Il DNA decifra le origini degli Europei Moderni (Carl Zimmer, NY Times)

Fonte: New York Times, 10 Giugno 2015

Autore: Carl Zimmer

Per secoli, gli archeologi hanno ricostruito le prime fasi della storia europea scavando negli antichi stanziamenti ed esaminando tutto ciò che i loro abitanti si erano lasciati dietro. Più recentemente, i ricercatori hanno analizzato qualcosa che rivela ben più di spade, vasi e carri: il DNA.

Mercoledì nel giornale “Nature”, due team di scienziati, uno dell’Università di Copenhagen ed uno dell’Università di Harvard, ha presentato il più grande studio sul DNA degli antichi Europei, estratto da 170 scheletri trovati in nazioni dalla Spagna alla Russia. Entrambi gli studi indicano che gli Europei moderni discendono da tre gruppi che si spostarono in Europa in 3 differenti fasi storiche.

I primi furono i cacciatori-raccoglitori, che arrivarono circa 45.000 anni fa in Europa. Poi arrivarono gli agricoltori, dal Vicino Oriente circa 8000 anni fa. Infine gli Yamnaya, un gruppo di pastori nomadi proveniente dalla Russia, arrivarono circa 4.500 anni fa. Gli autori di questi nuovi studi suggeriscono anche che il linguaggio Yamnaya potrebbe aver dato vita a molte delle lingue parlate in Europa oggi.

Ron Pinhasi, un archeologo dell’Università di Dublino che non ha partecipato in nessuno dei 2 studi, afferma che i nuovi studi rappresentano “una rivoluzione. Secondo me, danno il via ad una nuova fase nella ricerca dell’antico DNA”.

I due teams lavorarono indipendentemente l’uno dall’altro, studiando diversi scheletri ed usando metodi diversi di analisi del DNA.

Il team di Harvard analizzò DNA da 69 resti umani di più di 8.000 anni fa e catalogò le variazioni genetiche in quasi 400.000 osservazioni. Il team di Copenhagen analizzò il DNA da 101 scheletri di più di 3.400 anni fa e sequenziò l’intero genoma.

Entrambi i teams confrontarono così anche il DNA nuovamente sequenziato con i geni recuperati da altri antichi Europei ed Asiatici, oltre che da esseri umani ancora vivi oggi.

I ricercatori scoprirono che fino a circa 9.000 anni fa, l’Europa era abitata da una popolazione con le sue peculiarietà generiche di cacciatori-raccoglitori. Poi, fra 9.000 e 7.000 anni fa, il profilo genetico degli abitanti in alcune parti d’Europa cambiò improvvisamente, acquisendo DNA da popolazioni del Vicino Oriente.

Gli archeologi sanno da tempo che le attività agricole furono portate in Europa dalla Turchia. Tuttavia l’evidenza dei nuovi dati mostra che gli agricoltori non portarono in Europa soltanto l’idea.

I cacciatori-raccoglitori comunque non sparirono. Riuscirono a sopravvivere in certe zone in Europa fra le comunità di agricoltori.

“È un processo culturale sorprendente”, dice David Reich, un genetista della Harvard Medical School che guidò il team dell’Università. “Vi sono gruppi che sono geneticamente distinti come Europei ed Asiatici. E hanno vissuto fianco a fianco per migliaia di anni”.

Da 7.000 a 5.000 anni fa, comunque, il DNA dei cacciatori-raccoglitori cominciò ad aumentare la sua quota di geni di agricoltori Europei. Il Dr. Reich disse “vi fu una rottura di queste barriere culturali e vi fu mescolanza”.

Circa 4.500 anni fa, l’ultimo pezzo del puzzle genetico Europeo venne inserito. Arrivò una nuova ondata di DNA, un DNA che è ancora molto presente negli attuali Europei, specialmente in quelli del Centro e del Nord Europa.

I più vicini riscontri di questo nuovo DNA, concordano i 2 teams di scienziati, derivano dagli scheletri trovati nelle tombe Yamnaya nella Russia dell’Ovest ed in Ucraina.

Gli archeologi sono stati a lungo affascinati dagli Yamnaya, che si lasciarono dietro diversi manufatti nella Russia Occidentale ed in Ucraina, fra 5.300 e 4.600 anni fa. Gli Yamnaya si servivano di cavalli per controllare grandi greggi di pecore, e seguivano il loro bestiame lungo le steppe con carri pieni di cibo e di acqua.

Era uno stile di vita molto di successo, che permetteva agli Yamnaya di costruire enormi tumuli funerari per i loro morti, che erano sepolti con gioielli, armi e anche interi carri.

David W. Anthony, un archeologo al College Hartwick ed un autore dello studio di Harvard, disse che era probabile che l’espansione degli Yamnaya in Europa fu abbsastanza pacifica. Disse “Non fu Attila l’Unno che venne ed uccise tutti”.

Invece, il Dr. Anthony pensa che lo scenario più probabile sia che gli Yamnaya “entrarono in qualche tipologia di stabile opposizione” con gli Europei residenti che durò per un po’ di secoli. Successivamente, in modo graduale, le barriere fra le due culture si erosero.

Gli studi del gruppo di Copenhagen suggerisce che gli Yamnaya non si espansero solo ad Ovest in Europa. Gli scienziati esaminarono il DNA da scheletri di 4.700 anni fa risalenti ad una cultura Siberiana chiamata “Afanasievo”. Si scoprì che anch’essi avevano ereditato il DNA Yamnaya.

Il Dr. Anthony si disse sorpreso dalla possibilità che gli Yamnaya si fossero sparsi lungo circa 4.000 chilometri. Disse “Io stesso trovo difficile trovare una spiegazione per questo”.

I due studi aggiungono nuovo carburante al dibattito su come le lingue si diffusero in Europa ed in Asia. Molte lingue Europee appartengono alla famiglia Indo-Europea, che include anche le lingue dell’Asia meridionale e centrale.

Per decadi, i linguisti hanno discusso su come le lingue indoeuropee arrivarono in Europa. Alcuni sostengono l’opinione che gli agricoltori portarono le lingue Indo-Europee in Europa dalla Turchia. Altri pensano che la lingua venne dai pastori Russi migliaia di anni dopo.

I nuovi risultati genetici non risolvono il dibattito, afferma Eske Willerslev, un biologo dell’evoluzione all’Università di Copenhagen che guidò il gruppo di studio Danese. Tuttavia afferma che i risultato sarebbero coerenti con l’idea che gli Yamnaya portarono le lingue Indoeuropee dalle steppe all’Europa.

L’espansione verso Est degli Yamnaya, evidente nei ritrovamenti genetici, supporta anch’essa la teoria, secondo il Dr. Willerslev. I linguisti si sono a lungo sorpresi davanti ad una lingua parlata un tempo nella Cina Occidentale chiamata Tocariano. È conosciuta solamente da manoscritti di 1.200 anni fa scoperti in antiche città deserte. È possibile che il Tocariano sia una traccia dell’espansione orientale degli Yamnaya.

Il Dr. Willerslev dice anche “Possiamo solo dire che l’espansione degli Yamnaya fitta molto bene con il modo in cui le lingue Indo-Europee si sono sparse geograficamente”.

Paul Heggarty, un linguista dell’Istituto Max Planck dell’Antropologia Evolutiva, disse che i nuovi studi sono importanti ma ancora troppo limitati per fermare il dibattito sulle origini degli Indo-Europei. Disse “Non penso che ci siamo ancora arrivati”.

Il Dr. Heggarty notò che gli studi mostravano l’arrivo degli Yamnaya nell’Europa centrale circa 4.500 anni fa. Ma il Greco è una lingua Indo-Europea, e l’evidenza storica più antica dimostra che i Greci lo svilupparono circa 3.500 anni fa. Quindi, esso era diverso dalle altre lingue Indo-Europee del Sud Europa, come il Latino.

Se gli Yamnaya fossero l’origine delle lingue Indo-Europee, avrebbero dovuto raggiungere l’Europa del Sud molto prima di quando raggiunsero l’Europa Centrale.

Il Dr. Heggarty suppose invece che i primi agricoltori Europei, la seconda ondata di migranti, potessero aver portato le lingue Indoeuropee in Europa dal Vicino Oriente. Quindi, migliaia di anni dopo, gli Yamnaya portarono le lingue Indo-Europee nell’Europa Centrale.

Un DNA più antico può far oscillare l’equilibro dell’evidenza in favore di una teoria ed in sfavore dell’altra secondo il Dr. Heggarty. Una ragione più valida per l’origine Indo-Europea dalle steppe potrebbe emergere, per esempio, se gli scienziati scoprissero che i Greci avessero acquisito improvvisamente DNA Yamnaya 4.500 anni fa.

Disse “Si vedrà se somigliavano ad uomini delle steppe o no”.

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Gli scienziati affermano che gli ebrei Askenazi discendono da 350 persone.

Autore: Ruth Schuster

Fonte: Haaretz, 10 Settembre 2014

Forse non esiste qualcosa come un “gene ebraico”, ma le comunità possono avere sicuramente delle caratteristiche definite. Una di queste comunità è quella degli Ebrei dell’Europa Centrale ed Orientale.

Un modello basato sulla sequenziazione genetica di 128 Ebrei Askenazi è arrivato alla conclusione che gli attuali Askenazi discendono dalla mescolanza di Europei ed Ebrei Mediorientali nel medioevo, tra 600 e 800 anni fa

I risultati indicano che l’odierna comunità degli Ebrei Askenazi, più di 10 milioni in tutto il mondo, deriva da solo 350 persone. Gli scienziati affermano che questo collo di bottiglia ipotizzato in precedenza, cioè una drastica riduzione della numerosità della popolazione, accadde fra 25 e 32 generazioni fa.

Lo studio fu pubblicato nel Settembre 2014 nel giornale “Nature Communications” da un team guidato da Shai Carmi, della Columbia University.

Un certo numero di caratteristiche genetiche furono associate al gruppo degli Askenazi, per confrontarle con quelle di altre popolazioni Ebree, Mediorientali ed Europee. Sicuramente esse sono geneticamente distinguibili. Gli scienziati scrissero “Confrontato con il campione Europeo, il nostro campione di Ebrei Askenazi ha il 47% in più di nuove varianti per genoma”.

Purtroppo, gli Askenazi sono collegati anche a non meno di 19 malattie genetiche secondo il Centro di Genetica Ebraica. Molte di esse sono mortali e sono dovute ad una singola mutazione genetica. La lista include forme di cancro al seno e alle ovaie, morbo di Tay-Sachs e la cosiddetta Malattia delle Urine a sciroppo d’acero, nella quale l’urina dei bambini malati ha un odore dolce.

In generale gli Ebrei Askenazi hanno sviluppato mutazioni negative leggermente più degli europei. (Gli Ebrei Sefarditi sono anch’essi predisposti a certe malattie, fra cui la malattia di Wolman, ereditaria, e un’allergia alle fave – cibo molto amato dagli Israeliani non allergici.).

Lo studio conclude anche che la popolazione Europea ancestrale ebbe anch’essa un effetto collo di bottiglia quando si separò dalla popolazione Mediorientale ancestrale, da 20400 a 22100 anni fa, al tempo dell’Ultima Grande Glaciazione, quando le lastre di ghiaccio avevano fatto del loro peggio. Gli antenati di entrambe queste popolazioni ebbero un altro effetto collo di bottiglia, probabilmente corrispondente a quando uscirono dall’Africa.

In ogni caso, vi è una ragione per la quale molte società proibiscono le relazioni incestuose. Se i due genitori sono troppo simili geneticamente, vi sarà una grande probabilità di avere una malattia autosomica recessiva. È anche evidente che, almeno per quanto riguarda i ferormoni che emettiamo, i parenti stretti non provano alcuna attrazione fisica fra di loro.

Le condizioni genetiche degli Ebrei Askenazi sono recessive per definizione. Se fossero dominanti, la malattia verrebbe sradicata, a meno che non appaia solo in età avanzata.

Quindi un uomo potrebbe essere portatore di un gene recessivo per una certa condizione, ma rimarrebbe non espresso in egli e nella sua prole a meno che non sposi una donna con lo stesso gene recessivo e la sua prole li erediti entrambi. Quindi i figli potrebbero manifestare questa condizione, così come potrebbero non manifestarla.

L’effetto collo di bottiglia in una popolazione è in pratica una ricetta per la proliferazione di malattie genetiche in quanto, per definizione, la variabilità genetica diminuisce. Se ci sono 1000 persone e solo 2 hanno un gene recessivo “negativo”, la loro probabilità di incontrarsi e sposarsi è molto minore di quanto lo è se la popolazione consiste in 100 persone.

Un corollario è il cosiddetto effetto del fondatore. Quando viene fondata una nuova popolazione da un gruppo ristretto di individui, tutta la loro prole avrà una variabilità genetica ridotta.

Gli Ebrei Askenazi col cancro al seno e gli Ebrei Sefarditi con l’intolleranza alle fave sono solo 2 esempi. Un altro esempio è la popolazione Boera in Sudafrica; essa deriva da un gruppo ristretto fondatore e ha la tendenza a contrarre il Morbo di Huntington.

Il problema è noto anche nei tentativi odierni di preservare l’esistenza di alcune specie animali e vegetali. Gli sforzi di ripopolare il pianeta di flora e fauna si scontra col problema di indebolire le successive generazioni.

Uno degli esempi più tristi è il ghepardo; la popolazione restante ha una variabilità genetica molto bassa a causa di un effetto collo di bottiglia risalente a 12000 anni fa. Quindi i più veloci felini esistenti soffrono problemi che vanno dal rachitismo allo sperma disfunzionale.

“Une France antijuive? Regards sur la nouvelle configuration judéophobe”, Ed. Cnrs, nuovo saggio dell’esperto di antisemitismo Pierre André Taguieff

Fonte:

Il Foglio

Autore:

Nicoletta Tiliacos

E’ il nuovo antiebraismo il virus che destabilizza la Francia moderna

Roma. La Francia che dopo gli attentati di gennaio si è divisa tra chi “è Charlie” e chi non lo è, vive una lacerazione molto più profonda e tanto più pericolosa perché non abbastanza riconosciuta. La analizza in un libro appena uscito (“Une France antijuive? Regards sur la nouvelle configuration judéophobe”, Ed. Cnrs) il sociologo PierreAndré Taguieff, che da almeno due decenni studia le nuove forme di razzismo che allignano nella società francese. Il saggio segue di tredici anni “La nouvelle judéophobie” (Fayard) che tanto ostracismo provocò, da parte della gauche, contro il suo autore, colpevole di aver indicato nell’antisionismo la forma moderna (e socialmente accettata) dell’antico odio verso gli ebrei.

Nel suo ultimo libro, Taguieff analizza le forme assunte in Francia dall’odio antigiudaico, “sostenuto da un antisionismo radicale impastato di complottismo e di una islamizzazione crescente della causa palestinese”. Nel recensire il saggio di Taguieff su Causeur.fr, Jacques Tarnero – a sua volta studioso delle nuove forme di razzismo – scrive che per i giovani di origine arabo-musulmana delle banlieue francesi “la Palestina è diventata una patria immaginaria”, in nome della quale si coltiva l’odio verso Israele e verso gli ebrei, vero “cemento identitario del loro risentimento”. Taguieff mette in fila i sintomi – gli episodi, le polemiche, i segnali a lungo ignorati o minimizzati – di quella malattia antigiudaica che in Francia ha armato da ultimo la mano dei fratelli Coulibaly, così come aveva fatto con quella degli assassini e torturatori del giovane ebreo francese Ilan Halimi nel 2006. “Taguieff ha fatto del razzismo, e in particolare dell’antisemitismo – scrive ancora Tarnero – il barometro delle fluttuazioni ideologiche della Francia. Così facendo, egli ha totalmente rinnovato le categorie intellettuali che permettono di comprendere l’intima meccanica di questa incurabile malattia sociale… in prospettiva, questa storia della nuova configurazione antigiudaica contemporanea rivela, in profondità, tutto ciò che la République ha rifiutato di vedere, tutto ciò che i media hanno rifiutato di nominare, tutto ciò di cui gli intellettuali (ma non tutti) hanno rifiutato di prendere coscienza, perché è a partire da questa negazione della realtà che si è formata questa Francia antigiudaica, parte maledetta della nostra modernità”.

La “nuova giudeofobia” che si è insediata stabilmente nel paesaggio francese è il prodotto di molti anni perduti. E gli accadimenti del 7 e del 9 gennaio scorso a Parigi (l’attacco a Charlie Hebdo, dove l’unica donna uccisa è stata una ebrea, e la strage dell’Hypercaher) sono anche il prodotto del non aver voluto vedere, per un malinteso senso di solidarietà con i “deboli” e gli “svantaggiati”, quanto la progressione dell’islamismo sviluppava simultaneamente una cultura del risentimento e dell’odio antiebraico. Per molti anni “le scienze sociali hanno preferito coltivare e alimentare ciò che era comodo coltivare e alimentare: la visione di un mondo diviso tra ricchi e poveri, senza preoccuparsi del fatto che i poveri potessero anche sviluppare odii ideologici simmetrici”. Per averlo detto, Taguieff è stato a lungo considerato dai benpensanti della sociologia un reazionario. Oggi il suo libro spiega che è sulla questione ebraica che si gioca la sopravvivenza della Francia “in quanto nazione”. Il premier Valls dice che “senza ebrei, la Francia non sarebbe più la Francia”. E’ arrivato il momento di crederci davvero.