Ius Soli (Gilberto Oneto – 23/09/2014)

Dopo le analisi politiche del voto scozzese è il momento di fare anche considerazioni di ordine “tecnico” (in realtà molto politiche, ma di altro genere). Una positiva e una negativa.
E’ positivamente stato ribadito con forza che a votare siano solo i territori interessati dalla richiesta di indipendenza. Sembra un principio scontato e storicamente lo è per i paesi civili: così è stato per la Norvegia fino alla Crimea e per molte sistemazioni di frontiera successive alla Grande Guerra, dove l’esito del voto nelle singole comunità locali aveva determinato il disegno delle nuove frontiere. Il principio non è però scontato in “cert iposti”, come Spagna e, ovviamente, Italia, dove si sente sistematicamente ripetere che tutti i cittadini dello Stato devono decidere sul destino di una parte che eventualmente se ne vuole andare, aggrappandosi alla scusa che le cose si decidono tutti assieme. Balle! Per sposarsi si deve essere in due, per separarsi ne basta uno! Il conseguente corllario riguarda la definizione dei limiti geografici dell’area da sottoporre a referendum, utilizzando una ancora più maliziosa versione del “gerrymandering” (pratica di ritagliare i distretti elettorali nel sistema maggioritario per favorire i candidati di un partito) che metta insieme chi se ne vuole andare con robuste maggioranze di gente che vuole restare. Il caso scozzese ha invece sanamente ribadito che vota solo la comunità che vuole l’applicazione dell’autodeterminazione.
Il fatto negativo è dato dal diritto di voto concesso anche a chi non è parte organica della comunità. Sui 5,3 milioni di scozzesi più di 880.000 sono immigrati di qualche tipo: ben 150mila i pakistani. Tutta gente che non ha legami identitari con la Scozia, che ha un debito con il Regno Unito o, addirittura, che teme per il permesso di soggiorno o altri vantaggi. La scelta “politicamente corretta” dello Scottish National Party, socialista, buonista e progressista, di far votare chiunque fosse presente (una suicida estensione dello “ius soli”) e di non fare esprimere gli scozzesi al’estero ha di fatto determinato la sconfitta del sì, avvenuta per 150.000 voti mancanti. Qualcosa di analogo era avvenuto anni fa nel Quebec, dove, si era detto, sarebbe stata la comunità italiana a votare per il mantenimento dell’unione, passato per una ridicola manciata di voti. Non è sempre andata così:  in Lettonia ed Estonia al referendum per l’indipendenza del 1991 hanno potuto votare solo quelli che potevano vantare legami famigliari locali prima del 1945. Così sono stati esclusi dal voto tutti i russi immigrati negli ultimi decenni che sono fra il 24% e il 30% della popolazione e che avrebbero potuto compromettere il progetto di libertà. Non è una esasperazione dello “ius sanguinis” ma una opportuna misura per contrastare l’immigrazione intesa come strumento di opressione. Riempire i territori soggetti di “coloni” è una vecchia abitudine spesso “perfezionata” in genocidio. Lo stato italiano è maestro in questo genere di “mutazione identitaria”: ne ha fatto largo uso in Sud Tirolo dove la popolazione italiana è passata dal 2,9% del 1910 al 34% del 1961 e non grazie a un prodigioso tasso di natalità. Identica cura è stata portata avanti con l’emigrazione meridionale in Padania dove, in alcune province, si sono raggiunte percentuali simili a quelle di Bolzano. Non è bastato: molti immigrati “nazionali” si sono padanizzati e hanno assunto posizioni autonomiste. Il processo di “italianizzazione” si è perciò perfezionato con l’invasione extracomunitaria che conta sulla inesistente volontà di integrazione di molte comunità per raggiungere un duplice obiettivo: compattare gli “italiani” smorzando le loro differenze a fronte di differenze più grandi, e crearsi una riserva di unitaristi impermeabili a ogni richiamo di identitarismo padano. Cinesi o musulmani, ad esempio, non voteranno mai a favore dell’indipendenza perchè hanno tutti i vantaggi a mantenere uno Stato italiano debole, permissivo, tremebondo da cui possono ricevere solo facili privilegi, franchigie e impunità. Se a tutti questi si aggiungono gli statali, parassiti e assistiti, e la inevitabile percentuale di pavidi, di ideologizzati e di ricattati, risulta piuttosto evidente che in Padania sia folle percorrere la via scozzese della concessione del voto sulla base della presenza sul territorio, e non già su quella di un ferreo legame identitario, che non è solo di sangue, ma di condivisione culturale e compartecipazione sociale vera. Solo chi da decenni lavora con noi, paga le tasse con noi e subisce le stesse vessazioni, parla come noi e intende costruire il suo stabile futuro qui in coerenza con il nostro modo di vivere potrà decidere per l’indipendenza. Parassiti, mascalzoni, nullafacenti e “coloni” italiani non possono decidere del nostro destino.

Fonte: Immigrazione e indipendenza – idee, storia attualità, Gilberto Oneto, a cura di Paolo Mathlouti, 2018, ass. Gilberto Oneto.

Articolo originale proposto al quotidiano online “Il Miglio Verde”, 23/09/2014, Gilberto Oneto.

Immigrazione e Indipendenza (Gilberto Oneto, 2013)

Il problema dell’immigrazione è generalmente legat a quello dell’autonomia e dell’indipendenza nella misura in cui va a incidere sul grado di identità della comunità che chiede maggiore riconoscimento e libertà. Nelle comunità che hanno a che fare con lo Stato italiano, il rapporto è particolarmente pesante per l’uso perverso che da sempre l’unitarismo italiano fa dei rimestamenti demografici. Non è evidentemente il solo (la Spagna ha riempito di spagnoli “etnici” la Catalogna, l’Urss aveva inondato i paesi baltici di immigrati russi e bielorussi, il Tibet si sta affollando di cinesi ecc) ma lo Stato italiano ha pochi rivali nella sistematicità e nella violena con cui aveva, ad esempio, riempito di italiani “veraci” l’Istria orientale e il Sud Tirolo, e poi la Padania. Dopo aver inutilmente provato a stabilizzare l’unità politica con guerre, repressioni e propaganda, il partito unitarista ha cercato di farlo attraverso un generale meticciamento, un rimescolamento etnico a evidente preponderanza meridionale. Non ha funzionato con le comunità tedesche e slave ma neppure in Padania: i meridionali migliori si sono perfettamente integrati e sono diventati spesso essi stessi portatori di volontà indipendentista, mentre i peggiori sostengono con protervia il loro ruolo di “coloni” di Roma, di braccio armato della burocrazia statalista e alimentano così le pulsioni autonomiste di tutti gli altri. Sostanzialmente fallito il rimescolamento interno, lo Stato italiano tenta la carta dell’immigrazione foresta con due fini: la disgregazione delle identità locali e la speranza di una presa di posizione italianista e nazionalista contro gli stranieri, con l’obiettivo perverso che, per fronteggiare “diversi più dversi”, si stemperino le diversità interne. Insomma da una parte si vuole distruggere il tessuto sociale, culturale e identitario delle comunità padane, dall’altro si favorisce l’illusione di una comune identità italiana per far fronte a “foresti più foresti”. Questo spiega la violenza con cui la sinistra spinge verso la società multiculturale (la stessa violeza e le stesse motivazioni che sostenevano la lotta di classe) e il fervore con cui i patrioti tricolori brandiscono l’italianità contro “lo straniero”. Per queste ragioni un movimento indipendentista non può che essere anche decisamente contrario a ogni forma di immigrazione massiccia, di invasione e di spaesamento. Cosa ha fatto fin qui la Lega? Non ha delineato con chiarezza il pericolo anti-identitario dell’immigrazione foresta, e quando lo ha fatto non si è comportata diversamente dai movimenti di estrema destra: la lotta allo straniero viene fatta in difesa dell’italianità, spesso stigmatizzando le parti più evidenti delle differenze antropologiche degli immigrati. Sono combattuti in quanto “diversi” e non in quanto strumenti di disgregazione identitaria: da qui anche certe prese di posizione religiose che riguardano l’aggressività islamica ma che poco c’entrano con il processo immigratorio più generale.
Le posizioni sono confuse, non segnate da precisi confini ideologici: si fa distinzione fra immigrati buoni e cattivi, fra chi lavora e chi delinque, fra regolari e clandestini. Tutte cose che generano confusione, che “democristianizzano” il dibattito e non turbano il comodo tran tran degli eletti, ma che non servono a stigmatizzare l’effetto devastante dell’immigrazione tout court. In questo si inseriscono taluni atteggiamenti di compiacimento vanesio nell’esibizione del militante magrebino o del negretto in camicia verde, che fanno il paio con la sventatezza con cui si pretende una fioritura di padanità da un presidente di Regione albanese o da una portavoce italiana. Ma è soprattutto sul piano dello studio del problema, e della derivante incisività di informazione che la Lega è carente. Non ha un centro studi che si ccupi dell’immigrazione, dei numeri,delle statistiche e dei dati, non riesce a fare controinformazione documentata, non riesce a ribattere alle menzogne immigrazioniste se non con slogan. Il solo che tenta una operazione sistematica di documentazione è Pellegrin di Radio Padania: nessuno dei tanti zerbinotti superpagati che se ne stanno a ciondolare in Parlamento o nei Consigli regionali ha mai neppure tentato di dare vita a un’operazione del genere, di diventare “l’esperto” leghista di immigrazione. Una vergogna!  E’ una vergogna che i soli dati in circolazione li dia la Caritas, che fa parte del circo di quelli che sull’immigrazione campano e lucrano, oppure la Fondazione Moressa. A essere dettagliatamente informata e a informare sull’immigrazione, sui costi, i numeri, i dati giudiziari e tutto il resto dovrebbe essere proprio la Lega. Perchè stupirsi? Non ha neppure uno straccio di centro studi che si occupi di identità, di malefatte del centralism, di analisi giuridica del cammino indipendentista, o di federalismo. Questo spiega tante cose

Fonte: Immigrazione e indipendenza – idee, storia attualità, Gilberto Oneto, a cura di Paolo Mathlouti, 2018, ass. Gilberto Oneto.

Articolo originale proposto al quotidiano online “L’indipendenza”, 14/03/2013, Gilberto Oneto.

Corsa contro il tempo (Faith J Goldy).

Traduzione di questo video di youtube

Il tempo sta finendo. Ciao Mi chiamo Faith e sono qui perchè ho bisogno del vostro aiuto. No, non vi sto chiedendo di evitare che il Leopardo Bianco o la tartaruga marina si estinguano, sono qui per chiedere diversità. L’Europeo è una rara bellezza che è sempre più vicina all’estinzione, giorno dopo giorno. I popoli non europei, sia in modo legale che in modo illegale, stanno invadendo i loro habitats naturali. Non era così tanto tempo fa; gli Europei rappresentavano oltre un quarto della popolazione mondiale e fra non molto tempo i loro numeri precipiteranno; si ridurranno ad un decimo della popolazione mondiale. Continuerete a chiamare Germania un luogo dove gli uomini tedeschi fra i 20 e i 35 anni diventeranno una minoranza nel loro habitat naturale entro il prossimo anno? Chiamerete ancora Svezia il luogo in cui i non europei sono già un terzo? La fascia di età fra i 18 e i 30 anni sarà in maggioranza non europea addirittura entro il prossimo anno. Intanto in UK si ha già un’enorme 40% di persone sotto i 18 anni di discendenza non europea. La loro popolazione totale vedrà i Britannici Bianchi ridursi ad una minoranza assoluta in UK entro il 2066. Mentre gli immigrati dell’Africa e del Medio Oriente presenti nell’Europa Occidentale mantengono tassi di fertilità superiori al tasso di rimpiazzo, gli Europei in ogni nazione Europea non fanno abbastanza figli per rimpiazzarsi da soli e la sostituzione demografica Europea non avviene senza sconvolgimenti sociali; stupri di massa, epidemie e lo spettacolo del terrorismo dilagano in UK, Germania, Svezia e Francia. Intanto, per quanto riguarda la diaspora Europea oltreoceano, il Canada di Trudeau è la nazione che ha a che fare con il più rapido tasso di sostituzione etnica in Occidente, con un tasso di immigrazione pro-capite che è oltre il doppio di quello degli USA, in cui 4 immigrati su 5 sono una minoranza etnica. Il Grande Nord Bianco è destinato a diventare una nazione a maggioranza relativa in meno di una generazione, dato che si prevede che la sua popolazione bianca totale scenda al di sotto del 20% in meno di un secolo; persino negli States, con il Presidente Trump al timone, gli USA non saranno risparmiati dall’implacabile processo di sostituzione di popolazione dovuto principalmente all’immigrazione Ispanica e Asiatica ed al consolidarsi del processo già in corso. Le popolazioni bianche saranno una minoranza in America in meno di una generazione. Lo stesso varrà per quanto riguarda gli under-18, in soli 4 anni, a causa del tasso di natalità dei bianchi non ispanici. L’ufficio del censimento ha annunciato già nel 2012 che questo gruppo ha generato solo una minoranza di nascite. Questo processo è diventato addirittura più grave negli ultimi anni. I bianchi hanno lottato per i diritti dei neri e sono stati lodati come eroi. Milioni sono morti per lottare per i diritti degli ebrei, e anche loro sono stati chiamati eroi. Voi, che state diventando una maggioranza relativa, restituite il favore facendo un semplice regalo, un singolo mattone per aiutare i cittadini bianchi e le politiche pro-natalità. Potete simbolicamente chiamare questo numero europeo adesso e ricevere questo kit di adozione come ringraziamento da parte nostra. Sarete dalla sua parte? Sarete dalla parte della vera diversità? Per favore, chiamate ora ed aiutateci a fermare la scomparsa di questa razza.
I bianchi diventeranno una minoranza negli USA nel 2045. I bianchi scenderanno al 20% della popolazione del Canada nel 2100. I bianchi diventeranno una minoranza in UK nel 2060. I bianchi diventeranno una minoranza in Svezia nel 2066. I bianchi diventeranno una minoranza in repubblica italiana nel 2080. I non bianchi sono il 39% dei nuovi nati in Francia. Grazie a tutti per esservi sintonizzati su questo video. Per favore assicuratevi di mettere mi piace, iscrivervi al canale ed aiutarci a condividere, al fine di diffondere il messaggio e, se volete aiutare e supportare il mio lavoro creativo andate all’indirizzo faithgoldy.ca/donations. Grazie tante a tutti e che dio vi benedica.