Black Metal contro gli Antifa (Autrice: Helena Semenyaka, tradotto in ITA)

In allegato al PDF sottostante ed anche in formato di testo la traduzione in italiano dell’articolo di Helena Semenyaka che tratta del fenomeno antifa che si scontra con il Black Metal in generale. Il discorso viene preso non in modo strettamente “ideologico/politico” bensì in modo largo ed argomentato a partire dai riferimenti “totalitari” nell’arte, con riferimenti filosofici vari dai quali si comprende la vasta cultura e capacità argomentativa dell’autrice. Buona lettura agli interessati

Black Metal Contro gli Antifa – Helena Semenyaka

Black Metal contro gli Antifa

La recente ondata di attività degli antifa che hanno portato a cancellazioni di concerti Black Metal hanno rovinato lo spettacolo non solo a quelli che avevano acquistato i biglietti. L’attacco indiscriminato a bands Black Metal che non hanno mai dichiarato di essere politicizzate non lascia alcun dubbio sul fatto che gli apostoli dell’inclusività totale usino il cosiddetto “estremismo” semplicemente come un pretesto per emarginare quelli che hanno una visione non stupidamente positiva della realtà.

Lo sterile universo degli antifa stranamente somiglia al futuro distopico raffigurato nel film Equilibrium, il mondo apocalittico post-nucleare nel quale tutti i sentimenti e le forme di espressione artistica sono illegali. Questo mondo è abitato dalla nazione di Libria che inietta quotidianamente la sostanza che rimuove le emozioni “per prevenire la guerra”. Non a caso, la sensazione inquietante è che la Black Metal art è la prima arte da sacrificare sull’altare di questa religione quasi umanistica.

Su scala più larga comunque questa tragicommedia potrebbe avvicinarsi alla risoluzione della crisi che ha travolto la scena Black Metal fin dal suo ingresso nel mainstream. Riguardo a ciò, le limitazioni quantitative (cancellazioni di concerti, diminuzione del pubblico raggiunto, arresto dell’espansione), fanno presagire un aumento della qualità di quest’arte, che è stata per così a lungo relegata in un angolo distante dalla sua essenza, o persino all’auto-ironia. Pur lontani da un ennesimo messaggio stile “pensa positivo”, non si deve dimenticare il bisogno di creare zone libere dagli antifa nell’industria musicale; zone in cui si faccia informazione e si marginalizzi socialmente questo “movimento”, come accade in tutta l’Europa dell’Est.
Ma almeno un risultato è sicuramente positivo: il conflitto descritto non è compatibile con la definizione di cultura della guerra fra gruppi in competizione perché ai cosiddetti antifa non corrisponde alcuna agenda culturale né intellettuale. Non vi è una mera collisione politica, a meno che consideriamo “politica” l’estrema polarizzazione fra “noi” e “loro” che può emergere in qualunque ambito delle questioni umane (arte, religione, scienza), come compreso a suo tempo dal filosofo politico ed avvocato Carl Schmitt.

 

Questo è lo scontro tra due tipologie umane metafisiche ed antropologiche, che alla fine mostra il vero orizzonte del potenziale Black Metal. Inutile dirlo, la tipologia umana che deve ricorrere a rimedi legali per crearsi un’illusione di vittoria ha già perso.

Se si ricorda il motto dell’Illuminazione come formulato da Immanuel Kant, “Devi avere il coraggio di usare la tua ragione senza la guida di un altro (Sapere aude!), non si vedrà alcuna esagerazione nel dire che oggi, per preservare il proprio status di intellettuale, si deve detestare chi difende la correttezza politica, a prescindere dalle reali opinioni politiche che si hanno.

Già nel 2016 stavo per pubblicare un articolo illustrato sui simboli totalitari e sui riferimenti, sull’ideologia che ispirò provocazioni misantropiche, “estetica dell’uniforme” e anche semplicemente il “volgare sfoggio di potenza” che è stato trattato in modo impressionante e che è persino diventato parte della cultura di massa grazie alla creatività di varie bands come Laibach, Slayer, Pantera, Type O Negative (dal testo ironico di una canzone dei Carnivore “Gesù Hitler, Adolf Cristo, è questa la seconda venuta del Quarto Reich?”, sarebbe la migliore epigrafe per il pezzo dato), Marylin Manson, Rammstein, Deathstars, Feindflug, Therion, Lux Occulta, senza menzionare le bands Neofolk / industrial come Death in June, NON, Blood Axis or Von Thronstahl e molte altre. Persino Lady Gaga, nel videoclip “Alejandro” ha usato un pizzico di estetica “Nazi hollywoodiana”.

Se estendiamo il campo, questa estetizzazione del “totalitarismo” è stata innescata inizialmente dai film di successo cinematografico e, nel complesso, dalla crescente domanda di forme artistiche radicali negli anni ’90. Non c’è bisogno di dilungarsi esclusivamente su classici come Il Portiere di Notte, film del 1974 diretto da Liliana Cavani, che ha dato il via alla cultura “nazi-fetish” e ha dato i natali alle varie versioni più trash di “sfruttamento sessuale dell’immaginario nazi”.

Si può sicuramente menzionare il vangelo cinematografico della consapevolezza dell’Olocausto, Schindler’s List di Steven Spielberg (1993): uno dei personaggi principali, Amon Goeth, interpretato dal carismatico Ralph Fiennes, è un chiaro esempio di estetizzazione non intenzionale di un criminale di guerra.

 

Il Secondo Atto del Musical di Schlinder’s List (2013), l’aria del cosiddetto “Imperatore Amon” intitolata “Ti Perdono”, interpretata da Al Kaplan e vietata in Germania, Francia ed Israele, non emergerebbe mai senza questo splendido ritratto.

Eppure i cattivi attraenti, compresi i personaggi basati sulla vera storia politica, sono parte integrante del codice culturale occidentale, così come l’opera oscena del Marchese de Sade. Secondi i principi basilari della cultura Occidentale legale (la differenza fra legge e moralità, la presunzione di innocenza, “tutto ciò che non è vietato è permesso”), non vi è nulla di sbagliato o illegale immaginare il male ed apprezzare le azioni che riescono con successo a portarlo avanti.

Sicuramente si potrebbe andare indietro e rintracciare queste influenze per le simpatie filo-Tedesche di Elvis Presley o anche nel pezzo “Heroes” di David Bowie. Tuttavia le bands industrial o Black Metal sono più rilevanti dal momento che nel loro caso forma e contenuti radicali vanno di pari passo, o meglio, il contenuto radicale è semplicemente richiesto da queste nuove forme musicali.

Alcune delle bands menzionate in precedenza hanno solo fatto allusioni al totalitarismo ed hanno fornito ampie spiegazioni per gli spettatori inesperti in tale arte sulla loro pagina facebook. (La Bardot dei Therion ispirò il loro pezzo “Initials B.B.”)

Altri, come la band Laibach, rappresentano una sofisticata interpretazione artistica dello studio molto profondo degli aspetti maestosi delle ideologie totalitarie e radicali, specialmente di sinistra.

“Balliamo ad Ado Hinkel

Benzino Napoloni

Balliamo a Schiklgruber

E balliamo con Maitreya

Con il totalitarismo

E con la democrazia

Balliamo col fascismo

E con l’Anarchia Rossa.” (testo originale in tedesco)

Il contributo dei Laibach ad Iron Sky, un film fantascientifico del 2012 che trattava della ritirata dei Nazisti sulla luna dopo la guerra e dell’invasione della Terra del 2018, nei fatti ha reso la loro creatività, specialmente la canzone iconica B-Machine, più comica o ironica di quanto essa è in realtà. Questo non cambia il fatto che i Laibach, prima di tutto, sono artisti che possono tollerare la censura solamente quando decidono di esibirsi in Corea del Nord.

I Von Thronstahl, come i Laibach, sono musicisti, ricercatori e politici allo stesso tempo: in questo caso, il canone ideologico e culturale è definito in modo naturale come “la rivolta trasformata in stile” (“Hugo Boss und Lagerfeld, Yves Saint Laurent et Louis Vuitton, diktieren wie es uns gefällt”). Specialmente quando il messaggio viene consegnato e rafforzato da “ragazze in uniforme” come Runa.

Sporadicamente, anche la trattazione delle ideologie estreme nel videoclip “Kiss My Sword” dei Lux Occulta rappresentano un’incredibile analisi filosofica sia con i presunti sforzi di Aleister Crowley di familiarizzare con Hitler, Stalin e Churchill con “Il Libro della Legge”. Si dice che esso fu dettato a Crowley al Cairo dopo che passò una notte nella Camera del Re della Grande Piramide. Oppure si può menzionare il fenomeno stesso del leader autoritario come “la verità”, il lato oscuro o la quintessenza dell’aderenza a Thelema (“Chi è legge per sé stesso, non ha bisogno di legge, non infrange nessuna legge ed è davvero un re”), o anche il Superuomo della modernità senza dio (Quando gli dei dormono, io domino questo mondo schifoso).

Il fascino per “La Grande Bestia”, molto probabilmente è quello che unisce queste tipologie di riferimenti “totalitari” da parte dei Therion, dei Lux Occulta e dei Current93 (Hitler come Kalki).

 

 

Anche se semi-ironici, distopici, esibiti solo per shockare, per scherzare (come Nergal dei Behemoth che interpreta il ruolo di un Nazi nel film tedesco del 2013 AmbaSSada) o persino glamour, questi casi hanno legittimato da tempo il retaggio “totalitario” tramite un vasto sfruttamento culturale.

Il mio discorso non è quello di svelare altri possibili obiettivi per la caccia alle streghe, ma quando gli antifa si resero finalmente conto della crudele realtà della società Occidentale, inizialmente non riuscivo a credere che le loro minacce potessero essere prese sul serio. Nell’Europa dell’Est e nel Baltico, con la conferenza etnofuturista a Tallin come ultimo esempio, nessuno capisce cosa diavolo vogliano persino quando cercano di interrompere un incontro apertamente politico facendo chiamate telefoniche e rivelazioni riguardo gli “raduni di estrema destra”; nessuno vede il motivo per cui questi ultimi debbano essere considerati univocamente negativi.

Altrimenti la satira politica, per esempio quella di Charlie Chaplin, diventa impossibile. La canzone “Der Mussolini” da parte della band electropunk D.A.F (che sta per “Amicizia Americana-Tedesca” – Deutsch-Amerikanische Freundschaft), che fu registrata nel 1981 e coverizzata, fra gli altri, dagli Atrocity con Liv Kristine, fa propaganda o condanna i regimi totalitari? Dopotutto, Mussolini, Hitler, il comunismo e Gesù Cristo (il clericalismo) sono messi qui sullo stesso piano, forse questo è “pericoloso”? Il recente film “La Morte di Stalin”, che è stato censurato in Russia e Bielorussia, dovrebbe essere bandito ovunque?

Il contrasto intellettuale tra gli antifa ed un altro musicista Black Metal nella loro lista nera, Famine dei Peste Noire, è particolarmente suggestivo.

I “Panzer Division” Marduk ed i Taake erano anche nella lista nella bozza del mio articolo come le band che sono riuscite con successo a fare un album concettuale sull’eredità storica del Terzo Reich e a giocare con simbologia e riferimenti “estremisti”. Ci si può ricordare il titolo dell’album degli Immortal “Pure Holocaust” o i titoli “controversi” di alcune canzioni, come “IndoctriNation” e “Architecture of a Genocidal Nature” dall’album del 2001 dei Dimmu Borgir in modo delizioso, per un orecchio Black Metal, “Puritanical Euphoric Misanthropia”.

Si possono trovare facilmente riferimenti lirici e metafore simili nei lavori di altri artisti Black Metal dello stesso livello.

Comunque, non avevo terminato questo pezzo non solo a causa della cronica mancanza di tempo ma anche perché semplicemente avevo perso il conto delle varie storie “politicamente scorrette” nelle quali era coinvolto Donald Trump durante la sua campagna elettorale. Era iniziata con il retweet di “una citazione molto bella” di Benito Mussolini ed un retweet di un immagine in cui era raffigurato Trump che lancia Bernie Sanders in una camera a gas. La mia idea era mostrare quanto queste immagini “estremiste” artisticamente sdoganate trovino spazio in politica e diventino parte del capitale politico e portino persino dividendi elettorali.

Quando ho visto che questi episodi non sembrano nuocere affatto alla sua reputazione, ero già preparata per l’imminente cambiamento politico nell’intera regione euroatlantica. A prescindere ciò che uno può pensare di Trump, è difficile non dare all’Alt-Right il merito per aver portato la “guerra culturale” politicamente motivata totalmente ad un nuovo livello; essa ha inoltre decriminalizzato dei motivi abbastanza innocentemente “politicamente scorretti” ponendoli sotto forma di umorismo, con una notevole creatività concettuale. Solo la reinvenzione di Pepe the Frog, così come la conseguente mitologia trolleggiante dell’Alt-Right, si meriterebbe un premio Nobel in tecnologie dei media e networking, indipendentemente dalla propria appartenenza ideologica.

Inoltre, le serie comiche di Hitler Hipster, note anche come “Adolf Hipster”, i gatti “Kitler” con “i baffetti di hitler”, un sacco di remakes ironici su youtube della famosa scena del Bunker (discorso di Hitler, indignazione di Hitler) del film “La Caduta”, come i negozi ordinari a tema Nazi nel mondo asiatico (“The Soldaten Kaffee” a Jakarta, in Indonesia, che è stato infine chiuso nel 2017, il ristorante Croce di Hitler a Mumbai, in India, o il Bar Hitler in Corea del Sud) sembrano un eco dal passato.

Il lato più oscuro di questo processo, che è considerato molto grave da molti, è la discutibile attivazione convulsiva di gruppi Antifa anonimi e, in generale, la crescita dell’isteria della sinistra progressista.

Sicuramente il caso dei Taake non riguarda la “censura di sinistra progressista contro le idee di estrema destra”. Sarebbe così se i Taake fossero una band NSBM. Anche se i Taake fossero una band che celebrasse le radici culturali Norvegesi, la sua mitologia e la sua storia, potrebbero facilmente negare di essere associati ai “Neonazi”, come fecero i Tyr registrando la canzone “The Shadow of the Swastica”.

L’obiettivo di Hoest nel mostrare una svastica disegnata sul suo petto durante un live in Germania nel 2007 era apparentemente diverso; il frontman dei Tyr Heri Joensen, era riluttante ad assumersi la responsabilità per i crimini commessi dagli altri (“Tu puoi spingere i peccati di tuo padre dove la luce non può passare, e baciare il mio culo scandinavo”). Hoest, in questo caso, non c’entrava niente con la storia.

Al contrario di molte bands Death metal / grindcore come Cannibal Corpse, i quali, con rare eccezioni sullo stile di “Slowly We Rot” degli Obituary, esprimono in musica la realtà dei film horror trash e lasciano all’ascoltatore un messaggio dozzinale, la cosiddetta “estetizzazione del male” del Black Metal spesso si appoggia sul sentimento Kantiano del sublime, in un senso di libertà selvaggia ed elementale. Il Black Metal è generalmente interessato al male metafisico piuttosto che al male sociopolitico, altrimenti ci sarebbero più bands di sinistra come i Bolt Thrower o i Napalm Death all’interno di questo genere. Il Black Metal si impegna allo stesso modo nelle polemiche dal punto di vista metafisico contro il Cristianesimo o l’Islam.

In questo senso, i Lux Occulta avevano completamente ragione quando collegavano la forma finale della Legge della Volontà di Crowley (“Fai ciò che vuoi” sarà tutta la Legge) all’apoteosi della volontà dei regimi totalitari. Questo perchè lo sfruttamento artistico dei simboli “totalitari” o controversi delle bands Black Metal possono essere non solo una parte naturale o un’espressione concentrata dei temi misantropici, distruttivi e aggressivi che trattano nella loro creatività, come nel caso di Hoest dei Taake.

 

 

Nel 21-simo secolo, i simboli totalitari (nonostante i rappresentanti di alcune organizzazioni politiche revisioniste affermano il contrario) hanno perso il loro significato direttamente ideologico e rappresentano ormai il lato oscuro (o la conclusione logica?) dell’auto-elevazione autonoma nell’età moderna, una sorta di fonte di rispettive “grandi narrazioni”. Fondamentalmente, questa è la questione filosofica che non si riduce al fenomeno della dittatura, e solo gli ignoranti ed i nemici della libertà intellettuale possono criminalizzare l’esplorazione artistica delle dialettiche autoritarie del volontarismo soggettivo e della totale mobilitazione.

Come ha dimostrato Oswald Spengler, il Cesarismo (autoritarismo) ed il populismo (democrazia) sono più che incompatibili, quindi le implicazioni totalitarie / radicali / distruttive della volontà di potenza individuale sono correlati alla cultura moderna individualista come una forma necessaria di autoriflessione. Ed è una questione di cosa è “peggiore” o più ambiguo, è la loro resa artistica ironica o misantropica. In altre parole, solo una piccola parte dei casi in esame permette un’ulteriore indagine: dichiarazioni politiche confermate e programmi di partito. Qualunque altra cosa è una violazione della libertà di coscienza individuale.

Per il resto, è ridicolo anche discutere sui gesti e sui testi anti-Islamici dei Taake, band anti-Cristiana ed anti-Religiosa. Oggi, per prevenire spiacevoli problemi, sembra che uno debba iniziare una carriera musicale registrando una canzone che assicuri che l’odio dell’artista è uguale per tutto, come hanno fatto i Type O Negative (“We Hate Everyone”).

“Marchiato come Sessista

Etichettato come Razzista

Volete sia chiaro?

Guardati allo specchio.

Non ce ne frega (Non ce ne frega)

Di quello che pensi (di quello che pensi)

Non ce ne frega (Non ce ne frega)

Di quello che pensi

Bugie e calunnie invano cercano di farci vergognare

Rivolte, proteste e violenza ci rendono semplicemente famosi.

Interviste televisive, pubblicità gratis

Vendite che crescono vertiginosamente

La sinistra dice che sono fascista

La destra mi chiama comunista.
Odio, odio, odio, odio per tutti. Per ognuno e per tutti.”
Anche la reazione del frontman dei Watain Erik Danielsson agli ultimi attacchi fantasiosi degli antifa dopo che hanno scoperto una foto del chitarrista live dei Watain Set Teitan che faceva un “saluto Nazi” non è stata lontana da questo atteggiamento. Di seguito la sua dichiarazione presentata alla redazione dell’isterico portale MetalSucks:

“Il gesto in quella foto è stato fatto per scherzo e questo è tutto quello che c’è da dire a riguardo. Tuttavia, per porre fine a questa sciocchezza lunga e fastidiosa il chitarrista in questione ha deciso di farsi da parte per un certo lasso di tempo, per evitare ulteriori discussioni inutili sul tema.”

“Inoltre sputiamo sulla crassa ignoranza di tutti quelli che sostengono che i Watain abbiano una qualche agenda politica; per 20 anni abbiamo dimostrato il contrario e la gente dovrebbe saperlo meglio ora. Infine vorremmo mandare a fanculo di cuore tutti quelli che continuano a dare da mangiare l’isterica morale da caccia alle streghe che sta oggi infestando tutta la cultura Heavy Metal mondiale. Ave Satana!”.

 

 

 

Molto probabilmente, le anime sensibili dei guerrieri Antifa non perdoneranno ad Erik la sua descrizione del pubblico metal in Francia, in un’intervista con Duke TV; egli lo definiva non solo “più selvaggio e violento” che in altre nazioni d’Europa ma anche “un vero pubblico Black Metal” in cui la tipologia “hipster” non è così diffusa come altrove.

Personalmente, disprezzo il “Politicamente Corretto”, in primis dal punto di vista intellettuale, in quanto sono contraria a qualunque forma di reato del pensiero e gabbie mentali. In secondo luogo, lo disprezzo dal punto di vista Nietzscheano, che significa resistere alle minacce di paura, senso di colpa e vergogna. Soltanto in terzo luogo lo disprezzo da conservative-rivoluzionaria / terzoposizionista a cui piace trollare i cervelli atrofizzati dei progressisti di sinistra e dei Putiniani.

La conclusione è che non si dovrebbero fare semplici provocazioni “politicamente scorrette”. Al giorno d’oggi si tratta di un intrattenimento abbastanza aristocratico che richiede una copertura politica. Tuttavia qualunque persona intelligente dovrebbe sicuramente schierarsi contro il costante imbarbarimento dell’Occidente sotto la maschera dell’umanesimo, sistematicamente ed in senso pratico insieme agli altri. Non c’è bisogno di aspettare un altro attacco; per quello che vediamo, ci sono molte possibilità per affrontare i rappresentanti degli Antifa, che sono, più precisamente, un movimento Anti-Cultura.

Una volta il teorico della Scuola di Francoforte Theodor Adorno sottolineò che “non può esserci poesia dopo Auschwitz (l’originale era “scrivere poesie dopo Auschwitz è barbaro”); questa frase è stata estesa ulteriormente al livello che “non può esserci cultura, storia e letteratura dopo Auschwitz”. Comunque, dubito che avrebbe fatto tutti questi sforzi intellettuali per le generazioni future se avesse saputo che i suoi eredi contemporanei diretti o indiretti, come il movimento Antifa, lo avrebbero preso alla lettera.

 

 

Anche se l’Est Europa è il contrario della società Occidentale quando ci si rapporta con il problema Antifa e se la decomunistizzazione dell’Ucraina non lascia possibilità alla Sinistra Radicale, sono d’accordo con l’ultima dichiarazione dei Taake; essi affermano che c’è un qualcosa di più globale alle loro spalle: la stessa cultura Occidentale. Secondo me, le basi dell’attuale crisi si possono trovare già anni, se non addirittura secoli fa. Tuttavia l’imperativo morale della nostra grande Eredità di non soccombere a quelle strane deviazioni che oggi osserviamo è ancora sentito. Ricreare o creare qualcosa di nuovo, tocca a noi. Una cosa è chiara: non vi deve essere spazio per l’eutanasia umanistica della storia, della cultura e dell’arte nel futuro previsto dell’Occidente.

 

 

Fonte Originale:
https://helenasemenyaka.wordpress.com/2018/03/26/black-metal-against-antifa/

 

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IL BLACK METAL RADICALE IN CANADA (CITAZIONI DAL CAPITOLO “SANG NORDIQUE” DEL LIBRO “COME LUPI TRA LE PECORE”)

Di seguito, al pdf  in allegato o, in formato di testo, sotto di esso, alcune citazioni dal capitolo “Sang Nordique” del libro “Come Lupi tra le Pecore, storia e ideologia del black metal nazionalsocialista” (Davide Maspero e Max Ribaric, 2013). L’argomento è la scena Black Metal Radicale (NS o identitaria) in Canada (o in Quebec).
Buona lettura agli interessati

Il Black Metal Radicale in Canada

IL BLACK METAL RADICALE IN CANADA (CITAZIONI DAL CAPITOLO “SANG NORDIQUE” DEL LIBRO “COME LUPI TRA LE PECORE”)

Viaggiando idealmente verso Est, l’impareggiabile furia distruttiva del selvaggio Ovest declina progressivamente in un più ortodosso Black Metal di matrice nazionalsocialista. È il caso dei Geimhre, con base in Ontario e attivi dai primi anni Duemila, che hanno iniziato suonando una mistura di folk e black metal con infiltrazioni RAC, progressivamente attenuatesi nel corso della carriera. Il gruppo, affiliato al Pagan Front, ha conquistato un certo grado di visibilità in seguito ad alcuni demo, un paio di split (uno coi francesi Ad Hominem, l’altro con i conterranei Shade rilasciato via Stellar Winter) e due full-lenght venuti alla luce fra il 2005 e il 2008. Ulteriore interesse è sorto all’indomani dell’unica esibizione live ufficiale, performance poi immortalata in un nastro dal titolo Hinterland Suthainn, insieme a tracce demo varie, avvenuta in quel di Toronto nel 2004 di fronte ad un pubblico eterogeneo tra cui “c’erano alcuni skinhead ubriachi che cantavano al microfono e facevano discorsi a caso. È stato davvero notevole vedere skinhead razzisti e fan del black metal insieme senza che ci fossero casini”.


Pur non essendo certo degli innovatori, i Geimhre sono comunque manifestazione di una convergenza tra istanze radicali e ferocia black metal, capaci di attirare un pubblico tipicamente black ma anche esponenti dell’estremismo locale, in un sodalizio che Guerfaul auspica su più larga scala, al fine di ampliare la scena e coinvolgere nuovi adepti attraverso una più capillare diffusione delle idee.

<<E’ molto difficile avere un impatto come quello che gli Skrewdriver hanno avuto sulla scena razzista, o quello che hanno avuto sull’anticristianesimo le gesta dei membri dei Mayhem. Al momento, il miglior modo di combattere è diffondere informazioni e risvegliare un senso di fratellanza fra le persone utili della nostra società. Per aiutare la diffusione del messaggio, la gente dovrebbe organizzare concerti con band nazionalsocialiste insieme a normali gruppi death e black. E la scena metal dovrebbe unirsi a quella skinhead. Più siamo, più forti diventiamo>>.

Meno influenzato da tesi ed estetica della Germania NS, che storicamente incidono di più sull’immaginario collettivo del Vecchio Continente, l’NSBM di matrice canadese sembra piuttosto far leva sull’eredità genetica europea, inneggiando alle dirette discendenze nordico-ariane, e ad un credo pagano intriso di rivendicazioni razziali, sulla falsariga di quanto già visto negli USA. Ma con il progressivo spostarsi verso Est, guadagnano spazio le argomentazioni care ai discendenti dei coloni francesi e i rimandi ad un tortuoso percorso storico minacciato dall’egemonia culturale e politica della maggioranza inglese. Tuttavia sarebbe errato pensare che il Quebec presenti una realtà monodimensionale entro i cui confini esistono solo i temi cari alla minoranza francofona. Anzi, anche qui non sono mancati esempi di viscerale culto hitleriano. È il caso di progetti minori, ma allineati ai dogmi di un’intransigenza estetica para-nazista, quali ad esempio SS Mann, Opfer rassenhass, Svartr Sturm.

Al fine di guadagnare la necessaria visibilità, i gruppi sopra menzionati, coadiuvati da altri sodali provenienti dagli USA, hanno deciso di raccogliersi sotto l’egida di un’organizzazione chiamata VInland Front, nata nel 2008 sull’asse americano-canadese e fondata da elementi fuoriusciti dal già consolidato Heaten Circle (ennesima rete multidisciplinare volta alla promozione del paganesimo e della cultura bianca). Il Vinland Front è una sorta di embrionale emulo del Pagan Front, di cui condivide gran parte dell’impianto teorico, dove però l’NSBM è solo una delle molteplici derive musicali supportate e viene dato asilo anche ad altre forme di metal estremo, sempre se coerenti ad un preciso orientamento ideologico.

<<A dire il vero ci sono solo due band del Vinland Front ad aver dichiarato esplicitamente la propria appartenenza alla scena NSBM. Gli Opfer Rassenhass e gli SS Mann. Non importa se suoni o meno NSBM. NSBM, Pagan Black Metal, War Black Metal ecc, sono solo paole, ciò che conta è l’ideologia. La cosa fondamentale è che abbiamo tutti un obiettivo comune e che ci sosteniamo a vicenda.>> (Vinland Front, Gennaio 2009).

Da un punto di vista organizzativo, il Vinland Front riprende una struttura ampiamente diffusa fra i movimenti eversivi di ogni genere, introdotta negli ambienti dell’estrema Destra da Louis Beam, reduce del Vietnam, divenuto esponente del nazionalismo bianco prima tra le fila del Ku Klux Klan e poi dell’Aryan Nations. L’idea è quella di rinunciare ad un sistema piramidale, che consta di un leader e di una struttura di potere verticale discendente fino ai piano più bassi in cui si trova la massa che riceve le direttive. Questo tipo di sistema è. Secondo Beam, facilmente penetrabile dal nemico e destinato quindi a fallire. L’alternativa è quella di ricorrere a delle “cellule fantasma”, totalmente indipendenti tra loro e del tutto autonome, senza nessun centro di coordinamento a monte, rendendo di fatto inutile qualsiasi tentativo di infiltrazione nemica che porterebbe allo smascheramento di una singola cellula senza conseguenze per le altre.

Vjohrrnt V. Wodansson è una figura chiave della scena canadese. Oltre ad aver guidato i Nacht und Nebel è stato fondatore e titolare dell’ormai defunta NSBM Records, ufficialmente affiliata al Pagan Front. Il manifesto pubblicato sul sito certifica come la scelta del nome della label non fosse casuale.

<<Abbiamo bisogno che tra di noi ci sia un preciso legame. Una solidarietà ariana basata sulla fiducia, sull’onore e sulla lealtà, verso noi stessi e verso gli altri, ma ancor di più verso i principi in cui crediamo. Il problema di molti cosiddetti nazionalsocialisti è il loro sciovinismo. Pensano di essere superiori agli stessi ideali in cui dovrebbero credere, e questo non indica di certo un animo nobile. Ognuno di noi ha il proprio valore, ma siamo pur sempre uomini, e quei principi eterni nei quali crediamo, coraggio, onore, lealtà, solidarietà, saggezza, integrità, orgoglio, forza, non appartengono a noi, siamo noi che apparteniamo a loro.

Musicalmente, i Fjord sono autori di un mix piuttosto grezzo di pagan e folk metal su cui si staglia l’ingombrante ombra dei Bathory del periodo Viking.

Le voci, che indugiano su un registro prettamente pulito, declamano a pieni polmoni testi che ancora una volta trovano il loro approdo sicuro nel mito nordico, stavolta condito di invettive razziste a completamento di un concept che vede indivisibili l’adesione al mito pagano e la salvaguardia dell’uomo bianco e della sua terra d’origine. Se i testi tradiscono un fervente attaccamento alla propria storia, tradizione e discendenza europea, l’essere originare del Quebec non è un fattore che passa sotto silenzio. Ma il sentimento di appartenenza alla comunità francese non è di ostacolo alla convivenza con la popolazione anglofona, sono piuttosto altre le questioni che si innestano sul concetto di identità nazionale:

<<Il Quebec potrà anche essere geograficamente legato al Canada, ma nei nostri cuori è una nazione a sé stante. Per quanto mi riguarda non ho nulla contro chi parla inglese, a patto che sia di razza bianca, ovviamente. Quando sei un promotore dell’unità ariana, impari ad avere legami anche con i camerati che parlano una lingua differente dalla tua>>.

Per Wodansson la questione nazionale, importante dal punto di vista del patrimonio culturale, è comunque secondaria a quei concetti che considera ben più rilevanti ed intimamente legati al credo pagano. Nella sua visione l’orgoglio nazionale, inteso come eredità di popolo, necessariamente si sposa con un retaggio di discendenza europea, discriminante primaria a monte di qualsiasi altra possibile rivendicazione.

Il suo substrato ideologico appare palese fin dai tempi dei Nacht und Nebel, per quanto successivamente Wodansson abbia dichiarato di non condividere appieno l’etichetta di nazionalsocialista. Il fatto di avere un credo politico certamente e dichiaratamente collocabile nell’area dell’estrema destra, è per lui secondario e consequenziale alla scelta dell’odinismo come unico centro gravitazionale. In un articolo dal titolo Ethnonational Tribalism, pubblicato sul primo numero della rivista Heaten Call, Wodansson parla ad esempio della necessità di un distacco dalla civiltà moderna e di un ritorno alla comunità rurale, in un processo di auto-segregazione in base alla razza di appartenenza.

Nonostante un solo disco all’attivo, i Fjord rivestono un ruolo cruciale nello scenario nordamericano. Di stanza a Montreal, sono infatti un emblematico esempio di quella convergenza tra la corrente NSBM, intesa nella sua accezione più ampia, e quel sentimento identitario alla base di un movimento che proprio dal Quebec ha preso il via. Parliamo del cosiddetto Metal Noir Quebecois (MNQ), insegna sotto la quale si è raccolto un insieme di progetto che ha fatto molto parlare di sé grazie ad alcune eccellenti produzioni. Band come Frozen Shadows, Aktisa, Forteresse, Grimoire, Neige et Noirceur, Monarque, Thesyre, Brume d’Automne, per citarne alcuni, hanno saputo reinterpretare i dettami classici del black metal fondendoli con partiture folk tradizionali sui quali predominano testi in lingua francese sovente focalizzati sulla storia dell’ex colonia. Il black metal del Quebec gode di una certa popolarità tra gli esponenti dei movimenti più radicali, ed il fervore nazionalista che anima questi novelli cantori identitari ha portato ad inevitabili speculazioni, al punto che alcuni considerano il MNQ come una mera propaggine dell’NSBM, solo con un taglio più “esotico”. Va però sottolineato che in questo caso, sebbene non manchino alcuni punti di contatto tra la scena nazionalsocialista e quella del Quebec, il retroterra pagano e razzista tipico dell’NSBM è latitante e, quando presente, è da considerarsi una confluenza di idee propria del singolo progetto, non un tratto caratteristico di tutta la scena.

Il leader dei Frozen Shadow, Myrkhall (che gestisce anche la Sepulchral Productions, etichetta discografca che diverrà una piattaforma di lancio per numerose realtà che confluiranno poi nel MNQ) fornisce comunque un interessante punto di vista su quelle che possono essere le cause alla base del progressivo diffondersi del metal di matrice nazionalsocialista.

 

 

 

<<Credo che l’NSBM abbia molto più a che vedere con quelle nazioni che hanno tradizioni molto antiche e che vedono il proprio retaggio messo in pericolo dall’immigrazione incontrollata. Penso che chiunque si arrabbierebbe vedendo gente insediarsi in massa nella propria nazione senza sapere quali ne siano le tradizioni. A me questa situazione preoccupa in maniera estrema, ed il Quebec è comunque un territorio relativamente giovane!>>

Come i Frozen Shadows, anche gli Akitsa sono stati gettati senza troppi complimenti nel calderone NSBM, forse in virtù delle scomode collaborazioni e dell’iconografia utilizzata. Ma O.T., membro fondatore e titolare dell’etichetta discografica Tour de Garde, non si è mai riconosciuto in questa definizione, anzi mette in dubbio la stessa logica che si cela dietro la frammentazione del black metal in sottogeneri a compartimenti stagni, spesso operata da terze parti per una più semplice classificazione del “prodotto”.

<<Non consideriamo gli Akitsa un gruppo NSBM. Ovviamente abbiamo delle idee di tipo nazionalista, ma questo non significa automaticamente essere nazionalsocialisti. Aktisa era, è e sarà sempre black metal, questo è tutto ciò che posso dire. Forse mi sbaglio, ma io credo che queste definizioni esistano solo per fini promozionali, e trovo che non abbiano senso. Il black metal non è NSBM, USBM o qualsiasi altra categoria vogliate usare. Il black metal è black metal, tutto qui, punto.>>
Nella visione di O.T. il black metal dunque uno ed unico e ne consegue che qualsiasi argomento, quando anche di natura controversa, non sia da ritenersi fuori posto. A conferma di questa visione a tutto tondo basti osservare il mailorder della Tour de Garde, nel cui catalogo figurano i nomi più pregiati del MNQ fianco a fianco con alcuni pezzi da novanta dell’NSBM contemporaneo.

Anche soffermandosi sul magaglio iconografico degli Akitsa non mancano certi rimandi capaci di mettere in agitazione i custodi dell’integrità black metal: a partire dall’idiomatico motto dannunziano “me ne frego”, che fa bella mostra di sé nel nuovo logo, passando per la copertina dell’EP Soleil Noir, che raffigura una delle torri del castello di Wewelsburg, per arrivare alla grafica utilizzata per una famigerata t-shirt, in cui ad accompagnare un fascio littorio stilizzato compare lo slogan “Ode ai tempi passati”. Un certo ammiccamento ai totalitarismi è quindi evidente, ma forse più che di cieca aderenza ideologica al nazifascismo si può parlare di una fascinazione estetica che fa leva sul potere destabilizzante di simbologie scomode ormai impresse nell’inconscio collettivo.

Nel 2006 questa corrente ancora embrionale trova una propria dimensione organica grazie ai Forteresse, destinati a mutare sensibilmente lo scenario locale. Il loro Metal Noir Quebecois (2006) è più che un semplice debutto, è il battesimo di un genere che ne erediterà il nome, ridefinito da una singolare fusione di estetica, musica e tematiche; esso segna innanzitutto il ritorno in attività della Sepulchral Productions, che dall’uscita del debutto dei Frozen Shadows sembrava attendesse silenziosa questo momento, stabilendo così un indissolubile legame con il MNQ.

Spetta ovviamente alla title-track il compito di ergersi a brano programmatico, ed è un breve fraseggio di violino a dare il via all’assalto patriottico del pezzo, che si rivela una perfetta summa concettuale dell’operato dei Forteresse.

<<Gloriosa sarà la nostra vittoria nei confronti di coloro che tradiscono la patria. E proclamano la propria importanza, diventando parte del vero Paese. Non ci piegheremo mai davanti ai politici disonesti che camuffano le uniche verità della nostra malinconia del Quebec. La forza risiede in ognuno di coloro la cui fierezza non è stata schiacciata dal peso del tradimento. Oggi la nazione rinasce, e dalle sue ceneri si manifestano a lei i ricordi di coloro che furono e che saranno i portatori della bandiera della libertà e del popolo>>.

Sul retro di copertina il proclama “Black metal epique patriotique” (black metal epico patriottico) è una dichiarazione di intenti tutt’altro che ambigua, che certifica quanto espresso nelle liriche ed esplicita le intenzioni della band, una presa di posizione precisa nei confronti di un tema particolarmente sentito.

<<Sono stanco di tutti questi giochi di parole per capire chi è politicamente corretto e chi non lo è. Chiamatelo come vi pare, per noi fa lo stesso. Da quando il black metal è portatore di ideologie di tolleranza e di comprensione? Non chiediamo altro se non il rispetto e il riconoscimento della nostra nazione, che è diversa dal resto del Canada. Non per razzismo o per xenofobia, semplicemente per una questione di dignità>>

L’NSBM e le sue derive hanno saputo quindi attecchire anche in Canada, affidandosi a teorie razziste e ad un atavismo pagano che sono andati a sostituire un’anacronistica nostalgia per il Terzo Reich, un’influenza fin troppo remota nelle fredde terre canadesi, scosse in quegli anni da tensioni interne ben più tangibili di un conflitto che stava oltreoceano. A discapito del tanto abusato acronimo, il nazionalsocialismo nel grande Nord sembra a ridursi ad un vessillo da agitare contro l’inarrestabile espansione di una società globalizzata, multietnica e capitalista che per tutti i più agguerriti difensori del pensiero radicale procede verso un annullamento delle identità nazionali. Ed è proprio in difesa di un retaggio storico, culturale e linguistico che è sorta in Quebec un’avanguardia nera che, con scarsa lungimiranza, è stata ridotta a mera ed estemporanea filiazione del metal nazionalsocialista: anche se determinate argomentazioni affondano le radici in un comune substrato teorico proprio di entrambe le fazioni, le differenze sono tali da rendere improbo un accostamento che vada oltre la semplice compresenza sul territorio. Tuttavia, ciò che interessa è osservare come il MNQ sia l’ennesima dimostrazione del saldo legame che intercorre tra visioni politiche di Destra, nell’accezione più vasta, e musica estrema, in particolare il black metal, che, forte di una consuetudine che lo vede da sempre attingere a storia, tradizioni e mitologie è divenuto nel tempo lo strumento prediletto attraverso cui musicare ogni sorta di rivendicazione, sia essa figlia di un passato tragico o di un presente incerto.

 

INTERVISTA A STOLZTRAGER (VEIL) – Come Lupi Fra le Pecore

Di seguito al PDF sottostante ed in formato di testo l’intervista completa a Stoltztrager, dei Veil, datata 2012 e disponibile nel libro “Come Lupi tra le pecore: storia ed ideologia del black metal nazionalsocialista” di Davide Maspero e Max Ribaric

Buona lettura agli interessati.
Intervista Stoztrager (VEIL, come lupi fra le pecore)

Fonte: Come Lupi tra le pecore: storia ed ideologia del black metal nazionalsocialista

(2012, Davide Maspero e Max Ribaric)

A cavallo fra il 2011 e il 2012 abbiamo avuto l’occasione di scambiare alcune parole ed impressioni con Stolztrager, frontman dei Veil nonché fondatore della Terrorwolfe Productions, che si è dimostrato fin da subito persona cortese e disponibile. Ben consapevole del proprio ruolo e del significato delle sue molteplici attività, ha saputo offrire una visione del suo modo di intendere il black metal non solo come musica, ma come vero e proprio stile di vita.

Prima di tutto, puoi raccontarci quali sono stati i tuoi primi passi all’interno della scena metal? Che cosa ti ha attratto in questo genere, c’è forse un episodio specifico che ti ha convinto nel divenire parte attiva di questo ambiente?

Come molte persone della mia età, il mio primo contatto con il mondo del metal è avvenuto negli anni dell’adolescenza, ascoltando gruppi thrash e successivamente death metal. Vivere nel Midwest americano è stato abbastanza limitante per chi ascoltava musica estrema agli inizi degli anni Novanta. Sentivamo sempre parlare degli altri grupi americani (come quelli death metal dalla Florida) ed è stato solo dopo un po’ che anche nel mio giro di amici abbiamo iniziato a conoscere i grandi nomi europei come Entombed, Dismember, ecc. Tieni sempre presente che ai tempi non c’era Internet. In più, in quell’area isolata non c’erano negozi di musica metal dove potevi trovare e comprare le varie fanzine indipendenti e scoprire le nuove uscite. Spesso succedeva che chi andava in una grande città metteva le mani su qualche fanza, che poi passava a tutti i suoi amici che esaminavano minuziosamente ogni singola parola alla ricerca di nomi nuovi, distributori affidabili dove poter comprare per corrispondenza ecc. Attraverso questa lenta esplorazione, a metà/fine degli anni Novanta ho incontrato il black metal, e per me è stata una rivelazione. Soprattutto Burzum, Graveland e Thor’s Hammer hanno avuto un forte impatto su di me. Burzum è qualcosa che non avevo ovviamente mai sentito prima ed è stato uno dei primi a catturare nel profondo quell’atmosfera affascinante che credo sia una componente fondamentale del black metal di qualità. In quel periodo vivevo nei pressi di una città in cui c’era un negozio di metal e punk. Non so come, ma avevano un’unica copia di Fidelity Shall Triumph dei Thor’s Hammer.

So che non fa parte delle prime uscite del black metal polacco, ma questo album in particolare mi ha davvero aperto gli occhi sulla cupa atmosfera sonora di quella scena. Da quel momento in poi sono stato ossessionato dal black metal, tanto da poter dire con certezza “sì, questa è la mia musica”. Suono la chitarra dall’inizio degli anni Novanta, quindi è normale che il mio stile sia stato indirizzato verso quel genere, ero completamente immerso in quel suono nuovo così coinvolgente. Intorno al 1999 avevo già scritto del materiale e subito dopo, con alcuni buoni amici, ho formato un gruppo chiamato Hellstrike. A quell’epoca nella mia zona non c’era una vera scena black metal. Abbiamo registrato quattro tracce demo con l’idea di incidere un disco, ma alla fine è andato tutto in fumo quando ci siamo sciolti. Poco prima che la band si sfaldasse, abbiamo suonato ad un concerto nel 2003  abbiamo autoprodotto un demo distribuito in una trentina di copie alle persone che conoscevamo. In seguito è poi uscita una raccolta di tracce live e demo, pubblicata su cassetta per la Terrorwolfe Productions. Lo stile degli Hellstrike era molto diverso da quello che avrei fatto in futuro. Era molto più veloce e influenzato da gente come i primi Marduk, i primi Dark Funeral, i War (svedesi), i Dawn, ecc. Il cantante degli Hellstrike ha continuato con il suo progetto Born of Witch, mentre io ho preso una direzione più atmosferica dando vita ai Veil.

Sia Dolor che Sombre sono due lavori alquanto particolari, una sorta di black metal malinconico ed aristocratico. Che cosa puoi dirci in merito alle tue fonti di ispirazione? A tuo modo di vedere, quanto è importante la presenza di Burzum nel background musicale dei Veil?

Come ho detto poco fa, all’inizio Burzum ha avuto un GRANDE ascendente su di me. Mi sono sentito quasi in dovere di dedicargli una cover (Ea, Lord of the Depths nel demo Dolor) per omaggiare una fonte d’ispirazione così significativa. Ma anche se Burzum mi ha stimolato molto, quando mi sono trovato ad aver scritto due pezzi per Dolor ho capito che i Veil avevano iniziato a camminare sulle proprie gambe. Con Veil ho voluto concentrarmi su un sentimento specifico, particolare, esplorandone le possibilità e la complessità. Il processo di scrittura per me è molto lento, calcolato e dettato strettamente da questo sentimento. Niente è lasciato al caso, niente fa da “riempitivo”.

La lunghezza delle canzoni e la ripetizione dei riff e dei temi sono sempre intenzionali e premeditati. Non mi piace parlare molto dei brani, preferisco lasciarli alla libera interpretazione dell’ascoltatore, quindi non dirò altro.

Tra le altre cose gestisci un’etichetta chiamata Terrorwolfe Productions. Sul sito della label campeggia la frase “Vero black metal ideologico dal 2003”. Puoi parlarci di questa attività? Che cosa intendi con il termine “ideologico”?

Come molti sanno, per un paio di anni mi sono preso una sorta di pausa dalla Terrorwolfe. Avevo delle questioni importanti da gestire nella mia vita privata che non mi hanno permesso il lusso di seguire l’etichetta come si deve. Così, quando sono tornato ad essere parte attiva della scena black metal, ho notato che c’era stato un cambiamento molto evidente. Sono sicuro che è successo lentamente e forse non è stato percepito da molti; è stato uno spostamento graduale. Ma dato che per un paio di anni non ho avuto a che fare su larga scala con band ed etichette, mi è saltato subito all’occhio. Questo cambiamento sembrava consistere nell’assenza di ideologia tra le nuove generazioni di gruppi e fan del black metal. Parte di ciò che rende affascinante questo genere è che RAPPRESENTA qualcosa. Si è spesso detto “Il black metal è più che semplice musica”, e io ci credo sinceramente. Non sto dicendo che devi andartene in giro di giorno con corpsepaint e spuntoni, ma nel vero black metal è presente un preciso spirito e atteggamento provocatorio che deve permeare anche tua vita personale in quanto fan e musicista. Ho visto spesso la nuova generazione di fan comportarsi come se il black metal fosse solo musica, e molti dei ragazzini che ascoltano le band storiche tendono a non considerare l’ideologia che era intrinsecamente presente in quei gruppi- oggi ci sono fighetti modaioli che indossano magliette di Burzum e Absurd ignorando completamente lo spirito che rappresentavano. Dicono cose tipo “Beh, hanno fatto certe affermazioni quando erano giovani e confusi”, oppure “mi piace solo la musica, non mi interessa quello che pensa la band”, e roba del genere. Secondo me è sbagliatissimo, e così si perde la vera essenza del black metal. Quindi, con la dichiarazione “Vero black metal ideologico” che trovi sul sito, ho voluto sottolineare la mia intenzione di distribuire e lavorare con gruppi che sono fermamente legati agli ideali originari del black metal.

Veil è un “orgoglioso sostenitore del Pagan Front”. L’aspetto curioso è che, molto probabilmente, Veil è il gruppo meno politicizzato di tutto questo movimento. In una tua precedente missiva, hai scritto: “La musica è la mia priorità. L’ideologia politica è ovviamente importante e gioca un ruolo fondamentale nelle vite di tutti, ma se la mia intenzione fosse solo quella di propagandare un messaggio politico, allora mi candiderei alle elezioni piuttosto che suonare in un gruppo black metal”. Qual è dunque il significato che dai all’essere membro del Pagan Front?

Quando inizialmente vi sono entrato in contatto, il Pagan Front era soprattutto un gruppo di individui con le stesse idee ed uno stesso obiettivo, che lavoravano assieme e si aiutavano. Per me è stato abbastanza naturale esserne coinvolto, considerando i miei interessi personali e come la penso riguardo al black metal. Ci sono un sacco di persone fantastiche che ne fanno parte, ed alcuni hanno risorse fenomenali. Perciò quando ti trovi a cercare di promuovere uno stile di musica che viene sdegnato dalla massa, è utile avere alle spalle un supporto del genere. Da quando ne faccio parte, ho conosciuto degli ottimi compagni di ventura che sono sicuro continueranno ad essere miei amici per tutta la vita. Vorrei anche aggiungere che c’è una grande varietà di band coinvolte nel Pagan Front, da quelle con un forte interesse per il paganesimo più antico a quelle che seguono quasi unicamente gli ideali del nazionalsocialismo. È un’organizzazione molto eterogenea.

 

L’ULTIMO TABU’: LA RAZZA BIANCA (Autore: Arnaldo Vitangeli, editore di “La Finanza”)

In allegato al PDF sottostante ed in formato di testo, la sbobinatura revisionata del video di youtube “L’ULTIMO TABU’: LA RAZZA BIANCA” ad opera di Arnaldo Vitangeli.

l’ultimo tabu: la Razza Bianca – Arnaldo Vitangeli

Il tema di cui vi voglio parlare oggi è un tema particolarmente dedicato, al punto che mi è stato sconsigliato di trattarlo. Io però ho deciso di parlarvene ugualmente per due ragioni: la prima è che questo è un argomento davvero centrale, davvero indicativo di quello che è lo scontro in atto a cui noi assistiamo oggi in occidente tra due mentalità, due culture, due visioni del mondo che sono oramai completamente opposte; l’altro motivo è che ritengo che il pubblico della finanza sul web sia particolarmente intelligente e particolarmente aperto da un punto di vista mentale e lontano da schemi preconfezionati. Tutti avete letto che l’altro giorno il candidato governatore della Lombardia per il centrodestra Fontana in un incontro pubblico ha dichiarato che l’arrivo di masse crescenti di immigrati mette a rischio il nostro sistema economico e sociale, la nostra cultura e la stessa sopravvivenza della Razza Bianca. Naturalmente le reazioni a queste parole non si sono fatte attendere e sono state fortissime; c’è stata un’indignazione generale di quelli che sono i principali giornali, le principali televisioni, i principali commentatori; però, chi mi segue sa, lo dico sempre, oramai nella formazione dell’opinione pubblica questi soggetti contano quanto il due di denari quando regna bastoni. Non sappiamo in realtà quello che la popolazione nel suo insieme pensa dell’affermazione del candidato Fontana. Di certo il centrodestra ha evitato di mandarlo via, cioè non l’ha fatto dimettere dalla corsa per il Pirellone. Ed evidentemente è convinto che quantomeno quella parte dell’elettorato che vota centrodestra non risulterà particolarmente scandalizzata da quell’affermazione. Fontana, dal canto suo, ha immediatamente fatto una marcia indietro, anche un po’ patetica, un po’ ridicola, sostenendo di avere avuto un lapsus, avere usato una parola per un’altra. Bisognerebbe domandarsi qual era la parola che voleva usare visto che aveva già parlato di identità culturale e di sistema economico sociale.

Il tema della razza è forse oggi l’unico tabù rimasto per quanto riguarda la difesa della nostra identità come italiani, come europei e la difesa dell’identità dei vari popoli che compongono l’Europa. Infatti, se fino a pochi anni fa parlare dell’immigrazione come di una minaccia e non di un’opportunità, un’occasione, un vantaggio, una cosa bellissima era qualcosa che riguardava quasi esclusivamente una destra estrema e marginalizzata sia a livello di scontro politico sia a livello di dibattito sociale e culturale, con l’arrivo di un numero enorme di immigrati le conseguenze dal punto di vista della sicurezza, della tranquillità pubblica ecc sono sotto gli occhi di tutti. Quindi è ormai innegabile, come sono innegabili le minacce che l’arrivo di un numero eccessivo di profughi, cioè di migranti, in particolare di religione musulmana comporta. Le vediamo soprattutto nel Nord Europa, nei famosi paradisi socialdemocratici, dove molte zone sono di fatto sotto la sharia e dove il problema si pone ormai in maniera non più negabile; quindi anche da noi non è più sostenibile dire che non esiste nessun tipo di problema di integrazione o di problema di convivenza o di modello di società che si vuole fra gli immigrati islamici e gli autoctoni dei paesi occidentali. Quindi questi temi sono stati ormai sdoganati, sono entrati ormai nel dibattito pubblico e nel dibattito politico, mentre fino a pochi anni fa questo era impensabile, o meglio, chi avesse posto questi problemi, chi avesse sostenuto l’esistenza di questi problemi sarebbe stato emarginato.

Non è così per la razza, la razza è l’ultimo degli argomenti sui quali c’è un divieto di parola. In realtà questo divieto è selettivo perché, anche se al netto di alcuni elementi formali il tema della razza, o sarebbe più corretto dire dell’etnia, dell’identità etnica, viene posto in maniera tranquilla per esempio dagli Afroamericani. Nessuno si scandalizza del fatto che la minoranza Afroamericana voglia tutelare e riscoprire il proprio patrimonio etnico, la propria storia, la propria identità come appartenente ad un’etnia differente, anzi, questo viene considerato un elemento di ricchezza culturale.

La stessa cosa si potrebbe dire per quanto riguarda Israele in particolare e l’Ebraismo in generale. Il Sionismo infatti che cos’è se non un movimento di indipendenza etnica? Cioè lo stato di Israele, lo stato Ebraico è tale non da un punto di vista religioso ma da un punto di vista strettamente etnico. Peraltro la religione ebraica è una religione in cui ethnos e fede, possiamo dire così coincidono. Innanzitutto perché, a differenza delle altre grandi religioni monoteistiche, l’appartenenza non avviene per conversione ma avviene per discendenza, oltretutto per discendenza matrilineare; cioè, se io ho una madre Ebrea posso a tutti gli effetti richiedere a Israele la cittadinanza, ossia fare Aliah a prescindere dal fatto che io possa essere completamente ateo. Viceversa se io ho un padre Ebreo ma una madre non Ebrea, anche se sono un fervente credente è molto più complesso e più difficile per me ottenere lo status di cittadino di Israele. Anche in questo caso il fatto di basare fondamentalmente uno stato su un discorso che, al di là di quanto ci si possa girare intorno, è fondamentalmente un discorso di sangue non crea particolare scandalo. Diciamo che quanti criticano lo stato di Israele lo fanno sulla base dei suoi rapporti con la popolazione preesistente, cioè con i palestinesi, non per la filosofia etnica che regge lo stato in sé. Se non fossero mai esistiti i palestinesi, se effettivamente, come raccontava una visione un po’ favolistica del Sionismo, la Palestina fosse stata completamente disabitata nel momento in cui gli Ebrei avessero voluto creare uno stato per gli Ebrei, ossia per chi ha il sangue Ebraico a prescindere dal fatto che abbia o meno la convinzione di fede o no, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Nel caso invece dell’etnia caucasica, cioè della Razza Bianca in parole povere, il tema è molto più controverso inevitabilmente; infatti la storia recente dell’Europa è una storia in cui il nazismo, cioè una visione distorta, una visione in qualche modo imperialistica dell’identità etnica, ha portato un’immensa quantità di morti e di devastazione nel Vecchio Continente.

Questo ha creato in un certo senso una sorta di senso di colpa, una sorta di senso di inferiorità che mina alle radici l’orgoglio, la possibilità di definirci orgogliosi della nostra identità etnica di bianchi; in particolare, il maschio europeo bianco ed eterosessuale si deve vergognare di essere tale secondo una certa visione del mondo, in quanto identificato come lo sfruttatore per antonomasia, come il responsabile di ogni forma di violenza, di ogni forma di sopraffazione, di ogni forma di dominio che si è verificata nella storia. Il problema è che se è vero che gli europei hanno immense responsabilità nell’aver tentato di sottomettere, soggiogare e sterminare in alcuni casi gli altri popoli, è altrettanto vero che la stessa cosa hanno fatto sostanzialmente anche tutti gli altri. Forse la nostra colpa principale è stata quella di essere tecnologicamente più avanzati quindi più forti e più capaci di portare avanti questo disegno che però, va detto, è un disegno generalizzato. Ad esempio pensate agli stermini che ci sono stati che ci sono in Africa su base tribale, alle continue guerre e all’odio che esiste in Asia tra popolazioni che hanno etnie diverse. Pochissimi anni fa abbiamo assistito in Ruanda allo sterminio di milioni di persone appartenenti ad un etnia africana da parte di un’altra etnia africana. Quindi in un certo senso la violenza etnica esiste, è esistita e temo esisterà a prescindere dal fatto che i popoli Bianchi, i popoli occidentali siano o meno orgogliosi della propria identità. Probabilmente il discorso sulla tutela della razza è ancora impronunciabile nella Vecchia Europa, se non altro per un’elite economica e di conseguenza culturale che però per altri versi è sempre più abbandonata a sé stessa, cioè in un certo senso se la cantano e se la suonano sempre di più da soli senza essere ascoltati. Bisognerebbe capire che cosa pensa la gente realmente della propria identità anche etnica; questo è un tema che si combina in maniera molto stretta con l’identità culturale; infatti proviamo a pensare a molti stati.

 

Qualche tempo fa io avevo fatto un servizio in cui parlavo dell’opposizione dell’attuale Iran agli Stati Uniti d’America, opposizione fiera e per molti aspetti vittoriosa, paragonandola a quella che 2000 anni fa lo stesso popolo faceva nei confronti dell’impero romano. Allo stesso modo si potrebbe parlare dello splendore dell’arte orafa degli etruschi, che corrisponde ancora oggi a una particolare ricchezza dell’industria dell’artigianato orafo in quelle stesse zone. Possiamo pensare alla primazia artistica che c’era nella Magna Grecia e al fatto che molti dei più importanti stilisti e designer del mondo siano italiani o provengano da quelle zone. Insomma, esiste una qualche forma di sopravvivenza genetica della cultura, della civiltà, di tutto quello che le generazioni precedenti alla nostra hanno fatto ed ottenuto? E, se esiste, è il caso di considerarla una ricchezza da tutelare o qualche cosa di innominabile a fronte di un mondo che deve essere esclusivamente composto da individui intercambiabili senza identità e senza storia? È un tema che io ritengo molto interessante e sono curioso di sentire che cosa ne pensare nei commenti a questo video.

Fonte:
https://www.youtube.com/watch?v=ccZ_oiAg5pk

Black Metal Against Antifa (tradotto in ITA dalla pagina in portoghese “Umbra Morta”)

Il black metal sta venendo infestato da una mentalità progressista ed antifa che adora i valori che, nonostante si mascherino come una rivolta contro la società conservatrice e moralista cristiana, in realtà portano avanti le stesse idee universaliste ed egualitariste presenti nel cristianesimo. Tentano di portare i fans del Black Metal ad accettare posizioni di “inclusione”, come se il black metal dovesse preoccuparsi dei diritti delle minoranze, del femminismo, della comunità gay e addirittura adottare la medesima mentalità antifa di puro materialismo ed edonismo; ad esempio drogarsi continuamente ed assumere genericamente una posizione ribelle “contro il sistema”, insomma una ribellione solo di tipologia adolescenziale, e adottare comportamenti da subumani che non vedono problemi nel diffondere le peggiori schifezze in nome della “libertà”.

Il Black metal non è mai stato, non è e non deve essere inclusivo. Il Black Metal non è libertà.

Fin dall’inizio il Black Metal è un circolo chiuso che valorizza i suoi simboli e tradizioni. Senza la tradizione elitarista del Black Metal, il Black Metal diventerebbe poco più di un articolo di consumo ed intrattenimento, così come molte delle bands sono effettivamente diventate: prodotti mediatici e per adolescenti ribelli. Questo risulta dal pensiero che è tutto “divertimento”, che “è solo musica” e che il Black Metal dovrebbe essere per tutti, eccetto quelli che non condividono i valori attuali della nostra società malata, ovvero le persone che seguono dei valori “reazionari”, “razzisti”, “xenofobi” e “retrogradi”.
Se il metal ai suoi inizi è nato come una rivolta contro la mentalità hyppie di “pace e amore” della generazione del ’68, oggi questa stessa mentalità si infiltra nei circoli più estremi del metal e viene addirittura incoraggiata.

In questo modo, il Black Metal si trasformerà praticamente in un articolo “di culto” per adolescenti. Solo una forma di ribellione vuota e sicura, per persone che non sono disposte a rischiare nulla per ciò in cui credono. Uno stereotipo di ragazzo “oscuro” rinchiuso in una stanza ad ascoltare musica “satanica” per rivoltarsi contro i valori “moralisti” dei suoi genitori. Solo una fase.

Non appena il discorso satanico blasfemo si esaurisce, iniziano ad adottare posizioni non molto differente da quella dei gruppi femministi e gay: si infilano i crocifissi nel culo, appoggiamo l’omosessualismo, predicano la “libertà sessuale” come modo di opporsi al fantasma del “cristianesimo”, fra le altre cose. È come se tutta la sua rivolta si limitasse a essere contro il cristianesimo. Però, se il cristianesimo morisse oggi (e di fatto, il cristianesimo è sempre meno rilevante), che ne sarebbe di loro domani?

Allo stesso tempo essi si reputano orgogliosi di trovarsi in una posizione “speciale”, contro “l’umanità”, di essere “misantropi” e “satanici”, semplicemente propagandando le stesse cose che i mass media e le scuole ci stanno imponendo. Un attore televisivo che bacia in pubblico un altro uomo in difesa dei diritti delle minoranze diventa tanto “blasfemo”, ribelle e lodevole quanto una band di “Black Metal” che decidesse di mettere su una copertina o su un palco due uomini che si baciano.

Alcune persone e anche bands hanno ucciso il Dio e scoprono nuove vie, mentre altri sembrano essere fermi nel limbo del mero rifiuto iniziale del cristianesimo.
I primi hanno trovato sentieri oscuri, una fascinazione per la morte, per i segreti occulti, un misticismo di epoche antiche ed una volontà di ferro di imporsi su questo mondo malato e decadente. Gli altri vivono solo nell’illusione che stiano facendo qualcosa di rivoluzionario.

I primi oggi sono demonizzati, considerati il male da estirpare, l’incarnazione delle peggiori forze dell’umanità. Gli altri, pur predicando la blasfemia, considerano la peggiore blasfemia in assoluto elevarsi al di sopra della mediocrità dell’uomo comune materialista, edonista ed individualista.

Se esiste una blasfemia oggi, essa è assumere la posizione dell’Accusatore, dell’Oppositore, contro tutto questo paradiso costruito dalla modernità.
Fonte:

IL 55% DEGLI AMERICANI BIANCHI ORA PENSA CHE I BIANCHI SIANO VITTIME DI DISCRIMINAZIONI RAZZIALI (Clara Wilkins, 24 Dicembre 2017)

Disponibile al PDF in allegato e, sotto, in formato di testo, l’articolo di Clara Wilkins datato 24 Dicembre 2017 che parla della percezione di subire discriminazione razziale da parte della maggior parte degli americani bianchi. Buona lettura agli interessati

Il 55% degli americani bianchi pensa che i bianchi siano vittime di discriminazione razziale – ita

  • Secondo un recente sondaggio, la maggioranza dei bianchi, il 55%, credono che i bianchi siano vittima di discriminazione razziale
  • I bianchi pensano che il pregiudizio verso il loro gruppo stia aumentando, mentre credono che il pregiudizio verso i neri stia diminuendo.
  • Questa percezione di pregiudizio, anche se non trova riscontro nella realtà, può avere conseguenze reali.

 

Ad Agosto, il Dipartimento di Giustizia ha deciso di fare ricerche sulla percezione della discriminazione contro i bianchi all’ingresso delle università. Fino ad allora, i campus erano stati riempiti di volantini con scritto “è ok essere bianchi” ed a Novembre scoppiarono violenze all’Università del Connecticut durante un discorso che riguardava la discriminazione contro i bianchi.

I bianchi sono oggi sotto attacco?

Dopo tutto, negli USA i bianchi sono storicamente visti come i fautori delle discriminazioni, e le minoranze come le vittime.

Tuttavia la percezione di questa relazione è stata invertita. Secondo recenti sondaggi, la maggioranza dei bianchi, il 55%, crede che i bianchi subiscano oggi la discriminazione razziale.

Inoltre, i bianchi credono che la discriminazione contro il loro gruppo sia in crescita, mentre ritengono che la discriminazione contro i neri sia in diminuzione.

Cosa c’è dietro questo radicale cambio di attitudine?

Le ricerche da parte mia e di altri affermano che una grande ragione sono i cambiamenti sociali. Abbiamo anche scoperto che queste percezioni di discriminazione, anche se non trovano riscontro nella realtà, possono avere conseguenze reali.

 

 

 

Cambiamenti sociali e perdita percepita del privilegio

Vi è comodità nella prevedibilità, e le persone hanno una tendenza psicologica a favorire lo status quo. Per alcuni, una preferenza per lo status quo significa anche una preferenza per un ordine sociale in cui i bianchi hanno un maggiore status, potere e ricchezza delle minoranze razziali. Questa realtà, ancora valida nella società Americana, sembrò essere interrotta dalla storica vittoria presidenziale di Barack Obama nel 2008. Dopo la sua elezione, molti cominciarono a credere che fosse in corso un progresso razziale. Questo era il senso di una maggiore quota di minoranze razziali che stavano occupando le posizioni di potere storicamente riservate ai bianchi. Per molti, questa è stata una buona cosa. Tuttavia per la quota di americani bianchi che pensano di avere il diritto di uno status più elevato delle minoranze razziali, fu sconvolgente: erano rimasti indietro? La società si era rivoltata contro di loro? I bianchi erano diventati vittime? In una serie di studi condotti mentre Obama era presidente, la Psicologa Cheryl Kaiser ed io riuscimmo a mostrare il funzionamento di questo fenomeno. Chiedevamo ai partecipanti di leggere un articolo sul progresso razziale o un articolo neutrale. Poi chiedevamo se credevano che i bianchi stessero subendo discriminazione razziale. Abbiamo anche valutato fino a che punto credessero nella gerarchia razziale. Fra i partecipanti bianchi che credevano nello status di gerarchia razziale, quelli che avevano letto l’articolo sul progresso razziale credevano che i bianchi erano vittime di discriminazione più di quelli che avevano letto un articolo neutrale. È importante notare che non era il caso di tutti i bianchi: se i partecipanti non credevano nello status di gerarchia razziale, la convinzione che i bianchi erano discriminati non aumentava nel caso che leggessero l’articolo sul progresso razziale. Essenzialmente, questo studio indica che alcuni bianco non vedono bene il progresso sociale e reagiscono vedendo sé stessi come vittime della discriminazione. La crescente diversità razziale della nazione sta causando la percezione di discriminazione anti-Bianca. Anche se i bianchi attualmente sono la maggioranza della popolazione americana, le recenti proiezioni demografiche affermano che entro i prossimi due decenni i bianchi diventeranno una minoranza. Secondo delle ricerche recenti, se i bianchi sono consapevoli di questa tendenza, sono più propensi a temere la discriminazione razziale.

Insomma, i cambiamenti sociali, che si tratti di progresso razziale o di crescente diversità demografica, ha portato alcuni Americani Bianchi a sentirsi vittime di razzismo.

Le idee di gerarchia razziale sono da condannare.

L’altra mia ricerca con lo psicologo Joseph Wellman afferma che questo fenomeno non sia benigno. Esso porta alcuni ad adottare prospettive che potrebbero, ad un certo punto, inasprire l’ineguaglianza sociale.

Per i bianchi che sono particolarmente propensi a mantenere l’ordine razziale sociale, l’idea di discriminazione anti-bianca è particolarmente allarmante. Questo implica che l’intero sistema sociale è instabile ed essi desiderano ristabilirlo.

Queste persone potrebbero tentare di “ristabilire” la posizione del loro gruppo in quanto ritengono che essa sia stata danneggiata. Questo può succedere in diversi modi.

Un modo è attraverso il supporto ad altri bianchi che affermano di essere vittime di discriminazione razziale. Vi è una tendenza a reagire negativamente ai neri che affermano di essere vittime di discriminazione. Le persone li vedono come dei lamentosi che usano il razzismo come scusa per le loro mancanze.

I bianchi che supportano la gerarchia razziale, d’altro canto, reagiscono in modo relativamente favorevole ad altri bianchi che affermano di essere vittime di discriminazione anti-bianca, ed affermano di essere più disposti ad aiutarli.

Potrebbero anche reagire cercando di diminuire le opportunità per gli altri gruppi razziali. Per esempio, quando i bianchi pensano di essere discriminati, io ed i miei collaboratori abbiamo scoperto che sono meno inclini a supportare politiche di discriminazione positiva (ndt, le quote riservate alle minoranze all’intero delle università e di certe professioni). Affermano di essere più propensi a supportare politiche che aiutino i bianchi, come ad esempio identificare i casi di discriminazione anti-bianca. Non è necessario dire che in una nazione in cui le disparità razziali di educazione, occupazione e salute persistono, una maggiore attenzione alla discriminazione antibianca, unita ad una minore attenzione alla discriminazione contro le minoranze, può soltanto inasprire l’ineguaglianza sociale.

Fonte:

http://www.businessinsider.com/white-people-believe-they-are-under-attack-2017-12?IR=T

Il discorso di Bob Mathews “Chiamata alle armi” con commento di W. L. Pierce

In allegato al PDF seguente, e in formato testo sotto di esso, il discorso integrale di Bob Mathews “Chiamata alle armi” del 1983 in italiano, con commento di W. L. Pierce.

Il materiale non ha alcuno scopo di apologia nè tantomento di istigazione all’emulazione, ma è di mero interesse storico e culturale.
Buona lettura agli interessati

Chiamata alle armi di Bob Mathews – Commento di W. L. Pierce

Fonte:

William Luther Pierce parla:

Anno 1983

Il discorso che sentirete è stato dato Domenica 4 Settembre 1983 da Robert Mathews, all’assemblea generale della National Alliance, ad Arlington, Virginia. Qualche settimana dopo, Mathews dichiarò guerra ai nemici della nostra razza. Iniziò ad operare in segreto, con un gruppo di commilitoni che chiamò “la Fratellanza Silenziosa”, e cominciò a combattere. La sua battaglia durò fino a quando venne bruciato vivo in un’operazione segreta di polizia, poco più di un anno dopo, l’8 Dicembre 1984 a Whidbey Island, Washington. Il mio primo contatto con Bob Mathews fu nel 1980, quando cominciò una corrispondenza con me. Dopo alcune lettere, divenne subito membro della National Alliance, e continuammo a scriverci per più di un anno, prima di incontrarci. Nelle sue lettere, faceva sempre domande sulla National Alliance e sulle nostre attività di reclutamento, e io rispondevo quando ne ero in grado. Ci incontrammo, infine, nel 1981, quando lui venne nel mio ufficio per la prima volta. Bob era un uomo di 28 anni, forte, robusto, con capelli corti castani e un volto limpido e amichevole. Parlammo di diverse cose, sia teoriche che pratiche. Bob era molto interessato alle idee, come anche ai metodi in cui avremmo potuto risolvere i problemi dei media che dovevamo affrontare. La cosa che più mi impressionò di Bob, durante i nostri incontri, era la sua grande serietà. In lui non c’era alcun aspetto del rivoluzionario sognante, nè del cultista storico, né dell’hobbysta organizzativo, nè l’eccessivo fascino per le armi che troppo spesso riscontro nei giovani che cercano una fuga psicologica dalla spiacevole realtà di un’America giudaizzata. Bob era un uomo serio. Sapeva ridere, scherzare, ma l’impressione soverchiante che si aveva nel parlare con lui era di un uomo che, come molti Americani, era molto preoccupato, molto indispettivo per ciò che viene fatto al nostro paese e al nostro popolo. Ma anche, a differenza della maggior parte di coloro che sono preoccupati, era anche intenzionato a fare qualcosa a riguardo, a fare tutto ciò che potesse. Per Bob la situazione era abbastanza chiara.

 

Eravamo sotto attacco da parte di un nemico straordinariamente malevolo, pericoloso e caparbio, che era determinato a distruggerci, a distruggere il nostro mondo, a distruggere la nostra razza: a eliminare qualsiasi traccia di noi, proprio come il suo dio tribale gli ha ordinato nel Vecchio Testamento. Ed era nostra responsabilità combattere quel nemico con tutti i nostri mezzi. La domanda non era se combattere o meno, ma come combattere nel modo più efficace. E in particolare, non c’era alcun dubbio sul fatto che lui sarebbe stato coinvolto nella lotta. Quello non richiedeva alcuna discussione, nessuna esitazione e nessuna ricerca interiore: lu dava per scontato, che fosse compito irrinunciabile di ogni uomo Bianco onorevole unirsi alla battaglia, immediatamente. Chi non faceva questo, era un codardo o un traditore. Quindi parlammo della sua situazione personale: le sue risorse, il suo addestramento e le sue inclinazioni. Io gli suggerii che la cosa migliore che potesse fare era reclutare altre persone per l’Alleanza tra i suoi vicini e colleghi, vicino casa sua nello stato di Washington, e così fece. Due anni dopo, nell’estate del 1983, Bob mi contattò per condividere le sue recenti esperienze nel reclutare tra i contadini, allevatori e autotrasportatori indipendenti, nel Nord-ovest Pacifico. Gli chiesi se potesse preparare un breve discorso sulle sue attività di reclutamento per poi darlo all’Assemblea generale dell’Alleanza, durante il weekend della festa della liberazione. Lui accettò, e questo è il suo discorso.

Robert J. Mathews parla

Fratelli miei, sorelle mie, dalle foreste, valli e montagne del NordOvest Pacifico avvolte dalla nebbia, vi porto un messaggio di solidarietà, un invito all’azione e una richiesta di adesione al vostro dovere come membri dell’avanguardia di una rinascita ariana e della definitiva, totale vittoria ariana. I segni del risveglio stanno emergendo in tutto il NordOvest, e specialmente tra gli agricoltori e gli allevatori, una classe del nostro popolo che è stata colpita in modo particolarmente duro dagli sporchi bugiardi ebrei e dal loro sistema parassitario di usura. Dalla nascita di questa nazione a oggi, l’agricoltore piccolo proprietario terriero è stato un simbolo dell’etica del lavoro ariana e un monumento vivente alla virilità.

Ogni volta che penso alla prima rivoluzione americana, spesso ricordo quella poesia ispiratrice su Concord e Lexington: “Al ruvido ponte che inarcò il diluvio, dispiegata la loro bandiera nella brezza di aprile, qui stavano i contadini assediati, e spararono il colpo che fu udito in tutto il mondo”. Purtroppo, camerati, quella poesia glorifica un conflitto fratricida. Quanto sogno una nuova poesia, una poesia per oggi! Dalle valli, dai campi, si riversò l’onda dei contadini ariani. La loro bandiera dispiegata nella brezza di aprile. Da qui venne il contadino ariano, e cacciò l’ebreo per sempre, per sempre da questo mondo. Non dimentichiamo però che la feccia levantina è ben consapevole dei pericoli che rappresenta per loro una classe contadina eccitata e arrabbiata. I coltivatori della terra sono sempre stati qualcosa di misterioso per gli Ebrei. Le città corrompono. Le città corrompono mentre la terra, la valle, il campo, la fattoria rivitalizzano e ricostituiscono una mente e un corpo indebolito e svuotato. Quanto teme la faina ebraica della piccola città il contadino ariano, e quanto diffida di lui! Che contrasto! Che contrasto tra i due in corpo e mente! Credo che in profondità, all’interno del corpo del nostro contadinato ariano si trovi un seme a lungo dormiente. Il seme di un risveglio razziale. Il seme della rinascita, il seme della rabbia, e il seme della volontà di agire. Dobbiamo radicalizzare il contadinato americano. Dobbiamo portare il maggior numero possibile di loro nella nostra avanguardia per la vittoria. Il compito non sarà facile. Le antenne satellitari della TV spuntano come funghi velenosi in tutto il dominio dei coltivatori della terra. L’Ebreo elettronico sta strisciando anche nei soggiorni dei poderi e allevamenti più remoti. Le cupole distruttrici della razza sono ovunque. Alleato degli Ebrei nel loro tentativo di neutralizzare il contadino ariano è l’onnipresente prete di campagna. La mia esperienza personale ha dimostrato che di solito l’unica opposizione organizzata che si incontra quando si organizza una comunità agricola o di allevamento è da parte di qualche Pastore locale. Tuttavia, la morsa che le chiese hanno sull’America rurale è in rapida erosione. Quella morsa si sta erodendo velocemente perchè l’agricoltore e allevatore medio americano è in estrema difficoltà finanziaria. Quando un uomo è sul punto di perdere la sua fattoria di seconda generazione, il suo sostentamento, in pratica tutta la sua vita, soprattutto a causa del sistema di usura ebraico, egli trova poco conforto nel bagaglio teologico del Levante.

Sono particolarmente incoraggiato dal successo che il leader del Klan in Texas Louis Beam ha avuto nell’organizzare gli agricoltori e i camionisti indipendenti. Ci ha mostrato la strada, ora dobbiamo farlo per l’Alleanza. Il potenziale c’è. Lavorando in una base nel nord dell’Idaho, ha creato un’organizzazione chiamata Nofit – Organizzazione Nazionale degli Agricoltori e Camionisti Indipendenti. Il loro slogan è “Non andare in collera, vai sul burocrate”. Lavorando con i veri agricoltori e camionisti del nord-Ovest, Beam è riuscito nel giro di pochi mesi a raggiungere e radicalizzare migliaia di questi nostri simili. Recentemente parlavo con una giovane donna che lavora come cameriera in un grande autogrill a Rock Springs, Wyoming. Ogni volta che la Nofit pubblica un nuovo bollettino, le mandano 500 copie. Mi ha detto che sono tutte finite in pochi giorni con molti camionisti che aderivano in loco o si iscrivevano alla newsletter. Il regime di Washington è estremamente preoccupato per l’ulteriore radicalizzazione del contadinato americano. Fortunatamente, invece di attuare un programma che davvero aiuti l’agricoltore, stanno rispondendo con massicce manifestazioni di forza e di repressione. Tanto meglio. Sessanta miglia a sud di Spokane, Washington, lungo il confine con l’Idaho, c’è una zona agricola che noi chiamiamo Palouse. Si tratta di una delle più ricche aree agricole del mondo. In molti luoghi Palouse ha un terreno che è incredibilmente profondo: 5 metri e mezzo. Insieme al suolo meraviglioso Palouse ha un clima per la crescita molto favorevole. Nonostante ciò, camerati, molti agricoltori di Palouse vengono tagliati fuori. Ho incontrato uno di questi agricoltori sfortunati, un nostro simile di nome Ray Smith. Mr Smith è un uomo grande e grosso, dalla faccia abbronzata, che ama riferirsi a se stesso come “un serpente di fiume e dannatamente fiero di esserlo!”. Il padre coltivava la terra in cui vive e il signor Smith ha recentemente pianificato di andare in pensione e lasciare che il figlio prenda in consegna l’azienda. I sogni del signor Smith sono andati in frantumi e lui è sul punto di perdere i suoi più di 2000 acri, la sua casa ed il futuro sostentamento del figlio. Il signor Smith, a suo merito, ha dato una lunga buona occhiata al suo problema e a come ha fatto ad arrivare ad una situazione così misera. Ora trattenete il respiro, fratelli, perché sapete cosa ha detto il signor Smith quando è arrivato alla causa principale del suo problema? Il signor Smith ha detto “Ebreo, ebreo”.

Non solo il signor Smith ha detto “Ebreo”, ha gridato “Ebreo” e i suoi vicini di casa hanno iniziato a gridare “Ebreo”. E come ha reagito il sistema? Con l’invio di un aereo, un elicottero, un bulldozer, squadre speciali provenienti da tutto lo stato di Washington, e sessanta agenti molto pesantemente armati per chiudere la fattoria del signor Smith. Inutile dire che il signor Smith è ora membro di Nofit e così i suoi vicini. Il signor Smith viaggia anche in tutti gli stati di Washington, Oregon, Idaho e parla apertamente degli Ebrei e distribuisce copie dei Protocolli di Sion. Abbiamo bisogno di questi uomini nell’Alleanza. La radicalizzazione del movimento contadino americano avviene anche nel Dakota e nel Colorado. La settimana scorsa ho parlato a lungo con un razzialista attivista del Colorado che ha avuto una vasta esperienza personale con gli agricoltori del Colorado. Diversi anni fa questo signore distribuiva enormi quantità di pubblicazioni attiviste e altra letteratura ad agricoltori e allevatori intorno a Fort Collins, Colorado. I suoi sforzi hanno dato i loro frutti perché subito dopo la sua iniziale distribuzione di letteratura ha assistito alla nascita dell’esercito di liberazione del contadino anti-ebraico, pro-Bianco. I federali sono estremamente nel panico per questo esito. Lo stesso signore mi ha dato anche copie della Gazzetta Primrose e Cattlemen, pubblicata a Fort Lupton, Colorado. Si tratta di un piccolo giornale rurale eccellente, con una notevole circolazione, orientato alle esigenze e agli interessi del contadino e allevatore. La cosa interessante di questo giornale, in questo numero, è un eccellente piccolo articolo sui protocolli di Sion. In questo numero qui, vi è una pagina pubblicitaria intera per un’organizzazione razzialista pro-Bianchi molto anti-ebraica. Gli ebrei stanno andando giù duro su questo piccolo giornale coraggioso come polli su un baco di giugno e sembra che alla fine potrebbero farlo chiudere, ma i semi sono stati gettati. Quindi, camerati, vi ho brevemente informati del potenziale per il nostro movimento che c’è all’interno delle comunità agricole in tutta questa nazione. Dobbiamo, è nostro dovere, sfruttare la crescente radicalizzazione del contadino americano. Il destino di ogni ultimo uomo, donna, e bambino bianco su questo pianeta si trova sulle spalle di noi qui in questa stanza oggi. Di tutte le organizzazioni razzialiste Bianche in questa nazione, l’Alleanza e solo l’Alleanza ha il potenziale di portarci alla vittoria. Nell’Alleanza sta la salvezza di tutta la nostra razza, non possiamo fallire.

Pertanto, non dobbiamo solo predicare, ma vivere secondo l’economia razziale. A Metaline Falls non stiamo solo mangiando, respirando e dormendo; stiamo crescendo insieme come una sola mente e un solo corpo. Abbiamo spezzato le catene del pensiero ebraico. A Metaline Falls, noi non conosciamo il significato della parola “mio”, ma solo “nostro” – la nostra razza, la totalità del nostro popolo. Dieci cuori, un battito. Cento cuori, un battito. Diecimila cuori, un battito. Siamo nati per combattere e morire e continuare il flusso della nostra gente. Avanti andremo, poi verso le stelle, in alto, sopra il fango, il fango di colore giallo, nero e marrone. Così, miei simili, il dovere chiama. Il futuro è ora. Se a un mese da oggi non sarete ancora impegnati appieno con l’Alleanza e le responsabilità che ciò comporta, allora, in effetti, avrete tradito non solo la vostra razza, ma voi stessi. Allora alzatevi come uomini, e spingete il nemico in mare. Alzatevi come uomini, e giurate solennemente sul verde pascolo dei nostri padri che reclamerete ciò che i vostri antenati hanno scoperto, esplorato, conquistato e dove si sono stabiliti, hanno costruito, e per cui sono morti. Alzatevi come uomini e reclamate la nostra terra! Miei simili alzatevi, guardate verso le stelle e proclamate il nostro destino. A Metaline Falls abbiamo un detto: “La sconfitta mai, la vittoria per sempre”. Grazie.

Parla W. L. Pierce

Il discorso di Bob fu ben accolto dai membri dell’Alleanza. Alla gente piaceva ascoltare una chiamata all’azione, anche se non avevano intenzione di fare nulla se non brindare a lato. La mia reazione, al tempo, fu in qualche modo più fredda. Provavo con discrezione a far capire a Bob, dopo il suo discorso, che la sua esperienza nel Nordovest Pacifico forse gli aveva dato una visione della situazione americana più ottimista rispetto a quanto potesse essere giustificabile dalla realtà. Gli dissi che la gente con cui aveva parlato durante l’estate, non era proprio una parte consistente del pubblico americano, e che la gente Bianca, in generale, non era ancora entrata nell’ottica di un movimento rivoluzionario. E vedendo poi quali eventi si susseguirono, forse non avrei dovuto dire questo con discrezione. Invece avrei dovuto esprimere la necessità di mantenere una visione realistica della situazione e non cercare a tutti i costi un’azione prematura.

Ho espresso il mio rimpianto in tal proposito alla sua vedova, qualche mese dopo la sua morte. Lei mi disse che non avrebbe fatto alcuna differenza. Bob aveva già deciso cosa avrebbe fatto, già prima del suo discorso, diceva lei. E non poteva tornare indietro. Lui ne aveva abbastanza con il lento lavoro del reclutamento, che era molto più scoraggiante negli anni ’80 di quanto lo sia oggi. Ed era già arrivato alla conclusione di prendere le armi contro il nemico… a prescindere dalle conseguenze. Lui le aveva già detto che ciò che aveva intenzione di fare, gli sarebbe quasi sicuramente costato la vita. La maggior parte della gente, quando pensa alle conseguenze della decisione di Bob, pensa solo alle cose negative. Al fatto che venne ucciso, e che parecchie ottime persone furono messe in prigione. Alcuni dei nostri fratelli meno radicali, contestarono il fatto che Bob, usando la violenza contro il nemico provocò misure repressive che hanno reso il nostro lavoro più difficile. Bob alla fine è riuscito ad uccidere un solo ebreo, continuano, e quell’Ebreo era un commentatore radio particolarmente aggressivo e odioso, di nome Alan Berg, che fu mitragliato a Denver nel 1984. Forse avrebbe dovuto essere risparmiato, in modo da continuare a suscitare sentimenti anti-ebraici fra i suoi ascoltatori. In più, la violenza ha contribuito a mettere in cattiva luce il movimento nazionalista, lamentano loro. Inoltre ha spaventato molti potenziali sostenitori che non vogliono avere niente a che fare con la violenza o l’illegalità. Certo, c’è anche un fondamento in queste lamentele. Molte persone più docili furono allontanate dal movimento patriottico a causa dell’attività di Bob e dall’enorme pubblicità negativa che questa generò nei media controllati. Forse il supporto finanziario di queste persone sarebbe stato utile. Forse sarebbe stato meglio non mettere il nemico in guardia, attaccando prematuramente. C’è, in ogni caso, un valore, nell’azione di Bob, che va molto oltre quello di queste conseguenze di poco conto. In ogni rivoluzione, in ogni grande movimento per il rinnovamento umani, i simboli sono esattamente come le armi, i soldi e le persone. Bob ci ha dato un simbolo davvero importante. Nel lavoro quotidiano dello scrivere, pubblicare e pubblicizzare, e reclutare e organizzare tendiamo a dimenticare la realtà della nostra situazione. Tendiamo a credere di essere in una qualche competizione politica o ideologica nella quale affrontiamo gli avversari allo stesso modo in cui si fronteggiano democratici e repubblicani.

Andiamo al lavoro, in un modo molto civile, e viviamo vite più o meno normali. Al massimo, arriviamo a scambiarci insulti in pubblico con i nostri nemici: loro ci chiamano odiatori e noi li chiamiamo anti-americani, o anti-bianchi, o malati. La realtà, tuttavia, è che noi siamo coinvolti in una lotta per la sopravvivenza razziale. E questa è una lotta in cui la nostra razza, o quella degli Ebrei, verrà sterminata completamente. Ed è una lotta che stiamo perdendo. La stiamo perdendo da 50 anni. In ogni giornale, in ogni programma televisivo o radiofonico, veniamo presi a pugni in faccia col fatto che stiamo perdendo. Ce lo sbattono in faccia ogni giorno. Leggiamo le statistiche in merito ai flussi di non bianchi che attraversano i nostri confini, sia legalmente che illegalmente, e allo stesso tempo sentiamo i media controllati e le chiese che emettono stridule accuse di razzismo nei confronti di chiunque osi suggerire che abbiamo già abbastanza rifiuti umani sulle nostre terre. Intanto il nostro governo solleva le braccia e dice di essere impotente persino nel contrastare il flusso clandestino. Vediamo l’orda crescente di questi rifiuti nelle strade delle nostre città. Sappiamo cosa sta facendo alle nostre scuole, nelle vite dei nostri figli. Vediamo un aumento della degenerazione, del crimine, della mescolanza razziale, dell’abuso di droga, di anno in anno. Ci vediamo espropriati della nostra stessa terra, con il nemico che gongola ad ogni vittoria nella sua campagna sempre più serrata per disarmarci e portarci al silenzio, mentre l’esproprio continua. Anche Bob Mathews aveva visto tutto questo. E allora si è alzato e ha detto: “Non accetterò più tutto questo! Non basta dire che crediamo in un’America Bianca. Dobbiamo anche combattere per quello. Per noi è il momento di iniziare a uccidere chi sta uccidendo la nostra razza”. Ciò ha spinto a scappare coloro i quali, formalmente dalla nostra parte, obbediscono alle leggi che il nemico ha imposto su di noi. In realtà avrebbero dovuto vergognarsi di sè stessi, perchè Bob in sostanza aveva ragione. Lui ha fatto ciò che era moralmente giusto. Forse ha agito troppo presto e può aver commesso molti errori “tattici”, ma ci ha ricordato che non siamo coinvolti in un dibattito tra gentiluomini, ma siamo coinvolti nella lotta più disperata che sia mai stata combattuta. Una guerra per la sopravvivenza della nostra razza, una guerra che non possiamo vincere se non uccidiamo i nostri nemici.

E non possiamo uccidere i nostri nemici senza pensare di poter essere uccisi anche noi. Avevamo bisogno di ricordarci questo. Bob ha elevato il livello della nostra lotta. Ci ha portati dal parlare e dire nomi, al sangue. Ha chiarito la situazione per noi. Nel lungo termine, ciò sarà utile. Nel lungo termine, Bob sarà ricordato proprio per questo.

DI SICURO L’ALT-RIGHT E’ CONTRO IL CAPITALISMO (JEFFREY A. TUCKER)

Disponibile gratuitamente al link sottostante e in formato testo di seguito, la traduzione in italiano di un articolo sull’Alt Right da parte di Jeffrey A. Tucker, scrittore economico di area libertaria.
Buona lettura agli interessati.

Di sicuro l’Alt Right è contro il capitalismo – J. A. Tucker – ITA

Fonte:
https://fee.org/articles/of-course-the-alt-right-is-against-capitalism/

Alcune persone di sinistra stanno iniziando a preoccuparsi di venire trollati dall’alt-right. Questo perché l’alt-right è diventata aggressivamente anti-capitalista, pro-stato sociale ed in favore di un governo che promuova, nello specifico, gli interessi dei bianchi, non un libero mercato che non offra alcun privilegio a nessuno.

“L’alt-right sta cercando di aumentare le sue fila”, afferma il Salon, “e i leaders principali del noto movimento suprematista bianco sembrano credere che quelli di sinistra siano un target ideali per le loro azioni di reclutamento”. Questo segue un pezzo ampiamente investigativo che è apparso su “The Nation”, in cui un reporter del giornale ha frequentato un numero di eventi di alt-right, in cui le idee di sinistra trovano nuovamente fascino.

Quindi il Salon mette in guardia quelli di sinistra perché non ci caschino:

 

“L’anti-capitalismo” dell’Alt-right, quindi, è in realtà soltanto antisemitismo avvolto da un velo economico, privo di ogni critica reale al capitalismo. Il fatto che parlino di economia è solamente un mezzo per rafforzare il loro movimento e diffondere la loro ideologia razzista.

C’è del vero in questa frase. L’antisemitismo ed il razzismo sono stati una parte importante degli attacchi al Mercato per secoli, che solleva alcune domande interessanti riguardanti la stessa sinistra anti-mercato.

Il Salon sottovaluta anche il completo anti-liberalismo dell’ideologia alt-right, argomento che invece per me è il fulcro del discorso nel mio libro Right-Wing Collectivism: The Other Threat to Liberty. Infatti in origine questa visione si formò in opposizione alla trasformazione che portò al potere dei mercati. Trova le sue radici nel risentimento per l’espansione della libertà e della prosperità nel primo 19-simo secolo e nella paura che il capitalismo avrebbe distrutto le vecchie gerarchie, la tradizione ed i confini nazionali. La rivolta che essi favorirono fu sempre una rivolta contro il mercato.

 

 

Trollare la Sinistra.

È vero che al giorno d’oggi negli USA questo gruppo ha guadagnato l’attenzione pubblica cercando di passare inizialmente per libertari, affermandolo agli incontri, alle conferenze e guadagnando credito. Ha funzionato per un po’, dato il concetto libertariano di libertà di parola e di associazione. Tuttavia poi le persone capirono il gioco. Nell’ultimo anno, molti leader all’interno della comunità libertaria hanno raddoppiato lo sforzo di preservare l’integrità delle idee libertarie ed assicurarsi di non essere compromessi da questo gruppo.

Il libertarianesimo quindi diventò poco funzionale al reclutamento. E fu qui che il cambiamento divenne visibile. Il nuovo linguaggio dell’alt-right è tutto basato sulla denuncia del fallimento del capitalismo. Affermano che il capitalismo è troppo politicamente corretto, li esclude dai social media, non lascia che usino gli strumenti finanziari per raccogliere fondi, ed in genere promuove i loro nemici, in cooperazione con i mass media.

La sinistra spesso accusa il capitalismo di cose per le quali non ha colpe, come ad esempio escludere i poveri, sfruttare i lavoratori, rovinare la terra e così via. L’alt-right invece attacca il capitalismo soprattutto per ciò che le lobbies stanno facendo nei fatti. Queste persone non sono persone popolari e le loro visioni si sono dimostrate velenose per luoghi come Twitter e Facebook. Esse sono bandite non per motivi politicamente corretti, ma semplicemente perché riducono il valore delle piattaforme.

Comunque, da un altro punto di vista, il mercato, che prescinde dalle persone o dalle ideologie, è stato un grande amico dell’alt-right. Amazon vende i loro libri. I loro file audio sono pubblicati da aziende capitaliste. Le loro pubblicazioni si basano su modelli di profitto e perdita. Il mercato ha fatto lo stesso anche per le ideologie rosse e verdi. Il mercato è uno strumento per tutti, senza eccezione.

 

 

 

Barriere di Gruppo.

È anche vero che il mercato ha sempre svolto un ruolo fondamentale per abbattere le barriere tribali. Esso pensa in termini di diritti individuali perché è designato per rivolgersi alle singole menti. Se il tuo obiettivo è promuovere la solidarietà all’interno del gruppo e l’esclusione, non è uno strumento buono. Le sue parole d’ordine sono inclusione e potenziamento di chiunque. Furono la graduale liberalizzazione dei mercati e della tecnologia ed i valori universali che arrivarono con essa che posero fine alla schiavitù, promossero i diritti delle donne e delle minoranze e crearono questa cosa che noi chiamiamo classe media.

Quindi è perfettamente sensato che l’alt-right si rivelasse come anti-liberale non solo in politica, ma anche in economia. Infatti, la sinistra dovrebbe sentirsi turbata se l’alt-right si sentisse a casa con le idee economiche dei socialisti, e non per la prima volta. Ciò che ha sempre unito gli Hegeliani di destra e di sinistra è stata la loro comune opposizione alla libera società. I dettagli della critica e delle alternative proposte sono diversi e dipendono dalla branca ideologica, ma lo stesso concetto di libertà economica è un bersaglio per entrambi, e non è affatto una novità.

Se ricordiamo il suo primo periodo, il partito Nazionalsocialista incitava semplicemente a boicottare le attività economiche Ebraiche, ed ordinò ai membri del partito di non usare violenza fisica. Era il 1 Aprile 1933. La speranza era che questo avrebbe portato la nazione a causare la bancarotta degli ebrei spingendoli ad emigrare. Non funzionò. La gente continuò a fare affare con dottori, commercianti ed intellettuali Ebrei. Il passo successivo era assolutamente necessario: i Nazionalsocialisti abolirono il mercato stesso con le Leggi di Norimberga del 1935. La storia ci ha dimostrato che se un gruppo vuole il controllo del mercato, esso dovrà per prima cosa abolirlo.

 

 

 

 

La miscela di Sinistra e Destra.

La svolta anti-capitalista dell’alt-right non è né sorprendente né nuova né anti intuitiva. Le porte girevoli fra la sinistra e la destra continuano a girare da due secoli. Personaggi come Josh Ruskin o Thomas Carlyle potranno essere stati non Marxisti e conservativi sotto ogni aspetto, ma essi indicarono il mercato come il peggiore nemico nella loro agenda politica sociale ed economica. Anche i Progressisti, divisi nelle loro branche destra e sinistra, non vedrebbero l’ora di usare lo stato per fermare la spinta del mercato che distribuisce i benefits della prosperità a tutte le persone.

La strana maniera in cui l’estrema sinistra e l’estrema destra sono legate le une alle altre è stata notata da noti liberali a lungo. La loro appartenenza è fluida, scrisse Max Eastman nel 1956, osservando che “ogni giudizio e ogni scelta, ogni tratto ed ogni modo di comportarsi che una volta dava significato alla parola ‘Destra’ è ora supportato ed approvato da tutto ciò che noi chiamiamo ‘Sinistra’.”

Allo stesso modo, ci sono stati periodi della storia in cui quello che si era soliti chiamare sinistra fu improvvisamente chiamato destra, come spiegato dalla mente magicamente adattativa di Werner Sombart, che diventò facilmente da Comunista a Nazionalsocialista.

Rivedendo come sono andate le cose nelle rocambolesche elezioni presidenziali del 2016, molti osservatori notarono il modo strano in cui era difficile distinguere le tribune di Bernie Sanders e Donald Trump: anti-mercato, pro-lavoratori, promesse di copertura sanitaria per tutti e in genere manifestazioni contro il globalismo e il potere finanziario capitalista. Che si odiassero a vicenda non era una sorpresa. Questo è coerente con il corso della storia, nella quale i gruppi politici hanno riservato i loro attacchi più energici contro quelli più vicini a loro per quanto riguarda le vedute.

(Fortunatamente per gli Americani il vincitore di queste elezioni è arrivato a scoprire che la deregolamentazione ed il taglio delle tasse sono più popolari per il pubblico del protezionismo e della centralizzazione esecutiva).

 

 

La svolta anti-capitalista dell’alt-right non è né sorprendente né nuova né anti intuitiva; essa non parte semplicemente dall’anti-Semitismo, anche se esso sembra una parte inevitabile di esso. Il collettivismo di ogni sorta e di ogni forma è opposta al liberalismo economico. Dategli tempo: tutti i tipi di collettivismo finiscono per assomigliarsi fra loro in qualche modo.

LOUIS AUGUSTE BLANQUI (tradotto in Italiano da RIGHTPEDIA)

Louis Auguste Blanqui (8 Febbraio 1805 – 1 Gennaio 1881) era un nazionalista proletario e socialista in Francia. Blanqui era un avanguardista ed un elitario rivoluzionario; egli credeva che il metodo migliore di fare una rivoluzione non era attraverso la massa o la democrazia, bensì attraverso azioni di alto livello organizzate da un’elite dedicata di rivoluzionari professionisti.  Diede l’ispirazione ad una vasta gamma di dottrine politiche, inclusi i seguaci del generale Georges Ernest Boulanger, noti anti-Dreyfusiani come Henri Rochefort, il fascismo di Benito Mussolini e la Fratellanza Irlandese Repubblicana di James Stephens.

Blanqui rappresentò una continuità della tradizione Giacobina e fu coinvolto nei moti Carbonari; viveva nella stessa epoca di Giuseppe Mazzini; era un ateo e materialista, ma fortemente critico nei confronti del capitalismo Giudaico (si riferiva agli ebrei con l’esempio del rapace Shylocks, usuraio ne “Il Mercante di Venezia” di Shakespeare). Blanqui prese parte a varie cospirazioni repubblicane e diventò presidente della Comune di Parigi nel 1871 (pur prendendoci parte solo marginalmente dato che fu arrestato). Blanqui è uno dei teorici socialisti chiave considerati “eretici” dai Marxisti, insieme a George Sorel e Charles Peguy.

Citazioni.

1) L’intransigente Louis Auguste Blanqui, l’esaltato capo di molte generazioni di attivisti della Riva Sinistra (distretto di Parigi) e della Sorbonna, cospiratore, perfettamente a suo agio nell’elitarismo cameratesco delle società segrete, che alternò insurrezioni ad arresti, era solidale con Proudhon dal momento che entrambi odiavano gli Ebrei. Gli ebrei, scriveva Blanqui nella segretezza dei suoi manoscritti, erano “l’archetipo, l’ideale incarnazione della truffa, dell’usura e della rapacità. Erano il terrore delle nazioni a causa della loro cupidigia spietata; affermava che la loro ostilità nei confronti degli altri li portava ad una guerra fino alla morte contro il genere umano”.

(Lewis S. Feuer, 2011, Ideology and the Ideologists.)

2) In ogni caso, furono i seguaci dell’insurrezionalista rivoluzionario ed ateista militante, Louis Auguste Blanqui che per primi svilupparono sistematicamente l’antisemitismo di tipo razziale nel movimento laborista Francese. Furono essi che resero popolari le dottrine create in Francia intorno al 1850 dal Conte Gobineau e da Ernest Renan. Blanqui stesso era un radicale antisemita nel 18-simo secolo dominato dalla tradizione razionalista propria di Voltaire e del Barone d’Holbach. Il suo primo obiettivo era la Chiesa Cattolica; considerava il Cristianesimo la più feroce delle “terribili sette monoteiste” la cui funzione era ridurre il popolo ad una massa di docili bestie nelle mani di preti, capitalisti ed aristocratici. Allo stesso tempo Blanqui e il suo principale luogotenente Gustave Tridon diedero vita ad un nuovo razzialismo, dando espressione al loro odio verso il “Semitismo”. Tridon considerava gli ebrei come il “genio maligno del mondo” che adoravano un Dio perverso, sadico, che praticavano cannibalismo, omicidio rituale e sacrifici umani. Gli ebrei erano l’archetipo di “Semitismo”; il suo seguace Renan aveva già dimostrato che erano inferiori agli Ariani in cultura e creatività.
( Robert S. Wistrich,  2012, From Ambivalence to Betrayal: The Left, the Jews, and Israel.)

3) Dal momento che la solidarietà internazionale dei lavoratori non poteva funzionare a causa delle rivalità nazionali, e dal momento che la questione nazionale frenava le tendenze rivoluzionarie, il percorso della rivoluzione sociale, così affermava, passava attraverso la soluzione dei problemi nazionali. La rivoluzione restava ancora l’obiettivo finale, e Mussolini tentò di dimostrare che non c’erano contraddizioni fra nazionalismo e socialismo. Per spiegare ciò, fece un uso massiccio dell’esempio di Blanqui. Un veterano di tutte le rivoluzioni del diciannovesimo secolo, forse non incitò il popolo alla difesa della nazione quando la Destra Borghese era pronta a capitolare?

— Zeev Sternhell, 1995, The Birth of Fascist Ideology: From Cultural Rebellion to Political Revolution.

Fonte: http://en.rightpedia.info/w/Louis_Auguste_Blanqui

Citazioni da “Il Fulmine e il Sole” di Savitri Devi

Di seguito alcune citazioni dal libro di cui al titolo, in libera vendita.

<<Secondo quella saggezza orgogliosa e spietata, essenzialmente estetica e guerriera, che era e rimane quella della SS, la suprema aristocrazia di sangue del genere umano non deve salvare i suoi inferiori, ma continuare a perfezionare sè stessa, secondo lo scopo della Natura; essa non deve “amare tutti gli uomini” e sacrificare il resto del bellissimo regno della Vita ai fini “dell’uomo”, ma deve amare la perfezone, la salute, in tutta la sua gloria, e sacrificare, sempre e dovunque, il malaticcio e il carente al sano, il debole al forte, l’imperfetto al perfetto; deve essere la legione privilegiata che prepari “contro il tempo” la perfezione divina della ventura Età dell’Oro. Deve essere l’avanguardia di quelli a cui un Destino matematicamente giusto, radicato nelle virtù eredtate, chiederà di attraversare il “ponte” citato da Nietzsche, il ponte tra l’animalità e il superuomo, mentre gli uomini di minore dinamismo e minore distacco cadranno cadranno da esso nella Fossa primordiale>>

 …

<<L’alleanza del mondo capitalistico con la cittadella del Marxismo ora può apparire, politicamente, come un cattivo affare per l’Occidente Cristiano. In realtà, dal punto di vista della verità cosmica, era e rimane un più ragionevole legame: quello di tutti coloro che credono nella vecchia menzogna ebraica contro coloro che la smascherano con coraggio e forza; quello di tutti coloro che condividono la superstizione del valore del mammifero a due gambe come tale contro quelli che proclamano, a dispetto dello spirito di questa e tutte le età decadute, contro la tendenza della storia, Contro il Tempo, la spietata dottrina della Selezione Umana e della Violenza Distaccata, che porta al regno degli Dei viventi in terra.

Ora che devono pagare il prezzo per l’aiuto alla Russia, vedono in essa il “pericolo comunista”. Dimenticano CHI era un tempo il loro possibile alleato contro un tale pericolo, e ciò che significava. Dimenticano che il prezzo che avrebbero dovuto pagare a LUI nel lungo periodo per essere stati liberati per sempre dalla “minaccia dell’Asia” mobilitata sotto la guida della Russia, era niente di meno che una rinuncia irrevocabile, definitiva, di quella scala di valori centrata sull’uomo che per loro è più cara di qualsiasi altra cosa. Perchè il Comunismo è il prodotto naturale dell’evoluzione della democrazia capitalistica, mentre il Nazionalsocialismo è la sua negazione totale, è una rivolta contro il suo spirito.>>

<<Ma la menzogna non è monopolio dei marxisti; è la base comune di tutte le filosofie eguaitarie incentrate sull’uomo, vecchie e nuove, ebraiche e non ebraiche, e specialmente delle filosofie ebraiche di respiro internazionale, che disegnano una linea arbitraria tra gli “uomini” e il resto degli esseri viventi, quindi negando l’unità del regno della Vita e l’universalità delle sue leggi ferree. E’, in particolare, la base morale del Cristanesimo storico.

La menzogna ebraica è accettata come verità da parte delle forze anticomuniste dell’Occidente al di fuori del Movimento Nazionalsocialismo, e in primo luogo dalle Chiese cristiane. Ed è per questo che nessuno di loro è anticomunista nel vero senso della parola. Non solo non combattono e non hanno combattuto il Marxismo per il pericolo reale che rappresenta, ma ognuno di loro rappresenterebbe alla fine lo stesso pericolo, se oggi fossero militanti e pieni di fede come un tempo.

In altre parole, la lotta nazionalsocialista contro il Marxismo è solo l’aspetto più evidente della lotta mortale generale, infinitamente più che politica, della nuova audace fede in Luce e Vita contro ogni forma di menzogna, contro ogni dottrina che impone “l’uomo” sulla Natura, contro ogni culto di imperfezione, in questa ultima parte dell’Età Oscura>>