Divisibilità degli Stati: un diritto per tutti

Ad una conferenza a Milano sulla situazione catalana vi era, fra i relatori, il prof. Pietro Cataldi, rettore dell’università per stranieri di Siena.

Egli ha affrontato il discorso della divisibilità o meno degli stati, della ridiscussione dei confini. La sua domanda, nel caso catalano o più in generale, era “ha il diritto una popolazione che abita una certa zona a secedere dallo stato? Se sì, in quali situazioni? Sempre?” e la sua opinione a riguardo era:”in certi casi sì, non so se sempre, ma in ogni caso la situazione deve portare ad una risoluzione pacifica mediante il dialogo, non alla guerra come nel passato o alla repressione giudiziaria come nel caso catalano”.

Una posizione possibilsta ma che a mio avviso pecca di praticità: se un gruppo di persone cittadine di uno stato, per qualunque motivo, vuole secedere per formare un altro stato, è perchè, per qualche motivo, non si sentono a loro agio in tale stato, non si sentono adeguatamente protetti e valorizzati. Però, se provano a chiedere pacificamente allo stato di secedere, la risposta è no. Se provano a forzare la mano in modo pacifico, arriva la repressione. Se, come nel caso scozzese, lo stato concede il referendum, userà l’arma della propaganda e del terrorismo psicologico per vincere (il comportamento dell’UK con la Scozia è comunque “meno peggio” del comportamento spagnolo con la catalunya). Se provano la via della lotta armata, comprensibilmente, la repressione sarebbe ancora più dura.

Il perchè uno stato non è disposto a trattare secessioni e disgregazioni è semplice: istinto di autoconservazione, perchè un parassita non è disposto a mettere in discussione il suo diritto al parassitaggio. Altrimenti salta tutto. In Spagna come in tutta l’Unione Europea, dove praticamente ogni stato ha al suo interno pulsioni separatiste, più o meno forti.

Quindi, riassumento, oggi la secessione è questione di rapporti di forza, con tanto di appoggi internazionali con secondi fini che non siano “la libertà di scelta dei popoli”. Nei casi più gravi, il processo può passare da guerre e tanto sangue versato.

Quindi a mio avviso l’unico modo per prevenire tutto ciò è modificare radicalmente il diritto internazionale, inserendo al suo interno il principio di “diritto unilaterale di secessione SEMPRE, DI CHIUNQUE, OVUNQUE E PER QUALUNQUE MOTIVO”. In questo modo gli stati sarebbero costretti ad impegnarsi per far sì che i popoli al suo interno preferiscano restare suoi cittadini invece di guardare ad altri stati o di volersi mettere in proprio. Ma siamo ancora molto lontani da questo. Ma il discorso va mantenuto vivo.

Perchè sì, il “non sono d’accordo con la tua secessione ma parliamone, parliamone in eterno, tanto non sono d’accordo e non te la lascio fare” è un po’ un paradosso fantozziano.