Gli antropologi forensi e il concetto di razza: se le razze non esistono, perché gli antropologi forensi sono così bravi a riconoscerle? Norman J. Sauer (La non esistenza delle razze, parte 2)

La teoria della non esistenza delle razze (negazionismo razziale).

Negli anni 60 C. Loting Brace e Frank Livingstone sostennero ed argomentarono la non esistenza delle razze umane. Estendendo un dibattito sulla zoologia che iniziò una decade prima, affermarono che la discordanza di tratti rendeva impossibile definire le razze sulla base di più di una o due caratteristiche. Dal momento che nessun biologo umano sarebbe stato d’accordo con questo criterio limitante per definire una razza, il concetto di razza fu considerato insostenibile per popolazioni umane. Brace e Livingstone riproposero le loro posizioni ne “Il Conceto della Razza” di Montagu, un volume che conteneva anche contributi di, fra gli altri, Montagu, Hiemaux, Hogben, Erlich e Washburn. Dopo aver applicato una cluster analysis sulle caratteristiche di una serie di popolazioni Africane, Hiernaux giunse ad una conclusione che ribadiva le visioni degli altri autori del volume.

<<Da qualunque punto di vista uno approcci la questione dell’applicabilità del concetto di razza al genere umano, le modalità della variabilità umana sembrano così lontane da quelle richieste per una classificazione coerente che il concetto può essere considerato di uso molto limitato

Smembrare il genere umano in razze con un’approssimazione accettabile richiede una tale distorsione dei fatti tale da non avere alcuna utilità.>>

La posizione negazionista razziale non fu condivisa subito dalla comunità antropologica. Infatti l’opera di Brace e Livingstone ed il volume di Montagu furono solamente una parte di alcune discussioni molto in voga in ambito antropologico durante gli anni ’60. In un volume di vari articoli dell’AAAS (Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza) del 1966 si trova una discussione sulla scienza e sul concetto di razza; il celebre genetista Dobzhansky affermò una visione differente con questa celebre citazione: <<Se le razze non esistessero le avrebbero dovute inventare. Dal momento che esistono, esse non hanno bisogno di essere inventate, ma di essere capite.>>

E’ difficile valutare gli effetti che questi scambi di opinione incentrati prevalentemente su posizioni negazioniste razziali hanno avuto sull’antropologia fisica dei nostri giorni. Furono insignificanti? In una recente rassegna della storia del concetto di razza nell’antropologia fisica Americana, Brace stesso scrisse

<<L’assunto che la variabilità odierna all’interno del genere umano può essere capita in termini di variazione “razziale”, nonostante alcuni punti critici, continua ad essere valida senza alcun cambiamento sostanziale dai tempi in cui Hrdlicka e Hooten stavano sondando il terreno indirizzando la loro ricerca in tal senso>>

Il fatto che le argomentazioni negazioniste razziali ebbero un impatto significativo è in ogni caso rivelato dai recenti lavori di Littlefield, Liebermann e Reynolds, che dimostrano che la visione negazionista razziale è attualmente la più diffusa fra gli antropologi fisici. La loro ricerca valuta la posizione rispetto all’esistenza delle razze di 58 libri di antropologia fisica (inclusi libri sull’evoluzione umana) scritti fra il 1944 e il 1979. In 42 libri che trattano la questione, 17 affermano la posizione negazionista razziale. Tuttavia, cosa ancora più importante, affermano:

<<Nonostante la visione negazionista razziale fosse espressa assai raramente nei libri di antropologia fisica prima del 1970, essa diventò la più diffusa fra il 1975 e il 1979, con solo un quarto dei libri di testo che continuavano a supportare la validità del concetto di razza>>

In un articolo portato nel 1987 al Meeting dell’American Anthropological Association a Chicago, Lieberman e i suoi colleghi affermarono che solo il 50% dei 147 antropologi fisici intervistati negli USA concordavano con l’affermazione “vi sono razze biologiche all’interno della specie Homo Sapiens”. Essi hanno anche fatto notare che fra gli antropologi culturali, solo il 29% concordava con la posizione a favore dell’esistenza delle razze. Il dibattito che seguì gli articoli degli anni 60 di Brace e Livingston e il libro di Montague, fermo restando il lamento di Brace del 1982, questi studi di Lieberman, Littlefield e collaboratori, unito alle mie letture di articoli più attuali, fanno capire che la maggior parte degli antropologi hanno messo da parte la nozione di razza per le popolazioni umane. Sicuramente solo pochissimi degli antropologici dei nostri giorni supportano apertamente la visione tradizionale, che considera la popolazione umana divisibile in 4 o 5 razze principali.

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