L’Uomo Paziente

L’uomo paziente è l’uomo che controlla. E’ fermo, costante in tutte le sue azioni. Quando vuole farla finita con i suoi nemici inizia ad uccidere il proprio ego. Resta ai margini della società a lui estranea, di solito contrastandola. Non ha pretese. Ha però una forza interiore che gli dà potenza, perchè aspetta, pianifica ed attacca soltanto nel momento in cui ha la maggiore probabilità di successo.
 
Si sa che spesso gli sciocchi o le teste di cazzo corrono rischi; al contrario, gli uomini d’affari assumono rischi. Correre rischi significa agire senza avere le informazioni necessarie e senza la strategia adeguata per raggiungere il successo. E’ come camminare su una corda da equilibrista senza saper stare in equilibrio. Invece assumere i rischi significa conoscere sia le opportunità sia rischi, sapendo a cosa si va incontro. E’ l’attitudine intelligente, basata sull’uso della ragione e sulla conoscenza che, esercitata in modo implacabile, lo distingue dai perdenti.
 
Lui si ricorda di tutto ciò che è possibile usare, imparando dalle esperienze altrui, dai propri errori e ancora di più da quelli degli altri. Studia il loro comportamento, verifica quali sono quelli che funzioneranno o quelli che probabilmente non avranno alcun effetto. Mentre i suoi avversari saltano e si contorgono in modo impaziente, pieni di ansia e di rabbia, lui aspetta, sonda le debolezze. La sua vita è caratterizzata interamente dal lavoro, dall’abnegazione, dalla fiducia in sè stesso e dall’autocontrollo. Non da la colpa a un dio per i propri fallimenti nè dà colpa ad un diavolo per i suoi grandi errori. Non ritiene che la società è colpevole della propria mediocrità e della propria debolezza, ma impara dalle sue azioni, che diventano sempre più perspicaci.
 
Non cerca i confronti; li evita, a meno che non ci sia in gioco qualcosa di estrema importanza. In caso contrario, agisce in modo da raggiungere i suoi obiettivi. E’ astuto. Prima di tutto, sa cos’è importante, e questo gli dà dignità e gli fa guadagnare rispetto.
Infine, è sicuro che il mondo degli affari, legali o paralleli, non è fatto per i deboli, gli innocenti, i moralisti o per gli utopici. La fortuna non cresce sugli alberi, per guadagnarci dovrà perderci qualcun altro, che sia in modo spontaneo, in modo indotto o in modo più brusco. Non importa come, egli vincerà e continuerà a farlo in base alle sue opportunità.
 
Le tigri ed i leoni sono più grandi, ma i lupi non lavorano nel circo.
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Muhammad Ali sull’integrazione razziale

Alì (A.): un’altra cosa: l’integrazione si basa anche sui matrimoni misti, vero?

Giornalista(G.): sì.

A: Bene, sono sicuro che nessun bianco intelligente che sta guardando questo programma, nessun bianco intelligente, nella sua mente, vorrebbe che un nero o una nera sposasse i suoi figli e che i suoi nipoti siano dei meticci.

G: Beh, io lo vorrei.

A: Tu lo vorresti ma molti no. Cosa cerco di dire è che… in realtà tu non lo vorresti, dici di volerlo perchè sei in un programma tv e devi farlo.

G: No no, questo non è vero.

A: Perchè lo vorresti?

G: Perchè credo di non essere diverso da te.

A: Sì invece, noi siamo molto diversi.

G: Credo che la società ci vuole diversi. La società ci ha fatto diversi.

A: Non è la società, è Dio che ci ha fatto diversi.

G: No, siamo tutti umani.

A: Ascolta, gli uccellini blu volano con quelli blu, i rossi con i rossi, i piccioni vogliono stare coi piccioni.

G: Ma noi siamo dotati di intelligenza.

A: Loro non hanno l’intelligenza?

G: No.

A: Eppure stanno insieme. Noi dovremmo essere più intelligenti di loro, no? Le cicale con cicale, gli uccellini blu con i propri simili.. sono tutti uccelli ma hanno diverse culture.
Alle aquile piace sorvolare i monti, alle cicale piace volare nel deserto, agli uccellini blu piace volare tra gli alberi e nel prato.

G: Beh, fammi dire che le cicale causano problemi…

A: Anche noi abbiamo problemi… Non ho mai visto una coppia mista in UK o in USA uscire e camminare liberamente con il proprio figlio meticcio.

G: E’ la società, bisogna educare la gente.

A: La vita per me è troppo corta per rieducare, preferisco relazionarmi con i miei simili. Ho una splendida figlia, una bellissima moglie, e sono come me, siamo felici e non abbiamo problemi. Nessuna donna mi amerebbe così tanto… capisci?

G: Sì capisco ma credo che sia triste…

A: Non è triste se voglio che mio figlio somigli a me, tutte le persone intelligenti vorrebbero che il proprio figlio gli somigliasse. Sarei triste se perdessi la mia meravigliosa identità. I cinesi amano i propri simili ed i tratti orientali, i pakistani amano la loro cultura, così come gli ebrei. Molti cattolici vogliono relazionarsi con soli cattolici cosicchè la religione rimanga la stessa. Chi vorrebbe uccidere la propria razza? Chi non vuol restare con la propria gente è chi la odia… ti vergogni di ciò che ha fatto Dio. Dio non ha sbagliato nulla nel crearci.

G: Credo che questa sia una filosofia disgregante.

A: Ascolta, nessuna donna nel mondo intero, nemmeno una nera islamica può cucinare, relazionarsi, conquistarmi e stare con me come fa la mia moglie afro-americana. Nessuna donna, tantomeno una donna bianca, può davvero associarsi con me e con i miei sentimenti, con il mio comportamento, con i miei pensieri. E non puoi prendere un cinese e dargli una donna di un’altra razza, perchè sebbene fra loro c’è amore sentimentale e fisico in realtà non sono contenti perchè a lei piacerà la sua musica mentre a lui piacerà la musica cinese e si contrasteranno sempre. E’ la natura, tu puoi fare quel che vuoi ma la natura dice che bisogna stare con i propri simili. Io voglio stare con i miei simili, amo la mia gente.