Quando un popolo non tollera più la satira tutto diventa razzismo. “Terun, Terun. Un inno che fa discutere” (Gianni Fava – La Voce del Nord – 03 05 19)

Maledetta stampa faziosa! Ormai tutto può essere strumentalizzato. Sembra quasi che a margine di qualsiasi competizione sportiva i contenuti specifici non interessino più a nessuno (ci eravamo abituati ad infinite discussioni sul modulo ai tempi di Sacchi) e che al contrario le coreografie sugli spalti e a margine degli eventi rappresentino l’unico elemento degno di attenzione.

Così succede che in qualche settimana si riempiano le pagine dei rotocalchi con analisi sconclusionate sul gesto di due calciatori milanisti che sfottono l’avversario laziale con in mano una maglietta. Due semplicemente stupidi (come tanti del resto e il fatto che fossero di colore appare del tutto accidentale), ai quali ha fatto seguito a stretto giro una polemica infinita al contrario, quando pochi giorni dopo i tifosi che si sono sentiti presi per i fondelli, abbiano vendicato a modo loro l’oltraggio sfottendo a loro volta un calciatore ( perché di colore? Perché cretino? Perché antipatico? E chi lo sa…..ma soprattutto chissenefrega!).

Da mesi ormai ad essere diventati intolleranti in realtà sono gli analisti a vario titolo delle vicende sportive del nostro paese che non riescono più a comprendere la forza (che io giudico assolutamente simpatica e a tratti perfino positiva) dello sfottò’.

Già lo sfottò…..una attività vecchia come lo sport al quale si accompagna sistematicamente da secoli. Una pratica per la quale ormai si scomodano giornalisti, opinionisti, psicologi e perché no parlamentari e membri del governo, di un paese dove ovviamente pare non esistano problemi altrettanto seri da catturare l’attenzione dell’opinione pubblica. A questo proposito però l’apoteosi si e’ raggiunta lo scorso primo maggio, quando a fine gara per festeggiare la sospirata promozione in serie A i tifosi del Brescia hanno scelto di intonare quella che per molti è la canzone preferita dagli appassionati della leonessa, il famoso inno : Terroni, Terroni!

Un vero e proprio coro identitario, tanto simpatico, quanto tagliente per gli avversari che inseguono alle spalle e che sicuramente non sono sud tirolesi. Un inno peraltro invocato dagli stessi giocatori che, megafono alla mano, hanno esortato la curva ad intonarlo a squarciagola. Poteva sfuggire agli inutili reporter benpensanti cotale oltraggio? No ovviamente, anzi nel paese di pulcinella una delle principali testate ha titolato con tono grave: “Calcio, il coro razzista dei calciatori del Brescia per la promozione in serie A: “Terùn, terùn”.

Quando ho letto il titolo ho avuto un sussulto. A nulla sono valse le spiegazioni, ormai il processo sommario e’avviato e di fronte ad un fatto così “grave” attendiamo con ansia l’invio dei caschi blu dell’Onu al Rigamonti, a garantire la serenità del confronto civile e democratico in un paese allo sbando. A nulla pare sia valso far notare che ad incitare i tifosi “razzisti” contro i terroni sia stato un calciatore di Caltanissetta (nota località padana nel mondo a rovescio in cui viviamo). A nulla è valso spiegare che dopo 8 anni di attesa una tifoseria calda e appassionata come quella bresciana poteva anche aver voglia di sdrammatizzare sfottendo semplicemente le inseguitrici e che un tizio che si chiama Ernesto Torregrossa, vicecannoniere della squadra con 12 reti, non si possa ritenere un collaborazionista padano al Soldo dei serenissimi che hanno occupato il campanile di San Marco. E’ infatti lo stesso calciatore di San Cataldo a gridare ai tifosi con aria divertita: “La nostra preferita, quella preferita di tutte” sollecitando la fantasia dei molti appassionati festanti che semplicemente avevano voglia di festeggiare.

Razzismo !!!! Questo il verdetto dei nostri raffinati antropologi. Razzismo nei confronti delle inseguitrici Lecce e Palermo (formazioni evidentemente non nordiche) o pungente ironia? La risposta è retorica pura. Ma nn chiedo quando avrà fine questa deriva di stupidità? Immagino che avanti di questo passo qualcuno invocherà il tribunale dell’Aia per processare gli Skiantos. Ricorderete tutti uno dei loro pezzi più famosi: italiano, terrone che amo.

Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Con la catena d’oro, la pasta al pomodoro
Tondo basso e moro, di sicuro un uomo vero
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Cordiale e pasticcione, buono e chiacchierone
Tenero e padrone, furbo e intrallazzone

Italiano terrone che amo
Con la passione forte che scappa da ogni parte
Italiano terrone che amo
Non gli togli:
la pancetta
la vendetta
la cenetta
la pasquetta
l’italietta
la mamma
la pizza
l’insalata
la canottiera… bucata!

Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Generoso, che stravede per i figli
Egoista, non gli cavi il portafogli

Italiano terrone che amo
Con la passione forte che scappa da ogni parte
Italiano terrone che amo
Non gli togli:
la mazzetta
la michetta
la porchetta
Elisabetta
la macchinetta
il cappuccino
il bicchierino
la sorella
la fidanzata
la maglietta… sudata!
Italiano terrone che amo
Con la passione forte che scappa da ogni parte
Italiano terrone che amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Italiano terrone che amo
Con la passione forte che scappa da ogni parte
Italiano terrone che amo. “

Pericolosi razzisti anche i bolognesi, fra i più famosi gruppi di rock demenziale italiano o la satira (e quindi lo sfottò) può utilizzare alcune iperbole per essere efficace?

La seconda ovviamente. Altrimenti a prenderli troppo sul serio rischiamo che vengano inquisiti per pedofilia. Ricordate la loro canzone più famosa? Si intitolava “mi piaccion le sbarbine”. Basta e avanza per aprire un nuovo capitolo nella storia degli sdegnati professionali. Prendetevi tutti una bella tisana e lasciate che la gente si prenda un po’ in giro anche solo per divertirsi!

IL PRIVILEGIO BIANCO GENERA PRIVILEGIO BIANCO

Un lettore chiede: Posso dire alla mia amica che la razza dovrebbe avere un ruolo maggiore nella sua abilità genitoriale?

Autore: Philip Galanes, 25/04/2019.

 

La mia amica, che è bianca, sta crescendo la sua giovane figlia meticcia da madre single. Lei è una madre amorevole ma, secondo me, non ha pensato abbastanza ad aiutare sua figlia a formarsi una sana coscienza di sè come una persona di colore. La mia amica non è razzista, ma è stata cresciuta in una comunità bianca di vedute ristrette, e non ha riflettuto abbastanza sul suo privilegio bianco. Da donna bianca senza figli, non sono la migliore persona per consigliare sulla genitorialità o sulla sensibilità razziale. Tuttavia vorrei che la mia amica riflettesse al più presto su questi temi. C’è un modo solidale di dirglielo?

Anonimo

 

Non iniziamo un concorso del privilegio bianco, quale sarebbe il premio?.. anche se lo potresti vincere. Chi sei tu per dire come una madre amorevole dovrebbe crescere sua figlia? Non ho dubbi che le tue intenzioni sono buone. Tuttavia, la valutazione di queste questioni delicate, a tuo avviso, suggerisce un qualche titolo non precisato che difficilmente può essere separato dalla tua razza. Vacci piano. Non devi fare ipotesi sulla tua amica. A meno che non abbia letto nel pensiero di questa persona, o parlato esplicitamente con lei di questo tema, potresti non capire davvero come lei (o sua figlia, per questo motivo) la veda sull’identità razziale della bambina; potresti non sapere se ne ha parlato con qualcun altro. Sono abbastanza sicuro che ricevere delle istruzioni su come fare il genitore da te non aiuterà nessuno. Il modo più gentile di affrontare il tema è nella forma di una domanda onesta: “è complicato crescere una figlia meticcia come una donna bianca?”. Poi ascolta la risposta, e non dire neanche una parola per consigliare. Questa domanda invita la tua amica a condividere la sua strategia genitoriale e potrebbe dare il via ad ulteriori considerazioni. Ciò che resta sarà comunque la tua disponibilità a parlare di questo argomento con lei.

 

 

 

No vax? No damigella.

Io e il mio ragazzo ci fidanzeremo ufficialmente presto. Idem sua sorella maggiore e il suo ragazzo. Lei ha una forte ideologia no-vax. Ho fatto capire chiaramente al mio ragazzo che non condivido le sue ideologie e non permetterò ai nostri futuri figli di stare vicino ai loro futuri figli finchè resterà sui suoi passi. L’altro giorno lei ha detto al mio ragazzo che mi avrebbe concesso di farle da damigella al suo matrimonio solo se avessi cambiato le mie visioni sui vaccini. Che cosa faccio?

Anonimo.

 

Hai presente quegli avocado al mercato che sono duri come rocce e non ancora pronti a essere mangiati? I vostri due gruppi di ipotetici figli sono come loro: non sono ancora pronti per litigare. Non dire un’altra parola sui vaccini alla tua futura cognata finchè almeno una delle due avrà avuto figli. Certo, spero che lei cambi idea e che vaccini i suoi futuri figli (è questione di sicurezza per tutti) ma non c’è motivo di discuterne ora. Se lei vuole una damigella che sia no vax, semplicemente declina educatamente la sua offerta, ma non gettare nemmeno benzina su questo fuoco. Stranamente, i conflitti ipotetici che mi preoccupano di più accadono in realtà molto raramente.

 

Osservazione tagliente.

Vivo in un appartamento e ho un cane. Ha una condizione neurologica che richiede medicine, e le medicine lo hanno fatto aumentare di peso. Una vicina è salita in ascensore con noi e ha detto “Il tuo cane sta diventando grosso”. Io gli ho spiegato la sua condizione e gli ho detto che ha una dieta che gli è stata prescritta per tenere sotto controllo il suo peso. Gli ho risposto con calma, ma la sua risposta è stata rude e fastidiosa. Avrei dovuto risponderle per le rime?

Amante dei cani

 

Mi spiace per la salute del tuo cane. Capisco quello che possiamo provare per i nostri animali domestici e quanto ci possano infastidire i commenti scortesi. Tuttavia darei delle ragioni alla tua vicina. Gli ascensori sono un terreno fertile per la goffaggine fra le persone che si sentono in dovere di fare due chiacchiere (o un sorriso e un cenno, ed è già tanto!). Scommetto che ti chiederà educatamente come sta il tuo cane la prossima volta che la vedi. Se lei parlerà ancora del suo peso dille: “cambiamo argomento e parliamo di qualcosa che non mi turba”.

 

Eredità spinosa.

Sono la prima di 4 ragazze e prendo il nome da un fiore. Crescendo, la fantasia sulla porcellana di famiglia aveva lo stesso fiore su di essa. Mia madre diceva spesso che sarebbe stata mia un giorno. Questa porcellana ha un altissimo valore sentimentale per me. Mia madre ha oltre 80 anni ed ha la demenza, e mio padre si è improvvisamente affezionato alla porcellana, anche se non la usa (è in una scatola nel garage.). Non dovrei mettere in difficoltà mio padre, vero?

Anonimo

 

Per prima cosa: ti chiami Rose o Lily?

Non litigare con tuo padre. Possiede la porcellana, anche se non la sta usando. Questo potrebbe essere un buon momento per suggerire un piano di proprietà familiare, compresi gli oggetti nel garage con valore sentimentale (una buona persona può prevenire molte angosce). Ma se tuo padre non è d’accordo, parla con le tue sorelle dell’importanza di quella porcellana floreale per te (Peonia?)

 

 

Fonte: https://www.nytimes.com/2019/04/25/style/white-privilege-begets-parenting.html

 

INTERVISTA AI DEVOTIO ( BAND BLACK METAL RADICALE DI PARMA) – The Pain Factory 03/04/2019

Cliccando sul link sottostante al PDF o, in formato di testo, scorrendo la pagina, trovate l’intervista alla band Black Metal Radicale di Parma “Devotio”, di contenuti molto interessanti. quanto segue è una traduzione dall’originale, in inglese, dal sito “The Pain Factory.

Intervista Devotio 2019

  1. Ci parli dei tuoi primi giorni e di come è stato finora il percorso della band?

La band è stata fondata all’inizio del 2016 da me, con l’intenzione di creare un progetto che includesse tutte le mie influenze musicali, spaziando dal metal (soprattutto Black, Death, Heavy e Thrash), alla scena RAC e Hatecore, passando dal Neofolk e dalla Martial Industrial, il tutto cantato in lingua madre.

Il concetto del gruppo è basato sulla rinascita della più autentica Tradizione Europea e su un’avversione militante e totale alle ideologie dominanti della società del mondo moderno. Il nome Devotio è quello di un rito della Roma più arcaica che aveva in comune anche con le altre tradizioni Europee nel quale, nel mezzo di una battaglia con esito sfavorevole, la guida o il console, dopo avere invocato gli Dei, si lanciava all’assalto del nemico per sacrificare la sua vita in cambio della vittoria. Questo simbolizza la sacra azione dell’immolazione di sé stessi per un bene superiore come la difesa della propria Terra e del proprio Popolo. Dato che so suonare tutti gli strumenti inizialmente volevo fare una one man band ma poi ho preferito cercare due persone accanto a me per avere una line up in grado di fare concerti in futuro. Fin dall’inizio Giuseppe è entrato come batterista e pochi mesi dopo Alessandro è entrato come bassista. Quindi alla fine dell’anno ci siamo ritirati sugli appennini di Parma, in un piccolo paese ai margini del bosco per registrare un demo live. Il lavoro nel 2017 è andato un po’ a rilento sia per le grafiche che per il mixaggio; inoltre, i numerosi impegni personali e l’abbandono di Alessandro, che ha deciso di decidarsi a diversi progetti musicali, ci hanno rallentato ulteriormente. Alla fine dell’anno abbiamo trovato un nuovo bassista. Nel 2018 siamo riusciti a pubblicare il demo ma ci siamo separati da Giuseppe, che non poteva più essere costante per motivi personali. Quindi ci siamo dedicati a noi stessi e abbiamo avuto un po’ di tempo per promuovere il demo. Ora stiamo mettendo su una nuova formazione con due chitarre e siamo pronti a ripartire; probabilmente entro la fine dell’anno sentirete ancora parlare di noi!

 

 

 

  1. Preferisci la formazione a 3? In altri termini, Devotio è un trio per scelta o avresti preferito un secondo chitarrista?

All’inizio volevo solamente l’essenziale per suonare live, quindi una sezione ritmica, ma penso che con due chitarre c’è la possibilità di essere più incisivi e brutali, oltre a potere arricchire gli arrangiamenti e quindi la proposta musicale della band.

  1. Avete definito il vostro stile come Hardcore Black Metal. Ci dici un po’ su come il Metal e HC sono correlati e coesistono fra loro e perché è importante?

Uso questa descrizione semplicemente perché mi sembra la più concisa; non sono mai stato un grande fan della divisione in piccoli sottogeneri fatti con migliaia di diversi aggettivi. Volevo mescolare due diverse anime: una più sognatrice, mistica e visionaria rappresentata dal Black Metal fortemente orientato al paganesimo, ed una più militante, ideologica e d’impatto, rappresentata dall’Hatecore / RAC con una spinta Metal. L’intenzione è quella di creare un ponte fra diverse scene che sono ideologicamente compatibili fra loro al fine di abbattere i muri fra le varie scene sottoculturali di derivazione moderna e permettere la nascita di una vera controcultura Europea in opposizione con la degenerazione liberal-democratica nella quale è sprofondato il nostro continente.

 

  1. Dal momento che il vostro approccio al Black metal è così poco convenzionale, qual è la vostra opinione sull’attuale status del genere?

Il grosso della scena Black Metal secondo me non ha più niente da dire, ci sono clichès portati all’eccesso che l’hanno resa stagnante, è diventata semplicemente musica. Se l’arte non è portatrice di un messaggio rivoluzionario e di avanguardia, essa si cristallizza e diventa stantia, producendo così un qualcosa di effimero e grossolano. Certo, anche adesso spuntano fuori un sacco di gruppi interessanti, se non addirittura fantastici; è un genere che si sta lentamente evolvendo e sono curioso di scoprire in quali direzioni andrà e quali sfumature prenderà.

 

È molto lontano dall’essere morto, ma ha bisogno di una causa ancora più radicale e matura per esprimere il suo potenziale o, meglio ancora, tutte quelle fascinazioni che ci sono da 20 anni; le più serie di esse sono il ritorno alle religioni antiche, la difesa della Terra e dell’Eredità, la rottura con la concezione borghese del mondo e la volontà di potenza. Esse devono diventare le principali cause nella vita di tutti i giorni, al di fuori della scena; la vita del singolo deve essere in accordo con la propria visione del mondo; bisogna eliminare le inutili pose da personaggi dei fumetti e iniziare a vivere davvero quello che viene cantato. Questo renderà la musica più reale.

 

  1. Il vostro sound mescola il Black Metal con l’Hardcore ed ha anche qualche influenza epica, vi viene naturale?

Come detto prima, volevo far coesistere anime diverse ma complementari in un singolo progetto. Esprimo varie sensazioni; ascoltando generi diversi, ho la possibilità di provare a creare qualcosa di nuovo e profondamente sentito. Non voglio alcuna limitazione dettata da etichette prestabilite; questo non vuol dire che i Devotio diventeranno sperimentatori casuali per il gusto di mettere nello stesso calderone cose che non hanno alcuna correlazione fra loro nel nome di una qualche non meglio specificata “avantgarde”. Tutti i generi che hanno nella loro essenza “suggestioni europee” ed hanno un gusto eretico e sovversivo influenzano me e quindi anche il mio modo di comporre ed ascoltare musica. Roba come rap, ska e altre cose simili le lascio volentieri ad altri!

 

  1. Vedo che vi è un simbolismo specifico nella copertina di entrambi i demo, intendi diffondere un particolare messaggio?

Il demo è uno solo, la copertina con lo scudo nel quale ci sono il pennate (arma usata dagli antichi popoli Liguri e simbolo sacro legato al sole), il martello (la forza del tuono e del fulmine) e la stella a otto punti (che simbolizza la stella polare, il nord, la Patria originale) è un’espressione dell’unità fra ciò che è sacro e ciò che è guerriero.

I vari simboli usati finora e che verranno usati nel futuro hanno tutti un senso ancestrale, sono portatori di un messaggio di rinascita della Tradizione. A questo si aggiunge una forma cosiddetta “araldica/futurista”, per abbattere schemi vecchi e decrepiti. In tutto ciò è contenuto il messaggio della band, l’archeofuturismo, la rinascita di concezioni e valori primordiali ed arcaici in forme avanguardiste, in rottura con la stagnazione decadente del nostro tempo. L’antico attraverso il nuovo.

 

  1. Parliamo della vostra ultima uscita; quali obiettivi avevate dopo aver terminato la registrazione di questo demo 2018?

L’ambizione è solo una: promuovere la musica ed il messaggio del gruppo a tutti quelli che hanno la stessa visione del mondo.

 

  1. Come considerate questo in confronto al demo di esordio (2016) per quanto riguarda la scrittura e la registrazione?

Le tracce registrate nel 2016 sono state subito messe sul canale youtube, ma poi nel 2017 ci sono state varie modifiche e ripensamenti, soprattutto nel mixaggio, quindi il demo in forma fisica è uscito solo nel 2018. Nel canale youtube puoi ascoltare anche due tracce Martial / Neofolk che saranno incluse nel nostro primo album.

 

  1. Oggi la tecnologia vi permette di registrare da casa e fare uscire in digitale la vostra musica. Ma facendo così non c’è un rischio che fate uscire solo singoli pezzi o EP perché questo è ciò che è richiesto per restare in vista? Non c’è il rischio che finiate, ad esempio, per uccidere l’album?

Penso che il digitale è un buon metodo per promuovere la tua musica. Per quanto riguarda le registrazioni da casa, le vedo come una cosa positiva, ci sono quelli che potrebbero non avere i soldi necessari per registrare, ma questo metdo permette alle idee di materializzarsi senza che i soldi siano un ostacolo insormontabile.

Poi la parte principale della produzione musicale per una band è l’album, quindi sono convinto che la maggior parte dei fans del genere sarà sempre disposta a comprarlo, che sia in CD o in vinile. I pezzi singoli in digitale li possiamo facilmente lasciare alle canzoni pop usa e getta.


  1. Da quanto ho capito, non ci sono informazioni su concerti live. Quanto avete di una live band? Quanto è importante suonare live?

A causa dell’instabilità della formazione non ne abbiamo ancora avuto la possibilità ma crediamo che riusciremo a portare sul palco la nostra proposta; dato il genere, penso che suonare dal vivo sia ancora più importante perché è un qualcosa che tiene davvero unita la scena; l’aggregazione che si crea sotto il palco, l’occasione di vedere nel mondo reale le persone invece che da una realtà virtuale dietro lo schermo di un pc. C’è un aspetto che non mi piace. Quello che proponiamo riguarda la realtà che ci circonda, la realtà in cui viviamo, non problemi mentali da persone disadattate. Lo stile di vita occidentale porta le persone all’alienazione e all’ostentazione delle qualità, la maggior parte delle quali fittizie, c’è solo l’apparire e non l’essere. Questo è il motivo per cui i concerti sono necessari, aiutano a vivere una passione ed un’Idea nel mondo reale. Il concerto porta con sé una carica comunitaria positiva.

 

  1. Internet ha portato ad un sovraffollamento di bands estreme e registrazioni. Questo ha influenzato negativamente la qualità della scena?

Più che la qualità della scena, direi che facilita l’emersione o in ogni caso la scoperta di bands davvero interessanti con proposte originali ed innovative. Tuttavia sono convinto che se una band è valida riuscirà ad emergere dalla moltitudine.

 

 

 

  1. Siete una band indipendente, ci sono delle difficoltà in Italia per questo motivo? Dimmi un po’ di più sulla scena italiana.

Per una realtà non conforme come la nostra può essere un po’ dura, specialmente nel trovare i membri per la line up che abbiano ideologia e visioni correlate al progetto. La scena metal in Italia, parlo non in generale ma per quanto riguarda la mia città, consiste in ragazzi che credono fortemente in ciò che fanno e stanno portando una band di culto dietro l’altra nella nostra zona. L’altra faccia della medaglia è che c’è in generale poco rinnovamento nella scena, non vedo uno scopo eccetto il puro e semplice divertimento / sbronze / casino (e non c’è niente di male in queste cose); il problema è che varie persone sembrano quasi interpretare dei personaggi, ed una relativa tendenza al “nerdismo metal” da parte di molti.

 

  1. Ok, volevo ringraziarti per il tuo tempo e l’aiuto, aggiungi pure qualche parola per concludere quest’intervista.

Un saluto allo staff e ai lettori di Pain FuckFactory, grazie per lo spazio concesso. AD MAIORA!

 Fonte: http://thepainfucktory.com/entrevista_devotio.htm