Tante Vaccate sulla natalità (Gilberto Oneto – La Padania -24/07/2002)

Dobbiamo secondo qualcuno combattere l’invasione con la prolificità, combattere una battaglia di spermatozoi contro la coniglieria del mondo. Una battaglia persa e suicida. Questo paese è sovrappopolato, gran parte dei nostri problemi sono conseguenza del troppo numero di persone, problemi di inquinamento, vivibilità, socialità, tutti incazzati, politica che non funziona. Quando questo paese è stato grande aveva pochi abitanti, 3-4 milioni la terra di mezzo e in epoca comuniale, 7-8 nel rinascimento. Si produceva allora più cultura, benessere e civiltà. Il numero è potenza è un’imbecillità fascista e islamica. Il piccolo Portogallo ha dominato il mondo, l’Inghilterra aveva poche persone, così l’Olanda. Oggi Danimarca, Finlandia, Irlanda sono ricche e hanno spazio. Quache sfessato propone di dare soldi (nostri) a chi fa figli e sono tutti italiani etnici o extracomunitari con capacità riproduttive di conigli e di pantegane. Forse sarebbe meglio premiare chi figli non ne fa o, come in Cina, chi ne fa più del dovuto. Non è vero che non si fanno figli per ragioni sociali o economiche, la prova è che sono i più poveri, miserabili, disadattati che ne fanno: figliano più i disoccupati che i laboriosi, i disadattati che quelli responsabilmente inseriti nella società. Non è una regola assoluta: ha un’eccezione, il Sud Tirolo, unica zona a nord dell’Appennino ad avere un andamento positivo, ha ripreso a figliare con la libertà. Mettiamola così, i popoli civili figliano in libertà e si contengono in cattività, gli altri trombano in ogni caso e far figli in baracche e prigioni non li trattiene. Da noi si sommano le due cose. Non facciamo figli perch+ non siamo liberi e non li facciamo perchè siamo in troppi. Fare figli per mandarli in scuole di terroni in mezzo a marocchini, vittime di televisioni berluschine, di spacciatori, delinquenti, pedofili, preti manolesta. La più parte però ritiene che ci sia troppa gente, che non sarebbe male calare un po’. Non è vero che ci voglia manodopera, si vive bene anche senza. E’ una palla. Il problema è di impedire che qualcuno occupi il posto che noi responsabilmente a casa nostra abbiamo fatto per stare meglio. Capite che se facciamo un posto e questo viene occupato da sette pirla, non si finisce più. Serie è dimunire e impedire ad altri di intasare lo spazio lasciato libero. Per questo non deve entrare piùnessuno. Non c’è posto. E’ criminale costipare ancora di più questa terra. Peggiorano i servizi, peggiora la qualità dei più deboli. Ogni foresto che entra (bello o brutto, buono o cattivo, cristiano o buddista) comporta una cattiveria, una ingiustizia e un ulteriore problema per la nostra gente. Per tutta la nostra gente ma in particolar eper gli anziani, per i deboli fisicamente, psicologicamente ed economicamente. Non premiamo chi fa figli, aiutiamo chi non ne fa e premiamo chi si inventa sistemi per sopperire alla manovalanza. Chi si inventa trucchi per fare stare meglio la nostra gente. Mi candido subito per il premio. Non l’ho inventata io ma sono certo che sia un gran bel toccasana e si chiama secessione.

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Gianfranco Miglio parla del progetto dell’Europa delle Regioni o Macroregioni ( 1992 )

<<La fine di tutti i grandi concetti dello stato nazionale, della sovranità, e l’entrata graduale in una concezione che si combina magnificamente con quello che io vado sostenendo a proposito di un’età panfederale, basata sul contratto, basata sull’egemonia non più del politico ma del privato, dei rapporti contrattuali, e quindi con una rivoluzione anche della concezione del diritto pubblico. La statualità va profondamente trasformata, lo stato non è più il punto di riferimento omogeneizzante, l’idea stessa di stato tende a scomparire, perchè in tutte le strutture federali vere la sovranità è divisa, anzi non è mai localizzata.>>
(4.37 – 5.51)

<<Adesso invece io studio una cosa completamente diversa con un gruppo di giovani giuristi e costituzionalisti, giovani e vecchi, che stanno studiando questo modello. In questo modello, per esempio, io credo che dovrò far leva su 2 concetti che rivoluzionano, basta indicare quei concetti per capire che stiamo andando in un altro mondo. Il primo è che non c’è più il principio di immutabilità dello stato. L’organizzazione politica non è più eterna. La caduta del primato della politica, ma soprattutto la caduta del primato della durata. Io penso che tutte le strutture federali saranno strutture fatte per patti di 30-50 anni, poi si rivede tutto. Il secondo grande caposaldo è che bisogna abbandonare il concetto di confine, il concetto di stato delimitato territorialmente. E quindi non ragionare “le etnie diverse hanno statuti..”, no, le etnie diverse sono rette dalle comunità maggiori di cui fanno parte, e quindi torniamo ad una concezione dell’organizzazione politica analoga a quella che c’era in Europa fra il 1600 e il 1700. Questo è un altro dei concetti che dobbiamo abbandonare e sto studiando come si può profilare. Un’Europa fatta tutta di enclavi.>>

(6.21 – 8.09)

<<Questo è un dualismo che ha delle radici antropologiche, però come noi dobbiamo abituarci a coesistere con popoli che sono contigui alla comunità europea, che sono profondamente diversi, lei pensi agli slavi, lei pensi a tutte queste etnie che pure gravitano intorno all’Europa, lo stesso accade per quello che riguarda fra un Nord che è molto influenzato e molto dominato dal modello mitteleuropeo e un Sud invece che subisce le conseguenze, gli influssi, anche altamente positivi, come modello di civiltà, del mondo mediterraneo. Questo dualismo deve essere in qualche modo sistemato, perchè per adesso è coperto e ha una serie di relazioni che non si potevano mai conoscere. Lei pensi alle difficoltà enormi che per 30 anni abbiamo avuto per avere i dati sul dare e l’avere nel campo finanziario. L’istituto di statistica aveva il compito di non far veder niente. Appena si facevano indagini alla ricerca di quelli che erano i veri rapporti del dare e l’avere nel paese, si considerava un’attentato ad un principio sacro dell’unità nazionale>>

(9.18 – 11.00)

<<E’ una condizione di fortuna, perchè è condizione di fortuna quando una convivenza umana, una comunità, deve darsi un nuovo assetto e si accorge di non avere fra i piedi delle macerie troppo resistenti. Il fatto che noi in 150 anni di storia lo stato non ha messo radici è una bella cosa, perchè così è più facile costruire ex novo… Già adesso lo si vede chiaramente, già oggi lei vede che il trend verso cui va l’equilibrio partitico in Italia è per un grande partito del Nord, che è la Lega Nord, e un grande partito nel sud, che è la Democrazia Cristiana, che è un partito nazionale ma ormai sta perdendo sempre più colpi nel Nord e diventa sempre più un partito del Sud>>

(12.33 – 13.39)

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=H6mrT4_Kucs

Parabola di Giobbe ed insensatezza del Dio giudaico (south park 5.06)

<<Giobbe era un brav’uomo, aveva 10 bei bambini, una moglie meravigliosa e molti amici. Era molto devoto e gentile e dava da mangiare ai poveri. Era il più giusto ed onorevole degli uomini, lodava Dio continuamente. Ma un giorno Satana andò su in paradiso e parlò con Dio, e Dio disse a Satana: ‘Hai visto Giobbe? E’ un bravissimo uomo, molto devoto, e mi prega tutti i giorni.’ Ma Satana disse ‘Ah sì? Loda il tuo nome soltanto perchè gli hai dato molto. Se non gli avessi dato nulla lui ti bestemmierebbe.’ A quel punto Dio disse ‘Davvero? Io ti farò vedere, Satana, porterò via quelle cose a Giobbe, e lui continuerà ancora a lodare il mio nome’. E così Dio mandò un gruppo di barbari a macellare i buoi e gli asini di Giobbe e ad assassinare tutti i suoi lavoratori. Poi Dio lanciò le sue palle infuocate dal cielo e uccise le sue pecore e il resto dei suoi lavoratori. Mentre i figli e le figlie di Giobbe erano in casa a mangiare, Dio mandò un forte vento, la casa crollò e li uccise tutti. Giobbe era molto triste ma si mise in ginocchio e disse ‘Il Signore dà, il Signore toglie’, e continuò ancora a lodare il nome di Dio. Poi Giobbe si riempì di pustole in tutto il corpo, soffriva terribilmente e peggiorava giorno dopo giorno, ma mantenne ancora la fede. Dio disse a Satana ‘Hai visto? Te l’avevo detto, Giobbe continua a lodarmi.’>>

<<E’ la storia più brutta che abbia mai sentito, Dio ha fatto soffrire una persona brava solo per fare dispetto a Satana.>>

(South Park – 5.06)

CIO’ CHE DOBBIAMO AI NOSTRI PARASSITI (Revilo. P. Oliver, 1968)

In allegato al PDF sottostante e, in formato di testo, scorrendo la pagina, la traduzione delle parti più salienti di questo discorso del professore statunitense Revilo P. Oliver (1908-1994), attivo nelle scene politiche identitarie radicali statunitensi del secondo dopoguerra dopo aver abbandonato la generica “destra conservatrice”. Buona lettura agli interessati.

Ciò che dobbiamo ai nostri parassiti – Revilo – 1968

Gli estranei che controllano la nostra stampa, la nostra radio e le nostre TV hanno sparso la loro bava nella nazione. Sciami di piccoli sfigati ignoranti e nevrotici che chiamiamo “intellettuali”, spuntati fuori dai college e dalle università, urlano e sputano, come è loro costume. Tutto ciò ha avuto il suo effetto.

Quando cerchiamo di guardarci indietro sui fattori ovvi, come il controllo estraneo dei nostri canali di informazione e delle nostre finanze, sappiamo che ci deve essere qualcosa dietro a tutto ciò. E quindi consideriamo un fattore ovvio, di cui molti si sono accorti solo recentemente a causa del comportamento scioccante dei cosiddetti studenti delle cosiddette università, oltre che dal comportamento molto più scioccante dei dirigenti di queste fabbriche di diploma. Ora vediamo che la gang di squallidi criminali guidata da John Dewey ha raggiunto il suo obiettivo. Ci accorgiamo che le scuole pubbliche sono da molti anni una gigantesca macchina di lavaggio del cervello e contaminazione mentale che ha funzionato, nel complesso, con grande efficienza. È una macchina alla quale mandiamo i nostri figli per riempir loro la testa di superstizioni grottesche e destabilizzanti; per fare scappare dalle loro anime i loro istinti di onore ed integrità; per farli incitare prematuramente alla dissolutezza ed alla perversione; per essere imbevuti di irresponsabilità spensierata; per essere preparato per la dipendenza da droghe che distruggono la mente e portano ad un’esistenza al di sotto del livello animale. Le scuole pubbliche infatti sono state in effetti il più potente motore di sovversione che i nostri nemici hanno usato contro di noi. Il resto di quest’ora non basterebbe ad elencare i modi in cui i sedicenti “educatori” hanno compiuto il loro lavoro mortale. Torniamo al 1909, quando al popolo Americano fu offerto un piano per la distruzione delle nazioni che era stato formulato da uno sporco degenerato chiamato Mordechai, alias Karl Marx.
Ora è vero che i promotori hanno ingaggiato un po’ di giornalisti, professori progressisti e altre prostitute intellettuale, per dimostrare che alla fine l’imposta sul reddito proposta non potrebbe in nessun caso superare il 4% del reddito dei milionari e non potrebbe mai influenzare nessun’altro, per l’ovvia ragione che nessun governo federale potrebbe spendere così tanti soldi.

 

Ma il punto è che la maggioranza del popolo Americano credeva a questa sciocchezza; e parliamo di un popolo erede di una concezione di un governo libero, basato sulla premessa che il governo deve essere limitato all’essenziale e vincolato da una stringente costituzione che ne limiti l’esercizio di tutti i poteri a parte quelli ritenuti assolutamente necessari per la difesa nazionale. In effetti, quello che i promotori li stavano dicendo con toni suadenti, “venite stupidini , mettete le vostre testoline nel cappio e vi faremo molto bene”. E i piccoli stupidi hanno messo i loro colli dentro il cappio, e quindi la nazione è ora sotto il regime della grande Legge della Schiavitù Bianca, ed è per questo che siamo dove siamo oggi. Potremmo andare molto più indietro e se avessimo tempo dovremmo tornare indietro almeno al 18-simo secolo, quando quella strana mitologia di quello che oggi è chiamato “liberalismo” e tutte quelle menzogne basilari che vengono inculcate nelle menti dei nostri figli a scuola fu creato. I creatori furono una banda eterogenea e bizzarra composta da agenti della grande cospirazione di Weishaupt, da molti semplici imbroglioni e mendicanti e da un bel po’ di “idealisti” dal cervello ronzante e dalle lingue cinguettanti. Ma penso che abbiamo detto abbastanza riguardo il fatto che noi Americani stiamo soffrendo di una malattia cronica o di un tropismo che ci ha irrimediabilmente messo alla mercè dei nostri nemici rendendoci incapaci di farci forza da soli. Non è una cosa nuova. Se avessi tempo, vi porterei all’attenzione alcuni dettagli della grande ed irreparabile calamità scatenata contro la nostra nazione nell’ultimo secolo da un piccolo gruppo di fanatici rumorosi ed impazziti, gli abolizionisti, che costrinsero il Sud alla sua tragica guerra per l’indipendenza. Non sto difendendo la schiavitù, la schiavitù dei Neri, come istituzione. Credo che Jefferson e Lincoln avevano ragione nel considerarlo un sistema che era negativo, per diversi motivi razionali, dei quali i più importanti erano: in primis, che manteneva sulla nostra terra milioni di persone di razza radicalmente diversa dalla nostra e, per i nostri standard, inferiore; in secondo luogo, ha prodotto in qualche caso la nascita di meticci, creature patetiche lacerate dall’incompatibilità dei caratteri istintivi che avevano ereditato. Come sapete, era uno degli obiettivi principali di Abraham Lincoln il ritorno di tutti i Neri in Africa o, nell’interesse dell’economia, il loro trasferimento nell’America Centrale. Ma gli abolizionisti non erano razionali.

Molti di essi erano, mi spiace dirlo, americani, incluse persone come Wendell Philips, il Prof. Elizur Wright e, sicuramente, femmine isteriche come Lydia Child e Harriet Beecher Stowe. Il loro leader era William Lloyd Garrison, anche lui Americano, anche se era finanziato da Isaac Mack e altri Ebrei. Erano un piccolo gruppo, disprezzato dagli Americani sani, del Nord e del Sud. Ma hanno sbraitato e delirato finchè non hanno ottenuto i loro obiettivi. Iniziarono a chiedere, nel 1840, la dissoluzione dell’Unione Americana e la divisione degli USA, tramite secessione, in due stati. E dopo 20 anni che sbraitavano, riuscirono a persuadere gli stati del Sud a prendere sul serio la loro proposta. Per questo è molto istruttivo leggere gli abolizionisti. Prendono citazioni dalla Bibbia e blaterano di “diritti umani” ed “uguaglianza”. Ma non possono nascondere completamente la loro vera natura e la loro ispirazione. Il loro veleno è diretto contro i proprietari di piantagioni del Sud, molti dei quali, anche se non tutti, erano persone comuni. Gli abolizionisti avevano nelle loro menti una visione, in parte corretta, dei proprietari di terra del Sud come uomini nettamente superiori a loro in istruzione, cultura ed umanità. E per questo li odiavano, implacabilmente. Avevano nelle loro menti malate anche un’altra visione, totalmente falsa, del proprietario di piantagione come un uomo di ricchezza illimitata e pieno di tempo libero che passava la sua vita ciondolando tutto il tempo e sorseggiando juleps alla menta. Essi lo invidiavano tantissimo. Avevano anche una visione, altrettanto falsa, della donna del Sud che passava i suoi giorni in cose futili, servita e riverita in tutto da schiavi ossequiosi. Avevano una visione, in gran parte corretta, di queste donne come rispettate dagli uomini in un modo cavalleresco che era quasi sconosciuto nel Nord. E quindi hanno desiderato umiliare e distruggere questa donna del Sud. Questa era la vera ispirazione del loro frenetico “benestare”. Potete comprendere la vera misura di quello che è accaduto alla nostra mentalità nazionale semplicemente ricordando il nome di quel famoso ladro di cavalli e maniaco omicida, John Brown, che, finanziato da un gruppo di cospiratori che si chiamava “the Secret Six”, fu inviato nel Sud per iniziare una rivolta di schiavi. Come tutti ammettono, il suo scopo era quello di far violentare e massacrare tutte le donne bianche del Sud e far mutilare e macellare barbaramente tutti gli uomini bianchi del Sud.

Come viene visto questo personaggio nell’opinione pubblica contemporanea? Egli viene visto come un “campione dei diritti umani”, un “martire della libertà”, e cose così. Voleva la mattanza, è vero, ma voleva massacrare uomini e donne bianchi. Vale a dire, melma bianca, come noi stessi, mentre ci crogioliamo nell’estasi dell’autodegrado e dell’odio verso noi stessi. E questo è sufficiente a renderlo ammirabile e nobile. E così la sua anima continua a marciare, sopra i carboni ardenti, spero. Vi ricordo che questo piccolo individuo ululante ci ha portato ad una terribile guerra fratricida che ci ha inflitto perdite irreparabili e ha impoverito la nostra nazione e la nostra razza per sempre, distruggendo l’eredità genetica dei nostri uomini migliori. E ci ha anche resi moralmente grossolani, forse irreparabilmente. Perché dopo l’omicidio di Lincoln, sicuramente ideato da esso, i nostri pazzi odiatori del “fare bene” hanno avuto la meglio. Se c’è un qualunque americano che può leggere la storia di tutta la sofferenza inflitta deliberatamente ai bianchi del Sud durante ciò che è chiamata “ricostruzione” senza abbassare la testa per la vergogna e sentire un rimorso angoscioso dentro di sé, posso solo dire che ha il cuore duro e sadico oltre la mia comprensione. Con questo inizio, possiamo meravigliarci di avere raggiunto oggi il punto in cui l’odio sfrenato di noi è un modo di raggiungere la nostra venerazione e riverenza? Oh sì, e come è stato insegnato bene agli americani di odiare sé stessi! I comunisti cinesi attaccano e catturano una delle nostre navi militari che noi, forse per un accordo fra loro e i nostri nemici a Washington, rifiutiamo di difendere nonostante avessimo avuto un largo preavviso dell’attacco. Ma a chi frega? Era solo melma bianca come noi, nata per lavorare e morire per il piacere dei loro padroni. Ora sicuramente se fossero stati una qualche tipologia di causa nobile, come un meticcio sifilitico, lercio, gay, comunista e cannibale, tutta la nostra feccia progressista sarebbe ad urlare fuori per le strade dall’alba al tramonto e tutta la notte. Ogni giorno, sempre più dei nostri giovani sono spediti in Vietnam e costretti a lottare in condizioni che sembrano ideate ad hoc per assicurare la maggior perdita di vite americane e assicurarsi la sconfitta finale. Ma passiamo oltre. Supponiamo che questa sia davvero una guerra e che venga combattuta onestamente. Qual è il suo scopo dichiarato? Assicurare una base navale o aerea per gli USA?

Conquistare una colonia per gli USA? Proteggere i nostri fratelli di sangue in Australia? Queste sarebbero motivazioni razionali, anche se si potrebbe discutere della necessità strategica di azioni simili. No. La proposta sostenibile, la proposta dichiarata, è salvare i prolifici asiatici del Vietnam del Sud dagli orrori del Comunismo. Non importa che questa proposta è pura ipocrisia. Assumiamo che è sincera. E Quindi? Noi siamo Americani, uomini Bianchi dell’occidente. E se fossimo sani, nessuna verità sarebbe più ovvia ed indiscutibile per noi del fatto che, per quanto ci riguarda, tutta la brulicante popolazione del Vietnam non merita la vita di un singolo soldato Americano. Ma se qualcuno dice questo, perché chiunque inorridisce: “Siamo o non siamo i servitori del mondo, con il compito di fare del bene? Chi se ne frega di tuo figlio e del mio, sono sacrificabili”. Ora, con l’istigazione dei promotori di questa carneficina in Vietnam per motivi politici, orde di giovani degenerati arrivano ad urlare dalle porte dei nostri incubatoi di teppisti (che per qualche motivo sono ancora chiamati college) e protestano contro la terribile guerra in Vietnam. Per cosa stanno protestando? La morte inutile di un fratello? O di un ex compagno di classe, un uomo bianco? No, gridano e protestano perché alcuni di questi dolci asiatici del Vietnam del Nord a volte vengono colpiti. Se potessimo solo trovare un modo plausibile di uccidere i ragazzi americani senza alcun danno per gli asiatici, questi rabbiosi contestatori sarebbero completamente felici. Gli Ebrei, che, come ho detto, sono persone molto intelligenti, che, con forse il 5% delle nostre risorse militari, hanno saputo finire in sei giorni una guerra contro avversari molti più numerosi e forti dei vietnamiti, e che erano abbastanza intelligenti da sapere che l’unica giustificazione per la guerra di aggressione è la conquista del territorio tramite essa, hanno deciso che sarebbe stato divertente uccidere alcuni luridi goyim sulla nostra nave della Libertà. L’hanno fatto, con il risultato che almeno un legislatore per stato americano ha portato loro un messaggio ufficiale di congratulazioni. I nostri uomini venivano uccisi dove li abbiamo mandati, apparentemente al servizio del nostro paese, uccisi mentre indossavano la nostra uniforme e la nostra bandiera. Erano il simbolo della nostra nazione. Sarebbero l’incarnazione visibile del nostro rispetto verso noi stessi, se ne avessimo. Ma chi se ne frega!

Erano solo melma bianca come noi. A Memphis, qualcuno ha sparato ad un ladro di automobili Nero, noto agente comunista, sdegnoso incitatore a rivolte e rivoluzioni contro di noi. Cosa succede? La metà dei Bianchi in questa nazione è triste, piange e si lamenta, affermando “che uomo meraviglioso che era. Voleva uccidere della melma bianca come noi. Non era così dolce, così nobile, così santo? Non era proprio come Gesù?” Si potrebbe andare avanti per ore con esempli simili. Ma ho detto abbastanza, certamente, per mostrarvi qual è davvero il più grande singolo ostacolo che dobbiamo affrontare: il masochismo collettivo perverso che è stato inculcato a così tante persone del nostro popolo. Quello che sto dicendo non è quello che intendevo dirvi inizialmente. Ho meditato e ho preparato un discorso con l’intenzione di mostrarvi che abbiamo oltrepassato il punto di non ritorno, e che ora affrontiamo un futuro di violenza che può essere causato solo dalla nostra sottomissione e regressione allo stato di bestiame o dalla nostra sopravvivenza, al costo di grandi e duri sacrifici nonché perdite di vite umane. Volevo parlarvi ad un certo punto di Francis Parker Yockey e del suo grande libro Imperium. È un libro che evidentemente ha il potere di dare un’ispirazione sana ed uno scopo ai giovani americani. E volevo commentarlo come se rappresentasse, probabilmente, la nostra unica forza che ci aiuterà ad uscire dalla nostra situazione attuale. Ma poi ho ricevuto due telefonate da uomini dei quali probabilmente sapete i nomi. I movimenti patriottici in questa nazione includono alcuni ciarlatani ed un certo numero di agenti provocatori, la cui missione è fare in modo che tutti gli sforzi patriottici siano diretti verso vicoli ciechi, dove finiranno per frustrazione e scoraggiamento. Ma sono sicuro che nessun uomo che mi ha chiamato apparteneva a qualcuno di questi due gruppi. Credo che fossero sinceri e seri. Uno di loro mi ha parlato molto solennemente del nostro dovere di proteggere e difendere la gente del Vietnam dagli orrori del comunismo. Il secondo, nel corso della conversazione, ha parlato molto enfaticamente del nostro dovere di dare al resto del mondo un esempio ispiratore sui benefici della libera impresa; al resto del mondo, attenzione. Siamo obbligati a dar loro un modello che possano seguire.

 

Quindi ho scartato il discorso che avevo preparato e l’ho sostituito con questo che sto facendo, che è già stato troppo lungo e troppo superficiale. Infatti sono convinto che non potremo mai essere in grado di pensare razionalmente alla nostra sopravvivenza finchè non avremo il coraggio di dire, nelle nostre menti: siamo americani, uomini bianchi occidentali. Questa è la nostra terra perché l’abbiamo tolta agli Indiani. E abbiamo un diritto indiscutibile di avere questa nazione finchè avremo il potere e la volontà di difenderla. Che cosa dobbiamo alle nazioni dell’Europa Occidentale e a nazioni come l’Australia ed il Sud Africa? Dobbiamo loro il riconoscimento del nostro legame di sangue con gli uomini della nostra razza che sono rimasti nelle terre da cui veniamo, e con loro abbiamo, nella misura che essi riconoscono, un comune interesse, dal momento che noi e loro, insieme formiamo una razza che è numericamente una minoranza su questa terra; inoltre il resto dei suoi abitanti ci odia. Cosa dobbiamo al resto del mondo? Niente, assolutamente niente. Che cosa sono i “diritti civili” che dobbiamo dare ai nostri Neri se essi continuano a chiederli? Un viaggio gratis per l’Africa. Che cosa dobbiamo a queste persone autoelette? Ordinaria cortesia e trattamento premuroso finchè siamo convinti che è un nostro vantaggio avere un corpo coeso di 12-15 milioni di allogeni  che risiedono nella nostra nazione e posseggono gran parte di essa. Che cosa dobbiamo all’inqualificabile gang che ora ci governa a Washington. Un giusto processo. Tutto ciò, ovviamente, è qualcosa che ora possiamo dire solo nella nostra mente e alle nostre riunioni chiuse. Probabilmente è avventato anche dirlo in contesto come questo, data la strana infatuazione della maggioranza della nostra gente a quelli che ho definito prima come il più grande singolo ostacolo davanti a noi. Ovviamente tali affermazioni non sono fattibili come propaganda o proclami. Anzi, temo tantissimo che per la maggior parte della nostra gente tali allucinazioni “umanitarie” siano così profonde e granitiche da poter essere spezzate, forse, solo dal terribile shock della sofferenza fisica. E la riceveranno sicuramente. Nel frattempo, toccherà a voi, se non vorrete arrendervi, fornire tali leadership nei vostri circoli e nelle vostre comunità, oltre che prepararvi e intraprendere azioni tali da far progredire la nostra causa con la debita attenzione alla prudenza e alla strategia.

Vi ho detto questo perché sono fermamente convinto che il nostro futuro è senza speranza se non vediamo i nostri obiettivi chiaramente nelle nostre menti. Vi ho detto anche che, ne sono certo, non possiamo mai farcela a meno che non riusciamo a liberare le nostre menti dai vincoli della superstizione “umanitaria” e dalle contraffazioni morali che hanno sostituito la vera moralità. Penso di non avere scandalizzato nessuno di voi. Ma so che è abbastanza possibile che qualcuno di voi potrebbe credere che quello che ho detto è crudele ed in contrasto con il nostro dovere cristiano di amare tutti. IN questo caso, posso solo dire che mi dispiace ed osservare che siete troppo buoni per questo mondo. So che la prospettiva che ho descritto è cupa e potrebbe scoraggiare un uomo. Posso solo ricordarvi della verità più incontrovertibile nel grande e profetico lavoro di Oswald Spengler: “nessuno nel mondo moderno può aspettarsi la felicità”. Non c’è possibilità di ritirata o di fuga da questo destino. Non c’è modo di nascondersi dalle conseguenze di quello che noi Occidentali abbiamo causato a noi stessi a causa della nostra sciocca generosità. Le uniche alternative ora sono lottare o piagnucolare. Ma se pensate che potete scappare, addio e buona fortuna. Al resto di voi suggerisco che dovremmo vedere il nostro problema in modo chiaro quando ci diciamo: siamo americani. Questa è la nostra nazione. Chi vuole portarcela via, con la forza o con azioni furtive, è il nostro nemico. E questo è il nostro scopo, anzi, il nostro dovere per i nostri figli, per i loro figli e per i nostri discendenti non ancora nati. È nostro dovere usare tutti i mezzi possibili per distruggerli.

Fonte: http://www.revilo-oliver.com/rpo/wwoop.htm

 

Polarizzazione, separazione volontaria ed Europa delle Enclavi

La polarizzazione nella rep. italiana (ma anche in altri stati) è tale che è impensabile pensare, a medio termine, alla possibilità di una convivenza civile pacifica fra persone con concezioni e mentalità fra loro incompatibili destinate ad essere sempre più in contrasto fra loro a causa delle conseguenze pratiche dela loro applicazione.

Sembrerò esagerato, ma l’unica possibilità concreta per scongiurare a medio termine una possibile guerra civile, con tutte le sue conseguenze, è “legalizzare ed istituzionalizzare” questa polarizzazione, lavorando per la “separazione” laddove l’incompatibilità fra concezioni e mentalità sia più profonda.

Per poter anche solo pensare questo, bisogna liberare la propria mente dai dogmi dell’unicità, dell’immutabilità e dell’indivisibilità degli stati-nazione moderni. Bisogna, allo stesso modo, liberare la propria mente dai dogmi dell’ineluttabilità dei vari organismi sovranazionali che si impongono unilateralmente agli stati-nazione esattamente come gli stati-nazione si impongono unilateralmente alle loro comunità/regioni.

Nella pratica, si tratta di andare oltre il generico ed ambiguo “diritto di autodeterminazione” (che, si è visto, vale solo per la decolonizzazione, decisa anche dalle elites occidentali, per secessioni interne a stati non del blocco occidentale ma guai ad applicarla nel mondo occidentale) e arrivare al “diritto di scelta”, ovvero al “diritto unilaterale di secessione”.

Questo a prescindere dalle motivazioni (storiche, etniche, religiose, economiche, di opportunità, ideologiche): se in un territorio che è già un’entità amministrativa (stato, regione, provincia, comune, municipio) la maggior parte degli autoctoni, o comunque dei residenti di lungo corso, vuole separarsi da un’entità amministrativa di grado superiore (organismo sovranazionale, stato, regione, provincia, comune) questo desiderio deve potersi soddisfare senza alcuna ingerenza da parte dell’entità amministrativa di grado superiore. Idem se all’interno dell’entità amministrativa separante ci fossero delle “enclavi unioniste” che volessero scegliere di restare agganciati all’entità amministrativa di grado superiore (se essa le “accetta”) o di staccarsi ulteriormente.

Così facendo ci sarebbe una disgregazione volontaria e teoricamente pacifica (sempre nel caso, utopico attualmente,che l’entità amministrativa di livello superiore”) che, nel medio termine, distruggerebbe quasi completamente le entità statali e sovrastatali attualmente esistenti per crearne di nuove su basi volontarie, di convenienza reciproca, in modo rapido e fluido senza i mammuth parassitari burocratici rappresentati dalle elites delle entità amministrative di alto livello attualmente esistenti.

Si avrebbe, a lungo termine, l’Europa delle Regioni, delle Enclavi (comprese, sì, è un tema spinoso ma nei fatti ci sono pure loro, le enclavi di non-europidi con cittadinanza residenti da tempo sui territori, dai sinti del Lazio e dell’Abruzzo ai vari allogeni arrivati nell’ultimo secolo), basata sui criteri più disparati, etnici, religiosi, di mentalità, di ideologia, economici, con un sistema di governo e delle leggi diverse le une dalle altre, con accordi di libera circolazione non imposti dall’alto ma concordati bilateralmente o da gruppi di entità amministrative, anch’essi recidibili unilateralmente basandosi su dei contratti con entità terze come garanti e testimoni.

Non si avrebbe più qualcuno da Bruxelles che dice a Roma di far sbarcare immigrati irregolari da navi ONG che puntano sulle coste della rep. italiana, nè qualcuno che da Roma porti avanti per decenni la rapina fiscale ai danni del Nord Produttivo per creare magna magna e presunto assistenzialismo al Sud della repubblica, presunto perchè l’aggravante è che il maltolto non finisce nello sviluppo di un’altra zona ma nel parassitaggio dei burocrati e delle classi dirigenti.

Comprendo che è una visione difficile da accettare per chi è legato a robe classiche, novecentesche, tradizionaliste ecc, ma forse è il caso di mettere tutto da parte e pensare alla teorizzazione ed alla messa in pratica di potenziali soluzioni concrete alle questioni del mondo qui ed ora, senza sogni senza senso di rivoluzione armata o di risveglio di massa dell’uomo nuovo e altri blablabla ai quali forse non credono davvero nemmeno quelli che li fanno.

Centralismo e Secessione – Hans H. Hoppe

Nel lavoro del professor Miglio occupa un posto centrale il potere dello stato, e in particolare la natura del centralismo e del federalismo. Alla luce del collasso dell’Impero Sovietico, Miglio concluse queste analisi con la difesa del diritto di secessione come un diritto umano naturale e inalienabile, al pari del diritto all’autodifesa. E’ d’uopo, allora, che la mia relazione si soffermi su due fenomeni che sono di cruciale importanza nel lavoro di Miglio: il centralismo e la secessione.
Uno stato è un monopolista territoriale della coercizione – sotto forma di espropriazione, tassazione e regolamentazione – ai danni dei detentori di proprietà privata. Assumendo che gli agenti del governo non siano mossi da null’altro che il loro proprio interesse, tutti gli stati faranno uso di questo monopolio e quindi manifesteranno una tendenza verso uno sfruttamento crescente. Da un lato, questo significa un accresciuto sfruttamento interno (e tassazione interna). Dall’altro, implica un’espansione territoriale. Gli stati tenteranno sempre di ampliare il proprio sfruttamento e la propria base fiscale. Facendolo, tuttavia, entreranno in conflitto con altri stati concorrenti. La competizione tra gli stati in quanto monopolisti territoriali della coercizione è, per sua stessa natura, esclusiva. Cioè, può esserci un solo monopolista dello sfruttamento e della tassazione in una certa area; quindi, la competizione tra stati diversi promuoverà una tendenza verso la crescita di centralizzazione politica e, alla fin fine, verso un solo stato mondiale.
Secondo la visione ortodossa, questa centralizzazione è in genere un movimento “buono” e progressista. Si presuppone che le unità politiche più grandi – e alla fine un unico governo mondiale – comportino mercati più vasti e un aumento della ricchezza. Ma piuttosto che riflettere una verità, questo punto di vista ortodosso dimostra semplicemente che la storia viene tipicamente scritta dai vincitori.
L’integrazione politica (centralizzazione) e l’integrazione economica (mercato) sono due fenomeni completamente distinti. L’integrazione politica comporta una maggiore capacità per uno Stato di imporre tasse e di regolare la proprietà (espropriazione). L’integrazione economica rappresenta una estensione della divisione interpersonale ed interregionale della partecipazione al lavoro e al mercato.
Esiste, inoltre, un’importante relazione indiretta fra le dimensioni di uno Stato e il so tasso di integrazione economica. Un governo centrale con poteri su territori vasti – molto meno di un unico governo mondiale – non può nascere ab ovo. Tutte le istituzioni che hanno il potere di tassare e regolamentare la proprietà privata devono, al contrario, nascere piccole. Le dimensioni piccole contribuiscono alla moderazione. Un governo piccolo ha molti concorrenti, e se tassa e regola i suoi cittadini più dei suoi concorrenti sarà inevitabilmente soggetto ad emigrazione del lavoro e del capitale.
Contrariamente a quanto asserisce l’ortodossia, è proprio il fatto che l’Europa aveva una struttura fortemente decentralizzata composta da innumerevoli unità politiche indipendenti, che spiega l’origine del capitalismo nel mondo occidentale. Non è un caso che il capitalismo sia nato in condizioni di estrema decentralizzazione politica: nelle città Stato del Nord Italia, nella Germania meridionale e nei Paesi Bassi secessionisti.
La competizione fra piccoli Stati per avere soggetti da tassare li pone in conflitto fra loro. Il risultato di questi conflitti tra stati è che pochi di essi riescono a espandere i loro territori. Naturalmente, sono diversi fattori a determinare quali Stati vincono in questo processo di eliminazione concorrenziale, ma a lungo termine il fattore decisivo risulta la quantità relativa di risorse economiche a disposizione di un governo. I governi non contribuiscono attivamente alla creazione di ricchezza economica. Al contrario, attingono come dei parassiti dalla ricchezza esistente. Ma possono avere un’influenza negativa sulla quantità di ricchezza esistente. A parità di condizioni, minore è l’onere fiscale e di regolamentazione imposto da un governo alla sua economia, e più crescerà la quantità di ricchezza nazionale dalla quale lo stato potrà attingere per sostenere il suo conflitto con gli stati vicini. Gli stati che tassano e regolamentano al minimo le proprie economie – gli stati liberali – in genere riescono a espandere il loro territorio alle spese di quelli non liberali. Questo spiega perché durante il diciannovesimo secolo l’Europa occidentale arrivò a dominare il resto del mondo (invece del contrario). E spiega anche l’ascesa degli Stati Uniti al rango di superpotenza durante il ventesimo secolo.
Tuttavia, man mano che i governi più liberali sconfiggono quelli meno liberali i governi avranno sempre meno incentivi a continuare la loro politica di liberalismo nazionale. Avvicinandosi allo Stato mondiale unico, scompaiono tutte le possibilità di opporsi a un governo votando coi piedi. Dovunque si vada, si ritrovano le stesse strutture fiscali e di regolamentazione. Eliminato così il problema dell’emigrazione, viene meno uno dei principali freni dell’espansione dei governi. Questo spiega gli sviluppi del ventesimo secolo: con la Prima guerra mondiale e ancora di più con la Seconda, gli Stati Uniti hanno ottenuto l’egemonia sull’Europa occidentale e sono diventati gli eredi dei loro vasti imperi coloniali. Infatti, in tutto il periodo gli Stati Uniti, l’Europa occidentale e gran parte del resto del mondo hanno registrato una drammatica e costante crescita del potere dei governi, della tassazione e dell’espropriazione regolamentatrice.
Alla luce di tutto ciò, quindi, vi sono argomenti a favore della secessione.
Inizialmente, la secessione non significa altro che spostare il controllo sulla ricchezza nazionale da un grande governo centrale ad uno più piccolo e regionale. Dipende in gran parte dalla politica regionale, se questo porterà a maggiore o minore integrazione economica e benessere. Comunque la secessione stessa ha un impatto positivo sulla produzione, perché una delle prime ragioni per la secessione è tipicamente la convinzione dei secessionisti di essere sfruttati da altri. Gli sloveni si sentivano sistematicamente derubati dai serbi e dal governo centrale jugoslavo dominato da questi; i baltici si risentivano di dover pagare le tasse ai russi e al governo russo dell’Unione sovietica. In virtù della secessione le relazioni nazionali egemoniche sono sostituite da relazioni estere contrattuali. L’integrazione forzata genera invariabilmente tensioni, odii e conflitti. In presenza dell’integrazione forzata è facile imputare gli errori a un gruppo o a una cultura “straniera” e rivendicare tutti i successi come propri; di conseguenza, le varie culture non hanno motivo di imparare l’una dall’altra. In un regime di “separati ma uguali” si è costretti ad affrontare la realtà non solo della differenza culturale, ma soprattutto dei gradi vistosamente diversi del progresso culturale. Soltanto l’apprendimento discriminante può aiutare un popolo secessionista a migliorare o mantenere la sua posizione di fronte ad un popolo concorrente. Invece di promuovere un appiattimento culturale, come accade nell’integrazione forzata, la secessione stimola un processo cooperativo di selezione e progresso culturale.
Inoltre, come il centralismo tende alla fin fine a promuovere la disintegrazione economico, così la secessione tende a incoraggiare l’integrazione e lo sviluppo economico. La secessione comporta sempre maggiori opportunità di migrazione interregionale. Per evitare di perdere la parte più produttiva della sua popolazione, [un governo secessionista] è spinto sempre più ad adottare politiche interne relativamente liberali.
In particolare, più un paese è piccolo, maggiore è lo stimolo a scegliere il libero mercato. Qualsiasi interferenza del governo nel commercio con l’estero limita necessariamente le possibilità di scambi infraterritoriali mutuamente vantaggiosi causando così un relativo impoverimento. Ma più un paese e il suo mercato interno sono piccoli, più drammatico sarà questo effetto. Un paese delle dimensioni degli Stati Uniti, per esempio, potrà raggiungere uno standard di vita relativamente alto anche rinunciando al commercio con l’estero. Se invece le città o le contee a predominanza serbe all’interno della Croazia secedessero da questa e perseguissero lo stesso tipo di secessionismo ne conseguirebbe un disastro. Quindi, più piccolo è un territorio e il suo mercato interno, più è probabile che esso sceglierà il libero scambio.
La secessione, allora, non rappresenta un anacronismo, ma la forza potenzialmente più progressista della storia, soprattutto alla luce del fatto che, con la caduta dell’Unione Sovietica, ci siamo mossi più vicino che mai alla creazione di un “nuovo ordine mondiale”. La secessione incoraggia le diversità etniche, linguistiche, religiose e culturali, che nel corso di secoli di centralizzazione sono state soppresse. Porrà fine all’integrazione forzata determinata dalla centralizzazione e, invece di provocare conflitti sociali e livellamento culturale, promuoverà la pacifica concorrenza cooperativa di diverse culture territorialmente separate. In particolare, eliminerà il problema dell’immigrazione che affligge sempre più l’Europa occidentale e gli Stati Uniti. Attualmente, ogni qualvolta il governo centrale permette l’immigrazione, permette a degli stranieri di arrivare – letteralmente sulle strade del governo – fino alla porta di casa dei suoi residenti, senza chiedere se tali residenti desiderino questa prossimità o meno. La “libera immigrazione” rappresenta quindi per molti aspetti un’integrazione forzata. La secessione risolve questo problema perché lascia che i piccoli territori scelgano i propri standard di ammissione e decidano indipendentemente con chi vogliano associare il proprio territorio e con chi preferiscono cooperare a distanza.
La secessione promuove, infine, l’integrazione e lo sviluppo. Il processo di centralizzazione ha creato un cartello internazionale di migrazione, commercio e moneta a corso forzato controllato e dominato dagli Stati Uniti, governi sempre più intrusivi e onerosi, statalismo globalizzato per il benessere e la guerra e stagnazione economico o addirittura un declino degli standard di vita. La secessione, se è sufficientemente diffusa, può imporre una svolta a questa situazione. Il mondo sarebbe composto da decine di migliaia di diversi paesi, regioni e cantoni e da centinaia di migliaia di libere città indipendenti come le “stranezze” rappresentate oggi da Monaco, Andorra, San Marino, Liechtenstein, Hong Kong, Singapore. Il risultato sarebbe un grande aumento delle opportunità per le migrazioni economicamente motivate attraverso il libero scambio e una valuta internazionale come l’oro. Sarebbe un mondo caratterizzato da una prosperità, una crescita economica e un avanzamento culturale senza precedenti.

Fonte: https://forum.termometropolitico.it/603922-centralismo-e-secessione-di-hans-hermann-hoppe.html

Il mondo a rovescio. La nemesi del Pensiero Nordista nelle parole di un Magistrato – Gianni Fava – La Voce del Nord

E fu così che un magistrato napoletano sessantottenne divenne un punto di riferimento del variegato universo padanista…… una forma di nemesi senza precedenti ha minato in questi giorni le certezze di molto di noi.

Siamo arrivati al punto in cui a dire cose sostanzialmente “leghiste e nordiste” sono rimasti solo coloro che con la storia del Nord politico e della Lega nulla hanno mai avuto a che spartire. Mai avrei immaginato di spellarmi le mani di fronte alle dichiarazioni del procuratore di Milano Francesco Greco (nato a Napoli nel 1951 e lombardo praticamente da decenni) che con grande lucidità e coraggio durante la commemorazione  a Milano dello scomparso procuratore Walter Mapelli, ha argomentato a modo suo la vicenda della bufera sul Csm legata dall’inchiesta sull’ex presidente dell’Anm Luca Palamara.

E parlando di Mapelli e della sua nomina alla procura di Bergamo, ha avuto modo di affermare che il  “mondo che vive nei corridoi degli alberghi e nelle retrovie della burocrazia romana e che non ci appartiene e non appartiene ai magistrati del Nord, ci ha lasciato sconcertati“. Già i magistrati del Nord, come gli insegnati del Nord, come i carabinieri del Nord, come i postini del Nord! Categorie di certo non contraddistinte da elemento etnico in quanto tale. Anzi.

Il frutto di un fenomeno di colonizzazione umana e culturale che ha fatto sì che masse di uomini del sud venissero trapiantati, in modo più o meno forzoso, al Nord, evidentemente senza minarne in modo definitivo le fondamenta culturali e sociali. Al punto che oggi molti di questi ci tengono a ribadire la propria estraneità al malcostume che alberga in altre aree del paese ed in particolare nella fetida capitale del malgoverno: Roma. La stessa Roma, col proprio sistema incancrenito che ricompare nel seguito del discorso del Dott. Greco che rivolgendosi indirettamente al Csm ha detto: “abbiamo dovuto conoscere, apprendere nelle sue logiche di funzionamento e che ci ha lasciati sconcertati e umiliati, perchè ci chiedevamo: ‘beh, in fondo noi abbiamo lavorato come tanti magistrati, riteniamo che per anzianita’, per meriti, per alcuni risultati ottenuti e per le nostre potenzialità ancora inespresse possiamo fare questo tipo di domande” e invece poi capisci che le logiche sono altre” e poi parlando di se e del collega Mapelli che rispettivamente riuscirono a raggiungere il vertice delle proprie  procure aggiunge  “Poi, per fortuna le cose sono andate bene, però ricordo che Walter, come tanti altri magistrati, questo tipo di esperienza non la meritava. Lo dico perché in questi giorni mi è venuto proprio da pensare a queste chiacchiere con lui”.

E ancora “Un mondo di retrovie della burocrazia che vive nei corridoi degli alberghi”. Roma appunto! La capitale del degrado morale di un paese fallito. 
Se queste parole le avesse pronunciate un qualsiasi sindaco o amministratore leghista fra quelli silenziati dal nuovo corso, si sarebbe gridato allo scandalo. E invece no. Al contrario la cosa assume un valore duplice,non solo perché si supera lo strisciante perbenismo che circonda la cosa pubblica quando a parlare sono servitori dello stato, ma soprattutto perché a farlo è un uomo che viene dal Sud e che con grande equilibrio afferma la differenza col Nord che lo ha accolto e valorizzato,come accade in tutte le grandi società aperte e moderne.

Si perché Milano e il Nord sono inclusivi ed alternativi a Roma e alle sue esclusive pratiche medievali. La modernità di Milano (con tanti difetti) contro l’arretratezza di Roma (con solo difetti). Insomma,In poche parole l’affermazione del primato morale E culturale di un mondo che ha perso i propri riferimenti politici e istituzionali al punto che deve accontentarsi di prendere a prestito le valutazioni di un signore che, seppur illustre è rispettabile, e’ un nordista di nuova generazione. Un signore che forse proprio per questo riesce meglio ad individuare le differenze fra due mondi che faticano sempre più a convivere nello stesso contenitore istituzionale.

La fine degli Stati sovrani, direbbe qualcuno. E forse l’inizio di una fase nuova. Ricordo che anni fa mi dicevano che in politica non esistono spazi vuoti che resistano a lungo in quanto tali. La questione settentrionale è stata abbandonata da chi la avrebbe dovuta incarnare nel tempo. Comincio a pensare che presto ci dovremo abituare ad uno schema nuovo, con soggetti diversi che occupano uno spazio politico e mediatico che pensavamo fosse saldamente nelle mani di quello che è stato il sindacato del Nord. Grazie al dottor Greco per averci aperto gli occhi da una nuova angolazione.

 

Fonte: https://www.lavocedelnord.net/2019/06/20/il-mondo-al-rovescio-la-nemesi-del-pensiero-nordista-nelle-parole-di-un-magistrato/

Urlare “Odio i bianchi” e prenderne a pugni uno non è un crimine d’odio. Così decide un giudice Canadese

Urlare “Odio i bianchi” e prenderne a pugni uno non è un crimine d’odio. Così decide un giudice Canadese

 

Autore: Peter Holley, 7 Luglio 2016.

Fonte in inglese: https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2016/07/07/canadian-judge-punching-a-caucasian-and-yelling-i-hate-white-people-isnt-a-hate-crime

 

Tamara Crowchief potrebbe avere urlato “odio i bianchi” o portato avanti un assalto violento contro un bianco, ma questo non significa che il suo attacco fosse razzialmente motivato. Così ha deciso un giudice Canadese.

L’attacco è avvenuto fuori da un pub di Calgary, Canada, il 1 Novembre, secondo il procuratore di Calgary. La vittima di Crowchief, identificata come Lydia White, ha perso un dente nell’attacco. Così riporta il giornale.

L’avvocato dell’accusa Karuna Ramakrishnan ha cercato di condannare Crowchief al carcere dai 12 ai 15 mesi, affermando che le azioni “non provocate” della donna rappresentano un crimine d’odio, ma il giudice Harry Van Harten, della corte provinciale, non era decisamente d’accordo.

“L’autrice del reato ha detto ‘odio i bianchi’ e ha tirato un pugno”, ha detto Van Harten alle persone riunite nella corte durante la sua sentenza. “Non vi è alcuna prova, in alcun modo, su quello che intendesse dire l’autrice del reato o se ha o promuove un ideologia che spiegherebbe il motivo per cui questo attacco era diretto contro questa vittima. Non sono convinto che, oltre ogni ragionevoli dubbio, questo reato è stato, anche in parte, motivato da pregiudizi razziali”.

Il procuratore di Calgary ha riportato che l’attacco è stato improvviso e senza avvertimento.

La White era fuori dal pub che parlava con un’altra persona quando Crowchief si è avvicinata e ha urlato “odio i bianchi” prima di dare un pugno in faccia alla White; così afferma il giornale. Dopo l’attacco, la Crowchief ha lasciato la scena, ma la White l’ha seguita e ha chiamato la polizia. Il giornale afferma che quando le autorità sono arrivate per arrestare la Crowchief, lei si è rivolta a loro dicendo “l’uomo bianco era fuori per prenderla”. In una recente udienza, la White ha detto che è ancora sconcertata dall’assalto.
“Sono ancora arrabbiata quando ci penso”, afferma. “Non capisco il motivo per cui questa donna ha fatto questo, non le ho mai fatto niente, non le ho neanche mai parlato”.

Al momento della sua condanna, la Crowchief aveva già speso più di sei mesi in prigione, secondo il procuratore di Calgary. Van Harten è stato d’accordo con l’avvocato difensore della Crowchief, Adriano Iovinelli, che afferma che è stata dietro le sbarre abbastanza a lungo.

Il giudice ha dato alla Crowchief 12 mesi di messa in prova ordinandole di farsi dare consulenza psicologica, psichiatrica e per l’abuso di sostanze. Il giornale afferma anche che alla Crowchief è stato anche vietato di andare in negozi specializzati nella vendita di alcolici.

Il suo caso porta alla luce alcune delle tensioni razziali di lungo periodo fra i canadesi indigeni ed i discendenti dei colonizzatori Europei, che sono ora numericamente molto prevalenti nei confronti degli altri gruppi etnici. Gli indigeni sono solo il 4% della popolazione del Canada, secondo le statistiche governative del 2011.

Terry Glavin scrive sul quotidiano Ottawa Citizen che i canadesi sono orgogliosi di vivere in una nazione che è libera dal “peccato originale” della schiavitù e dei secoli di conflitti violenti e sconvolgimenti seguiti ala sua abolizione negli USA. Eppure, sostiene Glavin, il Canada ha il suo “retaggio vergognoso”.

“Nelle decadi, decine di leggi federali e provinciali isolarono, depredarono e ghettizzarono una minoranza razziale o etnica dopo l’altra. Gli Asiatici non potevano votare in Canada fino alla fine degli anni ’40; gli Indiani hanno dovuto aspettare fino al 1960.”

“Ci sono molte eccezioni incoraggianti a questo modello che sono citate spesso, ma esse dimostrano la regola: le condizioni che tormentano gli Indigeni Canadesi ad oggi sono una disgrazia pari ai soprusi senza via d’uscita ai quali molti afroamericani sono soggetti fino ad oggi. Gli Indigeni Canadesi e gli afroamericani soffrono di una serie di malattie quasi identiche: alti tassi di cancro, malattie del cuore, malattia mentale, suicidio, abusi coniugali, dipendenza da droghe, alcolismo, sindrome alcolica fetale e tubercolosi.”

Fra le più importanti aree di conflitto fra gli indigeni canadesi ed il loro governo si ha la separazione forzata di più di 150.000 bambini aborigeni dalle loro famiglie durante il 19-simo ed il 20-simo secolo, una politica che può essere etichettata come “genocidio culturale”.

Impegnandosi a lavorare con le comunità indigene per la riconciliazione, il Primo Ministro Canadese Justin Trudeau l’anno scorso ha accettato i risultati di un’indagine di 6 anni sugli abusi che si sono avuti all’interno delle scuole residenziali governativi per i bambini indigeni.

L’indagine ha scoperto che 3201 studenti hanno perso le loro vite nelle scuole residenziali, ma anche che innumerevoli altre morti potrebbero non essere state riportate. Dopo che il rapporto è stato rilasciato, Trudeau ha chiesto un “totale rinnovamento” delle relazioni fra il Canada ed i popoli indigeni basati su “i diritti, il rispetto, la cooperazione e la collaborazione”.

Egli ha aggiunto anche: “è in corso un’indagine nazionale sulle donne e le ragazze indigene scomparse ed uccide. I ministeri si stanno incontrando con i sopravvissuti, le famiglie e le persone care per cercare di dare il loro contributo per andare avanti nel migliore dei modi. Abbiamo anche ribadito i nostri impegni a fare investimenti significativi nell’istruzione delle First Nations (aborigeni canadesi, ndt), oltre che aumentare il limite del 2% sui finanziamenti dei programmi delle First Nations.

Trudeau non è il primo Primo Ministro della nazione a riconoscere le atrocità che hanno avuto luogo nelle scuole governative. Nel 2008, l’allora Primo Ministro Stephen Harper fece una dichiarazione scusandosi con gli ex studenti delle Scuole Residenziali Indiane per conto del Governo del Canada.

“Mentre alcuni ex studenti hanno parlato positivamente delle loro esperienze nelle scuole residenziali, queste storie sono decisamente oscurate dai racconti tragici di abusi emotivi, fisici e sessuali e dell’abbandono di bambini indifesi, nonché della loro separazione da famiglie e comunità impotenti”, questa la dichiarazione.

“L’eredità delle scuole residenziali indiane ha contribuito a problemi sociali che continuano ad esistere in molte comunità oggi”, afferma la dichiarazione.

Nonostante i politici canadesi stiano iniziando a riconoscere la storia razzista della loro nazione, i sondaggi suggeriscono che la nazione ha al suo interno ancora profonde divisioni.

Un sondaggio della Canadian Broadcasting Corp del 2014 rivelava che solo il 50% delle persone che vivevano a Manitoba, Saskatchewan e Alberta affermavano che avrebbero considerato accettabile una relazione sentimentale con una “persona aborigena”, percentuale di 13 punti inferiore alla media nazionale.

Niigan Sinclair, un assistente professore di studi nativi all’Università di Manitoba, ha affermato alla CBC che i risultati sottolineano un’eredità pervasiva razzista della nazione. Alla domanda riguardante l’avere un vicino di casa aborigeno, solo il 61% dei rispondenti delle stesse regioni ha detto che non avrebbero problemi con questa idea, al di sotto del 75% a livello nazionale, secondo la CBC.

Sinclair afferma che “dall’epoca delle scuole residenziali, ai Canadesi tanto agli indigeni in queste scuole è stato insegnato che questi ultimi erano inferiori e selvaggi”.

 

 

IL MARTIN LUTHER KING JR NON CONOSCIUTO.

Al pdf sottostante e, di seguito, in formato di testo, trovate la traduzione di questo articolo che parla del Martin Luther King non noto. Buona lettura agli interessati.

Martin Luther King non noto

IL MARTIN LUTHER KING JR NON CONOSCIUTO.

Benjamin J. Ryan, American Renaissance, January 2009

Fonte in inglese:

https://www.amren.com/news/2009/01/the_unknown_mar/

Quarant’anni dopo la sua morte, la popolarità di Martin Luther King resta straordinaria. Forse è la singola persona più encomiata nella storia Americana, e milioni lo adorano come un eroe e quasi come un santo. Il Governo Federale ha reso disponibile dello spazio nel centro commerciale di Washington per un monumento nazionale per King, non lontano da quello di Lincoln. Solo quattro uomini nella storia Americana hanno monumenti nazionali: Washington, Jefferson, Lincoln, Franklin Roosevelt; e ora, con King, sono cinque. King è l’unico Americano che ha il più alto onore di una nazione: avere la data del suo compleanno come festività nazionale. Ci sono altri giorni del ricordo come il Giorno del Presidente, ma solo a Gesù Cristo è riconosciuta una simile festività. King merita questi onori? Molto di quello che è noto agli studiosi da anni, ma che è in gran parte sconosciuto alla maggior parte degli Americani, suggerisce di no.

Plagio.

Da giovane, King iniziò a plagiare il lavoro degli altri e continuò questa attività durante la sua carriera. Al seminario Teologico a Chester, in Pennsylvania, dove ricevette una laurea di primo grado nel 1951, molti dei suoi scritti includevano materiale citato alla lettera e senza riconoscimenti delle fonti. Un vasto progetto iniziato dalla Stanford University nel 1984 per pubblicare tutti gli scritti di King, rintracciò le fonti originali di questi scritti iniziali e concluse che i suoi scritti accademici sono “tragicamente pieni di numerosi casi di plagio”. Il giornalista Theodore Pappas, che ha anche revisionato la collezione, ha trovato uno scritto che mostrava “plagi letterali” in 20 paragrafi su 24. Egli scrisse “I plagi di King sono facili da scoprire perché il loro stile è di un livello nettamente superiore alla sua prosa studentesca. In generale, se le frasi sono eloquenti, argute, penetranti o concise, o se contengono allusioni, analogie, metafore e cose simili, è lecito presumere che la sezione sia stata copiata.

King ha addirittura plagiato sé stesso, riciclando vecchi scritti spacciandoli per nuovi. Alcuni dei suoi professori si erano lamentati che non citava le fonti, ma sembra che non avessero idea di quanto massivamente stesse plagiando; quando iniziò il dottorato alla Boston University, le sue abitudini erano decisamente consolidate.

King plagiò un terzo della sua dissertazione di 343 pagine, che gli servì per ottenere il PhD, portando alcuni ad affermare che dovrebbe essere privato del suo titolo di studio. Mr. Pappas spiega che King ha mantenuto l’abitudine al plagio per tutta la vita. Il discorso del premio Nobel di King è stato largamente copiato dai lavori del ministro della Florida J. Wallace Hamilton; le parti su Gandhi e sulla non violenza nel suo discorso del pellegrinaggio sono stati presi praticamente alla lettera dal discorso di Harris Wofford sullo stesso tema; il climax frequentemente ripetuto nel discorso “io ho un sogno”, ovvero la parte ““da ogni versante della montagna, facciamo echeggiare la libertà” deriva da un discorso del 1952 diretto alla Convention nazionale Repubblicana da parte di un predicatore nero, Archibald Carey; inoltre il sermone del 1968 in cui King profetizzò il suo martirio si basava sulle opere di J. Wallace Hamilton e del ministro metodista Harold Bosley.

Forse king non aveva altra scelta che usare le parole degli altri. Mr. Pappas ha scoperto che nell’esame per il diploma, King “ha ottenuto un punteggio nel secondo quartile più basso nella materie “inglese” e “vocabolario”, nel 10% più basso in analisi quantitativa, e nel 3% più basso nel test di filosofia avanzata.

Adulterio

King aveva una doppia vita. Durante il giorno, parlava a vaste folle, citava le Sacre Scritture e invocava la volontà di Dio, ma di notte spesso faceva sesso con donne del pubblico. “Le abitudini di King a fare avventure sessuali erano già usuali al momento del suo matrimonio”, afferma Michael Eric Dyson dell’Università di Georgetown, un ammiratore di King. Egli racconta che spesso King “raccontava barzellette oscene”, “condivideva le donne con gli amici” ed era “sessualmente spericolato. Secondo il biografo di King Taylor Branch, durante una lunga festa nella notte fra il 6 e il 7 Gennaio 1964, un dispositivo di intercettazione dell’FBI aveva registrato la “distintiva” voce di King sopra tutte le altre che, in modo pulsante e lascivo, diceva “sto scopando per Dio!”.

 

 

Il sesso con donne single e sposate continuava dopo il matrimonio di King, e la notte prima della sua morte, King aveva avuto due incontri adulteri. Il primo appuntamento era stato a casa di una donna, il secondo in una stanza d’hotel. La fonte di queste affermazioni è il suo miglior amico e secondo in comando, Ralph Abernathy, che afferma che la seconda donna era “un membro della legislatura del Kentucky”, che ora si sa che è Georgia Davis Powers.

Abernathy continuò a dire che anche una terza donna stava cercando King quella stessa notte, ma che aveva trovato il suo letto vuoto. Conosceva le sue abitudini ed era arrabbiata quando si incontrarono più tardi quella mattina. In risposta, scrive Abernathy, King “perse le staffe” e “la buttò sul letto.. Lei si rialzò per contrattaccare, e per un momento furono impegnati in una lotta in piena regola, chiaramente con King vincitore”. Un po’ di ore dopo, King pranzò con Abernathy e discusse dell’importanza della non violenza per il loro movimento.

Agli altri colleghi, King guistificava in questo modo il suo adulterio: “Sono lontano da casa 25 o 26 giorni al mese. Scopare è un modo per ridurre l’ansia”. King ha avuto molte avventure di una notte ma ha anche sviluppato con una delle sue amiche una relazione che è diventata, secondo il biografo vincitore del premio Pulitzer David Garrow, “il centro emozionale della vita di King”. Tuttavia, il sesso con altre donne rimase “una costante dei viaggi di King”.

In privato, King poteva essere estremamente crudo. In un’intercettazione dell’FBI, King si era rivolto ad Abernathy con queste parole, che erano senza dubbio una presa in giro. “vieni qui, figlia di troia nera, e lasciami succhiare il tuo cazzo”. Le fonti dell’FBI hanno riferito a Taylor Branch di un nastro di sorveglianza in cui King guardava una replica televisiva dei funerali di Kennedy. Quando vide il famoso momento in cui Jacqueline Kennedy si inginocchiò con i suoi figli davanti alla bara del suo defunto marito, King sogghignava dicendo “Guardala, glielo succhia un’ultima volta.”

Nonostante la sua ossessione per il sesso e i tradimenti a sua moglie ed ai suoi figli, e nonostante il Cristianesimo imponesse la fedeltà, King continuò a rivendicare l’autorità morale di ministro Battista.

Bianchi

King ha detto che “la grande maggioranza degli Americani bianchi sono razzisti” e che essi rifiutavano di condividere il potere. La sua soluzione era quella di ridistribuire ricchezza e potere attraverso risarcimenti per la schiavitù e quote razziali:

“Nessuna quantità d’oro potrebbe dare una compensazione adeguata per lo sfruttamento e l’umiliazione del Nero negli USA lungo i secoli. Né tutta la ricchezza di questa società ricca potrebbe saldare il conto. Eppure un prezzo potrebbe essere fissato in modo non monetario. Il pagamento dovrebbe essere nella forma di programmi massivi del governo per misure speciali, compensatorie, che potrebbero essere considerate come un accordo”. King proseguiva così. “La giustificazione morale per tali misure per i Neri ha le radici nelle rapine concernenti l’istituzione della schiavitù”. Ha chiamato il suo progetto “Carta dei diritti per gli Svantaggiati”. Alcuni bianchi poveri riceverebbero anch’essi la compensazione perché erano “vittime derivate della schiavitù” ma l’assistenza sociale dei neri era il suo punto centrale.

King era stato molto lodato, persino dai conservatori, come il grande difensore dell’uguaglianza razziale. Essi si concentrano troppo nel dettaglio su una frase del suo discorso “I have a dream”, in cui dice che voleva vivere in una nazione “in cui i miei figli non siano giudicati per il colore della loro pelle ma per quelle che sono le loro caratteristiche”. La verità è che King voleva le quote per i neri. “Se una città ha il 30% della popolazione Nera”, pensava King, “allora è logico assumere che i Neri devono avere almeno il 30% dei lavori in qualunque impresa, e lavori in tutte le categorie invece che solamente lavori umili”.

Uno dei più grandi risultati di King si dice sia stato il passaggio del Civil Rights Act del 1964. Alla cerimonia della firma del 2 Luglio, si trovava direttamente dietro al Presidente Lyndon Johnson come un ospite chiave. L’agenzia federale creata da questa legge, la Commissione per le Uguali Opportunità Lavorative, ora monitora le pratiche di assunzione e assicura che i desideri di King per le preferenze razziali siano esauditi.

 

Come i progressisti di oggi, King negava le differenze razziali. In risposta ad un intervistatore che gli diceva che molti bianchi del Sud pensavano che le differenze razziali erano un fatto biologico, rispondeva: “questa fallacia completamente ignorante è stata rifiutata a tal punto dai sociologi e dalla scienza medica che ogni individuo che continua a crederci si trova in un circolo assolutamente fuorviante e sempre più ristretto. L’Associazione Antropologica Americana ha adottato unanimemente una risoluzione che ripudiava le affermazioni che i Neri siano inferiori ai Bianchi dal punto di vista biologico, dell’abilità mentale innata o in qualunque altro modo”.

Le conclusioni che si traevano dalla sua convinzione dell’uguaglianza generale erano chiare: i fallimenti da parte dei neri nel raggiungere il livello dei bianchi poteva essere spiegato solo dall’oppressione bianca. Come King spiegava in un’intervista, “Io penso che dobbiamo ammettere onestamente che i problemi del mondo di oggi, per come si riferiscono alla questione della razza, sono colpa dell’intera dottrina della supremazia bianca, dell’intera dottrina del razzismo e di queste dottrine che sono nate a causa della razza bianca ed al suo sfruttamento dei popoli di colore del mondo”. King prediceva che “se il mondo bianco” non fermerà questo razzismo e questa oppressione, “allora potremmo finire in un mondo con una tipologia di guerra razziale”.

Comunismo.

Nei suoi discorsi pubblici, King non si definì mai un comunista, affermando invece di essere per una sintesi fra capitalismo e comunismo: “Il capitalismo non si è reso conto che la vita è sociale. Il comunismo non si è reso conto che la vita è individuale. La verità non si trova né nell’aspro individualismo del capitalismo né nel collettivismo impersonale del comunismo. Il Regno di Dio si trova in una sintesi che combina le verità di questi due opposti”.

Tuttavia, David Garrow scoprì che nel privato King “faceva capire chiaramente agli amici stretti che dal punto di vista economico si considerava ciò che egli stesso definiva un Marxista”.

Mr. Garrow fa un resoconto di una conversazione che C.L.R. James, un Marxista, ha avuto con King: “King si avvicinò a me dicendo ‘Io non dico queste cose dal mio pulpito, James, ma questo è quello in cui credo veramente’… King voleva farmi sapere che lui capiva ed accettava, e nei fatti condivideva, le idee che io stavo portando avanti, idee che erano fondamentalmente Marxiste-Leniniste… Io lo consideravo come un uomo le cui idee erano allo stesso livello di chiunque di noi della Sinistra ma che, come mi aveva detto egli stesso, non poteva dire queste cose dal pulpito… King era un uomo con idee chiare ma la cui posizione di uomo di chiesa ecc gli imponeva la necessità di non esprimere”. J. Pius Barbour, un amico stretto di King al seminario, è d’accordo nell’affermare che egli “economicamente era un Marxista”.

Alcuni dei consiglieri più influenti di King erano comunisti con legami diretti con l’Unione Sovietica. Uno era Stanley Levison, che Mr. Garrow definisce il “più importante consigliere politico di King”, e “il braccio destro di Martin Luther King”. Organizzava raccolte fondi per King, lo consigliava sulla questione delle tasse e della strategia politica, scriveva lettere per la raccolta fondi ed al suo discorso alla Convention dei Lavoratori Uniti di Packinghouse, pubblicò parte dei suoi libri, lo consiglio sul suo primo importante discorso nazionale e preparò King per le domande dei media. Coretta Scott King disse di Levison che lui stava “sempre lavorando dietro le quinte, il suo contributo è stato indispensabile”, e Mr. Garrow affermava che l’associazione con Levison era “senza dubbio l’amicizia più stretta di King con un bianco”.

Quali erano le visioni politiche di Levison? John Barron è l’autore dell’Operazione SOLO, che è “l’operazione di intelligence più importante che l’FBI ha mai portato avanti contro l’Unione Sovietica”. Parte del suo lavoro era tenere d’occhio Levison che, secondo Mr. Barron, “era riuscito a farsi ammettere nel circuito ristretto del sottobosco comunista” negli USA. Mr. Garrow, un forte difensore di King, ammette che Levison era “uno dei due maggiori finanziatori” del Partito Comunista degli Stati Uniti (CPUSA), che ricevette circa 1 milione di dollari l’anno dall’Unione Sovietica.

Mr. Garrow scoprì che Levison era “direttamente coinvolto nelle attività finanziarie più delicate del Partito Comunista”, e riconosceva che c’erano prove di prima mano dei “legami finanziari di Levison con l’Unione Sovietica.”

Hunter Pitts O’Dell, che fu eletto nel 1959 al comitato nazionale, il corpo governativo del CPUSA, era un altro membro del partito che ha lavorato per King. Secondo i rapporti dell’FBI, Levinson mise O’Dell a capo dell’ufficio di New York di King, ed in seguito fece in modo che O’Dell fosse nominato assistente esecutivo di King ad Atlanta.

King sapeva che i suoi soci erano comunisti. Lo stesso presidente Kennedy diede un “esplicito ordine personale” a King mettendolo in guarda dalla sua “scioccante associazione con Stanley Levison”. Una volta, mentre camminava in privato con King nel Rose Garden della Casa Bianca, Kennedy nominò anche O’Dell e disse a King. “Questi sono comunisti. Te ne devi sbarazzare.”

I collegamenti con i comunisti aiutano a spiegare il motivo per cui il Procuratore Generale Robert F. Kennedy autorizzò l’FBI ad intercettare il telefono di casa e dell’ufficio di King nell’Ottobre 1963. Kennedy, come suo fratello John, vedevano King con molta simpatia, ma erano anche consapevoli della minaccia del comunismo.

Mr. Garrow cercò di esonerare King dall’accusa di essere un loro compagno di viaggio affermando che Levison ruppe con il CPUSA quando iniziò a lavorare per King, ovvero dal periodo in cui incontrò King nell’estate del 1956 fino alla morte di King nel 1968. Tuttavia, come lo storico Samuel Francis ha sottolineato, una rottura ufficiale con il CPUSA non significa necessariamente una rottura con gli obiettivi del comunismo o con l’Unione Sovietica.

John Barron afferma che se Levison avesse abbandonato il CPUSA e rinunciato al comunismo, non si sarebbe messo in società con i suoi ex sodali, come gli ufficiali del Partito Comunista Lem Harris, Hunter Pitts O’Dell e Roy Bennet (il gemello di Levison che aveva cambiato il suo cognome). Egli era anche molto vicino all’alto ufficiale del KGB Victor Lessiovsky, che era un assistente al capo delle Nazioni Unite, U Thant.

Mr. Barron chiede perché Lessiovsky “sprechi il suo tempo e rischi la sua carriera… concedendo ripetutamente pranzi o chiacchiere divertenti con un avvocato mediocre (Levison) … che non ha nulla da offrire al KGB, o con qualcuno che ha disertato il partito e la sua disciplina, o con qualcuno di cui il KGB non sapeva nulla? … E perché un ordinario avvocato Americano dovrebbe … incontrarsi di continuo con un assistente Sovietico del capo delle Nazioni Unite?”

Altri comunisti che hanno lavorato con King erano Aubrey Williams, James Dombrowski, Carl Braden, William Melish, Ella J. Baker, Bayard Rustin e Benjamin Smith. King si era anche “messo in affari e cooperato con un numero di gruppi conosciuti per essere organizzazioni di facciata del CPUSA o per essere pesantemente infiltrate ed influenzate da membri del Partito Comunista, come ad esempio: il Southern Conference Educational Found; il Committee to Secure Justice for Morton Sobell; lo United Electrical, Radio and Machine Workers of America; il National Lawyers Guild; e infine la Highlander Folk School.

Il CPUSA ha chiaramente cercato di influenzare King ed il suo movimento. Un rapporto dell’FBI del 6 Maggio 1960 di Jack Childs, una delle spie dell’FBI più stimate e vincitore della Medaglia Presidenziale della Libertà per l’Intelligence, disse che il Partito Comunista “ritiene che sia sicuramente vantaggioso assegnare ai membri del partito il compito di lavorare con il gruppo di Martin Luther King. La politica del Partito Comunista è in questo momento quella di concentrarsi su Martin Luther King.

Da senatore Repubblicano del North Carolina, Jesse Helms concluse in un discorso al senato scritto da Francis affermando che l’alleanza di King con i comunisti era la prova di “Comunisti identificati … che cercavano di influenzare e manipolare King per i propri scopi”. Allo stesso tempo King ha fatto affidamento su di loro per la scrittura dei discorsi, la raccolta fondi e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Essi, in cambio, hanno usato la sua fama ed il suo blasone per i propri scopi. Il Senatore Helms ha citato il membro del Congresso John M. Ashbrook, un membro importante per la Commissione per le attività anti-Americane, che disse “King ha lavorato costantemente con i Comunisti e ha aiutato a dare loro una rispettabilità che non si meritano.

Credo che abbia fatto per il Partito Comunista più di quanto ha fatto qualunque altra persona in questa decade.”

 

Cristianesimo

King metteva fortemente in dubbio alcuni dei dogmi fondamentali del Cristianesimo. “Sono stato ordinato Ministro Cristiano”, diceva, ma il repertorio online dell’Università di Standford include degli scritti di King all’epoca del seminario in cui contesta la piena divinità di Gesù, la Nascita Verginale e la Resurrezione, suggerendo di “spogliarli della loro interpretazione letterale.”

Sulla natura divina di Gesù, King ha scritto che Gesù era divino, ma non Dio. Le persone dicevano che Gesù era divino perché “trovavano Dio in lui”, in quanto maestro divinamente ispirato, non perché era letteralmente Dio, come Gesù stesso diceva. Sulla Nascita Verginale, King scriveva:

“In primis dobbiamo ammettere che, è chiaro, la consistenza di questa dottrina è (testuale) superficiale per convincere un qualunque pensatore obbiettivo. Come è nata allora questa dottrina? Un indizio per questa indagine si può trovare in una frase della Prima Apologia di San Giustino. Qui Giustino afferma che la nascita di Gesù è abbastanza simile alla nascita del figlio di Zeus. Si credeva, nel pensiero Greco, che una persona straordinaria potesse essere spiegata solo affermando che aveva un padre più che umano. È probabile che questa idea Greca abbia influenzato il pensiero Cristiano.

Sulla Resurrezione, King scriveva: “Nei fatti la prova esterna dell’autenticità di questa dottrina è mancante.” La primissima chiesa, afferma, formulò questa dottrina perché “era stata catturata dal potere magnetico della personalità di Gesù. Questa esperienza di base la portò a credere che non potesse mai morire. E così, nel modello di pensiero pre-scientifico del primo secolo, questa fede interiore prese forma esteriore.” Quindi, secondo questa visione, il corpo di Gesù non è mai risorto dai morti, anche se secondo le Sacre Scritture, “E se cristo non è risuscitato, la tua fede è inutile”.

Altri due scritti dimostrano come King abbia diluito il Cristianesimo. In uno, ha scritto che le religioni misteriche contemporanee influenzarono gli autori del Nuovo Testamento: “Dopo essere stati in contatto con queste religioni che li circondavono ed avere udito l’espressione di certe dottrine, era naturale che alcune di queste visioni diventassero parte del loro subconscio… Il fatto che il Cristianesimo copiò e prese in prestito dal Mitraismo non può essere negato, ma generalmente fu un processo naturale ed inconscio piuttosto che un deliberato piano di azione.”. In un altro scritto, King scriveva che la teologia progressista “era un tentativo di portare la religione ad un piano intellettuale”, e l’introduzione dello scritto sul sito internet di Stanford afferma che King era “sprezzante del fondamentalismo”. King scriveva che nel fondamentalismo la Trinità, l’Espiazione e la Seconda Venuta erano “abbastanza importanti”, ma ancora, questi sono le convinzioni che definiscono il Cristianesimo.
Noto e non noto.

King è sia noto che non noto. Milioni in tutto il mondo lo vedono come un messia morale, e le scuole Americane insegnano ai bambini piccoli ad adorarlo. Negli USA ci sono più di 777 vie che portano il suo nome. Ma King è anche non noto perché solo poche persone sono consapevoli degli aspetti sgradevoli della sua vita. L’immagine che la maggior parte delle persone hanno di King è quindi parziale ed incompleta.

Secondo molti, King torreggia sugli altri Americani come un distinto oratore e scrittore, ma questo piccolo uomo ha rubato le parole degli altri. Le persone credono che era un cristiano, ma contestava alcuni dei pilastri della fede. La nostra nazione onora King, ma ha lavorato a stretto contatto con i comunisti che avevano l’obiettivo di distruggerla. Ha negato le differenze razziali, ma ha lottato per il favoritismo razziale sotto forma di quote. Diceva di essere per la libertà, ma voleva costringere le persone ad associarsi fra loro e promuoveva la ridistribuzione della ricchezza sotto forma di risarcimenti per la schiavitù. Ha citato le parole altisonanti della Bibbia e affermato, come predicatore, di sforzarsi di essere più simile a Gesù, ma i suoi colleghi lo conoscevano meglio.

Forse egli stesso si conosceva meglio. Il suo consigliere politico più stretto, Stanley Levison, disse che King era “un uomo pieno di sensi di colpa” e anche sua moglie Coretta lo definiva così. Levison diceva che le moltissime lodi a King erano “una serie continua di colpi alla sua coscienza”, perché era un uomo così umile.. Se King era pieno di sensi di colpa potrebbe essere perché conosceva meglio di chiunque altro la grande differenza fra la sua immagine popolare e il suo vero carattere?

I file di sorveglianza dell’FBI potrebbero fare luce sul suo vero carattere in modo considerevole, ma non saranno resi pubblici fino al 2027. Il 31 Gennaio 1977, in seguito a cause legali degli alleati di King contro l’FBI, un giudice degli USA ha ordinato che i file fossero sigillati per 50 anni. Si dice che ci siano 17 metri di registrazioni, trascrizioni e file log in custodia nell’Archivio Nazionale.

Nel frattempo, per quelli che cercano di conoscere la vera identità di questa icona quasi intoccabile, ci sono moltissimi elementi con i quali si può rispondere alla domanda: Martin Luther King è stato il miglior uomo d’America?

INTERVISTA A GELAL -GRAND BELIAL’S KEY/ARGHOSLENT- IN ITALIANO

Al pdf sottostante o, scorrendo la pagina, in formato di testo, si trova l’intervista a Gelal, storico membro delle bands Grand Belial’s Key e Arghoslent, rilasciata a Gaping Throat e tradotta in italiano.
Buona lettura agli interessati

Intervista a Gelal – GBK / Arghoslent

INTERVISTA A GELAL ( GRAND BELIAL’S KEY E ARGHOSLENT)

 

GAPING THROATS: voi siete una band abbastanza controversa persino nel mondo del Black Metal da 2 decadi, e per questo siete stati oggetto di boicottaggi ed attacchi per anni. Dato ciò, che cosa ne pensate degli attacchi da certi siti e gruppi alle bands in questo periodo? Sembra che qualsiasi cosa che non piaccia a certi gruppi di persone sia un motivo per cercare di distruggerla pubblicamente, cancellare concerti ecc. Sembra che sempre più bands stanno affrontando problemi come questo, anche bands che non sono schierate politicamente, semplicemente perché una volta hanno condiviso il palco con una band che potrebbe essere NSBM, o perché sono presenti su uno split che è stato distribuito da un’etichetta che distribuisce anche bands NS..

GELAL: è un bene che tutte queste bands basate sui recinti e sulle giustificazioni abbiano un assaggio della loro stessa medicina. Lasciate che tutto venga vietato, in modo che l’underground torni reale, tornando di nicchia e nascosto come era. Per me è incredibile che ci sia qualcosa come i Grammy Svedesi per il Black Metal? C’è qualcosa di più ritardato di questa merda? Le checche progressiste avanzano senza alcuna opposizione, nello stesso modo in cui la Sharia sta invadendo l’Occidente senza una risposta degli autoctoni.

 

GAPING THROATS: Come vedi il futuro delle bands che suoneranno in una società come questa, in generale ma anche all’interno della scena Black Metal e Extreme Metal? Pensi che le bands cammineranno sulle uova dalla paura di offendere qualcuno o pensi che inizieremo a vedere una reazione sempre maggiore contro questo genere di cose?  Forse questo farà cambiare idea a molte persone che fino ad oggi sono state progressiste?

GELAL: Fanculo a tutte le bands ed etichette, e l’intera scena, in generale, ha succhiato cazzi fin dai primi anni ’90, con il 75% della colpa che è delle labels che hanno prodotto bands di merda solo per scambiare cd a buon mercato. Quale reazione potrà mai esserci quando non ci sono lupi pronti a contrattaccare qualcosa? Questa è l’epoca delle fighette black metal da twitter.

 

GAPING THROATS: Ovviamente, dal momento che queste cose sono diventate sempre più comuni nella scena Metal, è solo una prosecuzione di quello che sta accadendo nella società in generale. Siete politicamente attivi? Qual è la tua opinione su alcuni di queste guerre culturali in corso? Cosa pensate di Trump? E che differenze ci sarebbero state se avesse vinto le elezioni la Clinton?

GELAL: Beh, la scena metal non è affatto importante per nessuno di noi. Mi interessa di più che tempo fa in Zimbabwe questa settimana di quello che succede nella fottuta scena “glam rock black metal underground a scopo di lucro”.

 

GAPING THROATS: C’è qualche band o artista recente ai quali vi siete particolarmente affezionati o che vi hanno impressionato? Metal o altri generi.

GELAL: BRONSON (ITA), TERRORSPHÄRA (GER), YOU MUST MURDER (RUS), BUJAK (POL).

 

GAPING THROATS: l’uscita più recente dei GBK è stata la ristampa dei 2 demo, Goat Of A Thousand Young” e “Triumph Of The Hordes”, siete stati contenti del modo in cui la ristampa è venuta? Ho letto da qualche parte che è stata una scelta dovuta dal fatto che i demo erano ancora richiesti dai fan e volevate evitare che i creatori di bootleg facessero girare versioni di merda e lucrassero sul vostro nome. È così?

GELAL: Siamo molto soddisfatti di come è venuto. E, sì, è vero che abbiamo cercato di mettere fine a quei truffaldini che rilasciano bootleg non autorizzati. Ci sono almeno due diverse versioni fake di questa merda qua fuori.

 

 

 

 

 

GAPING THROATS: Con la ristampa dei demo, avete mai considerato di fare una compilations del materiale dei GBK non presente negli album che è da così tanto tempo fuori stampa? So che alcuni fans preferiscono le prime versioni 7’’ di alcune delle canzoni che erano finite in “Kosherat” perché preferiscono la voce di Cazz. Sullo stesso tema, avete del materiale inutilizzato che è tuttora inedito che potrebbe potenzialmente essere rilasciato un giorno? Parlo di materiale risalente ai primissimi giorni, l’epoca di Cazz, o l’epoca in cui Richard era alla voce.

GELAL: Sicuramente, l’abbiamo considerato. Attualmente una versione rimasterizzata di “A Witness to the Regicide” è stata rilasciata nuovamente in vinile dalla W.T.C. ma stavolta con l’intera registrazione. Il 7’’ originale aveva solo 2 canzoni su 4 perché non ci sarebbero state. Non penso ci sia alcuna canzone non rilasciata a parte le cover che abbiamo fatto in passato, come “Live Wire” dei Motley Crue, “Unbeliever” degli Skrewdriver ed una vecchia cover di Hellammer e Bathory.

 

GAPING THROATS: Se Richard non fosse morto pensi che la band sarebbe rimasta attiva e sarebbe rimasto il frontman o pensi che vi sareste presi una pausa lo stesso?

GELAL: E’ difficile da dire, noi in realtà non facciamo pause. Sembra così perché rilasciamo albums a molti anni di distanza l’uno dall’altro e non siamo costantemente in tour né lavoriamo su base quotidiana. Questa non è una carriera per noi. Abbiamo vite reali al di fuori di questa merda.

 

GAPING THROATS: Per quanto riguarda la storia e le versioni classiche della band, sai dirmi una release specifica o una certa era della band che consideri come la tua preferita o come quella che rappresenta i GBK al meglio secondo te?

GELAL: Non ho un particolare periodo preferito o una release preferita. Sono soddisfatto di tutta la gamma di registrazioni e concerti che abbiamo fatto. La nostra prossima release proseguirà nella stessa tradizione dei GBK. In questa arte morta chiamata Black Metal non c’è progresso per noi.

 

 

GAPING THROATS: Mantieni qualche contatto con gli ex membri o qualcuno di loro ha cercato di prendere le distanze dal nome delle bands e da alcune delle controversie ad esso collegate?

GELAL: Siamo in contatto con la maggior parte dei membri di entrambe le bands; comunque sì, c’è una manciata di persone che hanno completamente preso le distanze da questa associazione.

 

GAPING THROATS: Qual è lo status degli Arghoslent? C’è qualche possibilità di vedere concerti o un nuovo album nel prossimo futuro? Se sono attivi, qual è l‘attuale line up?

GELAL: Arghoslent è un progetto attivo e ci sono almeno 7/10 canzoni in lavorazione al momento. Almeno 3 o 4 sono complete, e abbiamo tutti i titoli ed i testi. L’idea è di ritrovarci tutti insieme nel 2019 per registrare un altro full lenght. C’è anche una buona possibilità che la band suoni a qualche festival in futuro. La line up è la stessa di quella di “Send Forth The Best Ye Breed”.

 

GAPING THROATS: Dato il clima sociale negli USA, pensate che avrete più difficoltà e disagi ad organizzare date live di Arghoslent o GBK?

GELAL: Abbiamo avuto problemi reali solo in Europa perché lì non c’è una vera libertà di parola come quella che abbiamo negli USA. Tutti sono incredibilmente paranoici in posti come Olanda o Svezia.

 

 

 

GAPING THROATS: So che ti piace il Football/Soccer da tempo. È ancora una passione per te? L’Hooliganismo calcistico è ancora così diffuso e selvaggio com’era in Europa o è stato messo al guinzaglio negli ultimi anni?

GELAL: Sì, è la mia vera passione da quando ero giovane. Molte delle mie esperienze con il mondo ultras risalgono a quando vivevo in Argentina. La violenza calcistica tradizionale tipica del Sud America o dell’Europa non esiste negli USA; comunque, sembra che ci sia un interesse per la Major Soccer League negli ultimi anni, il che è buono.

 

GAPING THROATS: Quando scrivi, decidi intenzionalmente di scrivere per una band alla volta? Come dire, ti metti in un certo mood per scrivere per gli Arghoslent o per i GBK o semplicemente lavori sulla musica in generale e poi dividi riffs, melodie ecc in base alla band a cui starebbero meglio? È più difficile creare materiale per Arghoslent o GBK? Ero curioso perché entrambe hanno un sound decisamente unico. Come riesci a mantenere due stili di composizione così diversi l’uno dall’altro? Spesso quando un artista è in più band, a volte possono essere in qualche caso intercambiabili, ma nel tuo caso non sembra affatto essere così.

GELAL: Pensandoci su devo dire che di solito compongo musica e, in base a come il riff o la canzone si sviluppa, essa viene assegnata ad una delle due bands. Le persone dicono che c’è uno stile particolare nel mio modo di scrivere, o in quello di Demonic, o di Holocausto, e potrebbe essere vero; in ogni caso non è che mi sieto e dico “ok, devo scrivere riffs per GBK ora”. In generale, i riffs per Arghoslent tendono ad su scale maggiori mentre quelli per GBK tendono ad essere su scale minori, sì, ha senso. Alla fine ci sono riffs che potrebbero essere usati per entrambe le bands se suonati in modo diverso. Arghoslent è più trionfante e glorioso mentre GBK è più dissonante ed incongruo. Devi ricordare che Arghoslent ha l’imput di Holocausto, che aggiunge alla formula il suo suono distinto e prominente. Al contrario, GBK è molto plasmabile dai riffs e dalle idee di Demonic. È un chitarrista prima di un bassista, èd è un grande compositore. Arghoslent è più difficile da suonare live ma c’è da dire che è una sfida suonare alcune canzoni dei GBK con un solo chitarrista.

GAPING THROATS: Quando lavori a nuovo materiale per Arghoslent, crei prima la musica e poi i testi adattati o hai i testi già scritti per i quali crei la musica? Per quanto riguarda i testi di Arghoslent, mi ha sempre colpito quanto siano ben scritti. Come procedi nel processo decisionale su tematiche ed argomenti? Penso che i testi spesso rendono più difficile per le persone dimenticarsi degli Arghoslent, anche se trovano gli argomenti sgradevoli; questo succede a causa della profondità dei testi e del fatto che si ha un livello molto più intelligente e sfumato rispetto ad un sacco di bands che vengono messe nel vostro stesso calderone. Hai studiato un sacco di storia del mondo, guerre e conquiste specifiche, cose di questo tipo?

GELAL: Il modo in cui lavoriamo forse non è uguale a quello di altre bands. I titoli delle canzoni ed i testi sono scritti separatamente dalla musica. È solo dopo che tutto è finito che assegniamo un testo ad una particolare canzone. Dopo che decidiamo quale canzone è la prescelta, adattiamo il testo alla canzone finita ed il processo è finito. A volte è molto ovvio decidere quali canzoni debbano abbinarsi a certi titoli a causa di come suonano. A volte scriviamo una canzone che è troppo bella per metterci sopra delle linee vocali death metal e quindi finisce per essere strumentale. Arghoslent si è sempre interessato di storia, filosofia e religione. Esse sono gli stimoli delle tematiche dei testi, che possono essere di ogni sorta: revisionismo storico, militarismo, schiavismo, colonizzazione, eugenetica, misoginia, genocidio, tirannia, cultura, scoperte, paganesimo, omofobia. Penso che questo è solamente naturale per chiunque si interessi a queste scienze. Arghoslent parla della nostra storia.

 

GAPING THROATS: Con entrambe le bands sembra che siete sempre stati più propensi a suonare poche date consecutive o persino un’unica data one off qua e là. Ti piacerebbe o penseresti mai di fare un tour completo, ovvero restare in ballo intere settimane suonando ogni sera? O preferisci farlo in dimensioni ridotte? Il motivo è perché i membri delle bands hanno più vincoli, come ad esempio lavoro, mogli, figli ecc?

GELAL: Credi davvero che nessuna delle due band potrebbe fare un tour completo senza che alla gente venissero i crampi pre-mestruali per questo? Sogna, sogna..

GAPING THROATS: Come abbiamo detto le tue bands sono sempre state in qualche modo controverse e, direbbero alcune persone, “offensive”; c’è forse una linea che non dovrebbe mai essere superata nella musica o nell’arte in generale? C’è qualcosa che è troppo estremo?

GELAL: L’underground esiste per salvare questi artisti che sono troppo estremi per il mainstream o che hanno superato quella linea alla quale ti stai riferendo. È una contraddizione dire che siamo troppo offensivi per l’underground estremo. Non ha alcun senso dire che qualcosa è troppo brutale nella scena, a prescindere dal fatto che lo si approvi o no. Il problema che le persone hanno con le nostre band è che essi sanno che la pensiamo davvero in questo modo. Quando la gente pensa ai Cannibal Corpse sanno che non è che questa band stupra veramente le donne con dei coltelli e cazzate simili. Questa è la differenza.

 

GAPING THROATS: Ok, voglio solo ringraziarti per il tuo tempo e per aver risposto a questa intervista. Vuoi aggiungere qualcos’altro?

GELALhttp://www.weltenfeind.com

 

NOTA: Da quando questa intervista è stata fatta, la pagina Weltenfeind, dei GBK e degli Arghoslent, è stata aggiornata e la parte Arghoslent ora afferma che la band sta in effetti lavorando ad un nuovo album e che i titoli di alcune delle canzoni nuove e finite includono “Hyenas of the Aurunci”, “The Curse of San Domingo”, “The Eugenic Fumigant”, e “Terra Nullis.

FONTE: GAPING THROATS
https://gapingthroats.blogspot.com/2019/05/grand-belials-key-arghoslent-interview.html