesche, c’è un’escalation di violenza e devastano il nostro sistema sociale. Tuttavia il principale problema non sono questi immigrati, bensì i democratici che li invitano e che li supportano dando più diritti a loro che alla popolazione autoctona. Un esempio: ci sono alcuni casi in cui gli immigrati bruciano la propria residenza per richiedenti asilo perché vogliono vivere in un altro posto. In questi casi gli immigrati non vengono puniti in alcun modo. È successo che un uomo tedesco ha dato fuoco ad una casa vuota in procinto di diventare una residenza per richiedenti asilo. Non voleva crimine, stupri e violenze nella sua città. È stato condannato a 2 anni di carcere per questo. Quando un immigrato stupra una donna tedesca o una bambina, il più delle volte evita la prigione. La motivazione è che gli immigrati non sanno come ci si comporta in Germania in quanto hanno una cultura diversa! Nei fatti, abbiamo leggi razziali antitedesche. I politici sono contro il popolo Tedesco. Il più grande genocidio nella storia!

  1. Quale sarà l’impatto di questi cosiddetti rifugiati per il sistema sociale ed economico Tedesco nei prossimi anni? Come vedi la Germania nel 2050?

Il nostro sistema sociale collasserà, e se non cambiamo questa situazione la popolazione Tedesca sarà una minoranza nella nostra stessa nazione. I cosiddetti rifugiati hanno anche il diritto di portare le loro famiglie in Germania. Quindi, 2 milioni diventeranno 8 o 9 milioni. Ma dobbiamo combattere contro questo genocidio e non ci arrenderemo mai.

 

 

 

  1. Per favore, puoi commentare i recenti eventi ad Amburgo, durante l’incontro annuale del G20? Perché le autorità permettono questo vandalismo e questa violenza ai sinistroidi e agli anarchici? Quanti dei manifestanti violenti arrestati è arrivato ad affrontare un processo?

Da quanto ne so non vi è stata nemmeno una singola condanna! I motivi sono semplici, il 70% dei giornalisti tedeschi si dichiara di sinistra o di estrema sinistra. Quindi i mass media copriranno la violenza reale e cercheranno di banalizzare la brutalità. La SPD (Partito Democratico Sociale) è il più forte partito ad Amburgo. Vi sono molte connessioni fra il SPD e i gruppi di sinistra violenti come gli Antifa o i Black Blocks. Un altro fatto importante è che i democratici hanno bisogno di questi estremisti di sinistra nella lotta contro di noi, ed è per questo che non vengono perseguiti. Spero che la polizia riconosca il vero nemico e sceglierà di stare dalla parte giusta quando verrà il tempo.

  1. Qual è la tua opinione sulle sottoculture all’interno del movimento Nazionalista in Germania? Sono utili per avere un maggiore supporto dai giovani o, al contrario, ci rendono più difficile diffondere le nostre idee al di fuori di questi movimenti sottoculturali specifici? Sei mai stato uno skinhead?

No, non sono mai stato uno skinhead. Sono stato nella scena Black Metal per molti anni. Non sono contro le sottoculture, ma non dovrebbero essere la cosa più importante per noi. Ci sono troppi ingredienti negativi come l’alcol, le feste e l’indisciplina. Ci sono sottoculture per 20 o 30 anni, ma la nostra cultura germanica, romana o slava ha migliaia di anni. Questo dovrebbe essere importante per noi. E sì, quando ci focalizziamo solo sulle sottoculture limitiamo la diffusione della nostra visione del mondo.

  1. Da persona presente nel movimento da più di 20 anni, cosa pensi delle persone presenti nella scena nazionalista tedesca? Come è stata l’evoluzione a partire dagli anni ’90?

Il movimento ha attratto molte persone e durante questa invasione di massa abbiamo raggiunto tipologie di persone che prima non stavano con noi. Più tipologie di persone generano un maggiore conflitto all’interno del movimento, e questo è un fatto triste. Ma sono sicuro che questi conflitti saranno messi da parte quando i tempi saranno più duri. Dobbiamo capire che non è l’ego ad essere importante, ma solo la comunità.

 

  1. Quanti di essi sono attivisti reali e quanti sono interessati solo all’estetica, al bere ed al divertimento?

Un fatto triste è che si riuniscono più persone per un concerto che per una manifestazione. Ma bisogna fare dei distinguo fra “scena” e “movimento”. La scena è “estetica e divertimento”, il movimento è la reale visione del mondo. Ma la maggioranza non ha niente da dire quando manca lo spirito.

  1. Segui qualche squadra di calcio locale? Come vedi la scena Hooligan in Germania? E’ un buon modo per essere pronti alla battaglia o è uno spreco di energie che è meglio preservare per combattere il Sistema?

Non seguo il calcio. Per me, è solo roba commerciale e multiculturale. Combattere quacuno perché tifa un’altra squadra è una cosa senza senso per me. Sì, può essere un allenamento per combattere. Ma ci sono così tante gangs, spacciatori ed altra feccia che meriterebbe maggiormente un “terzo tempo” ah ah.

  1. Cosa puoi dirci sulle relazioni fra nazionalisti Tedeschi e nazionalisti Polacchi? Per molti anni c’è stata ostilità fra di loro, ma negli ultimi anni sembra che la situazione stia migliorando.

Personalmente non ho contatti con i nazionalisti polacchi. Sicuramente c’erano problemi, a causa delle nostre difficili relazioni durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma penso che oggi abbiamo tanti problemi molto più importanti. C’è un genocidio in corso contro tutti i popoli bianchi e dobbiamo combattere insieme contro di esso. Non importa se vieni dalla Russia, dalla Germania, da Polonia, Bulgaria, Svezia o qualunque altra nazione bianca. Siamo uniti dal nostro destino nel mondo moderno con tutti i suoi sintomi di declino.

  1. Di recente ti si è visto su un canale youtube a discutere di vari argomenti con un reporter di origini Africane. Qual è lo scopo di questo progetto e perché hai scelto di collaborare con un negroide? Qual è il riscontro da parte del pubblico?

Ci siamo incontrati ad una manifestazione di Pegida a Colonia, nel Febbraio 2016. L’assalto sessuale di massa di Capodanno contro le donne tedesche era la ragione di tale manifestazione. Voleva sapere di più delle persone che erano a favore e contro Pegida. Si è avvicinato a noi e voleva parlare. Molti di noi pensavano volesse provocare, perché era negroide, come i rifugiati criminali. Quindi non è stato facile per lui.

L’ho visto, gli ho chiesto che cosa voleva sapere e gli ho esposto i motivi per cui stavo partecipando alla manifestazione e quello che volevo cambiare. Non sapevo che era abbastanza famoso a Colonia, perché mentre si presentava mi sembrava un intrattenitore. Ha organizzato eventi insieme a VIPs, uomini d’affari e artisti, chiamandoli “connettiti e celebra”; in questi eventi, ad esempio, le persone si possono conoscere. Ha fatto un video della nostra conversazione e l’ha messo sul suo canale Youtube. È stato assolutamente corretto e non ha alterato il contenuto delle mie risposte, come è pratica usuale con gli altri cosiddetti giornalisti. Ho commentato sotto il suo post facebook con il video e gli ho detto che è una persona corretta; l’ho invitato a farsi intervistare per il mio blog e lui ha accettato. È stata un’intervista molto lunga. Dopo l’intervista, ci siamo incontrati ancora a Colonia e ci siamo reciprocamente spiegati cosa pensiamo della situazione, dell’immigrazione di massa e della Germania in generale. Dopo il nostro incontro, mi ha chiesto se volevo fare un film con lui con tutta la storia dei nostri incontri. Ho accettato e quindi abbiamo fatto il primo video. Mi ha chiesto qual era la mia visione del mondo e gliel’ho spiegata. È stata una situazione dalla quale abbiamo entrambi tratto vantaggio. Nana Domena, così si chiama, ha potuto dimostrare che è un vero professionista, in grado di parlare con un Nazionalista Bianco, ed io ho avuto la possibilità di parlare liberamente della mia visione del mondo, specificando che il Nazionalismo non ha niente a che vedere con la violenza gratuita. Quindi abbiamo iniziato questo progetto di libertà di parola. I sinistrosi e il sistema ha cercato di distruggere il nostro progetto, dal momento che non si adatta agli stereotipi che i mass media diffondono su di noi. Il riscontro dal pubblico è stato assolutamente fantastico! I commenti sotto il video mostrano il rispetto per noi e per il nostro video da parte di diverse tipologie di persone. Alcuni stranieri, residenti da tempo in Germania, sono anch’essi contro l’invasione, così come le persone normali ed i camerati. Ricevo molti messaggi telematici da persone che hanno visto per la prima volta un Nazionalista che può spiegare il suo punto di vista senza tutta questa stigmatizzazione negativa. Ci sono stati solo alcuni individui di sinistra che hanno attaccato Nana perché “ha dato la possibilità ad un Nazi di fare propaganda razzista”. E solo una manciata di camerati non sono riusciti a capire perché ho parlato con un negroide. Lo dico ancora: non odio le altre razze, ogni razza ha il diritto di esistere, di sicuro nel proprio continente e o nella propria nazione. E sì, sono contro la mescolanza razziale e l’invasione straniera. Ma non cambiamo niente quando ci scontriamo con gli invasori. La radice del male è il sistema democratico/plutocratico. Ho detto a Nana che dovremmo rispedire migliaia di cosiddetti rifugiati alle loro nazioni per vivere in pace. Abbiamo parlato della differenza delle razze in medicina e nei tratti culturali.

Gli ho detto che un arabo non può diventare un Tedesco, come io non potrò mai diventare un Giapponese. Abbiamo parlato di questi argomenti in modo rispettoso, senza rabbia né odio. La cosa speciale è che un negroide ed un Nazionalista Bianco abbiano fatto ciò, e non vi è mai stato un progetto simile. Ok, negli USA David Duke ha parlato con un negroide in TV, ma in Europa questa è una novità e molti camerati supportano questo progetto.

  1. Quali sono le altre tue attività su internet? Parlaci dell’altro tuo video blog chiamato Der Dritte Blickwinkel.

Dopo il mio progetto con Nana Domena, ho ricevuto molte domande sul Nazionalismo, sul Razzismo e sull’Identità. Quindi ho trasformato il mio blog in un vlog, un video blog, e ho fatto dei video per spiegare la mia visione del mondo. Un video parla dei motivi per cui si deve continuare la battaglia, mentre un altro è sul realismo razziale; vi è anche un video sui Servizi Segreti che supportano il terrorismo, e così via. Nel futuro inviterò un vero studio cinematografico e discuterò di diversi argomenti con altri nazionalisti.

  1. Ritornando alla musica, dicci alcune parole sull’altra band in cui suoni, gli Halgadom. Come puoi descrivere il loro stile ed i temi principali trattati nei loro testi?

Halgadom è una forma di espressione per i miei aspetti filosofici e pagani. I testi parlano di mitologia germanica e sono filosofici. Alcuni album sono Pagan Metal, altri sono Neofolk. Io suono la chitarra, compongo le canzoni e canto nelle canzoni Neofolk.

  1. Qual è la tua opinione sulla nuova tendenza chiamata NS Rap?

Ogni generazione ha la sua musica di protesta. Uomini come noi hanno avuto il Rock o il Metal, i giovani di oggi preferiscono il Rap o l’Hip Hop. In realtà non fa per me questa musica ma credo che possa essere un modo per raggiungere i giovani se i testi sono dalla nostra parte.

  1. Qual è stato il motivo dei così pochi concerti live degli Stahlgewitter negli anni passati?

Gli Stahlgewitter siamo solo io e Gigi, e viviamo lontani l’uno dall’altro. Non proviamo insieme come le altre bands. Io registro i riffs a casa con il mio PC, poi li mando a Gigi e lui mi dice quali sono utili. In questo modo creiamo canzoni. E quando lavori in questo modo non è facile fare concerti. L’altra ragione è che i concerti live non fanno molto per me.

 

  1. Cosa possiamo aspettarci dagli Stahlgewitter nel futuro prossimo? Nuovi concerti o un nuovo album?

Quando ho del tempo libero, creo nuovi riffs con la mia chitarra. Ma il tempo libero è raro, quindi mi dispiace, non posso dire niente con certezza.

  1. Alcune bands tedesche come Exzess, Heiliger Krieg e Lunikoff Verschwörung hanno già suonato in Bulgaria. Accetterai un invito per un concerto nella mia nazione?

    Grazie per l’invito, ma non suono live. Creo le canzoni con Gigi e registriamo l’album, ma non ho tempo per i concerti. La mia famiglia, il lavoro, lo sport, i miei progetti video, il mio negozio online e molti messaggi telematici e lettere riempiono le mie giornate. Per i concerti devi chiedere a Gigi. Ha alcuni musicisti session per i concerti.
  2. Grazie per le tue risposte, Frank. Hai qualche messaggio finale per i lettori del blog?

Ti devo ringraziare per le tue domande interessanti. Noi europei viviamo in un periodo molto importante. Noi decidiamo se l’Europa resterà un continente di persone bianche o se la nostra grande Europa precipiterà in un abisso oscuro senza futuro per le prossime generazioni. Dobbiamo stare uniti e costruire la fortezza Europa.

 

 

La riforma del processo penale è ormai legge. Che cosa cambia per i cittadini?

Focus, 23 settembre 2017, Adriano Monti

 

Ecco le modifiche più importanti. Dopo il via libera dei due rami del Parlamento e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 4 luglio scorso, la riforma del processo penale è ormai legge. Che cosa cambia per i cittadini? Ecco in pillole alcune delle modifiche più importanti e un confronto.
Creata unificando in un unico testo diversi provvedimenti distinti, la riforma introduce altri importanti cambiamenti sia nel Codice penale (che definisce quando e come si commette un reato, con le relative sanzioni) sia nel Codice di procedura penale (che disciplina il processo penale vero e proprio).
Ricorso in Cassazione – Aumentano le sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilità. Se il ricorso è infondato la procedura avviene in modo semplificato; in pratica, cioè, senza contraddittorio.
Riforma dell’ordinamento penitenziario – Le deleghe al governo mirano a facilitare il ricorso alle misure alternative al carcere, incrementando il lavoro intramurario ed esterno, il volontariato e riconoscendo alcuni diritti di rilevanza costituzionale, come quello agli affetti. Sono esclusi dai benefici i condannati all’ergastolo per mafia, terrorismo e delitti di eccezionale gravità.
Processo a distanza per mafiosi in carcere – Nei processi di mafia, terrorismo e criminalità organizzata la partecipazione al dibattimento attraverso collegamenti in video diviene in sostanza la regola per detenuti, “pentiti”, testimoni sotto protezione e agenti infiltrati.
Prescrizione – L’obiettivo è quello di rendere più difficile che il reato si estingua col semplice trascorrere del tempo: un fenomeno che nell’ultimo decennio ha “arenato” circa un milione e mezzo di processi in Italia. Per questo, a partire dai reati commessi dopo la riforma, i tempi della prescrizione si allungano, con il “timer” sospeso per 18 mesi dopo la condanna di primo grado, di altri 18 dopo la condanna in appello e di eventuali 6 nel caso di rogatorie all’estero (cioè atti processuali che l’autorità giudiziaria chieda di effettuare fuori dai confini nazionali), oltre che durante gli interrogatori di polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero. Percorso in linea con gli ordinamenti francese e tedesco, dove qualsiasi atto giudiziario interrompe la prescrizione. I tempi si allungano a un minimo di 6 anni per i delitti e 4 per le contravvenzioni (con eccezioni al rialzo per reati gravi).
Negli altri Paesi. Francia. Da 1 a 10 anni, in base al reato; 30 anni per quelli più gravi, come terrorismo e traffico di stupefacenti. Germania. 30, 20, 10, 5 o 3 anni a seconda dei casi. Decorre da quando il reato viene scoperto.
Riparazione del danno – Nei reati perseguibili attraverso querela (e quindi di non grave impatto sociale), sentite le parti e la persona offesa, il giudice potrà dichiarare estinto il reato se l’imputato avrà riparato integralmente il danno con restituzione o risarcimento, e ne avrà eliminato le conseguenze nocive.
Negli altri Paesi. La cosiddetta “giustizia riparativa” è già applicata in vari ordinamenti esteri come quello tedesco (dal 1994) e britannico (2003).
Reati contro il patrimonio – Per i “reati predatori” il limite minimo della detenzione aumenta: da 6 anni a 7 per estorsione e rapina, da 1 anno a 3 per furto in casa, da 3 anni a 4 per lo scippo. Fa eccezione il voto di scambio politico-mafioso, dove aumenta pure il massimo: la forbice passa da 4-10 a 6-12 anni.
Negli altri Paesi. Germania. Fino a 10 anni. Gran Bretagna. Fino a 7 anni. Francia. Fino a 3 anni.
Intercettazioni e tutela della privacy – La legge delega l’esecutivo a predisporre norme per evitare la pubblicazione di intercettazioni che non sono rilevanti per le indagini, o che includono persone ad esse estranee, con pene fino a 4 anni di carcere per chi le capta in modo fraudolento e le diffonde per recare danno alla reputazione altrui. Come già previsto da una sentenza del 2016 della Corte di Cassazione a sezioni unite, viene ammesso come strumento d’indagine al pari delle intercettazioni – in modo particolare per i reati associativi, legati cioè al crimine organizzato – l’uso dei trojan, i virus informatici che possono trasformare pc e telefonini in vere e proprie cimici, captando suoni e immagini dell’ambiente circostante. Con alcuni limiti: l’avvio della registrazione non dev’essere indiscriminato ma deciso dagli inquirenti, e i dati trasmessi unicamente alla Procura.
Negli altri Paesi. Usa. L’Attorney General (ministro della Giustizia) può autorizzare il procuratore capo di uno Stato a presentare istanza al giudice federale per approvare l’uso di intercettazioni, in base a fondati sospetti, per ipotesi di reati gravi come omicidio, sequestro di persona, rapina, estorsione, corruzione di pubblici ufficiali ecc. Chi le divulga rischia fino a 5 anni di carcere. Francia. Autorizzabili unicamente dal giudice istruttore, solo se ritenute necessarie e per reati con pene superiori ai due anni di carcere. Durata massima quattro mesi, prorogabile. Gli operatori sono obbligati al rispetto del segreto istruttorio. Si trascrivono solo le parti utili al procedimento. Per intercettare parlamentari o magistrati, va informato rispettivamente il presidente dell’Assemblea o il procuratore generale della giurisdizione di appartenenza. Germania. Sono autorizzabili dal tribunale su richiesta della procura, solo se altri mezzi d’investigazione non sono praticabili. Esplicito divieto di utilizzare contenuti legati alla sfera intima della persona. Durata: 1 mese, prorogabile.
Tempi delle indagini – Dopo la chiusura delle indagini il magistrato ha 3 mesi di tempo (15 per i reati di mafia e terrorismo) per presentare la richiesta di archiviazione oppure quella di rinvio a giudizio che, se accolta dal giudice, fa iniziare il processo. Se non fa nulla, il procuratore generale presso la Corte d’appello può intervenire d’ufficio per avocare a sé il fascicolo e decidere il da farsi.
Negli altri Paesi. Francia. In caso di fermo, il giudice ha 6 mesi di tempo per interrogare il pm circa l’esito della procedura; quest’ultimo deve decidere entro un mese se esercitare l’azione penale o archiviare il caso. Se non lo fa, l’interessato può far valere la nullità degli atti.
Patteggiamento in appello – Già esistente nel Codice di procedura penale, eliminato nel 2008 ed ora nuovamente reintrodotto nella formulazione originaria. In sostanza le parti possono mettersi d’accordo sui motivi dell’appello ed eventualmente sulla nuova pena. Dopo il patteggiamento, il ricorso in Cassazione è ammissibile solo in alcuni casi particolari.
Negli altri Paesi. Germania. Introdotto nel 2009, come facoltà del giudice, non delle parti, di accordarsi su misure per snellire il procedimento. Francia. Introdotto nel 2004 per reati che prevedano pene detentive non superiori a un anno. A differenza dell’Italia, è necessario che l’imputato riconosca la propria responsabilità.

La vera natura del male e della malvagità (fonte: Osservando l’abisso, ONA)

La vera natura del male è stata fraintesa. Il male è naturale e necessario – verifica, abbatte, provoca reazione e quindi aiuta
l’evoluzione. Il male, definito correttamente, è una forza, che è amorale: cioè è oltre i confini delle “morali”. Le morali derivano da una prospettiva limitata (umana – o piuttosto, pseudo umana) e la morale è la proiezione della coscienza individuale sulla realtà. Le azioni degli individui, che normalmente sono considerate come
“malvagie”, sono cose che sono fatte da individui contro altri – cioè, gli atti malvagi sono considerati appartenerci, come specie. Per una tigre non è considerato “malvagio” uccidere e mangiare una persona: essendo naturale, nella natura della tigre. Ciò che è stato e che generalmente è considerato essere il male, negli uomini, è in generale niente di più che l’istinto – o piuttosto, un sentimento, un desiderio o desideri precoscienti. Un tale istinto è naturale – le azioni che risultano da esso possono essere benefiche o no.

Cioè, le azioni non sono “malvagie” di per sé. Esse non dovrebbero essere giudicate da qualche astrazione artificiale, ma piuttosto dalle loro conseguenze – dai loro effetti, che sono positivi o negativi. Tuttavia, possono essere positivi o negativi a seconda dei casi: cioè, la loro valutazione può variare a seconda della prospettiva scelta. Questa prospettiva è solitamente quella del “tempo”. L’unico giudizio corretto circa un particolare atto o azione è quello che tiene conto degli effetti di quell’azione non soltanto nel presente ma anche nel futuro, e quest’ultimo su una vasta scala di tempo.

I veri atti di malvagità sono quelli che sono fatti consapevolmente – e questi possono essere di due tipi. I primi sono atti ignoranti: fatti con una mancanza di autoconoscenza e solitamente senza nessun apprezzamento dei loro effetti al di là del momento. I secondi sono atti apersonali fatti con una conoscenza degli effetti al di là di quelli del momento. Il primo non richiede valutazione al di là dei sentimenti personali; l’ultimo richiede una valutazione al di là del personale. Gli atti istintivi non sono “malvagi” – essi derivano solitamente dall’immaturità. Gli atti malvagi derivano dalla maturità – ma l’immaturità è richiesta per raggiungere questa fase. Cioè, c’è una crescita. La “morale” tenta di soffocare l’istinto e quindi di limitare la crescita.

Mano destra e Mano Sinistra (Fonte: Osservando l’Abisso, ONA)

<<La realtà è abbastanza differente. Le Vie della Mano Sinistra e le Vie della Mano Destra sono abbastanza distinte e differenti sia nei loro metodi che nei loro obiettivi. La differenza più importante è che la Via della Mano Destra è restrittiva – certe cose sono proibite o disapprovate – ed è collettiva. Cioè, la Via della Mano Destra porta via una certa responsabilità dall’individuo avendo un dogma formale, un codice di etiche e di comportamento, ed avendo l’individuo che partecipa in un gruppo organizzato, per quanto sregolato quel gruppo possa essere.

In contraddizione, la Via della Mano Sinistra nei suoi metodi non è strutturata. Nella Via della Mano Sinistra genuina non c’è niente che non sia permesso – niente che sia proibito o ristretto. Cioè, la Via della Mano Sinistra significa che l’individuo si assume la responsabilità esclusiva per le proprie azioni e per la propria ricerca. Questo rende la Via della Mano Sinistra sia difficile che pericolosa.

Tuttavia, l’Iniziato genuino della Via della Mano Sinistra sta intraprendendo una ricerca e come tale sta cercando qualcosa: cioè, c’è una dinamica, un imperativo circa le proprie azioni, nonchè la comprensione cosciente e l’apprezzamento che tutte queste azioni sono soltanto una parte di quella ricerca; esse non sono la ricerca stessa.

A causa di questo, per sua natura la Via della Mano Sinistra è spietata – il forte di carattere vince, per mezzo del debole che affonda. Nella Via della Mano Sinistra non ci sono “reti sicure” di nessun genere, non c’è dogma o ideologia da far valere, nessuno che fornisca comodità ed ammorbidisca i colpi, nessuna organizzazione, individuo o “Essere” che gestisca le cose quando diventano difficili, e che fornirà sostegno, compassione e comprensione. O, cosa altrettanto importante, che allontani la responsabilità dell’Iniziato dai suoi atti. La Via della Mano Sinistra genera autorealizzazione ed autoeccellenza – o distrugge, letteralmente o tramite l’inganno e la pazzia.

Essenzialmente, l’Iniziato della Via della Mano Sinistra è uno spirito libero, già in possesso di un certo carattere ostinato, mentre l’Iniziato della Via della Mano Destra è in schiavitù alle
idee ed ai modi di fare le cose di altre persone.

In sintesi, la Via della Mano Destra è morbida. La Via della Mano Sinistra è dura. La Via della Mano Destra è come un gioco confortevole – e che può essere giocato, lasciato per un po’, poi ripreso di nuovo. La Via della Mano Sinistra è una lotta che richiede anni. La Via della Mano Destra vieta il comportamento e limita la responsabilità personale. La Via della Mano Sinistra significa autoresponsabilità ed autosforzo. La Via della Mano Destra richiede che l’individuo sia conforme in un certo modo. La Via della Mano Sinistra non è restrittiva.>>

I Diversi Tipi di AntiBianchi (traduzione da This Is Europa)

In allegato al PDF sottostante la traduzione di un articolo dal sito “This Is Europa” che parla delle diverse tipologie di antibianchi.

I diversi tipi di antibianchi – Traduzione da This Is Europa

Di seguito anche il testo completo. Buona lettura agli interessati.

FONTE ORIGINALE IN INGLESE: http://thisiseuropa.net/different-types-of-antiwhites/

INTRODUZIONE

Abbiamo già scritto riguardo la mentalità antiBianca, i casi in cui definiamo chi sia anti-bianco e chi no ed i diversi metodi per affermare se qualcuno è antiBianco. Comunque, molte persone dimenticano che il sentimento antiBianco può arrivare da ovunque e da chiunque. Gli antiBianchi non sono un blocco unico o un gruppo specifico di persone. Essi hanno un background ideologico e culturale diverso fra loro, e più spesso che no sono accomunati unicamente dal fatto che sono antiBianchi. La mentalità antiBianca può manifestarsi in ogni ideologia, come questo articolo vi mostrerà. Verranno quindi descritte le diverse tipologie di antiBianchi. Tenete conto che alcune di esse potrebbero a prima vista sembrare molto simili dal momento che il sentimento alla loro base è lo stesso; tuttavia esse sono diverse per i diversi modi nei quali si esprimono. Esse possono essere antiBianche per ragioni diverse ad un livello conscio ma condividono tutte lo stesso inconscio sentimento antiBianco nel loro sistema di valori; ovvero che i bianchi siano fondamentalmente malvagi e che il mondo sarebbe un posto migliore senza di noi. Considerate anche che le categorie elencate sono quelle nelle quali potrete solitamente trovare gli antiBianchi, ma non tutti gli appartenenti a queste categorie sono antiBianchi. Vi sono, ad esempio, molti pro-Bianchi che sono Cristiani, capitalisti, ecc. Comunque, le persone che hanno una mentalità antiBianca possono essere grossomodo divise in queste categorie.

1. L’ANTIBIANCO LIBERALSOCIALISTA
Questo è forse una delle tipologie più comuni di antiBianco che vediamo oggi. I liberalsocialisti antiBianchi sono sicuramente quelli che si sentono nella maggior parte dei mass media e dei dibattiti politici nella maggioranza delle nazioni Occidentali. Come tutti gli anti-Bianchi, essi hanno un obiettivo inconscio di eliminare i Bianchi. Tuttavia, ad un livello conscio, la loro principale argomentazione di solito è che vogliono aiutare i rifugiati, non importa quali siano i costi e le conseguenze. Ad un livello conscio, non sono antiBianchi che vogliono eliminare i Bianchi. Essi si considerano persone buone che vogliono aiutare i bisognosi.
Essi credono, o almeno lo dicono, che la diversità è un punto di forza e che dobbiamo avere diversità perché è giusto avere diversità. Sicuramente il termine “diversità” significa “meno Bianchi”, dal momento che considerano che solo le zone Bianche, le scuole, i posti di lavoro ecc Bianchi abbiano bisogno di più diversità. Stiamo diventando una minoranza nelle nostre nazioni e vi sono molti metodi per aiutare le persone senza che questo implichi un mondo senza Bianchi. Non si interessano a queste argomentazioni appena esposte. Nei fatti, è molto probabile che considerino tutto ciò una buona cosa.

2. L’ANTIBIANCO MARXISTA/COMUNISTA.

Questa categoria di AntiBianchi è molto simile alla tipologia liberalsocialista, la differenza è che essa è di solito una versione più estrema della precedente. Essi usano argomentazioni simili, perlopiù empatiche, per quanto riguarda i confini aperti. Essi vogliono tutto per tutti. “Nessun umano è illegale” è la giustificazione comune per il genocidio Bianco ed i confini aperti. Essi tendono ad essere più propensi alla violenza rispetto alle altre tipologie antiBianche. O perlomeno hanno un modo di porsi più aggressivo rispetto agli altri anti-Bianchi, dato che spesso sono molto diretti nell’esprimere il loro odio antiBianco. Gli antiBianchi appartenenti a questa categoria sono spesso più consapevoli di esserlo rispetto alle altre tipologie, che sono antiBianche ad un livello più inconscio.

3. L’ANTIBIANCO RELIGIOSO
Molti pensano che i musulmani siano gli ovvi rappresentanti di questa categoria, dal momento che dobbiamo rapportarti con l’attuale minaccia di gruppi radicali musulmani e terroristi come quelli dell’ISIS; inoltre molti musulmani hanno senza dubbio un odio genuino verso il Mondo Occidentale (specialmente verso gli USA) e verso la nostra cultura. Tuttavia, solitamente i musulmani non sono antiBianchi, di solito sono semplicemente pro-Islam. O contro i Cristiani e i non Musulmani in generale. Dal momento che il loro odio verso l’Occidente è prevalentemente basato su motivi culturali e religiosi invece che su motivi razziali, il loro sistema principale di valori non è in sé antiBianco. Invece il Papa è famoso per promuovere politiche di confini aperti per le nazioni Bianche. Ultimamente ha scatenato un dibattito con la sua opposizione all’idea di Trump di costruire un muro al confine Messicano. Inoltre, gli antiBianchi appartenenti a questo gruppo sono più degli antiBianchi non cristiani, dal momento che essi seguono la religione maggioritaria del Mondo Occidentale; anche negli ultimi decenni le autorità Cristiane hanno promosso ideali anti-Bianchi. “Quali rifugiati Gesù avrebbe mandato indietro?” è una giustificazione comune fra i Cristiani antiBianchi per supportare l’incessante immigrazione. Essi di solito dicono che questo riguarda l’amore e la costruzione di ponti, ma le loro argomentazioni portano ancora alla conseguenza di un mondo senza Bianchi. Le frasi che usano per giustificare le politiche dei confini aperti sono abbastanza simili a quelle usate dai liberalsocialisti antiBianchi. Semplicemente tendono a mescolare tali argomentazioni con la religione. I Sionisti antiBianchi, come Barbara Spectre, che chiede di continuo confini aperti per le nazioni Bianche (ma non per Israele) fanno parte di questa categoria. Essi sono abbastanza simili alla tipologia Marxista nel loro approccio, dal momento che sono molto diretti quando spiegano ciò che vogliono.

4. L’ANTIBIANCO LIBERTARIO/CAPITALISTA.

Ci sono molte persone che beneficiano economicamente dalle attuali politiche migratorie dell’Occidente. Con l’apertura dei nostri confini e l’importazione di una massa di individui del Terzo Mondo, il numero di persone disoccupate disposte a lavorare a condizioni peggiori crescerà. Una persona proveniente dal Terzo Mondo probabilmente è felice, o almeno si accontenta, di ricevere un salario più basso della maggioranza delle persone dell’Ovest. Per questo motivo risulta un lavoratore più conveniente da assumere per un capitalista antiBianco. Un altro modo in cui i capitalisti antiBianchi beneficiano del nostro genocidio è tramite gli investimenti nella cosiddetta “industria dei richiedenti asilo”. Essi comprano proprietà, anche palazzi, e le affittano allo stato perché ci ospiti immigrati non bianchi. In questo modo essi ottengono notevoli profitti. Nonostante tutti questi schemi truffaldini, la principale motivazione per i capitalisti antiBianchi è ottenere una fornitura quasi illimitata di forza lavoro a basso prezzo, al fine di accrescere i loro profitti. Questo li pone al di fuori delle altre tipologie, dal momento che non sono antiBianchi in senso ideologico come lo sono ad esempio i liberal/marxisti antiBianchi. Spesso essi dicono che “è un bene per l’economia” o che essi “stimoleranno la nostra economia” per giustificare queste politiche.

5. L’ANTIBIANCO CONSERVATORE
Questa categoria potrebbe sorprendere alcuni di voi; perché i conservatori dovrebbero essere su questa lista? Beh, il nocciolo della questione è che non tutte le persone dalla mentalità antiBianca sono membri della sinistra politica. Molti nella destra politica vogliono apparire “rispettabili” agli occhi dell’establishment di sinistra e dei mass media nella speranza di ottenere approvazione. Alcuni credono che questi conservatori non sono come appaiono ma che sono in realtà pro-Bianchi, con istanze pro-Bianche che tengono nascoste. Indipendentemente da questo, le loro argomentazioni sono pur sempre antiBianche. I “conservatori rispettabili” di solito affermano che sono contrari alle attuali politiche migratorie per il motivo che ne stanno arrivando troppi e troppo velocemente. Essi vogliono limitare l’immigrazione in modo che gli immigrati che sono già qui nelle nostre nazioni possano essere facilmente integrati o assimilati prima di farne arrivare altri. Mattias Karlsson dei Democratici Svedesi è un tipico esempio di antiBianco conservatore, dal momento che è noto per eliminare i suoi avversari più popolari all’interno del suo partito ed usare un ingannevole “approccio antirazzista”. La sua enfasi è sulla cultura e la tradizione, non sul nostro popolo. Essi credono, o almeno affermano, che tutti possono essere “Svedesi”, “Britannici”, “Francesi” ecc semplicemente adottando il nostro sistema di valori culturali ed il nostro stile di vita. Vogliono solamente rimpatriare gli immigrati che commettono crimini ed assimilare gli immigrati che si comportano in modo rispettoso delle nostre leggi e della nostra cultura. Si concentrano sull’Islam ma non sul fatto che stiamo diventando una minoranza nelle nostre nazioni. E strilleranno “nazista razzista” contro chiunque si opponga alle attuali politiche migratorie, proprio come farebbe qualunque altro antiBianco. Per citare un membro dell’UKIP: “L’UKIP non è mai stato contro l’immigrazione in sè. Siamo sempre stati contro l’immigrazione incontrollata”. Nonostante essi dicano che l’immigrazione in corso sia eccessiva, di fatto lavorano per lo stesso obiettivo di tutti gli altri antiBianchi. Diventeremmo comunque una minoranza anche se avessimo politiche migratorie un po’ meno liberal. Al netto di questo, essi vogliono farci annegare in un melting pot; di fatto essi supportano politiche che portano al genocidio Bianco.

CONCLUSIONI

Quindi vi abbiamo descritto le principali tipologie di antiBianchi. Anche se sembrano diversi fra loro ed usano diverse argomentazioni, tutti loro favoriscono più immigrazione, integrazione ed assimilazione. Tutti loro favoriscono politiche che portano noi Bianchi a diventare una minoranza nelle nostre nazioni. In altre parole, tutti loro supportano politiche che portano al genocidio Bianco. Bisogna notare che queste diverse espressioni sono usate da queste diverse tipologie di antiBianchi ad un livello consapevole; tuttavia ad un livello inconscio tutti loro condividono lo stesso sistema di valori antiBianco. Analizzeremo e spiegheremo in modo più dettagliato in un futuro articolo le differenze fra i loro modi di pensare consci ed inconsci.

 

 

Il concetto di Divino nell’Uomo per Ernst Bergmann (1934)

[…]
Per l’uomo, non vi è alcun motivo di insuperbirsi, se egli riconosce l’eterna verità della seguente affermazione: l’uomo è la sede della nascita di Dio nel mondo. Tutti noi sappiamo quanto oggi l’uomo sia ancora lontano dal perfezionamento morale. Di ciò sono colpevoli le molte religioni malsane che egli ha avuto. Se il Tedesco di 1200 anni fa avesse potuto mantenere la pura e nobile religione ed etica tedesca dei Germani che in passato aveva stupito Tacito, piuttosto che adottare una religione dei Vicino Oriente che porta al rammollimento e un’etica non-ariana che conduce alla degenerazione, non si sarebbe gunti al misfatto che il nostro sentire si oppone a mettere in relazione l’idea di Dio con quella dell’uomo.
[…]
Soltanto chi crede nell’uomo lo può moralizzare. Chi non crede in lui, ma in un Dio dell’aldilà che si presume perfetto, non realizzerà mai il perfezionamento morale dell’uomo. Poichè il Dio dell’aldilà è possibile soltanto come controparte di un uomo caduto e peccatore. Pertanto, l’elevata fede nell’Uomo nella Religione tedesca è l’inizio di ogni etica. E la dottrina del Dio dell’aldilà della religione giudaica di Yahweh, che svilisce e critica l’uomo, fu l’inizio della fine di ogni etica. Nell’era della fede nel Dio dell’aldilà, l’uomo è caduto ed è diventato cattivo.

(11-ma Tesi della Religione Tedesca, Ernst Bergmann, 1934)

La Religione Tedesca e il concetto di Dogma (Ernst Bergmann)

[…]

I dogmi sono articoli di fede o teorie religiose generalmente accettate come tali, in cui vengono enunciate delle asserzioni su Dio e sulle cose divine che contraddicono la verità e la ragione, e, proprio per questo, giacchè l’intelletto le indica come irragionevoli, possono e devono soltanto essere credute.

[…]

Se si prendono degli articoli di fede da religioni straniere che presentano come vero qualcosa di logicamente assurdo, allora questo impedisce la religiosità vitale e la moralità piuttosto che promuoverle.

[…]

La via della Religione tedesca verso il Divino è la conoscenza-che-guarda. Nella Religione tedesca non vi è la fede intesa nel senso che qualcosa d’indimostrabile dovrebbe essere considerato come dimostrato. Essa è, infatti, una religione priva di dogmi. Ma vi è, invece, la fede intesa nel senso di una fiducia nella forza vittoriosa del Divino nel mondo e nell’uomo.

[…]

Essa è, come tutte le religioni indogermaniche, una religione di conoscenza, e non una religione di fede nè una religione dogmatica. Odino era un Dio della conoscenza, che sacrificò un occhio per un conoscere ed un sapere, non certo per un articolo di fede o per un dogma. Un dogma non vale nemmeno il sacrificio della falange di un dito, non parliamo quindi di un occhio.

(Quarta tesi della Religione Tedesca, Ernst Bergmann)

RAZZISMO E POSSESSI COLONIALI (Lidio Cipriani – 1938)

In allegato al link sottostante in formato PDF l’articolo RAZZISMO E POSSESSI COLONIALI di Lidio Cipriani, tratto dal terzo numero del primo anno del periodico LA DIFESA DELLA RAZZA del 5 Settembre 1938.

razzismo e possessi coloniali – Lidio Cipriani – 1398

Di seguito il testo integrale. Buona lettura agli interessati.

Niente, meglio del razzismo, giustifica i possessi coloniali in Africa. Anche senza dar valore a qualsiasi altro dato, basta a provarlo l’atteggiamento attuale degli Africani verso la loro terra. Giova ripeterlo: essi non danno affidamento di riuscire mai a incivilirsi nel senso inteso da noi; quindi non capiranno mai quanto c’è da fare per sfruttare a vantaggio dell’umanità le immense risorse naturali che avrebbero a portata di mano. Non è giusto che mentre il mondo ne abbisogna, quelle risorse giacciano inutilizzate per rispettare una simile situazione; e piuttosto esse conferiscono il diritto alle nazioni civili di agire in Africa onde metterle in valore per il benessere universale. Certo, questo non autorizza a soprusi o ad atti inumani verso gli originari occupatori del suolo; all’opposto, è doveroso farli partecipare ai benefici creati sul posto dall’impulso di cui son portatori i coloni. Ma è inutile nutrire illusioni e sprecare tempo, denaro ed energie, come tanti vorrebbero, in grandi cure redentrici, perchè resulterebbero sproporzionate agli effetti. Gran parte della legislazione coloniale dovrebbe, anzi, senza indugio variarsi in rapporto a ciò che l’Africano realmente possiede in fatto di doti psichiche e di progresso verso la nostra civiltà. Intanto dobbiamo sgombrare la nostra mente da utopie come quella sul sorgere di stati negri indipendenti che un giorno dovrebbero sorprenderci creando da sè eserciti di terra e di mare, tribunali, università e officine. Chi lo sostiene evidentemente non ricorda che già l’Africa tentò di fondare potentati indigeni ma che tutti scomparvero per mancanza di civiltà propria. In vari libri miei cercai di dimostrare perchè tali creazioni non potranno sussistere mai e le ragioni naturali, ogni giorno più acute, vietanti in maniera recisa agli Africani di sviluppare industrie o anche soltanto un’agricoltura estese poco oltre i loro immediati bisogni. Dissi pure da anni che sulle razze africane pesa un imperativo biologico da cui son rese sempre meno atte non solo ad assimilare una civiltà straniera un po’ elevata, ma perfino a serbare la propria; che è infondato, perciò, pretendere l’ascesa evolutiva di genti trascinate al tempo stesso alla decadenza da invincibili cause congenite.

 

 

Tanto dura verità non è smentita da nessuno degli argomenti portati dai contradditori: fra i vari, quello della mirabile struttura di parecchie lingue africane a prova del notevole potere innato di logica degli indigeni. Nel fatto è, all’opposto, un altro indizio del regresso verificatosi negli Africani. Si ha appunto, fra essi, l’esistenza di lingue a struttura sproporzionatamente superiore a quella da attendersi osservando la loro presente cultura. Benchè divenuti oggi incapaci a crearsi un istrumento tanto perfetto come la lingua di cui si servono, riescono però ad adoperarla con facilità e a mantenerla attraverso le generazioni. Valga un esempio: i Negri della Guiana, fuggiti nel 1718 ai padroni, usano ancora nella loro comunità, insieme alle parlate originarie, il portoghese imparato in schiavitù. Niente radicò invece delle maniere europee di cui vennero a conoscenza, mentre ricostruirono parecchio della cultura africana. Per usare un vecchio confronto dirò che le lingue africane appariscono talora una stonatura e quale un manto sfarzoso sopra un abito a brandelli. Esse provano non la mentalità attuale degli Africani, ma quanto i loro antenati li superavano. La memoria non comune di coteste genti, mentre permise di tramandare per secoli le lingue del passato, le aiutò anche nell’insistere in speciali modi di vita. Osservatrici come sono per natura, di animali, piante e indizi vari, riescono a trarre profitto da particolari che sfuggono all’attenzione dei Bianchi perchè attratti da interessi diversi. Di conseguenza il Bianco è inferiore al Nero nella vita di foresta: donde il senso di disagio e la tendenza del primo a supplire con l’intelligenza ove altre doti non bastano, e la piena soddisfazione del secondo a parità di condizioni. Differenze innate del genere contribuirono forse a spingere le razze sulla via dei progresso, o viceversa a mantenerle in stasi senza desiderio di uscirne. Per le accennate e tante altre ragioni apparisce illogico lasciare l’Africa agli Africani: abbandoneremmo, così, un immenso deposito di ricchezze in cui sarebbe invece colpevole non attingere a fondo. Si pensi che non poche delle cose usate da noi si ottengono solo, o soprattutto dall’ Africa. Fra le più pregiate, poi, molte sono quasi esclusività africana. Così i diamanti che brillano nelle vetrine dei gioiellieri provengono in gran parte dal suolo di Kumberley; e l’oro, in quantità da non credersi, esce ogni anno dai filoni del Rand a Johannesburg.

La gomma e gli oli vegetali con cui tanto sapone è fabbricato, costituiscono pure abbondanti prodotti dell’Africa. Lo zucchero, il caffè, il cotone e i legni preziosi vi prosperano a meraviglia, mentre bestiame in gran numero pascola nelle sue sterminate praterie. Dà manufatti in entità trascurabile, ma le materie prime già fornite da essa hanno importanza tale da influire sul benessere di qualsiasi nazione: questo, seppure molto e molto resti ancora da fare! In quanto a commerci, la sola Colonia del Capo ha un movimento annuo di importazioni e di esportazioni sui 17 miìiardi di lire italiane; l’Africa Orientale Inglese, benchè appena ai primordi del suo rendimento agricolo e minerario, supera i tre miliardi. Per altre colonie africane le cifre non sono dissimili. Dia ciò idea della portata economica, sociale e politica della situazione africana e del dovere nostro di favorirne gli sviluppi. Possiamo farlo senza bisogno di ricorrere alle sfrontate menzogne, care negli ambienti ufficiali di certi paesi. Difatti, una volta riconosciuta ed affermata l’impossibilità palese degli Africani al progresso, è il caso di disfarsi della vecchia retorica a sfondo altruistico, copertina di sentimenti e principi non umanitari come quelli annunziati, ma egoistici. Di una maggiore, anzi piena sincerità se ne avvantaggeranno molto i programmi coloniali e in ultima analisi il rendimento delle colonie. Fino ad ora, il bandire la necessità dell’andata in Africa dei Bianchi per redimere e incivilire i Negri fu una sublime affermazione, ma stando alla successione degli eventi essa fu pari ad una mistificazione. In Africa il Bianco vide una terra di fertilità prodigiosa e di ricchezze da favola trascurate dai Negri, per cui pensò di carpirle. Nessun mezzo fu risparmiato per raggiunger lo scopo: intere regioni furono spopolate quando gli indigeni resistettero, aree vaste vennero occupate cacciandone o riducendone servi i primitivi abitanti. Malattie, sventure e miserie mai conosciute in precedenza divennero gli apporti principali di cui i Bianchi gratificarono i Negri nel presunto aiutarli ad ascendere verso la civiltà, mentre i secondi erano il migliore ausilio ai primi nel raggiungimento delle loro mire. Così, ognuna delle antiche imprese coloniali si risolse in Africa in una spogliazione, talora inumana, degli indigeni.

 

 

Per convincersene basta rivedere la storia della prima occupazione portoghese delle coste occidentali del continente; le atrocità degli Olandesi e degli Inglesi e la provocata estinzione degli aborigeni nel Sud Africa; il traffico orrendo iniziato dai Portoghesi e dagli Spagnoli e continuato per secoli dagli Inglesi per fornir l’America di schiavi negri. Dopo lungo esperimento, nessuno può disconoscere l’avere gli Africani risentito dalla civiltà un danno mai compensato da corrispondenti vantaggi, l’aver essi subìto molti soprusi e ridotta la loro antica ingenua letizia. Eppure è ineluttabile l’azione colonizzatrice e un afflusso sempre maggiore di Europei in Africa. La dottrina razzista autorizza a dire in proposito la verità senza ipocrisie: gli Europei dominano in Africa perchè hanno il dovere e il diritto di farlo. Milioni e milioni di essi, così, troveranno là il loro avvenire. Calorose affermazioni dei parlamenti britannico e francese pretendono invece che il futuro dell’Africa sia riserbato massimamente agli indigeni. Vana speranza che ha tutta l’aria di momentanea consolazione di fronte alla scarsità, ogni giorno più acuta, di proprio materiale umano da lanciare nel mondo per parare la concorrenza altrui. Gli Africani non potranno mai meritare tanta importanza, né alcuna regione del continente avrà mai una popolazione indigena capace di fare da sé anche solo parzialmente quanto ne concerne lo sviluppo. Non ripeto qui le ragioni, da me dette in molte occasioni, sul significare “l’Africa agli Africani” soltanto un ritorno se non un rincrudire della secolare barbarie propria dell’anteconquista europea; della necessità, quindi, che quel grido divenga “l’Africa agli Europei”. Se non altro, lo richiede a gran voce il benessere del mondo civile. Frattanto, se consideriamo di 150 milioni la popolazione indigena, e la cifra è forse eccessiva, ammettiamo che l’Africa ospita meno di un dodicesimo degli uomini del mondo, mentre la sua superficie è più di un quinto della terra emersa. Ove in India vivono 360 milioni di persone, nelle fertili colonie equatoriali inglesi dell’Africa, pari per superficie ad oltre metà dell’India, se ne hanno appena 12 milioni. Il Continente Nero difetta quindi di popolamento, nè le cause sono soltanto climatiche. II Sahara nel nord e il Kalahari nel sud ostacolano, è vero, la permanenza dell’uomo, ma anche altrove si hanno deserti o comunque zone che ve la limitano in misura uguale o superiore.

Calamità quali la malaria, la febbre gialla, la malattia del sonno e svariate epidemie devastarono talvolta intere regioni, ma oggi sono vinte in maggioranza. Nondimeno gli indigeni solo in rari luoghi aumentano di numero. Le cause ne saranno rimosse col diffondersi dei miglioramenti che l’uomo bianco deve volere per motivi di civiltà e perché ha tutto da guadagnare dal moltiplicarsi, anche il più vertiginoso, delle razze locali. Benchè si sia ancor lungi dal poter dire il continente un paradiso in ogni sua parte per gli Europei, oltre tre milioni di essi vi si sono stabiliti e vi generano figli sani e robusti. Non dimentichiamo, però, che per alcune zone l’incremento numerico dei Bianchi è ostacolato da ragioni di clima; ovunque, poi, il successo economico dei coloni è legato alla presenza sul posto di mano d’opera indigena. Ammesso quindi, perchè inevitabile, uno stragrande accrescersi della popolazione bianca in Africa, nessuna parte del continente potrà mai divenire in totalità un paese bianco. A questa ferma certezza è necessario ispirare i nostri programmi coloniali. Nei riguardi degli Africani, poi, va abbandonato ogni ambiguo atteggiamento, secondo il razzismo ci permette dignitosamente di fare, per sostituirlo con la più limpida sincerità: sempre buona compagna nelle maggiori imprese.

 

Concetto del Divino nella Fede Nordica (citazioni)

<<Se l’elemento decisivo che plasma anima, carattere, natura dell’uomo è il sangue, ogni razza deve avere una sua peculiare forma di fede, ed essa soltanto potrà corrispondere alla sua peculiarità, poichè scaturisce esattamente da questa tipicità radicata nel sangue. L’uomo nordico ha pertanto la sua concezione dei rapporti tra Dio e l’uomo, fra anima e corpo, tra Dio e Mondo, e questa è radicalmente diversa da quella della teologia semitica. Contro il dualismo Dio/mondo, corpo/spirito, contro il pessimismo di una contaminazione radicale dell’uomo e della conseguente necessità di un mediatore-redentore; contro l’idea statica di un Dio personale che governa gli uomini e il mondo, e di un atto unico di redenzione, la fede nordico-tedesca ritiene il corpo sfera di espressione dell’anima.

[…]

Di qui il senso ottimistico delle cose, il suo attivismo, il suo senso per il dinamismo della realtà naturale, per l’eterno ciclo di nascita e morte, che riflette il ritmo del divino incedere nel mondo. L’uomo nordico non può concepire che Dio abbia parlato una volta per sempre e abbia racchiuso questa rivelazione in un libro fissandola in concetti astratti. Il dogma in quanto formula contrasta con la viva esperienza religiosa. Gli uomini di fede nordica hanno in vista, più che una formula di fede, uno stile comune, che sia condizionato dalla razza e che ne esprima nel modo migliore il senso religioso.

[…]

Di fronte a questa fede nel Dio che si manifesta nel sangue e nella razza, le confessioni cristiane con i loro dogmi non costituivano che dei relitti del passato, degli ibridi miscugli di rappresentazioni religiose disorganiche, giacchè non scaturenti dall’anima di una sola razza.

(Prefazione di Marco Linguardo al libro “Le 25 tesi della Religione Tedesca”)