L’ULTIMO TABU’: LA RAZZA BIANCA (Autore: Arnaldo Vitangeli, editore di “La Finanza”)

In allegato al PDF sottostante ed in formato di testo, la sbobinatura revisionata del video di youtube “L’ULTIMO TABU’: LA RAZZA BIANCA” ad opera di Arnaldo Vitangeli.

l’ultimo tabu: la Razza Bianca – Arnaldo Vitangeli

Il tema di cui vi voglio parlare oggi è un tema particolarmente dedicato, al punto che mi è stato sconsigliato di trattarlo. Io però ho deciso di parlarvene ugualmente per due ragioni: la prima è che questo è un argomento davvero centrale, davvero indicativo di quello che è lo scontro in atto a cui noi assistiamo oggi in occidente tra due mentalità, due culture, due visioni del mondo che sono oramai completamente opposte; l’altro motivo è che ritengo che il pubblico della finanza sul web sia particolarmente intelligente e particolarmente aperto da un punto di vista mentale e lontano da schemi preconfezionati. Tutti avete letto che l’altro giorno il candidato governatore della Lombardia per il centrodestra Fontana in un incontro pubblico ha dichiarato che l’arrivo di masse crescenti di immigrati mette a rischio il nostro sistema economico e sociale, la nostra cultura e la stessa sopravvivenza della Razza Bianca. Naturalmente le reazioni a queste parole non si sono fatte attendere e sono state fortissime; c’è stata un’indignazione generale di quelli che sono i principali giornali, le principali televisioni, i principali commentatori; però, chi mi segue sa, lo dico sempre, oramai nella formazione dell’opinione pubblica questi soggetti contano quanto il due di denari quando regna bastoni. Non sappiamo in realtà quello che la popolazione nel suo insieme pensa dell’affermazione del candidato Fontana. Di certo il centrodestra ha evitato di mandarlo via, cioè non l’ha fatto dimettere dalla corsa per il Pirellone. Ed evidentemente è convinto che quantomeno quella parte dell’elettorato che vota centrodestra non risulterà particolarmente scandalizzata da quell’affermazione. Fontana, dal canto suo, ha immediatamente fatto una marcia indietro, anche un po’ patetica, un po’ ridicola, sostenendo di avere avuto un lapsus, avere usato una parola per un’altra. Bisognerebbe domandarsi qual era la parola che voleva usare visto che aveva già parlato di identità culturale e di sistema economico sociale.

Il tema della razza è forse oggi l’unico tabù rimasto per quanto riguarda la difesa della nostra identità come italiani, come europei e la difesa dell’identità dei vari popoli che compongono l’Europa. Infatti, se fino a pochi anni fa parlare dell’immigrazione come di una minaccia e non di un’opportunità, un’occasione, un vantaggio, una cosa bellissima era qualcosa che riguardava quasi esclusivamente una destra estrema e marginalizzata sia a livello di scontro politico sia a livello di dibattito sociale e culturale, con l’arrivo di un numero enorme di immigrati le conseguenze dal punto di vista della sicurezza, della tranquillità pubblica ecc sono sotto gli occhi di tutti. Quindi è ormai innegabile, come sono innegabili le minacce che l’arrivo di un numero eccessivo di profughi, cioè di migranti, in particolare di religione musulmana comporta. Le vediamo soprattutto nel Nord Europa, nei famosi paradisi socialdemocratici, dove molte zone sono di fatto sotto la sharia e dove il problema si pone ormai in maniera non più negabile; quindi anche da noi non è più sostenibile dire che non esiste nessun tipo di problema di integrazione o di problema di convivenza o di modello di società che si vuole fra gli immigrati islamici e gli autoctoni dei paesi occidentali. Quindi questi temi sono stati ormai sdoganati, sono entrati ormai nel dibattito pubblico e nel dibattito politico, mentre fino a pochi anni fa questo era impensabile, o meglio, chi avesse posto questi problemi, chi avesse sostenuto l’esistenza di questi problemi sarebbe stato emarginato.

Non è così per la razza, la razza è l’ultimo degli argomenti sui quali c’è un divieto di parola. In realtà questo divieto è selettivo perché, anche se al netto di alcuni elementi formali il tema della razza, o sarebbe più corretto dire dell’etnia, dell’identità etnica, viene posto in maniera tranquilla per esempio dagli Afroamericani. Nessuno si scandalizza del fatto che la minoranza Afroamericana voglia tutelare e riscoprire il proprio patrimonio etnico, la propria storia, la propria identità come appartenente ad un’etnia differente, anzi, questo viene considerato un elemento di ricchezza culturale.

La stessa cosa si potrebbe dire per quanto riguarda Israele in particolare e l’Ebraismo in generale. Il Sionismo infatti che cos’è se non un movimento di indipendenza etnica? Cioè lo stato di Israele, lo stato Ebraico è tale non da un punto di vista religioso ma da un punto di vista strettamente etnico. Peraltro la religione ebraica è una religione in cui ethnos e fede, possiamo dire così coincidono. Innanzitutto perché, a differenza delle altre grandi religioni monoteistiche, l’appartenenza non avviene per conversione ma avviene per discendenza, oltretutto per discendenza matrilineare; cioè, se io ho una madre Ebrea posso a tutti gli effetti richiedere a Israele la cittadinanza, ossia fare Aliah a prescindere dal fatto che io possa essere completamente ateo. Viceversa se io ho un padre Ebreo ma una madre non Ebrea, anche se sono un fervente credente è molto più complesso e più difficile per me ottenere lo status di cittadino di Israele. Anche in questo caso il fatto di basare fondamentalmente uno stato su un discorso che, al di là di quanto ci si possa girare intorno, è fondamentalmente un discorso di sangue non crea particolare scandalo. Diciamo che quanti criticano lo stato di Israele lo fanno sulla base dei suoi rapporti con la popolazione preesistente, cioè con i palestinesi, non per la filosofia etnica che regge lo stato in sé. Se non fossero mai esistiti i palestinesi, se effettivamente, come raccontava una visione un po’ favolistica del Sionismo, la Palestina fosse stata completamente disabitata nel momento in cui gli Ebrei avessero voluto creare uno stato per gli Ebrei, ossia per chi ha il sangue Ebraico a prescindere dal fatto che abbia o meno la convinzione di fede o no, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Nel caso invece dell’etnia caucasica, cioè della Razza Bianca in parole povere, il tema è molto più controverso inevitabilmente; infatti la storia recente dell’Europa è una storia in cui il nazismo, cioè una visione distorta, una visione in qualche modo imperialistica dell’identità etnica, ha portato un’immensa quantità di morti e di devastazione nel Vecchio Continente.

Questo ha creato in un certo senso una sorta di senso di colpa, una sorta di senso di inferiorità che mina alle radici l’orgoglio, la possibilità di definirci orgogliosi della nostra identità etnica di bianchi; in particolare, il maschio europeo bianco ed eterosessuale si deve vergognare di essere tale secondo una certa visione del mondo, in quanto identificato come lo sfruttatore per antonomasia, come il responsabile di ogni forma di violenza, di ogni forma di sopraffazione, di ogni forma di dominio che si è verificata nella storia. Il problema è che se è vero che gli europei hanno immense responsabilità nell’aver tentato di sottomettere, soggiogare e sterminare in alcuni casi gli altri popoli, è altrettanto vero che la stessa cosa hanno fatto sostanzialmente anche tutti gli altri. Forse la nostra colpa principale è stata quella di essere tecnologicamente più avanzati quindi più forti e più capaci di portare avanti questo disegno che però, va detto, è un disegno generalizzato. Ad esempio pensate agli stermini che ci sono stati che ci sono in Africa su base tribale, alle continue guerre e all’odio che esiste in Asia tra popolazioni che hanno etnie diverse. Pochissimi anni fa abbiamo assistito in Ruanda allo sterminio di milioni di persone appartenenti ad un etnia africana da parte di un’altra etnia africana. Quindi in un certo senso la violenza etnica esiste, è esistita e temo esisterà a prescindere dal fatto che i popoli Bianchi, i popoli occidentali siano o meno orgogliosi della propria identità. Probabilmente il discorso sulla tutela della razza è ancora impronunciabile nella Vecchia Europa, se non altro per un’elite economica e di conseguenza culturale che però per altri versi è sempre più abbandonata a sé stessa, cioè in un certo senso se la cantano e se la suonano sempre di più da soli senza essere ascoltati. Bisognerebbe capire che cosa pensa la gente realmente della propria identità anche etnica; questo è un tema che si combina in maniera molto stretta con l’identità culturale; infatti proviamo a pensare a molti stati.

 

Qualche tempo fa io avevo fatto un servizio in cui parlavo dell’opposizione dell’attuale Iran agli Stati Uniti d’America, opposizione fiera e per molti aspetti vittoriosa, paragonandola a quella che 2000 anni fa lo stesso popolo faceva nei confronti dell’impero romano. Allo stesso modo si potrebbe parlare dello splendore dell’arte orafa degli etruschi, che corrisponde ancora oggi a una particolare ricchezza dell’industria dell’artigianato orafo in quelle stesse zone. Possiamo pensare alla primazia artistica che c’era nella Magna Grecia e al fatto che molti dei più importanti stilisti e designer del mondo siano italiani o provengano da quelle zone. Insomma, esiste una qualche forma di sopravvivenza genetica della cultura, della civiltà, di tutto quello che le generazioni precedenti alla nostra hanno fatto ed ottenuto? E, se esiste, è il caso di considerarla una ricchezza da tutelare o qualche cosa di innominabile a fronte di un mondo che deve essere esclusivamente composto da individui intercambiabili senza identità e senza storia? È un tema che io ritengo molto interessante e sono curioso di sentire che cosa ne pensare nei commenti a questo video.

Fonte:
https://www.youtube.com/watch?v=ccZ_oiAg5pk

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Black Metal Against Antifa (tradotto in ITA dalla pagina in portoghese “Umbra Morta”)

Il black metal sta venendo infestato da una mentalità progressista ed antifa che adora i valori che, nonostante si mascherino come una rivolta contro la società conservatrice e moralista cristiana, in realtà portano avanti le stesse idee universaliste ed egualitariste presenti nel cristianesimo. Tentano di portare i fans del Black Metal ad accettare posizioni di “inclusione”, come se il black metal dovesse preoccuparsi dei diritti delle minoranze, del femminismo, della comunità gay e addirittura adottare la medesima mentalità antifa di puro materialismo ed edonismo; ad esempio drogarsi continuamente ed assumere genericamente una posizione ribelle “contro il sistema”, insomma una ribellione solo di tipologia adolescenziale, e adottare comportamenti da subumani che non vedono problemi nel diffondere le peggiori schifezze in nome della “libertà”.

Il Black metal non è mai stato, non è e non deve essere inclusivo. Il Black Metal non è libertà.

Fin dall’inizio il Black Metal è un circolo chiuso che valorizza i suoi simboli e tradizioni. Senza la tradizione elitarista del Black Metal, il Black Metal diventerebbe poco più di un articolo di consumo ed intrattenimento, così come molte delle bands sono effettivamente diventate: prodotti mediatici e per adolescenti ribelli. Questo risulta dal pensiero che è tutto “divertimento”, che “è solo musica” e che il Black Metal dovrebbe essere per tutti, eccetto quelli che non condividono i valori attuali della nostra società malata, ovvero le persone che seguono dei valori “reazionari”, “razzisti”, “xenofobi” e “retrogradi”.
Se il metal ai suoi inizi è nato come una rivolta contro la mentalità hyppie di “pace e amore” della generazione del ’68, oggi questa stessa mentalità si infiltra nei circoli più estremi del metal e viene addirittura incoraggiata.

In questo modo, il Black Metal si trasformerà praticamente in un articolo “di culto” per adolescenti. Solo una forma di ribellione vuota e sicura, per persone che non sono disposte a rischiare nulla per ciò in cui credono. Uno stereotipo di ragazzo “oscuro” rinchiuso in una stanza ad ascoltare musica “satanica” per rivoltarsi contro i valori “moralisti” dei suoi genitori. Solo una fase.

Non appena il discorso satanico blasfemo si esaurisce, iniziano ad adottare posizioni non molto differente da quella dei gruppi femministi e gay: si infilano i crocifissi nel culo, appoggiamo l’omosessualismo, predicano la “libertà sessuale” come modo di opporsi al fantasma del “cristianesimo”, fra le altre cose. È come se tutta la sua rivolta si limitasse a essere contro il cristianesimo. Però, se il cristianesimo morisse oggi (e di fatto, il cristianesimo è sempre meno rilevante), che ne sarebbe di loro domani?

Allo stesso tempo essi si reputano orgogliosi di trovarsi in una posizione “speciale”, contro “l’umanità”, di essere “misantropi” e “satanici”, semplicemente propagandando le stesse cose che i mass media e le scuole ci stanno imponendo. Un attore televisivo che bacia in pubblico un altro uomo in difesa dei diritti delle minoranze diventa tanto “blasfemo”, ribelle e lodevole quanto una band di “Black Metal” che decidesse di mettere su una copertina o su un palco due uomini che si baciano.

Alcune persone e anche bands hanno ucciso il Dio e scoprono nuove vie, mentre altri sembrano essere fermi nel limbo del mero rifiuto iniziale del cristianesimo.
I primi hanno trovato sentieri oscuri, una fascinazione per la morte, per i segreti occulti, un misticismo di epoche antiche ed una volontà di ferro di imporsi su questo mondo malato e decadente. Gli altri vivono solo nell’illusione che stiano facendo qualcosa di rivoluzionario.

I primi oggi sono demonizzati, considerati il male da estirpare, l’incarnazione delle peggiori forze dell’umanità. Gli altri, pur predicando la blasfemia, considerano la peggiore blasfemia in assoluto elevarsi al di sopra della mediocrità dell’uomo comune materialista, edonista ed individualista.

Se esiste una blasfemia oggi, essa è assumere la posizione dell’Accusatore, dell’Oppositore, contro tutto questo paradiso costruito dalla modernità.
Fonte:

IL 55% DEGLI AMERICANI BIANCHI ORA PENSA CHE I BIANCHI SIANO VITTIME DI DISCRIMINAZIONI RAZZIALI (Clara Wilkins, 24 Dicembre 2017)

Disponibile al PDF in allegato e, sotto, in formato di testo, l’articolo di Clara Wilkins datato 24 Dicembre 2017 che parla della percezione di subire discriminazione razziale da parte della maggior parte degli americani bianchi. Buona lettura agli interessati

Il 55% degli americani bianchi pensa che i bianchi siano vittime di discriminazione razziale – ita

  • Secondo un recente sondaggio, la maggioranza dei bianchi, il 55%, credono che i bianchi siano vittima di discriminazione razziale
  • I bianchi pensano che il pregiudizio verso il loro gruppo stia aumentando, mentre credono che il pregiudizio verso i neri stia diminuendo.
  • Questa percezione di pregiudizio, anche se non trova riscontro nella realtà, può avere conseguenze reali.

 

Ad Agosto, il Dipartimento di Giustizia ha deciso di fare ricerche sulla percezione della discriminazione contro i bianchi all’ingresso delle università. Fino ad allora, i campus erano stati riempiti di volantini con scritto “è ok essere bianchi” ed a Novembre scoppiarono violenze all’Università del Connecticut durante un discorso che riguardava la discriminazione contro i bianchi.

I bianchi sono oggi sotto attacco?

Dopo tutto, negli USA i bianchi sono storicamente visti come i fautori delle discriminazioni, e le minoranze come le vittime.

Tuttavia la percezione di questa relazione è stata invertita. Secondo recenti sondaggi, la maggioranza dei bianchi, il 55%, crede che i bianchi subiscano oggi la discriminazione razziale.

Inoltre, i bianchi credono che la discriminazione contro il loro gruppo sia in crescita, mentre ritengono che la discriminazione contro i neri sia in diminuzione.

Cosa c’è dietro questo radicale cambio di attitudine?

Le ricerche da parte mia e di altri affermano che una grande ragione sono i cambiamenti sociali. Abbiamo anche scoperto che queste percezioni di discriminazione, anche se non trovano riscontro nella realtà, possono avere conseguenze reali.

 

 

 

Cambiamenti sociali e perdita percepita del privilegio

Vi è comodità nella prevedibilità, e le persone hanno una tendenza psicologica a favorire lo status quo. Per alcuni, una preferenza per lo status quo significa anche una preferenza per un ordine sociale in cui i bianchi hanno un maggiore status, potere e ricchezza delle minoranze razziali. Questa realtà, ancora valida nella società Americana, sembrò essere interrotta dalla storica vittoria presidenziale di Barack Obama nel 2008. Dopo la sua elezione, molti cominciarono a credere che fosse in corso un progresso razziale. Questo era il senso di una maggiore quota di minoranze razziali che stavano occupando le posizioni di potere storicamente riservate ai bianchi. Per molti, questa è stata una buona cosa. Tuttavia per la quota di americani bianchi che pensano di avere il diritto di uno status più elevato delle minoranze razziali, fu sconvolgente: erano rimasti indietro? La società si era rivoltata contro di loro? I bianchi erano diventati vittime? In una serie di studi condotti mentre Obama era presidente, la Psicologa Cheryl Kaiser ed io riuscimmo a mostrare il funzionamento di questo fenomeno. Chiedevamo ai partecipanti di leggere un articolo sul progresso razziale o un articolo neutrale. Poi chiedevamo se credevano che i bianchi stessero subendo discriminazione razziale. Abbiamo anche valutato fino a che punto credessero nella gerarchia razziale. Fra i partecipanti bianchi che credevano nello status di gerarchia razziale, quelli che avevano letto l’articolo sul progresso razziale credevano che i bianchi erano vittime di discriminazione più di quelli che avevano letto un articolo neutrale. È importante notare che non era il caso di tutti i bianchi: se i partecipanti non credevano nello status di gerarchia razziale, la convinzione che i bianchi erano discriminati non aumentava nel caso che leggessero l’articolo sul progresso razziale. Essenzialmente, questo studio indica che alcuni bianco non vedono bene il progresso sociale e reagiscono vedendo sé stessi come vittime della discriminazione. La crescente diversità razziale della nazione sta causando la percezione di discriminazione anti-Bianca. Anche se i bianchi attualmente sono la maggioranza della popolazione americana, le recenti proiezioni demografiche affermano che entro i prossimi due decenni i bianchi diventeranno una minoranza. Secondo delle ricerche recenti, se i bianchi sono consapevoli di questa tendenza, sono più propensi a temere la discriminazione razziale.

Insomma, i cambiamenti sociali, che si tratti di progresso razziale o di crescente diversità demografica, ha portato alcuni Americani Bianchi a sentirsi vittime di razzismo.

Le idee di gerarchia razziale sono da condannare.

L’altra mia ricerca con lo psicologo Joseph Wellman afferma che questo fenomeno non sia benigno. Esso porta alcuni ad adottare prospettive che potrebbero, ad un certo punto, inasprire l’ineguaglianza sociale.

Per i bianchi che sono particolarmente propensi a mantenere l’ordine razziale sociale, l’idea di discriminazione anti-bianca è particolarmente allarmante. Questo implica che l’intero sistema sociale è instabile ed essi desiderano ristabilirlo.

Queste persone potrebbero tentare di “ristabilire” la posizione del loro gruppo in quanto ritengono che essa sia stata danneggiata. Questo può succedere in diversi modi.

Un modo è attraverso il supporto ad altri bianchi che affermano di essere vittime di discriminazione razziale. Vi è una tendenza a reagire negativamente ai neri che affermano di essere vittime di discriminazione. Le persone li vedono come dei lamentosi che usano il razzismo come scusa per le loro mancanze.

I bianchi che supportano la gerarchia razziale, d’altro canto, reagiscono in modo relativamente favorevole ad altri bianchi che affermano di essere vittime di discriminazione anti-bianca, ed affermano di essere più disposti ad aiutarli.

Potrebbero anche reagire cercando di diminuire le opportunità per gli altri gruppi razziali. Per esempio, quando i bianchi pensano di essere discriminati, io ed i miei collaboratori abbiamo scoperto che sono meno inclini a supportare politiche di discriminazione positiva (ndt, le quote riservate alle minoranze all’intero delle università e di certe professioni). Affermano di essere più propensi a supportare politiche che aiutino i bianchi, come ad esempio identificare i casi di discriminazione anti-bianca. Non è necessario dire che in una nazione in cui le disparità razziali di educazione, occupazione e salute persistono, una maggiore attenzione alla discriminazione antibianca, unita ad una minore attenzione alla discriminazione contro le minoranze, può soltanto inasprire l’ineguaglianza sociale.

Fonte:

http://www.businessinsider.com/white-people-believe-they-are-under-attack-2017-12?IR=T

Il discorso di Bob Mathews “Chiamata alle armi” con commento di W. L. Pierce

In allegato al PDF seguente, e in formato testo sotto di esso, il discorso integrale di Bob Mathews “Chiamata alle armi” del 1983 in italiano, con commento di W. L. Pierce.

Il materiale non ha alcuno scopo di apologia nè tantomento di istigazione all’emulazione, ma è di mero interesse storico e culturale.
Buona lettura agli interessati

Chiamata alle armi di Bob Mathews – Commento di W. L. Pierce

Fonte:

William Luther Pierce parla:

Anno 1983

Il discorso che sentirete è stato dato Domenica 4 Settembre 1983 da Robert Mathews, all’assemblea generale della National Alliance, ad Arlington, Virginia. Qualche settimana dopo, Mathews dichiarò guerra ai nemici della nostra razza. Iniziò ad operare in segreto, con un gruppo di commilitoni che chiamò “la Fratellanza Silenziosa”, e cominciò a combattere. La sua battaglia durò fino a quando venne bruciato vivo in un’operazione segreta di polizia, poco più di un anno dopo, l’8 Dicembre 1984 a Whidbey Island, Washington. Il mio primo contatto con Bob Mathews fu nel 1980, quando cominciò una corrispondenza con me. Dopo alcune lettere, divenne subito membro della National Alliance, e continuammo a scriverci per più di un anno, prima di incontrarci. Nelle sue lettere, faceva sempre domande sulla National Alliance e sulle nostre attività di reclutamento, e io rispondevo quando ne ero in grado. Ci incontrammo, infine, nel 1981, quando lui venne nel mio ufficio per la prima volta. Bob era un uomo di 28 anni, forte, robusto, con capelli corti castani e un volto limpido e amichevole. Parlammo di diverse cose, sia teoriche che pratiche. Bob era molto interessato alle idee, come anche ai metodi in cui avremmo potuto risolvere i problemi dei media che dovevamo affrontare. La cosa che più mi impressionò di Bob, durante i nostri incontri, era la sua grande serietà. In lui non c’era alcun aspetto del rivoluzionario sognante, nè del cultista storico, né dell’hobbysta organizzativo, nè l’eccessivo fascino per le armi che troppo spesso riscontro nei giovani che cercano una fuga psicologica dalla spiacevole realtà di un’America giudaizzata. Bob era un uomo serio. Sapeva ridere, scherzare, ma l’impressione soverchiante che si aveva nel parlare con lui era di un uomo che, come molti Americani, era molto preoccupato, molto indispettivo per ciò che viene fatto al nostro paese e al nostro popolo. Ma anche, a differenza della maggior parte di coloro che sono preoccupati, era anche intenzionato a fare qualcosa a riguardo, a fare tutto ciò che potesse. Per Bob la situazione era abbastanza chiara.

 

Eravamo sotto attacco da parte di un nemico straordinariamente malevolo, pericoloso e caparbio, che era determinato a distruggerci, a distruggere il nostro mondo, a distruggere la nostra razza: a eliminare qualsiasi traccia di noi, proprio come il suo dio tribale gli ha ordinato nel Vecchio Testamento. Ed era nostra responsabilità combattere quel nemico con tutti i nostri mezzi. La domanda non era se combattere o meno, ma come combattere nel modo più efficace. E in particolare, non c’era alcun dubbio sul fatto che lui sarebbe stato coinvolto nella lotta. Quello non richiedeva alcuna discussione, nessuna esitazione e nessuna ricerca interiore: lu dava per scontato, che fosse compito irrinunciabile di ogni uomo Bianco onorevole unirsi alla battaglia, immediatamente. Chi non faceva questo, era un codardo o un traditore. Quindi parlammo della sua situazione personale: le sue risorse, il suo addestramento e le sue inclinazioni. Io gli suggerii che la cosa migliore che potesse fare era reclutare altre persone per l’Alleanza tra i suoi vicini e colleghi, vicino casa sua nello stato di Washington, e così fece. Due anni dopo, nell’estate del 1983, Bob mi contattò per condividere le sue recenti esperienze nel reclutare tra i contadini, allevatori e autotrasportatori indipendenti, nel Nord-ovest Pacifico. Gli chiesi se potesse preparare un breve discorso sulle sue attività di reclutamento per poi darlo all’Assemblea generale dell’Alleanza, durante il weekend della festa della liberazione. Lui accettò, e questo è il suo discorso.

Robert J. Mathews parla

Fratelli miei, sorelle mie, dalle foreste, valli e montagne del NordOvest Pacifico avvolte dalla nebbia, vi porto un messaggio di solidarietà, un invito all’azione e una richiesta di adesione al vostro dovere come membri dell’avanguardia di una rinascita ariana e della definitiva, totale vittoria ariana. I segni del risveglio stanno emergendo in tutto il NordOvest, e specialmente tra gli agricoltori e gli allevatori, una classe del nostro popolo che è stata colpita in modo particolarmente duro dagli sporchi bugiardi ebrei e dal loro sistema parassitario di usura. Dalla nascita di questa nazione a oggi, l’agricoltore piccolo proprietario terriero è stato un simbolo dell’etica del lavoro ariana e un monumento vivente alla virilità.

Ogni volta che penso alla prima rivoluzione americana, spesso ricordo quella poesia ispiratrice su Concord e Lexington: “Al ruvido ponte che inarcò il diluvio, dispiegata la loro bandiera nella brezza di aprile, qui stavano i contadini assediati, e spararono il colpo che fu udito in tutto il mondo”. Purtroppo, camerati, quella poesia glorifica un conflitto fratricida. Quanto sogno una nuova poesia, una poesia per oggi! Dalle valli, dai campi, si riversò l’onda dei contadini ariani. La loro bandiera dispiegata nella brezza di aprile. Da qui venne il contadino ariano, e cacciò l’ebreo per sempre, per sempre da questo mondo. Non dimentichiamo però che la feccia levantina è ben consapevole dei pericoli che rappresenta per loro una classe contadina eccitata e arrabbiata. I coltivatori della terra sono sempre stati qualcosa di misterioso per gli Ebrei. Le città corrompono. Le città corrompono mentre la terra, la valle, il campo, la fattoria rivitalizzano e ricostituiscono una mente e un corpo indebolito e svuotato. Quanto teme la faina ebraica della piccola città il contadino ariano, e quanto diffida di lui! Che contrasto! Che contrasto tra i due in corpo e mente! Credo che in profondità, all’interno del corpo del nostro contadinato ariano si trovi un seme a lungo dormiente. Il seme di un risveglio razziale. Il seme della rinascita, il seme della rabbia, e il seme della volontà di agire. Dobbiamo radicalizzare il contadinato americano. Dobbiamo portare il maggior numero possibile di loro nella nostra avanguardia per la vittoria. Il compito non sarà facile. Le antenne satellitari della TV spuntano come funghi velenosi in tutto il dominio dei coltivatori della terra. L’Ebreo elettronico sta strisciando anche nei soggiorni dei poderi e allevamenti più remoti. Le cupole distruttrici della razza sono ovunque. Alleato degli Ebrei nel loro tentativo di neutralizzare il contadino ariano è l’onnipresente prete di campagna. La mia esperienza personale ha dimostrato che di solito l’unica opposizione organizzata che si incontra quando si organizza una comunità agricola o di allevamento è da parte di qualche Pastore locale. Tuttavia, la morsa che le chiese hanno sull’America rurale è in rapida erosione. Quella morsa si sta erodendo velocemente perchè l’agricoltore e allevatore medio americano è in estrema difficoltà finanziaria. Quando un uomo è sul punto di perdere la sua fattoria di seconda generazione, il suo sostentamento, in pratica tutta la sua vita, soprattutto a causa del sistema di usura ebraico, egli trova poco conforto nel bagaglio teologico del Levante.

Sono particolarmente incoraggiato dal successo che il leader del Klan in Texas Louis Beam ha avuto nell’organizzare gli agricoltori e i camionisti indipendenti. Ci ha mostrato la strada, ora dobbiamo farlo per l’Alleanza. Il potenziale c’è. Lavorando in una base nel nord dell’Idaho, ha creato un’organizzazione chiamata Nofit – Organizzazione Nazionale degli Agricoltori e Camionisti Indipendenti. Il loro slogan è “Non andare in collera, vai sul burocrate”. Lavorando con i veri agricoltori e camionisti del nord-Ovest, Beam è riuscito nel giro di pochi mesi a raggiungere e radicalizzare migliaia di questi nostri simili. Recentemente parlavo con una giovane donna che lavora come cameriera in un grande autogrill a Rock Springs, Wyoming. Ogni volta che la Nofit pubblica un nuovo bollettino, le mandano 500 copie. Mi ha detto che sono tutte finite in pochi giorni con molti camionisti che aderivano in loco o si iscrivevano alla newsletter. Il regime di Washington è estremamente preoccupato per l’ulteriore radicalizzazione del contadinato americano. Fortunatamente, invece di attuare un programma che davvero aiuti l’agricoltore, stanno rispondendo con massicce manifestazioni di forza e di repressione. Tanto meglio. Sessanta miglia a sud di Spokane, Washington, lungo il confine con l’Idaho, c’è una zona agricola che noi chiamiamo Palouse. Si tratta di una delle più ricche aree agricole del mondo. In molti luoghi Palouse ha un terreno che è incredibilmente profondo: 5 metri e mezzo. Insieme al suolo meraviglioso Palouse ha un clima per la crescita molto favorevole. Nonostante ciò, camerati, molti agricoltori di Palouse vengono tagliati fuori. Ho incontrato uno di questi agricoltori sfortunati, un nostro simile di nome Ray Smith. Mr Smith è un uomo grande e grosso, dalla faccia abbronzata, che ama riferirsi a se stesso come “un serpente di fiume e dannatamente fiero di esserlo!”. Il padre coltivava la terra in cui vive e il signor Smith ha recentemente pianificato di andare in pensione e lasciare che il figlio prenda in consegna l’azienda. I sogni del signor Smith sono andati in frantumi e lui è sul punto di perdere i suoi più di 2000 acri, la sua casa ed il futuro sostentamento del figlio. Il signor Smith, a suo merito, ha dato una lunga buona occhiata al suo problema e a come ha fatto ad arrivare ad una situazione così misera. Ora trattenete il respiro, fratelli, perché sapete cosa ha detto il signor Smith quando è arrivato alla causa principale del suo problema? Il signor Smith ha detto “Ebreo, ebreo”.

Non solo il signor Smith ha detto “Ebreo”, ha gridato “Ebreo” e i suoi vicini di casa hanno iniziato a gridare “Ebreo”. E come ha reagito il sistema? Con l’invio di un aereo, un elicottero, un bulldozer, squadre speciali provenienti da tutto lo stato di Washington, e sessanta agenti molto pesantemente armati per chiudere la fattoria del signor Smith. Inutile dire che il signor Smith è ora membro di Nofit e così i suoi vicini. Il signor Smith viaggia anche in tutti gli stati di Washington, Oregon, Idaho e parla apertamente degli Ebrei e distribuisce copie dei Protocolli di Sion. Abbiamo bisogno di questi uomini nell’Alleanza. La radicalizzazione del movimento contadino americano avviene anche nel Dakota e nel Colorado. La settimana scorsa ho parlato a lungo con un razzialista attivista del Colorado che ha avuto una vasta esperienza personale con gli agricoltori del Colorado. Diversi anni fa questo signore distribuiva enormi quantità di pubblicazioni attiviste e altra letteratura ad agricoltori e allevatori intorno a Fort Collins, Colorado. I suoi sforzi hanno dato i loro frutti perché subito dopo la sua iniziale distribuzione di letteratura ha assistito alla nascita dell’esercito di liberazione del contadino anti-ebraico, pro-Bianco. I federali sono estremamente nel panico per questo esito. Lo stesso signore mi ha dato anche copie della Gazzetta Primrose e Cattlemen, pubblicata a Fort Lupton, Colorado. Si tratta di un piccolo giornale rurale eccellente, con una notevole circolazione, orientato alle esigenze e agli interessi del contadino e allevatore. La cosa interessante di questo giornale, in questo numero, è un eccellente piccolo articolo sui protocolli di Sion. In questo numero qui, vi è una pagina pubblicitaria intera per un’organizzazione razzialista pro-Bianchi molto anti-ebraica. Gli ebrei stanno andando giù duro su questo piccolo giornale coraggioso come polli su un baco di giugno e sembra che alla fine potrebbero farlo chiudere, ma i semi sono stati gettati. Quindi, camerati, vi ho brevemente informati del potenziale per il nostro movimento che c’è all’interno delle comunità agricole in tutta questa nazione. Dobbiamo, è nostro dovere, sfruttare la crescente radicalizzazione del contadino americano. Il destino di ogni ultimo uomo, donna, e bambino bianco su questo pianeta si trova sulle spalle di noi qui in questa stanza oggi. Di tutte le organizzazioni razzialiste Bianche in questa nazione, l’Alleanza e solo l’Alleanza ha il potenziale di portarci alla vittoria. Nell’Alleanza sta la salvezza di tutta la nostra razza, non possiamo fallire.

Pertanto, non dobbiamo solo predicare, ma vivere secondo l’economia razziale. A Metaline Falls non stiamo solo mangiando, respirando e dormendo; stiamo crescendo insieme come una sola mente e un solo corpo. Abbiamo spezzato le catene del pensiero ebraico. A Metaline Falls, noi non conosciamo il significato della parola “mio”, ma solo “nostro” – la nostra razza, la totalità del nostro popolo. Dieci cuori, un battito. Cento cuori, un battito. Diecimila cuori, un battito. Siamo nati per combattere e morire e continuare il flusso della nostra gente. Avanti andremo, poi verso le stelle, in alto, sopra il fango, il fango di colore giallo, nero e marrone. Così, miei simili, il dovere chiama. Il futuro è ora. Se a un mese da oggi non sarete ancora impegnati appieno con l’Alleanza e le responsabilità che ciò comporta, allora, in effetti, avrete tradito non solo la vostra razza, ma voi stessi. Allora alzatevi come uomini, e spingete il nemico in mare. Alzatevi come uomini, e giurate solennemente sul verde pascolo dei nostri padri che reclamerete ciò che i vostri antenati hanno scoperto, esplorato, conquistato e dove si sono stabiliti, hanno costruito, e per cui sono morti. Alzatevi come uomini e reclamate la nostra terra! Miei simili alzatevi, guardate verso le stelle e proclamate il nostro destino. A Metaline Falls abbiamo un detto: “La sconfitta mai, la vittoria per sempre”. Grazie.

Parla W. L. Pierce

Il discorso di Bob fu ben accolto dai membri dell’Alleanza. Alla gente piaceva ascoltare una chiamata all’azione, anche se non avevano intenzione di fare nulla se non brindare a lato. La mia reazione, al tempo, fu in qualche modo più fredda. Provavo con discrezione a far capire a Bob, dopo il suo discorso, che la sua esperienza nel Nordovest Pacifico forse gli aveva dato una visione della situazione americana più ottimista rispetto a quanto potesse essere giustificabile dalla realtà. Gli dissi che la gente con cui aveva parlato durante l’estate, non era proprio una parte consistente del pubblico americano, e che la gente Bianca, in generale, non era ancora entrata nell’ottica di un movimento rivoluzionario. E vedendo poi quali eventi si susseguirono, forse non avrei dovuto dire questo con discrezione. Invece avrei dovuto esprimere la necessità di mantenere una visione realistica della situazione e non cercare a tutti i costi un’azione prematura.

Ho espresso il mio rimpianto in tal proposito alla sua vedova, qualche mese dopo la sua morte. Lei mi disse che non avrebbe fatto alcuna differenza. Bob aveva già deciso cosa avrebbe fatto, già prima del suo discorso, diceva lei. E non poteva tornare indietro. Lui ne aveva abbastanza con il lento lavoro del reclutamento, che era molto più scoraggiante negli anni ’80 di quanto lo sia oggi. Ed era già arrivato alla conclusione di prendere le armi contro il nemico… a prescindere dalle conseguenze. Lui le aveva già detto che ciò che aveva intenzione di fare, gli sarebbe quasi sicuramente costato la vita. La maggior parte della gente, quando pensa alle conseguenze della decisione di Bob, pensa solo alle cose negative. Al fatto che venne ucciso, e che parecchie ottime persone furono messe in prigione. Alcuni dei nostri fratelli meno radicali, contestarono il fatto che Bob, usando la violenza contro il nemico provocò misure repressive che hanno reso il nostro lavoro più difficile. Bob alla fine è riuscito ad uccidere un solo ebreo, continuano, e quell’Ebreo era un commentatore radio particolarmente aggressivo e odioso, di nome Alan Berg, che fu mitragliato a Denver nel 1984. Forse avrebbe dovuto essere risparmiato, in modo da continuare a suscitare sentimenti anti-ebraici fra i suoi ascoltatori. In più, la violenza ha contribuito a mettere in cattiva luce il movimento nazionalista, lamentano loro. Inoltre ha spaventato molti potenziali sostenitori che non vogliono avere niente a che fare con la violenza o l’illegalità. Certo, c’è anche un fondamento in queste lamentele. Molte persone più docili furono allontanate dal movimento patriottico a causa dell’attività di Bob e dall’enorme pubblicità negativa che questa generò nei media controllati. Forse il supporto finanziario di queste persone sarebbe stato utile. Forse sarebbe stato meglio non mettere il nemico in guardia, attaccando prematuramente. C’è, in ogni caso, un valore, nell’azione di Bob, che va molto oltre quello di queste conseguenze di poco conto. In ogni rivoluzione, in ogni grande movimento per il rinnovamento umani, i simboli sono esattamente come le armi, i soldi e le persone. Bob ci ha dato un simbolo davvero importante. Nel lavoro quotidiano dello scrivere, pubblicare e pubblicizzare, e reclutare e organizzare tendiamo a dimenticare la realtà della nostra situazione. Tendiamo a credere di essere in una qualche competizione politica o ideologica nella quale affrontiamo gli avversari allo stesso modo in cui si fronteggiano democratici e repubblicani.

Andiamo al lavoro, in un modo molto civile, e viviamo vite più o meno normali. Al massimo, arriviamo a scambiarci insulti in pubblico con i nostri nemici: loro ci chiamano odiatori e noi li chiamiamo anti-americani, o anti-bianchi, o malati. La realtà, tuttavia, è che noi siamo coinvolti in una lotta per la sopravvivenza razziale. E questa è una lotta in cui la nostra razza, o quella degli Ebrei, verrà sterminata completamente. Ed è una lotta che stiamo perdendo. La stiamo perdendo da 50 anni. In ogni giornale, in ogni programma televisivo o radiofonico, veniamo presi a pugni in faccia col fatto che stiamo perdendo. Ce lo sbattono in faccia ogni giorno. Leggiamo le statistiche in merito ai flussi di non bianchi che attraversano i nostri confini, sia legalmente che illegalmente, e allo stesso tempo sentiamo i media controllati e le chiese che emettono stridule accuse di razzismo nei confronti di chiunque osi suggerire che abbiamo già abbastanza rifiuti umani sulle nostre terre. Intanto il nostro governo solleva le braccia e dice di essere impotente persino nel contrastare il flusso clandestino. Vediamo l’orda crescente di questi rifiuti nelle strade delle nostre città. Sappiamo cosa sta facendo alle nostre scuole, nelle vite dei nostri figli. Vediamo un aumento della degenerazione, del crimine, della mescolanza razziale, dell’abuso di droga, di anno in anno. Ci vediamo espropriati della nostra stessa terra, con il nemico che gongola ad ogni vittoria nella sua campagna sempre più serrata per disarmarci e portarci al silenzio, mentre l’esproprio continua. Anche Bob Mathews aveva visto tutto questo. E allora si è alzato e ha detto: “Non accetterò più tutto questo! Non basta dire che crediamo in un’America Bianca. Dobbiamo anche combattere per quello. Per noi è il momento di iniziare a uccidere chi sta uccidendo la nostra razza”. Ciò ha spinto a scappare coloro i quali, formalmente dalla nostra parte, obbediscono alle leggi che il nemico ha imposto su di noi. In realtà avrebbero dovuto vergognarsi di sè stessi, perchè Bob in sostanza aveva ragione. Lui ha fatto ciò che era moralmente giusto. Forse ha agito troppo presto e può aver commesso molti errori “tattici”, ma ci ha ricordato che non siamo coinvolti in un dibattito tra gentiluomini, ma siamo coinvolti nella lotta più disperata che sia mai stata combattuta. Una guerra per la sopravvivenza della nostra razza, una guerra che non possiamo vincere se non uccidiamo i nostri nemici.

E non possiamo uccidere i nostri nemici senza pensare di poter essere uccisi anche noi. Avevamo bisogno di ricordarci questo. Bob ha elevato il livello della nostra lotta. Ci ha portati dal parlare e dire nomi, al sangue. Ha chiarito la situazione per noi. Nel lungo termine, ciò sarà utile. Nel lungo termine, Bob sarà ricordato proprio per questo.

DI SICURO L’ALT-RIGHT E’ CONTRO IL CAPITALISMO (JEFFREY A. TUCKER)

Disponibile gratuitamente al link sottostante e in formato testo di seguito, la traduzione in italiano di un articolo sull’Alt Right da parte di Jeffrey A. Tucker, scrittore economico di area libertaria.
Buona lettura agli interessati.

Di sicuro l’Alt Right è contro il capitalismo – J. A. Tucker – ITA

Fonte:
https://fee.org/articles/of-course-the-alt-right-is-against-capitalism/

Alcune persone di sinistra stanno iniziando a preoccuparsi di venire trollati dall’alt-right. Questo perché l’alt-right è diventata aggressivamente anti-capitalista, pro-stato sociale ed in favore di un governo che promuova, nello specifico, gli interessi dei bianchi, non un libero mercato che non offra alcun privilegio a nessuno.

“L’alt-right sta cercando di aumentare le sue fila”, afferma il Salon, “e i leaders principali del noto movimento suprematista bianco sembrano credere che quelli di sinistra siano un target ideali per le loro azioni di reclutamento”. Questo segue un pezzo ampiamente investigativo che è apparso su “The Nation”, in cui un reporter del giornale ha frequentato un numero di eventi di alt-right, in cui le idee di sinistra trovano nuovamente fascino.

Quindi il Salon mette in guardia quelli di sinistra perché non ci caschino:

 

“L’anti-capitalismo” dell’Alt-right, quindi, è in realtà soltanto antisemitismo avvolto da un velo economico, privo di ogni critica reale al capitalismo. Il fatto che parlino di economia è solamente un mezzo per rafforzare il loro movimento e diffondere la loro ideologia razzista.

C’è del vero in questa frase. L’antisemitismo ed il razzismo sono stati una parte importante degli attacchi al Mercato per secoli, che solleva alcune domande interessanti riguardanti la stessa sinistra anti-mercato.

Il Salon sottovaluta anche il completo anti-liberalismo dell’ideologia alt-right, argomento che invece per me è il fulcro del discorso nel mio libro Right-Wing Collectivism: The Other Threat to Liberty. Infatti in origine questa visione si formò in opposizione alla trasformazione che portò al potere dei mercati. Trova le sue radici nel risentimento per l’espansione della libertà e della prosperità nel primo 19-simo secolo e nella paura che il capitalismo avrebbe distrutto le vecchie gerarchie, la tradizione ed i confini nazionali. La rivolta che essi favorirono fu sempre una rivolta contro il mercato.

 

 

Trollare la Sinistra.

È vero che al giorno d’oggi negli USA questo gruppo ha guadagnato l’attenzione pubblica cercando di passare inizialmente per libertari, affermandolo agli incontri, alle conferenze e guadagnando credito. Ha funzionato per un po’, dato il concetto libertariano di libertà di parola e di associazione. Tuttavia poi le persone capirono il gioco. Nell’ultimo anno, molti leader all’interno della comunità libertaria hanno raddoppiato lo sforzo di preservare l’integrità delle idee libertarie ed assicurarsi di non essere compromessi da questo gruppo.

Il libertarianesimo quindi diventò poco funzionale al reclutamento. E fu qui che il cambiamento divenne visibile. Il nuovo linguaggio dell’alt-right è tutto basato sulla denuncia del fallimento del capitalismo. Affermano che il capitalismo è troppo politicamente corretto, li esclude dai social media, non lascia che usino gli strumenti finanziari per raccogliere fondi, ed in genere promuove i loro nemici, in cooperazione con i mass media.

La sinistra spesso accusa il capitalismo di cose per le quali non ha colpe, come ad esempio escludere i poveri, sfruttare i lavoratori, rovinare la terra e così via. L’alt-right invece attacca il capitalismo soprattutto per ciò che le lobbies stanno facendo nei fatti. Queste persone non sono persone popolari e le loro visioni si sono dimostrate velenose per luoghi come Twitter e Facebook. Esse sono bandite non per motivi politicamente corretti, ma semplicemente perché riducono il valore delle piattaforme.

Comunque, da un altro punto di vista, il mercato, che prescinde dalle persone o dalle ideologie, è stato un grande amico dell’alt-right. Amazon vende i loro libri. I loro file audio sono pubblicati da aziende capitaliste. Le loro pubblicazioni si basano su modelli di profitto e perdita. Il mercato ha fatto lo stesso anche per le ideologie rosse e verdi. Il mercato è uno strumento per tutti, senza eccezione.

 

 

 

Barriere di Gruppo.

È anche vero che il mercato ha sempre svolto un ruolo fondamentale per abbattere le barriere tribali. Esso pensa in termini di diritti individuali perché è designato per rivolgersi alle singole menti. Se il tuo obiettivo è promuovere la solidarietà all’interno del gruppo e l’esclusione, non è uno strumento buono. Le sue parole d’ordine sono inclusione e potenziamento di chiunque. Furono la graduale liberalizzazione dei mercati e della tecnologia ed i valori universali che arrivarono con essa che posero fine alla schiavitù, promossero i diritti delle donne e delle minoranze e crearono questa cosa che noi chiamiamo classe media.

Quindi è perfettamente sensato che l’alt-right si rivelasse come anti-liberale non solo in politica, ma anche in economia. Infatti, la sinistra dovrebbe sentirsi turbata se l’alt-right si sentisse a casa con le idee economiche dei socialisti, e non per la prima volta. Ciò che ha sempre unito gli Hegeliani di destra e di sinistra è stata la loro comune opposizione alla libera società. I dettagli della critica e delle alternative proposte sono diversi e dipendono dalla branca ideologica, ma lo stesso concetto di libertà economica è un bersaglio per entrambi, e non è affatto una novità.

Se ricordiamo il suo primo periodo, il partito Nazionalsocialista incitava semplicemente a boicottare le attività economiche Ebraiche, ed ordinò ai membri del partito di non usare violenza fisica. Era il 1 Aprile 1933. La speranza era che questo avrebbe portato la nazione a causare la bancarotta degli ebrei spingendoli ad emigrare. Non funzionò. La gente continuò a fare affare con dottori, commercianti ed intellettuali Ebrei. Il passo successivo era assolutamente necessario: i Nazionalsocialisti abolirono il mercato stesso con le Leggi di Norimberga del 1935. La storia ci ha dimostrato che se un gruppo vuole il controllo del mercato, esso dovrà per prima cosa abolirlo.

 

 

 

 

La miscela di Sinistra e Destra.

La svolta anti-capitalista dell’alt-right non è né sorprendente né nuova né anti intuitiva. Le porte girevoli fra la sinistra e la destra continuano a girare da due secoli. Personaggi come Josh Ruskin o Thomas Carlyle potranno essere stati non Marxisti e conservativi sotto ogni aspetto, ma essi indicarono il mercato come il peggiore nemico nella loro agenda politica sociale ed economica. Anche i Progressisti, divisi nelle loro branche destra e sinistra, non vedrebbero l’ora di usare lo stato per fermare la spinta del mercato che distribuisce i benefits della prosperità a tutte le persone.

La strana maniera in cui l’estrema sinistra e l’estrema destra sono legate le une alle altre è stata notata da noti liberali a lungo. La loro appartenenza è fluida, scrisse Max Eastman nel 1956, osservando che “ogni giudizio e ogni scelta, ogni tratto ed ogni modo di comportarsi che una volta dava significato alla parola ‘Destra’ è ora supportato ed approvato da tutto ciò che noi chiamiamo ‘Sinistra’.”

Allo stesso modo, ci sono stati periodi della storia in cui quello che si era soliti chiamare sinistra fu improvvisamente chiamato destra, come spiegato dalla mente magicamente adattativa di Werner Sombart, che diventò facilmente da Comunista a Nazionalsocialista.

Rivedendo come sono andate le cose nelle rocambolesche elezioni presidenziali del 2016, molti osservatori notarono il modo strano in cui era difficile distinguere le tribune di Bernie Sanders e Donald Trump: anti-mercato, pro-lavoratori, promesse di copertura sanitaria per tutti e in genere manifestazioni contro il globalismo e il potere finanziario capitalista. Che si odiassero a vicenda non era una sorpresa. Questo è coerente con il corso della storia, nella quale i gruppi politici hanno riservato i loro attacchi più energici contro quelli più vicini a loro per quanto riguarda le vedute.

(Fortunatamente per gli Americani il vincitore di queste elezioni è arrivato a scoprire che la deregolamentazione ed il taglio delle tasse sono più popolari per il pubblico del protezionismo e della centralizzazione esecutiva).

 

 

La svolta anti-capitalista dell’alt-right non è né sorprendente né nuova né anti intuitiva; essa non parte semplicemente dall’anti-Semitismo, anche se esso sembra una parte inevitabile di esso. Il collettivismo di ogni sorta e di ogni forma è opposta al liberalismo economico. Dategli tempo: tutti i tipi di collettivismo finiscono per assomigliarsi fra loro in qualche modo.

LOUIS AUGUSTE BLANQUI (tradotto in Italiano da RIGHTPEDIA)

Louis Auguste Blanqui (8 Febbraio 1805 – 1 Gennaio 1881) era un nazionalista proletario e socialista in Francia. Blanqui era un avanguardista ed un elitario rivoluzionario; egli credeva che il metodo migliore di fare una rivoluzione non era attraverso la massa o la democrazia, bensì attraverso azioni di alto livello organizzate da un’elite dedicata di rivoluzionari professionisti.  Diede l’ispirazione ad una vasta gamma di dottrine politiche, inclusi i seguaci del generale Georges Ernest Boulanger, noti anti-Dreyfusiani come Henri Rochefort, il fascismo di Benito Mussolini e la Fratellanza Irlandese Repubblicana di James Stephens.

Blanqui rappresentò una continuità della tradizione Giacobina e fu coinvolto nei moti Carbonari; viveva nella stessa epoca di Giuseppe Mazzini; era un ateo e materialista, ma fortemente critico nei confronti del capitalismo Giudaico (si riferiva agli ebrei con l’esempio del rapace Shylocks, usuraio ne “Il Mercante di Venezia” di Shakespeare). Blanqui prese parte a varie cospirazioni repubblicane e diventò presidente della Comune di Parigi nel 1871 (pur prendendoci parte solo marginalmente dato che fu arrestato). Blanqui è uno dei teorici socialisti chiave considerati “eretici” dai Marxisti, insieme a George Sorel e Charles Peguy.

Citazioni.

1) L’intransigente Louis Auguste Blanqui, l’esaltato capo di molte generazioni di attivisti della Riva Sinistra (distretto di Parigi) e della Sorbonna, cospiratore, perfettamente a suo agio nell’elitarismo cameratesco delle società segrete, che alternò insurrezioni ad arresti, era solidale con Proudhon dal momento che entrambi odiavano gli Ebrei. Gli ebrei, scriveva Blanqui nella segretezza dei suoi manoscritti, erano “l’archetipo, l’ideale incarnazione della truffa, dell’usura e della rapacità. Erano il terrore delle nazioni a causa della loro cupidigia spietata; affermava che la loro ostilità nei confronti degli altri li portava ad una guerra fino alla morte contro il genere umano”.

(Lewis S. Feuer, 2011, Ideology and the Ideologists.)

2) In ogni caso, furono i seguaci dell’insurrezionalista rivoluzionario ed ateista militante, Louis Auguste Blanqui che per primi svilupparono sistematicamente l’antisemitismo di tipo razziale nel movimento laborista Francese. Furono essi che resero popolari le dottrine create in Francia intorno al 1850 dal Conte Gobineau e da Ernest Renan. Blanqui stesso era un radicale antisemita nel 18-simo secolo dominato dalla tradizione razionalista propria di Voltaire e del Barone d’Holbach. Il suo primo obiettivo era la Chiesa Cattolica; considerava il Cristianesimo la più feroce delle “terribili sette monoteiste” la cui funzione era ridurre il popolo ad una massa di docili bestie nelle mani di preti, capitalisti ed aristocratici. Allo stesso tempo Blanqui e il suo principale luogotenente Gustave Tridon diedero vita ad un nuovo razzialismo, dando espressione al loro odio verso il “Semitismo”. Tridon considerava gli ebrei come il “genio maligno del mondo” che adoravano un Dio perverso, sadico, che praticavano cannibalismo, omicidio rituale e sacrifici umani. Gli ebrei erano l’archetipo di “Semitismo”; il suo seguace Renan aveva già dimostrato che erano inferiori agli Ariani in cultura e creatività.
( Robert S. Wistrich,  2012, From Ambivalence to Betrayal: The Left, the Jews, and Israel.)

3) Dal momento che la solidarietà internazionale dei lavoratori non poteva funzionare a causa delle rivalità nazionali, e dal momento che la questione nazionale frenava le tendenze rivoluzionarie, il percorso della rivoluzione sociale, così affermava, passava attraverso la soluzione dei problemi nazionali. La rivoluzione restava ancora l’obiettivo finale, e Mussolini tentò di dimostrare che non c’erano contraddizioni fra nazionalismo e socialismo. Per spiegare ciò, fece un uso massiccio dell’esempio di Blanqui. Un veterano di tutte le rivoluzioni del diciannovesimo secolo, forse non incitò il popolo alla difesa della nazione quando la Destra Borghese era pronta a capitolare?

— Zeev Sternhell, 1995, The Birth of Fascist Ideology: From Cultural Rebellion to Political Revolution.

Fonte: http://en.rightpedia.info/w/Louis_Auguste_Blanqui

Citazioni da “Il Fulmine e il Sole” di Savitri Devi

Di seguito alcune citazioni dal libro di cui al titolo, in libera vendita.

<<Secondo quella saggezza orgogliosa e spietata, essenzialmente estetica e guerriera, che era e rimane quella della SS, la suprema aristocrazia di sangue del genere umano non deve salvare i suoi inferiori, ma continuare a perfezionare sè stessa, secondo lo scopo della Natura; essa non deve “amare tutti gli uomini” e sacrificare il resto del bellissimo regno della Vita ai fini “dell’uomo”, ma deve amare la perfezone, la salute, in tutta la sua gloria, e sacrificare, sempre e dovunque, il malaticcio e il carente al sano, il debole al forte, l’imperfetto al perfetto; deve essere la legione privilegiata che prepari “contro il tempo” la perfezione divina della ventura Età dell’Oro. Deve essere l’avanguardia di quelli a cui un Destino matematicamente giusto, radicato nelle virtù eredtate, chiederà di attraversare il “ponte” citato da Nietzsche, il ponte tra l’animalità e il superuomo, mentre gli uomini di minore dinamismo e minore distacco cadranno cadranno da esso nella Fossa primordiale>>

 …

<<L’alleanza del mondo capitalistico con la cittadella del Marxismo ora può apparire, politicamente, come un cattivo affare per l’Occidente Cristiano. In realtà, dal punto di vista della verità cosmica, era e rimane un più ragionevole legame: quello di tutti coloro che credono nella vecchia menzogna ebraica contro coloro che la smascherano con coraggio e forza; quello di tutti coloro che condividono la superstizione del valore del mammifero a due gambe come tale contro quelli che proclamano, a dispetto dello spirito di questa e tutte le età decadute, contro la tendenza della storia, Contro il Tempo, la spietata dottrina della Selezione Umana e della Violenza Distaccata, che porta al regno degli Dei viventi in terra.

Ora che devono pagare il prezzo per l’aiuto alla Russia, vedono in essa il “pericolo comunista”. Dimenticano CHI era un tempo il loro possibile alleato contro un tale pericolo, e ciò che significava. Dimenticano che il prezzo che avrebbero dovuto pagare a LUI nel lungo periodo per essere stati liberati per sempre dalla “minaccia dell’Asia” mobilitata sotto la guida della Russia, era niente di meno che una rinuncia irrevocabile, definitiva, di quella scala di valori centrata sull’uomo che per loro è più cara di qualsiasi altra cosa. Perchè il Comunismo è il prodotto naturale dell’evoluzione della democrazia capitalistica, mentre il Nazionalsocialismo è la sua negazione totale, è una rivolta contro il suo spirito.>>

<<Ma la menzogna non è monopolio dei marxisti; è la base comune di tutte le filosofie eguaitarie incentrate sull’uomo, vecchie e nuove, ebraiche e non ebraiche, e specialmente delle filosofie ebraiche di respiro internazionale, che disegnano una linea arbitraria tra gli “uomini” e il resto degli esseri viventi, quindi negando l’unità del regno della Vita e l’universalità delle sue leggi ferree. E’, in particolare, la base morale del Cristanesimo storico.

La menzogna ebraica è accettata come verità da parte delle forze anticomuniste dell’Occidente al di fuori del Movimento Nazionalsocialismo, e in primo luogo dalle Chiese cristiane. Ed è per questo che nessuno di loro è anticomunista nel vero senso della parola. Non solo non combattono e non hanno combattuto il Marxismo per il pericolo reale che rappresenta, ma ognuno di loro rappresenterebbe alla fine lo stesso pericolo, se oggi fossero militanti e pieni di fede come un tempo.

In altre parole, la lotta nazionalsocialista contro il Marxismo è solo l’aspetto più evidente della lotta mortale generale, infinitamente più che politica, della nuova audace fede in Luce e Vita contro ogni forma di menzogna, contro ogni dottrina che impone “l’uomo” sulla Natura, contro ogni culto di imperfezione, in questa ultima parte dell’Età Oscura>>

The Black Order: Principi Basilari (fonte: sito ufficiale)

Principi alla base di The Black Order

1) Crediamo nel Wyrd, come forza del destino che è la rappresentazione delle forze creative e distruttive che permeano il Cosmo.

2) Il nostro Credo è fondato sulle Leggi della Natura, come rivelate dalla scienza e dalla vita stessa, laddove sia rilevata in tutte le sue manifestazioni in accordo con Wyrd, come la gioia dell’evoluzione e dell’entropia.

3) I sentimenti di affinità ed unità con la Natura espressa entro l’Ordine Cosmico e “Numinoso” vanno oltre i concetti di dualismo morale.

4) La nostra moralità è basata sulla convinzione che queste idee ed azioni che evolvono e rafforzano l’organismo riflettendosi nella loro rappresentazione di specie, razze, civiltà ed individui debbano essere incoraggiate anche se potrebbero essere viste come ostili, guardando una sola dimensione. Quello che non ci uccide ci rafforza.

5) Crediamo che la Natura, ma anche ogni civiltà manifestatasi lungo la storia, sia ciclica e quindi soggetta a cicli distinguibili di nascita, sviluppo ed infine di decadenza.

6) Il Cosmo opera attraverso delle polarità, e l’interazine di queste polarità causa sia il Cambiamento che l’Evoluzione. Queste polarità sono esemplificate dagli opposti come ad esempio Fuoco e Ghiaccio, Femminile e Maschile, o Luce ed Oscurità. Senza polarità non vi è progresso.

7) L’uomo non deve essere uno spettatore passivo o una vittima del “Fato”, ma attraverso la comprensione del Wird e attraverso la “Volontà”, l’uomo può essere un partecipante attivo nel processo di evoluzione ed attuare reali cambiamenti.

8) Quelli che sono in sintonia con la forza del Wird che permea la Natura trovano la propria energia dentro di sè; in questo modo sono collegati alla costante evoluzione attraverso l’Uomo Superiore.

9) Il destino della civiltà Occidentale è quello di giocare fra le stelle; il destino della sua evoluzione nel futuro prevedibile: l’Homo Galactica.

Per Aspera ad Astra – Europa Svegliati!
Wewelsburg, 20 Aprile 127yf

Fonte:

http://theblackorder.org/pages/articles.html

INTERVISTA A FRANK KRAMER DEGLI STAHLGEWITTER IN ITALIANO

In allegato al link sottostante ed in formato testo, l’intervista integrale a Frank Kramer, chitarrista della storica band RAC tedesca Stahlgewitter ed attivista identitario, intervista del blog NSrevolt che tratta di argomenti extramusicali. Buona lettura agli interessati

 

intervista frank stahlgewitter settembre 2017

link originale in inglese

http://revoltns.blogspot.it/2017/09/frank-of-stahgewitter-interview.html

1) Ho il piacere di presentare il nostro prossimo ospite, Frank della storica band tedesca Stahlgewitter. Grazie per dedicarci parte del tuo tempo prezioso per rispondere alle mie domande. Puoi presentarti in poche parole?

 

Benvenuto a te e grazie per l’opportunità di far parte della rivista. Sono Frank, 40 anni, padre, musicista, blogger, nazionalista e attivo per la mia nazione da quando avevo 14 anni. Le mie bands sono gli Stahlgewitter e gli Halgadom; in aggiunta ho altri due videoprogetti. Der Dritte Blinckwinkel (il terzo punto di vista) e Multikulti trifft Nationalismus (il multiculturalismo incontra il nazionalismo). Nel primo, esprimo il mio punto di vista su alcune tematiche come nazionalismo, razzismo, genocidio bianco, motivazione; ribatto anche alle bugie dei mass media riguardo al nostro grande concerto Rock gegen Uberfremdung ad esempio. L’altro progetto coinvolge un immigrato nero. Discutiamo dell’immigrazione di massa senza rabbia bensì con rispetto reciproco. I sinistrosi ed i mass media cercano di boicottare questo progetto, perché distrugge lo stereotipo secondo il quale i nazionalisti sono stupidi e pieni di odio. Chiunque capisca il tedesco può guardare il mio blog. Qui potete trovare tutti i miei video ed i miei articoli.

https://derdritteblickwinkel.wordpress.com/

 

  1. Come è iniziato tutto? Quando e come hai conosciuto Gigi e deciso di formare un gruppo?

Quando avevo 14 o 15 anni avevo una one-man-band chiamata Volkstroie. Un camerata mi chiese se ero interessato ad una nuova band con il cantante dei Saccara. Mi piacevano i Saccara e la voce di Gigi, quindi fondammo la band nel 1995 e rilasciammo il nostro primo CD Das eiserne Gebet 1994.

  1. Qual è l’origine del nome della band? C’entra con il romanzo scritto dall’ufficiale tedesco Ernst Junger sulla Prima Guerra Mondiale inittolato In Stahlgewittern?

Sì, hai centrato. “Tuono d’acciaio” significa proiettili, bombe e qualunque cosa che uccida il nemico in una guerra.

 

 

  1. Parlami del vostro primo album, Das eiserne Gebet. Non avevi quasi esperienza come musicista a quel tempo (1996) e da quanto ricordo fu registrato con una drum machine e la maggior parte delle canzoni iniziavano con la stessa intro?

Usavo la drum machine per il mio primo progetto Volkstroie. Non eravamo davvero una vera e propria band, eravamo solo io e Gigi, quindi abbiamo fatto questa scelta. Non era proprio il meglio, quindi per tutti gli altri CD abbiamo usato un batterista reale.

  1. La band ha mostrato un grande miglioramento con l’album successivo, Germania (1998), che secondo molti fans è ancora uno dei migliori album della scena tedesca. Cosa ha causato questa rapida evoluzione degli Stahlgewitter?

Grazie per le tue parole! Ci dovrebbe essere evoluzione in tutto. Io e Gigi ascoltavamo moltissima musica metal, ed è per questo che la nostra musica è diversa da quella della maggior parte delle bands RAC. Perché tutta questa differenza fra i nostri primi due CD? Non lo so, ma è bello che tu e il nostro pubblico l’abbiano riconosciuta.

  1. Da quanto so tutti i vostri album sono stati messi all’indice dalle autorità Tedesche. Qual è il motivo per questo? Puoi spiegare ai lettori non tedeschi la radice di questa censura?
    Solo l’album Hohelied der Herkunft non è vietato. Abbiamo il sostegno di due o tre avvocato che controllano i nostri testi. Ma questa non garantisce di evitare problemi perché tutto dipende dalla decisione della pubblica accusa. Interpretano che alcune delle nostre parole potrebbero diffondere odio contro qualcuno o che dichiariamo di non avere un approccio così negativo per quanto concerne la Seconda Guerra Mondiale, e questo è vietato qui. È pazzesco. Nessun’altra nazione nel mondo, a parte l’Austria, ha delle leggi così stupide.

 

 

 

 

 

 

 

  1. Mi parli dei problemi che hanno riguardato te e gli Stahlgewitter per quanto concerne i Servizi Segreti Tedeschi? Quante unità vengono dispiegate nella lotta contro il cosiddetto “estremismo di destra”? Quando è stata l’ultima volta che hai avuto a che fare con essi?

Per molto tempo abbiamo dovuto subire perquisizioni e la mia chitarra fu confiscata dalla polizia, ma non siamo stati condannati. Hanno cercato di intimidirci, ma questo è impossibile. Devo dire che è da molto tempo che non ho problemi con le autorità, perché rilasciare un album richiede tempo, e la nostra ultima release è del 2013.
Il mio ultimo problema per “supportare un gruppo criminale” è stato quando ho messo un banner del mio negozio online nel forum Thiazi. Era il più grande forum “di destra” in Germania. Per avere discusso argomenti vietati in questo forum, il fondatore fu accusato di “fondare un gruppo criminale”. Ho dovuto pagare 900 € perché la pubblica accusa non aprisse un processo contro di me. Se avessi rifiutato di pagare, avrei dovuto viaggare a Rostock, una città della Germania Est, ad ogni udienza. A causa del mio lavoro, non potevo permettermelo, sia come tempo che come logistica. Quindi ho pagato i 900 € e ho ricevuto un grande supporto dai miei camerati, dato che hanno raccolto la maggior parte dei soldi per me. Molte grazie a questa Volksgemeinschaft (Comunità Popolare).

  1. Passiamo alla parte sociale e politica dell’intervista. So che la libertà d’espressione è alquanto limitata in Germania, quindi sentiti libero di ignorare ogni questione che tu possa trovare inappropriata o che pensi ti possa causare problemi legali in Germania. Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte, morto quest’anno, ha scritto un libro che riguarda la cosiddetta “Industria degli Immigrati” in Germania. Sei d’accordo che tale industria esiste?

Sì, sicuramente! Vi è un’agenta nascosta delle ONG e di altre parti di questa industria dell’immigrazione, come la commissione EU. Ma in realtà non è nascosta alle persone, che possono fare delle ricerche e leggere. Le Nazioni Unite la chiamano “immigrazione di sostituzione”. Lo scopo è riempire l’Europa di non-Europidi in modo che i consumatori possano salvaguardare l’incessante crescita del capitale e dell’economia. L’altro scopo è distruggere la nostra razza con la mescolanza razziale. Se non vi è un popolo omogeneo, non vi è una comune origine né un concetto di stato-nazione e quindi è più facile smantellare completamente i confini.

 

  1. Non posso evitare di fare una domanda sull’attuale situazione in Germania. Qual è il motivo di questi enormi flussi immigratori illegali? Qual è il ruolo della Merkel in questo? Pensi che lei abbia un reale impatto in questo processo o che sia manipolata da fattori esterni globali?

La Germania oggi non è una nazione sovrana. I cosiddetti politici sono come pupazzi nelle mani delle grandi banche, delle forze economiche e di una rete di ONG e lobbies che tirano i fili. La Merkel è anche lei una schiava di queste reti, come ogni politico prima di lei ed ogni politico che seguirà i suoi passi. Questa è la principale ragione per la quale dobbiamo cambiare l’intero sistema! La situazione è pessima. Dal 2015 abbiamo avuto più di 2 milioni di immigrati arabi e negroidi. L’80% di loro sono giovani uomini. Ogni giorno stuprano donne e bambine tedesche, c’è un’escalation di violenza e devastano il nostro sistema sociale. Tuttavia il principale problema non sono questi immigrati, bensì i democratici che li invitano e che li supportano dando più diritti a loro che alla popolazione autoctona. Un esempio: ci sono alcuni casi in cui gli immigrati bruciano la propria residenza per richiedenti asilo perché vogliono vivere in un altro posto. In questi casi gli immigrati non vengono puniti in alcun modo. È successo che un uomo tedesco ha dato fuoco ad una casa vuota in procinto di diventare una residenza per richiedenti asilo. Non voleva crimine, stupri e violenze nella sua città. È stato condannato a 2 anni di carcere per questo. Quando un immigrato stupra una donna tedesca o una bambina, il più delle volte evita la prigione. La motivazione è che gli immigrati non sanno come ci si comporta in Germania in quanto hanno una cultura diversa! Nei fatti, abbiamo leggi razziali antitedesche. I politici sono contro il popolo Tedesco. Il più grande genocidio nella storia!

  1. Quale sarà l’impatto di questi cosiddetti rifugiati per il sistema sociale ed economico Tedesco nei prossimi anni? Come vedi la Germania nel 2050?

Il nostro sistema sociale collasserà, e se non cambiamo questa situazione la popolazione Tedesca sarà una minoranza nella nostra stessa nazione. I cosiddetti rifugiati hanno anche il diritto di portare le loro famiglie in Germania. Quindi, 2 milioni diventeranno 8 o 9 milioni. Ma dobbiamo combattere contro questo genocidio e non ci arrenderemo mai.

 

 

 

  1. Per favore, puoi commentare i recenti eventi ad Amburgo, durante l’incontro annuale del G20? Perché le autorità permettono questo vandalismo e questa violenza ai sinistroidi e agli anarchici? Quanti dei manifestanti violenti arrestati è arrivato ad affrontare un processo?

Da quanto ne so non vi è stata nemmeno una singola condanna! I motivi sono semplici, il 70% dei giornalisti tedeschi si dichiara di sinistra o di estrema sinistra. Quindi i mass media copriranno la violenza reale e cercheranno di banalizzare la brutalità. La SPD (Partito Democratico Sociale) è il più forte partito ad Amburgo. Vi sono molte connessioni fra il SPD e i gruppi di sinistra violenti come gli Antifa o i Black Blocks. Un altro fatto importante è che i democratici hanno bisogno di questi estremisti di sinistra nella lotta contro di noi, ed è per questo che non vengono perseguiti. Spero che la polizia riconosca il vero nemico e sceglierà di stare dalla parte giusta quando verrà il tempo.

  1. Qual è la tua opinione sulle sottoculture all’interno del movimento Nazionalista in Germania? Sono utili per avere un maggiore supporto dai giovani o, al contrario, ci rendono più difficile diffondere le nostre idee al di fuori di questi movimenti sottoculturali specifici? Sei mai stato uno skinhead?

No, non sono mai stato uno skinhead. Sono stato nella scena Black Metal per molti anni. Non sono contro le sottoculture, ma non dovrebbero essere la cosa più importante per noi. Ci sono troppi ingredienti negativi come l’alcol, le feste e l’indisciplina. Ci sono sottoculture per 20 o 30 anni, ma la nostra cultura germanica, romana o slava ha migliaia di anni. Questo dovrebbe essere importante per noi. E sì, quando ci focalizziamo solo sulle sottoculture limitiamo la diffusione della nostra visione del mondo.

  1. Da persona presente nel movimento da più di 20 anni, cosa pensi delle persone presenti nella scena nazionalista tedesca? Come è stata l’evoluzione a partire dagli anni ’90?

Il movimento ha attratto molte persone e durante questa invasione di massa abbiamo raggiunto tipologie di persone che prima non stavano con noi. Più tipologie di persone generano un maggiore conflitto all’interno del movimento, e questo è un fatto triste. Ma sono sicuro che questi conflitti saranno messi da parte quando i tempi saranno più duri. Dobbiamo capire che non è l’ego ad essere importante, ma solo la comunità.

 

  1. Quanti di essi sono attivisti reali e quanti sono interessati solo all’estetica, al bere ed al divertimento?

Un fatto triste è che si riuniscono più persone per un concerto che per una manifestazione. Ma bisogna fare dei distinguo fra “scena” e “movimento”. La scena è “estetica e divertimento”, il movimento è la reale visione del mondo. Ma la maggioranza non ha niente da dire quando manca lo spirito.

  1. Segui qualche squadra di calcio locale? Come vedi la scena Hooligan in Germania? E’ un buon modo per essere pronti alla battaglia o è uno spreco di energie che è meglio preservare per combattere il Sistema?

Non seguo il calcio. Per me, è solo roba commerciale e multiculturale. Combattere quacuno perché tifa un’altra squadra è una cosa senza senso per me. Sì, può essere un allenamento per combattere. Ma ci sono così tante gangs, spacciatori ed altra feccia che meriterebbe maggiormente un “terzo tempo” ah ah.

  1. Cosa puoi dirci sulle relazioni fra nazionalisti Tedeschi e nazionalisti Polacchi? Per molti anni c’è stata ostilità fra di loro, ma negli ultimi anni sembra che la situazione stia migliorando.

Personalmente non ho contatti con i nazionalisti polacchi. Sicuramente c’erano problemi, a causa delle nostre difficili relazioni durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma penso che oggi abbiamo tanti problemi molto più importanti. C’è un genocidio in corso contro tutti i popoli bianchi e dobbiamo combattere insieme contro di esso. Non importa se vieni dalla Russia, dalla Germania, da Polonia, Bulgaria, Svezia o qualunque altra nazione bianca. Siamo uniti dal nostro destino nel mondo moderno con tutti i suoi sintomi di declino.

  1. Di recente ti si è visto su un canale youtube a discutere di vari argomenti con un reporter di origini Africane. Qual è lo scopo di questo progetto e perché hai scelto di collaborare con un negroide? Qual è il riscontro da parte del pubblico?

Ci siamo incontrati ad una manifestazione di Pegida a Colonia, nel Febbraio 2016. L’assalto sessuale di massa di Capodanno contro le donne tedesche era la ragione di tale manifestazione. Voleva sapere di più delle persone che erano a favore e contro Pegida. Si è avvicinato a noi e voleva parlare. Molti di noi pensavano volesse provocare, perché era negroide, come i rifugiati criminali. Quindi non è stato facile per lui.

L’ho visto, gli ho chiesto che cosa voleva sapere e gli ho esposto i motivi per cui stavo partecipando alla manifestazione e quello che volevo cambiare. Non sapevo che era abbastanza famoso a Colonia, perché mentre si presentava mi sembrava un intrattenitore. Ha organizzato eventi insieme a VIPs, uomini d’affari e artisti, chiamandoli “connettiti e celebra”; in questi eventi, ad esempio, le persone si possono conoscere. Ha fatto un video della nostra conversazione e l’ha messo sul suo canale Youtube. È stato assolutamente corretto e non ha alterato il contenuto delle mie risposte, come è pratica usuale con gli altri cosiddetti giornalisti. Ho commentato sotto il suo post facebook con il video e gli ho detto che è una persona corretta; l’ho invitato a farsi intervistare per il mio blog e lui ha accettato. È stata un’intervista molto lunga. Dopo l’intervista, ci siamo incontrati ancora a Colonia e ci siamo reciprocamente spiegati cosa pensiamo della situazione, dell’immigrazione di massa e della Germania in generale. Dopo il nostro incontro, mi ha chiesto se volevo fare un film con lui con tutta la storia dei nostri incontri. Ho accettato e quindi abbiamo fatto il primo video. Mi ha chiesto qual era la mia visione del mondo e gliel’ho spiegata. È stata una situazione dalla quale abbiamo entrambi tratto vantaggio. Nana Domena, così si chiama, ha potuto dimostrare che è un vero professionista, in grado di parlare con un Nazionalista Bianco, ed io ho avuto la possibilità di parlare liberamente della mia visione del mondo, specificando che il Nazionalismo non ha niente a che vedere con la violenza gratuita. Quindi abbiamo iniziato questo progetto di libertà di parola. I sinistrosi e il sistema ha cercato di distruggere il nostro progetto, dal momento che non si adatta agli stereotipi che i mass media diffondono su di noi. Il riscontro dal pubblico è stato assolutamente fantastico! I commenti sotto il video mostrano il rispetto per noi e per il nostro video da parte di diverse tipologie di persone. Alcuni stranieri, residenti da tempo in Germania, sono anch’essi contro l’invasione, così come le persone normali ed i camerati. Ricevo molti messaggi telematici da persone che hanno visto per la prima volta un Nazionalista che può spiegare il suo punto di vista senza tutta questa stigmatizzazione negativa. Ci sono stati solo alcuni individui di sinistra che hanno attaccato Nana perché “ha dato la possibilità ad un Nazi di fare propaganda razzista”. E solo una manciata di camerati non sono riusciti a capire perché ho parlato con un negroide. Lo dico ancora: non odio le altre razze, ogni razza ha il diritto di esistere, di sicuro nel proprio continente e o nella propria nazione. E sì, sono contro la mescolanza razziale e l’invasione straniera. Ma non cambiamo niente quando ci scontriamo con gli invasori. La radice del male è il sistema democratico/plutocratico. Ho detto a Nana che dovremmo rispedire migliaia di cosiddetti rifugiati alle loro nazioni per vivere in pace. Abbiamo parlato della differenza delle razze in medicina e nei tratti culturali.

Gli ho detto che un arabo non può diventare un Tedesco, come io non potrò mai diventare un Giapponese. Abbiamo parlato di questi argomenti in modo rispettoso, senza rabbia né odio. La cosa speciale è che un negroide ed un Nazionalista Bianco abbiano fatto ciò, e non vi è mai stato un progetto simile. Ok, negli USA David Duke ha parlato con un negroide in TV, ma in Europa questa è una novità e molti camerati supportano questo progetto.

  1. Quali sono le altre tue attività su internet? Parlaci dell’altro tuo video blog chiamato Der Dritte Blickwinkel.

Dopo il mio progetto con Nana Domena, ho ricevuto molte domande sul Nazionalismo, sul Razzismo e sull’Identità. Quindi ho trasformato il mio blog in un vlog, un video blog, e ho fatto dei video per spiegare la mia visione del mondo. Un video parla dei motivi per cui si deve continuare la battaglia, mentre un altro è sul realismo razziale; vi è anche un video sui Servizi Segreti che supportano il terrorismo, e così via. Nel futuro inviterò un vero studio cinematografico e discuterò di diversi argomenti con altri nazionalisti.

  1. Ritornando alla musica, dicci alcune parole sull’altra band in cui suoni, gli Halgadom. Come puoi descrivere il loro stile ed i temi principali trattati nei loro testi?

Halgadom è una forma di espressione per i miei aspetti filosofici e pagani. I testi parlano di mitologia germanica e sono filosofici. Alcuni album sono Pagan Metal, altri sono Neofolk. Io suono la chitarra, compongo le canzoni e canto nelle canzoni Neofolk.

  1. Qual è la tua opinione sulla nuova tendenza chiamata NS Rap?

Ogni generazione ha la sua musica di protesta. Uomini come noi hanno avuto il Rock o il Metal, i giovani di oggi preferiscono il Rap o l’Hip Hop. In realtà non fa per me questa musica ma credo che possa essere un modo per raggiungere i giovani se i testi sono dalla nostra parte.

  1. Qual è stato il motivo dei così pochi concerti live degli Stahlgewitter negli anni passati?

Gli Stahlgewitter siamo solo io e Gigi, e viviamo lontani l’uno dall’altro. Non proviamo insieme come le altre bands. Io registro i riffs a casa con il mio PC, poi li mando a Gigi e lui mi dice quali sono utili. In questo modo creiamo canzoni. E quando lavori in questo modo non è facile fare concerti. L’altra ragione è che i concerti live non fanno molto per me.

 

  1. Cosa possiamo aspettarci dagli Stahlgewitter nel futuro prossimo? Nuovi concerti o un nuovo album?

Quando ho del tempo libero, creo nuovi riffs con la mia chitarra. Ma il tempo libero è raro, quindi mi dispiace, non posso dire niente con certezza.

  1. Alcune bands tedesche come Exzess, Heiliger Krieg e Lunikoff Verschwörung hanno già suonato in Bulgaria. Accetterai un invito per un concerto nella mia nazione?

    Grazie per l’invito, ma non suono live. Creo le canzoni con Gigi e registriamo l’album, ma non ho tempo per i concerti. La mia famiglia, il lavoro, lo sport, i miei progetti video, il mio negozio online e molti messaggi telematici e lettere riempiono le mie giornate. Per i concerti devi chiedere a Gigi. Ha alcuni musicisti session per i concerti.
  2. Grazie per le tue risposte, Frank. Hai qualche messaggio finale per i lettori del blog?

Ti devo ringraziare per le tue domande interessanti. Noi europei viviamo in un periodo molto importante. Noi decidiamo se l’Europa resterà un continente di persone bianche o se la nostra grande Europa precipiterà in un abisso oscuro senza futuro per le prossime generazioni. Dobbiamo stare uniti e costruire la fortezza Europa.

 

 

I Diversi Tipi di AntiBianchi (traduzione da This Is Europa)

In allegato al PDF sottostante la traduzione di un articolo dal sito “This Is Europa” che parla delle diverse tipologie di antibianchi.

I diversi tipi di antibianchi – Traduzione da This Is Europa

Di seguito anche il testo completo. Buona lettura agli interessati.

FONTE ORIGINALE IN INGLESE: http://thisiseuropa.net/different-types-of-antiwhites/

INTRODUZIONE

Abbiamo già scritto riguardo la mentalità antiBianca, i casi in cui definiamo chi sia anti-bianco e chi no ed i diversi metodi per affermare se qualcuno è antiBianco. Comunque, molte persone dimenticano che il sentimento antiBianco può arrivare da ovunque e da chiunque. Gli antiBianchi non sono un blocco unico o un gruppo specifico di persone. Essi hanno un background ideologico e culturale diverso fra loro, e più spesso che no sono accomunati unicamente dal fatto che sono antiBianchi. La mentalità antiBianca può manifestarsi in ogni ideologia, come questo articolo vi mostrerà. Verranno quindi descritte le diverse tipologie di antiBianchi. Tenete conto che alcune di esse potrebbero a prima vista sembrare molto simili dal momento che il sentimento alla loro base è lo stesso; tuttavia esse sono diverse per i diversi modi nei quali si esprimono. Esse possono essere antiBianche per ragioni diverse ad un livello conscio ma condividono tutte lo stesso inconscio sentimento antiBianco nel loro sistema di valori; ovvero che i bianchi siano fondamentalmente malvagi e che il mondo sarebbe un posto migliore senza di noi. Considerate anche che le categorie elencate sono quelle nelle quali potrete solitamente trovare gli antiBianchi, ma non tutti gli appartenenti a queste categorie sono antiBianchi. Vi sono, ad esempio, molti pro-Bianchi che sono Cristiani, capitalisti, ecc. Comunque, le persone che hanno una mentalità antiBianca possono essere grossomodo divise in queste categorie.

1. L’ANTIBIANCO LIBERALSOCIALISTA
Questo è forse una delle tipologie più comuni di antiBianco che vediamo oggi. I liberalsocialisti antiBianchi sono sicuramente quelli che si sentono nella maggior parte dei mass media e dei dibattiti politici nella maggioranza delle nazioni Occidentali. Come tutti gli anti-Bianchi, essi hanno un obiettivo inconscio di eliminare i Bianchi. Tuttavia, ad un livello conscio, la loro principale argomentazione di solito è che vogliono aiutare i rifugiati, non importa quali siano i costi e le conseguenze. Ad un livello conscio, non sono antiBianchi che vogliono eliminare i Bianchi. Essi si considerano persone buone che vogliono aiutare i bisognosi.
Essi credono, o almeno lo dicono, che la diversità è un punto di forza e che dobbiamo avere diversità perché è giusto avere diversità. Sicuramente il termine “diversità” significa “meno Bianchi”, dal momento che considerano che solo le zone Bianche, le scuole, i posti di lavoro ecc Bianchi abbiano bisogno di più diversità. Stiamo diventando una minoranza nelle nostre nazioni e vi sono molti metodi per aiutare le persone senza che questo implichi un mondo senza Bianchi. Non si interessano a queste argomentazioni appena esposte. Nei fatti, è molto probabile che considerino tutto ciò una buona cosa.

2. L’ANTIBIANCO MARXISTA/COMUNISTA.

Questa categoria di AntiBianchi è molto simile alla tipologia liberalsocialista, la differenza è che essa è di solito una versione più estrema della precedente. Essi usano argomentazioni simili, perlopiù empatiche, per quanto riguarda i confini aperti. Essi vogliono tutto per tutti. “Nessun umano è illegale” è la giustificazione comune per il genocidio Bianco ed i confini aperti. Essi tendono ad essere più propensi alla violenza rispetto alle altre tipologie antiBianche. O perlomeno hanno un modo di porsi più aggressivo rispetto agli altri anti-Bianchi, dato che spesso sono molto diretti nell’esprimere il loro odio antiBianco. Gli antiBianchi appartenenti a questa categoria sono spesso più consapevoli di esserlo rispetto alle altre tipologie, che sono antiBianche ad un livello più inconscio.

3. L’ANTIBIANCO RELIGIOSO
Molti pensano che i musulmani siano gli ovvi rappresentanti di questa categoria, dal momento che dobbiamo rapportarti con l’attuale minaccia di gruppi radicali musulmani e terroristi come quelli dell’ISIS; inoltre molti musulmani hanno senza dubbio un odio genuino verso il Mondo Occidentale (specialmente verso gli USA) e verso la nostra cultura. Tuttavia, solitamente i musulmani non sono antiBianchi, di solito sono semplicemente pro-Islam. O contro i Cristiani e i non Musulmani in generale. Dal momento che il loro odio verso l’Occidente è prevalentemente basato su motivi culturali e religiosi invece che su motivi razziali, il loro sistema principale di valori non è in sé antiBianco. Invece il Papa è famoso per promuovere politiche di confini aperti per le nazioni Bianche. Ultimamente ha scatenato un dibattito con la sua opposizione all’idea di Trump di costruire un muro al confine Messicano. Inoltre, gli antiBianchi appartenenti a questo gruppo sono più degli antiBianchi non cristiani, dal momento che essi seguono la religione maggioritaria del Mondo Occidentale; anche negli ultimi decenni le autorità Cristiane hanno promosso ideali anti-Bianchi. “Quali rifugiati Gesù avrebbe mandato indietro?” è una giustificazione comune fra i Cristiani antiBianchi per supportare l’incessante immigrazione. Essi di solito dicono che questo riguarda l’amore e la costruzione di ponti, ma le loro argomentazioni portano ancora alla conseguenza di un mondo senza Bianchi. Le frasi che usano per giustificare le politiche dei confini aperti sono abbastanza simili a quelle usate dai liberalsocialisti antiBianchi. Semplicemente tendono a mescolare tali argomentazioni con la religione. I Sionisti antiBianchi, come Barbara Spectre, che chiede di continuo confini aperti per le nazioni Bianche (ma non per Israele) fanno parte di questa categoria. Essi sono abbastanza simili alla tipologia Marxista nel loro approccio, dal momento che sono molto diretti quando spiegano ciò che vogliono.

4. L’ANTIBIANCO LIBERTARIO/CAPITALISTA.

Ci sono molte persone che beneficiano economicamente dalle attuali politiche migratorie dell’Occidente. Con l’apertura dei nostri confini e l’importazione di una massa di individui del Terzo Mondo, il numero di persone disoccupate disposte a lavorare a condizioni peggiori crescerà. Una persona proveniente dal Terzo Mondo probabilmente è felice, o almeno si accontenta, di ricevere un salario più basso della maggioranza delle persone dell’Ovest. Per questo motivo risulta un lavoratore più conveniente da assumere per un capitalista antiBianco. Un altro modo in cui i capitalisti antiBianchi beneficiano del nostro genocidio è tramite gli investimenti nella cosiddetta “industria dei richiedenti asilo”. Essi comprano proprietà, anche palazzi, e le affittano allo stato perché ci ospiti immigrati non bianchi. In questo modo essi ottengono notevoli profitti. Nonostante tutti questi schemi truffaldini, la principale motivazione per i capitalisti antiBianchi è ottenere una fornitura quasi illimitata di forza lavoro a basso prezzo, al fine di accrescere i loro profitti. Questo li pone al di fuori delle altre tipologie, dal momento che non sono antiBianchi in senso ideologico come lo sono ad esempio i liberal/marxisti antiBianchi. Spesso essi dicono che “è un bene per l’economia” o che essi “stimoleranno la nostra economia” per giustificare queste politiche.

5. L’ANTIBIANCO CONSERVATORE
Questa categoria potrebbe sorprendere alcuni di voi; perché i conservatori dovrebbero essere su questa lista? Beh, il nocciolo della questione è che non tutte le persone dalla mentalità antiBianca sono membri della sinistra politica. Molti nella destra politica vogliono apparire “rispettabili” agli occhi dell’establishment di sinistra e dei mass media nella speranza di ottenere approvazione. Alcuni credono che questi conservatori non sono come appaiono ma che sono in realtà pro-Bianchi, con istanze pro-Bianche che tengono nascoste. Indipendentemente da questo, le loro argomentazioni sono pur sempre antiBianche. I “conservatori rispettabili” di solito affermano che sono contrari alle attuali politiche migratorie per il motivo che ne stanno arrivando troppi e troppo velocemente. Essi vogliono limitare l’immigrazione in modo che gli immigrati che sono già qui nelle nostre nazioni possano essere facilmente integrati o assimilati prima di farne arrivare altri. Mattias Karlsson dei Democratici Svedesi è un tipico esempio di antiBianco conservatore, dal momento che è noto per eliminare i suoi avversari più popolari all’interno del suo partito ed usare un ingannevole “approccio antirazzista”. La sua enfasi è sulla cultura e la tradizione, non sul nostro popolo. Essi credono, o almeno affermano, che tutti possono essere “Svedesi”, “Britannici”, “Francesi” ecc semplicemente adottando il nostro sistema di valori culturali ed il nostro stile di vita. Vogliono solamente rimpatriare gli immigrati che commettono crimini ed assimilare gli immigrati che si comportano in modo rispettoso delle nostre leggi e della nostra cultura. Si concentrano sull’Islam ma non sul fatto che stiamo diventando una minoranza nelle nostre nazioni. E strilleranno “nazista razzista” contro chiunque si opponga alle attuali politiche migratorie, proprio come farebbe qualunque altro antiBianco. Per citare un membro dell’UKIP: “L’UKIP non è mai stato contro l’immigrazione in sè. Siamo sempre stati contro l’immigrazione incontrollata”. Nonostante essi dicano che l’immigrazione in corso sia eccessiva, di fatto lavorano per lo stesso obiettivo di tutti gli altri antiBianchi. Diventeremmo comunque una minoranza anche se avessimo politiche migratorie un po’ meno liberal. Al netto di questo, essi vogliono farci annegare in un melting pot; di fatto essi supportano politiche che portano al genocidio Bianco.

CONCLUSIONI

Quindi vi abbiamo descritto le principali tipologie di antiBianchi. Anche se sembrano diversi fra loro ed usano diverse argomentazioni, tutti loro favoriscono più immigrazione, integrazione ed assimilazione. Tutti loro favoriscono politiche che portano noi Bianchi a diventare una minoranza nelle nostre nazioni. In altre parole, tutti loro supportano politiche che portano al genocidio Bianco. Bisogna notare che queste diverse espressioni sono usate da queste diverse tipologie di antiBianchi ad un livello consapevole; tuttavia ad un livello inconscio tutti loro condividono lo stesso sistema di valori antiBianco. Analizzeremo e spiegheremo in modo più dettagliato in un futuro articolo le differenze fra i loro modi di pensare consci ed inconsci.