Concetto del Divino nella Fede Nordica (citazioni)

<<Se l’elemento decisivo che plasma anima, carattere, natura dell’uomo è il sangue, ogni razza deve avere una sua peculiare forma di fede, ed essa soltanto potrà corrispondere alla sua peculiarità, poichè scaturisce esattamente da questa tipicità radicata nel sangue. L’uomo nordico ha pertanto la sua concezione dei rapporti tra Dio e l’uomo, fra anima e corpo, tra Dio e Mondo, e questa è radicalmente diversa da quella della teologia semitica. Contro il dualismo Dio/mondo, corpo/spirito, contro il pessimismo di una contaminazione radicale dell’uomo e della conseguente necessità di un mediatore-redentore; contro l’idea statica di un Dio personale che governa gli uomini e il mondo, e di un atto unico di redenzione, la fede nordico-tedesca ritiene il corpo sfera di espressione dell’anima.

[…]

Di qui il senso ottimistico delle cose, il suo attivismo, il suo senso per il dinamismo della realtà naturale, per l’eterno ciclo di nascita e morte, che riflette il ritmo del divino incedere nel mondo. L’uomo nordico non può concepire che Dio abbia parlato una volta per sempre e abbia racchiuso questa rivelazione in un libro fissandola in concetti astratti. Il dogma in quanto formula contrasta con la viva esperienza religiosa. Gli uomini di fede nordica hanno in vista, più che una formula di fede, uno stile comune, che sia condizionato dalla razza e che ne esprima nel modo migliore il senso religioso.

[…]

Di fronte a questa fede nel Dio che si manifesta nel sangue e nella razza, le confessioni cristiane con i loro dogmi non costituivano che dei relitti del passato, degli ibridi miscugli di rappresentazioni religiose disorganiche, giacchè non scaturenti dall’anima di una sola razza.

(Prefazione di Marco Linguardo al libro “Le 25 tesi della Religione Tedesca”)

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