Il discorso di Bob Mathews “Chiamata alle armi” con commento di W. L. Pierce

In allegato al PDF seguente, e in formato testo sotto di esso, il discorso integrale di Bob Mathews “Chiamata alle armi” del 1983 in italiano, con commento di W. L. Pierce.

Il materiale non ha alcuno scopo di apologia nè tantomento di istigazione all’emulazione, ma è di mero interesse storico e culturale.
Buona lettura agli interessati

Chiamata alle armi di Bob Mathews – Commento di W. L. Pierce

Fonte:

William Luther Pierce parla:

Anno 1983

Il discorso che sentirete è stato dato Domenica 4 Settembre 1983 da Robert Mathews, all’assemblea generale della National Alliance, ad Arlington, Virginia. Qualche settimana dopo, Mathews dichiarò guerra ai nemici della nostra razza. Iniziò ad operare in segreto, con un gruppo di commilitoni che chiamò “la Fratellanza Silenziosa”, e cominciò a combattere. La sua battaglia durò fino a quando venne bruciato vivo in un’operazione segreta di polizia, poco più di un anno dopo, l’8 Dicembre 1984 a Whidbey Island, Washington. Il mio primo contatto con Bob Mathews fu nel 1980, quando cominciò una corrispondenza con me. Dopo alcune lettere, divenne subito membro della National Alliance, e continuammo a scriverci per più di un anno, prima di incontrarci. Nelle sue lettere, faceva sempre domande sulla National Alliance e sulle nostre attività di reclutamento, e io rispondevo quando ne ero in grado. Ci incontrammo, infine, nel 1981, quando lui venne nel mio ufficio per la prima volta. Bob era un uomo di 28 anni, forte, robusto, con capelli corti castani e un volto limpido e amichevole. Parlammo di diverse cose, sia teoriche che pratiche. Bob era molto interessato alle idee, come anche ai metodi in cui avremmo potuto risolvere i problemi dei media che dovevamo affrontare. La cosa che più mi impressionò di Bob, durante i nostri incontri, era la sua grande serietà. In lui non c’era alcun aspetto del rivoluzionario sognante, nè del cultista storico, né dell’hobbysta organizzativo, nè l’eccessivo fascino per le armi che troppo spesso riscontro nei giovani che cercano una fuga psicologica dalla spiacevole realtà di un’America giudaizzata. Bob era un uomo serio. Sapeva ridere, scherzare, ma l’impressione soverchiante che si aveva nel parlare con lui era di un uomo che, come molti Americani, era molto preoccupato, molto indispettivo per ciò che viene fatto al nostro paese e al nostro popolo. Ma anche, a differenza della maggior parte di coloro che sono preoccupati, era anche intenzionato a fare qualcosa a riguardo, a fare tutto ciò che potesse. Per Bob la situazione era abbastanza chiara.

 

Eravamo sotto attacco da parte di un nemico straordinariamente malevolo, pericoloso e caparbio, che era determinato a distruggerci, a distruggere il nostro mondo, a distruggere la nostra razza: a eliminare qualsiasi traccia di noi, proprio come il suo dio tribale gli ha ordinato nel Vecchio Testamento. Ed era nostra responsabilità combattere quel nemico con tutti i nostri mezzi. La domanda non era se combattere o meno, ma come combattere nel modo più efficace. E in particolare, non c’era alcun dubbio sul fatto che lui sarebbe stato coinvolto nella lotta. Quello non richiedeva alcuna discussione, nessuna esitazione e nessuna ricerca interiore: lu dava per scontato, che fosse compito irrinunciabile di ogni uomo Bianco onorevole unirsi alla battaglia, immediatamente. Chi non faceva questo, era un codardo o un traditore. Quindi parlammo della sua situazione personale: le sue risorse, il suo addestramento e le sue inclinazioni. Io gli suggerii che la cosa migliore che potesse fare era reclutare altre persone per l’Alleanza tra i suoi vicini e colleghi, vicino casa sua nello stato di Washington, e così fece. Due anni dopo, nell’estate del 1983, Bob mi contattò per condividere le sue recenti esperienze nel reclutare tra i contadini, allevatori e autotrasportatori indipendenti, nel Nord-ovest Pacifico. Gli chiesi se potesse preparare un breve discorso sulle sue attività di reclutamento per poi darlo all’Assemblea generale dell’Alleanza, durante il weekend della festa della liberazione. Lui accettò, e questo è il suo discorso.

Robert J. Mathews parla

Fratelli miei, sorelle mie, dalle foreste, valli e montagne del NordOvest Pacifico avvolte dalla nebbia, vi porto un messaggio di solidarietà, un invito all’azione e una richiesta di adesione al vostro dovere come membri dell’avanguardia di una rinascita ariana e della definitiva, totale vittoria ariana. I segni del risveglio stanno emergendo in tutto il NordOvest, e specialmente tra gli agricoltori e gli allevatori, una classe del nostro popolo che è stata colpita in modo particolarmente duro dagli sporchi bugiardi ebrei e dal loro sistema parassitario di usura. Dalla nascita di questa nazione a oggi, l’agricoltore piccolo proprietario terriero è stato un simbolo dell’etica del lavoro ariana e un monumento vivente alla virilità.

Ogni volta che penso alla prima rivoluzione americana, spesso ricordo quella poesia ispiratrice su Concord e Lexington: “Al ruvido ponte che inarcò il diluvio, dispiegata la loro bandiera nella brezza di aprile, qui stavano i contadini assediati, e spararono il colpo che fu udito in tutto il mondo”. Purtroppo, camerati, quella poesia glorifica un conflitto fratricida. Quanto sogno una nuova poesia, una poesia per oggi! Dalle valli, dai campi, si riversò l’onda dei contadini ariani. La loro bandiera dispiegata nella brezza di aprile. Da qui venne il contadino ariano, e cacciò l’ebreo per sempre, per sempre da questo mondo. Non dimentichiamo però che la feccia levantina è ben consapevole dei pericoli che rappresenta per loro una classe contadina eccitata e arrabbiata. I coltivatori della terra sono sempre stati qualcosa di misterioso per gli Ebrei. Le città corrompono. Le città corrompono mentre la terra, la valle, il campo, la fattoria rivitalizzano e ricostituiscono una mente e un corpo indebolito e svuotato. Quanto teme la faina ebraica della piccola città il contadino ariano, e quanto diffida di lui! Che contrasto! Che contrasto tra i due in corpo e mente! Credo che in profondità, all’interno del corpo del nostro contadinato ariano si trovi un seme a lungo dormiente. Il seme di un risveglio razziale. Il seme della rinascita, il seme della rabbia, e il seme della volontà di agire. Dobbiamo radicalizzare il contadinato americano. Dobbiamo portare il maggior numero possibile di loro nella nostra avanguardia per la vittoria. Il compito non sarà facile. Le antenne satellitari della TV spuntano come funghi velenosi in tutto il dominio dei coltivatori della terra. L’Ebreo elettronico sta strisciando anche nei soggiorni dei poderi e allevamenti più remoti. Le cupole distruttrici della razza sono ovunque. Alleato degli Ebrei nel loro tentativo di neutralizzare il contadino ariano è l’onnipresente prete di campagna. La mia esperienza personale ha dimostrato che di solito l’unica opposizione organizzata che si incontra quando si organizza una comunità agricola o di allevamento è da parte di qualche Pastore locale. Tuttavia, la morsa che le chiese hanno sull’America rurale è in rapida erosione. Quella morsa si sta erodendo velocemente perchè l’agricoltore e allevatore medio americano è in estrema difficoltà finanziaria. Quando un uomo è sul punto di perdere la sua fattoria di seconda generazione, il suo sostentamento, in pratica tutta la sua vita, soprattutto a causa del sistema di usura ebraico, egli trova poco conforto nel bagaglio teologico del Levante.

Sono particolarmente incoraggiato dal successo che il leader del Klan in Texas Louis Beam ha avuto nell’organizzare gli agricoltori e i camionisti indipendenti. Ci ha mostrato la strada, ora dobbiamo farlo per l’Alleanza. Il potenziale c’è. Lavorando in una base nel nord dell’Idaho, ha creato un’organizzazione chiamata Nofit – Organizzazione Nazionale degli Agricoltori e Camionisti Indipendenti. Il loro slogan è “Non andare in collera, vai sul burocrate”. Lavorando con i veri agricoltori e camionisti del nord-Ovest, Beam è riuscito nel giro di pochi mesi a raggiungere e radicalizzare migliaia di questi nostri simili. Recentemente parlavo con una giovane donna che lavora come cameriera in un grande autogrill a Rock Springs, Wyoming. Ogni volta che la Nofit pubblica un nuovo bollettino, le mandano 500 copie. Mi ha detto che sono tutte finite in pochi giorni con molti camionisti che aderivano in loco o si iscrivevano alla newsletter. Il regime di Washington è estremamente preoccupato per l’ulteriore radicalizzazione del contadinato americano. Fortunatamente, invece di attuare un programma che davvero aiuti l’agricoltore, stanno rispondendo con massicce manifestazioni di forza e di repressione. Tanto meglio. Sessanta miglia a sud di Spokane, Washington, lungo il confine con l’Idaho, c’è una zona agricola che noi chiamiamo Palouse. Si tratta di una delle più ricche aree agricole del mondo. In molti luoghi Palouse ha un terreno che è incredibilmente profondo: 5 metri e mezzo. Insieme al suolo meraviglioso Palouse ha un clima per la crescita molto favorevole. Nonostante ciò, camerati, molti agricoltori di Palouse vengono tagliati fuori. Ho incontrato uno di questi agricoltori sfortunati, un nostro simile di nome Ray Smith. Mr Smith è un uomo grande e grosso, dalla faccia abbronzata, che ama riferirsi a se stesso come “un serpente di fiume e dannatamente fiero di esserlo!”. Il padre coltivava la terra in cui vive e il signor Smith ha recentemente pianificato di andare in pensione e lasciare che il figlio prenda in consegna l’azienda. I sogni del signor Smith sono andati in frantumi e lui è sul punto di perdere i suoi più di 2000 acri, la sua casa ed il futuro sostentamento del figlio. Il signor Smith, a suo merito, ha dato una lunga buona occhiata al suo problema e a come ha fatto ad arrivare ad una situazione così misera. Ora trattenete il respiro, fratelli, perché sapete cosa ha detto il signor Smith quando è arrivato alla causa principale del suo problema? Il signor Smith ha detto “Ebreo, ebreo”.

Non solo il signor Smith ha detto “Ebreo”, ha gridato “Ebreo” e i suoi vicini di casa hanno iniziato a gridare “Ebreo”. E come ha reagito il sistema? Con l’invio di un aereo, un elicottero, un bulldozer, squadre speciali provenienti da tutto lo stato di Washington, e sessanta agenti molto pesantemente armati per chiudere la fattoria del signor Smith. Inutile dire che il signor Smith è ora membro di Nofit e così i suoi vicini. Il signor Smith viaggia anche in tutti gli stati di Washington, Oregon, Idaho e parla apertamente degli Ebrei e distribuisce copie dei Protocolli di Sion. Abbiamo bisogno di questi uomini nell’Alleanza. La radicalizzazione del movimento contadino americano avviene anche nel Dakota e nel Colorado. La settimana scorsa ho parlato a lungo con un razzialista attivista del Colorado che ha avuto una vasta esperienza personale con gli agricoltori del Colorado. Diversi anni fa questo signore distribuiva enormi quantità di pubblicazioni attiviste e altra letteratura ad agricoltori e allevatori intorno a Fort Collins, Colorado. I suoi sforzi hanno dato i loro frutti perché subito dopo la sua iniziale distribuzione di letteratura ha assistito alla nascita dell’esercito di liberazione del contadino anti-ebraico, pro-Bianco. I federali sono estremamente nel panico per questo esito. Lo stesso signore mi ha dato anche copie della Gazzetta Primrose e Cattlemen, pubblicata a Fort Lupton, Colorado. Si tratta di un piccolo giornale rurale eccellente, con una notevole circolazione, orientato alle esigenze e agli interessi del contadino e allevatore. La cosa interessante di questo giornale, in questo numero, è un eccellente piccolo articolo sui protocolli di Sion. In questo numero qui, vi è una pagina pubblicitaria intera per un’organizzazione razzialista pro-Bianchi molto anti-ebraica. Gli ebrei stanno andando giù duro su questo piccolo giornale coraggioso come polli su un baco di giugno e sembra che alla fine potrebbero farlo chiudere, ma i semi sono stati gettati. Quindi, camerati, vi ho brevemente informati del potenziale per il nostro movimento che c’è all’interno delle comunità agricole in tutta questa nazione. Dobbiamo, è nostro dovere, sfruttare la crescente radicalizzazione del contadino americano. Il destino di ogni ultimo uomo, donna, e bambino bianco su questo pianeta si trova sulle spalle di noi qui in questa stanza oggi. Di tutte le organizzazioni razzialiste Bianche in questa nazione, l’Alleanza e solo l’Alleanza ha il potenziale di portarci alla vittoria. Nell’Alleanza sta la salvezza di tutta la nostra razza, non possiamo fallire.

Pertanto, non dobbiamo solo predicare, ma vivere secondo l’economia razziale. A Metaline Falls non stiamo solo mangiando, respirando e dormendo; stiamo crescendo insieme come una sola mente e un solo corpo. Abbiamo spezzato le catene del pensiero ebraico. A Metaline Falls, noi non conosciamo il significato della parola “mio”, ma solo “nostro” – la nostra razza, la totalità del nostro popolo. Dieci cuori, un battito. Cento cuori, un battito. Diecimila cuori, un battito. Siamo nati per combattere e morire e continuare il flusso della nostra gente. Avanti andremo, poi verso le stelle, in alto, sopra il fango, il fango di colore giallo, nero e marrone. Così, miei simili, il dovere chiama. Il futuro è ora. Se a un mese da oggi non sarete ancora impegnati appieno con l’Alleanza e le responsabilità che ciò comporta, allora, in effetti, avrete tradito non solo la vostra razza, ma voi stessi. Allora alzatevi come uomini, e spingete il nemico in mare. Alzatevi come uomini, e giurate solennemente sul verde pascolo dei nostri padri che reclamerete ciò che i vostri antenati hanno scoperto, esplorato, conquistato e dove si sono stabiliti, hanno costruito, e per cui sono morti. Alzatevi come uomini e reclamate la nostra terra! Miei simili alzatevi, guardate verso le stelle e proclamate il nostro destino. A Metaline Falls abbiamo un detto: “La sconfitta mai, la vittoria per sempre”. Grazie.

Parla W. L. Pierce

Il discorso di Bob fu ben accolto dai membri dell’Alleanza. Alla gente piaceva ascoltare una chiamata all’azione, anche se non avevano intenzione di fare nulla se non brindare a lato. La mia reazione, al tempo, fu in qualche modo più fredda. Provavo con discrezione a far capire a Bob, dopo il suo discorso, che la sua esperienza nel Nordovest Pacifico forse gli aveva dato una visione della situazione americana più ottimista rispetto a quanto potesse essere giustificabile dalla realtà. Gli dissi che la gente con cui aveva parlato durante l’estate, non era proprio una parte consistente del pubblico americano, e che la gente Bianca, in generale, non era ancora entrata nell’ottica di un movimento rivoluzionario. E vedendo poi quali eventi si susseguirono, forse non avrei dovuto dire questo con discrezione. Invece avrei dovuto esprimere la necessità di mantenere una visione realistica della situazione e non cercare a tutti i costi un’azione prematura.

Ho espresso il mio rimpianto in tal proposito alla sua vedova, qualche mese dopo la sua morte. Lei mi disse che non avrebbe fatto alcuna differenza. Bob aveva già deciso cosa avrebbe fatto, già prima del suo discorso, diceva lei. E non poteva tornare indietro. Lui ne aveva abbastanza con il lento lavoro del reclutamento, che era molto più scoraggiante negli anni ’80 di quanto lo sia oggi. Ed era già arrivato alla conclusione di prendere le armi contro il nemico… a prescindere dalle conseguenze. Lui le aveva già detto che ciò che aveva intenzione di fare, gli sarebbe quasi sicuramente costato la vita. La maggior parte della gente, quando pensa alle conseguenze della decisione di Bob, pensa solo alle cose negative. Al fatto che venne ucciso, e che parecchie ottime persone furono messe in prigione. Alcuni dei nostri fratelli meno radicali, contestarono il fatto che Bob, usando la violenza contro il nemico provocò misure repressive che hanno reso il nostro lavoro più difficile. Bob alla fine è riuscito ad uccidere un solo ebreo, continuano, e quell’Ebreo era un commentatore radio particolarmente aggressivo e odioso, di nome Alan Berg, che fu mitragliato a Denver nel 1984. Forse avrebbe dovuto essere risparmiato, in modo da continuare a suscitare sentimenti anti-ebraici fra i suoi ascoltatori. In più, la violenza ha contribuito a mettere in cattiva luce il movimento nazionalista, lamentano loro. Inoltre ha spaventato molti potenziali sostenitori che non vogliono avere niente a che fare con la violenza o l’illegalità. Certo, c’è anche un fondamento in queste lamentele. Molte persone più docili furono allontanate dal movimento patriottico a causa dell’attività di Bob e dall’enorme pubblicità negativa che questa generò nei media controllati. Forse il supporto finanziario di queste persone sarebbe stato utile. Forse sarebbe stato meglio non mettere il nemico in guardia, attaccando prematuramente. C’è, in ogni caso, un valore, nell’azione di Bob, che va molto oltre quello di queste conseguenze di poco conto. In ogni rivoluzione, in ogni grande movimento per il rinnovamento umani, i simboli sono esattamente come le armi, i soldi e le persone. Bob ci ha dato un simbolo davvero importante. Nel lavoro quotidiano dello scrivere, pubblicare e pubblicizzare, e reclutare e organizzare tendiamo a dimenticare la realtà della nostra situazione. Tendiamo a credere di essere in una qualche competizione politica o ideologica nella quale affrontiamo gli avversari allo stesso modo in cui si fronteggiano democratici e repubblicani.

Andiamo al lavoro, in un modo molto civile, e viviamo vite più o meno normali. Al massimo, arriviamo a scambiarci insulti in pubblico con i nostri nemici: loro ci chiamano odiatori e noi li chiamiamo anti-americani, o anti-bianchi, o malati. La realtà, tuttavia, è che noi siamo coinvolti in una lotta per la sopravvivenza razziale. E questa è una lotta in cui la nostra razza, o quella degli Ebrei, verrà sterminata completamente. Ed è una lotta che stiamo perdendo. La stiamo perdendo da 50 anni. In ogni giornale, in ogni programma televisivo o radiofonico, veniamo presi a pugni in faccia col fatto che stiamo perdendo. Ce lo sbattono in faccia ogni giorno. Leggiamo le statistiche in merito ai flussi di non bianchi che attraversano i nostri confini, sia legalmente che illegalmente, e allo stesso tempo sentiamo i media controllati e le chiese che emettono stridule accuse di razzismo nei confronti di chiunque osi suggerire che abbiamo già abbastanza rifiuti umani sulle nostre terre. Intanto il nostro governo solleva le braccia e dice di essere impotente persino nel contrastare il flusso clandestino. Vediamo l’orda crescente di questi rifiuti nelle strade delle nostre città. Sappiamo cosa sta facendo alle nostre scuole, nelle vite dei nostri figli. Vediamo un aumento della degenerazione, del crimine, della mescolanza razziale, dell’abuso di droga, di anno in anno. Ci vediamo espropriati della nostra stessa terra, con il nemico che gongola ad ogni vittoria nella sua campagna sempre più serrata per disarmarci e portarci al silenzio, mentre l’esproprio continua. Anche Bob Mathews aveva visto tutto questo. E allora si è alzato e ha detto: “Non accetterò più tutto questo! Non basta dire che crediamo in un’America Bianca. Dobbiamo anche combattere per quello. Per noi è il momento di iniziare a uccidere chi sta uccidendo la nostra razza”. Ciò ha spinto a scappare coloro i quali, formalmente dalla nostra parte, obbediscono alle leggi che il nemico ha imposto su di noi. In realtà avrebbero dovuto vergognarsi di sè stessi, perchè Bob in sostanza aveva ragione. Lui ha fatto ciò che era moralmente giusto. Forse ha agito troppo presto e può aver commesso molti errori “tattici”, ma ci ha ricordato che non siamo coinvolti in un dibattito tra gentiluomini, ma siamo coinvolti nella lotta più disperata che sia mai stata combattuta. Una guerra per la sopravvivenza della nostra razza, una guerra che non possiamo vincere se non uccidiamo i nostri nemici.

E non possiamo uccidere i nostri nemici senza pensare di poter essere uccisi anche noi. Avevamo bisogno di ricordarci questo. Bob ha elevato il livello della nostra lotta. Ci ha portati dal parlare e dire nomi, al sangue. Ha chiarito la situazione per noi. Nel lungo termine, ciò sarà utile. Nel lungo termine, Bob sarà ricordato proprio per questo.

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