L’ULTIMO TABU’: LA RAZZA BIANCA (Autore: Arnaldo Vitangeli, editore di “La Finanza”)

In allegato al PDF sottostante ed in formato di testo, la sbobinatura revisionata del video di youtube “L’ULTIMO TABU’: LA RAZZA BIANCA” ad opera di Arnaldo Vitangeli.

l’ultimo tabu: la Razza Bianca – Arnaldo Vitangeli

Il tema di cui vi voglio parlare oggi è un tema particolarmente dedicato, al punto che mi è stato sconsigliato di trattarlo. Io però ho deciso di parlarvene ugualmente per due ragioni: la prima è che questo è un argomento davvero centrale, davvero indicativo di quello che è lo scontro in atto a cui noi assistiamo oggi in occidente tra due mentalità, due culture, due visioni del mondo che sono oramai completamente opposte; l’altro motivo è che ritengo che il pubblico della finanza sul web sia particolarmente intelligente e particolarmente aperto da un punto di vista mentale e lontano da schemi preconfezionati. Tutti avete letto che l’altro giorno il candidato governatore della Lombardia per il centrodestra Fontana in un incontro pubblico ha dichiarato che l’arrivo di masse crescenti di immigrati mette a rischio il nostro sistema economico e sociale, la nostra cultura e la stessa sopravvivenza della Razza Bianca. Naturalmente le reazioni a queste parole non si sono fatte attendere e sono state fortissime; c’è stata un’indignazione generale di quelli che sono i principali giornali, le principali televisioni, i principali commentatori; però, chi mi segue sa, lo dico sempre, oramai nella formazione dell’opinione pubblica questi soggetti contano quanto il due di denari quando regna bastoni. Non sappiamo in realtà quello che la popolazione nel suo insieme pensa dell’affermazione del candidato Fontana. Di certo il centrodestra ha evitato di mandarlo via, cioè non l’ha fatto dimettere dalla corsa per il Pirellone. Ed evidentemente è convinto che quantomeno quella parte dell’elettorato che vota centrodestra non risulterà particolarmente scandalizzata da quell’affermazione. Fontana, dal canto suo, ha immediatamente fatto una marcia indietro, anche un po’ patetica, un po’ ridicola, sostenendo di avere avuto un lapsus, avere usato una parola per un’altra. Bisognerebbe domandarsi qual era la parola che voleva usare visto che aveva già parlato di identità culturale e di sistema economico sociale.

Il tema della razza è forse oggi l’unico tabù rimasto per quanto riguarda la difesa della nostra identità come italiani, come europei e la difesa dell’identità dei vari popoli che compongono l’Europa. Infatti, se fino a pochi anni fa parlare dell’immigrazione come di una minaccia e non di un’opportunità, un’occasione, un vantaggio, una cosa bellissima era qualcosa che riguardava quasi esclusivamente una destra estrema e marginalizzata sia a livello di scontro politico sia a livello di dibattito sociale e culturale, con l’arrivo di un numero enorme di immigrati le conseguenze dal punto di vista della sicurezza, della tranquillità pubblica ecc sono sotto gli occhi di tutti. Quindi è ormai innegabile, come sono innegabili le minacce che l’arrivo di un numero eccessivo di profughi, cioè di migranti, in particolare di religione musulmana comporta. Le vediamo soprattutto nel Nord Europa, nei famosi paradisi socialdemocratici, dove molte zone sono di fatto sotto la sharia e dove il problema si pone ormai in maniera non più negabile; quindi anche da noi non è più sostenibile dire che non esiste nessun tipo di problema di integrazione o di problema di convivenza o di modello di società che si vuole fra gli immigrati islamici e gli autoctoni dei paesi occidentali. Quindi questi temi sono stati ormai sdoganati, sono entrati ormai nel dibattito pubblico e nel dibattito politico, mentre fino a pochi anni fa questo era impensabile, o meglio, chi avesse posto questi problemi, chi avesse sostenuto l’esistenza di questi problemi sarebbe stato emarginato.

Non è così per la razza, la razza è l’ultimo degli argomenti sui quali c’è un divieto di parola. In realtà questo divieto è selettivo perché, anche se al netto di alcuni elementi formali il tema della razza, o sarebbe più corretto dire dell’etnia, dell’identità etnica, viene posto in maniera tranquilla per esempio dagli Afroamericani. Nessuno si scandalizza del fatto che la minoranza Afroamericana voglia tutelare e riscoprire il proprio patrimonio etnico, la propria storia, la propria identità come appartenente ad un’etnia differente, anzi, questo viene considerato un elemento di ricchezza culturale.

La stessa cosa si potrebbe dire per quanto riguarda Israele in particolare e l’Ebraismo in generale. Il Sionismo infatti che cos’è se non un movimento di indipendenza etnica? Cioè lo stato di Israele, lo stato Ebraico è tale non da un punto di vista religioso ma da un punto di vista strettamente etnico. Peraltro la religione ebraica è una religione in cui ethnos e fede, possiamo dire così coincidono. Innanzitutto perché, a differenza delle altre grandi religioni monoteistiche, l’appartenenza non avviene per conversione ma avviene per discendenza, oltretutto per discendenza matrilineare; cioè, se io ho una madre Ebrea posso a tutti gli effetti richiedere a Israele la cittadinanza, ossia fare Aliah a prescindere dal fatto che io possa essere completamente ateo. Viceversa se io ho un padre Ebreo ma una madre non Ebrea, anche se sono un fervente credente è molto più complesso e più difficile per me ottenere lo status di cittadino di Israele. Anche in questo caso il fatto di basare fondamentalmente uno stato su un discorso che, al di là di quanto ci si possa girare intorno, è fondamentalmente un discorso di sangue non crea particolare scandalo. Diciamo che quanti criticano lo stato di Israele lo fanno sulla base dei suoi rapporti con la popolazione preesistente, cioè con i palestinesi, non per la filosofia etnica che regge lo stato in sé. Se non fossero mai esistiti i palestinesi, se effettivamente, come raccontava una visione un po’ favolistica del Sionismo, la Palestina fosse stata completamente disabitata nel momento in cui gli Ebrei avessero voluto creare uno stato per gli Ebrei, ossia per chi ha il sangue Ebraico a prescindere dal fatto che abbia o meno la convinzione di fede o no, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Nel caso invece dell’etnia caucasica, cioè della Razza Bianca in parole povere, il tema è molto più controverso inevitabilmente; infatti la storia recente dell’Europa è una storia in cui il nazismo, cioè una visione distorta, una visione in qualche modo imperialistica dell’identità etnica, ha portato un’immensa quantità di morti e di devastazione nel Vecchio Continente.

Questo ha creato in un certo senso una sorta di senso di colpa, una sorta di senso di inferiorità che mina alle radici l’orgoglio, la possibilità di definirci orgogliosi della nostra identità etnica di bianchi; in particolare, il maschio europeo bianco ed eterosessuale si deve vergognare di essere tale secondo una certa visione del mondo, in quanto identificato come lo sfruttatore per antonomasia, come il responsabile di ogni forma di violenza, di ogni forma di sopraffazione, di ogni forma di dominio che si è verificata nella storia. Il problema è che se è vero che gli europei hanno immense responsabilità nell’aver tentato di sottomettere, soggiogare e sterminare in alcuni casi gli altri popoli, è altrettanto vero che la stessa cosa hanno fatto sostanzialmente anche tutti gli altri. Forse la nostra colpa principale è stata quella di essere tecnologicamente più avanzati quindi più forti e più capaci di portare avanti questo disegno che però, va detto, è un disegno generalizzato. Ad esempio pensate agli stermini che ci sono stati che ci sono in Africa su base tribale, alle continue guerre e all’odio che esiste in Asia tra popolazioni che hanno etnie diverse. Pochissimi anni fa abbiamo assistito in Ruanda allo sterminio di milioni di persone appartenenti ad un etnia africana da parte di un’altra etnia africana. Quindi in un certo senso la violenza etnica esiste, è esistita e temo esisterà a prescindere dal fatto che i popoli Bianchi, i popoli occidentali siano o meno orgogliosi della propria identità. Probabilmente il discorso sulla tutela della razza è ancora impronunciabile nella Vecchia Europa, se non altro per un’elite economica e di conseguenza culturale che però per altri versi è sempre più abbandonata a sé stessa, cioè in un certo senso se la cantano e se la suonano sempre di più da soli senza essere ascoltati. Bisognerebbe capire che cosa pensa la gente realmente della propria identità anche etnica; questo è un tema che si combina in maniera molto stretta con l’identità culturale; infatti proviamo a pensare a molti stati.

 

Qualche tempo fa io avevo fatto un servizio in cui parlavo dell’opposizione dell’attuale Iran agli Stati Uniti d’America, opposizione fiera e per molti aspetti vittoriosa, paragonandola a quella che 2000 anni fa lo stesso popolo faceva nei confronti dell’impero romano. Allo stesso modo si potrebbe parlare dello splendore dell’arte orafa degli etruschi, che corrisponde ancora oggi a una particolare ricchezza dell’industria dell’artigianato orafo in quelle stesse zone. Possiamo pensare alla primazia artistica che c’era nella Magna Grecia e al fatto che molti dei più importanti stilisti e designer del mondo siano italiani o provengano da quelle zone. Insomma, esiste una qualche forma di sopravvivenza genetica della cultura, della civiltà, di tutto quello che le generazioni precedenti alla nostra hanno fatto ed ottenuto? E, se esiste, è il caso di considerarla una ricchezza da tutelare o qualche cosa di innominabile a fronte di un mondo che deve essere esclusivamente composto da individui intercambiabili senza identità e senza storia? È un tema che io ritengo molto interessante e sono curioso di sentire che cosa ne pensare nei commenti a questo video.

Fonte:
https://www.youtube.com/watch?v=ccZ_oiAg5pk

Annunci