Procedura Penale: manuale di Conoscenza ed Autodifesa.

Questo manuale nasce semplicemente per informare chi vuole essere informato riguardo le basi di procedura penale in Italia. Molto spesso vi è un sacco di disinformazione ed ignoranza a riguardo in quanto il Diritto in Italia è effettivamente complesso. Questo manuale vuole semplicemente informare chi vuole essere informato sulle basi della procedura penale in Italia, esempio cos’è il rito abbreviato, quando si applica la custodia cautelare, la differenza fra indulto e amnistia ed altri argomenti analoghi. Chi conosce un argomento può parlarne più facilmente, tutto qui.

L’autore di questo manuale non è un avvocato penalista ma semplicemente una persona interessata a questi argomenti che si informa tramite varie fonti, sia cartacee (il codice di procedura penale) sia telematiche (il sito di altalex e siti pubblici di avvocati penalisti). Essendo il Diritto Penale Italiano un qualcosa di dinamico, quanto qui riportato potrebbe non valere più fra qualche tempo.

Questo manuale parte da un presupposto: in teoria la Repubblica Italiana è un paese democratico e garantista. Chi è accusato di un reato, qualunque esso sia, deve avere il diritto di difendersi dalle accuse, fondate o meno, in un equo processo e, in caso di condanna definitiva, chiedere di scontare la pena in misura alternativa, chiedere la revisione del processo o ricorrere a gradi di giustizia sovranazionali (corte di Strasburgo ad esempio) se lo ritiene opportuno. Tutti, senza alcuna distinzione, hanno il diritto di conoscere i loro diritti e di farli valere.

Non siamo nel medioevo dove vi era la tortura e si risolveva tutto con un rogo, la procedura penale italiana ha delle regole che vanno conosciute e rispettate.

Gli esseri umani si sono sempre dati delle regole da rispettare per la pacifica convivenza ed il quieto vivere. Questo vale anche se non soprattutto per la procedura penale. Senza regole non siamo più esseri umani, ma ci abbassiamo al rango delle bestie selvatiche.

Disponibile e scaricabile gratuitamente in PDF al link sottostante.

Procedura Penale, manuale di conoscenza ed autodifesa.

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Nagasaki Nightmare – Ciò che ti dovresti aspettare

Se dormi in un bosco di rovi, ti pungerai distesa sugli aghi. Ma se riposi su un letto di rose anche lì soffrirai per le spine. Perché mai i rovi e le rose dovrebbero vivere sopportando il tuo peso?

Daenerys Targaryen e Xaro Xhoan Daxos: dialogo sulla schiavitù

Daenerys :<<I tuoi schiavi sembravano ben tenuti e contenti. E’ stato solo ad Astapor che ho aperto gli occhi. Sai come si fanno e si addestrano gli Immacolati?>>.

Xaro <<Crudelmente, non ho dubbi. Quando un fabbro fa una spada, spinge la lama nel fuoco, la batte con il martello e poi la immerge nell’acqua gelata per temprare l’acciaio. Se vuoi gustare la dolcezza del frutto, devi innaffiare l’albero>>.

D. <<Questo è un albero annaffiato di Sangue>>

X. <<Quale altro modo per far crescere un soldato? Vostro splendore ha apprezzato i miei danzatori. Saresti sorpresa nel sapere che sono schiavi, allevati e addestrati a Yunkai? Danzano da quando erano abbastanza grandi per camminare. Quale altro modo per raggiungere una simile perfezione?. Sono anche esperti in tutte le arti erotiche. Avevo pensato di farne dono a vostra grazia>>

D. <<Fai pure, io li libererò>>.

Xaro trasalì. <<E poi loro cosa faranno? Tanto vale dare una cotta di maglia a un pesce. Sono fatti per danzare>>.

D. <<Fatti da chi? Dai loro padroni? Forse i tuoi danzatori preferirebbero costruire case o cuocere il pane o coltivare la terra. Glielo hai mai domandato?>>.

X. <<E forse i tuoi elefanti preferirebbero essere degli usignoli.

Pensa a Qarth. Nel mondo dell’arte, della musica, della magia, del commercio, in tutto ciò che ci distingue dagli animali, Qarth si trova al di sopra del resto dell’umanità come tu ti trovi al vertice di questa piramide.. Ma sotto, alposto dei mattoni, sua magnificenza la regina delle Città poggia sulla schiena degli schiavi. Chiedi a te stessa: se tutti gli uomini dovessero zappare la terra per mangiare, come potrebbe qualcuno alzare gli occhi per contemplare le stelle? Se ognuno di noi dovesse spezzarsi la schiena per costruire una capanna, chi edificherebbe i templi per rendere glora agli dei? Affinchè alcuni uomini possano essere grandi, altri devono essere schiavi>>.

(Il Trono di Spade, I Guerrieri del Ghiaccio, George R. R. Martin, p 272)

Danerys Targaryen e Xaro Xhoas Daxos in una scena del telefilm

GLI ANTROPOLOGI FORENSI E IL CONCETTO DI RAZZA: SE LE RAZZE NON ESISTONO, PERCHÉ GLI ANTROPOLOGI FORENSI SONO COSÌ BRAVI A RICONOSCERLE? (Norman J. Sauer, traduzione completa)

In allegato al link sottostante la traduzione completa, gratuita ed in PDF (10 paginette), dell’articolo indicato nel titolo.
Ritengo questo articolo del 1992 ancora scientificamente interessante in quanto tratta una questione spinosa.

Buona lettura

Sauer-1992-Razze e antropologia forense

Il ministro degli interni Alfano ha firmato il decreto di espulsione nei confronti di stranieri sospettati di essere vicini al movimento jihadista

Fonte:

Corriere del Veneto

Autore:

Andrea Priante

Inchiesta foreign fighter, due espulsi «Erano vicini ai terroristi dell’Isis»

La difesa: «Falso, i miliziani sono cani dell’inferno». Uno di loro attaccò Bitonci e Donazzan

Venezia «È ingiusto. Non posso esprimere il mio parere? Non posso nemmeno fare un invocazione… Dove è finita la mia libertà di espressione?». Quando diciamo ad Anass Abu Jaffar che è stato espulso dall ’Italia perché sospettato di essere vicino alle posizioni dei terroristi islamici, questo ventisettenne marocchino che fino a pochi anni fa viveva a Belluno, si trova già a Casablanca. «Non sapevo di questo provvedimento…» assicura.

È uno dei due stranieri cacciati ieri dal ministro dell’Interno Angelino Alfano «per motivi di prevenzione del terrorismo». L’altro è il macedone Arslan Osmanoski, 29 anni, che dal 2006 viveva a Corva, in provincia di Pordenone, dove frequentava assiduamente la moschea. Entrambi sono finiti nella rete dell’inchiesta sui foreign fighters partiti dal Bellunese per combattere in Siria: gli slavi Ismar Mesinovic e Munifer Kalamaleski.

Per quanto riguarda Jaffar, è lui a gestire la pagina Facebook « La scienza del Corano» , che raccoglie esortazioni al rispetto delle regole islamiche e dove in passato erano apparse dure critiche al sindaco di Padova Massimo Bitonci e all’assessore regionale Elena Donazzan , per via delle loro invettive contro immigrati e islamici. È stato proprio il marocchino a rivela- re la morte di Mesinovic. «Che Allah liberi la Siria per cui ha combattuto – scriveva – voglio ricordare questo fratello morto perché il suo sogno era quello d i riportare giustizia in quella terra».

I carabinieri del Ros di Padova lo accusano anche di aver dimostrato « il suo marcato antioccidentalismo, antiamericanismo e antisemitismo» pubblicando, nel giugno 2013 , elogi al «martire» Giuliano Del Nevo e di aver esultato per la strage al Charlie Hebdo : «Che Iddio punisca questi individui che hanno offeso il nostro Profeta».

Ma lui non ci sta a passare per filo-jihadista. «Se fosse vero ora sarei in Siria a combattere» si difende. «Mesinovic era un mio amico, ma se avessi saputo che voleva andare a combattere non lo avrei lasciato partire ». E prende le distanze anche dai miliziani dell’Isis: «Nell’Islam li chiamiamo i “Khawarij” e il Profeta ha detto che i Khawarij sono i cani dell’inferno. Quindi vanno istruiti, per insegnare loro cosa significhi essere veri musulmani».

Sulle critiche che, attraverso La scienza del Corano, mosse a Bitonci e Donazzan, invece non arretra: «Bitonci non lo conosco , ma tutti criticano le posizioni della Lega, perché io non posso farlo? Per quanto riguarda la Donazzan, lei chiedeva ai genitori degli studenti musulmani di condannare l’attentato di Parigi. Le ho solo risposto che non capivo perché pretendere questo soltanto dagli islamici e non da tutti, a prescindere dalla loro religione».

Molto diversa è la posizione Arslan Osmanoski. Secondo gli investigatori era stato lui a organizzare l’arrivo nel Nordest del predicatore estremista Bilal Bosnic, che poi ha contribuito alla svolta radicale di Mesinovic e Kalamaleski. Ed è proprio seguendo le tracce dei due foreign fighters che il 30 ottobre scorso i carabinieri del Ros sono arrivati a Osmanoski, che viveva in Friuli con moglie e quattro figli, lavorando come imbianchino . Viene considerato «il braccio destro» dell’imam del terrore e, perquisendo l’abitazione, i militar i hanno sequestrato «materiale di stampo jihadista». Si tratta dei sermoni di Ebu Muhammed, bosniaco legato ai movimenti salafiti di ideologia «Takfir», sospettato di collegamenti con l’attentato terroristico contro la stazione di polizia di Bugojno, in Bosnia, nel dicembre 2010. In casa custodiva anche documenti relativi alle prediche dell’imam Nusret Imamovic, che ora è in Siria per sostenere l’organizzazione terroristica «Al Nusra», legata ad Al Qaeda. Negli ultimi anni, Osmanoski si era avvicinato sempre più alle posizioni radicali dell’Islam e secondo gli inquirenti aveva «improntato il suo stile di vita ai più rigidi dettami salafiti che imponeva anche ai suoi familiar

Una Scomoda Eredità di Nicholas Wade, best of in PDF e link per l’acquisto online

Al link sottostante potete trovare 5 pagine di citazioni dal libro “Una Scomoda Eredità” di Nicholas Wade che reputo interessanti dal punto di vista scientifica.

Nicholas Wade Una Scomoda Eredità Best Of

Se trovate la lettura di vostro interesse potete approfondire procurandovi il libro in italiano, in libera vendita nelle librerie alla sezione “scienza” o ordinabile online a questo link esterno.


http://www.libreriauniversitaria.it/scomoda-eredita-storia-umana-razza/libro/9788875785185

Gli antropologi forensi e il concetto di razza: se le razze non esistono, perché gli antropologi forensi sono così bravi a riconoscerle? Norman J. Sauer (parte 3, L’antropologia forense e l’uso della razza)

L’ANTROPOLOGIA FORENSE E L’USO DELLA RAZZA

L’antropologia forense, l’applicazione delle tecniche di analisi dello scheletro umano ai problemi di applicazione della legge, è un giovane ma crescente settore di ricerca e di antropologia applicata.

La sezione di antropologia fisica della American Academy of Forensic Sciences attualmente elenca circa 50 membri attivi negli Stati Uniti e in Canada, Europa e Asia. Ogni anno centinaia di casi si verificano solo negli Stati Uniti, dove gli antropologi sono chiamati a fornire consulenza alle agenzie di polizia, ai medici legali e agli avvocati, e molti di noi testimoniano nei tribunali regolarmente. I casi riguardanti l’antropologia forense spesso ricevono una grande attenzione da parte dei media, rendendola una delle sotto-discipline più conosciute. Agli antropologi forensi vengono regolarmente affidati materiali che vanno dal frammento di ossa, le specie le quali un esaminatore medico o un medico legale non sono riusciti ad identificare, agli scheletri umani per intero, in vari stati di decomposizione.

Se il materiale umano è considerato recente (cioè morto negli ultimi 10-20 anni), l’obiettivo è di solito l’identificazione della persona. L’identificazione è un processo composto di due fasi. La prima fase prevede la costruzione di un profilo biologico e la seconda un tentativo di riscontro positivo. Quest’ultima idealmente comporta il confronto di alcuni dati di individualizzazione provenienti da una persona scomparsa con i resti recuperati, come ad esempio resti scheletrici, impronte dentali o raggi-X. Lo scopo della prima fase è quella di generare un elenco di persone scomparse che generalmente corrispondono alla descrizione del campione sconosciuto. Questa fase è necessaria al fine di creare un campione gestibile restringendo il campo delle possibili vittime i cui registri possono essere ricercati grazie a dati identificativi appropriati.

La costruzione di un profilo biologico comporta abitualmente l’utilizzo di tecniche antropologiche tradizionali e di dati. Le categorie tipicamente interessate sono l’età , il sesso , la statura e la razza . Un tipico rapporto al medico legale potrebbe includere, tra le altre informazioni, le seguenti:

Sesso : Femmina

Età : 18-23 anni

Altezza: 5’2 ” -5’6 ”

Razza : Bianca ( Caucasica )

La valutazione di queste categorie si basa su una copiosa quantità di ricerca sul rapporto tra le caratteristiche biologiche dei viventi e i loro scheletri.

La Collezione Hamman-Todd, ospitata presso il Museo di Cleveland, e la Collezione Terry, ora alla Smithsonian Institution, hanno fornito la maggior parte dei dati. In entrambi i casi si tratta di campioni di cadavere che sono stati raccolti nel primo trimestre del 19° secolo, unici in quanto i dati disponibili per la maggior parte dei campioni includono l’età, il sesso, l’altezza e il peso, la razza e la causa della morte. Tali dati hanno consentito a Trotter e Gleser, per esempio, di derivare le formule per la stima della statura a partire dalle ossa lunghe, e a numerosi autori di sviluppare e testare metodi di valutazione dell’età e del sesso. Molti degli studi che hanno posto le basi per l’identificazione razziale a partire dai resti scheletrici negli Stati Uniti si sono basati sia sulla Collezione Hamman-Todd che su quella di Terry. Nel 1962, Giles e Elliot hanno pubblicato un nuovo metodo per la determinazione della razza. Hanno fatto uso della collezione Terry per ottenere crani di ‘neri’ e ‘bianchi’ e dell’indiano Knoll, in Kentucky, come campione per gli indiani d’America. La loro tecnica consiste nel manipolare otto misurazioni del cranio con una formula a funzione discriminante che produce un singolo valore quantitativo.

Il processo richiede due test dicotomici, uno per distinguere tra bianchi e neri e un altro per gli indiani d’America e i bianchi. In entrambi i test, la razza è indicata dal punteggio di un campione che può rientrare al di sopra o al di sotto di un indicatore di riferimento predefinito. Recentemente Jantz e Moore-Jansen hanno pubblicato una serie di misure perfezionate e funzioni basate a partire dal Data Base della University of Tennessee Forensic Anthropology.

Howells contribuì con un test a più variabili alternative più preciso di quello di Giles e Elliot e Jantz e Moore-Jansen, ma molto più difficile da applicare. Esso richiede una ventina di misure di lunghezza e sei angoli e quattro tipi speciali di compasso. A seguito di Giles e Elliot e Howells, Gill, ha recentemente proposto diverse misure mediofacciali che distinguono tra ‘bianchi’ e ‘indiani d’America’. Un certo numero di altri autori, hanno fornito dati e formule per la determinazione razziale dallo scheletro postcraniale. Simili ai metodi che si applicano al cranio, tutti questi implicano l’inserimento di una serie di misure in un algoritmo e basano i risultati della identificazione razziale su un valore relativo derivato da un certo punto di sezionamento determinato in precedenza. Testi di antropologia forense descrivono anche metodi non metrici e antroposcopici di determinazione della razza. Secondo Krogman e Iscan, ad esempio, il negroide più tipico ha rilievi sovraorbitari ondulati, margini orbitali superiori evidenti, una regione glabellare arrotondata, una giunzione frontonasale piana, e un’ampia distanza interorbitale . . . I crani dei “bianchi” hanno arcate sopracciliari piatte e leggermente sporgenti, margini orbitali superiori smussati, una regione glabellare depressa, una ‘sporgenza’ della giunzione frontonasale e una stretta distanza interorbitale. Anche osservazioni dentali hanno ricevuto l’attenzione, in particolare la somiglianza degli incisivi a forma di pala tra asiatici e nativi americani del Nord. Che livello di precisione hanno le stime che derivano da questi metodi? Secondo il testo recente di Krogman e Iscan, la razza dovrebbe essere determinabile a partire dalla morfologia del cranio nell’85 a 90% dei casi.

Nel 1979, Snow et al., hanno riferito che le razze dell’83% di un campione di crani bianchi e neri conosciuti sono stati valutati con precisione con la tecnica Giles e Elliot, ma che il metodo ha funzionato male (corretti 1 su 7) per i resti degli indiani d’America. Che la razza sia determinabile dal cranio e dal postcranium viene dato per scontato tra gli antropologi forensi. Se tale determinazione non è possibile, il problema è di solito attribuito alla natura incompleta dei resti o dall’origine mista di quest’ultimi.

Gli antropologi forensi e il concetto di razza: se le razze non esistono, perché gli antropologi forensi sono così bravi a riconoscerle? Norman J. Sauer (La non esistenza delle razze, parte 2)

La teoria della non esistenza delle razze (negazionismo razziale).

Negli anni 60 C. Loting Brace e Frank Livingstone sostennero ed argomentarono la non esistenza delle razze umane. Estendendo un dibattito sulla zoologia che iniziò una decade prima, affermarono che la discordanza di tratti rendeva impossibile definire le razze sulla base di più di una o due caratteristiche. Dal momento che nessun biologo umano sarebbe stato d’accordo con questo criterio limitante per definire una razza, il concetto di razza fu considerato insostenibile per popolazioni umane. Brace e Livingstone riproposero le loro posizioni ne “Il Conceto della Razza” di Montagu, un volume che conteneva anche contributi di, fra gli altri, Montagu, Hiemaux, Hogben, Erlich e Washburn. Dopo aver applicato una cluster analysis sulle caratteristiche di una serie di popolazioni Africane, Hiernaux giunse ad una conclusione che ribadiva le visioni degli altri autori del volume.

<<Da qualunque punto di vista uno approcci la questione dell’applicabilità del concetto di razza al genere umano, le modalità della variabilità umana sembrano così lontane da quelle richieste per una classificazione coerente che il concetto può essere considerato di uso molto limitato

Smembrare il genere umano in razze con un’approssimazione accettabile richiede una tale distorsione dei fatti tale da non avere alcuna utilità.>>

La posizione negazionista razziale non fu condivisa subito dalla comunità antropologica. Infatti l’opera di Brace e Livingstone ed il volume di Montagu furono solamente una parte di alcune discussioni molto in voga in ambito antropologico durante gli anni ’60. In un volume di vari articoli dell’AAAS (Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza) del 1966 si trova una discussione sulla scienza e sul concetto di razza; il celebre genetista Dobzhansky affermò una visione differente con questa celebre citazione: <<Se le razze non esistessero le avrebbero dovute inventare. Dal momento che esistono, esse non hanno bisogno di essere inventate, ma di essere capite.>>

E’ difficile valutare gli effetti che questi scambi di opinione incentrati prevalentemente su posizioni negazioniste razziali hanno avuto sull’antropologia fisica dei nostri giorni. Furono insignificanti? In una recente rassegna della storia del concetto di razza nell’antropologia fisica Americana, Brace stesso scrisse

<<L’assunto che la variabilità odierna all’interno del genere umano può essere capita in termini di variazione “razziale”, nonostante alcuni punti critici, continua ad essere valida senza alcun cambiamento sostanziale dai tempi in cui Hrdlicka e Hooten stavano sondando il terreno indirizzando la loro ricerca in tal senso>>

Il fatto che le argomentazioni negazioniste razziali ebbero un impatto significativo è in ogni caso rivelato dai recenti lavori di Littlefield, Liebermann e Reynolds, che dimostrano che la visione negazionista razziale è attualmente la più diffusa fra gli antropologi fisici. La loro ricerca valuta la posizione rispetto all’esistenza delle razze di 58 libri di antropologia fisica (inclusi libri sull’evoluzione umana) scritti fra il 1944 e il 1979. In 42 libri che trattano la questione, 17 affermano la posizione negazionista razziale. Tuttavia, cosa ancora più importante, affermano:

<<Nonostante la visione negazionista razziale fosse espressa assai raramente nei libri di antropologia fisica prima del 1970, essa diventò la più diffusa fra il 1975 e il 1979, con solo un quarto dei libri di testo che continuavano a supportare la validità del concetto di razza>>

In un articolo portato nel 1987 al Meeting dell’American Anthropological Association a Chicago, Lieberman e i suoi colleghi affermarono che solo il 50% dei 147 antropologi fisici intervistati negli USA concordavano con l’affermazione “vi sono razze biologiche all’interno della specie Homo Sapiens”. Essi hanno anche fatto notare che fra gli antropologi culturali, solo il 29% concordava con la posizione a favore dell’esistenza delle razze. Il dibattito che seguì gli articoli degli anni 60 di Brace e Livingston e il libro di Montague, fermo restando il lamento di Brace del 1982, questi studi di Lieberman, Littlefield e collaboratori, unito alle mie letture di articoli più attuali, fanno capire che la maggior parte degli antropologi hanno messo da parte la nozione di razza per le popolazioni umane. Sicuramente solo pochissimi degli antropologici dei nostri giorni supportano apertamente la visione tradizionale, che considera la popolazione umana divisibile in 4 o 5 razze principali.

Link alla parte 1 della traduzione

Gli antropologi forensi e il concetto di razza: se le razze non esistono, perché gli antropologi forensi sono così bravi a riconoscerle? Norman J. Sauer (parte 1)

Dipartimento di Antropologia, Università del Michigan, East Lansing, MI 48824, USA

Molti antropologi hanno abbandonato il concetto di razza come strumento di ricerca e come valida rappresentazione della diversità biologica umana. Tuttavia, il riconoscimento della razza continua ad essere uno dei principali strumenti di ricerca dell’antropologia forense. In questo scritto si comprende che la corretta assegnazione razziale ad uno scheletro non è una rivendicazione del concetto di razza, ma piuttosto una previsione che un individuo, quando era vivo, veniva assegnato ad una particolare categoria “razziale” costruita socialmente. Un campione può mostrare caratteristiche che lo colleghino ad un’ascendenza Africana. In questa nazione quella persona probabilmente è stata considerata nera a prescindere dal fatto che questa razza esista o no in natura.

Alcuni anni fa, fui contattato dalla polizia del Michigan per aiutarli ad identificare alcuni resti umani decomposti. Essi erano stati scoperti in un’area boschiva da dei cacciatori; era stata chiamata la polizia ed erano stati trasportati all’obitorio dell’ospedale locale. Dopo una valutazione antropologica dei resti conclusi che essi appartenevano ad una donna nera, di età compresa fra i 18 e i 23 e alta fra i 158 e i 170 cm . La condizione dei resti suggeriva che la morte era avvenuta fra le 6 settimane e 6 mesi prima della scoperta. Questa informazione fu data alla Divisione Investigativa della Polizia di Stato, che la incrociò con la lista delle persone scomparse. In poche settimane i resti vennero identificati correttamente come quelli di una donna nera, alta 161 cm e che aveva 19 anni quando era scomparsa 3 mesi prima.

Per molti antropologi ora esiste un dilemma. Anche se molti hanno rigettato la definizione occidentale di razza, ovvero un gruppo biologico legato ed identificabile, ed hanno rinunciato al suo uso in quanto dannoso, il concetto di razza comunemente inteso continua ad essere uno dei principali strumenti della ricerca antropologica forense e delle sue applicazioni. Il fatto che gli antropologi forensi sono in grado di assegnare correttamente la razza ad un individuo partendo dai loro resti scheletrici può validare il  concetto?

(to be continued)