Abbasso lo Stato e la Democrazia – Hans Hoppe – Recensione

Nelle mie “esplorazioni ideologiche” di visioni del mondo anti-status quo, ultimamente sto concentrando il mio interesse sullo studio dell’ideologia cosiddetta “libertarian right” nella sua variante più radicale, l’an-cap (anarcocapitalismo).

In pratica, partendo da una radicalizzazione del “liberalismo classico” (ritenuto troppo conciliante con lo stato) alcuni pensatori riconducibili alla cosiddetta “scuola austriaca”, a partire da considerazioni economiche, storiche e tecniche, hanno sviluppato un pensiero, condivisibile o meno sicuramente radicale ed interessante.

Uno degli autori più in vista di certi circuiti è senz’altro Hans Hoppe, di cui ho letto questa raccolta intitolata “Abbasso lo Stato e la Democrazia”.

Le parti ed i concetti più interessanti in questo libro (che credo sia considerabile una sorta di “manifesto an-cap”) sono le seguenti (descritti secondo le argomentazioni dell’autore)

1) Diritto alle libere comunità non sottoposte allo stato e diritto unilaterale di secessione.

2) Pensiero radicalmente non solo anti-democratico ma anche anti-liberalista in quanto secondo l’autore il liberalismo classico, ammettendo la necessità dell’esistenza di uno stato, per quanto non opprimente, entra in contraddizione e storicamente si scava la fossa, perchè se ammetti l’esistenza di un parassita questo poi si espande e non te ne liberi più se non lo uccidi. (Leonardo Facco, forse il principale esponente italofono, usa sempre la frase “i parassiti o li stermini o ti sterminano”, riferendosi a politici, dipendenti pubblici ed altre cateogire ritenute tali)

3) Teoria delle “aristocrazie naturali” in concorrenza fra loro scelte liberamente dalle persone comuni per richiedere servizi di protezione e/ dirimere le proprie controversie: esse sarebbero gruppi di persone che, in modo naturale, emergono dalla massa per equità, coraggio, forza, successo, ricchezza ecc. Viene fatto l’esempio del sistema feudale come ordine che si avvicina maggiormente a questo concetto. Secondo l’autore, nonostante le ovvie ingiustizie ed atrocità dell’epoca, questo ordine avrebbe potuto evolversi e perfezionarsi, includendo anche i servi, senza l’avvento negativo di certe forme di stato.

4) Involuzione della società da quando uno fra i tanti “re”, alleandosi con “il popolo” reso rancoroso verso gli altri “re” dagli intellettuali al servizio del “futuro unico re assoluto” riuscì ad imporre il monopolio della legge e della protezione su un dato territorio, facendo venire meno la volontarietà della scelta dell’elite naturale in concorrenza da cui cercare protezione.

5) Il passaggio dalla monarchia assoluta alla monarchia costituzionale, che ha segnato la codificazione ufficiale di questo monopolio oppressivo e parassitario.

6) Il passaggio dalla monarchia costituzionale alla democrazia (incluse le monarchie democratiche) che mantiene tutti i difetti della monarchia costituzionale aggiungendo, però, il fatto che il potere non è più “ereditario” con un sovrano che bene o male pensa al futuro della propria genia e della “sua proprietà” ma con una serie di individui scaltri e truffaldini pronti a farsi eleggere per approfittare personalmente e clientelarmente dei privilegi del pubblico sul privato, senza curarsi del futuro delle altre generazioni.

7) Una strategia per cambiare lo status quo (Cosa deve essere fatto, famoso discorso di Hoppe), consistente nell’uso strumentale della democrazia in certe enclavi sparse risvegliate per prendere il potere, privatizzare per arrivare ad un “medioevo urbano moderno e senza stato” con tanto di resistenza passiva paracula simultanea di queste enclavi ad ogni tentativo dello stato di “ristabilire l’ordine” (concetti di “non collaborazione”, tipo “ok stato, queste sono le tue leggi, se mandi i tuoi a farle rispettare non mi oppongo ma non faccio il il tuo lavoro perchè io rispondo ai miei elettori)

8) La distruzione ideologica del contesto di stato in favore del concetto di “privatopia” e la polemica aspra contro i liberali classici moderati che non mettono in discussione questo organismo parassitario, monopolista ed oppressivo per natura.

9) Il ruolo strumentale del sostegno a qualunque movimento secessionista al fine di avere una moltitudine di stati piccoli ed in concorrenza fra loro come passo intermedio verso l’ideale privatopia, tante piccole comunità volontarie, città-stato ecc in concorrenza fra loro in cui il successo sia nella scelta dei cittadini di “votare coi piedi” ovvero spostarsi liberamente dove vogliono se il posto dove sono è gestito male (si ritorna al concetto di elites naturali in concorrenza fra loro per dare dei servizi alla gente comune).

10) Libertà di accogliere, diritto di escludere, intesa come libera gestione delle comunità e degli individui di gestire il fenomeno immigrazione come meglio credono, ovvero, per chi è razionale, “solo su invito e solo in certe zone prestabilite” senza le imposizioni dall’alto di uno stato che decide di riempire la tua zona di allogeni (spesso dal comportamento parassitario) senza che tu possa decidere.

Opinioni personali. Questa visione sicuramente presenta aspetti molto interessanti e condivisibili. Una mancanza è, a mio avviso, il considerare poco (non che lo tralasci eh, ma lo considera poco) l’elemento “comunanza etnoculturale” e molto l’elemento “efficienza economica” (che ritengo importante ma non esclusivo). Forse una visione che in certe parti è monca ma, cosa dire, è meglio avere una sola mano libera che averne 2 legate da eterne manette dietro la schiena.

Il Muro di Berlino e i suoi Calcinacci – cosa c’è da festeggiare? Leonardo Facco – commento del blogger

Ho recentemente letto il libro “l Muro di Berlino e i suoi Calcinacci – cosa c’è da festeggiare?” di Leonardo Facco, uscito nel 2019,

Personalmente l’ho trovato molto valido ed interessante e consiglio la lettura a chiunque voglia approfondire la critica a 360 gradi al marxismo / comunismo. In questo libro vi è infatti un attacco strutturato, sistematico e ben argomentato a questa aberrante ideologia che ha fatto e continua a fare danni ovunque metta radici.

La sconfitta del comunismo in URSS ed il precedente crollo del muro di Berlino hanno, paradossalmente, fatto sì che questa ideologia aberrante penetrasse nel mondo Occidentale sotto altre forme più subdole, come quella del cosiddetto “marxismo culturale” o del “socialismo democratico”.

Nel capitolo “dal Muro al Forum” viene sottolineata l’importanza di alcuni leaders e paesi del Sudamerica, come Fidel Castro, Lula e Chavez, per la fondazione e diffusione del cosiddetto “socialismo del XXI secolo”.

Il capitolo “Neoliberismo, populismo ed egemonia culturale” nel quale si spiega il percorso che ha portato il marxismo culturale a diventare praticamente l’ideologia dominante del cosiddetto “occidente democratico”, grazie all’opera degli esponenti della Scuola di Francoforte.

Nel capitolo “Lo stato dell’arte”, collegandosi al discorso dell’egemonia culturale, si parla delle tendenze filo-marxiste di innumerevoli VIPs dello spettacolo, un circolo vizioso che diventa vero e proprio lobbysmo, stile “e se vuoi un posto in vista devi esser comunista”.

Nel capitolo “prediche utili” si parla della penetrazione di idee marxiste all’interno della chiesa cattolica, specie dopo il concilio vaticano II, soffermandosi sulla cosiddetta “teologia della liberazione”, alla base del cosiddetto “catto-comunista”, nata e sviluppatasi in contesti sudamericani, prima osteggiata ed ora appoggiata dalle massime autorità ecclesiastiche.

Nel capitolo “Omertà di Parola” si torna sul discorso dell’egemonia culturale, affrontato però dal punto di vista della censura e della stigmatizzazione, esplicita o implicita, di chiunque osi mettere in discussione i dogmi marxisti dominanti.

Nel capitolo “Macerie verdi, morte nera, i termosocialisti” si affronta il discorso del revival ecologista, che secondo l’autore non è altro che il cavallo di troia dei neomarxisti per giustificare sempre maggiori restrizioni alla libertà di impresa, di ricerca e sempre maggiore interventismo dello stato. L’autore fa notare, inoltre, che storicamente i regimi comunisti più o meno espliciti, con la loro malagestione, hanno nei fatti causato degrado ambientale molto più di altri.

Dopo un breve capitolo, il muro e i suoi calcinacci, con l’elenco dei partiti comunisti o post-comunisti al governo o in coalizione in tutto il mondo, vi è un capitolo abbastanza lungo intitolato “Il comunismo del XXI secolo, W Chavez!”, in cui l’autore (che avendo vissuto buona parte della sua gioventù in Venezuela è particolarmente legato a quel paese) descrive nel dettaglio come Chavez prima e Maduro poi siano riusciti a prendere e mantenere il potere ed abbiano portato gradualmente allo sfascio un paese che per gli standard sudamericani non era male con le loro scellerate politiche inefficienti e parassitarie, riducendo in miseria la stragrande maggioranza del loro stesso popolo.

Interessante anche il capitolo “Stati socialisti d’America” in cui parla delle tendenze filo-comuniste nel paese considerato “anticomunista per eccellenza” ma che, in realtà, già dalla nascita dell’URSS, si è aperto a queste nefaste influenze, fino ad arrivare allo status quo, con l’egemonia culturale e dell’informazione in mano ad esponenti che si identificano nell’ala “liberal” (ovvero socialista democratica) del partito democratico.

Nel capitolo “Neoliberismo, chi l’ha visto?” si riprende un discorso accennato in uno dei primi capitoli: questa chimera chiamata “neoliberismo” a causa della quale esistono tutti i mali del mondo ma che, di fatto, in realtà, non esiste, in quanto quasi tutte le calamità economico politiche sono, viceversa, causate dall’eccesso di interventismo statale. Viene fatto, fra gli altri, l’esempio della recente crisi dovuta alla bolla immobiliare.

Nel capitolo “quel manifesto appeso al muro” vi è un inquietante parallelismo fra buona parte dei punti del manifesto del partito comunista di Marx ed Engels e l’agenda politica che sta seguendo parte delle forze di governo democraticamente eletto in tutto il mondo: la democrazia si rivela non l’antidoto al comunismo, bensì lo strumento ideale della classe dirigente marxista per portare avanti le proprie istanze aberranti.

Il capitolo “vi prego, convincetemi, che c’è qualcosa da festeggiare”, si commenta da solo. Alla fine di ogni capitolo c’è la frase “cosa c’è da festeggiare?” (dalla caduta del muro). La risposta implicita è che non c’è proprio un cazzo da festeggiare. Viene enfatizzato questo discorso, definita la democrazia come “leggera variante del comunismo che non ha niente a che fare con la libertà” e, fra le altre cose, viene fatto un paragone iperbolico ed inquietante ma non per questo errato fra il caso dei Khmer Rossi della Cambogia (all’epoca appoggiato dal PCI, buona parte del quale oggi è PD) e l’aberrante caso di Bibbiano. In entrambi i casi si tratta, fa notare l’autore, dello Stato che toglie a forza i bambini alle famiglie (privati) per darli a soggetti con la stessa ideologia dello Stato. In Cambogia lo Stato agiva con la violenza, a Bibbiano con la “forza della democrazia” sotto forma di legge. Inquietante davvero. Vi è anche una forte critica alla recente proposta di legge, in stato avanzato, di inserire l’educazione civica nelle scuole, in quanto si tratta di mero indottrinamento statalaro pro-sacralità delle istituzioni in stile Corea del Nord.

Chiude, in appendice, “La strepitosa superiorità del capitalismo” di Javier Gerardo Milei, esponente libertario argentino molto seguito nel suo stato d’origine, che argomenta la sua tesi in modo tecnico ma comprensibile anche ai non addetti ai lavori che abbiano voglia di usare un minimo di logica.

Perchè i bigotti stanno migrando a sinistra (fonte: Das Bose Buro)

Chi ha delle conversazioni con persone di sinistra, ultimamente, si trova sempre di piu’ a constatare un crescente bigottismo. La tendenza al bigottismo non si esplicita molto nel campo delle opinioni – apparentemente a sinistra sono quelli dalla mentalita’ piu’ aperta – ma nella reazione che ottenete sempre quando mettete in campo delle critiche, e nella tendenza allo scisma e all’ostracismo.

Ma prima di assegnare responsabilita’ a destra o a sinistra intesi come colpevoli di questa tendenza, occorre capire una cosa: il bigotto esiste. Ne esistono milioni, e probabilmente continueranno ad esistere. Il vero problema, semmai, e’ “dove passano l’inverno?”.

Come ogni popolazione nomade, i bigotti migrano dal posto ove riescono ad esprimere meno il proprio desiderio di condannare qualcuno verso le aree ove riescono ad esprimerlo meglio. Per esprimere questa tendenza il bigotto ha bisogno di alcune condizioni specifiche.

  • Una facile criminalizzazione del comportamento altrui.

Se volete sganciare una bomba sulla casa di qualcuno, oppure volete farlo bruciare per stregoneria, oppure volete ostracizzarlo, una delle scuse che potete scegliere per assalirlo e’ quella di aver commesso qualche crimine orrendo. Siccome verrete chiamati a giustificare la vostra animosita’, dovete in qualche modo “dimostrare” che la persona su cui invocate i fulmini divini abbia commesso crimini orrendi.

Allora potete fare una cosa semplice: ingigantire un problema triviale. Un modo semplice e’ la polizia del linguaggio, per esempio dire “se definisci il mio cane come roccioso anziche’ il doveroso acidulo  , hai commesso un crimine orrendo, che chiameremo acidulizzazionecinolapidaria, che e’ un crimine orrendo. Il tuo PhSplaining e’ una cosa tremenda , che offende tutti i cani, tutti i bibliotecari e le macellaie lesbiche del Ghana. Non possiamo consentire che questo crimine passi impunito. A morte! ”

Questa tendenza e’ gia’ presente nel mondo del femminismo americano con la tendenza a scrivere “man-” di fronte  a qualcosa per demonizzarla. E allora se una donna occupa due posti con una borsetta di Gucci (immagino che si portino da casa anche l’ossigeno, vista la dimensione) va bene cosi’, mentre se un uomo non tiene le gambe chiuse per motivi anatomici abbastanza ovvi e’ “man-spreading”. Interessante come, se una donna in sovrappeso occupa due posti, allora non si puo’ dire nulla per non fare “nbody shaming”.

A questo e’ possibile aggiungere un effetto “catch-22”, cioe’ creare DUE regole opposte che di fatto vi vedono colpevoli. Cosi’, se arriva una nuova collega e le spiego le cose , sto facendo “mansplaining”. Ma se non lo faccio, allora sto negando il “mentoring”, cosa che poi mi rendera’ colpevole del suo “gender gap”. In un modo o nell’altro, saro’ colpevole.

Allo stesso modo, e’ possibile costruire una serie di regole che vengono violate, in modo che per appartenere alla comunita’ dobbiate violare le sue stesse regole, ed essere facilmente attaccabili. Per esempio, nei campus americani vige il dovere di accettare chiunque, transessuali compresi, con tutto il bagaglio di richieste riguardo il loro essere donne . Ma bisogna anche capire che le femministe TERF intendono poi escluderle. Entrambe le cose sono ascritte alla “sinistra”, e vige la regola di Willie il Coyote: sino a quando qualcuno non decide di farvi fuori, potete vivere nella contraddizione. Quando qualcuno vorra’ farvi fuori, se chiamate donne le transe allora avrete addosso le TERF , e se non lo fate allora avrete addosso le trans.

Questa situazione e’ molto attraente per il bigotto, perche’ gli consente quel processo senza difesa che ama tanto. Di conseguenza, moltissimi bigotti stanno migrando da destra verso sinistra: la destra, infatti, e’ molto frammentata ed e’ difficile che esista un’autorita’ riconosciuta da ogni gruppo. Di conseguenza, le scomuniche hanno poco effetto: anche se riuscite a scomincare qualcuno dai Nazisti dell’ Illinois, finira’ nei Suprematisti del Massachussets. A sinistra, una scomunica e’ ancora una scominica, come ai vecchi tempi.

Qui siamo al secondo punto:

  • Autorita’ centralizzata e riconosciuta.

Il problema che stanno avendo i bigotti nello state a destra e’ che una delle loro vecchie autorita’ preferite, la Chiesa, e’ entrata in contrasto sul tema dei migranti con Trump e in genere i sovranisti. Peraltro, il panorama e’ frammentato e le posizioni diverse contrastano. In questo caso, voi potete “espellere dalla destra” chi e’ contro il divorzio, e scoprire che questo entra in un gruppo di islamofobi che rivendicano i diritti delle donne occidentali contro la sharia. E sara’ ancora a destra. Potete scominicare chi non ha simpatia per Putin, e questo se ne andra’ in qualche gruppo di ultranazionalisti americani che considera la Russia come il buon vecchio “impero del Male”. E ancora, la posizione della Alt Right nei confronti di Israele va dal pieno appoggio della Alt Right piu’ trumpiana, all’antisemitismo spinto di alcune frange. Una scomunica avrebbe come risultato una migrazione da una frangia all’altra.

Il risultato di questa Alt-Right frammentaria e’ che le scomuniche perdono autorita’, e specialmente perdono effetti. Il bigotto invece ama dire “nel nome dell’ UNICO Grande X, NESSUNO ti parli piu’, nessuno ti sposi piu’, nessuno faccia affari con te, eccetera”. Ma questo sistema a destra non funziona: la galassia di gruppi diversi non consente a nessuno di farlo.

A sinistra invece funziona ancora , specialmente nell’estrema sinistra. Le posizioni sono praticamente omogenee: su Israele tutti pensano male, di Putin tutti pensano la stessa cosa, eccetera. L’omologazione fornisce una potenza formidabile alle scomuniche e agli anatemi, perche’ sappiamo che se scomunichiamo qualcuno per non essere abbastanza di sinistra, la scomunica sara’ valida ovunque.

Questo e’ dovuto ad un fenomeno noto come “massimalismo”, che potremmo tradurre in “la maggioranza piglia tutto”. Sebbene questo non si traduca in alcuna unita’ d’intenti o in nessuna strategia comune, (perche’ c’e’ sempre qualcuno in lotta per essere la nuova magioranza)  tutti i gruppi di sinistra hanno una cosa in comune: la caccia alle streghe. Basta che qualcuno ti punti il dito addosso gridando “fascista”, o qualsiasi altra etichetta, e immediatamente scatta una scomunica universale.

Questo ovviamente attira i bigotti di ogni genere. Passando a sinistra, essi ricevono un potere immenso.

  • Una gara di purezza perpetua.

Anche nel mondo dei bigotti, c’e’ carrierismo. Per questo occorre che non ci sia mai troppa gente in coda, e quindi serve un certo turnover. Siccome il leader cerca di tenersi stretta una poltrona, il risultato e’ che serve un meccanismo di eliminazione della leadership che sia efficiente e riconosciuto.

Questo meccanismo e’ la gara di purezza, che sfocia in quello che Nenni descriveva come “esiste sempre un puro piu’ puro che ti epura”. La gara di purezza consiste in una serie di requisiti estetici sempre piu’ difficili da rispettare in maniera consistente. Per fare un esempio terra-terra: un tempo, per un leader di sinistra bastava dire “omosessuali” per indicare tutta la comunita’, e finiva li’. In seguito, per il principio che rende la escort migliore della bagascia, si decise di usare l’anglosassone “gay”. E in molti ambienti, “omosessuale” divenne “medicalizzante”, cioe’ troppo scientifico, una cosa che ricorda il linguaggio medico. E quindi GUAI a non dire “gay”. Da “gay” si e’ passati a LGBT , e se dicevate solo “gay” dovevate rispondere di aver annullato trans, bisessuali e lesbiche. Adesso dovreste dire L.G.B.T.Q.Q.I.A.2+. che non ha nemmeno quel consolante suono che hanno , che so io, “CGIL, CISL e UIL”, o “di a da in con su per tra fra”.

Con questo voglio dire che la gara alla purezza richiede prove sempre piu’ dure, per la semplice ragione che deve fornire il turnover a una classe dirigente che si evolve. Ma questo e’ molto attraente per chi ha la mentalita’ del bigotto, perche’ fornisce infinite opportunita’ di sbattere CHIUNQUE sul banco degli imputati. Musica per le loro orecchie.

  • Negazione della realta’.

Chi cerca di rimanere in contatto con la realta’ si trovera’ sempre in difficolta’ a sostenere posizioni che la neghino. Questo perche’ persino il linguaggio ha il compito di descrivere la realta’. Cosi’ qualora un’ideologia neghi la realta’ e’ sempre molto facile cogliere il fallo il poveretto che continua a parlare come se la realta’ esistesse. Facciamo un esempio: se il partito decide che Vladimir Luxuria e’ una donna come tutte le altre, probabilmente vuole dire che ha gli stessi diritti, o che dovrebbe averli. Ma se mi chiede di credere che sia davvero una donna come tutte le altre, il problema diventa diverso. Non tanto per i cromosomi (anche l’uno per mille delle donne ha cromosomi XY, perche’ un certo SRY non si e’ attivato. Ma non lo sanno e non se ne accorgono, in genere.), ma perche’ in ogni caso la sua storia personale ha delle peculiarita’ che dividono Vladimir Luxuria dalle donne nel senso tradizionale.

Ora, a quel punto qualcuno potrebbe dirmi di parlare del ciclo mestruale di Vladimir Luxuria. In questo caso, per fare una cosa simile devo uscire dalla realta’. Concentrandomi, posso anche fare una breve presentazione (non piu’ di 4-5 slides, se no i manager non la capiscono) sul ciclo di Vladimir Luxuria. Ma nella vita quotidiana, quando tornero’ alla realta’, nel parlato non riusciro’ mai a riferirmi a questo non-evento fisico.

Ed e’ in quel momento che arriva il bigotto e mi accusa di aver fatto “misgendering” di Vladimir Luxuria: come scrissero i Monty Python, anche se non ha un ciclo mestruale, e’ suo diritto averlo.

La negazione della realta’ funziona benissimo: in URSS si sta benone, in DDR si stava meglio, la Korea del Nord e’ un paese pieno di uguaglianza, tutti i generi possono avere il ciclo mestruale,  eccetera. Ai fedeli viene chiesto di crederci, e per qualche minuto, in momenti particolari, e’ possibile fingere.

Ma quando si torna al quotidiano, non e’ possibile parlare di questo e prima o poi scappera’ la battutina sulla Trabant. E proprio in quel momento arriva il bigotto che mi accusa di mettere in dubbio le avanzatissime tecnologie del Popolo della DDR. Come mi permetto?

In definitiva, lo spostamento dei bigotti e’ gia’ in corso. Sia chiaro: il bigotto non e’ un concetto di destra o di sinistra. Il bigotto e’ un concetto che si adatta a qualsiasi contesto. Esiste anche il bigotto ecologista, il bigotto vegano, il bigotto liberista, eccetera.

E’ un bigotto colui che sbandiera la purezza di alti ideali solo per i piacere che prova nell’inquisizione di qualcun altro.

Non importa QUALI ideali siano.

Per questa ragione, il bigotto si sposta facilmente da destra a sinistra: a lui non importa quanto alti siano gli ideali che deve sbandierare per poter giudicare e condannare qualcun altro. L’importante e’ quel visibile orgasmo che prova nel mettere qualcuno sul banco degli imputati.

Fonte: https://keinpfusch.net/perche-i-bigotti-stanno-migrando-a-sinistra/

CRISI IMMOBILIARE: IL FONDO DEI NONNI – EUGENIO BENETAZZO – 22 11 19

Quante volte vi hanno detto che bisogna investire nel mattone perché rappresenta la migliore forma di investimento nel lungo termine, l’unica in grado di proteggere e valutare nel tempo la vostra ricchezza. Questo assunto rappresenta ormai un falso ideologico palesemente dimostrabile nella vita di tutti i giorni. Tanto per dimostrare, non vale in termini universali. Dipende da cosa acquistate e soprattutto dove acquistate. A Miami i Real Estate Agents hanno un motto che ripetono quasi come fosse un mantra: location, location e ancora location. Questo è il segreto per realizzare investimenti immobiliari che nel tempo siano in grado di rivalutarsi significativamente. Tuttavia non basta nemmeno questo. Vi è infatti la necessità di avere la presenza di ulteriori drivers distintivi, come una rilevante propulsione demografica ed anche una consistente parte della popolazione che riesce a beneficiare dell’ascensore sociale, vale a dire low class people che riesce a trasformarsi in middle class people grazie alle caratteristiche specifiche di una determinata area economica. Fermatevi a riflettere sul vostro passato e scoprirete che in Italia questi 3 elementi erano fortemente individuabili tra gli anni ’70 e la metà degli anni ’80. Dopo è iniziata lentamente la stagnazione che ci ha portato ai giorni nostri, in cui il mercato residenziale in senso generale è sostanzialmente asfittico, vulnerabile e precario allo stesso tempo. È inutile nascondersi, il quadro è peggiorato notevolmente negli ultimi 7 anni a causa di una fiscalità inconcepibile per una nazione come la nostra, uno scenario socioeconomico in continuo deterioramento ed infine una sempre più voluta assenza di protezione per chi detiene la proprietà di un bene immobile. L’elemento tuttavia che determina la maggiore vulnerabilità è rappresentato dai drivers demografici: l’Italia invecchia, e con esso anche il suo patrimonio immobiliare, detenuto in via principale da persone sempre più anziane che ragionano purtroppo come 30 anni fa, con problematiche di assistenza sociale che lo stesso stato ha difficoltà a soluzionare. Per questo motivo è stato concepito in Italia alcuni anni fa il prestito vitalizio ipotecario, una forma di finanziamento bancario ad personam che consente alle persone anziane con limitati mezzi economici di accedere a un prestito per far fronte alle proprie esigenze di vita, mettendo tuttavia a garanzia la propria abitazione. Chi sceglie tale strada è consapevole che la restituzione del debito con la quota degli interessi graverà sugli eredi, i quali accetteranno l’eredità solo in caso di equity positiva, vale a dire solo nel caso in cui il presumibile valore di realizzo sarà abbondantemente superiore alla posta contabile di cui prima abbiamo fatto enunciazione. In caso di mancata accettazione l’istituto di credito può provvedere a vendere di propria sponte l’immobile in questione. Possiamo immaginare come, giustamente, molte banche siano titubanti nell’erogare tale sorta di finanziamento o se, nel caso, lo effettuino con interventi finanziari il cui peso in percentuale sul valore presumibile di realizzo dell’immobile non superi il 20%. Il tutto può apparire cinico, tuttavia la speranza di vita residua può diventare un elemento discriminante. Vale a dire che se il fruitore del prestito vivesse molto a lungo la banca potrebbe avere difficoltà a recuperare il capitale con la rivalutazione nel tempo della componente sugli interessi. Dopo la crisi del 2008 gli istituti di credito, anche in Italia, sono soggetti ad una gestione molto più prudente rispetto al passato. Questo per non compremettere la stabilità e solidità dell’istituto stesso, che ovviamente poi si riflette a cascata sulla protezione dei suoi stessi correntisti e depositanti. Nessuno di voi infatti sogna che la propria banca fallisca. Per far questo è necessario avere un approccio molto più rigido e critico rispetto al modo di gestire una banca di 10 anni fa. Situazioni di mercato simili alle nostre esistono anche in terra iberica ossia in Spagna. Tuttavia rispetto all’Italia esiste da poco un’alternativa più allettante e meno rischiosa per entrambi gli attori che sono coinvolti in questa pratica finanziaria che interessa le persone anziane e che gli anglosassoni chiamano il “reverse mortgage”. Quotata alla borsa spagnola nella sezione MAB, vale a dire “mercado alternativo bursatil almagro capital” rappresenta una società di investimento che acquista beni immobili residenziali da persone normalmente ottuagenarie ad un prezzo di mercato mediamente inferiore al 25%, consentendo all’anziano proprietario di continuare a vivere nella sua abitazione sino al momento del suo decesso. Tecnicamente si vende l’immobile con la nuda proprietà. Ovviamente in tal caso l’immobile non rientra a far parte della successione ereditaria in quanto appartiene giuridicamente alla SOCIMIS spagnola. Con questo termine si suole indicare una Sociedad Anonima Cotizada de inversion inmobiliaria, la quale investe nel settore immobiliare potendo sfruttare tutti i benefici fiscali riconosciuti dalla normativa iberica come la tassazione fiscale e la tutela del patrimonio per chi vi desidera investire. La SOCIMIS beneficia di due forme di profitto: la percezione dell’affitto dalla persona che ha venduto lo stesso immobile, il che avviene scontando dal prezzo di acquisto il valore dell’usufrutto, e la plusvalenza che si otterrà vendendo in un secondo tempo l’immobile al decesso dell’usufruttuario, il quale può essere anche di forma alternativa nuovamente locato. Alla fine sono i privati che risolvono in forma efficiente i problemi che lo stato sociale non è più in grado di soluzionare.

PREVISIONE 2020: GUERRA CIVILE IN USA? (Blondet – 31/12/2019)

Fra le sciocche rievocazioni mediatiche del 2019 (“E’  stato un anno  bellissimo”  sia per   i super- miliardari  che hanno aumentato  la loro ricchezza di un altro 25% nell’anno che per Il Manifesto), e  le previsioni che si sprecano  sui  media  super-autorevoli  per l’anno che arriva,  ne  azzardiamo una che non faranno:

Guerra civile in Usa? L’omicidio del presidente The Donald?

Il New York Times ha  mandato  inviato in un raduno di  quelli che, se è il caso, spareranno per  Trump.  Una specie di festival  con bancarelle  allestito nel grande parcheggio  in un autogrill,  Great American Pizza & Subs,   su un’autostrada a circa 100 miglia a sud-est di Las Vegas, Olden Valley, Arizona.  Un pezzo per prendere un giro questi trumpiani “basic”  (deplorevoli per Hillary) a  cominciare dal menù dell’autogrill:  “MAGA Subs”  (panino MAKE America Great Again) e “Liberty Bell Lasagna”,  la pizza del “Secondo Emendamento”  con salame piccante e salsiccia.

Qui il giornalista ha parlato con Brian Talbert, il fondatore del Deplorable Pride, “un’organizzazione  LGBT di destra”,  che è stato contattato dalla Casa Bianca dopo essere stato escluso dalla parata dell’orgoglio LGBT a Charlotte, NC

..  Ha ascoltato  Mona Fishman, una cantante della zona di Las Vegas che si è esibita all’evento, ha scritto canzoni a tema Trump con titoli come “Fake News” e “Smells like Soros, o un rapper  pro-Trump  “i  cui testi includono  insulti razzista rivolto a Barack Obama; ha incontrato il fondatore di  “Latinos for Trump” e di  un nascente gruppo  chiamato JEXIT: Jewish Exit The Democratic Party.

https://www.msn.com/en-us/news/politics/nothing-less-than-a-civil-war-these-white-voters-on-the-far-right-see-doom-without-trump/ar-BBYqb3O

Fra  questa gente l’inviato ha visto circolare politici locali e nazionali  e candidati in cerca di voti, gente “perbene” o  quasi come   Sharon Slater di Family Watch International, che ha promosso figure associate alla terapia di conversione anti-LGBT, e permale come  Laura Loomer, attivista di estrema destra e nativa dell’Arizona che è stata bandita da Twitter e alcune altre piattaforme   par razzismo  antimusulmano.  Fra parentesi,  quasi tutti i presenti erano stati esclusi  dai social  qualche volta denunciati.  Il giornalista   ha scoperto che  erano tutti informatissimi su Obama è un musulmano, Soros paga i democratici, sul  Pizzagate, che i democratici sono adoratori di Satana…. Tutte  nozioni che costoro hanno appreso “Sull’account Twitter di Mr. Trump , probabilmente il più visto al mondo, ha promosso nazionalisti bianchi, bigotti anti-musulmani e credenti nella teoria della cospirazione di QAnon”.

“ Questa miscela di insider e outsider, di mainstream e cospirazione, è una caratteristica di come Mr. Trump ha rimodellato il Partito Repubblicano a sua immagine e il nucleo della sua storia di origini presidenziali”.

Non solo:  ha scoperto  che questi bianchi bigotti e razzisti si organizzano al modo americano , e stanno organizzando eventi come quello  in altri stati. “L’organizzatore  del  raduno, Laurie Bezick, ha reclutato relatori da tutto il paese attraverso i social media, attingendo a una rete di voci pro-Trump a un solo clic di distanza.

Tutta gene  che sta osservando i  tre anni di falliti tenattivi  dei democratici per dare  l’impeachment  a  Trump, e  di questo in corso vedono benissimo i  caratteri  falsi e capziosi.  Ed  hanno  capito  che il Deep State sta  facendo di tutto allo scopo di  impredirela rielezione di The Donald. “Se  succede, succede nulla di meno che la guerra cikvile”,  dice Mark  Villalta, organizzatore del Latinos for Trump, che  si è appena naturalizzato rinunciando alla cittadinanza messicana. Ed  ha detto che stata  accumulando  armi da fuoco. “Non credo  alla violenza, ma farò quel che si deve  fare”

Un  analista geopolitico spagnolo, German Gorraiz Lopez (Diario 16) ritiene che   il Deep State  vedrebbe quell’esito con favore.  “Un complotto endogeni si  prepara per impedire   la rielezione di Trump nel 2020 con metodi sbrigativi  (si legga: assassinio), dopo  il quale assisteremo a scontri civili che culmineranno con l’ìinsediamento di un governo  militare controllato a  distanza da Potere reale negli Usa (la quarta branche del governo) che segnerà  la fine della democrazia Usa sui generis.

Fonte: https://www.maurizioblondet.it/previsione-2020-guerra-civile-in-usa/

 

OMAGGIO A NIGEL FARAGE, EROE DEL POPULISMO – (Blondet – 15/12/2019)

Un omaggio a  Nigel Farage,  eroe democratico.   Non ha partecipato alle ultime votazioni  – nonostante  avesse da poco piazzato, nelle europee, il Brexit Party di sua invenzione come più grosso partito britannico nell’europarlamento, annunciando prima la desistenza sua e del suo partito perché Boris Jocnson potesse avere la maggioranza di governo abbastanza grande da “fare il Brexit”.

La sua desistenza  è stata qualcosa più che decisiva: molti dei votanti per il Labor nella “barriera rossa” del Nord de-industrializzato avevano votano, nelle penultime elezioni,  il suo Brexit Party e prima ancora il suo UKIP ( UK Independence Party)

Quest’uomo  con l’aspetto da Andy Capp  ma l’eloquio splendido e tagliente della upper class,  che in fondo non ha mai vinto davvero –  gli inglesi  votavano per lui nelle elezioni locali e per mandarlo i Europa,  mai ha ottenuto  un seggio ai Comuni, pur provandoci sette volte –   ma  è riuscito nell’incredibile  missione di imporre il tema dell’uscita dalla Gran Bretagna  dalla UE, portandola dai  margini al cuore del dibattito politico: fino al trionfo, il Brexit che è lo scopo della sua vita da 30 anni.   Sopportando per decenni gli insulti  che impariamo a  conoscere da populisti: matti, ossessi di identità, razzisti. L’Establishment britannico lo ha tenuto ai margini come portatore di un’infezione plebea.

Senza aver mai avuto un briciolo  di potere, con la sua sola oratoria come arma, ha costretto i due partiti principali e storici  a rimodellare le loro politiche su immigrazione ed euroscetticismo, a schierarsi “pro” o “contro”; senza di lui non ci sarebbe stato il referendum  del 2016 dove la volontà popolare  ha detto Brexit.

E  non solo nel  Regno  Unito; Farage ha  costretto  l’ eurocrazie e gli  altri governi a prendere atto del  tema, le disfunzioni e la mancanza di libertà e democrazia nella UE,  magagne che lorsignori hanno nascosto sotto i tappeti.  Non si può dimenticare che, nell’europarlamento, s’è alzato a difendere la sovranità italiana, che  i nostri governanti non hanno mai osato.

“Il successo di Farage è una testimonianza dell’impatto che  figure populiste possono avere, anche quando non vincono”,  ha commentato l’americano The Atlantic  : “In tutta Europa, i partiti populisti  hanno dimostrato la loro capacità di ristrutturare la politica nei rispettivi paesi semplicemente fissando i termini del dibattito pubblico – spesso su una  solo questione  – e costringendo i partiti tradizionali a impegnarsi. In tal modo, hanno rivelato la vera innovazione della nuova estrema destra: la vittoria elettorale in senso convenzionale non è una condizione necessaria per vincere”.

Speriamo sia un auspicio. Adesso Nigel Farage ha ottenuto lo scopo della  sua vita, perseguito con ostinazione e coraggio e  – ora  si vede  – disinteresse.  La Brexit la farà un altro. Il fatto che  Farage, apparentemente, non abbia negoziato la sua desistenza, non abbia chiesto qualcosa per sé  –  risulta quasi incredibile dato il livello del personale politico esistente. Quale politico italiano avrebbe mai fatto qualcosa del genere?

Ammirevole mister Farage, uomo libero e eroe politico, saluto.

Fonte: https://www.maurizioblondet.it/omaggio-a-nigel-farage-eroe-del-populismo/

La possibilità della Legge Privata – Robert P. Murphy – 2005

In allegato al PDF sottotante e, scorrendo la pagina, in formato di testo, trovate la traduzione di un interessante articolo sulla Legge Privata ad opera di Robert P. Murphy (Mises Institute). Buona lettura agli interessati.

La possibilità della Legge Privata – Robert P. Murphy – 2005

In un recente articolo, ho parlato della possibilità di agenzie di sicurezza private in competizione fra loro. Ho dato per scontato, di base, lo stato di diritto (o l’assenza di stato), e ho sostenuto semplicemente l’argomentazione che un’istituzione monopolista di violenza (ad esempio lo Stato) non avrebbe aiutato a raggiungere un consenso operativo sulle norme giuridiche e che in effetti (come dimostra la storia) le società controllate dai governi possono indubbiamente avere una guerra civile. Nel presente articolo, approfondirò come la le leggi possano essere create ed applicate in modo equo ed efficiente in un sistema privato.

GIUDICI PRIVATI

Che la società sia in anarchia o sotto il governo di un apparato Statale, gli individui avranno sempre delle controversie. Anche se in molti casi le controversie vengono risolte fra le stesse parti, alcune di esse sono troppo gravi per essere risolte in questo modo. In questi casi, i due individui in conflitto (in anarchia) possono rivolgersi ad un giudice, che è semplicemente una persona che è d’accordo nell’esprimere un parere sulla loro controversia. Anche se molti teorici anarchici nelle loro esposizioni collegano la giustizia privata con le forze dell’ordine, dovremmo tenere a mente che i due concetti sono distinti. Nella sua essenza, una sentenza giudiziaria privata è proprio questo: l’opinione di una persona su chi ha ragione e quale sia la risoluzione, in una data disputa.

Una grande differenza fra giudici privati e pubblici è che i primi agiscono solo quando entrambe le parti accettano la sua “giurisdizione”. (al contrario, una o entrambe le parti, in un procedimento giudiziario statale, possono opporsi con fermezza al giudice e/o alla giuria che deciderà). I critici del diritto privato potrebbero considerare questa proposta come ridicola – l’idea stessa che uno stupratore o un rapinatore di banche acconsentirebbero a perorare il proprio caso davanti ad una corte di terzi, ah ah!

Tuttavia, questa rifiuto a priori licenzioso trascura il fatto che la maggior parte delle controversie nelle moderne società commerciali non sono fra un “ovvio innocente” ed un “ovvio colpevole”. Anzi, spesso si ha il caso in cui entrambe le parti di una controversia credono sinceramente di avere ragione e sarebbero felici di portare le loro ragioni davanti ad una disinteressata parte terza.

Un’altra considerazione è che, senza il monopolio del governo e la selezione dei giudici basata sulle tendenze politiche e l’appeal demagogico, si sarebbe sviluppato un gruppo di giudici professionisti che sarebbe stato decisamente giudizioso. Quando leggeranno i loro commenti nei casi che hanno sperimentato, le persone riconoscerebbero la loro eccellenza e direbbero “Wow, questa sì che è stata una grande sentenza! Quando ho ascoltato l’esposizione delle prove per la prima volta, pensavo che il querelante avesse ragione, ma dopo che il Giudice Barnett ha spiegato bene il tutto, sono giunto alla conclusione che l’imputato ovviamente non è colpevole”.

 

In anarchia, le persone chiederebbero servizi giudiziari per tutte le ragioni per cui le persone desiderano la legge stessa: vorrebbero soddisfare il loro desiderio di giustizia astratto, ma vorrebbero anche favorire relazioni commerciali regolari e guadagnare una buona reputazione fra i loro vicini.

Consideriamo un esempio concerto. Supponiamo che Mark Johnson possiede un negozio e rompe il braccio di Gary Owens, un cliente. Owens inizia a dire a tutti i suoi amici (e a tutti gli altri che ascoltano) che si stava facendo gli affari suoi quando Johnson l’ha attaccato. Ora nella visione considerata standard (e persino promossa in una certa misura da scrittori anarcocapitalisti), a meno che Owens non appartenga ad un’agenzia di protezione, non può fare ricorso.

Ma semplicemente questo non è vero. È negativo per gli affari che Owens vada in giro a dire alla gente di essere stato brutalmente attaccato, se Johnson non fa nulla per confutare queste accuse. Se la gente dà una qualche validità alla storia di Owens, andranno a comprare altrove. Persino oltre l’aspetto pecuniario, se Johnson è un normale essere umano, si sentirà a disagio negli eventi sociali se la gente gli sparla alle spalle.

Quindi, Johnson inviterà pubblicamente Owens a portare le sue accuse davanti a qualunque giudice rispettabile specializzato in casi come questi. Ora se Owens torna indietro e chiede di portare il caso davanti a suo fratello, Johnson obietterà che un processo così sarebbe parziale. Ma se Owens propone alcuni possibili giudici, tutti senza relazioni con i querelanti e specializzato in furti commerciali e forza eccessiva e Johnson rifiuta ancora, allora la comunità darà più credito alle accuse di Owens di brutalità. Il punt è che all’interno di un sistema legale privato, ci sarebbero decine di giudici corretto fra cui scegliere; non ci sarebbero problemi per due querelanti onesti sceglierne uno fra loro, e l’incapacità di farlo verrebbe interpretata come un segnale di disonestà.

NORME PROBATORIE, PRECEDENTI, ECC,

Ora dal momento che le due parti (Johnson e Owens nel nostro esempio) concordano su un giudice, egli (o lei) presumibilmente sentirebbe testimoni, ammetterebbe prove fisiche ecc, a seconda d regole e procedure che sarebbero state create per promuovere al meglio la correttezza e l’obiettività. Dopo tutto, l’unica risorsa cruciale che avrebbe un giudice privato sarebbe la sua reputazione di prendere decisioni in modo imparziale. Nel nostro caso fittizio, probabilmente a Owens sarebbe permesso di presentare documenti medici dalla data dell’attacco presunto, mentre Johnson fornirebbe i nastri di sorveglianza se avesse video di Owens che si intascava la merce e opponeva resistenza durante il loro confronto.

Quando prenderà la sua decisione finale, probabilmente il giudice farà affidamento sui precedenti. Probabilmente direbbe “Negli altri casi simili a questo, i giudici hanno dichiarato il proprietario di negozio colpevole di eccessivo uso della forza quando ..” e così via.

Dovremmo renderci conto che questa fiducia nei precedenti non è necessariamente causata da un concetto astratto di legge ideale, ma è anche il risultato di una scelta dal giudice per guadagnare rispettabilità. Egli vuole che i futuri clienti portino il caso davanti a lui, e saranno più propensi a farlo se le sue decisioni precedenti si basano su un qualche tipo di principio giudiziario e sono coerenti con le decisioni “ragionevoli” fatte da altri giudici.

Per comprendere meglio, immaginiamo uno scenario ridicolo. Supponiamo che dopo aver sentito le ragioni di entrambe le parti, il giudice ci pensa un po’ e poi annuncia, “do ragione all’accusatore, il sig. Gary Owens. A causa della forza ingiustificata utilizzata dal proprietario, dichiaro che giustizia sarà fatta solo quando il sig. Mark Johnson darà tre baci all’accusatore”. Dopo una sentenza simile, probabilmente questo giudice vedrebbe peggiorare significativamente la sua attività.

APPELLO

Invece del caso precedente che non sarebbe a favore di nessuna delle due parte, supponiamo invece che il giudice abbia sentenziato che Johnson doveva a Owens 50.000 once d’oro. Johnson sicuramente obietterebbe che questo è ridicolo e rifiuterebbe di attenersi alla sentenza. Farebbe appello contro la sentenza e chiederebbe che lui e Owens portassero il caso davanti ad un altro giudice, che avrebbe ribaltato la precedente sentenza.

Gli incentivi sarebbero in questo caso simili alla situazione che ha portato al primo processo. A seconda di quanto sia assurda la prima sentenza, la comunità comprenderebbe in modo maggiore o minore il rifiuto di Johnson di attenersi alla decisione (anche se era d’accordo nell’agire in questo modo in precedenza). Ma una volta che un giudice avesse sentenziato in modo abbastanza “ragionevole”, anche se contro Johnson, il proprietario di negozio alla fine si atterrebbe ad essa per lasciarsi la questione alle spalle e riprendere la sua attività. Come nel caso di qualcuno che rifiuterebbe di essere processato, qualcuno che fa continuamente appello, specialmente dopo molteplici sentenze totalmente coerenti con le norme legali prevalenti, verrebbe visto con sospetto.

MIGLIORAMENTI

Gli esempi precedenti servono ad illustrare le basi fondamentali della legge privata: i singoli individui hanno divergenze e vogliono un esperto, una terza parte, che dia un’opinione. Nel corso del tempo, ovviamente, il libero mercato svilupperebbe perfezionamenti istituzionali di questo servizio base.

Nel caso più ovvio, le persone potrebbero decidere in anticipo il giudice (o l’arbitro) da usare in caso di una disputa. (Per esempio, questo potrebbe essere specificato in ogni contratto, che sia di assunzione di un impiegato o di affitto di un appartamento).

I codici legali da applicare, il numero di appelli concessi, ecc, potrebbero essere tutti specificati in anticipo, rendendo ancora più sospetto il fatto che una delle parti violi queste disposizioni dopo avere ascoltato la decisione del giudice.

L’altro probabile perfezionamento sarebbe il coinvolgimento di garanti, o agenzie che garantiranno per gli individui nel caso in cui abbiano subito multe elevate. Esattamente come le compagnie assicurative oggi pagano per i danni catastrofici causati dai loro clienti, anche queste agenzie pagherebbero i danni di uno dei suoi clienti condannato, ad esempio, per rapina in banca. Nelle società moderne le banche, i grandi datori di lavoro, gli agenti immobiliari ecc probabilmente continuerebbero a trattare solamente con individui che siano rappresentabili da agenzie rispettabili che garantiscano per loro.

OBIEZIONI

Una fra le principali obiezioni a questo sistema è quella che non ci sarebbe un gruppo uniforme di leggi applicabili a chiunque. E quindi? Se gli Ebrei Ortodossi vogliono avere un rabbino che applichi la Legge Mosaica per le loro controversie, mentre i libertari atei vogliono che Stephan Kinsella applichi L’Etica della Libertà per le loro controversie, perché non dovrebbe essere permesso? Certo, potrebbero essere scritte “cattive leggi” sotto l’anarchia, ma le persone non sarebbero soggette ad esse, o almeno non nella misura in cui sono costretti a sottomettersi alla cattiva legislazione del governo. (Nello stesso modo, in anarchia saranno scritti anche libri cattivi, ma nessuno sarà costretto a leggerli). In ogni caso, anche sotto il governo attuale, non c’è un insieme uniforme di leggi applicato a tutti, quindi questa obiezione è di per sé sciocca.

Un’altra obiezione comune è che il ricco potrebbe comprare le sentenze in un sistema di giustizia privato. Di nuovo, questo non tiene conto della dilagante corruzione nelle corti di giustizia governative. Almeno nel mercato aperto, i futuri querelanti potrebbero evitare giudici accusati di avere accettato tangenti in passato. Al contrario, sotto lo Stato l’unico ricorso possibile contro un giudice corrotto è la speranza che gli elettori se ne ricordino (e se ne interessino) e non lo rivotino, o che i politici nominino qualcun altro.

Un’altra critica tipica è che il sistema da me proposto funzionerebbe per le persone “razionali”, ma non per i criminali violenti. In un articolo come questo, posso solo dire che ogni azione in una società libera sarebbe soggetta ad un processo giudiziario come quello che ho descritto. Ho costruito deliberatamente l’esempio per includere l’uso della forza (piuttosto che, ad esempio, rinnegare un contratto di debito) per illustrare i principi coinvolti. Se Johnson avesse assunto una società di sicurezza privata i cui impiegati avessero rotto il braccio di Owens, la situazione non sarebbe stata sostanzialmente diversa. (Certo, Johnson farebbe bene a patrocinare solo società di sicurezza rispettabili che hanno la reputazione di ragionevolezza nel trattare con i taccheggiatori).

Questa preoccupazione è legata al ruolo (se esiste) delle prigioni in una società libera, e qui non ho lo spazio per affrontare questo affascinante argomento (penso che lo farò nel mio libro).

Infine, mi si accusa di supportare in qualche modo il positivismo legale, cioè starei affermando che qualsiasi “legge” che passa il test profitti vs perdite è una buona legge. Niente di più lontano dalla verità; i miei valori etici sono conformi alla mia fede Cristiana, e credo fermamente nella legge naturale. Tuttavia in questo articolo non sto descrivendo i contenuti del codice (o dei codici) legali che nascerebbero in una società di libero mercato, bensì le forze che influenzano la loro evoluzione. Per quelli che sono tentati di mandarmi le emails dicendo che c’è un insieme di leggi obiettivo che ogni pensatore intelligente può scoprire, rispondo semplicemente: anche se questo fosse vero, nessun governo nella storia ha ancora raggiunto quello che desiderate. Forse è ora di usare un approccio differente?

CONCLUSIONI

Per concludere, vorrei evidenziare due tipi di “diritto privato” in azione. Innanzitutto, vi è il fiorente settore dell’arbitrato. Proprio come milioni di persone optano per l’acqua in bottiglia prodotta dal mercato, nonostante l’alternativa “gratis” del governo, ci sono anche milioni di persone che risolvono le loro controversie tramite l’arbitrato privato.

Per fare un altro esempio ovvio, consideriamo gli arbitri negli sport professionisti. Nonostante tutti gli stereotipi, questi “giudici” sono solitamente imparziali, perché i proprietari delle squadre sanno che i clienti smetterebbero di guardare le partite se fossero truccate. Anche i più appassionati di sport possono ancora lamentarsi di un orribile errore del 1978 (ad esempio) che è costato la vittoria alla loro squadra, è proprio questo il punto. Devi andare indietro di decadi, per la maggior parte delle squadre, per ricordarti un simile torto! E se qualcuno affermasse che la sua squadra di football ha avuto un risultato deludente l’ultima stagione a causa degli arbitri cattivi, chiunque saprebbe che sta dicendo un’assurdità. Soprattutto quando non è parte in causa la loro squadra, gli appassionati di sport conoscono e si fidano dell’integrità del loro “sistema giudiziario”.

Parlare a favore di un sistema legale privato è semplicemente parlare contro un monopolio imposto dal governo. In ogni altro settore, l’approccio coercitivo fallisce, e non c’è niente di unico nella legge che possa cambiare questa conclusione.

Fonte: https://mises.org/library/possibility-private-law

Congresso della Lega 21/12/2019: Osservazioni generali.

La storia della repubblica italiana ha almeno 3 casi, in aree politiche diverse, di “mainstreamizzazione” di partiti politici “radicali”.
1. Area fascista, MSI che diventa la mainstream AN post-Fiuggi e, fra vari passaggi, l’attuale FDI, con istanze meno massimaliste ma figlio di una certa cultura.
2. Area comunista, col crollo dell’URSS che porta alla scissione del partito comunista italiano ed alle sue varie ramificazioni, la cui principale, il PD (e le sue recenti scissioni), ha ormai posizioni per certi versi molto lontane ma ha come collante un certo background politico/culturale.
3. Appunto, la Lega Nord che, in un processo che parte da lontano (forse lo spartiacque definitivo è il 2014 ma già da molto prima c’erano sentori in tal senso), si è gradualmente trasformata in un partito nazionale “a trazione nordista”, nel senso che il gruppo dirigente è formato da gente del nord, molti dei quali presenti anche nel periodo più massimalista.
Credo che sia in parte, in tutti e 3 i casi, questione di contingenze storiche, in parte opportunità personali, in parte calcoli elettorali. Tutti e 3 i processi di “mainstreamizzazione” hanno in comune 3 aspetti:
1. L’obiettivo di mantenere, nonostante tutti i cambiamenti, lo “zoccolo duro” di elettori massimalisti cercando di risultare convincenti con cose come “i tempi sono cambiati e ora va così, però siamo sempre noi”.
2. L’obiettivo di allargare il consenso a gente che non avrebbe mai sostenuto la versione massimalista, cercando di risultare convincenti con cose come “siamo maturati e siamo più al passo coi tempi / inclusivi / aperti anche a chi ha un background diverso”.
3. La presenza di “dissidenti massimalisti” che non hanno digerito questo processo di cambiamento e hanno portato avanti le istanze massimaliste del passato, eventualmente rivisitate, in altre forze politiche e culturali, in un rapporto a volte di collaborazione col contenitore mainstream, a volte conflittuale. Del resto “a sinistra” del PD esistono ancora forze sia “rosse” (PCI) che “fuchsia” (inteso come marxismo culturale, tipo PAP), “a destra” di FDI esistono ancora forze “nere” (casapound e forza nuova) e già da molto tempo (in realtà già dalla decisione di seguire la “via padana”) esistono forze indipendentiste o autonomiste al di fuori dei circuiti leghisti (PLI qui, vari gruppi in Veneto, Grande Nord ultimamente, più vari movimenti regionali bene o male ovunque nella “padania”).
Alla fine nel caso leghista, come in ogni aspetto della vita in genrale, parlano il tempo ed i fatti. Per ora il tempo e i fatti hanno detto che c’è stato questo processo, che chi conta nei circuiti leghisti ha preso questa decisione; per convinzione o convenienza, sinceramente o turandosi il naso, ma ha fatto la sua scelta.
Chi vuole che si crei o si sviluppi qualcosa al di fuori partendo dalle vecchie istanze deve fare, come hanno fatto in molti, la scelta di tirarsi fuori e contribuire ad altre realtà, anche se questo vuol dire ripartire da zero e rinunciare a varie cose (fra cui introiti sicuri, specie per chi vive di politica).
Chi crede che ci sia spazio per portare avanti i vecchi temi deve cercare di lavorare dall’interno.
Ma il fatto principale è un altro. Le zone “non padane” della rep. italiana, prima della svolta nazionale della lega, votavano varie cose ma non votavano in massa nè partiti regionali nè partiti nazionalisti tipo MSI ed evoluzioni e spin off più o meno radicali. La destra nazionale in quelle zone ha fatto la sua solita propaganda, per anni, per decenni, con parole come patria, tricolore, onore e relativi riferimenti storici. I risultati elettorali sono stati diversi ma tutto sommato modesti.
Poi arriva un milanese, Salvini, che fino a pochi anni prima diceva peste e corna dei teroni, si mette a scimmiottare la taggianità e la terronanza stereotipata più indecente, a metà fra un cinepanettone e barbara d’urso, usa il tricolore come usa il crocefisso, cioè tipo “boh in realtà cazzomene però usiamolo perchè va usato”, dice 4 banalità in croce e arriva a risultati elettorali che la destra nazionale si sogna.
Ecco, questo fatto principale dimostra oltre ogni ragionevole dubbio la totale inconsistenza del nazionalismo italiano e dovrebbe fare capire a tutti che molto probabilmente seguire quella strada con convinzione, a lungo termine, non porterà ad alcun risultato.

Puigdemont a Lugano: «Siamo delusi dalla vigliaccheria dell’Unione europea»

Il leader indipendentista catalano spera tuttavia di sedere all’Europarlamento «entro Natale». Il modello federalista? «Ci abbiamo già provato»

LUGANO – Il suo ruolo nel referendum indipendentista catalano due anni or sono e la sua fuga per evitare l’arresto gli hanno guadagnato la notorietà internazionale. Oggi il leader indipendentista catalano Carles Puigdemont è a Lugano, dove tiene una conferenza al Padiglione Conza nell’ambito del Festival Endorfine dal titolo “Conversazione con un leader europeo. L’identità catalana”. Lo abbiamo incontrato.

A due anni dal referendum sull’indipendenza, lei è ancora in esilio, il fronte indipendentista è abbastanza diviso e, prima del 16 ottobre prossimo, dodici leader indipendentisti potrebbero essere condannati per ribellione: la via dello scontro con Madrid che avete scelto è ancora quella giusta?
«Prima di tutto devo dire che non siamo stati noi a scegliere la via dello scontro. È stato lo Stato spagnolo che ha riposto con lo scontro a una richiesta di dialogo. Un richiesta che avanzavamo da dieci anni e alla quale ci ha sempre risposto con un no. E questo perché credeva che, essendo più forte, avrebbe potuto vincere e impedire ai catalani di diventare quello che volevano. Ma si è sbagliato. Anche se lo Stato ci propone uno scontro, però, noi dobbiamo rispondere in maniera democratica e non violenta. Se lo Stato ci avesse proposto un dialogo, è lì che saremmo ora».

L’Unione europea non ha dimostrato molta empatia verso la causa catalana finora: nutre speranze riguardo alla nuova Commissione e al nuovo Parlamento?
«No davvero, perché sappiamo che l’Unione europea si comporta come un club di Stati. Siamo delusi da questa vigliaccheria e dalla mancata difesa dei diritti fondamentali, che la Spagna ha violato. Capisco che l’UE non condivida l’idea dell’indipendenza della Catalogna, ma avrebbe dovuto sostenere il diritto dei cittadini europei ad esprimersi. Quindi non ripongo molte speranze in questa Unione europea che, tra i suoi membri, conta Stati come la Spagna che non vogliono una vera unione né supportare i diritti umani fondamentali. Vorrei dire, però, che ora c’è una parte dell’opinione pubblica europea che capisce meglio quanto accade in Catalogna, prova vergogna per questo silenzio complice sulla violazione di diritti fondamentali e lo trova inaccettabile».

Siederà al Parlamento europeo prima della fine della legislatura?
«Sono convinto di sì. E spero di occupare il mio seggio prima di Natale. Ho ricevuto un mandato di più di un milione di voti e questi elettori hanno diritto di essere rappresentati al Parlamento europeo. E ogni settimana, ogni giorno in cui non vengono rappresentati e non si prende una decisione a riguardo, i loro diritti vengono violati in maniera irreparabile. L’Unione europea non ha il diritto di prendersi troppo tempo per arrivare a una decisione.

All’europarlamento sarà comunque un rappresentante spagnolo, questo non le pone dei problemi?
«Non sarà affatto così. La legge europea è cambiata. I deputati del Parlamento europeo non sono più i rappresentanti degli Stati in cui sono stati eletti, ma sono i rappresentanti di tutti i cittadini europei, compresi i catalani, gli spagnoli, i belgi o i francesi».

Lei vive in Belgio, qui siamo in Svizzera, entrambi sono Paesi plurilingui e federali: una Catalogna parte di una Spagna veramente plurilingue e federale non potrebbe essere un obiettivo per lei?
«Lo è stato. Abbiamo provato a percorrere questa strada. Abbiamo 40 anni di esperienza a riguardo. L’indipendenza non era la prima opzione, ma l’ultima. Le abbiamo provate tutte per aiutare a trasformare la Spagna in un vero Stato federale, in cui ci sia rispetto per le diverse lingue. Ma abbiamo ottenuto esattamente il contrario: continuiamo a non poter parlare catalano nel parlamento “federale” spagnolo, la Spagna non vuole che il catalano sia utilizzato dall’Unione europea, i nostri diritti storici di nazione non sono riconosciuti. È un
fallimento, cui si somma la sentenza della Corte costituzionale del 2010 contro il nostro statuto di autonomia. Non c’è modo per i catalani di essere catalani all’interno dello Stato spagnolo. Noi non avremmo problemi con la cittadinanza spagnola. La Spagna avrebbe potuto essere lo Stato dei catalani, ma hanno continuato a centralizzare, non rispettano per niente le lingue diverse dal castigliano e il re non rispetta affatto le diversità. Non possiamo continuare a vivere in uno Stato così».

Se i leader indipendentisti se la cavassero con un’assoluzione, lei rientrerebbe in Catalogna?
«Mi piacerebbe molto avere questo problema perché vorrebbe dire che i miei colleghi saranno stati trattati con giustizia. E l’unica forma di giustizia è l’assoluzione. Quindi in caso di assoluzione ritornerei perché saprei di poter confidare in una giustizia indipendente dalla politica. Sfortunatamente, però, questo non è stato il caso finora».

La sua pena, tuttavia, potrebbe essere diversa…
«Se si tratta dello stesso crimine sarebbe abbastanza strano».

E se i suoi compagni ricevessero una pena lieve? Tornerebbe in patria?
«Anche una pena lieve sarebbe ingiusta perché non sussiste alcun crimine. Nemmeno nell’ordinamento spagnolo organizzare un referendum sull’indipendenza costituisce un crimine. Hanno tirato fuori questa interpretazione qualche anno fa dal codice penale. Non si può accettare una condanna per un crimine che non si è commesso. Noi abbiamo voluto esercitare il nostro diritto all’indipendenza e la responsabilità dello Stato non avrebbe dovuto essere reprimerlo, ma permettere alla società catalana di esprimersi, a prescindere dal risultato».

Ma non dovrebbe essere il popolo spagnolo tutto a esprimersi a riguardo?
«No perché tutti i referendum di autodeterminazione riguardano la specifica minoranza nazionale. L’obiettivo è proteggere la minoranza nazionale ed è per questo che è stato impiegato lo strumento dell’autodeterminazione. È in ogni caso una questione interessante perché, anche nel caso in cui si presentasse lo scenario di un referendum esteso a tutta la Spagna, vorrebbe dire che la Spagna avrebbe quantomeno accettato che la Catalogna è un soggetto politico a pieno titolo e ha diritto a divenire indipendente. E questo benché ottenere
l’indipendenza per questa via sia impossibile. E sarei contento anche se la Spagna permettesse di organizzare un nuovo referendum sull’indipendenza in Catalogna e i catalani decidessero di rimanere in Spagna perché vorrebbe dire che la Catalogna sarebbe stata riconosciuta come un soggetto politico».

Come vede la Catalogna tra dieci anni?
«Come membro a pieno titolo dell’Unione europea, membro delle Nazioni unite e partner per le sfide che il mondo si trova ad affrontare: il cambiamento climatico, le crisi migratorie, la contrazione industriale, i diritti fondamentali».

Non è troppo ottimista?
«Se come popolo, dopo la caduta di Barcellona dell’11 settembre 1714, non fossimo stati ottimisti, oggi non parleremmo catalano, non avremmo recuperato alcune istituzioni come il Parlamento e il Governo catalani. È l’essere ottimisti nel momento della disfatta che ci ha permesso di costruire la Catalogna. Questo è lo spirito catalano. Non arrendersi mai. Siamo tra due grandi potenze, la Francia e la Spagna, sappiamo di essere una minoranza, ma vogliamo sopravvivere».

Autore: Dario Ornaghi.

Fonte: https://www.tio.ch/ticino/politica/1391596/puigdemont-a-lugano-siamo-delusi-dalla-vigliaccheria-dell-unione-europea

L’intelligenza artificiale: nascita e potenzialità

Nel 1956, al Darmouth College, un’università del New Hampshire, si riuniscono dieci scienziati esperti di reti neurali, automazione e intelligenze. Adam Greenfield definisce le reti neurali come “un modo di organizzare singole unità di elaborazione in reti che simulano il modo in cui i neuroni sono interconnessi nel sistema nervoso centrale umano”. Li convoca John McCarthy, che è riuscito ad ottenere dalla Rockefeller Foundation i fondi necessari a organizzare alcune settiane di studio e confronto su una materia ancora inesplorata. McCarthy la chiama “intelligenza artificiale” e descrive il suo lavoro come il processo “consistente nel far sì che una macchina si comporti in modi che sarebbero definiti intelligenti se fosse un essere umano a comportarsi così”.

Nel 1993 l’autore di fantascienza Vernor Vinge parla per primo di singolarità. Vinge mostrò squarci di un futuro in cui “le macchine saranno sufficientemente intelligenti da programmarsi e migliorarsi da sole, fino al punto di rendersi indipendenti”.

Ottobre 2017. Alibaba, il gigante del commercio online cinese guidato da Jack Ma, annuncia un investimento da 15 miliardi di dollari in nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale.

Gennaio 2018. La Stanford University ha messo a punto un test chiamato SQuAD (Standford Question Answering Dataset), pensato per misurare quel che si chiama “machine learning”, ovvero “apprendimento automatico”. Si tratta di vari e complicati metodi per permettere ai computer di “imparare” a risolvere problemi in maniera autonoma e a comprendere, tramite l’uso di esempi, ciò che viene loro fornito. Un modello di intelligenza artificiale realizzato da Alibaba è stato sottoposto al test di Stanford, una prova di lettura e comprensione con più di 10.000 quesiti riguardanti voci di Wikipedia lette in precedenza. Il risultato è stato inquietante. L’intelligenza artificiale di Alibaba doveva confrontarsi con degli esseri umani e ha ottenuto un punteggio superiore a tutti loro. Il risultato umano migliore ha raggiunto un punteggio di 82.304. La macchina di Alibaba ha totalizzato 82.440 punti. Ancora meglio ha fatto un’altra intelligenza artificiale, creata da Microsoft, che ha ottenuto 82.650 puti. È la prima volta nella storia che le macchine riescono a superare gli esseri umani in un test di comprensione e lettura. In precedenza si erano misurate con gli scacchi e altri giochi complessi. Ora, però, riescono ad eccellere anche in un campo che dovrebbe essere dominato dal genere umano.

Luo Si, capo scienziato del Natural Language Processing dell’Alibaba Institute, afferma: “questa tecnologia può essere gradualmente applicata a molti settori, come assistenza clienti, musei e risposte online a quesiti medici, riducendo il bisogno di un input umano in un processo senza precedenti”.

Nick Bostrom, uno studioso svedese laureato in Fisica, Filosofia e Neuroscienze computazionali, docente a Oxford e direttore del Future of Humanity Institute, ha scritto, nel saggio intitolato “Superintelligenza”, dove potrebbe condurre lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. I pionieri della materia, pur essendo convinti dell’imminenza di un’intelligenza artificiale di livello umano, per lo più non considerano la possibilità di un’intelligenza artificiale di un livello superiore a quello umano. Non riescono a concepire il corollario che le macchine, in seguito, sarebbero diventate superintelligenti.

Siamo lontani dalla singolarità ma, come ha notato Adam Greenfield, “a differenza di noi umani, tutti gli algoritmi capaci di imparare possono continuare a farlo a tempo indeterminato, incorporando centinaia o migliaia di giornate di studio umano in periodi di ventiquattro ore”.

Qualora l’uomo dovesse costruire una “superintelligenza”, esiste il rischio concreto che quest’ultima sia ostile all’umanità. Di fronte ad una superintelligenza ostile, spiega Bostrom,non avremmo possibilità di “sostituirla o modificare le preferenze”. Per dare un’idea, “invece di immaginare che un’IA (intelligenza artificiale) superintelligente sia come un genio scientifico di fronte a una persona comune, potrebbe essere più appropriato pensare che sia come una persona comune in confronto a un insetto o a un verme”.

Fonte: Fermiamo le Macchine – Francesco Borgonovo