La riforma del processo penale è ormai legge. Che cosa cambia per i cittadini?

Focus, 23 settembre 2017, Adriano Monti

 

Ecco le modifiche più importanti. Dopo il via libera dei due rami del Parlamento e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 4 luglio scorso, la riforma del processo penale è ormai legge. Che cosa cambia per i cittadini? Ecco in pillole alcune delle modifiche più importanti e un confronto.
Creata unificando in un unico testo diversi provvedimenti distinti, la riforma introduce altri importanti cambiamenti sia nel Codice penale (che definisce quando e come si commette un reato, con le relative sanzioni) sia nel Codice di procedura penale (che disciplina il processo penale vero e proprio).
Ricorso in Cassazione – Aumentano le sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilità. Se il ricorso è infondato la procedura avviene in modo semplificato; in pratica, cioè, senza contraddittorio.
Riforma dell’ordinamento penitenziario – Le deleghe al governo mirano a facilitare il ricorso alle misure alternative al carcere, incrementando il lavoro intramurario ed esterno, il volontariato e riconoscendo alcuni diritti di rilevanza costituzionale, come quello agli affetti. Sono esclusi dai benefici i condannati all’ergastolo per mafia, terrorismo e delitti di eccezionale gravità.
Processo a distanza per mafiosi in carcere – Nei processi di mafia, terrorismo e criminalità organizzata la partecipazione al dibattimento attraverso collegamenti in video diviene in sostanza la regola per detenuti, “pentiti”, testimoni sotto protezione e agenti infiltrati.
Prescrizione – L’obiettivo è quello di rendere più difficile che il reato si estingua col semplice trascorrere del tempo: un fenomeno che nell’ultimo decennio ha “arenato” circa un milione e mezzo di processi in Italia. Per questo, a partire dai reati commessi dopo la riforma, i tempi della prescrizione si allungano, con il “timer” sospeso per 18 mesi dopo la condanna di primo grado, di altri 18 dopo la condanna in appello e di eventuali 6 nel caso di rogatorie all’estero (cioè atti processuali che l’autorità giudiziaria chieda di effettuare fuori dai confini nazionali), oltre che durante gli interrogatori di polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero. Percorso in linea con gli ordinamenti francese e tedesco, dove qualsiasi atto giudiziario interrompe la prescrizione. I tempi si allungano a un minimo di 6 anni per i delitti e 4 per le contravvenzioni (con eccezioni al rialzo per reati gravi).
Negli altri Paesi. Francia. Da 1 a 10 anni, in base al reato; 30 anni per quelli più gravi, come terrorismo e traffico di stupefacenti. Germania. 30, 20, 10, 5 o 3 anni a seconda dei casi. Decorre da quando il reato viene scoperto.
Riparazione del danno – Nei reati perseguibili attraverso querela (e quindi di non grave impatto sociale), sentite le parti e la persona offesa, il giudice potrà dichiarare estinto il reato se l’imputato avrà riparato integralmente il danno con restituzione o risarcimento, e ne avrà eliminato le conseguenze nocive.
Negli altri Paesi. La cosiddetta “giustizia riparativa” è già applicata in vari ordinamenti esteri come quello tedesco (dal 1994) e britannico (2003).
Reati contro il patrimonio – Per i “reati predatori” il limite minimo della detenzione aumenta: da 6 anni a 7 per estorsione e rapina, da 1 anno a 3 per furto in casa, da 3 anni a 4 per lo scippo. Fa eccezione il voto di scambio politico-mafioso, dove aumenta pure il massimo: la forbice passa da 4-10 a 6-12 anni.
Negli altri Paesi. Germania. Fino a 10 anni. Gran Bretagna. Fino a 7 anni. Francia. Fino a 3 anni.
Intercettazioni e tutela della privacy – La legge delega l’esecutivo a predisporre norme per evitare la pubblicazione di intercettazioni che non sono rilevanti per le indagini, o che includono persone ad esse estranee, con pene fino a 4 anni di carcere per chi le capta in modo fraudolento e le diffonde per recare danno alla reputazione altrui. Come già previsto da una sentenza del 2016 della Corte di Cassazione a sezioni unite, viene ammesso come strumento d’indagine al pari delle intercettazioni – in modo particolare per i reati associativi, legati cioè al crimine organizzato – l’uso dei trojan, i virus informatici che possono trasformare pc e telefonini in vere e proprie cimici, captando suoni e immagini dell’ambiente circostante. Con alcuni limiti: l’avvio della registrazione non dev’essere indiscriminato ma deciso dagli inquirenti, e i dati trasmessi unicamente alla Procura.
Negli altri Paesi. Usa. L’Attorney General (ministro della Giustizia) può autorizzare il procuratore capo di uno Stato a presentare istanza al giudice federale per approvare l’uso di intercettazioni, in base a fondati sospetti, per ipotesi di reati gravi come omicidio, sequestro di persona, rapina, estorsione, corruzione di pubblici ufficiali ecc. Chi le divulga rischia fino a 5 anni di carcere. Francia. Autorizzabili unicamente dal giudice istruttore, solo se ritenute necessarie e per reati con pene superiori ai due anni di carcere. Durata massima quattro mesi, prorogabile. Gli operatori sono obbligati al rispetto del segreto istruttorio. Si trascrivono solo le parti utili al procedimento. Per intercettare parlamentari o magistrati, va informato rispettivamente il presidente dell’Assemblea o il procuratore generale della giurisdizione di appartenenza. Germania. Sono autorizzabili dal tribunale su richiesta della procura, solo se altri mezzi d’investigazione non sono praticabili. Esplicito divieto di utilizzare contenuti legati alla sfera intima della persona. Durata: 1 mese, prorogabile.
Tempi delle indagini – Dopo la chiusura delle indagini il magistrato ha 3 mesi di tempo (15 per i reati di mafia e terrorismo) per presentare la richiesta di archiviazione oppure quella di rinvio a giudizio che, se accolta dal giudice, fa iniziare il processo. Se non fa nulla, il procuratore generale presso la Corte d’appello può intervenire d’ufficio per avocare a sé il fascicolo e decidere il da farsi.
Negli altri Paesi. Francia. In caso di fermo, il giudice ha 6 mesi di tempo per interrogare il pm circa l’esito della procedura; quest’ultimo deve decidere entro un mese se esercitare l’azione penale o archiviare il caso. Se non lo fa, l’interessato può far valere la nullità degli atti.
Patteggiamento in appello – Già esistente nel Codice di procedura penale, eliminato nel 2008 ed ora nuovamente reintrodotto nella formulazione originaria. In sostanza le parti possono mettersi d’accordo sui motivi dell’appello ed eventualmente sulla nuova pena. Dopo il patteggiamento, il ricorso in Cassazione è ammissibile solo in alcuni casi particolari.
Negli altri Paesi. Germania. Introdotto nel 2009, come facoltà del giudice, non delle parti, di accordarsi su misure per snellire il procedimento. Francia. Introdotto nel 2004 per reati che prevedano pene detentive non superiori a un anno. A differenza dell’Italia, è necessario che l’imputato riconosca la propria responsabilità.

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