Condanna in solido alle spese di lite: chi paga?

Al termine di un processo civile, il giudice, nel pronunciare la sentenza, decide anche sulle spese giudiziali: compensandole fra le parti o condannando al pagamento solo quella soccombente. Quando le parti soccombenti sono più di una [1] il giudice può condannare ciascuna di esse al pagamento delle spese in proporzione al rispettivo interesse alla causa. Quando però tutte le parti soccombenti hanno avuto un interesse comune nel processo (da intendersi non come identità della domanda bensì come atteggiamento difensivo convergente nei confronti della controparte avversaria [2]) il giudice può condannarle in solido alle spese di lite. “Condanna in solido alle spese” significa che ogni parte condannata risponde dell’intero debito e non soltanto per una parte di esso. Ciò significa che non basta pagare una quota delle spese di lite per liberarsi nei confronti del creditore. Questi, inoltre, può chiedere il pagamento anche solo ad uno dei debitori, il quale potrà poi rivalersi nei confronti degli altri coobbligati. Il pagamento dell’intero debito da parte di uno dei coobbligati libera tutti gli altri [3]. Può infatti accadere che, a seguito della condanna in solido alle spese, solo uno dei condannati, pur di liberarsi del debito sancito in sentenza, paghi l’intero importo delle spese stabilito dal giudice. In questa ipotesi egli può esercitare azione di regresso [4] nei confronti degli altri debitori che non hanno pagato le spese. Questi ultimi dovranno restituire a colui che ha pagato la quota di debito a loro imputabile; la divisone si fa in parti uguali. Un esempio renderà tutto più chiaro. Supponiamo che il giudice abbia condannato in solido tre parti soccombenti A, B e C al pagamento delle spese processuali pari a 900 euro. Il creditore, parte vincitrice, potrà chiedere il pagamento delle spese indifferentemente ad A B o C. Se A paga l’intero debito per tutti, B e C dovranno restituirgli parte del debito diviso in quote uguali (quindi 300 euro a testa).

Ipotesi particolare è quella in cui una delle parti condannate alle spese trovi un accordo con il creditore, stipulando una transazione [5]. La transazione con una delle parti non libera anche le altre a meno che queste dichiarino di volerne profittare e sempre che la transazione riguardi l’intero debito e non solo una quota di esso. A differenza di quanto accade nel caso di pagamento effettivo dell’intero debito da parte di uno dei coobbligati, la transazione di uno non basta per liberare automaticamente anche gli altri debitori. Serve una vera e propria dichiarazione di partecipazione alla transazione da parte di questi ultimi. Più precisamente si possono allora verificare due diverse situazioni:
1) Se A transige la propria posizione con il creditore per l’intero importo delle spese, B e C sono liberati solo se aderiscono alla transazione;
2) se A transige solo per una parte del debito a lui imputabile, la transazione non potrà mai liberare gli altri debitori ma solo estinguere il vincolo solidale tra A, B e C.

Fonte:

Condanna in solido alle spese di lite: chi paga?

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Se un abusivo occupa casa mentre sono fuori, come mi difendo?

Come si difende il proprietario di casa vittima di un’occupazione abusiva del proprio appartamento da parte di ignoti che non vogliono più uscire fuori: chiamare i carabinieri o attendere una sentenza del giudice? È possibile cambiare la serratura dell’immobile?

(Fonte: http://www.laleggepertutti.it)

La crescente immigrazione, ma anche la galoppante crisi economica ha aumentato il numero di “senza tetto” e, con essi, le leggende metropolitane di occupazioni abusive degli appartamenti altruimentre il proprietario è fuori a fare la spesa o a godersi le vacanze estive. Qualche storia vera, in realtà, c’è e riguarda soprattutto i vecchietti assegnatari degli alloggi popolari che vengono ricoverati negli ospizi o nelle case di cura: in alcuni casi, i poveretti hanno visto la propria casa presa d’assalto dai “senza dimora” che, poi, barricatisi dentro, non ne hanno voluto sapere di uscire se non con l’intervento della forza pubblica.

Ma, in un’eventuale ipotesi che ciò davvero si verifichi, è vero che, per la nostra legge, il proprietario di casa non può difendersi da sé, eventualmente cambiando le chiavi della serratura o chiamando icarabinieri e ottenendo immediatamente la disponibilità del proprio immobile?

La verità è dura da digerire e, mai come in questo caso, potrebbe sembrare assurda.

Il codice civile protegge il possesso di un bene, sia esso mobile (per esempio un quadro) o immobile (appunto la casa, l’appartamento, un terreno, ecc.). Il possesso è quella relazione di fatto tra un soggetto e la cosa che, in quel momento, si trova nella sua materiale disponibilità. Il possessore, dunque, è colui che utilizza la cosa come se ne fosse il proprietario, a prescindere dal fatto che lo sia o meno. Egli, infatti, non è necessariamente il proprietario della cosa posseduta, ma si atteggia come se lo fosse. Si pensi al caso di un condomino che, ritenendo che il pianerottolo dell’ultimo piano sia esclusivamente suo, lo chiuda con un cancelletto.

Al possessore la legge consente di tutelare sempre il suo rapporto con la cosa, ossia il suo possesso, anche andando in causa e ottenendo una sentenza dal giudice di condanna contro colui che se ne appropri (legittimamente o illegittimamente). La legge, infatti, vuole evitare che la società diventi un far west dove ognuno si fa giustizia da sé: perciò tutela il “possesso”, salvo poi verificare – in un momento successivo e su richiesta di chi assume essere l’effettivo titolare del bene – se il possessore è anche proprietario o meno. Insomma, in prima battuta e in via d’urgenza si protegge sempre il possesso, poi si verifica la sussistenza del diritto di proprietà.

Per voler essere esaustivi (ma in questa sede non rileva) il possesso si distingue dalla detenzione, che si ha quando un soggetto tenga una certa cosa senza però ritenersi proprietario della stessa, ben sapendo quindi che è di altri. Ad esempio, nel contratto di locazione l’inquilino ha la detenzione (non il possesso) di un immobile: lo usa, infatti, riconoscendo che è di proprietà del locatore, al quale paga la pigione. Nel caso in cui un soggetto ottenga in prestito l’auto di un amico, egli la detiene e non la possiede.

Da quanto detto, si comprende che l’abusivo esercita certamente il possesso, sebbene in mala fede. Anche il ladro di un quadro, ad esempio, ne ha il possesso e, quindi, se il proprietario del bene andasse a casa del ladro a riprenderselo commetterebbe due illeciti: l’invasione dell’altrui dimora (illecito penale), la violazione dell’altrui possesso (illecito civile). L’abusivo, dunque, potrebbe in teoria agire contro il proprietario di casa che faccia di tutto per tornare dentro la propria casa: lo potrebbe denunciare (per il reato di esercizio abusivo delle proprie ragioni) così come potrebbe agire nei suoi riguardi con un’azione civile (per essere stato spossessato).

Che cosa può fare il proprietario di casa che è stato “sfrattato” dagli abusivi?

Il padrone di casa non può, innanzitutto, cambiare la serratura con le chiavi di casa in quanto, oltre a violare il possesso altrui, compirebbe, come detto, il reato di esercizio abusivo delle proprie ragioni. La legge, infatti, vieta di farsi giustizia da sé, anche se si ha tutta la ragione di questo mondo. Pertanto un comportamento del genere è assolutamente sconsigliabile. È anche vero però che, affinché tale condanna possa essere pronunciata nei confronti del proprietario, l’abusivo dovrebbe denunciarlo o citarlo in un giudizio civile per la perdita del possesso. E certo, chi è già nel torto marcio difficilmente andrebbe a stuzzicare il “can che dorme”; ma è successo in passato più di una volta.

Chiamare i carabinieri? Anche questa potrebbe essere una scelta sbagliata. L’arma, infatti, è pur sempre un’amministrazione dello Stato e non ha potere di agire e di violare i diritti altrui (come il diritto di possesso) se non è autorizzata da un ordine del giudice. Quindi, anche se il proprietario dell’appartamento esibisse, al comandante dei Carabinieri, il rogito notarile per dimostrare la proprietà, non sortirebbe alcun effetto.

Non resta quindi che il giudice. Ossia fare una causa! Immaginiamo già la vostra espressione: con i tempi e i costi che la giustizia richiede, è da folli attendere una sentenza. Ma qui una consolazione (seppur amara): l’azione civile in questo caso (cosiddetta azione possessoria) ha dei tempi molto più celeri rispetto a una causa ordinaria e dovrebbe terminare, attraverso il procedimento d’urgenza, in pochi mesi (tutto dipende dal carico di lavoro del tribunale). A ciò si potrebbe aggiungere, comunque, anche una denuncia penale per invasione di terreni o edifici.

C’è un’ultima brutta notizia. Dopo che avrete vinto la causa, il giudice condannerà l’abusivo a pagarvi le spese processuali che avete dovuto anticipare: è chiaro però che, in una situazione del genere, di fronte a un nullatenente, il recupero è solo teorico. Così tutti gli oneri legali resteranno a vostro carico.

Che dire: è la legge.

FONTE: http://www.laleggepertutti.it dell’ 1.5.2016

Se un abusivo occupa casa mentre sono fuori, come mi difendo?

Citazioni di Rob Darken da “Come Lupi fra le Pecore” pt.1

Appartengo senza dubbio a coloro che pensano che Adolf Hitler sia la figura più imponente nella storia europea degli ultimi anni. Hitler e i suoi consiglieri hanno provato a creare un gigantesco capolavoro di ordine sociale. Hitler ha cercato di costruire un impero simile a quello romano, basato sui valori pagani e sulle credenze e le tradizioni dell’Europa ariana” (Rob Darken, Graveland, Resistance Magazine n. 7, primavera 2007).

Tuttavia, con il volgere del millennio si registra una forte inversione di rotta, con solo pochi gruppi rimasti in vita e una realtà che necessitava di ricambio generazionale e nuove alleanze. Proprio in questo contesto di parziale sbandamento si rinsaldano i rapporti fra ambiente skinhead ed NSBM, e lo split tra Honor e Graveland sancisce un primo, evidente segnale di convergenza tra l’estrema Destra più classicamente legata all’area skinhead e i nuovi adepti del black metal ideologizzato. Come ebbe da dire lo stesso Darken.

“Questo split è stato un grosso evento e ha causato parecchio trambusto nella nostra scena. Siamo rimasti molto soddisfatti dalle reazioni degli ascoltatori. A quel tempo la scena pagan metal polacca era molto forte. Ha iniziato a radicalizzarsi e a supportare ideologie della Destra bianca. A quel tempo alcuni metallari ascoltavano gli Honor. Il nostro split ha abbattuto una barriera di ostilità tra gli skinhead e i metallari dai capelli lunghi. La situazione è cambiata. Da allora, nei rituali pagani o alle manifestazioni patriottiche si possono vedere skinhead e metallari fianco a fianco. Cose del genere non sono mai avvenute in passato. Dopo la pubblicazione di questo split, abbiamo iniziato ad avere problemi con la polizia ed i servizi segreti. È finita che gli Honor hanno sospeso le loro attività, e la scena pagan metal polacca si è indebolita”.(Rob Darken, da Heathen Hammer, 2008).

Nello stesso anno viene dato alle stampe il successore di “Immortal Pride”, in un certo senso un disco rivoluzionario anche sul piano ideologico. “Creed of Iron”, questo il titolo, omaggia infatti uno dei testi cardine del movimento Wotansvolk, fondato da Katja Lane e Ron McVan sotto la diretta influenza del pensiero di David Lane, famigerato creatore delle “14 Words”.

“Ho creato Creen Of Iron ispirandomi all’omonimo libro di filosofia Wotansvolk scritto da Ron McVan. Molti di noi, ispirati da nuove prospettive religiose e dalle credenze dei nostri avi, camminano sul sentiero della saggezza e della conoscenza che provengono dalle profonde spiritualità originarie della nostra razza e delle nostre nazioni. Il fuoco brucia nei luoghi di culto dei nostri progenitori. Giovani guerrieri si incontrano per combattere e in questo modo si avvicinano alla natura dei nostri antenati pagani. Lasciano tracce eterne di credenze originarie e di una cultura che non verrà mai più distrutta dalla giudeo-cristianità. Chi vuole provare a fermarci, è arrivato troppo tardi”. (dal booklet di Creed Of Iron, 2000, No Colours Record).

Nel 2002 è invece un’altra inquietante release ad aiutarci a comprendere il quadro ideologico che si cela dietro al gruppo: per mezzo di una nuova collaborazione con la Vinland Winds di Richard Mills viene alla luce “Blood of Heroes”, un 7’’ in edizione limitata con tiratura a 1488 copie numerate, una cifra ovviamente non casuale. Come riportato nel libretto della ristampa uscita nel 2004 per No Colours, dietro a questo EP si celava infatti un  ben preciso progetto ideologico.

“Inizialmente l’EP Blood Of Heroes doveva essere dedicato a Timothy McVeigh, che per me è l’unico vero eroe americano. Ma l’uscita del singolo è coincisa con l’11 di Settembre. Per cui ho dovuto modificare la dedica. Non volevo che la Vinland Winds Records di New York, che doveva pubblicarlo, potesse avere qualche tipo di problema con i servizi speciali. Timothy McVeigh è stato condannato a morte e giustiziato esattamente tre mesi prima dell’11 Settembre, il 6 Maggio del 2001. Gloria agli eroi!”. Timothy James McVeigh è stato un terrorista americano, riconosciuto colpevole di esser stato l’esecutore materiale dell’attentato di Oklahoma City del 19 Aprile 1995 e quindi condannato a morte. […] Prima dell’attentato alle Torri Gemelle, la strage di Oklahoma City era l’atto terroristico che aveva mietuto più vittime sul suolo americano: quella mattina si contarono 168 morti, di cui 19 bambini. La scelta di dedicare un disco ad un personaggio così controverso legato ad un drammatico fatto di sangue è tuttavia da mettere in relazione a quel percorso che ha portato Rob Darken a distanziarsi da sterili questioni partitiche per approdare ad una concezione più legata ad una forma di dissidenza nei confronti della società attuale e delle derive da lui viste come negative (multiculturalismo, lobby di potere, corporativismo). In questo senso McVeigh, che fece saltare il Murrah Federal Building come forma di ritorsione verso uno Stato percepito come ostile nei confronti dei suoi stessi cittadini, assurge per Darken a figura simbolo del dissidente bianco.

(COME LUPI TRA LE PECORE: Storia e ideologia del black metal nazionalsocialista, pag 146- 151 Sinistrum Polska).