Il segreto di Trump per la vittoria nel 2020: gli elettori ispanici (fonte: Osservatorioreputtlicano)

Secondo POLITICO, è in crescita il consenso di Trump tra gli ispanici. L’economia americana viaggia e sotto di lui il tasso di disoccupazione tra i Latinos è sceso al minimo storico. Oggi 2/3 degli americani di origine ispanica sono nati sul suolo statunitense e sono meno legati alla questione migratoria rispetto al passato. L’approvazione del lavoro del Presidente tra loro è cresciuta, secondo alcuni sondaggi, tra il 40% (massimo) e il 32%: al momento, questo tasso potrebbe verosimilmente attestarsi al 35-36%.

Un ottimo risultato per Trump ed il GOP visto che, all’indomani delle Presidenziali del 2016, si pensava prendesse solamente il 18% del voto dei latinos (in realtà alla fine prese il 28%). Se gli ispanici americani continueranno a dimostratre una crescente approvazione verso Trump, questi potrebbe essere sul punto di eguagliare o superare il 40% conseguito da George W. Bush nel 2004.

Può essere un duro colpo per un Partito Democratico che ha proiettato tutto il suo futuro e la sua base elettorale sulle minoranze: nella convinzione che – dato che il quadro demografico dell’America sta effettivamente cambiando – l’ideale liberal della “coalizione multirazziale”, in grado di prendersi tutti i voti delle minoranze (che sono in crescita demografica) potesse far giocare il cambiamento demografico a suo favore. Ma ora potrebbe ritrovarsi a perdere.

Quelle del 2020 saranno le prime elezioni americane in cui gli ispanici costituiranno la più grande minoranza etnica o razzialedell’elettorato, secondo il Pew Research CenterPew stima che 32 milioni di ispanici avranno diritto al voto: ben 2 milioni in più degli elettori neri ed oltre il 13% dell’elettorato.

Se Trump riuscirà a migliorare la sua approvazione tra gli ispanici anche solo di 12 punti percentuali rispetto ai numeri del 2016(arrivando così al 40%, la quota Bush Jr.) con il crescere dell’elettorato ispanico, FloridaArizonaGeorgia e Carolina del Nord sarebbero fuori dai giochi per i democratici, che avrebbero così bisogno di riprendersi Michigan, Pennsylvania e Wisconsin per raggiungere i 270 voti necessari a vincere il collegio elettorale e la Casa Bianca. Ma, allo stesso tempo, quell’incremento di 12 punti darebbe a Trump una chiara possibilità di vincere anche in Coloradoed in Nevada, Stati in cui gli elettori ispanici rappresentano ben oltre il 10% dell’elettorato (20,7% nel Colorado e 16,8% in Nevada) e dove la Clinton vinse di soli 5 punti percentuali o meno nel 2016.

E se il percorso democratico verso la presidenza sembra duro senza un sostegno ispanico travolgente, il controllo del Senato sembra quasi impossibile. Qualsiasi scenario realistico per ottenere i 3 seggi necessari (4 se si contasse la rielezione del vice-presidente Mike Pence), richiederebbe che i Democratici riuscissero a sconfiggere almeno i senatori repubblicani, in corsa per la riconferma, Cory Gardner in Colorado e Martha McSally in Arizona. Entrambi gli Stati hanno un elettorato ispanico superiore alla media nazionale. Gardner vinse il suo seggio nel 2014, dividendo a metà il voto ispanico. McSally, che è stata appena nominata per coprire il seggio senatorio lasciato vacante alla morte di John McCain, aveva perso per poco la sua corsa del 2018 contro Kyrsten Sinema, vincendo però il 30% del voto ispanico nel suo Stato. Qualsiasi miglioramento nel consenso tra gli ispanici dei repubblicani potrebbe facilmente riportare Gardner e McSally al Senato e lasciare così i democratici ancora in minoranza.

Fonte: https://osservatorerepubblicano.com/2019/03/01/il-segreto-di-trump-per-la-vittoria-nel-2020-gli-elettori-ispanici/

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Vivere è rischiare

Vivere vuol dire rischiare sempre.

Di solito le persone muoiono intorno ai 30 anni e vengono sepolte verso i 70 anni. Passano 40 anni prima che gli altri capiscano che quella persona è morta. La vita è sempre un’incertezza. Soltanto ciò che è morto è certezza. Tutto ciò che è vivo cambia sempre ed è in movimento, fluido, flessibile, in grado di muoversi in qualunque direzione.
Più tu diventi rigido, più stai perdendo la vita. Vivere significa rischio. Morire è ciò che non ha nessun rischio. Vivere è sempre pericoloso, vivere significa convivere con ciò che è sconosciuto, morire è molto, molto più sicuro. Non c’è luogo più sicuro di una tomba. Nessun incidente può succedere a chi è morto.

Bisogna desiderare l’insicurezza perchè significa desiderare la vita. Vicino all’insicurezza c’è il cambiamento. Cerca le strade non ancora battute e naviga per mari non ancora navigati, perché questo è il cammino della vita.

La crescita è sempre un gioco rischioso. A volte una persona deve rinunciare a ciò che conosce in cambio di qualcosa che non conosce ancora. Nella vita reale non c’è mai la certezza totale, a parte che della morte.

E’ questo il bello della vita. E’ per questo che ci sono tante emozioni. Il successo nella vita arriva solo in cambio di un alto prezzo. Il rischio è il prezzo, paga questo prezzo.
In questa settimana, non cercare nella vita la certezza assoluta che solo la morte è capace di dare. Vivere è rischiare.

Il Rwanda ‘si prende’ i migranti irregolari in Israele in cambio di accordi e denaro

ROMA – Israele e Rwanda stanno mettendo a punto un accordo multimilionario che consentirà allo stato ebraico di espellere centinaia di immigrati sudanesi ed eritrei nello stato africano in cambio di accordi di favore e sovvenzioni da milioni di dollari. L’intesa è stata confermata nei giorni scorsi dallo stesso presidente ruandese, Paul Kagame, e dal ministro dell’interno israeliano, Gilad Erdan.

“Tra Ruanda e Israele ci sono discussioni – ha detto Kagame, citato dal settimanale The East African – e c’è un dibattito in Israele riguardo a questi africani che sono arrivati lì come in altri paesi europei. Alcuni di loro si trovano lì in modo illegale o con un status diverso”. Da parte sua, il ministero israeliano ha espresso l’intenzione di “espellere gli immigrati dai centri di detenzione” e di incoraggiarli a “lasciare Israele in modo sicuro e dignitoso” verso determinati paesi africani che li regolarizzeranno. Erdan ha quindi precisato al quotidiano israeliano Yediot Ahronot che Israele è pronto ad offrire ai migranti un “pacchetto che include un volo e 3.500
Dollari, non un piccola somma in questi paesi. Riceveranno il visto e sarà consentito loro di lavorare”.

Si stima siano circa 50 mila i migranti africani entrati in Israele prevalentemente dall’Egitto. Molti richiedenti asilo si trovano nel centro di detenzione Holot, nel sud di Israele. Negli ultimi anni, un nuovo muro eretto alla frontiera egiziana ha evitato nuovi arrivi. Secondo The East African, il governo di Tel Aviv starebbe definendo un accordo simile anche con l’Uganda, di cui al momento non si hanno però conferme.

fonte qui

L’Aned non parteciperà alla sfilata in occasione del corteo romano del 25 aprile

Fonte:    Moked.it «Il 25 Aprile, a Porta San Paolo l’ANED – Roma ( Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi Nazisti) non ci sarà! Siamo giunti a questa amara e travagliata decisione a seguito a quanto accaduto nella riunione tenutasi presso la Casa della Memoria lunedì 30 marzo 2015, in preparazione della manifestazione/corteo per i 70 anni del 25 aprile 1945, Festa della Liberazione. Dopo lunghe ore di discussione conflittuale con le organizzazioni presenti, ANPI, Partigiani Giustizia e Libertà, CGIL, Partito Comunista, Rifondazione Comunista, Brigata Ebraica, Comunisti Italiani, Unione Studenti Italiani, Patria Socialista, Centro Sociale Acrobat, Centro Sociale Link, Fronte Palestina, Rete Romana Palestina, Rappresentanza Palestina in Italia, e altre molte delle quali non si capisce a che titolo presenti, discussioni in cui le minacce e gli insulti hanno prevalso, e hanno evidenziato gli stessi inaccettabili presupposti che, nelle passate edizioni, hanno dato luogo a veri e propri episodi di intolleranza. Noi che rappresentiamo gli ex deportati, sommersi e salvati, nei campi nazisti, sia politici che razziali, non possiamo accettare che lo spirito e i significati del 25 aprile, della Resistenza e della Liberazione vengano così totalmente snaturati e addirittura fatti divenire atto di accusa contro le vittime stesse del nazifascismo. Non possiamo accettare che rappresentati della lotta partigiana, della Liberazione, siano messi al bando solo ed esclusivamente per intolleranza. Con grande tristezza nel cuore quest’anno, quindi, non ci potremo essere ANED –ROMA» È quanto si legge in una nota diffusa dall’Aned-Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti per annunciare il proprio rifiuto a sfilare in occasione del corteo romano del 25 aprile, dove da anni ormai si registrano episodi discriminatori nei confronti dei sostenitori della Brigata Ebraica, il corpo di volontari giunti dall’allora Palestina mandataria che diede un contributo fondamentale alla Liberazione d’Italia. La decisione, si legge, è scaturita a seguito di una riunione svoltasi negli scorsi giorni presso la Casa della Memoria e della Storia della Capitale caratterizzata da “lunghe ore  di discussione conflittuale con le organizzazioni presenti, molte delle quali non si capisce a che titolo” in cui le minacce e gli insulti hanno prevalso ed evidenziato “gli stessi inaccettabili presupposti che, nelle passate edizioni, hanno dato luogo a veri e propri episodi di intolleranza”. Tra le associazioni di cui si segnala la presenza alla riunione romana Fronte Palestina, Rete Romana Palestina e Rappresentanza Palestina in Italia.