Le Diverse Tipologie di Antifa

Introduzione.

Vi sono luoghi comuni e stereotipi sul cosiddetto “movimento antifa” che non sempre corrispondono a verità, questo articolo si pone lo scopo di analizzare le diverse tipologie di antifa ed alcune differenze interne a questo movimento, che va considerato non un movimento unitario bensì un “movimento in senso lato” e che non si schiera semplicemente contro “i fasci”, ma anche contro chiunque abbia una visione del mondo che per qualche ragione è ad essi invisa (ad esempio il fatto di essere contro l’immigrazione di massa). Un nemico, qualunque esso sia, non va né sottovalutato con stereotipi né idealizzato come invincibile. Va perlomeno conosciuto e vanno conosciute le dinamiche al suo interno, per quanto possibile.

 

Istituzionali vs “antagonisti”.

 

A) Gli istituzionali.

 

Essi rappresentano gli individui “antifa” presenti nelle istituzioni governative e non, nazionali e non solo, mass media filo-istituzionali compresi. Essi non usano violenza fisica, ma cercano di usare il potere, politico o mediatico, che hanno nelle loro mani per portare avanti la loro visione del mondo “antifa”. Una tendenza diffusa fra di loro è massimizzare o minimizzare l’importanza dei fatti a seconda di chi siano gli autori e/o le vittime. Essi si dividono a loro volta in “tolleranti”, “legalitari” e “istigatori”.

 

A1) I “Tolleranti”

I tolleranti, al contrario dei legalitari, sono contrari all’uso massivo delle leggi vigenti e del potere politico nelle loro mani per portare avanti le loro idee. Alcuni di essi sono addirittura diffidenti nei confronti di certe leggi. Essi credono che il metodo migliore di combattere “i fascismi e i populismi” sia il piano culturale ed argomentativo, senza bisogno di applicare più rigorosamente le leggi vigenti o crearne di nuove. Del resto sanno che buona parte della stampa è dalla loro parte e ritengono di avere un vantaggio sufficiente. In pratica, la differenza con i “Legalitari” sta solamente nella diversa visione su quale sia la strategia ottimale per arrivare allo stesso obiettivo.

A2) I “Legalitari”.

 

I “legalitari” chiedono di usare le leggi vigenti, Scelba e Mancino, o inasprire le stesse/crearne di nuove, per reprimere il dissenso, limitare la libertà di espressione dei loro avversari politici o addirittura sciogliere partiti ritenuti scomodi. Le loro leve di azione sono efficaci, dato che tendenzialmente sia la stampa sia la magistratura tendono ad essere schierate dalla loro parte.

 

A3) Gli “Istigatori”.

 

Questa particolare categoria può essere considerato l’anello di contatto fra antifa istituzionali ed antifa “antagonisti”. Essi infatti usano il loro potere, perlopiù mediatico e di “seguito specifico”, per alzare i toni “contro fascismi, razzismi e populismi”, istigando, implicitamente o esplicitamente, i cosiddetti “antagonisti” a prendere parte in prima persona alla lotta “contro fascismi, razzismi e populismi”. Hanno oggettivamente una parte di mentalità in comune con gli antagonisti: ritengono che lo Stato non dia adeguate risposte a ciò che ritengono “Il nemico”. Ritengono la strategia dei “tolleranti” troppo ottimista e permissiva e la strategia dei “legalitari” troppo moderata o comunque non sufficiente, ritengono che vada integrata.

 

B) Gli “antagonisti”.

 

Essi sono individui antifa privi di ruoli di rilievo in istituzioni, politiche e non. Essi possono essere quasi considerati “il braccio armato” degli antifa istituzionali. Le virgolette sono d’obbligo perché essi, pur spacciandosi per “antagonisti” alle attuali autorità, nei fatti hanno obiettivi simili da attuare con metodi diversi. Essi sono i tipici frequentatori ed animatori degli innumerevoli “centri sociali” o “spazi autogestiti”; spesso sono considerati in modo stereotipato come “buoni solo a farsi le canne”, incapaci di avere una disciplina ed una volontà forte e quindi fondamentalmente innocui; se per una parte di loro lo stereotipo corrisponde, vi è una cosiddetta “elite” che oggettivamente è organizzata, disciplinata, ha una volontà forte ed è pronta a combattere o supportare attivamente chi combatte. La divisione fra “gravitanti”, “ausiliari” e “combattenti” aiuta a comprendere le varie differenze interne.

 

B1) I “Gravitanti”.

 

I cosiddetti Gravitanti sono la categoria di antifa antagonisti che classicamente corrisponde allo stereotipo di cui sopra. Gente in genere ideologicamente amorfa, priva di una forte volontà, con scarsa disciplina e solitamente preda dei più svariati vizi. Non fanno attività politica propriamente detta né tantomeno partecipano ad attività organizzate nelle quali si ritiene possibile arrivare allo scontro “coi fasci” o “con gli sbirri”. Si limitano a supportare le attività culturali e, soprattutto, ludiche, dei centri sociali, supportandoli di fatto. Gli “antagonisti” delle altre due categorie generalmente hanno una bassa opinione su di essi, che non sono soldati politici, ma vedono bene la loro presenza nel loro movimento. Alcuni di loro infatti potrebbero potenzialmente fare il salto di qualità e diventare perlomeno ausiliari. Nel peggiore dei casi, resterà gente che supporta economicamente e socialmente e che, se lasciata al suo posto, non può fare alcun danno.

 

B2) Gli “Ausiliari”.

 

Essi sono il grado immediatamente superiore ai “gravitanti”. Solitamente è gente ideologizzata che non si limita a frequentare i centri sociali “per bere, fumare e sentire i concerti” ma che dà un qualche contributo di livello più elevato. Solitamente non hanno alcun addestramento allo scontro né si prendono rischi legali, tuttavia possono prendere in carico alcuni aspetti logistici e di “spionaggio e dossieraggio”, attività che con i social network sono più facili rispetto ad anni fa. Essi non sono “fisicamente pericolosi” in quanto non sono quelli che puntano ed attaccano fisicamente, e non sempre è facile identificarli come “antifa”. È possibile, ad esempio, che osservino i movimenti di un individuo o un gruppo di individui considerati come “obiettivi sensibili” senza essere riconosciuti, ricostruiscano i luoghi di residenza ed orari e luoghi abituali di frequentazione e ritrovo per poi riferire le informazioni ai loro omologhi più operativi.

 

B3) I “Combattenti”.

 

Essi sono la cosiddetta “elite” degli antifa “antagonisti”. Sono quelli più ideologizzati, quelli più disciplinati, addestrati, disposti a prendersi dei rischi e con una maggiore forza di volontà. Sono la tipologia di persone che aggredisce in piazza a Palermo il dirigente forzanovista filmando tutto e mandando agli organi di stampa a scopo rivendicativo, sono quelli che si scontrano con la polizia quando essa è vista come un ostacolo fra sé e il nemico, sono quelli che hanno confezionato bombe carta e bombe con i chiodi da lanciare contro gli agenti a Torino. Sono quelli che per le loro attività subiscono anche arresti, denunce, condanne penali e carcerazioni preventive o post-condanne definitive. Sono quelli considerati “esempio di dedizione e coraggio” nei loro circuiti. Certo, c’è da dire che l’attuale contesto politico fa sì che spesso la magistratura usi una mano relativamente morbida con essi per fatti contestati anche gravi; questo rappresenta un’ulteriore spinta a proseguire nella propria attività che fondamentalmente ha obiettivi simili a quelli degli antifa istituzionali ma che ciononostante opera ai confini delle leggi o oltre essi.

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Violenza antifa e connivenze istituzionali: l’importanza di una mentalità anti-antifa di massa.

Il senso di impunità antifascista e la connivenza delle istituzioni.

È evidente che le frange più violente e “combattenti” del movimento antifascista si sentano sia moralmente legittimati ad istigare alla violenza o compiere violenza verso chi ritengono un loro nemico, sapendo di essere in parte moralmente e legalmente protetti dalle istituzioni pseudodemocratiche. Queste ultime hanno in comune con loro la volontà di ostacolare non solo una fantomatica ed improbabile “rinascita fascista” ma anche, se non soprattutto, ostacolare la formazione di un vasto movimento trasversale che metta in dubbio certi dogmi menzogneri alla base dell’attuale società. In questo contesto il “non allineato” è, agli occhi delle istituzioni, un fuoricasta, che non merita solidarietà se attaccato in quanto tale e che merita la gogna pubblica ed il massimo della pena al minimo passo falso. Nessuna parola di solidarietà verrà da parte delle istituzioni perché probabilmente le frange più violente e massimaliste del movimento antifa fanno il lavoro che le istituzioni pseudo-democratiche non hanno la possibilità di fare. Sia gli antifa “antagonisti”, frange più violente in prima fila, sia le istituzioni pseudo-democratiche vogliono la stessa cosa: rendere innocuo chiunque non si allinei ai loro dogmi. Cambiano solo i mezzi. Quindi, per quanto gli antifa “istituzionali” ed “antagonisti” entrino talvolta in contrasto per motivi di strategia, di fatto non si ostacolano fra loro. Quando il “non allineato” viene represso penalmente dalle istituzioni pseudodemocratiche, gli antifa “antagonisti” non criticano le azioni delle istituzioni e non danno solidarietà al non allineato. Allo stesso modo, le istituzioni non ostacolano esplicitamente gli “antagonisti” che si rendono colpevoli di reati violenti, al massimo si lasciano andare in dichiarazioni del tipo “queste cose non si fanno, i rigurgiti razzisti e populisti si combattono con la cultura”.

La mentalità antifa violenta: potenziali vittime e come combatterla. La mentalità anti-antifa.

Tornando al discorso principale delle aggressioni antifa, è chiaro che in un tale clima politico, con questi rapporti numerici “di strada” e con queste istituzioni conniventi, il rischio di avere problemi esiste sempre. Non solo per i militanti politici di gruppi che si rifanno esplicitamente al fascismo. Essi sono infatti solamente i bersagli più evidenti e riconoscibili e quindi fra i primi contro cui scagliarsi, ma non sono gli unici.

Il rischio sussiste anche per i poliziotti impegnati a svolgere il loro lavoro; garantire, come da leggi vigenti, lo svolgimento di un’attività politica autorizzata come può essere una manifestazione, un comizio elettorale o un banchetto, può significare fare la guerra con gente addestrata e che non ha i vincoli delle “regole d’ingaggio”.

Il rischio è anche per il “non allineato” che non fa politica attiva, per la colpa di avere certe idee, il rischio è anche per il leghista, il sostenitore di FDI, e poi per il Berlusconiano, il “borghese”, persino per l’apolitico che viene considerato connivente con i “nazi” a causa di rapporti di collaborazione in altri campi o amicizia personale con qualcuno di loro. Quindi non è solo chi si rifà a certe ideologie a rischiare di subire violenze dagli antifa, potenzialmente una buona parte dei cittadini della rep. italiana è a rischio. Magari non subito, magari non come bersaglio prioritario, ma sempre a rischio è. È quindi necessario che il maggior numero di persone possibile, anche di area ideologica diversa fra loro, prenda bene le distanze isolando e arginando il più possibile e con ogni mezzo questa minoranza rumorosa e violenta, invitando amici e conoscenti a fare altrettanto.

David Schwarz: le origini ebraiche del multiculturalismo svedese e della società multietnica – di Paolo Germani (www.altreinfo.org)

Negli anni settanta la Svezia ha aperto le porte all’immigrazione proveniente dai paesi islamici e sub-sahariani, trasformando una società omogenea da un punto di vista etnico e culturale in una società multiculturale e multietnica.

A più di quarant’anni dall’inizio di questo processo, la Svezia versa oggi in una situazione critica.

Ci sono interi quartieri delle sue città più importanti in cui la polizia non può più entrare e in cui nemmeno i postini distribuiscono la corrispondenza, per paura di essere aggrediti o derubati. L’integrazione è stato un vero e proprio fallimento, nonostante il grande impegno del popolo e dei governi svedesi e le immense risorse finanziarie destinate alla realizzazione di questo progetto.

Ci chiediamo chi ha spinto la Svezia in questo vicolo cieco, in questa strada senza ritorno.

 

David Schwarz, ebreo polacco e rifugiato

Il cambiamento ideologico ebbe inizio nel 1964, quando un certo David Schwarz, un ebreo polacco sopravvissuto all’olocausto, emigrato prima in Italia e poi in Svezia, scrisse l’articolo “Il problema dell’immigrazione in Svezia” nel più grande e importante giornale svedese, il Dagens Nyheter, di proprietà ebraica, come del resto tutte le principali testate giornalistiche occidentali.

Iniziò quindi in Svezia un dibattito, montato ad arte, che si estese in tutti gli ambiti sociali, coinvolgendo anche altri giornali, l’editoria ed ogni altro mezzo d’informazione. A un certo punto, sembrava che in Svezia ci fosse soltanto un problema degno di essere discusso:

l’apertura delle frontiere agli immigrati e il multiculturalismo. Fu un tam-tam assordante

David Schwarz scrisse molti libri sull’argomento e fu di gran lunga l’opinionista più attivo. I suoi interventi erano così aggressivi che tutti coloro che avevano una visione diversa dalla sua erano spinti su posizioni difensive.

Nonostante gli svedesi non si fossero macchiati di antisemitismo e non avessero in alcun modo partecipato all’olocausto o appoggiato le politiche naziste, Schwarz giocò sempre e comunque la carta dell’antisemitismo per screditare i suoi avversari, in modo efficiente e continuo, zittendo chiunque fosse contrario ad una Svezia multiculturale e multietnica.

Gunnar Heckscher, il politico giusto al momento giusto

Naturalmente, una spinta di queste proporzioni non poteva avere successo senza i necessari appoggi politici. Fu proprio il partito conservatore di destra quello che per primo accettò l’idea del pluralismo culturale. Contribuì in questo modo a dare forma e contorno al nuovo indirizzo migratorio guidato dagli attivisti radicali ebrei. All’epoca il presidente del partito conservatore svedese era Gunnar Heckscher.

Forse vale la pena ricordare che Gunnar Heckscher fu anche il primo leader del partito conservatore di origine ebraica.

Gli attivisti ebrei, capeggiati da Schwarz, sostenuti dalla stampa ebraica e dai politici ebrei, incominciarono a spingere verso la revisione e il rimodellamento della politica immigratoria svedese. Secondo loro, l’assimilazione degli immigrati alla cultura svedese era un limite inaccettabile, da superare quanto prima.

L’apertura e l’accoglienza dei migranti doveva basarsi su un pluralismo culturale, il che significava che gli immigrati, con un massiccio sostegno finanziario, dovevano essere incoraggiati a preservare la loro cultura. In questo modo la Svezia avrebbe inviato a tutto il mondo il segnale inequivocabile di un paese tollerante dove tutti sono i benvenuti.

Secondo Schwarz e i suoi seguaci, l’incontro tra la cultura svedese e le culture delle minoranze immigrate avrebbe rappresentato un arricchimento per l’intera comunità e sarebbe stata la popolazione svedese ad adattarsi ai nuovi arrivati, e non viceversa. Queste furono le posizioni degli attivisti che determinarono la politica immigratoria della Svezia e il futuro del paese.

 

David Schwarz e Theodor Adorno

Ricordiamo che David Schwarz era un giovane ebreo polacco, non aveva alcun legame con la Svezia, venne accolto in quel paese con grande generosità, curato dalla tubercolosi e dagli strascichi del tifo, malattie contratte durante la sua permanenza nei campi di concentramento nazisti. Visse in Svezia fino al 2008, anno della sua morte, impegnandosi fino all’ultimo in quella che possiamo definire l’unica ragione della sua vita: trasformare in modo radicale il tessuto sociale della Svezia, rendendolo multiculturale e multietnico.

Ma perché David Schwarz spese tutta la sua esistenza per trasformare una società che era stata così accogliente nei suoi confronti?

Per capire quali sono i motivi che spingono gli ebrei in generale, e non soltanto David Schwarz, in ogni paese del mondo, e non soltanto in Svezia, ad abbattere le società culturalmente ed etnicamente omogenee, bisogna prima conoscere il fondamentale lavoro di Theodor Adorno, “La personalità autoritaria”, pubblicato nel 1950, ed analizzarne contenuti, interpretazioni e conclusioni.

In estrema sintesi, rinviando ad ulteriori approfondimenti, Theodor Adorno sosteneva che affinché gli ebrei potessero prosperare e vivere tranquilli nei paesi occidentali, al riparo da ogni persecuzione o pregiudizio, si doveva indurre in quei paesi una radicale e profonda trasformazione sociale.

Le quattro direttrici fondamentali su cui agire per ottenere questa trasformazione sociale erano:

  • il superamento della famiglia patriarcale,
  • la creazione di stati multietnici e multiculturali,
  • l’indebolimento delle strutture sociali che tengono coesi gli individui,
  • la distruzione della religione.

Inutile specificare che Theodor Adorno era ebreo e che le sue ricerche vennero finanziate dalle associazioni ebraiche.

Dal punto di vista di Adorno quindi, non importava che queste trasformazioni sociali generassero devastazione e rendessero infelici centinaia di milioni di esseri umani, sradicando interi popoli dal loro ambiente naturale ed espropriando altri della loro cultura. L’unica cosa davvero importante era che in mezzo alla desertificazione culturale del pianeta e all’infelicità degli altri esseri viventi, gli ebrei potessero comunque prosperare e vivere in tranquillità, senza dover modificare alcunché nei propri comportamenti sociali, né adeguare le proprie esigenze a quelle degli altri.

Se non è razzismo questo, che cos’è il razzismo?

David Schwarz è stato un piccolo attore che ha interpretato bene la sua parte per realizzare questo progetto criminale e razzista.

Autore: Paolo Germani
Fonte:

https://www.altreinfo.org/una-storia-diversa/17691/david-schwarz-le-origini-ebraiche-del-multiculturalismo-svedese-e-della-societa-multietnica-paolo-germani/?fbclid=IwAR3k3T1BxIPP0pZXpZYWDA1KB6RSzpKsDMaoW8pzohofk_7d3N1sv13cX1g

GUILLAME FAYE: L’IMPERATIVO DEL METICCIATO

Dal punto di vista biologico, la scomparsa di un popolo, di una etnia o di una razza la si ottiene attraverso il ventre delle sue femmine. L’unione di una donna di razza X con un uomo di razza Y è assai più pericolosa per la razza X che per quella Y. E ciò perché sono le donne a costituire la riserva biologica e sessuale, il patrimonio genetico delle razze, delle etnie e dei popoli, più che gli uomini.

Una donna, in effetti, nel corso della propria vita può dare alla luce un numero limitato di figli, mentre l’uomo può generarne una moltitudine, avendo a disposizione abbastanza donne in età fertile. Per questo i demografi definiscono quindi la fertilità e il rinnovamento della popolazione solo in termini di numero di figli per donna, sulla base della maternità e non della paternità.

Ecco perché dobbiamo preoccuparci dell’immigrazione incontrollata di popolazioni del terzo mondo (che hanno indici di fertilità più alti) nei paesi europei, ovvero del problema del meticciato che, soprattutto in Francia, sta raggiungendo proporzioni consistenti. Non solo la razza bianca subisce la competizione all’interno del suo stesso territorio, non solo essa non si rinnova a causa della bassa fertilità (che ovunque è di due figli per donna) ma una parte delle donne in età fertile propende per il meticciato. Quindi, oltre al fatto che le popolazioni straniere si riproducono tra di loro, le donne bianche fertili hanno meno figli e alcune di loro si offrono agli stranieri.

I bianchi, tranne poche eccezioni, sono l’unica popolazione che non si preoccupa del proprio futuro collettivo, che non possiede una coscienza razziale a causa del senso di colpa derivato, oltre che dalla mentalità cristianiforme universalista, dalle conseguenze del Nazismo, che hanno provocato una paralisi mentale e la creazione di una cattiva coscienza collettiva.

Alla fine, questa grave situazione risulterà, dovesse continuare, in un silenzioso e graduale genocidio dei bianchi in Europa, ovvero nella loro stessa culla, che sarà presto abitata in massima parte da forestieri, meticci e una sempre crescente minoranza di bianchi. Questo è il destino che attende la Francia e che viene confermato ogni giorno semplicemente mettendosi a guardare la composizione dei bambini che escono da scuola alla fine delle lezioni.

Quando un popolo trasforma il suo patrimonio genetico fino a questo punto, cessa di essere ciò che è.
Se non interverranno inversioni di tendenza, gli abitanti dell’Europa alla fine del ventunesimo secolo non sanno più persone di origine europea e, di conseguenza, la civiltà europea non esisterà più. L’Europa stessa non esisterà più come entità demografica ma solo come espressione geografica. Sarà semplicemente un’appendice dell’Africa, senza una propria coscienza etnica (al contrario della maggior parte dei popoli del mondo). Gli europei occidentali considerano questo cataclisma con una sorprendente indifferenza da morti viventi, nonostante gli indicatori demografici puntino a questo tipo di futuro e siano realmente terrificanti.

Per  condizionare le menti delle donne bianche è stato creato un modello ideologico assai subdolo, che si basa sulla supposta maggior virilità dei maschi Africani e Nord Africani, uno stereotipo assai diffuso e da molto tempo nella nostra società. Vi sono infatti in proporzione pochissimi casi di relazioni tra donne bianche europee e uomini dell’Estremo Oriente. Un altro elemento preoccupante è l’emasculazione dei maschi europei, che appaiono incapaci di difendere le loro donne. Questo fenomeno etologico è assai inquietante. Quando i maschi di un gruppo – la legge vale per tutti i vertebrati maggiori – non sono più in grado di offrire forza, virilità o dominanza, le femmine si rivolgono ai maschi dell’altro gruppo.
Sovente le ragazze bianche dei quartieri operai cercano protezione prendendosi un compagno straniero e ciò perché in questo modo si guadagneranno la protezione dei correligionari di lui, evitando così molestie. Nei quartieri borghesi assistiamo invece ad un altro fenomeno: la provocazione snob. Le ragazze sfidano il perbenismo delle proprie famiglie accompagnandosi a ragazzi neri o islamici o comunque di colore diverso, dimostrando così, attraverso un certo conformismo, che sono antirazziste e che sono al passo con i tempi.

Potrebbe sembrare contraddittorio per l’uomo di colore andare orgoglioso di una donna bianca e dell’avere dei figli da lei. In primo luogo, si tratta del segnale della conquista di una donna bianca al fine di umiliarne l’uomo.  La cattura della femmina è un fenomeno etologico assai antico per il quale la storia offre molti esempi e le cui radici derivano dal mondo animale. Farsi vedere accanto a una donna bianca è sia motivo di orgoglio che di riscossa. Allo stesso tempo, in Africa e in Medio Oriente, gli uomini delle classi più altre ambiscono a “schiarirsi” prendendosi una moglie europea, come nel caso di diversi monarchi africani e arabi e, parimenti, le donne africane e delle Antille desiderano sposare un europeo, non solo per acquisire prestigio ma per avere figli meno colorati.
Ciò che muove questi due casi in apparente contraddizione è un complesso di inferiorità-superiorità schizoide. Umiliare il Bianco dominante prendendone una femmina ma allo stesso tempo “sbiancare” i propri discendenti, accettando implicitamente un sentimento di inferiorità razziale. Distruggere la razza bianca sbiancando sé stessi, una contraddizione insormontabile.

Un’eccezione a questa tendenza è rappresentata da Tribu Ka, un gruppo suprematista nero in Francia, estremista e violentemente anti-sionista guidato da Kémi Séba, che prende ispirazione dai movimenti afroamericani radicali, rifiuta il meticciato con i bianchi e combatte i matrimoni misti.

L’imperativo del meticciato (possibilmente con una donna bianca) si fonda naturalmente su un’ideologia egualitaria antirazzista. Allo stesso tempo, l’attrazione nei confronti di neri, arabi o uomini di colore in genere è basata su un’immaginario assai ambiguo. Se da un lato questi uomini “esotici” vengono considerati super virili ed eccezionalmente dotati sessualmente, l’immagine che viene di loro offerta sui media e nell’industria pornografica è più vicina al concetto di forza animale. Non più Tarzan ma King Kong. Muscoloso, atletico, violento, con un pene e muscoli inversamente proporzionali alle capacità mentali. In breve, l’immagine dell’amante di colore è animalesca. I neri e gli arabi sono implicitamente e subdolamente ridotti allo status di bestie umane. Questa osservazione contraddice l’agenda antirazzista che è il fulcro dell’ideologia dominante: un inconscio razzismo come fondamento dell’antirazzismo.

Naturalmente questa convinzione nelle super capacità fisiche e sessuali dei neri e degli arabi non è che un mito, alimentato da una gigantesca macchina della propaganda mediatica, di fronte alla quale la donna bianca ci si aspetta debba soccombere.

L’immigrazione di massa e il meticciato con le donne europee porterà gradualmente ad un caos etnico i cui svantaggi sono duplici. Esso risulterà in primo luogo nella creazione di una società frantumata in comunità reciprocamente ostili soggette alla legge secondo la quale il multietnico equivale a multirazzismo e, secondariamente, nella presenza di una popolazione meticciata in perenne conflitto interiore, particolarmente insostenibile,  tra le due identità che la compongono. Tale società è difficile da governare a causa della sua eterogeneità e, come dice Aristotele, inadatta alla democrazia o alla pace sociale, sempre incline alla violenza e costantemente minacciata dal dispotismo.

Ecco perché il credo ideologico della Francia repubblicana (come degli altri paesi dell’Europa) di una “Francia multicolore che può funzionare attraverso l’integrazione” (come se fosse possibile cristallizzare un insieme caotico e biologicamente eterogeneo in una società omogenea) non è solo un esempio di pensiero magico ma una delle più stupide utopie, per celebrare la quale il termine feticcio “diversità” è ripetuto come un mantra.

Se ciò non bastasse, guardiamo alle aree geografiche dove sono concentrate popolazioni etnicamente mescolate: il Nord Africa, il Medio Oriente, l’America Latina, le Antille. Perfino l’Africa nera, dove le frontiere coloniali costrinsero alla coabitazione gruppi etnicamente inconciliabili, ha conosciuto gli stessi problemi. Instabilità e violenza, il frutto del caos etnico, sono in ogni caso cronici. Il potere centrale è ovunque corrotto e iper-autoritario. È questo ciò che attende la Francia?

È opportuno, a questo punto, confutare un argomento controfattuale propagandato dell’ideologia dominante, e cioè che la Francia sia sempre stata etnicamente mista a causa delle varie ondate migratorie che la riguardarono nel corso dei secoli. Ovviamente, l’attuale immigrazione e meticciato saranno benefici perché creeranno diversità. Qui però si fa confusione tra diversità e caos, tra eterogeneità con vicinanza e mescolamento di massa casuale tra differenti tipi biologici e culture.
Ora, occorre notare quattro fattori:

1) Anticamente, sia le ondate migratorie e di invasione germanica nella Gallia e la colonizzazione romana coinvolsero popolazioni assai simili; le incursioni musulmane e l’occupazione in Provenza e Linguadoca nell’ottavo secolo A.C. riguardarono numeri limitati di invasori, gran parte dei quali fu respinto;

2) Il grosso dell’immigrazione in Francia nel diciannovesimo secolo proveniva dall’Europa (Italia, Belgio, la penisola iberica, l’Europa centrale e dell’Est, i Balcani), ovvero era rappresentata da popolazioni che appartenevano culturalmente, etnicamente e biologicamente allo stesso ceppo “Albo-Europeo”, come lo definisce Senghor. Senza contare che si trattava di gruppi numericamente piccoli che era possibile assimilare:

3) L’attuale migrazione e il meticciato che ne deriva sono di un’entità mai vista prima nella storia e coinvolge popolazioni extra-europee, il che cambia tutto;

4) Il melting-pot etnico è benefico solo se coinvolge gruppi etnici appartenenti alla stressa grande famiglia antropologica.

In altre parole, con questo tipo di mescolanza, la popolazione che ne sarà il risultato non sarà più in nessun modo un popolo ma una massa eterogenea ingovernabile inadatta a qualunque forma di sviluppo civile e suscettibile alla violenza endemica e ad ogni sorta di patologie psicologiche. È una catastrofe che ci attende e che il Giappone, l’India e la Cina sono stati perfettamente in grado di evitare.

Abbiamo l’esempio degli Stati Uniti, che sarebbero in teoria un melting pot, il che è falso, in quanto il melting pot ha riguardato solo gli immigrati di origine europea, la cui sinergia fu l’origine della forza di quella nazione. Il contributo di neri, asiatici e latinoamericani non fu decisivo. Inoltre, l’avanzamento della società multirazziale negli Stati Uniti si sta dimostrando, più di ogni altra cosa, un handicap per il paese guida del mondo, come descritto da Jared Taylor.

Tratto dal libro “Sex and Deviance”, di Guillame Faye, trad. italiana di Barbara Tampieri.

Fonte: https://www.nexusedizioni.it/it/CT/guillame-faye-limperativo-del-meticciato-5333

LA CONOSCENZA BIANCA DEI VEDA: Ariani, Dravidi e riferimenti razziali nei Veda.

Gli Ariani, i Dravidi ed i riferimenti razziali nei Veda, di Nikarev Leshy, 19/06/2012.

Un’Antica leggenda afferma che molti millenni fa, da oltre le alte montagne del Nord dell’Himalaya, oltre il passo di Khyber e molto oltre i monti del Pāriyātra Parvata, i sette maestri Ariani, noti come rsi, i saptarsi, scesero dalle steppe russe e portarono con loro nell’India settentrionale il linguaggio Sanscrito e la conoscenza del sacro. La numinosa saggezza Ariana venne in seguito redatta nei sacri testi che abbiamo oggi, conosciuti come i Veda. Questa conoscenza, portata dai maestri bianchi, è alla base delle religioni conosciute oggi come Induismo, Brahmanismo e Buddhismo. Questa antica conoscenza è il pilastro di queste tipologie panteiste di spiritualismo.

Secondo Rigveda, il leader dell’invasione Ariana era Indra, ed il suo ruolo in “uccidere i Dasyus” (i Negroidi in India, i Dravidi) è evidente:

“Tu, Indra, sei il distruttore di tutte le città, l’assassino dei Dasyus, la guida dell’uomo, il re del cielo”

– Rigveda, Book 8, Indra 87.6 (8.LXXXVII.6) [ Muir I.175 ]


“Indra, l’assassino di Vrittra, distruttore delle città, ha sparpagliato i nemici Dasyu, nati da un grembo nero”.

– Rigveda, Book 2, Indra 20.6 (2.XX.7) [ Muir I.174 ]
Gli interessava anche la preservazione dei suoi figli bianchi:

“Egli fu adorato per avere distrutto “I Dasyani e protetto i colori Ariani”.

– Rigveda, Book 2, Indra 34.9 (III.34.9) [ Anna. 114 ]

 

“Il tuono che diede ai suoi amici bianchi i campi, diede il sole, diede le acque”

– Rigveda, Book 1, Indra 100.18 (I.C.18) [ Anna. 114 ]

 

“Indra protesse in battaglia i pii Ariani, sottomise a Manu i fuori legge, conquistò chi aveva la pelle nera”

– Rigveda, Book 1, Indra 130.8 (I.CXXX.8) [ Anna.114 ]

 

Gli ariani consideravano la pelle nera (Krishnam Vacham in Sanscrito), ovvero i Dravidi, in modo disgustato e con orrore:

“La pelle nera è empia” (Dasam varnam adharam in Sanscrito])

– Rigveda, Book 2, Indra 12.4 (2.XXII.4) [ Muir Pt.I, p.43, II, p.284, 323 etc. ] [ Anna. 114 ff ]

“La pelle scura che Idra odia”

– Rigveda, Book 9, Soma Pavamana 73.5 (9.LXXIII.5) [ Griff ]

 

la pelle scura, l’odio di Indra”

– Rigveda, Book 9, Soma Pavamana  [ RgV.IX.73.5 ] – don’t know the translation Kemp is using as it is above by Griffith. Kemp page 65

 

“il vile colore Dasyano”

– Rigveda, Book 2,  Indra 20.7, 12.4 (2.XX.7, 2.XII.4) [ Anna. 115 ]
Gli Ariani si ritenevano in dovere di di cacciare i Dravidi:

“Egli, autosufficiente, potente e trionfante, ha portato in basso la cara testolina del malvagio Dasa”

– Rigveda, Book 2, Indra 20.6 (2.XX.6) [ Griff: book 2, hymn XX Indra, 6 ]

 

“Attivi e lumonosi si sono fatti avanti, impetuosi in velocità come dei tori, ed hanno cacciato via la pelle scura”.

Soma Pavamana – 9.41.1                              

 

“Il sacrificatore ringraziò il suo dio per “aver cacciato le bande schiavi di discendenza nera” e per avere abbattuto il “vile colore Dasyano”.

 [ Rg.V. II.20.7, II.12.4 ] [ Anna. 115 ]

 
“Il Sire e la Madre hanno ruggito all’unisono con il verso della lode, hanno bruciato uomini senza ritegno; con la forza sovrannaturale dalla terra e dai cieli hanno spazzato via la pelle scura che Indra odia”.

Soma Pavamana – 9.73.5

 

“Divinità tempestose che corrono come tori furiosi e sparpagliano la pelle nera.” … “ la pelle nera, odiata da Indra” sarà spazzata via dal paradiso.

 [ RgV.IX.73.5 ]

 

“Indra protesse in battaglia i pii Ariani, sottomise a Manu i fuori legge, conquistò chi aveva la pelle nera”

 [ Rg.V. I.130.8 ] [ Anna.114 ]

 

“Indra aiuta in battaglia gli Ariani che lo adorano, egli che ha 100 aiuti a portata di mano in ogni combattimento, nel combattimento che ha visto vincere le luci del cielo. Nell’affliggere i senza legge, cedette alla discendenza di Manu la pelle scura. Egli, fiammeggiante, brucia ogni uomo bramoso, brucia il tiranno”.

“Indra ha reso l’empio Varna (mantello, ndt) dei Dasa (schiavi, ndt) più basso e nascosto.

 [ RV. II.12.4 ]

 

 

“Tu, figlio di VIdathin, Rjisvan, hai dato il via ai potenti Mrgaya e Pipru. Tu hai messo a tacere i 50.000 scuri e hai preso le fortezze in modo naturale, come l’età che consuma gli indumenti”.

Indra – 4.16.13

 

 

“Tu, come una ruota del carro del Sole, sei andata avanti, e ora sei libero di muoverti per Kutsa. Hai distrutto i Dasyus senza naso con la tua arma, e hai cacciato dalle loro case gli oratori più ostili” (“Dasyus senza naso” parrebbe un riferimento alle tipologie Negroidi dal naso piatto)

Indra – 5.29.10

 

“Tu, eroe e benefattore, hai dato forza al carattere dell’uomo; vittorioso, hai bruciato l’empio Dasyu come una nave viene consumata da un incendio.

[ RgV. I.175.3 ] [ Muir I.174 ]

 

“Voi potenti Asvins, cosa ci fate lì? Perché restate in mezzo alle persone che sono molto stimate senza che offrano dei sacrifici? Ignorateli, distruggete la vita dei Panis (ndt, demoni).

 [ RgV I.83.3 ] [ S+T.365 ]

 

 

“Lui, molto invocato, ha ucciso i Dasyus e i Simyus, dopo la sua vittoria, e li ha lasciati a terra con le frecce. Il potente Tuono, con i suoi amici dalla carnagione chiara, ha conquistato la Terra, la Luce del Sole e le Acque.”

Indra – 1.100.18

 

 

“Sing, con oblazione, loda colui che lo rallegra, colui che con Rjisvan ha spazzato via la stirpe scura. In cerca del Suo aiuto, dell’aiuto di colui che è forte, la cui mano destra brandisce il fulmine, colui che è vestito da Maruts. Lo invochiamo perché sia nostro Amico.”

Indra – 1.101.1

“Armato del suo fulmine e fiducioso nella sua prodezza, ha vagato distruggendo le fortezze di Dasas. Getta il tuo dardo con consapevolezza ai Dasyu, o Tuono; Indra, aumenta la potenza e la gloria di Arya”.

Indra – 1.103.3

 

“ Per Maghavan, che, con un titolo degno di nota, Tuono, ha insegnato a queste razze umane ad uccidere da vicino i Dasyus, si è dato l’epiteto di Figlio per la Gloria”.

Indra – 1.103.4

 

Rig Veda si riferisce agli ariani come biondi.

“Anche con lui vi è questa pioggia che scende molto forte: Indra getta gocce di umidità sulla sua barba gialla. Quando il succo dolce è versato egli cerca il posto piacevole e muove l’adoratore come il vento turba il legno.

Indra – 10.23.4

 

“Dopo un sorso veloce il bevitore di Soma diventò potente, l’Essere di Ferro con la barba ed i capelli gialli. Egli, Signore di Tawny Coursers, Signore del veloce Mares, porterà i suoi cavalieri in salvo da ogni angoscia.”

Indra – 10.96.8

 

“O Signore biondo di tutti gli uomini, rallegrati per le lodi, godi di queste offerte di bevande”

Indra – 1.9.3

 

 

“Egli, molto invocato, ha ucciso i Dasyus e i Simuys; dopo che ha vinto, li ha lasciati giacere a terra con le frecce. Il potente Tuono ed i suoi amici dalla carnagione chiara hanno conquistato la terra, la luce del sole e le acque”.

Indra – 1.100.18

“Sing, con oblazione, loda colui che lo rallegra, colui che con Rjisvan ha spazzato via la stirpe scura. In cerca del Suo aiuto, dell’aiuto di colui che è forte, la cui mano destra brandisce il fulmine, colui che è vestito da Maruts. Lo invochiamo perché sia nostro Amico.”

Indra – 1.101.1

fonte: https://nikarevleshy.blogspot.com/2012/06/white-knowledge-of-vedas-aryans.html