Gianfranco Miglio parla del progetto dell’Europa delle Regioni o Macroregioni ( 1992 )

<<La fine di tutti i grandi concetti dello stato nazionale, della sovranità, e l’entrata graduale in una concezione che si combina magnificamente con quello che io vado sostenendo a proposito di un’età panfederale, basata sul contratto, basata sull’egemonia non più del politico ma del privato, dei rapporti contrattuali, e quindi con una rivoluzione anche della concezione del diritto pubblico. La statualità va profondamente trasformata, lo stato non è più il punto di riferimento omogeneizzante, l’idea stessa di stato tende a scomparire, perchè in tutte le strutture federali vere la sovranità è divisa, anzi non è mai localizzata.>>
(4.37 – 5.51)

<<Adesso invece io studio una cosa completamente diversa con un gruppo di giovani giuristi e costituzionalisti, giovani e vecchi, che stanno studiando questo modello. In questo modello, per esempio, io credo che dovrò far leva su 2 concetti che rivoluzionano, basta indicare quei concetti per capire che stiamo andando in un altro mondo. Il primo è che non c’è più il principio di immutabilità dello stato. L’organizzazione politica non è più eterna. La caduta del primato della politica, ma soprattutto la caduta del primato della durata. Io penso che tutte le strutture federali saranno strutture fatte per patti di 30-50 anni, poi si rivede tutto. Il secondo grande caposaldo è che bisogna abbandonare il concetto di confine, il concetto di stato delimitato territorialmente. E quindi non ragionare “le etnie diverse hanno statuti..”, no, le etnie diverse sono rette dalle comunità maggiori di cui fanno parte, e quindi torniamo ad una concezione dell’organizzazione politica analoga a quella che c’era in Europa fra il 1600 e il 1700. Questo è un altro dei concetti che dobbiamo abbandonare e sto studiando come si può profilare. Un’Europa fatta tutta di enclavi.>>

(6.21 – 8.09)

<<Questo è un dualismo che ha delle radici antropologiche, però come noi dobbiamo abituarci a coesistere con popoli che sono contigui alla comunità europea, che sono profondamente diversi, lei pensi agli slavi, lei pensi a tutte queste etnie che pure gravitano intorno all’Europa, lo stesso accade per quello che riguarda fra un Nord che è molto influenzato e molto dominato dal modello mitteleuropeo e un Sud invece che subisce le conseguenze, gli influssi, anche altamente positivi, come modello di civiltà, del mondo mediterraneo. Questo dualismo deve essere in qualche modo sistemato, perchè per adesso è coperto e ha una serie di relazioni che non si potevano mai conoscere. Lei pensi alle difficoltà enormi che per 30 anni abbiamo avuto per avere i dati sul dare e l’avere nel campo finanziario. L’istituto di statistica aveva il compito di non far veder niente. Appena si facevano indagini alla ricerca di quelli che erano i veri rapporti del dare e l’avere nel paese, si considerava un’attentato ad un principio sacro dell’unità nazionale>>

(9.18 – 11.00)

<<E’ una condizione di fortuna, perchè è condizione di fortuna quando una convivenza umana, una comunità, deve darsi un nuovo assetto e si accorge di non avere fra i piedi delle macerie troppo resistenti. Il fatto che noi in 150 anni di storia lo stato non ha messo radici è una bella cosa, perchè così è più facile costruire ex novo… Già adesso lo si vede chiaramente, già oggi lei vede che il trend verso cui va l’equilibrio partitico in Italia è per un grande partito del Nord, che è la Lega Nord, e un grande partito nel sud, che è la Democrazia Cristiana, che è un partito nazionale ma ormai sta perdendo sempre più colpi nel Nord e diventa sempre più un partito del Sud>>

(12.33 – 13.39)

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=H6mrT4_Kucs