Come si vuole zittire la Destra (anche) su Internet – Daniele Scalea – 5 Dicembre 2017 – Centro Studi Machiavelli

Ho il piacere quindi di darvi il benvenuto per questo ultimo convegno del nostro centro studi di quest’anno, e vorrei molto brevemente spiegarvi, giustificarvi perchè abbiamo scelto questo tema. Una prima risposta ovvia: la comunicazione politica in internet ha ormai assunto un peso molto rilevante; ma non è solo per questo che abbiamo deciso di affrontare questo tema. E’ anche perchè, forse soprattutto per un think tank come il nostro, che è dichiaratamente afferente all’area politica conservatrice, internet è diventato una sorta di rifugio, di arma “segreta” per una destra che, in gran parte dell’occidente, oggi si trova messa nell’angolo. Messa nell’angolo sicuramente sul piano culturale; è abbastanza evidente questo; i valori tradizionali, chiamiamoli così, sono in genere ridicolizzati sul piano della cultura, dell’industria culturale in senso lato; quindi includiamo anche l’industria dell’intrattenimento. La tradizione viene considerata degna solo se si parla delle tradizioni di altre culture, o se si parla al massimo delle ricette della nonna, ma se si parla di valori tradizionali questi sono indicati quasi come il male assoluto e il nemico da sconfiggere nella nostra società. Ma anche sul piano informativo credo che valga il medesimo discorso. Può sembrare un po’ difficile per un italiano; noi in Italia siamo abituati ad avere una figura come quella di Silvio Berlusconi nel panorama editoriale; quindi l’idea che la destra sul piano dell’informazione sia marginalizzata può in qualche modo sfuggirci. Ora lasciamo stare quanto effettivamente il fatto di avere questa figura, di Berlusconi, possa spostare l’informazione e la cultura verso destra, ma già possiamo notare che l’Italia è un’eccezione, non è una regola. Guardiamo invece un altro esempio, quello degli Stati Uniti; è l’esempio che si fa sempre ma è l’esempio fondamentale; è il principale paese occidentale, è il più influente paese occidentale, quindi non possiamo evitare di guardare quello che succede negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti, come abbastanza noto, il 90% dei media sono concentrati nelle mani di sei grandi società che ne detengono la proprietà. Queste società non solo informano sulla politica ma finanziano anche la politica. Se guardiamo a come sono stati distribuiti i finanziamenti alla politica nel corso dell’ultima campagna presidenziale, quella del 2016, notiamo che queste società hanno dato alla campagna di Hilary Clinton svariate centinaia di migliaia di dollari, mentre alla campagna di Donald Trump solo due di queste società hanno fatto donazioni, per una cifra totale di “ben” 9320 dollari. Finanziano la politica e informano sulla politica. Negli Stati Uniti come sapete è prassi comune da parte delle testate dei media dare l’endorsement, indicare ai propri lettori chi bisognerebbe votare. Prendiamo le testate più importanti. Queste hanno dato in 132 casi il loro endorsement alla Clinton. In 9 casi non hanno dato nessun appoggio ma hanno detto “basta che non votate per Trump”. In 6 casi hanno indicato il candidato libertario, Johnson, quello che forse ricorderete sulla famosa gaffe di Aleppo, e solo uno ha indicato di votare per Trump, una testata di Las Vegas, forse per solidarietà verso un proprietario di un casinò. Trump di recente ha anche bloccato una mega fusione che riguardava una di queste sei società, la Time Warner, la mega fusione con AT&T, che è la più grande società di telecomunicazione al mondo. Parliamo di una fusione da 85 miliardi di dollari.

Forse non è un caso che abbia deciso di bloccare questa fusione ponendo dei paletti ben precisi. In questo caso capiamo anche perchè internet sia diventata una risorsa essenziale per Trump e per tutto il Trumpismo. Non mi riferisco solo all’uso di twitter, di cui si parla moltissimo, di cui accennava anche l’onorevole Picchi, ma pensiamo pure alla presenza, al ruolo che ha su internet Breitbart, che è l’unica testata, la testata di riferimento della destra Trumpiana. Breitbart è una testata che sta solo su internet, non ha una sua versione cartacea, ma su internet ha più visite del sito del Washington Post, ed ha, a livello mondiale, misurata per engagement, la tredicesima maggiore pagina facebook. Non sono mancate però delle reazioni contro questo utilizzo con successo che è stato fatto di internet. Subito dopo la vittoria elettorale di Trump è stata avviata una campagna, la campagna sleeping giants, che era mirata a fare pressioni su una serie di aziende affinchè boicottassero breitbart, ritirando la pubblicità da questo sito. Centinaia, parecchie centinaia di aziende hanno aderito. E’ importante capire che la logica di questo tipo di boicottaggio non è quello tradizionale del gruppo di pressione che cerca di fare in modo che un mezzo di informazione tratti degli argomenti che sono a lui più congeniali in modo che si avvicinino di più alla sua sensibilità. In questo caso la pressione è stata fatta verso un media che le persone che hanno cercato di boicottarlo non leggono sicuramente, e quindi non per poter usufruire delle informazioni ma per impedire alla parte opposta di avere una voce. Questo tipo di tentativo di cancellare le voci divergenti da quelle dominanti ha in Europa un suo equivalente, ed è l’equivalente della campagna attualmente in corso sulle fake news. Non vado ad approfondire il discorso perchè come molti ricorderanno abbiamo fatto un convegno intero su questo alcuni mesi fa. Mi limito solo a notare che di recente una pagina facebook con milioni di persone iscritte, quella della testata direttanews.it, che forse non è un esempio di grande giornalismo ma che alla fine è stata imputata al massimo di fare un po’ di sensazionalismo ma soprattutto di essere di destra è stata cancellata in maniera arbitraria, senza nessuna discussione, dopo un articolo critico da parte di una testata americana, tra l’altro su imbeccata di ambienti italiani. Quindi quello che vorrei ricordare è che ci sono due battaglie davanti a noi. Una è quella di cui tratta il convegno di oggi, su come comunicare in maniera efficace quelli che sono i nostri valori, quelle che sono le nostre proposte. Ma c’è un’altra battaglia che sta a monte, e che rende possibile affrontare questa prima. E’ la battaglia per poter continuare a comunicare in maniera libera.

Fonte:

La Rete non è di Sinistra.

Come fare comunicazione politica in internet.

Centro Studi Machiavelli

5 Dicembre 2017, Sala Nilde Iotti, Palazzo Theodoli, Camera dei Deputati.

Introduzione di Daniele Scalea

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=lrCOThuFOE0

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