DEMOGRAFIA E RIPRODUZIONE SESSUALE (Eugenio Benetazzo – 16 12 19)

Di seguito la sbobinatura di un recente video dell’economista Eugenio Benetazzo con link diretto alla fonte per chi preferisce ascoltare che leggere.
Buona lettura agli interessati

DEMOGRAFIA E RIPRODUZIONE SESSUALE

Agli studenti che mi scrivono chiedendomi quali temi approfondire durante il loro percorso di formazione universitaria consiglio vivamente di visionare le opere di due grandi economisti della scuola classica che vissero durante la fine del 1700 e l’inizio del 1800. Mi riferisco a David Ricardo e Thomas Malthus. Di quest’ultimo soprattutto il saggio denominato “principio della popolazione ed i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società. Thomas Malthus è noto in dottrina in quanto i suoi scritti ed il suo pensiero hanno successivamente dato vita al malthusianesimo, il cui assunto fondamentale considera la pressione demografica come principale vettore della diffusione della povertà e della fame nel mondo. Le maggiori critiche al suo pensiero vennero formulate circa 50 anni dopo da un filosofo ebreo di nazionalità tedesca: Karl Marx, all’interno di un’altra opera, di valenza economica piuttosto nota, ossia Il Capitale. Tuttavia il lavoro di Malthus ha influenzato significativamente tanto Charles Darwin quanto una delle associazioni ambientaliste non governative fra le più famose e rinomate al mondo come il club di Roma, fondato da diversi premi nobel e leaders politici agli inizi degli anni 70. Dopo gli studi a Cambridge in matematica Malthus conseguì i voti religiosi presso la chiesa anglicana ed iniziò a professare come pastore. Proprio la sua vocazione religiosa lo spinse a considerare la castità come possibile strumento preventivo per l’uomo al fine di controllare le nascite. In un mondo odierno proiettato a raggiungere gli 8 miliardi di persone entro il 2022 la questione demografica dovrebbe rappresentare un tema di discussione topico per le comunità e le authorities internazionali. La pressione demografica di determinate aree geografiche nel mondo sono responsabili di spiacevoli conseguenze proprio nei confronti di quelle aree che invece dovrebbero difendersi anche pesantemente da queste minacce sistemiche. Un famoso etologo statunitense ci ha spiegato scientificamente nel 1968 a che cosa può condurre spiacevolmente la sovrappopolazione. Stiamo parlando di John Calhoun, il quale coniò un termine scientifico, behavioural sink, per descrivere il collasso di una società a causa di anomalie comportamentali provocate dalla sovrappopolazione. In lingua italiana il tutto è stato tradotto in “fogna del comportamento”. Anche Calhoun fu profondamente influenzato dagli studi di Malthus in merito ai rischi della sovrappopolazione, il quale considerava la miseria ed il vizio come limiti assoluti alla crescita della popolazione. Il vizio lo si doveva allora concepire come un comportamento non virtuoso volto a trasgredire e deteriorare le sane abitudini. Calhoun decise pertanto di studiare il comportamento animale in presenza di una disponibilità di cibo ed in assenza di malattie, ossia azzerando il fattore di possibile e potenziale miseria. Con questa finalità costruì nel 1968 un habitat quasi paradisiaco per una colonia di roditori consistente in un recinto con diversi livelli di piano in cui si trovavano numerosi rifugi disposti lungo corridoi che si intersecavano a maglie fra di loro; sostanzialmente tutto era stato concepito per ricreare 256 spazi indipendenti di cui ognuno avrebbe potuto ospitare fino a 15 topi in modo da poter accogliere un massimo di 3600 esemplari. L’esperimento venne battezzato con il termine di “universe 25”, universo 25, visto che rappresentavano la 25-sima casistica scientifica che veniva testata. L’esperimento venne realizzato nel 1968 in un’area rurale ubicata nel Maryland adiacente all’abitazione dell’etologo sotto la supervisione del dipartimento nazionale di igiene mentale, national institute of mental health. Ogni settimana la colonia veniva ripulita e rifornita di cibo ed acqua in modo che i topi non dovessero preoccuparsi di niente, nemmeno di essere aggrediti da un ipotetico predatore, visto che le palette elevate garantivano isolamento a tal fine. Vennero introdotte all’inizio dell’esperimento solo 4 coppie di ratti grigi, tecnicamente norwegian rats, selezionate in modo da avere condizioni fisiologiche e fisiche perfette. Dopo circa 3 mesi le coppie iniziarono a riprodursi naturalmente, tanto che ogni 50 giorni la popolazione complessiva della colonia sperimentale raddoppiava. Dopo quasi un anno la colonia poteva contare su oltre 600 roditori; tuttavia, il tasso di riproduzione iniziò a rallentare vistosamente a causa dello spazio a disposizione che risultava scarseggiare. Molto presto la sovrappopolazione iniziò a produrre spiacevoli effetti collaterali sul comportamento. Lo stato di affollamento della colonia produceva aberrazioni comportamentali soprattutto sui maschi, i quali smettevano di difendere il territorio e le loro femmine visto il numero elevato di contendenti. La struttura sociale della colonia per questo si indeboliva e si faceva settimana dopo settimana sempre più precaria; anche in ambito sessuale si potevano evidenziare anomalie comportamentali innaturali come la pansessualità, vale a dire la disponibilità ad avere rapporti sessuali con chiunque. In assenza di un maschio alfa le femmine abbandonavano sempre più spesso la prole ed iniziavano a difendersi addirittura dai maschi coalizzandosi fra loro, arrivando spesso anche ad aggredirli fisicamente. Il cannibalismo divenne sempre più frequente soprattutto nei confronti della propria stessa prole, aspetto quest’ultimo decisamente anomalo vista la normale presenza e disponibilità di cibo. Dopo 500 giorni nella colonia era ben visibile la formazione di una nuova struttura sociale suddivisa in 3 grandi gruppi comportamentali. Il primo era costituito da roditori fisicamente più deboli, i quali si erano posizionati a vivere al centro della colonia, dove sempre più spesso si verificavano atti di aggressione gratuita fra gli stessi esemplari del gruppo. Il secondo gruppo era costituito dalle femmine impaurite e prive di compagni e prole che si rintanavano nei rifugi posizionati nella parte alta della colonia, spesso unendosi ad altre femmine nelle medesime condizioni. E infine il terzo gruppo, rappresentato da roditori tanto maschi quanto femmine che avevano perduto l’interesse alla riproduzione e sembravano interessati unicamente alla contemplazione della loro esistenza, vale a dire mangiare, dormire e mantenersi puliti. Questi ultimi vennero battezzati “the beautiful ones” ossia i belli. Passati 600 giorni dall’inizio dell’esperimento la crescita demografica della colonia si fermò completamente con una popolazione di oltre 2200 roditori. Ricordiamo che l’habitat sperimentale era stato concepito per arrivare ad ospitare oltre 3600 esemplari. Nascevano pochi ratti e quasi nessuno riusciva a sopravvivere per l’assenza di cure e protezione materna. Lentamente e progressivamente la popolazione della colonia iniziò a diminuire, intraprendendo la strada dell’estinzione in assenza di surplus demografico. Persino i ratti del terzo gruppo parevano aver perso lo stimolo alla riproduzione, oltre che dimostrare disinteresse per le relazioni sociali con gli altri individui. Gli studi di Calhoun pubblicati tra l’altro nel 1968 all’interno della nota rivista di settore “scientific american”, con il titolo “population density and social patology”, sono usati ancora oggi in qualità di modello sperimentale per analizzare e comprendere il collasso sociale nel mondo animale. L’universo 25 venne concepito con l’intento di ricreare una sorta di habitat paradisiaco per i roditori che vennero sottoposti al test. Terminò invece drammaticamente trasformandosi in un incubo che produsse lentamente l’estinzione di tutta la colonia per aberrazioni comportamentali dovuti alla sovrappopolazione.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=sOniqXgHe30&fbclid