Intervista ad Hendrik Mobus (Absurd, Darker than Black, fonte: Come Lupi fra le Pecore, Tsunami Edizioni)

Il contenuto  dell’intervista ad Hendrik Mobus tratta dal libro Come Lupi fra le Pecore (Tsunami Edizioni) rappresenta esclusivamente le sue posizioni.

Intervista a Hendrik Mobus

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L’Identitarismo razionale di Widar (Bilskirnir, band Pagan Black Metal)

 

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Decisamente lontani dai toni eccessivi, dal satanismo provocatorio e da atteggiamenti sopra le righe sono invece i Bilskirnir di Widar, esponenti di punta del pagan black metal tedesco. Nonostante un fondamento ideologico piuttosto palese, che poggia sui dettami del paganesimo e del nazionalismo, Widar si è sempre mantenuto distante da dichiarazioni ad effetto ed eccessi gratuiti (in particolar modo nei suoi dischi) preferendo un approccio più pragmatico che mira a rimanere fuori dai radar del sistema, senza intavolare un’infinita quanto inutile battaglia con le autorità.

“Bilskirnir non si basa su alcun tipo di provocazione, né io cerco di avere sulle copertine dei miei dischi un gran numero di simboli proibiti. Al giorno d’oggi le leggi che riguardano un certo tipo di cose (immagino capiate a cosa mi sto riferendo) non sono per niente piacevoli, e non c’è bisogno di causarsi problemi che possono essere evitati. Se con la mia arte volessi diffondere un messaggio usando un certo tipo di simbologia, le autorità tedesche potrebbero finire per accorgersene, la circolazione dei dischi potrebbe venire proibita e la band finirebbe per affrontare situazioni alquanto sgradevoli, cosa che vorrei proprio evitare. Certo, questa può sembrare una scusa patetica, ma bisogna guardare in faccia la realtà e capire qual è il tipo di comportamento più sensato, e quale invece può essere solo una perdita di tempo”.

Tuttavia nemmeno l’ampio revival pagano cui si è assistito negli ultimi anni sembra incontrare i favori di Widar, specialmente se affiancato ad una spiritualità di matrice New Age che sembra aver preso ormai piede.

“I più indisponenti sono i neo-pagani della domenica, gli pseudo-hippie che blaterano di pacifismo, quelli politicamente corretti e antifascisti. Come possono dire di vivere seguendo gli ideali dei propri progenitori quando chiudono gli occhi di fronte a tutti i problemi che affliggono la loro gente? Non vogliono parlare di politica e non vogliono venire associati a nazionalisti e simili, ma come credono che potrà sopravvivere il loro paganesimo da qui a sessant’anni, quando non ci sarà più nessuno a cui importerà delle tradizioni pagane?”.

(COME LUPI TRA LE PECORE: Storia e ideologia del black metal nazionalsocialista, pag 116-117, Nella Tana del Lupo)

 

Controversie politiche sui Taake (Svastica disegnata sul petto del frontman per provocazione ad un concerto nel 2007)

ccL’episodio più infaustamente noto rimane quello che vede coinvolti i norvegesi Taake, uno dei progeti più in vista della scena Black Metal contemporanea. Nel Marzo 2007, durante uno show tenutosi ad Essen, in Germania, il frontman Hoest si è presentato sul palco con una svastica disegnata sul petto, scatenando le reazioni del pubblico e degli organizzatori (la svastica è infatti un simbolo bandito in quel paese). A seguito di tale show, tutte le altre date del tour previste in terra tedesca sono state preventivamente annullate.
[…]

Dietro insistenza nientemeno che dei Kreator, originari proprio di Essen, i Taake sono stati esclusi dal bill del Karmoygeddon festival del 2008. E di nuovo Hoest è costretto a prendere posizione sull’accaduto.
“Questa reazione è senz’altro dovuta all’episodio della svastica accaduto ad Essen, città natale dei Kreator, durante il tour dell’anno scorso. Ho già chiaramente ribadito come i Taake non siano assolutamente una band nazista e politicizzata, eppure c’è ancora gente che insiste a definirci così. Da una parte, capisco che mostrare una svastica in Germania sia qualcosa di alquanto imperdonabile, ok. Ma dall’altra, sono profondamente convinto che un gruppo black metal debba poter usare QUALSIASI tipo di simbologia distruttiva/negativa, visto che alla base di questa forma di espressione ci deve essere soprattutto una cosa: il MALE. Il black metal non è, e non deve diventare, innocuo come tutti gli altri generi del metal. Detto francamente, trovo assurdo che nessuno abbia nulla da obiettare riguardo ai nostri testi, che parlano di omicidi, stupro, tortura, necrofilia e suicidio, ma in compenso veniamo boicottati per aver usato un determinato simbolo (che per altro non ha nulla a che vedere con il concept della band) in UNA singola occasione. Parte della nostra missione è suscitare sensazioni negative, ed è per questo che mi sembrava appropriato ricordare al nostro pubblico tedesco la sua più grande vergogna. Alcuni l’hanno capito e hanno risposto bene, mentre altri hanno avuto una reazione davvero esagerata, oltre ogni aspettativa. Il comportamento di questi auto-proclamatisi nostri nemici è più simile al nazismo che qualsiasi cosa possiamo aver mai fatto noi.

(COME LUPI TRA LE PECORE: Storia e ideologia del black metal nazionalsocialista, pag 55-56, Arisk Black Metal).

Controversie razziste nella scena Death Metal: il caso Malevolent Creation

In un trionfo di morte e miasmi, tra manuali di medicina legale e citazioni di film horror, il death metal sembra comunque tollerare poco determinati eccessi di matrice razzista; una scoperta fatta in prima persona dai deathster floridiani Malevolent Creation, uno dei grandi nomi rimasti in piedi dopo l’implosione del genere. “The Ten Commandments”, il loro debutto, è scolpito nel granito a colpi di doppia cassa e riff terrificanti e i lavori successivi hanno fatto guadagnare al gruppo uno status invidiabile ed un posto d’onore nell’olimpo death metal. Ma le fondamenta di questo colosso tremarono non poco all’uscita del quarto lavoro, “Eternal”, per via di alcune liriche che innescarono un coro di polemiche: nel disco compare infatti il pezzo “They Breed”, che si scaglia con odio contro (citiamo testualmente), i “fottuti negri”, definendoli “feccia”, “ladri bugiardi” e “pieni di malattie”, auspicandone la morte violenta. La band all’epoca tentò di minimizzare il tutto, ma i problemi si ripresentarono sotto altre vesti quando, durante una data del tour in germania, il bassista e cantante Jason Blachowicz (guarda caso anche autore del testo incriminato) ebbe la brillante idea di presentarsi sul palco con una maglia del Ku Klux Klan. L’effetto sull’audience fu dirompente e il concerti si trasformò in una violenta protesta contro i Malevolent Creation, come ricordato dal chitarrista Phil Fasciana. Dopo questa bravata Blachowicz venne gentilmente messo alla porta (rientrò tuttavia fra i ranghi nel 2010) e il gruppo, forse per sgombrare il campo dai dubbi, si schierò pubblicamente contro il razzismo aderendo al progetto Metalheads Against Racism.

(COME LUPI TRA LE PECORE: Storia e ideologia del black metal nazionalsocialista, pag. 32-33, cap. “Ideologia in Musica”.)

Malevolent Creation – “They Breed”

Testo tradotto dall’inglese (il traduttore non esprime giudizi su di esso, in foto Jason Blachowicz, cantante e bassista dei Malevolent Creation e autore del testo)

cc

Nati in questo mondo di oscenità
Una piaga in ogni città
Il mondo reale non è così reale,
Riempito di feccia e ladri bugiardi,
Minacce di dolore, vite a pretendere
Quando non vi dobbiamo niente.
Costretti a vivere nella paura per sempre
Si riproducono ancora.

Volete sempre e prendete sempre
Quello che non fu mai vostro
Un giorno sentirete l’odio
Che voi date agli altri.

Pieni di malattie,
Ancora si riproducono

Odio contro di voi e la vostra razza
Il sangue cattivo scorre per sempre
La mia vita non sarà finita
Finchè non vi sarete uccisi a vicenda

Volete sempre e prendete sempre
Ciò che non fu mai vostro
Un giorno sentirete l’odio,

Fottuti Negri

Sul Metal e sulla Politica

1. “Il metal non ha nulla a che spartire con la politica”, è il ritornello che viene scandito ad libitum ogni volta che questo burrascoso binomio diventa oggetto di discussione. Ma alla prova dei fatti si tratta di una posizione antistorica ed illusoria; la musica, in tutte le sue declinazioni, è sempre stata un mezzo attraverso cui divulgare idee, creare consenso, sensibilizzare le genti o aizzare le folle, svolgendo di fatto un ruolo politico anche senza l’ingombrante ombra di un vessillo ideologico. Un discorso valido anche per il metal, ovviamente non in tutte le sue forme, nonostante la ritrosia di chi vorrebbe continuare a considerarlo una sorta di idilliaca Arcadia dalla quale sono banditi gli orrori di un mondo in disfacimento.

(COME LUPI TRA LE PECORE: Storia e ideologia del black metal nazionalsocialista, pag. 21, cap. “Ideologia in Musica”.)

Chierico jihadista prossimamente in Italia (di Valentina Colombo)

Alcuni estratti di questo articolo preso dall’Osservatorio Antisemitismo, link all’articolo completo a fine post.

NDA: In data successiva all’articolo, è stato impedito l’accesso in Italia a questo predicatore islamico a causa della sua ideologia radicale.

<<L’Italia si conferma il porto felice della Fratellanza musulmana in Europa? La risposta è senza dubbio affermativa e non riguarda solo le connessioni delle organizzazioni islamiche attive nel nostro paese, ma anche predicatori controversi che sono già stati banditi in altri paesi del Vecchio continente. Come il caso del recente annuncio, sul profilo Facebook dell’Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose con sede a San Giovanni in Lupatoto, del tour italiano del predicatore islamico Tareq Suwaidan e di sua moglie Buthaina Ibrahim, che si svolgerà dal 7 al 17 maggio partendo da Como (Hotel Lomazzo) per proseguire con tre incontri con rispettive comunità (probabilmente una di queste sarà Reggio Emilia). >>

<<Nel 2014 le autorità belghe hanno vietato l’ingresso a Suwaidan, per via delle sue posizioni antisemite, che quindi non ha partecipato come oratore alla Foire Musulmane organizzata dalla Fratellanza belga. Su stessa ammissione di Suwaidan, il predicatore è persona non grata anche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Già nell’agosto 2013, era stato licenziato dal ruolo di direttore e membro del direttivo del canale islamico Al Risala di proprietà del principe saudita Walid Bin Talal per avere ammesso di appartenere al ‘movimento terrorista dei Fratelli musulmani’. >>

<<“Il sangue che sacrifichiamo è certamente prezioso, ma l’equazione è la seguente: ‘I nostri morti sono in paradiso mentre i loro sono all’inferno.’ Non abbiamo paura del martirio. Poco fa stavate cantando: ‘la morte per Allah è il nostro desiderio supremo’. Ebbene, la morte che voi desiderate è giunta a voi. Noi non abbiamo problemi con la morte, siamo diversi dagli israeliani. […] Tutte le madri della umma – non solo quelle palestinesi – dovrebbero allattare i propri figli con l’odio verso i figli di Sion. Li odiamo, sono i nostri nemici. Dobbiamo instillare questo nei cuori dei nostri figli sino a che sorgerà una nuova generazione che li cancellerà dalla terra. […] Ci sono diversi tipi di jihad. Spero che voi non lasciate questo luogo solo sentendovi meglio, perché avete gridato un po’ e avete cantato qualche slogan. […] No, no. Ciascuno di noi uscendo da questa sala dovrà pensare a un piano su come cancellare Israele”.>>

<<“Suwaidan è anche autore ed editore di una “Enciclopedia illustrata sugli ebrei” di 429 pagine, pubblicata nel 2009 e reperibile facilmente in rete, in cui chiarisce che la battaglia non è solo contro Israele, ma contro tutti gli ebrei che ne giustificano l’esistenza. Nei ringraziamenti che aprono il volume si legge: “Rivolgo in primo luogo il mio ringraziamento ad Allah – Egli è l’Altissimo – che ci ha insegnato, guidato e rammentato la conoscenza del nostro nemico, ci ha avvertiti nei confronti degli ebrei e delle loro macchinazioni. Allah – Egli è il Potente – ha detto: ‘Voi vi accorgerete che i peggiori nemici sono gli ebrei e coloro che associano altri ad Allah’. Per questo motivo prego e mi affido all’Inviato di Allah che ha affrontato la malvagità e la perfidia degli ebrei e fu paziente, sopportò, ma infine fu costretto a combatterli e poi li espulse poiché non aveva altra possibilità.”>>

Chierico jihadista prossimamente in Italia