La possibilità della Legge Privata – Robert P. Murphy – 2005

In allegato al PDF sottotante e, scorrendo la pagina, in formato di testo, trovate la traduzione di un interessante articolo sulla Legge Privata ad opera di Robert P. Murphy (Mises Institute). Buona lettura agli interessati.

La possibilità della Legge Privata – Robert P. Murphy – 2005

In un recente articolo, ho parlato della possibilità di agenzie di sicurezza private in competizione fra loro. Ho dato per scontato, di base, lo stato di diritto (o l’assenza di stato), e ho sostenuto semplicemente l’argomentazione che un’istituzione monopolista di violenza (ad esempio lo Stato) non avrebbe aiutato a raggiungere un consenso operativo sulle norme giuridiche e che in effetti (come dimostra la storia) le società controllate dai governi possono indubbiamente avere una guerra civile. Nel presente articolo, approfondirò come la le leggi possano essere create ed applicate in modo equo ed efficiente in un sistema privato.

GIUDICI PRIVATI

Che la società sia in anarchia o sotto il governo di un apparato Statale, gli individui avranno sempre delle controversie. Anche se in molti casi le controversie vengono risolte fra le stesse parti, alcune di esse sono troppo gravi per essere risolte in questo modo. In questi casi, i due individui in conflitto (in anarchia) possono rivolgersi ad un giudice, che è semplicemente una persona che è d’accordo nell’esprimere un parere sulla loro controversia. Anche se molti teorici anarchici nelle loro esposizioni collegano la giustizia privata con le forze dell’ordine, dovremmo tenere a mente che i due concetti sono distinti. Nella sua essenza, una sentenza giudiziaria privata è proprio questo: l’opinione di una persona su chi ha ragione e quale sia la risoluzione, in una data disputa.

Una grande differenza fra giudici privati e pubblici è che i primi agiscono solo quando entrambe le parti accettano la sua “giurisdizione”. (al contrario, una o entrambe le parti, in un procedimento giudiziario statale, possono opporsi con fermezza al giudice e/o alla giuria che deciderà). I critici del diritto privato potrebbero considerare questa proposta come ridicola – l’idea stessa che uno stupratore o un rapinatore di banche acconsentirebbero a perorare il proprio caso davanti ad una corte di terzi, ah ah!

Tuttavia, questa rifiuto a priori licenzioso trascura il fatto che la maggior parte delle controversie nelle moderne società commerciali non sono fra un “ovvio innocente” ed un “ovvio colpevole”. Anzi, spesso si ha il caso in cui entrambe le parti di una controversia credono sinceramente di avere ragione e sarebbero felici di portare le loro ragioni davanti ad una disinteressata parte terza.

Un’altra considerazione è che, senza il monopolio del governo e la selezione dei giudici basata sulle tendenze politiche e l’appeal demagogico, si sarebbe sviluppato un gruppo di giudici professionisti che sarebbe stato decisamente giudizioso. Quando leggeranno i loro commenti nei casi che hanno sperimentato, le persone riconoscerebbero la loro eccellenza e direbbero “Wow, questa sì che è stata una grande sentenza! Quando ho ascoltato l’esposizione delle prove per la prima volta, pensavo che il querelante avesse ragione, ma dopo che il Giudice Barnett ha spiegato bene il tutto, sono giunto alla conclusione che l’imputato ovviamente non è colpevole”.

 

In anarchia, le persone chiederebbero servizi giudiziari per tutte le ragioni per cui le persone desiderano la legge stessa: vorrebbero soddisfare il loro desiderio di giustizia astratto, ma vorrebbero anche favorire relazioni commerciali regolari e guadagnare una buona reputazione fra i loro vicini.

Consideriamo un esempio concerto. Supponiamo che Mark Johnson possiede un negozio e rompe il braccio di Gary Owens, un cliente. Owens inizia a dire a tutti i suoi amici (e a tutti gli altri che ascoltano) che si stava facendo gli affari suoi quando Johnson l’ha attaccato. Ora nella visione considerata standard (e persino promossa in una certa misura da scrittori anarcocapitalisti), a meno che Owens non appartenga ad un’agenzia di protezione, non può fare ricorso.

Ma semplicemente questo non è vero. È negativo per gli affari che Owens vada in giro a dire alla gente di essere stato brutalmente attaccato, se Johnson non fa nulla per confutare queste accuse. Se la gente dà una qualche validità alla storia di Owens, andranno a comprare altrove. Persino oltre l’aspetto pecuniario, se Johnson è un normale essere umano, si sentirà a disagio negli eventi sociali se la gente gli sparla alle spalle.

Quindi, Johnson inviterà pubblicamente Owens a portare le sue accuse davanti a qualunque giudice rispettabile specializzato in casi come questi. Ora se Owens torna indietro e chiede di portare il caso davanti a suo fratello, Johnson obietterà che un processo così sarebbe parziale. Ma se Owens propone alcuni possibili giudici, tutti senza relazioni con i querelanti e specializzato in furti commerciali e forza eccessiva e Johnson rifiuta ancora, allora la comunità darà più credito alle accuse di Owens di brutalità. Il punt è che all’interno di un sistema legale privato, ci sarebbero decine di giudici corretto fra cui scegliere; non ci sarebbero problemi per due querelanti onesti sceglierne uno fra loro, e l’incapacità di farlo verrebbe interpretata come un segnale di disonestà.

NORME PROBATORIE, PRECEDENTI, ECC,

Ora dal momento che le due parti (Johnson e Owens nel nostro esempio) concordano su un giudice, egli (o lei) presumibilmente sentirebbe testimoni, ammetterebbe prove fisiche ecc, a seconda d regole e procedure che sarebbero state create per promuovere al meglio la correttezza e l’obiettività. Dopo tutto, l’unica risorsa cruciale che avrebbe un giudice privato sarebbe la sua reputazione di prendere decisioni in modo imparziale. Nel nostro caso fittizio, probabilmente a Owens sarebbe permesso di presentare documenti medici dalla data dell’attacco presunto, mentre Johnson fornirebbe i nastri di sorveglianza se avesse video di Owens che si intascava la merce e opponeva resistenza durante il loro confronto.

Quando prenderà la sua decisione finale, probabilmente il giudice farà affidamento sui precedenti. Probabilmente direbbe “Negli altri casi simili a questo, i giudici hanno dichiarato il proprietario di negozio colpevole di eccessivo uso della forza quando ..” e così via.

Dovremmo renderci conto che questa fiducia nei precedenti non è necessariamente causata da un concetto astratto di legge ideale, ma è anche il risultato di una scelta dal giudice per guadagnare rispettabilità. Egli vuole che i futuri clienti portino il caso davanti a lui, e saranno più propensi a farlo se le sue decisioni precedenti si basano su un qualche tipo di principio giudiziario e sono coerenti con le decisioni “ragionevoli” fatte da altri giudici.

Per comprendere meglio, immaginiamo uno scenario ridicolo. Supponiamo che dopo aver sentito le ragioni di entrambe le parti, il giudice ci pensa un po’ e poi annuncia, “do ragione all’accusatore, il sig. Gary Owens. A causa della forza ingiustificata utilizzata dal proprietario, dichiaro che giustizia sarà fatta solo quando il sig. Mark Johnson darà tre baci all’accusatore”. Dopo una sentenza simile, probabilmente questo giudice vedrebbe peggiorare significativamente la sua attività.

APPELLO

Invece del caso precedente che non sarebbe a favore di nessuna delle due parte, supponiamo invece che il giudice abbia sentenziato che Johnson doveva a Owens 50.000 once d’oro. Johnson sicuramente obietterebbe che questo è ridicolo e rifiuterebbe di attenersi alla sentenza. Farebbe appello contro la sentenza e chiederebbe che lui e Owens portassero il caso davanti ad un altro giudice, che avrebbe ribaltato la precedente sentenza.

Gli incentivi sarebbero in questo caso simili alla situazione che ha portato al primo processo. A seconda di quanto sia assurda la prima sentenza, la comunità comprenderebbe in modo maggiore o minore il rifiuto di Johnson di attenersi alla decisione (anche se era d’accordo nell’agire in questo modo in precedenza). Ma una volta che un giudice avesse sentenziato in modo abbastanza “ragionevole”, anche se contro Johnson, il proprietario di negozio alla fine si atterrebbe ad essa per lasciarsi la questione alle spalle e riprendere la sua attività. Come nel caso di qualcuno che rifiuterebbe di essere processato, qualcuno che fa continuamente appello, specialmente dopo molteplici sentenze totalmente coerenti con le norme legali prevalenti, verrebbe visto con sospetto.

MIGLIORAMENTI

Gli esempi precedenti servono ad illustrare le basi fondamentali della legge privata: i singoli individui hanno divergenze e vogliono un esperto, una terza parte, che dia un’opinione. Nel corso del tempo, ovviamente, il libero mercato svilupperebbe perfezionamenti istituzionali di questo servizio base.

Nel caso più ovvio, le persone potrebbero decidere in anticipo il giudice (o l’arbitro) da usare in caso di una disputa. (Per esempio, questo potrebbe essere specificato in ogni contratto, che sia di assunzione di un impiegato o di affitto di un appartamento).

I codici legali da applicare, il numero di appelli concessi, ecc, potrebbero essere tutti specificati in anticipo, rendendo ancora più sospetto il fatto che una delle parti violi queste disposizioni dopo avere ascoltato la decisione del giudice.

L’altro probabile perfezionamento sarebbe il coinvolgimento di garanti, o agenzie che garantiranno per gli individui nel caso in cui abbiano subito multe elevate. Esattamente come le compagnie assicurative oggi pagano per i danni catastrofici causati dai loro clienti, anche queste agenzie pagherebbero i danni di uno dei suoi clienti condannato, ad esempio, per rapina in banca. Nelle società moderne le banche, i grandi datori di lavoro, gli agenti immobiliari ecc probabilmente continuerebbero a trattare solamente con individui che siano rappresentabili da agenzie rispettabili che garantiscano per loro.

OBIEZIONI

Una fra le principali obiezioni a questo sistema è quella che non ci sarebbe un gruppo uniforme di leggi applicabili a chiunque. E quindi? Se gli Ebrei Ortodossi vogliono avere un rabbino che applichi la Legge Mosaica per le loro controversie, mentre i libertari atei vogliono che Stephan Kinsella applichi L’Etica della Libertà per le loro controversie, perché non dovrebbe essere permesso? Certo, potrebbero essere scritte “cattive leggi” sotto l’anarchia, ma le persone non sarebbero soggette ad esse, o almeno non nella misura in cui sono costretti a sottomettersi alla cattiva legislazione del governo. (Nello stesso modo, in anarchia saranno scritti anche libri cattivi, ma nessuno sarà costretto a leggerli). In ogni caso, anche sotto il governo attuale, non c’è un insieme uniforme di leggi applicato a tutti, quindi questa obiezione è di per sé sciocca.

Un’altra obiezione comune è che il ricco potrebbe comprare le sentenze in un sistema di giustizia privato. Di nuovo, questo non tiene conto della dilagante corruzione nelle corti di giustizia governative. Almeno nel mercato aperto, i futuri querelanti potrebbero evitare giudici accusati di avere accettato tangenti in passato. Al contrario, sotto lo Stato l’unico ricorso possibile contro un giudice corrotto è la speranza che gli elettori se ne ricordino (e se ne interessino) e non lo rivotino, o che i politici nominino qualcun altro.

Un’altra critica tipica è che il sistema da me proposto funzionerebbe per le persone “razionali”, ma non per i criminali violenti. In un articolo come questo, posso solo dire che ogni azione in una società libera sarebbe soggetta ad un processo giudiziario come quello che ho descritto. Ho costruito deliberatamente l’esempio per includere l’uso della forza (piuttosto che, ad esempio, rinnegare un contratto di debito) per illustrare i principi coinvolti. Se Johnson avesse assunto una società di sicurezza privata i cui impiegati avessero rotto il braccio di Owens, la situazione non sarebbe stata sostanzialmente diversa. (Certo, Johnson farebbe bene a patrocinare solo società di sicurezza rispettabili che hanno la reputazione di ragionevolezza nel trattare con i taccheggiatori).

Questa preoccupazione è legata al ruolo (se esiste) delle prigioni in una società libera, e qui non ho lo spazio per affrontare questo affascinante argomento (penso che lo farò nel mio libro).

Infine, mi si accusa di supportare in qualche modo il positivismo legale, cioè starei affermando che qualsiasi “legge” che passa il test profitti vs perdite è una buona legge. Niente di più lontano dalla verità; i miei valori etici sono conformi alla mia fede Cristiana, e credo fermamente nella legge naturale. Tuttavia in questo articolo non sto descrivendo i contenuti del codice (o dei codici) legali che nascerebbero in una società di libero mercato, bensì le forze che influenzano la loro evoluzione. Per quelli che sono tentati di mandarmi le emails dicendo che c’è un insieme di leggi obiettivo che ogni pensatore intelligente può scoprire, rispondo semplicemente: anche se questo fosse vero, nessun governo nella storia ha ancora raggiunto quello che desiderate. Forse è ora di usare un approccio differente?

CONCLUSIONI

Per concludere, vorrei evidenziare due tipi di “diritto privato” in azione. Innanzitutto, vi è il fiorente settore dell’arbitrato. Proprio come milioni di persone optano per l’acqua in bottiglia prodotta dal mercato, nonostante l’alternativa “gratis” del governo, ci sono anche milioni di persone che risolvono le loro controversie tramite l’arbitrato privato.

Per fare un altro esempio ovvio, consideriamo gli arbitri negli sport professionisti. Nonostante tutti gli stereotipi, questi “giudici” sono solitamente imparziali, perché i proprietari delle squadre sanno che i clienti smetterebbero di guardare le partite se fossero truccate. Anche i più appassionati di sport possono ancora lamentarsi di un orribile errore del 1978 (ad esempio) che è costato la vittoria alla loro squadra, è proprio questo il punto. Devi andare indietro di decadi, per la maggior parte delle squadre, per ricordarti un simile torto! E se qualcuno affermasse che la sua squadra di football ha avuto un risultato deludente l’ultima stagione a causa degli arbitri cattivi, chiunque saprebbe che sta dicendo un’assurdità. Soprattutto quando non è parte in causa la loro squadra, gli appassionati di sport conoscono e si fidano dell’integrità del loro “sistema giudiziario”.

Parlare a favore di un sistema legale privato è semplicemente parlare contro un monopolio imposto dal governo. In ogni altro settore, l’approccio coercitivo fallisce, e non c’è niente di unico nella legge che possa cambiare questa conclusione.

Fonte: https://mises.org/library/possibility-private-law

NAZIONALSOCIALISMO: UNA VALUTAZIONE FILOSOFICA – Colin Jordan

Al pdf sottostante e, scorrendo la pagina, in formato di testo, si trova la traduzione di un discorso del leader radicale inglese Colin Jordan riguardo la natura del nazionalsocialismo. Credo che, al di là di se e quanto si condivide di certe cose, su certi argomenti tabù è sempre bene leggere dalle fonti dirette per fare le proprie valutazioni. Buona lettura agli interessati.

Nazionalsocialismo – Una valutazione filosofica – Colin Jordan

Alcuni decenni dopo la sconfitta fisica della Germania nazionalsocialista risultante dalla loro eroica lotta contro il vastissimo schieramento di uomini e mezzi tecnici schierati contro di lei dall’alleanza democratico-bolscevica, l’analisi di questa rivalutazione riflette il risveglio del Nazionalsocialismo, che è un argomento attuale.

Che il credo continui a manifestarsi come fa ora, dopo essere stato soggetto per decenni alla più grande campagna diffamatoria che il mondo ha mai conosciuto, è una prova della sua validità, attrattività e dignità per il futuro. È sopravvissuto alle fiamme della guerra e alla tempesta della denigrazione; quando la guerra è andata per il peggio e la denigrazione ha agito con tutta la sua forza, il Nazionalsocialismo è rimasto, alla fine, sinonimo della più alta volontà di sopravvivenza dell’uomo, del suo istinto di salute e forza e del suo desiderio per la bellezza nella vita: e finchè questo istinto e questo desiderio resteranno su questa terra, il credo del Nazionalsocialismo resterà indistruttibile.

Oltre tutti i dettagli dell’implementazione politica e le particolarità dovute al tempo ed al luogo, il Nazionalsocialismo, propriamente compreso, non è altro che un orientamento della mende, l’impulso dominante per vivere fino in fondo, attraverso lo sviluppo delle proprie potenzialità e le soddisfazioni dei propri bisogni, in condizioni di competizione e selezione naturale, oltre che di cooperazione, all’interno della comunità organizzata di popolo.

In questo le sue radici tornano indietro alla Grecia di Platone ed alla sua concezione di vita naturale, che consiste nella piena realizzazione della vera natura dell’uomo anche attraverso l’azione del governo all’interno della sua comunità nativa. Ricorda la nozione Romana di cittadinanza rispettosa: la nozione che la vita buona e nobile consiste nello stoico servizio nei confronti dello stato. In esso rivivono i legami di sangue ed il senso di comunità delle tribù Nordiche dell’antica Europa: la sensazione che l’uomo è sostanzialmente un membro del popolo, e che tutti i membri del popolo sono legati insieme in modo stretto da reciprochi obblighi e doveri.

 

Il Nazionalsocialismo, in questo modo, torna indietro ai vecchi, salutari ed organici valori della vita in rivolta contro l’intero impianto ideologico del liberalismo e della democrazia, con i loro legami basati sul denaro, il loro eccessivo individualismo, la loro visione dell’uomo come unità di popolazione mondiale intercambiabile senza popolo; con la loro giustificazione in un cristianesimo svilito che abbraccia un “umanitarismo” malato, che tollereranno sempre un male maggiore per essere sicuri di evitarne uno minore, con la loro frase ingannevole secondo cui i desideri della massa indotti artificialmente e determinati numericamente sono criteri importanti. La storia è fatta di una sequenza di decadimento sociale e rinnovamento. Il Nazionalsocialismo è il rimedio del XX secolo per un rinnovamento che contrasti la grande degenerazione dei tempi moderni sotto i vessilli del pensiero e le azioni disintegranti, degradanti e devirilizzanti emerse da dopo la rottura del vecchio ordine medievale, spazzato via dalle forze crescenti del capitalismo e della rivoluzione industriale; questo processo si è sviluppato sotto il liberalismo laissez-faire del XVIII e XIX secolo; è giunto al culmine sotto la democrazia del XIX e XX secolo; e porterà al trionfo mondiale del comunismo entro la fine di questo XX secolo, a meno che il Nazionalsocialismo non salga al potere in tempo su un’area sufficiente del mondo.

Quindi il Nazionalsocialismo è molto più di uno schema politico transitorio. È una tendenza storica alla rinascita. L’attuale movimento della rinascita è un movimento rivoluzionario nello scopo e nello spirito, che non cerca compromessi con l’ordine attuale né con le sue pratiche perniciose o i suoi falsi valori; esso vuole la loro completa sostituzione.

Come tale, vale per tutto il mondo e per tutta la vita. Vale per tutto il mondo nel senso che, nella sua essenza, è universalmente valido e vitale, qualificato solo dal fatto che è Ariano nella sua emanazione e tradizione; sostiene e dipende dalle qualità che si trovano per eccellenza nei popoli Ariani.

Vale per tutta la vita nel senso che non è un aspetto della vita, ma è l’intera vita vista da un certo aspetto. È un atteggiamento mentale che si può esprimere virtualmente rispetto a qualunque cosa.

Il Nazionalsocialismo si schiera in totale opposizione ad ogni manifestazione di scarsa salute, bruttezza e degenerazione culturale e spirituale, non meno che nelle sfere politiche ed economiche. Nei fatti, costituisce uno stile di vita. Un uomo non si definisce nazionalsocialista semplicemente per avere una qualche approvazione intellettuale. È nato con una propensione al nazionalsocialismo, la sua mente brama esteticamente il discernimento e la realizzazione di un modello di vita sano, e non solo pensa e si sente Nazionalsocialista, ma si comporta come tale se lo è per davvero e per intero.

Oggi, nel suo scopo e nelle sue intenzioni, il Nazionalsocialismo è una filosofia ed una fede. Valuta il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, e quello che crea vantaggio o danno al popolo; inoltre, al posto della disabilità sentimentale della mente democratica, accetta che il fine giustifica i mezzi, e fornisce i mezzi che non contraddicono il fine. Stabilisce un significato ed uno scopo della dimensione cosmica della vita intesa come realizzazione personale, all’interno della continuità e dello sviluppo del popolo, della continuità di sangue del popolo, fino alla metamorfosi della tomba e la sua relativa redistribuzione nell’universo.

Il criterio di base e principale valore del Nazionalsocialismo da cui tutto il resto deriva è, come Hitler spiega chiaramente nel Mein Kampf, il suo concetto di popolo, visto come l’ambiente essenziale dell’uomo e, nei fatti, la sua estensione della personalità.

Il significato del popolo è, in primis, quello di una comunità razziale. È l’allargamento etnico della famiglia. L’uomo non è un’unità autonoma e fine a sé stesso, come affermano i saggi del liberalismo e della democrazia. Appartiene al suo popolo. La sua vita, come una parte, è intrecciata con la vita del tutto, non solo presente ma anche passato e futuro, perché mentre gli uomini vanno e vengono il popolo va avanti, continuamente, eternamente, grazie ai suoi membri che fanno il loro dovere per esso. Quindi, nell’identificare sé stesso con il suo popolo, l’uomo prolunga sé stesso attraverso la molteplicità dei suoi antenati e dei suoi discendenti, raggiungendo quindi l’immortalità.

Il popolo esiste in forme più piccole e più grandi, che vanno dalla famiglia, al clan, alla tribù, alla comunità regionale, fino alla nazione e, ancora più in là, alla razza.

Attualmente la concezione di popolo è diventata troppo collegata con le nazioni corrispondenti agli stati attuali. Il sentimento di affinità e comunità, che si era giustamente esteso dalla tribù e il piccolo regno al moderno stato-nazione, si è tuttavia concentrato troppo su questo livello. Le comunità di livello inferiore e più piccole, ma ugualmente importanti, all’interno dello stato-nazione sono state sconvolte e private di vitalità, mentre si verificava l’espansione della coscienza popolare dal livello dello stato-nazione a quello dell’intera razza. Tuttavia il sentimento popolare, per essere davvero potente, deve fluire dalle sue radici attraverso le comunità provinciali e locali fino al livello/limite della razza, perché la piena sicurezza e          prosperità di tutte le parti in gioco possono essere trovate del tutto solo in questo modo.

Oggi, e nel futuro, il Nazionalsocialismo deve incarnare questa estensione essenziale del sentimento di affinità e comunità andando oltre i confini del moderno stato-nazione e del nazionalismo convenzionale, in modo che lo stato-nazione diventi un’unità intermedia nella struttura del popolo, e che il suo nazionalismo e razzialismo diventino totalmente subordinato ad un nazionalismo per tutta la razza.

Allo stesso tempo, le comunità locali devono essere rianimate, le sub-nazioni provinciali riconosciute e rispettate, ed ai popoli soggetti ad un governo estraneo deve essere riconosciuto il diritto etnico alla separazione.

Il credo del nazionalsocialismo nel popolo come valore basilare e tutto ciò che da esso risulta fa sì che, in senso figurato, si pensi con il sangue riguardo a tutte le questioni.

Questo dà origine immediatamente ed inevitabilmente alla definizione di cittadinanza come una questione razziale: solo quelli che sono membri del popolo sono membri della nazione, e solo quelli che sono membri della nazione possono essere cittadini dello stato, per parafrasare il quarto dei 25 punti del NSDAP di Adolf Hitler.

Da ciò deriva il credo che è necessario non solo preservare le caratteristiche del popolo ma anche, tramite misure eugenetiche, migliorare la qualità del popolo. Questa è la tesi rivoluzionaria del nazionalsocialismo: che la via del vero progresso risiede nella procreazione di esseri umani migliori.

Dal momento che tutti i cittadini sono della stessa razza, essi hanno un legame trascendente che li unisce come fratelli di sangue oltre ogni differenza di classe e distinzione personale. L’unità nazionale, ad esempio, la coesione e la vita organica al posto della lotta di classe o della Destra e la Sinistra, è uno dei grandi principi secondari del nazionalsocialismo. Tutte le occupazioni ed attività, tutte le tipologie di persone e tutti i settori di attività devono essere integrati nella vita organica della comunità.

Il sentimento sociale di unità deve trovare espressione pratica e a sua volta essere stimolato da una sincera e profonda attenzione per la giustizia sociale ed economica. La consapevolezza dell’affinità e la cura per il bene collettivo del popolo richiedono che ogni cittadino abbia un’uguale opportunità di sviluppare ed esercitare i suoi talenti e di crescere secondo i propri meriti; e che ogni cittadino riceva un equo ritorno per i suoi servizi alla comunità, e che anche al lavoratore più umile sia assicurato tutto ciò di cui ha bisogno per la vita.

Arriviamo così all’elemento socialista del nazionalsocialismo. Non è il socialismo marxista della proprietà statale dei mezzi di produzione e distribuzione, che è l’eccessiva gestione economica del governo stile formicaio ed è discutibile quanto l’individualismo predatorio del sistema capitalista, che è la quasi assenza di gestione economica del governo, o l’anarchia, la giungla. È socialismo popolare, o la regolamentazione delle imprese private, per l’equa divisione dei suoi frutti, in condizioni eque. Le ingiustizie economiche ed i mali sociali del capitalismo hanno favorito il marxismo, con la sua forma perniciosa di controllo pubblico dell’economia, e l’alternativa ad entrambe le visioni è nel nazionalsocialismo.

 

L’ideale di popolo, che implica la difesa della razza, l’unità della nazione ed il benessere della gente, genera il principio di leadership del nazionalsocialismo ed un’elite al servizio di questi obiettivi. La sua concezione di ordine naturale è non solo affermare che gli uomini sono nati nel popolo per una vita all’interno del popolo, ma anche che possiedono differenze ereditarie di capacità di sevire la comunità.

Quindi, per il bene di tutti, il superiore deve guidare l’inferiore. I leaders naturali devono essere selezionati e deve essere stabilita un’elite gerarchica sotto un leader supremo, con il potere di svolgere le loro funzioni.

A differenza del liberalismo, il nazionalsocialismo non considera il potere governativo dello stato come un qualcosa di sostanzialmente repressivo; lo considera invece come un grande e benefico potere di guida ed arbitrio, incoraggiamento e protezione. Il suo detto è “tutti per il popolo e il popolo per tutti”. Sanziona con qualsiasi mezzo necessario, in qualunque campo, per garantire che chiunque e qualunque cosa nella comunità sia in armonia con questo principio.

Vede il dovere del governo nazionalsocialista come la rappresentazione della volontà del popolo, concepita non come il capriccio temporaneo di una qualche folla democratica, ma come il più alto interesse della comunità, visto nella prospettiva storica come una continuità di scopo, che abbraccia non solo il bene generale del presente, ma anche l’eredità del passato ed i bisogni del futuro.

https://racialrealism.wordpress.com/2017/06/27/national-socialism-a-philosophical-appraisal/

Congresso della Lega 21/12/2019: Osservazioni generali.

La storia della repubblica italiana ha almeno 3 casi, in aree politiche diverse, di “mainstreamizzazione” di partiti politici “radicali”.
1. Area fascista, MSI che diventa la mainstream AN post-Fiuggi e, fra vari passaggi, l’attuale FDI, con istanze meno massimaliste ma figlio di una certa cultura.
2. Area comunista, col crollo dell’URSS che porta alla scissione del partito comunista italiano ed alle sue varie ramificazioni, la cui principale, il PD (e le sue recenti scissioni), ha ormai posizioni per certi versi molto lontane ma ha come collante un certo background politico/culturale.
3. Appunto, la Lega Nord che, in un processo che parte da lontano (forse lo spartiacque definitivo è il 2014 ma già da molto prima c’erano sentori in tal senso), si è gradualmente trasformata in un partito nazionale “a trazione nordista”, nel senso che il gruppo dirigente è formato da gente del nord, molti dei quali presenti anche nel periodo più massimalista.
Credo che sia in parte, in tutti e 3 i casi, questione di contingenze storiche, in parte opportunità personali, in parte calcoli elettorali. Tutti e 3 i processi di “mainstreamizzazione” hanno in comune 3 aspetti:
1. L’obiettivo di mantenere, nonostante tutti i cambiamenti, lo “zoccolo duro” di elettori massimalisti cercando di risultare convincenti con cose come “i tempi sono cambiati e ora va così, però siamo sempre noi”.
2. L’obiettivo di allargare il consenso a gente che non avrebbe mai sostenuto la versione massimalista, cercando di risultare convincenti con cose come “siamo maturati e siamo più al passo coi tempi / inclusivi / aperti anche a chi ha un background diverso”.
3. La presenza di “dissidenti massimalisti” che non hanno digerito questo processo di cambiamento e hanno portato avanti le istanze massimaliste del passato, eventualmente rivisitate, in altre forze politiche e culturali, in un rapporto a volte di collaborazione col contenitore mainstream, a volte conflittuale. Del resto “a sinistra” del PD esistono ancora forze sia “rosse” (PCI) che “fuchsia” (inteso come marxismo culturale, tipo PAP), “a destra” di FDI esistono ancora forze “nere” (casapound e forza nuova) e già da molto tempo (in realtà già dalla decisione di seguire la “via padana”) esistono forze indipendentiste o autonomiste al di fuori dei circuiti leghisti (PLI qui, vari gruppi in Veneto, Grande Nord ultimamente, più vari movimenti regionali bene o male ovunque nella “padania”).
Alla fine nel caso leghista, come in ogni aspetto della vita in genrale, parlano il tempo ed i fatti. Per ora il tempo e i fatti hanno detto che c’è stato questo processo, che chi conta nei circuiti leghisti ha preso questa decisione; per convinzione o convenienza, sinceramente o turandosi il naso, ma ha fatto la sua scelta.
Chi vuole che si crei o si sviluppi qualcosa al di fuori partendo dalle vecchie istanze deve fare, come hanno fatto in molti, la scelta di tirarsi fuori e contribuire ad altre realtà, anche se questo vuol dire ripartire da zero e rinunciare a varie cose (fra cui introiti sicuri, specie per chi vive di politica).
Chi crede che ci sia spazio per portare avanti i vecchi temi deve cercare di lavorare dall’interno.
Ma il fatto principale è un altro. Le zone “non padane” della rep. italiana, prima della svolta nazionale della lega, votavano varie cose ma non votavano in massa nè partiti regionali nè partiti nazionalisti tipo MSI ed evoluzioni e spin off più o meno radicali. La destra nazionale in quelle zone ha fatto la sua solita propaganda, per anni, per decenni, con parole come patria, tricolore, onore e relativi riferimenti storici. I risultati elettorali sono stati diversi ma tutto sommato modesti.
Poi arriva un milanese, Salvini, che fino a pochi anni prima diceva peste e corna dei teroni, si mette a scimmiottare la taggianità e la terronanza stereotipata più indecente, a metà fra un cinepanettone e barbara d’urso, usa il tricolore come usa il crocefisso, cioè tipo “boh in realtà cazzomene però usiamolo perchè va usato”, dice 4 banalità in croce e arriva a risultati elettorali che la destra nazionale si sogna.
Ecco, questo fatto principale dimostra oltre ogni ragionevole dubbio la totale inconsistenza del nazionalismo italiano e dovrebbe fare capire a tutti che molto probabilmente seguire quella strada con convinzione, a lungo termine, non porterà ad alcun risultato.

Clemente Mastella contro la lobby ebraica (fonte: totalitarismo blog)

ROMA – Alla fine, dopo tanto dibattere sui poteri «forti» e quelli «invisibili», la parola tabù è venuta fuori. È il ministro del Lavoro, Clemente Mastella, esponente dei CCD, a buttare fuori il rospo. Nell’ombra – dice – c’è la «lobby ebraica» che da New York manovra contro il governo.
Mastella ha detto apertamente quello che l’astuto Tatarella si era ben guardato dall’esplicitare, limitandosi a fare cenno al «gruppo di pochi che cerca di determinare la vita di molti». O che il ministro Radice si era limitato a evocare. Il responsabile del Lavoro, invece, non ha cercato eufemismi. Le cose vanno male in economia? La grande stampa internazionale fa piovere critiche? Risposta in due tempi di Mastella: «Da una parte la nostra piccola e media impresa comincia a intimorire i suoi concorrenti stranieri. Dall’altra la presenza di Alleanza Nazionale nell’esecutivo preoccupa la lobby ebraica newyorkese che non coglie ancora la distinzione tra il vecchio MSI e AN». E così finalmente hanno un nome e cognome, e persino un indirizzo, i «nemici» del governo Berlusconi. Ci sarà pure chi «rema contro», come sostiene il premier. Ma all’estero, annuncia Mastella, «qualcuno teme l’Italia e questo governo». E comunque il Ministro ha pensato a una trattativa: «Bisognerebbe spiegare alla grande finanza ebraica che la linea evolutiva portata avanti da Fini si allontana sempre più dall’antica concezione di una destra statica e nostalgica».
Il nodo è venuto alla luce, insomma. La «lobby ebraica» ovvero il fantasma del complotto demopluto-giudaico-massonico di mussoliniana memoria. Un argomento finora mai esplicitato, ma a cui spesso s’è fatto allusione parlando del post-fascismo. Se n’è parlato a margine del caso di Fiamma Nirenstein, ad esempio, direttrice del centro di cultura italiano a Tel Aviv e licenziata dal Ministero degli Esteri a fine mandato. I radicali avevano sollevato sospetti di antisemitismo. E ci si era messo di mezzo pure Vittorio Sgarbi, che ha presentato un’interrogazione parlamentare: «È solo una coincidenza che Furio Colombo e Fiamma Nirenstein siano entrambi ebrei?».
Ma adesso la questione è diversa. Alcuni ministri ritengono di essere al centro di una congiura. Tatarella, già nell’intervista a La Stampa di tre giorni fa, esponeva con chiarezza il piano dei «nemici» dell’Italia: «Destabilizzarla al fine di impossessarsi di parecchi gioielli della nostra economia».
Ma attenzione, non è nulla di nuovo. Era questa già la tesi di molti politici della Prima Repubblica, che così spiegavano i loro scivoloni giudiziari: «Una congiura interazionale». Ed è un ritornello nelle pubblicazioni di destra. Il periodico Italia settimanale, diretto da Marcello Veneziani, anche ieri annunciava: Le banche inglesi contro Berlusca. E passava a spiegare: «Lazard, Pearson, Warburg e Rotschild sono riuniti nella Round Table, l’organismo fondato da Cecil Rhodes per suggerire le politiche “imperiali” britanniche. Oltre al Financial Times, controllano l’Economist… È ovvio che l’oligarchia veda oggi l’affermazione del Polo come un irritante intralcio ai suoi progetti».
Ma naturalmente i primi a preoccuparsi di questo genere di disquisizioni sono gli intellettuali di fede ebraica. Il presidente del Centro di documentazione ebraica, Adriana Goldstaub: «Non siamo certo agli anni bui, però vedo rafforzarsi un pregiudizio antiebraico. Chiamiamola pure sottocultura, pregiudizio, cultura da bar. Il guaio è che tra la gente certe battute non vengono nemmeno considerate antisemite, ma semplici opinioni che hanno la loro dignità».

IL DECENTRAMENTO COME PONTE PER UNA SOCIETA’ PIU’ LIBERTARIA – Bálint Táborszki – 24/06/2019

Al PDF sottostante e, scorrendo la pagina, in formato di testo, potete trovare la traduzione dell’articolo in oggetto, fonte originale il sito del Mises Institute.

Buona lettura agli interessati.

IL DECENTRAMENTO COME PONTE PER UNA SOCIETA’ PIU’ LIBERTARIA

 

IL DECENTRAMENTO COME PONTE PER UNA SOCIETA’ PIU’ LIBERTARIA

 

Lo stato ed i suoi mali sono solo l’ombra proiettata dall’opinione pubblica; è per questo che chi sostiene la libertà ed i liberi mercati pone così tanta enfasi sull’istruzione. Ci concentriamo sulla diffusione di tematiche come il funzionamento del profitto vs la gestione burocratica, i monopoli di stato vs la libera competizione, il commercio internazionale vs protezionismo e così via. Tuttavia sappiamo anche che un libertario non diventa tale da un giorno all’altro. Se chiedi a chiunque, essi diventano libertari di solito leggendo diversi libri e spesso dopo lunghe conversazioni con chi è già convinto del valore della libertà. In breve, fanno un percorso di conversione lungo mesi ed anni tramite l’apprendimento, la lettura ed il ribaltamento graduale delle loro precedenti convinzioni. Quindi, in quanto “venditori di libertà”, il nostro processo di conversione potrebbe richiedere letteralmente molti anni prima di concretizzarsi. Questo dovrebbe darci una pausa. Questo perché non possiamo fare passi avanti verso una società libera facendo affidamento esclusivamente sulla guerra ideologica attraverso le argomentazioni. Ribadisco, queste argomentazioni sono indispensabili per la distruzione ideologica di qualunque tesi statalista, ma non sono sufficienti per un programma positivo per la libertà, specialmente uno che abbia il potenziale per conquistare la maggioranza in una qualsiasi elezione democratica. La soluzione per questo credo che sia porre molta più enfasi nella causa del decentramento. In breve, non stiamo spingendo abbastanza forte sul tema del decentramento politico.

Per ribadire l’argomentazione per il decentramento nel modo più breve possibile: più grande è il livello di decentramento politico in un dato territorio, più facile sarà per la popolazione spostarsi se un governo diventa sempre più tirannico. E dato che i governi cercano di mantenere la propria base imponibile, il decentramento impone un limite naturale al potere dello stato.

Spesso, la premessa di base può essere formulata in questo modo: io e te abbiamo diverse idee su come organizzare la società per raggiungere le condizioni migliori per tutti i membri. Se tu credi che le tue idee porteranno al migliore e più vivibile sistema e se io credo lo stesso riguardo le mie idee, perché non metterle entrambe alla prova? Invece di un sistema politico dall’alto verso il basso, perché non avere una competizione fra libere città, comunità, distretti, stati e contee?

Ognuna di esse sarebbe libera di portare avanti le politiche che ritiene le migliori. Gli altri, vedendo come risultato la crescita degli standard di vita, saranno incentivati da quelli che sceglieranno di seguirli.

Per attuare il programma politico del decentramento serve solo un semplice passo, un semplice emendamento costituzionale che può essere effettuato in ogni paese del mondo: se la maggioranza degli abitanti di un villaggio, cittadina, distretto o città esprimono tramite un libero referendum che si oppongono ad una qualunque legge ratificata dal governo locale, statale o federale, essi devono essere considerati esenti dalla giurisdizione di quella legge.

Non serve essere un libertario per comprendere il valore di un tale programma decentralista. Infatti, questo è probabilmente l’unico programma che ha il potenziale per unire praticamente tutti a livello globale; chi è di destra o di sinistra, capitalista, socialista o qualunque altra cosa in mezzo; tutti in un singolo movimento mondiale decentralista di autodeterminazione, per liberare tutte le comunità, in modo che esse possano modellare la loro società secondo i propri valori invece di vederseli imporre dalla potenza di un leviatano / stato centralizzato.

 

Autore: Bálint Táborszki, 24/06/2019

Fonte: https://mises.org/power-market/decentralization-bridge-more-libertarian-society

COME EVITARE UNA GUERRA CIVILE: DECENTRAMENTO, NULLIFICAZIONE E SECESSIONE – Ryan McMaken – 12/04/19

Al pdf linkato o, scorrendo la pagina, in formato di testo, si trova la traduzione integrale di questo interessante articolo di Ryan McMaken scritto qualche mese fa per il sito del Mises Institute. Buona lettura agli interessati.


COME EVITARE UNA GUERRA CIVILE: DECENTRAMENTO, NULLIFICAZIONE E SECESSIONE – Ryan McMaken – 12/04/19

 

COME EVITARE UNA GUERRA CIVILE: DECENTRAMENTO, NULLIFICAZIONE E SECESSIONE.

Sta diventando sempre più evidente che gli USA non saranno gli stessi di prima dopo che Donald Trump lascerà la carica, ed è facile immaginare che i partiti anti-Trump useranno il loro ritorno al potere come un’opportunità di regolare i conti con gli odiati campagnoli e “deplorevoli” che hanno osato tentare di opporsi alle loro elites di Washington DC, della California e di New York.

Questo conflitto in corso potrà manifestarsi nella guerra culturale attraverso ulteriori attacchi alle persone che prendono sul serio la loro fede religiosa, oltre che su quello che condividono una qualche opinione sociale che non è popolare fra i laureati dei maggiori centri urbani. Il Primo Emendamento sarà in pericolo come mai prima d’ora; sia la libertà religiosa che la libertà di pensiero saranno viste come un veicolo di “odio”. Certamente anche il Secondo Emendamento sarà appeso ad un filo.

Ma sarà ancora più pericoloso il ritorno del Deep State ad una posizione privilegiata dalla quasi totale assenza di opposizione da parte dei funzionari eletti nel governo civile. La CIA e l’FBI faranno di tutto per assicurarsi che gli elettori non possano pià eleggere chi non riceva l’endorsement esplicito della “comunità” dell’intelligence americana. Il Quarto Emendamento sarà abolito, così la NSA ed i suoi amici potranno spiare impunemente ogni americano. L’FBI e la CIA saranno più libere di combinare l’uso della sorveglianza ed le fughe di notizie per distruggere gli avversari. Chiunque dissenta dalla guerra del deep state, che siano contro gli Americani o gli stranieri, sarà denunciato come un collaborazionista di potenze straniere.

Questi scenari potrebbero sembrare eccessivamente radicali, ma la radicalità della situazione è chiara dal fatto che Trump, che è solo un oppositore molto moderato dello status quo, ha ricevuto un’opposizione così isterica. In fondo, Trump non ha smantellato il sistema di welfare. Non ha ridotto, né evitato di far crescere, il budget militare. Le sue battaglie con il deep state sono state basate in gran parte su istanze politiche, e nemmeno su quelle più controverse. Per esempio Trump si è schierato con lo stato di sorveglianza in questioni come la persecuzione di Edward Snowden.

I suoi “peccati” consistono soltanto nella sua mancanza di entusiasmo per le attuali istanze del centro sinistra verso una politica per un’identità sempre più debole. Inoltre, cosa più importante, non è stato abbastanza propenso ad iniziare ulteriori guerre, espandere la NATO e spingere i Russi verso la Terza Guerra Mondiale.

Anche per questi scostamenti secondari, così ci viene detto, deve essere distrutto. Quindi, possiamo indovinare come sarà l’agenda una volta che Trump sarà fuori dai giochi. Sembra non essere né mite né moderata.

E quindi? In questa situazione metà della nazione, gran parte di cui coincide con la metà che si autodefinisce “Stati rossi d’America” (dal colore rosso del Partito Repubblicano), potrebbe considerarsi come conquistata, indebolita ed inascoltata. Questa è una ricetta per la guerra civile.

L’esigenza della Separazione.

Ma come possiamo agire ora per minimizzare i danni che questa polarizzazione probabilmente causerà? La risposta è nella maggiore decentralizzazione e nell’autonomia locale. Ma finchè la maggioranza degli Americani sarà schiava della nozione autoritaria che gli USA sono “una nazione indivisibile” non ci sarà alcuna risposta ai problemi di una regione potente (o un partito) che esercita un potere incontrastato su una minoranza.

Molti conservatori affermano ingenuamente che la Costituzione e la “regola della legge” proteggerà le minoranze in questa situazione. Ma le loro teorie sono valide solo se le persone che fanno ed interpretano le leggi aderiscono ad un’ideologia che rispetta le autonomie locali e la libertà per le visioni del mondo diverse da quelle della classe dirigente. Questa ideologia è sempre più lontana dall’ideologia della maggioranza, per non parlare della maggior parte dei giudici e dei politici più potenti.

Quindi, per quelli che riescono a lasciarsi alle spalle la propaganda da alzabandiera della loro gioventù, è sempre più evidente che dovrà essere fatto qualcosa di diverso dal ripetere la solita manfrina da insegnamento civico alle scuole superiori sul leggere la Costituzione o eleggere “leaders forti”.

Come ho fatto notare in passato, la nozione di autonomia locale crescente attraverso la nullificazione e la secessione sta prendendo piede da tempo in Europa, in cui i referendum sul decentramento stanno crescendo con maggiore frequenza.

E i conservatori stanno vedendo sempre di più le cose come stanno. Fra di loro il più acuto è stato Angelo Codevilla. Nel 2017 Codevilla, scrivendo per Claremont Review of Books, ha predisposto un progetto per l’opposizione locale al potere federale e ha affermato:

<< Il Texas ha fatto una legge che, effettivamente, chiudeva gran parte delle cliniche per l’aborto. La Corte Suprema degli USA l’ha annullata. Cosa succederebbe se il Texas le chiudesse lo stesso? Verrebbe mandato l’esercito a puntare le pistole contro i rangers del Texas per costringerli ad aprirle? Cosa farebbe il governo federale se il North Dakota si dichiarasse un “santuario per i non nati” e vietasse l’aborto? Del resto, cosa sta facendo il governo federale in Colorado e in California, dove per motivi pratici le sue leggi sulla marijuana vengono ignorate? L’Utah si oppone alle regole dei monumenti nazionali creati per decreto dentro i suoi confini. Cosa succederebbe se lo stato ignorasse queste regole? Preghiere nelle scuole? Cosa potrebbero fare i burocrati di Washington se un qualche numero di stati decidesse che quello che dicono le corti federali su certi argomenti non va bene?

Ora che l’identità politica ha abbandonato la strategia della persuasione e si mescola con l’arte della guerra, gli uomini di stato dovrebbero cercare di far sì che la pace rimanga stabile attraverso la reciproca tolleranza verso le giurisdizioni che ignorino o violino le leggi federali, i regolamenti o le ordinanze giudiziarie federali. Gli stati Blu e Rossi (ndt, Blu = pro Partito Democratico, Rossi = pro Partito Repubblicano) la vedono diversamente su alcuni temi come la salute, l’istruzione, il welfare e la polizia. Non è un bene insistere che tutti debbano fare le cose nello stesso modo.>>

E nel 2019 la necessità della separazione sta diventando più urgente. La settimana scorsa Codevilla ha proseguito sulla stessa linea:

<< Dopo le elezioni del 2020 gli americani comuni dovranno affrontare la stessa questione spinosa del 2016: come assicureremo e forse ristabiliremo la nostra sempre minore libertà di vivere da Americani? E mentre potremmo desiderare l’aiuto di Trump, dobbiamo guardare a noi stessi e agli altri leader per comprendere come contrastare i molteplici assalti della classe dominante, ora e soprattutto nel lungo periodo.

L’implicazione logica è conservare quello che può essere conservato e fare ciò che deve essere fatto per quelli che vogliono conservarlo. Per quante energie possano servire per raggiungere questo, l’obiettivo deve essere la conservazione delle persone e dello stile di vita che si desidera conservare. Questo implica un qualche tipo di separazione. La strada più semplice ed indolore per tutte le parti è permettere che gli altri prendano la propria strada. La classe dirigente non ha avuto paura di usare i poteri dei governi locali che controlla per fare azioni che contrastavano la politica nazionale, rendendo effettivamente nulle le leggi nazionali. E la fanno franca.

Per esempio, l’Amministrazione Trump non ha mandato le truppe federali per far rispettare le leggi nazionali sulla marijuana in Colorado e California, né ha punito le persone ed i governi che hanno sfidato le leggi nazionali sull’immigrazione. Non ci sono motivi per cui gli stati, le contee e le località conservatrici non debbano anch’essi far valere le loro ragioni.

Nemmeno l’eventuale Presidente Alexandria Ocasio-Cortez ordinerebbe all’esercito di sparare per riaprire le cliniche per l’aborto in Missouri, North Dakota o qualunque altra città. Come afferma Francis Buckley in “Secessione Americana”: l’imminente fine degli USA, con una qualche tipologia di separazione, è inevitabile, e le opzioni a riguardo sono molte.>>

Bisogna notare che la strategia di Codevilla non è caratterizzata da grandiosi immaginari di indipendenza, né da un desiderio di rivangare le presunte gloriose vittorie militari dei tempi passati. Gli errori dei Confederati a metà del XIX secolo furono questi.

È interessante che l’approccio più pragmatico di Codevilla condivide abbastanza cose in comune con la strategia raccomandata da Hans-Hermann Hoppe nel suo saggio “Quello che deve essere fatto”. L’idea è quella di affermare il controllo locale e rifiutare la collaborazione con i politici federali. Ma con moderazione. Hoppe scrive:

<<E’ prudente evitare un confronto diretto con il governo centrale e non denunciare apertamente la sua autorità o addirittura rifiutarsi di riconoscerla.

Piuttosto, è consigliabile impegnarsi in una politica di resistenza passiva e non-cooperazione. Semplicemente, smetterla di aiutare il governo ad applicare ogni legge federale. Assumere il seguente atteggiamento: “queste sono le tue regole e le fai rispettare. Non posso ostacolarti, ma neanche ti aiuterò, poiché il mio unico obbligo è verso i miei elettori locali”.

Se applicata con costanza, la non cooperazione, la non assistenza di qualunque tipo ad ogni livello, causa la netta diminuzione del potere del governo centrale, o addirittura la sua fine. E, alla luce dell’opinione pubblica in generale, sembra alquanto improbabile che il governo federale osi occupare un territorio i cui abitanti non hanno fatto nient’altro che cercare di farsi gli affari propri. Waco, un gruppo di giovani un po’ pazzi, è una cosa. Ma occupare o spazzare via un gruppo significativamente grande di cittadini normali e rispettabili è un’altra cosa, decisamente più difficile>>

Alcuni non saranno in grado di lasciarsi alle spalle la mentalità secondo cui gli USA debbano essere per sempre governati da una singola politica nazionale. Insisteranno a ripetere che ogni tentativo di decentramento di questo tipo provocherà necessariamente la violenza. Scrivendo a “The American Conservative”, Michael Vlahos, ad esempio, crede che la violenza non si può evitare. Ma persino egli ammette che è improbabile che la violenza prenda la forma dello spargimento massivo di sangue come negli anni intorno al 1860:

<<Le nostre guerre civili del passato non erano vincolate a regole formali, eppure in qualche modo si svolgevano effettivamente secondo le aspettative. La società Americana di oggi ha norme ed aspettative molto diverse per un conflitto civile, ed esse sicuramente limiteranno il modo in cui combatteremo la prossima battaglia.

L’America di oggi non è più un campo di battaglia industriale (pensate a Gettysburg, D-Day). La nostra prossima guerra civile, come i media sociali ci ricordano in modo così eloquente, metterà in atto la sua violenza su un campo di battaglia ugualmente doloroso ma meno sanguinoso.>>

Molti di quelli devoti alla supremazia federale perpetua sicuramente non ammetteranno neanche questa ovvietà.

Ogni tentativo di decentralizzazione, nullificazione o secessione è considerato non valido perché “questo è stato deciso dalla Guerra Civile”. Non c’è dubbio, certo, che la Guerra Civile ha risolto il problema per una o due generazioni. Tuttavia dire che una guerra “sistema le cose” per sempre è senza ombra di dubbio insensato.

È vero, comunque, che se l’idea degli Stati Uniti unificati dal punto di vista giuridico, culturale e politico è oggi vincente, gli Americani potrebbero andare incontro ad un futuro di sempre maggiore repressione politica, segnata da episodi sempre più comuni di spargimento di sangue. Questo è semplicemente il risultato logico di qualunque sistema in cui si assume che il partito che governa ha il diritto e il dovere di costringere un gruppo sottostare al volere di un altro gruppo. È questa la fine di un’America unificata.

Autore: Ryan McMaken, 12/04/2019.

Fonte:
https://mises.org/wire/how-avoid-civil-war-decentralization-nullification-secession