INTERVISTA A GELAL -GRAND BELIAL’S KEY/ARGHOSLENT- IN ITALIANO

Al pdf sottostante o, scorrendo la pagina, in formato di testo, si trova l’intervista a Gelal, storico membro delle bands Grand Belial’s Key e Arghoslent, rilasciata a Gaping Throat e tradotta in italiano.
Buona lettura agli interessati

Intervista a Gelal – GBK / Arghoslent

INTERVISTA A GELAL ( GRAND BELIAL’S KEY E ARGHOSLENT)

 

GAPING THROATS: voi siete una band abbastanza controversa persino nel mondo del Black Metal da 2 decadi, e per questo siete stati oggetto di boicottaggi ed attacchi per anni. Dato ciò, che cosa ne pensate degli attacchi da certi siti e gruppi alle bands in questo periodo? Sembra che qualsiasi cosa che non piaccia a certi gruppi di persone sia un motivo per cercare di distruggerla pubblicamente, cancellare concerti ecc. Sembra che sempre più bands stanno affrontando problemi come questo, anche bands che non sono schierate politicamente, semplicemente perché una volta hanno condiviso il palco con una band che potrebbe essere NSBM, o perché sono presenti su uno split che è stato distribuito da un’etichetta che distribuisce anche bands NS..

GELAL: è un bene che tutte queste bands basate sui recinti e sulle giustificazioni abbiano un assaggio della loro stessa medicina. Lasciate che tutto venga vietato, in modo che l’underground torni reale, tornando di nicchia e nascosto come era. Per me è incredibile che ci sia qualcosa come i Grammy Svedesi per il Black Metal? C’è qualcosa di più ritardato di questa merda? Le checche progressiste avanzano senza alcuna opposizione, nello stesso modo in cui la Sharia sta invadendo l’Occidente senza una risposta degli autoctoni.

 

GAPING THROATS: Come vedi il futuro delle bands che suoneranno in una società come questa, in generale ma anche all’interno della scena Black Metal e Extreme Metal? Pensi che le bands cammineranno sulle uova dalla paura di offendere qualcuno o pensi che inizieremo a vedere una reazione sempre maggiore contro questo genere di cose?  Forse questo farà cambiare idea a molte persone che fino ad oggi sono state progressiste?

GELAL: Fanculo a tutte le bands ed etichette, e l’intera scena, in generale, ha succhiato cazzi fin dai primi anni ’90, con il 75% della colpa che è delle labels che hanno prodotto bands di merda solo per scambiare cd a buon mercato. Quale reazione potrà mai esserci quando non ci sono lupi pronti a contrattaccare qualcosa? Questa è l’epoca delle fighette black metal da twitter.

 

GAPING THROATS: Ovviamente, dal momento che queste cose sono diventate sempre più comuni nella scena Metal, è solo una prosecuzione di quello che sta accadendo nella società in generale. Siete politicamente attivi? Qual è la tua opinione su alcuni di queste guerre culturali in corso? Cosa pensate di Trump? E che differenze ci sarebbero state se avesse vinto le elezioni la Clinton?

GELAL: Beh, la scena metal non è affatto importante per nessuno di noi. Mi interessa di più che tempo fa in Zimbabwe questa settimana di quello che succede nella fottuta scena “glam rock black metal underground a scopo di lucro”.

 

GAPING THROATS: C’è qualche band o artista recente ai quali vi siete particolarmente affezionati o che vi hanno impressionato? Metal o altri generi.

GELAL: BRONSON (ITA), TERRORSPHÄRA (GER), YOU MUST MURDER (RUS), BUJAK (POL).

 

GAPING THROATS: l’uscita più recente dei GBK è stata la ristampa dei 2 demo, Goat Of A Thousand Young” e “Triumph Of The Hordes”, siete stati contenti del modo in cui la ristampa è venuta? Ho letto da qualche parte che è stata una scelta dovuta dal fatto che i demo erano ancora richiesti dai fan e volevate evitare che i creatori di bootleg facessero girare versioni di merda e lucrassero sul vostro nome. È così?

GELAL: Siamo molto soddisfatti di come è venuto. E, sì, è vero che abbiamo cercato di mettere fine a quei truffaldini che rilasciano bootleg non autorizzati. Ci sono almeno due diverse versioni fake di questa merda qua fuori.

 

 

 

 

 

GAPING THROATS: Con la ristampa dei demo, avete mai considerato di fare una compilations del materiale dei GBK non presente negli album che è da così tanto tempo fuori stampa? So che alcuni fans preferiscono le prime versioni 7’’ di alcune delle canzoni che erano finite in “Kosherat” perché preferiscono la voce di Cazz. Sullo stesso tema, avete del materiale inutilizzato che è tuttora inedito che potrebbe potenzialmente essere rilasciato un giorno? Parlo di materiale risalente ai primissimi giorni, l’epoca di Cazz, o l’epoca in cui Richard era alla voce.

GELAL: Sicuramente, l’abbiamo considerato. Attualmente una versione rimasterizzata di “A Witness to the Regicide” è stata rilasciata nuovamente in vinile dalla W.T.C. ma stavolta con l’intera registrazione. Il 7’’ originale aveva solo 2 canzoni su 4 perché non ci sarebbero state. Non penso ci sia alcuna canzone non rilasciata a parte le cover che abbiamo fatto in passato, come “Live Wire” dei Motley Crue, “Unbeliever” degli Skrewdriver ed una vecchia cover di Hellammer e Bathory.

 

GAPING THROATS: Se Richard non fosse morto pensi che la band sarebbe rimasta attiva e sarebbe rimasto il frontman o pensi che vi sareste presi una pausa lo stesso?

GELAL: E’ difficile da dire, noi in realtà non facciamo pause. Sembra così perché rilasciamo albums a molti anni di distanza l’uno dall’altro e non siamo costantemente in tour né lavoriamo su base quotidiana. Questa non è una carriera per noi. Abbiamo vite reali al di fuori di questa merda.

 

GAPING THROATS: Per quanto riguarda la storia e le versioni classiche della band, sai dirmi una release specifica o una certa era della band che consideri come la tua preferita o come quella che rappresenta i GBK al meglio secondo te?

GELAL: Non ho un particolare periodo preferito o una release preferita. Sono soddisfatto di tutta la gamma di registrazioni e concerti che abbiamo fatto. La nostra prossima release proseguirà nella stessa tradizione dei GBK. In questa arte morta chiamata Black Metal non c’è progresso per noi.

 

 

GAPING THROATS: Mantieni qualche contatto con gli ex membri o qualcuno di loro ha cercato di prendere le distanze dal nome delle bands e da alcune delle controversie ad esso collegate?

GELAL: Siamo in contatto con la maggior parte dei membri di entrambe le bands; comunque sì, c’è una manciata di persone che hanno completamente preso le distanze da questa associazione.

 

GAPING THROATS: Qual è lo status degli Arghoslent? C’è qualche possibilità di vedere concerti o un nuovo album nel prossimo futuro? Se sono attivi, qual è l‘attuale line up?

GELAL: Arghoslent è un progetto attivo e ci sono almeno 7/10 canzoni in lavorazione al momento. Almeno 3 o 4 sono complete, e abbiamo tutti i titoli ed i testi. L’idea è di ritrovarci tutti insieme nel 2019 per registrare un altro full lenght. C’è anche una buona possibilità che la band suoni a qualche festival in futuro. La line up è la stessa di quella di “Send Forth The Best Ye Breed”.

 

GAPING THROATS: Dato il clima sociale negli USA, pensate che avrete più difficoltà e disagi ad organizzare date live di Arghoslent o GBK?

GELAL: Abbiamo avuto problemi reali solo in Europa perché lì non c’è una vera libertà di parola come quella che abbiamo negli USA. Tutti sono incredibilmente paranoici in posti come Olanda o Svezia.

 

 

 

GAPING THROATS: So che ti piace il Football/Soccer da tempo. È ancora una passione per te? L’Hooliganismo calcistico è ancora così diffuso e selvaggio com’era in Europa o è stato messo al guinzaglio negli ultimi anni?

GELAL: Sì, è la mia vera passione da quando ero giovane. Molte delle mie esperienze con il mondo ultras risalgono a quando vivevo in Argentina. La violenza calcistica tradizionale tipica del Sud America o dell’Europa non esiste negli USA; comunque, sembra che ci sia un interesse per la Major Soccer League negli ultimi anni, il che è buono.

 

GAPING THROATS: Quando scrivi, decidi intenzionalmente di scrivere per una band alla volta? Come dire, ti metti in un certo mood per scrivere per gli Arghoslent o per i GBK o semplicemente lavori sulla musica in generale e poi dividi riffs, melodie ecc in base alla band a cui starebbero meglio? È più difficile creare materiale per Arghoslent o GBK? Ero curioso perché entrambe hanno un sound decisamente unico. Come riesci a mantenere due stili di composizione così diversi l’uno dall’altro? Spesso quando un artista è in più band, a volte possono essere in qualche caso intercambiabili, ma nel tuo caso non sembra affatto essere così.

GELAL: Pensandoci su devo dire che di solito compongo musica e, in base a come il riff o la canzone si sviluppa, essa viene assegnata ad una delle due bands. Le persone dicono che c’è uno stile particolare nel mio modo di scrivere, o in quello di Demonic, o di Holocausto, e potrebbe essere vero; in ogni caso non è che mi sieto e dico “ok, devo scrivere riffs per GBK ora”. In generale, i riffs per Arghoslent tendono ad su scale maggiori mentre quelli per GBK tendono ad essere su scale minori, sì, ha senso. Alla fine ci sono riffs che potrebbero essere usati per entrambe le bands se suonati in modo diverso. Arghoslent è più trionfante e glorioso mentre GBK è più dissonante ed incongruo. Devi ricordare che Arghoslent ha l’imput di Holocausto, che aggiunge alla formula il suo suono distinto e prominente. Al contrario, GBK è molto plasmabile dai riffs e dalle idee di Demonic. È un chitarrista prima di un bassista, èd è un grande compositore. Arghoslent è più difficile da suonare live ma c’è da dire che è una sfida suonare alcune canzoni dei GBK con un solo chitarrista.

GAPING THROATS: Quando lavori a nuovo materiale per Arghoslent, crei prima la musica e poi i testi adattati o hai i testi già scritti per i quali crei la musica? Per quanto riguarda i testi di Arghoslent, mi ha sempre colpito quanto siano ben scritti. Come procedi nel processo decisionale su tematiche ed argomenti? Penso che i testi spesso rendono più difficile per le persone dimenticarsi degli Arghoslent, anche se trovano gli argomenti sgradevoli; questo succede a causa della profondità dei testi e del fatto che si ha un livello molto più intelligente e sfumato rispetto ad un sacco di bands che vengono messe nel vostro stesso calderone. Hai studiato un sacco di storia del mondo, guerre e conquiste specifiche, cose di questo tipo?

GELAL: Il modo in cui lavoriamo forse non è uguale a quello di altre bands. I titoli delle canzoni ed i testi sono scritti separatamente dalla musica. È solo dopo che tutto è finito che assegniamo un testo ad una particolare canzone. Dopo che decidiamo quale canzone è la prescelta, adattiamo il testo alla canzone finita ed il processo è finito. A volte è molto ovvio decidere quali canzoni debbano abbinarsi a certi titoli a causa di come suonano. A volte scriviamo una canzone che è troppo bella per metterci sopra delle linee vocali death metal e quindi finisce per essere strumentale. Arghoslent si è sempre interessato di storia, filosofia e religione. Esse sono gli stimoli delle tematiche dei testi, che possono essere di ogni sorta: revisionismo storico, militarismo, schiavismo, colonizzazione, eugenetica, misoginia, genocidio, tirannia, cultura, scoperte, paganesimo, omofobia. Penso che questo è solamente naturale per chiunque si interessi a queste scienze. Arghoslent parla della nostra storia.

 

GAPING THROATS: Con entrambe le bands sembra che siete sempre stati più propensi a suonare poche date consecutive o persino un’unica data one off qua e là. Ti piacerebbe o penseresti mai di fare un tour completo, ovvero restare in ballo intere settimane suonando ogni sera? O preferisci farlo in dimensioni ridotte? Il motivo è perché i membri delle bands hanno più vincoli, come ad esempio lavoro, mogli, figli ecc?

GELAL: Credi davvero che nessuna delle due band potrebbe fare un tour completo senza che alla gente venissero i crampi pre-mestruali per questo? Sogna, sogna..

GAPING THROATS: Come abbiamo detto le tue bands sono sempre state in qualche modo controverse e, direbbero alcune persone, “offensive”; c’è forse una linea che non dovrebbe mai essere superata nella musica o nell’arte in generale? C’è qualcosa che è troppo estremo?

GELAL: L’underground esiste per salvare questi artisti che sono troppo estremi per il mainstream o che hanno superato quella linea alla quale ti stai riferendo. È una contraddizione dire che siamo troppo offensivi per l’underground estremo. Non ha alcun senso dire che qualcosa è troppo brutale nella scena, a prescindere dal fatto che lo si approvi o no. Il problema che le persone hanno con le nostre band è che essi sanno che la pensiamo davvero in questo modo. Quando la gente pensa ai Cannibal Corpse sanno che non è che questa band stupra veramente le donne con dei coltelli e cazzate simili. Questa è la differenza.

 

GAPING THROATS: Ok, voglio solo ringraziarti per il tuo tempo e per aver risposto a questa intervista. Vuoi aggiungere qualcos’altro?

GELALhttp://www.weltenfeind.com

 

NOTA: Da quando questa intervista è stata fatta, la pagina Weltenfeind, dei GBK e degli Arghoslent, è stata aggiornata e la parte Arghoslent ora afferma che la band sta in effetti lavorando ad un nuovo album e che i titoli di alcune delle canzoni nuove e finite includono “Hyenas of the Aurunci”, “The Curse of San Domingo”, “The Eugenic Fumigant”, e “Terra Nullis.

FONTE: GAPING THROATS
https://gapingthroats.blogspot.com/2019/05/grand-belials-key-arghoslent-interview.html

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INTERVISTA AI DEVOTIO ( BAND BLACK METAL RADICALE DI PARMA) – The Pain Factory 03/04/2019

Cliccando sul link sottostante al PDF o, in formato di testo, scorrendo la pagina, trovate l’intervista alla band Black Metal Radicale di Parma “Devotio”, di contenuti molto interessanti. quanto segue è una traduzione dall’originale, in inglese, dal sito “The Pain Factory.

Intervista Devotio 2019

  1. Ci parli dei tuoi primi giorni e di come è stato finora il percorso della band?

La band è stata fondata all’inizio del 2016 da me, con l’intenzione di creare un progetto che includesse tutte le mie influenze musicali, spaziando dal metal (soprattutto Black, Death, Heavy e Thrash), alla scena RAC e Hatecore, passando dal Neofolk e dalla Martial Industrial, il tutto cantato in lingua madre.

Il concetto del gruppo è basato sulla rinascita della più autentica Tradizione Europea e su un’avversione militante e totale alle ideologie dominanti della società del mondo moderno. Il nome Devotio è quello di un rito della Roma più arcaica che aveva in comune anche con le altre tradizioni Europee nel quale, nel mezzo di una battaglia con esito sfavorevole, la guida o il console, dopo avere invocato gli Dei, si lanciava all’assalto del nemico per sacrificare la sua vita in cambio della vittoria. Questo simbolizza la sacra azione dell’immolazione di sé stessi per un bene superiore come la difesa della propria Terra e del proprio Popolo. Dato che so suonare tutti gli strumenti inizialmente volevo fare una one man band ma poi ho preferito cercare due persone accanto a me per avere una line up in grado di fare concerti in futuro. Fin dall’inizio Giuseppe è entrato come batterista e pochi mesi dopo Alessandro è entrato come bassista. Quindi alla fine dell’anno ci siamo ritirati sugli appennini di Parma, in un piccolo paese ai margini del bosco per registrare un demo live. Il lavoro nel 2017 è andato un po’ a rilento sia per le grafiche che per il mixaggio; inoltre, i numerosi impegni personali e l’abbandono di Alessandro, che ha deciso di decidarsi a diversi progetti musicali, ci hanno rallentato ulteriormente. Alla fine dell’anno abbiamo trovato un nuovo bassista. Nel 2018 siamo riusciti a pubblicare il demo ma ci siamo separati da Giuseppe, che non poteva più essere costante per motivi personali. Quindi ci siamo dedicati a noi stessi e abbiamo avuto un po’ di tempo per promuovere il demo. Ora stiamo mettendo su una nuova formazione con due chitarre e siamo pronti a ripartire; probabilmente entro la fine dell’anno sentirete ancora parlare di noi!

 

 

 

  1. Preferisci la formazione a 3? In altri termini, Devotio è un trio per scelta o avresti preferito un secondo chitarrista?

All’inizio volevo solamente l’essenziale per suonare live, quindi una sezione ritmica, ma penso che con due chitarre c’è la possibilità di essere più incisivi e brutali, oltre a potere arricchire gli arrangiamenti e quindi la proposta musicale della band.

  1. Avete definito il vostro stile come Hardcore Black Metal. Ci dici un po’ su come il Metal e HC sono correlati e coesistono fra loro e perché è importante?

Uso questa descrizione semplicemente perché mi sembra la più concisa; non sono mai stato un grande fan della divisione in piccoli sottogeneri fatti con migliaia di diversi aggettivi. Volevo mescolare due diverse anime: una più sognatrice, mistica e visionaria rappresentata dal Black Metal fortemente orientato al paganesimo, ed una più militante, ideologica e d’impatto, rappresentata dall’Hatecore / RAC con una spinta Metal. L’intenzione è quella di creare un ponte fra diverse scene che sono ideologicamente compatibili fra loro al fine di abbattere i muri fra le varie scene sottoculturali di derivazione moderna e permettere la nascita di una vera controcultura Europea in opposizione con la degenerazione liberal-democratica nella quale è sprofondato il nostro continente.

 

  1. Dal momento che il vostro approccio al Black metal è così poco convenzionale, qual è la vostra opinione sull’attuale status del genere?

Il grosso della scena Black Metal secondo me non ha più niente da dire, ci sono clichès portati all’eccesso che l’hanno resa stagnante, è diventata semplicemente musica. Se l’arte non è portatrice di un messaggio rivoluzionario e di avanguardia, essa si cristallizza e diventa stantia, producendo così un qualcosa di effimero e grossolano. Certo, anche adesso spuntano fuori un sacco di gruppi interessanti, se non addirittura fantastici; è un genere che si sta lentamente evolvendo e sono curioso di scoprire in quali direzioni andrà e quali sfumature prenderà.

 

È molto lontano dall’essere morto, ma ha bisogno di una causa ancora più radicale e matura per esprimere il suo potenziale o, meglio ancora, tutte quelle fascinazioni che ci sono da 20 anni; le più serie di esse sono il ritorno alle religioni antiche, la difesa della Terra e dell’Eredità, la rottura con la concezione borghese del mondo e la volontà di potenza. Esse devono diventare le principali cause nella vita di tutti i giorni, al di fuori della scena; la vita del singolo deve essere in accordo con la propria visione del mondo; bisogna eliminare le inutili pose da personaggi dei fumetti e iniziare a vivere davvero quello che viene cantato. Questo renderà la musica più reale.

 

  1. Il vostro sound mescola il Black Metal con l’Hardcore ed ha anche qualche influenza epica, vi viene naturale?

Come detto prima, volevo far coesistere anime diverse ma complementari in un singolo progetto. Esprimo varie sensazioni; ascoltando generi diversi, ho la possibilità di provare a creare qualcosa di nuovo e profondamente sentito. Non voglio alcuna limitazione dettata da etichette prestabilite; questo non vuol dire che i Devotio diventeranno sperimentatori casuali per il gusto di mettere nello stesso calderone cose che non hanno alcuna correlazione fra loro nel nome di una qualche non meglio specificata “avantgarde”. Tutti i generi che hanno nella loro essenza “suggestioni europee” ed hanno un gusto eretico e sovversivo influenzano me e quindi anche il mio modo di comporre ed ascoltare musica. Roba come rap, ska e altre cose simili le lascio volentieri ad altri!

 

  1. Vedo che vi è un simbolismo specifico nella copertina di entrambi i demo, intendi diffondere un particolare messaggio?

Il demo è uno solo, la copertina con lo scudo nel quale ci sono il pennate (arma usata dagli antichi popoli Liguri e simbolo sacro legato al sole), il martello (la forza del tuono e del fulmine) e la stella a otto punti (che simbolizza la stella polare, il nord, la Patria originale) è un’espressione dell’unità fra ciò che è sacro e ciò che è guerriero.

I vari simboli usati finora e che verranno usati nel futuro hanno tutti un senso ancestrale, sono portatori di un messaggio di rinascita della Tradizione. A questo si aggiunge una forma cosiddetta “araldica/futurista”, per abbattere schemi vecchi e decrepiti. In tutto ciò è contenuto il messaggio della band, l’archeofuturismo, la rinascita di concezioni e valori primordiali ed arcaici in forme avanguardiste, in rottura con la stagnazione decadente del nostro tempo. L’antico attraverso il nuovo.

 

  1. Parliamo della vostra ultima uscita; quali obiettivi avevate dopo aver terminato la registrazione di questo demo 2018?

L’ambizione è solo una: promuovere la musica ed il messaggio del gruppo a tutti quelli che hanno la stessa visione del mondo.

 

  1. Come considerate questo in confronto al demo di esordio (2016) per quanto riguarda la scrittura e la registrazione?

Le tracce registrate nel 2016 sono state subito messe sul canale youtube, ma poi nel 2017 ci sono state varie modifiche e ripensamenti, soprattutto nel mixaggio, quindi il demo in forma fisica è uscito solo nel 2018. Nel canale youtube puoi ascoltare anche due tracce Martial / Neofolk che saranno incluse nel nostro primo album.

 

  1. Oggi la tecnologia vi permette di registrare da casa e fare uscire in digitale la vostra musica. Ma facendo così non c’è un rischio che fate uscire solo singoli pezzi o EP perché questo è ciò che è richiesto per restare in vista? Non c’è il rischio che finiate, ad esempio, per uccidere l’album?

Penso che il digitale è un buon metodo per promuovere la tua musica. Per quanto riguarda le registrazioni da casa, le vedo come una cosa positiva, ci sono quelli che potrebbero non avere i soldi necessari per registrare, ma questo metdo permette alle idee di materializzarsi senza che i soldi siano un ostacolo insormontabile.

Poi la parte principale della produzione musicale per una band è l’album, quindi sono convinto che la maggior parte dei fans del genere sarà sempre disposta a comprarlo, che sia in CD o in vinile. I pezzi singoli in digitale li possiamo facilmente lasciare alle canzoni pop usa e getta.


  1. Da quanto ho capito, non ci sono informazioni su concerti live. Quanto avete di una live band? Quanto è importante suonare live?

A causa dell’instabilità della formazione non ne abbiamo ancora avuto la possibilità ma crediamo che riusciremo a portare sul palco la nostra proposta; dato il genere, penso che suonare dal vivo sia ancora più importante perché è un qualcosa che tiene davvero unita la scena; l’aggregazione che si crea sotto il palco, l’occasione di vedere nel mondo reale le persone invece che da una realtà virtuale dietro lo schermo di un pc. C’è un aspetto che non mi piace. Quello che proponiamo riguarda la realtà che ci circonda, la realtà in cui viviamo, non problemi mentali da persone disadattate. Lo stile di vita occidentale porta le persone all’alienazione e all’ostentazione delle qualità, la maggior parte delle quali fittizie, c’è solo l’apparire e non l’essere. Questo è il motivo per cui i concerti sono necessari, aiutano a vivere una passione ed un’Idea nel mondo reale. Il concerto porta con sé una carica comunitaria positiva.

 

  1. Internet ha portato ad un sovraffollamento di bands estreme e registrazioni. Questo ha influenzato negativamente la qualità della scena?

Più che la qualità della scena, direi che facilita l’emersione o in ogni caso la scoperta di bands davvero interessanti con proposte originali ed innovative. Tuttavia sono convinto che se una band è valida riuscirà ad emergere dalla moltitudine.

 

 

 

  1. Siete una band indipendente, ci sono delle difficoltà in Italia per questo motivo? Dimmi un po’ di più sulla scena italiana.

Per una realtà non conforme come la nostra può essere un po’ dura, specialmente nel trovare i membri per la line up che abbiano ideologia e visioni correlate al progetto. La scena metal in Italia, parlo non in generale ma per quanto riguarda la mia città, consiste in ragazzi che credono fortemente in ciò che fanno e stanno portando una band di culto dietro l’altra nella nostra zona. L’altra faccia della medaglia è che c’è in generale poco rinnovamento nella scena, non vedo uno scopo eccetto il puro e semplice divertimento / sbronze / casino (e non c’è niente di male in queste cose); il problema è che varie persone sembrano quasi interpretare dei personaggi, ed una relativa tendenza al “nerdismo metal” da parte di molti.

 

  1. Ok, volevo ringraziarti per il tuo tempo e l’aiuto, aggiungi pure qualche parola per concludere quest’intervista.

Un saluto allo staff e ai lettori di Pain FuckFactory, grazie per lo spazio concesso. AD MAIORA!

 Fonte: http://thepainfucktory.com/entrevista_devotio.htm

 

 

 

INTERVISTA CON FAMINE DEI PESTE NOIRE, DA KIEV, 2019, Pierre Avril

Nel pdf sottostante e, di seguito, scorrendo l’articolo, trovate l’intervista a Famine, della band Black Metal francese Peste Noire, ad opera di Pierre Avril, tradotta in italiano dal francese. Buona lettura agli interessati.

intervista peste noire kiev 2019 ita

1) Ciao Famine, e grazie di accettare di rispondere alle mie domande. Puoi tornare per noi al periodo della fondazione dei Peste Noire? Nel 2000 vi siete formati ad Avignon sotto il nome di DOr Daedeloth (in riferimento a Tolkien) e avete fatto uscire il demo “Aryan Supremacy”. Puoi raccontarci la creazione di questa prima formazione e gli obiettivi che erano i vostri? Le vostre influenze musicali e le tematiche?
Il nome Dor Daedeloth è stato adottato una settimana, il demo è uscito sotto il nome di Peste Noire, quindi si può considerare che Dor Daedeloth non è mai esistito. Le mie influenze tematiche venivano  da un pittore con i baffi un po’ tesi e le mie influenze musicali erano la scena di Tolosa e quella NS slava. Per quanto riguarda gli obiettivi, volevo solo inserire il nome del gruppo prima che qualcuno lo trovasse al nostro posto, perché questo demo è oggettivamente nullo.
2) La line-up del gruppo a quell’epoca era composta da te (sotto il nome di Aegnor) ma anche da Neige (Alcest) alla batteria ed Argoth (anche lui negli Alcest) al basso. All’epoca della fondazione dei Peste Noire, tu suonavi anche negli Alcest; quindi questi due gruppi avevano la stessa line-up. Puoi ricordarci quest’epoca? Come vi siete incontrati? Come distinguevate i vostri due progetti?

Abitavamo nella stessa piccola città dove non succedeva niente, quindi ci siamo subito ritrovati l’un l’altro. All’inizio c’erano solo gli Alcest. Neige era un Blackster da gite nella foresta, modalità scandinava, e io volevo suonare qualcosa di francese, sporco, crudo, meno sublime e con più odio, con una dimensione politica marcata, quindi la scissione è avvenuta in modo naturale ma senza alcun conflitto, perché ha suonato la batteria su tutti i demo.

Aryan Supremacy ci ha fatto ascoltare un Black Metal “true” e crudo, con tematiche apertamente NS. Eravate influenzati dalle Legion Noires? Penso soprattutto a Mutiilation, ma anche a gruppi del Sud come i Blessed in Sin, di Toulon, o gli In Articulo Mortis, di Avignon?

Le Legion Noires e Mutiilation, sì, sicuramente. Per i gruppi del Sud, erano più che altro Kristallnacht e Seigneur Voland, dei quali avevo ordinato le produzioni sulla distro cartacea Aura Mistique.

Tu hai scritto i testi e suonato la chitarra sul primo demo degli Alcest, “Tristesse Hivernale”, in un genere abbastanza differenze, anche se altrettanto “raw”. Puoi ricordarci questa registrazione?

Ho composto il riff principale di “La foret de cristal”, più un altro, ma da quanto ricordo non ho scritto alcun testo su questo demo.

 

Tu hai fatto uscire nel 2002 “Macabre Transcendance”, con la Drakkar Prod, la label emblematica delle Legion Noires. Il cambio di nome in Peste Noire deriva dal fatto che sei originario della Provenza, dove la Peste Nera ha decimato così violentemente la popolazione? Per quanto concerne la demo eravate quindi un “duo” con Neige, giusto? Musicalmente si resta su sonorità molto crude e violente, con queste urla lugubri e queste atmosfere mortifere. Puoi dirci la tua visione retrospettiva su questo periodo? Aneddot, si trova su questo demo la versione originale di “666 millions d’esclaves et de dechets”, che tu hai ripreso nel tuo ultimo album. Che cosa ti ha fatto desiderare di farne una nuova versione?

Il miglior periodo della mia vita per quanto riguarda il mio rapporto con il Black Metal, quello in cui avevo più odio, e questo demo ne è l’incarnazione; una dichiarazione di oscurità totale. Per me questo tape era più che musica, era una questione di vita e di morte. Tutto il resto della mia discografia è quasi un’hobby se confrontato alla tensione che ho potuto mettere in questa cassetta. Per quanto riguarda il contest, era l’epoca in cui frequentavo i tipi della Drakkar Production che avevano 10 anni più di noi e con i quali ci siamo posti sui giusti binari: non limitarci al Black Metal ma scavare in tutti gli stili estremi oscuro, che è quello che continuo a fare oggi con il rap e la trap, che è un terreno fertile per i pezzi strumentali oscuri.

 

Li visitavamo spesso nel loro castello (abitavano davvero in un grande e vecchio castello a Pont Saint-Esprit, a 5 km da me, in passato usato per girare film di cultura e dove le Legions Noires avevano fatto qualche registrazione, questo di mette di buon umore). Noktu ci aveva fatto scoprire dei progetti totalmente underground industrial, noise, dark folk ecc. Avevamo conosciuto altri Blacksters, i ragazzi dei Nuit Noire in particolare (durante il loro periodo Black Metal); c’era anche una sala dedicata alle discussioni, nella quale abbiamo parlato di filosofia, arte, progetti extra-musicali, ma sempre legati al Black Metal. Conservo questo periodo come un ricordo decisamente magico, perché tutti quelli che erano all’interno del Black Metal underground in quel momento erano o violenti o pazzi, e il Black Metal li possedeva fisicamente.

 

Sei stato subito notato per la qualità dei testi (essendo io stess originario della Provenza, paese di de Sade, non mi posso sorprendere). Da dove deriva questo tuo gusto per le parole e per il buon parlare?

Sono troppo impulsivo per parlare in modo posato, con fluidità ed organizzazione; le parole si colpiscono e si battono nella mia bocca al momento di uscire, e finisco per esprimermi come un handicappato sotto l’effetto di speed. Scrivere, questo lascia il tempo di organizzare e ricercare le parole, è una forma di vendetta contro le problematiche dell’espressione orale e spontanea. “Un balbuziente è uno stilista nato” (Cioran).

 

Nel 2003 è uscito il dem “Phalenes et Pestilence – Salvatrice Averse”. L’atmsfera diventa pregna di medievalità. Vedi questo demo come un nuovo orientamento per i Peste Noire? Musicalmente, le melodice sono più presenti, ed il lato NS lo è molto di meno…

È solo una questione di contesto. Sono come una sputna, non posso mentire e m’impregno sempre dell’universo reale in cui mi immergo. In quel momento studiavo la letteratura medievale all’università e ciò si rifletteva sulla mia musica.

La gente amava poco i nuovi Peste Noire perché cercavano ciò che non c’era, il terrore; tuttavia essi erano totalmente fedeli all’universo nel quale mi sto attualmente evolvendo; le zone fatiscenti e le periferie urbane di Kiev, gli immensi ghetti ex-sovietici. La parte degenerata del nuovo album è la colonna sonora di questi luoghi, con un’atmosfera industriale grigia, sporca, fredda e meccanica, il cui equivalente architettonico sarebbe il brutalismo.

 

Nel 2006 hai fatto uscire un primo album che era anche un primo capolavor. Ancora oggi “La Sanie des Siecles” è considerato da molti come il tuo miglior album. Che cosa ne pensi?

Se la maggior parte delle persone decide che è il migliore, allora è il migliore. Cerco di fare un album diverso ad ogni uscita, in modo che sia difficile confrontarli e gerarchizzarli, ma nel lungo periodo è il pubblico che decide, non io. A seconda dei gusti di ognuno “L’ordure”, “Ballade” o “La Sanie” sarà il migliore, ma essi hanno pochi legami fra loro. Quello che mi interessa è sperimentare e non fare due volte la stessa cosa. Lo dico nel modo più onestamente possibile, io sarei capace di fare un “La Sanie” bis in meno di tre mesi, ma questo non mi motiva. O forse lo farò quando sarò povero.

 

Nel 2007 l’EP “Lorraine Rehearsal”. Una ripetizione registrata in Lorraine. Musicalmente è in continuità con l’album, con una musica complessa e varia, che alcuni all’epoca non avevano paura di classificarla “avant-garde”. Tu parli già di “Hooligan Black Metal”. Cosa ci puoi dire di questa registrazione?

È solo una ripetizione di merda sul lato A ed una registrazione più sofferta sul lato B, mixata da me stesso. Il lato A è una dissolvenza nera senza interesse, ma il lato B è posseduto, con un suono davvero unico e antico, una profonda nostalgia, che giustifica da sola questo vinile.

 

L’aspetto molto collinoso, disarticolato ed eterogeneo del lato B deriva dal fatto che avevo registrato i miei titoli su dei dischi limitati in termini di tempi di registrazioni; ho dovuto registrare frammenti di 3 o 4 minuti e passare in seguito su un altro disco. Ho compresso i miei titoli quindi, anticipando le interruzioni a partire da 3 o 4 minuti, per riprendere in seguito con un nuovo riff sul disco dopo.

 

Nel 2007 arriva il tuo secondo album “Folkfuck Folie”. Quest’ultimo ci fa tuffare in tematiche legate alla malattia mentale (con riferimento ad Antonin Artaud) e stabilisce, secondo me, un nuovo suono per i Peste Noire, che prefigura tutto il seguito. Esci dal Black Metal “classico” per un genere che tu crei, improntato di sonorità quasi punk (a livello di suono) e di un cantato che oscilla dalle pura urla Black metal e quel canto “degenerato” da cantante francese pazzo che continuerai a sviluppare. Adoro questo album perché rappresenta una sintesi delle vostre due “ere” musicali. Cosa ne pensi?

Per me è il più debole. Adoro l’intro e l’ultimo titolo, “Paysage mauvais”, che sono state registrate e mixate separatamente da me, ma l’ingegnere del suono di questo album ha letteralmente assassinato il resto delle mie composizioni con la sua produzione immonda. La voce, che era ultra aggressiva all’incirca come su “La Sanie”, suona mlto male, è un naufragio totale. Credo che niente è più frustrante che lavorare su una dozzina di pezzi per mesi per poi farli scorreggiare in studio da un handicappato. Per me è il peggior lavoro dei Peste Noire, un brutto ricordo lontano.

 

Non ti voglio “psicanalizzare” ma i tuoi testi e il mood delle tue canzoni è pieno di tristezza, una tristezza che trova una via d’uscita nell’odio? È legato alla storia di Ludovico o si tratta solamente di un “personaggio” chiamato Famine de Valfunde?

È, o meglio, era, qualcosa di reale. Ero triste ed angosciato nel passato, soprattutto per quanto riguarda il futuro della Francia. Poi ho scoperto l’Ucraina.

La Francia è un paese di vecchie mezze seghe, in cui pochi hanno confiscato le ricchezze e che hanno consegnato passivamente il nostro paese ad un futuro cataclisma razziale che non dovranno in alcun modo affrontare. Se non ci sarà uno scontro vilento ed esplosivo, ci sarà un abbassamento catastrofico del QI (è già iniziat, nessuno vuole parlare di questo argomento ma tutti conoscono segretamente il motivo di questo repentino abbassamento del QI francese). L’Ucraina è un paese certamente povero ma etnicamente preservato ( seconda verità che non bisogna sicuramente dire; tutte le società bianche omogenee, anche se povere, vivono con una serenità, con una sicurezza ed un benessere mille vlte superiori a qualunque società multietnica, e ti parlo da un paese in guerra). L’Ucraina è ache un paese givane, con uno spirito molto più combattivo, mentre i francesi sono diventati dei trans. Di sicuro ci sono delle eccezioni, ci sono i Zouaves Paris (gruppo politico identitario, ndt) e vere e proprie rinascite di virilità qua e là, onore e rispetto per loro, ma ciò che voglio dire è che questo è davvero minoritario in confronto all’Ucraina, in cui tutto ciò vale praticamente per tutto il popolo. I militanti francesi danno ai giovani un piccolo desiderio di unirsi o di emularli. In Ucraina essere NS, nazionalisti, pagani, è una cosa da vincenti, è eleganza, i giovani vogliono essere così, le ragazze sono attirate da ciò, mentre l’estrema destra francese è amata quasi solo dai troll delle foreste o da vecchie donne problematiche.. Ancora una volta, sto generalizzand, ho militato con i ragazzi di Bastion Social ed onoro questi giovani che si sbattono per aiutare i francesi in difficoltà per prendere in cambio solo sputi dalla popolazione locale (eravamo in 9 contro 1000 manifestanti, bianchi, all’apertura della sezione di Bastion Social a Clermont, https://www.youtube.com/watch?v=sN3JRUa4ID8); inoltre la repressione della polizia e dello stato è inestimabile. Tuttavia restano microscopici in termini numerici. In Ucraina tutto mi ha ridato speranza; la gioventù, il suo numero, la sua motivazione, il suo livello negli sport di combattimento. Sette mesi che vivo qui e sono diventato straight-edge, ho perduto 15 chili, mi alleno tutti i giorni con dei ragazzi che mi spingono in alto.

 

 

Non te lo dico per vantarmi ma per spiegare che, pur essendo sempre stato impregnato della cultura da bistrot, non sono stato vinto da essa; quindi anche tu, piccolo francese da bar dalla pancia piena, puoi ottenere un corpo come il mio, simile a un dio Greco, se vieni in Ucraina non per scopare le troie ma per sudare tutto il tuo vino con i ragazzi dell’Azov o gli Hooligans della Dinamo Kiev. Eppure le mie radici sono in Francia e non potrei mai lasciare totalmente il mio paese. Adoro la Francia per il suo passato, il suo patrimonio, la sua storia, e amo l’Ucraina per il suo futuro. Vivere fra i due paesi è un buon compromesso. Inoltre, essendo su una linea paneuropea e non sciovinista, non ho le preoccupazioni che alcuni individui dalla mente chiusa vedono lì. Non mi sono sentito straniero un solo secondo in Ucraina. Quale francese può dire di non essersi mai sentito straniero in Francia?

Hai cambiato tutti i musicisti con “Balade cuntre lo anemi francor” nel 2009. Neige è uscito, così come Winterhalter (che suona con lui negli Alcest). Avete litigato a partire da quel periodo? Allontanandosi un po’ da “Folkfuck folie” questo album ritorna all’aspetto medievale di “La sanie”. Le melodie qui sono splendide, tanto quanto l’oscurità onnipresente. Le chitarre, a volte dissonanti, sono sempre più sorprendenti. Tu sei un eccellente chitarrista. Hai imparato lavrandoci? Puoi ricordarci quest’album? Qual era il suo scopo?

In effetti, Neige suona il basso su “Ballade”, aveva anche usato uno pseudonimo per non esporsi politicamente, che di per sé era nobile da parte sua, voglio dire: suonare solo per la musica e non per la gloria, senza farsi vedere. La storia di questo album è semplice; non sopportavo più il mio batterista, aveva preso i Pestenoire per gli Slayer o i Metallica e non la finiva mai di dirmi di depoliticizzare i Peste Noire per diventare mainstream e guadagnare soldi. Per prendermi del tempo, avevo creato un side-project senza nome, solo per gusto personale, molto tranquillamente da parte mia: l’album era stato composto in tre settimane e registrato in meno di una settimana da me medesim, come un demo. Era “Ballade”. Quando ho ascoltato l’album, trovavo che suonava ancora più Peste Noire dei due precedenti Peste oire. Quindi ho preso la decisione di non cambiare il nome del gruppo per quest’album ma di cambiare il batterista per i Peste Noire.

 

Ciò che è “divertente” con i Peste Noire è che, anche se siete nel mirino di alcuni (antifa ed altri), essi non vi possono attaccare sulla qualità della musica. Ho anche letto un “report” su internet relativo ad uno dei tuoi concerti, nel quale il ragazzo cercava di sparare a zero sugli altri gruppi ma non poteva fare altro che inclinarsi davanti alla vostra prestazione. Questo non ti fa ridere?

Quello che tu dici esiste ma penso che non dobbiamo esagerare perché nell’80% dei casi si verifica esattamente l’opposto: la gente si vendica delle idee attaccando la musica. Ciò è particolarmente eclatante con l’ultimo. Ho ascoltato ciò che è uscito nel 2018 e, con tutta la modestia possibile, restiamo al di sopra della massa, come un’Aquila Reale sopra i ratti. In futuro, l’ultimo album sarà rivisto al rialzo, non ho dubbi a riguardo, Oggi, “Folkfuck folie” e “L’Ordure” sono sacri, ma personalmente la cosa mi infastidisce perché quando sono usciti, essi erano stroncati molto violentemente; “L’Ordure” era stato paragonato ai Finntroll. All’epoca avevo preso male queste critiche, ma oggi che so che il 95% della scena Metal e Black Metal ha il QI di un criceto e sono i peggiori bargoni dal punto di vista estetico, la csa non mi tocca più. Come prendere sul serio i gusti di gente che si vestono da rangers e che si mettono le magliette troppo larghe? Lol. Penso che è veramente dura soddisfare i nostri ascoltatori oggi quando essi non attaccano per la musica ma per vendicarsi delle idee, si aspettano troppo da noi. I nostri fans sono delle vecchie troie frigide, hanno avuto troppi orgasmi ad ogni nostra uscita, e ora che le loro orecchie sono dilatate da chilometri di riffs sublimi, ci rimproverano di non farli godere. Abbiamo fatto maturare tutta la nuova scena francese, tutti mi copiano le idee, quindi chi è il Maestro? Chi è l’esperto? Siete voi o sono io? Se avessi un consiglio da dare ai miei fans, questo sarebbe: in primis suicidarvi, in secondo luogo, non giudicare un album dei Peste Noire se non 10 anni o più tardi, perché voi vivete, mangiate, sentite, giudicate le mie opere con un cervello arruginito che è datato al 1993, mentre io sono già nel 2088. Onestamente,  come pssiamo dire che i Peste Noire sono morti quando siamo ancora capaci di prdurre pezzi come “Aux Armes”, “Songe Viking”, “Aristocrasse” e “Domine”? A un certo punto bisogna smetterla con la droga.

 

 

“L’ordure a l’etat pur” è un condensato di odio nero. Alla sua uscita, nel 2011, ci si era sorpresi per la sua direzione, che lasciava le rive medievali dei precedenti per un’atmosfera più contemporanea, anche se l’obiettivo è chiaramente quello di sputare sulla modernità e sull’urbanità. Puoi parlarci di quest’album e del messaggio che cerca di fare passare? Musicalmente, l’alleanza fra il rame e le chitarre heavy/punk spacca! La line-up cambia ancora. Hai avuto difficoltà a mantenere i musicisti?

Sperimentare nuove forme e nuovi stili di sound implica cambiare i musicisti a volte. Ma la metà delle volte è la politica che mi impedisce di tenerli. La gente che ha una carriera professionale pubblica da portare avanti si scotta troppo violentemente con i Peste Noire, quindi presto o tardi si bruceranno da soldi. Per quanto riguarda l’album, lo considero come uno dei miei migliori. È il frutto dell’incontro fra le mie idee più folli e l’ingegnere del suono ideale. Puoi arrivare in studio con delle composizioni davvero folli ed avere della merda come risultato. La produzione fa il 40% del lavoro, soprattutto con il Black Metal dove l’atmosfera primeggia. Non solo il suono su “L’ordure” è un paradiso sonoro, un perfetto mix fra il punk, il vecchio Hard Rock ed il Black Metal, ma ogni volta che proponevo un’idea totalmente ardita, i ragazzi mi rispondevano “sì, è possibile”, come Hassan Cehef nello skecth de “Les Nuls”, e hop, la materializzavano. Una delle mie migliori esperienze.

 

Dopo una riedizione dei demo del gruppo nel 2012, avete fatto uscire l’eponimo Peste Noire nel 2013, sempre con Audrey alla voce (già presente da “Ballade”) ed Ardraos alla batteria (CHargne, Suhnopfer). È, da quanto so, la prima volta che sentiamo dei beats programmati nei Peste Noire, no? Quest’album è di una grande diversità, con parti strumentali davvero originali, cn questo canto che usi da allora, a cavallo fra il Black Metal ed il Rap rurale. Il tuo songwriting si è evoluto ache verso un tono più crudo, è dovuto all’influenza del Rap? Cosa pensi di questo album?

 

Sì, è chiaramente dovuto all’influenza del rap. Amo molto l’atmosfera di quest’album perché puzza dell’Alvergna più profoda, con una produzione da punkabbestia, al suono di spazzatura arruginita. È un album che suona come un demo, adoro questo genere di approccio.

 

Che cosa ti ha fatto lasciare a Provenza per l’Alvergna?

Il clima, la vegetazione, la solitudine volontaria. Avevo bisogno di immergermi in un ambiente nrdico ed oscuro, sono stato servito. I dintorni della Chaise-Dieu sono glaciali, vuoti, popolati da grandi foreste di abeti, tutti i villaggi sono mort, chiusi, in vendita, in rovina. E non risale ai giorni nostri. Nel 19simo secolo, Georges Sand ne faceva una descrizione estremamente sinistra. Nel 1931, Henri Pourrat in “Faspar des montagnes”, descriveva così la zona in cui si trova casa mia: “Ci sono luoghi nei quali il sole sembra non essere passato da un sacco di anni: è buio, è nero, è la morte”. Dato che ho passato un inverno completo in Ucraina, posso anche assicurarti che in termini di temperatura fa molto più caldo qui che a Chaise-Dieu, dove può nevicare a maggio. È piuttosto divertente perché avevo ricevuto il cantante dei Temnozor a Chaise Dieu, che viene dalla Siberia, ed è rimasto scioccato per la durezza del clima. Era il luogo perfetto per comporre “Peste Noire” e “La Chaise-Dyable”, e lo sarà probabilmente per altri album in futuro.

 

Segue nel 2014 l’eccellente split con Diapsiquir “Rat des Villes / Rat des CHamps”. Si trova un immenso pezzo dei Peste Noire, “Dans ma nuit”, un vero capolavoro. Cosa pensi di questo split col senno di poi, e cosa pensi dei Diapsiquir?

La versione di “Dans ma nuit” è più cruda e potente su questo split che su La Chaise-Dyable, puà barboneggiante nel buon senso del termine, ma la voce è troppo annegata, questo perché avevo ri-registrato la traccia. La traccia di Diapsiquir è buona ma la loro produzione orribile.

Per quanto riguarda Diapsiquir, adoro “Anti” ma il loro ultimo album, se si esclude un pezzo, è una merda senza nome. “Anti” è stato un capolavoro, hanno trovato il nome perfetto per il successore chiamandolo “180 degres”.

 

“La Chaise Dyable” esce nel 2015 ed inizia un vero gioco al massacro dei “critici musicali” autoproclamati, i quali decidono che i Peste Noire sono morti. A caso, sei accusato di essere diventato volgare e di essere ripetitivo musicalmente. Personalmente non è affatto la mia opinione perché io trovo questo album perfetto così com’è, oltre che sensato nel vostro cammino evolutivo. “Le dernier Putsch” è una meraviglia, e l’album contiene in esso una melanconia contagiosa ed i primi germi più esplicitamente rap che troveremo in misura molto maggiore sull’ultimo album. Come vedi questo album?

Sinceramente, me ne fotto. Quel che è fatto è fatto. Potrei forse tornare indietro fra dieci anni. Penso che “Le Dernier putsch” “A la Chaise-Dyable” e “Dans ma nuit” sono delle bombe atomiche, ma il resto avrebbe potuto suoare meglio con una produzione più adatta e degli arrangiamenti diversi. Per quanto riguarda il fatto che i Peste Noire muoiono ad ogni album, è strano morire facendo sempre più visualizzazioni e vendite, ma se questo è morire, bene, continuerò a suicidarmi.

 

2018: Peste Noire / Peste Noire, lo split. Te lo dico francamente: io lo considero come il vostro miglior album ad oggi, stavo aspettando molto impazientemente quello che hai fatto sul lato B del disco, questo perfetto ed incredibile mix di Rap, canzone francese e Black Metal. Ne abbiamo parlato via email all’epoca di “Peste Noire” e questo già ti girava in testa. Da dove deriva il tuo gusto per il rap? Quali artisti apprezzi di questo genere? Ho pensato a Booba, Seth Gueko.. Ci sono andato vicino?

Seth Gueko no, a parte la sua canzone “Demarrer”. Booba, solo per “Ouest Side”. Adoro ancora il suo stile, ma musicalmente dopo “Ouest Side” è troppo disturbante.

In questo periodo ascolto molto il rapper tedesco Gzuz ed i pezzi più aggressivi di 6ix9ine, più un sacc di rap slavo, per la boxe e lo sport è il massimo. Il mio gusto per il rap mi è venuto ad Avignon, la città più pericolosa della franca in quel momento secondo le statistiche, perché questa musica rifletteva il mondo che vivevo quotidianamente. La parte rap dell’album, chiamata “degenerata”, era pronta da tre anni; ho avuto molti problemi per l’uscita dell’album ed il mio principale rimpianto è non averlo fatto uscire prima, perché i pezzi black/trap avrebbero avuto un impatto più rivoluzionario tre anni fa. Inoltre, il fatto che il rap sia una musica totalmente attuale ed utilizzi un campo lessicale nuovo e modi di parlare più insoliti rigenera la poesia francese. Tutto quello che poteva essere fatto di bello con le parole antiche è già stato fatto. Apprezzo la libertà, la maleabilità e la franchezza che il rap porta alla lingua francese. Quanto a quello che affermano che è anti-tradizionale ed anti-europeo, il grafico di Militant Zone mi ha fatto ricordare che le battaglie del rap esistevano già nei concorsi di poesia vichinga, dove bisognava improvvisare un testo oralmente per sbeffeggiare l’avversario, qualcosa che troviamo anche, in un certo modo, fra i trvatori francesi in quelle che chiamavamo “Puys”, città dove si praticavano dei concorsi di poesia orale.

 

Questo ultimo album è una coproduzione fra la tua lbel, La mesnie Herlequine, e la label russo-ucraina Militant Zone. Come sei arrivato a collaborare con loro? Quale visione vi avvicina?

Nel 2006 pensavo di inventare il termine “Hooligan black metal” perché non avevo mai ascoltato i Grand Belial’s Key e non sapevo che l’avevano inventato prima di me. Non amo particolarmente il calcio ma per me gli hooligans est-europei sono i nuovi arditi. L’Ucraina mi sa che è l’unico paese dove il Black Metal entra davvero nell’ambiente hooligan, in parte grazie alla Militant Zone. Dal debutto dei Peste Noire, ho sempre difeso la visione di un Black Metal che deve incarnarsi nel reale, mescolando arte e violenza cme i trovatori mescolavano l’uso delle armi con la pratica della poesia. ALexey dei M8l8th ha al suo attivo alcune “deviazioni” (omicidi), è un poeta ed un militare professionista; in termini di credenziali da strada, credo che si possa difficilmente fare meglio.

Le persone si arrabbiano davanti al clip di “Dernier Putsch” ma i kalashnikov sono veri, e i ragazzi che li hanno in mano sanno usarli, diversamente dai rapper nei loro videoclips.. Anche la grafica di Militant Zone è pazzesca. Quindi non posso soffermarmi su ciò che riguarda la sfera privata, ma la crew M8l8th / Militant Zone mi ha tolto dalla merda diverse volte quando ero lì. Sono persone leali e fidate, e parlo per esperienza.

 

Il miglior album dei Peste Noire?

I demo.

 

I tuoi scrittori preferiti?

Io.

 

Il 26 Gennaio a Colmar, Dunkel dei Sale Freux, gruppo che hai lanciato con la tua label “La mesnie Herlequin”, ha bruciato una t-shirt dei Peste Noire sul palco, lanciandoa al pubblico dicendo “Non siamo dei fascisti!”. La tua reazione?

Comincerò dicendo che quando l’avevo rosterato nel 2013, era un nazionalista francese fatto e finito, ma mi sono accorto presto che era più stupido di una scopa, e avevo preso le distanze da lui verso il 2014, quindi di che cosa vogliamo parlare? Questo figlio di puttana ha recuperato tutti i temi della mia musica. Ho detto “figlio di puttana” ma avrei dovuto dire “figlio del Signore” perché l’ho creato io. Senza i Peste Noire, Sale Freux no esisterebbe neanche. Devo ancora avere da qualche parte le lettere d’amore che mi scriveva nel 2010, alle quali non rispndevo. Allora piuttosto che bruciare una t-shirt, invito chiunue sia in cotatto con quell’ingoia-sborra a proporgli un combattimento filmato.

 

In realtà so in anticipo che questa grassa sacca di vino che ha la prestanza fisica di un pesce fuori dall’acqua rifiuterà; ma il suo rifiuto renderà ancora più ridicolo il fatto che ha bruciato una t-shirt, dato che sa che non può andare oltre. Entrerò così nella pura tradizione di combattimento francese che fa molto rumore ma che in realtà non ha mai luogo (Soral/Raptor, Kaaris/Booba).

 

Una parola ai tuoi detrattori?

Grazie. Se, da un punto di vista fattuale, siamo uno dei gruppi Black Metal che fa più visualizzazioni su youtube, per motivi politici, quasi nessun altro media è autorizzato a parlare di noi (e comunque, grazie per aver avuto questo coraggio). Noi siamo come Voldemort: quello del quale non si deve dire il nome. Ma gli unici che continuano a pubblicizzarci parlando ossessivamente di noi, condividono la copertina dell’ultimo disco ovunque perché loro sono diversi, sono proprio i nostri detrattori; e proprio per questo, io devo loro un grande grazie! Avanti Peste Noire, la gente pagaper avere la pubblicità. Per noi gli antifa si prostituiscono gratuitamente.

 

Ti rifaccio l’offerta che ti avevo fatto nel 2015; se ti interessa amerei lavorare con te su un libro dei Peste Noire e credo che ci sarebbe molto materiale! Che cosa ne dici?

Se vuoi, ne parliamo quando avrò 90 anni. Per il momento, spazio alla musica.

 

Grazie Famine.

Grazie a te.

 

Fonte: https://www.webzinelescribedurock.com/2019/03/interview-avec-famine-de-peste-noire-depuis-kiev.html

Etichetta discografica Black Metal chiude dopo essere stata messa nella lista nera da Paypal (Fonte: Breitbart)

L’etichetta discografica Black Metal “Elegy Records” sta chiudendo dopo che è stata presumibilmente inserita nella lista nera da Paypal e dai processori delle carte di credito.

Secondo “Death Metal Underground”, che era stato precedentemente bersagliato dagli Antifa, Elegy Records è stata “una delle prime etichette non supportata da Paypal” nel 2017, in seguito a lamentele da parte di attivisti.
“Paypal ha abbandonato la Moribund, la No Colours ed altre fondamentali etichette discografiche Black Metal a partire dagli anni ’90, probabilmente a causa delle lamentele organizzate delle stesse persone. Resta da vedere se queste etichette avranno lo stesso destino dell’Elegy”, riporta Death Metal Underground. “Attiva dal 1996, la Elegy Records è stata responsabile di uscite chiave.. La Elegy sosteneva qualunque contenuto estremo possibile, senza guardare in faccia a limitazioni morali o politiche. Fedele a sé stessa dall’inizio alla fine, la Elegy resisteva alle tendenze da negozio dell’usato delle release in Vinile e Cassette, continuando a produrre esclusivamente nel formato fisico più sensato, il CD”.

Il proprietario della Elegy Record si è sfogato in un comunicato a Death Metal Underground in questo modo: “Non c’è stata una motivazione da parte di Paypal, a parte un’email che affermava che non potevo più usare i suoi servizi. Ho cercato di contattarli, telefonicamente e via email, ma inutilmente. L’unica risposta che ho ricevuto è stata che avevo violato i loro termini di servizio, ma niente di più dettagliato; se conosci i termini di servizio essi spiegano qualunque cosa”.

L’Etichetta, che era in giro da oltre due decenni, è quindi stata cancellata dal suo processore primario di carte di credito, e questo è stato l’inizio della fine.

“Quando ho parlato con un rappresentante, mi hanno informato che non volevano lavorare con me perché promuovevo odio”, afferma il proprietario. “Questo è stato un colpo mortale, a questo punto non avevo alcun modo di accettare forme di pagamento diverse dal denaro contante o dal vaglia, ma non c’è modo di sopravvivere a questo modello di business”.

Nel 2006, il Southern Poverty Law Center (SPLC), di estrema sinistra, ha inserito la Elegy Records nella lista di distributori di “musica dell’odio”, descrivendo l’etichetta come “una delle maggiori distributrici di black metal razzista”.

La piattaforma musicale streaming Spotify, che ha un accordo con il SPLC, ha anch’essa represso la “musica dell’odio” nel 2017, censurando il popolare rapper XXXTentacion ed il cantante R. Kelly, prima di tornare sui suoi passi nel 2018.

Fonte: https://www.breitbart.com/tech/2019/01/02/heavy-metal-music-label-closes-down-following-paypal-credit-card-processor-blacklisting/

 

OSCURITA’ NORDICA (Nordic Darkness, Resistance Magazine 1995, trad. ita 2018)

In allegato al link sottostante, ed in seguito in formato di testo, la traduzione dell’articolo “Nordic Darkness”, di Stephen O’Malley, apparso su un numero del 1995 del Resistance Magazine. Buona lettura agli interessati

Nordic Darkness – Resistance Magazine 1995 – trad. ita 2018

<<La stragrande maggioranza dei miei amici sono Nazionalsocialisti, Skinhead o qualcosa di simile. Quindi mi sento legato in modo naturale al “Nazismo”, perché esso si basa sui nostri valori archetipi.


Essi sono così pieni di menzogne che mi stufano. È un peccato che l’olocausto sia una menzogna, sarei stato molto contento se fossero morti 6 milioni dei loro orrendi individui scimmieschi e volgari dal naso di elefante. È un vero peccato che sia una menzogna. Brucia quello che disprezzi, la guerra è vita. Devasta il mondo Giudaico>>. Varg Vikernes, Burzum.

Dovreste aver sentito parlare del Black Metal in Norvegia.. forse in riferimento alla cosiddetta “Black Metal Mafia”, o qualcosa di simile in altri termini, ed in riferimento ai roghi delle chiese, all’Orgoglio Nordico ed all’occulto. Con molte bands Black Metal che oggi vengono distribuite in migliaia di negozi di dischi in tutto il mondo, e con le vendite e l’attenzione dei media che crescono costantemente, noi di RESISTANCE MAGAZINE riteniamo appropriato introdurvi, senza alcuna censura, a questo fenomeno musicale in crescita.

L’editorialista del DESCENT MAGAZINE Stephen O’Malley ci guida negli abissi di questo genere misterioso ed unico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Black Metal, per definizione, è metal basato su ciò che è satanico o occulto. Anche se questo non è completamente vero attualmente, all’inizio, quando il termine fu coniato dai Venom, lo era. Bathory, Possessed, Slayer, Sodom e molte altre bands hanno creato quello che oggi si è evoluto in una forma di arte molto più seria. Mentre all’inizio le bands giocavano con l’immaginario, la filosofia e l’ideologia satanici, oggi le bands vivono tutto ciò.. Non lo vedono più come un gioco, anzi, il tutto è diventato una forma di espressione unica per individui dalla stessa mentalità. In ogni caso, oggi, credo che il termine black metal non comprenda solo ciò che è satanico. Infatti vediamo trattare questi argomenti nelle ideologie degli artisti e degli ascoltatori:

1) L’anti-cristianesimo… questa è la prima e la principale. La caduta della fede cristiana (ed allo stesso tempo della società) è il fondamento della musica black metal, e lo deve essere sempre.

2) Il valore della conoscenza dell’occulto è un elemento molto importante in questa musica estrema. Comunque, essa è andata oltre l’originale definizione di black metal, fino ad includere tematiche come il paganesimo culturale tradizionale, svariati “punti di vista occulti” ed un “codice del guerriero” (evidente dall’uso del war paint, fra le altre cose).. e tutto ciò convive insieme ad argomenti satanici (nelle sue svariate interpretazioni).

3) La caduta della società moderna.. il sogno di ricreare l’onore e le tradizioni create dai nostri antenati anche tramite l’estinzione dell’intero genere umano, salvando tuttavia gli elementi superiori selezionati. Questo aspetto può essere sia basato sulla razza che no, dipende dalla visione dell’individuo. Per quanto riguarda la scena Black Metal dei giorni nostri, il movimento Norvegese è quello che ha la maggiore influenza e lì ci sono i leaders del movimento oggi. Cercherò di presentarvi gli elementi più rilevanti che fanno parte di questa comunità.

I Mayhem, inizialmente conosciuto con il classico demo del 1986 “Pure Fucking Armageddon”, mettono in luce il loro brillante nichilismo che influenzerà molti esponenti negli anni seguenti. L’anno seguente l’album “Deathcrush” fu rilasciato dalla Posercorpse Records. Con questo la band iniziò a farsi conoscere nell’underground mondiale dell’epoca, attraendo all’interno gli individui più estremi. Nel 1988 ci fu un fatto che avrebbe cambiato per sempre la faccia dei Mayhem e del black metal; il chitarrista Euronymous ed il batterista Hellhammer reclutarono il cantante Dead dalla band Svedese di culto Morbid. Dead era un uomo che viveva secondo lo stile di vita black metal, un uomo nichilista che desiderava vedere il mondo oltre il nostro.. Questa entrata fu una mossa ispiratrice sia per i Mayhem che per Euronymous.. Per intendersi, l’ultima chiave era stata trovata. Era stato pianificato l’album di debutto per i Mayhem, intitolato “De Mysteriis Dom Sathanas”; le canzoni erano state composte.

I testi di Dead diedero il via alle tematiche dell’interesse per le più oscure atmosfere della natura e della cultura Scandinava, ovvero quello che sarebbe diventato prevalente negli anni seguenti. Ci fu un tour fra Germania, Turchia ed Europa dell’Est alla fine del 1990 e ne era stato programmato un altro, ma che purtroppo non ci fu mai, con i fratelli adoratori del sangue, i Tormentor dall’Ungheria. Nel Marzo del 1991 Dead abbandonò la sua vita mortale, facendosi saltare il cranio con un colpo di pistola.. Aveva deciso che il suo tempo su questo pianeta era finito e che il suo desiderio di vedere cosa c’era dall’altra parte aveva avuto la meglio. Fu a questo punto che il principale aspetto del Black Metal Norvegese progredì in una direzione molto più seria. Euronymous, Count Crishnackh di Burzum e Fenris dei Darkthrone iniziarono a trasformare la scena black metal in un’effettiva organizzazione informale. Da qui nacque il black circle. Altri artisti entrarono in questo circuito, inclusi molti di quelli che citerò in questo articolo; inoltre si formò in Svezia un gruppo simile. Questa fratellanza cercava di disinfettare la scena Norvegese permettendo solo agli individui che seguivano sinceramente il percorso della mano sinistra di dichiararsi Black Metal. Questo portò anche a tecniche terroriste che portarono principalmente alla riduzione in cenere di alcune chiese cristiane Norvegesi, la prima il 6 Giugno 1992 ed in seguito altre 20. Questo creò agitazione nella cultura conservatrice Norvegese, con la polizia che ci mise alcuni mesi a scoprire i collegamenti fra i due elementi. In questo periodo era esistita la pura essenza dell’unità e la forza che da tempo era latente nelle ombre Norvegesi. Sfortunatamente, tutto ciò finì quando le lotte interne posero fine alla vita di Euronymous a causa del suo omicidio ad opera di Count Grishnackh il 19 Agosto 1993.

Questo portò ad un punto centrale per quanto riguarda le ideologie accettate; infatti erano fioriti degli aspetti di paganesimo norvegese, soprattutto grazie all’interesse in questo campo di Count Grishnackh (Varg Vikernes). Anche se Vikernes aveva speso un po’ di tempo in prigione all’inizio del 1993 (per i roghi delle chiese), la sua influenza dopo l’omicidio diventò immensa, dal momento che per un periodo era diventato il singolo individuo più noto e con maggiore influenza nella comunità black metal mondiale.

Il suo arresto solo poche settimane dopo la morte di Euronymous aveva attratto l’attenzione internazionale dei media mainstream ed underground, e seguì immediatamente un giro di vite nell’intero black circle. Alcuni individui chiave furono conseguentemente arrestati per vari roghi di chiese, effrazioni, dissacrazione delle tombe e persino omicidio (il batterista degli Emperor, Faust, aveva ammazzato un gay un anno prima). Il giro di vite causò il crollo delle psiche individuali e dell’unità di gruppo a causa degli interrogatori della polizia; i vari individui testimoniavano l’uno contro l’altro, ci furono confessioni.. anche se questo puzzava di tradimento, bisogna imparare bene questa lezione.

Dopo i primi due lavori di Burzum (l’omonimo esordio e l’EP “Aske”, entrambi rilasciati dalla Deathlike Silence Productions.. un’etichetta che era di proprietà e gestita da Euronymous), l’album “Det Som Engang Var” fu il primo a trattare di tematiche riguardanti l’orgoglio Norvegese e la filosofia Asatru, sia per quanto concerne l’ideologia di Vikernes sia attraverso la musica. Nel 1994 un’etichetta Inglese, la Misanthropy, aveva raggiunto un accordo con Vikernes per stampare il quarto album di Burzum “Hvis Lysett Tar Oss”, e ri-stampare i primi tre dischi, diventati ormai introvabili. In questo periodo Vikernes iniziò a pubblicare, con l’aiuto della Francese Blood Axis (ora Nordland Forlag), il suo periodico “Filosofem”, nel quale esponeva una filosofia basata sul paganesimo germanico/scandinavo, con tutte le conseguenze della trattazione di queste tematiche (ho bisogno di dire di più?). I suoi scritti principali culminarono con il recentemente completato Vargsmal, un libro del quale solo alcune parti erano state esposte in Filosofem; esso doveva essere pubblicato da un gruppo Norvegese esterno. Ancora una volta vi furono controversie su questa opera dovute ai suoi aspetti politici e razziali esposti nel libro.

Questo causò molto nuovi problemi a Vikernes, che aveva fatto uscire il manoscritto clandestinamente dalla prigione di Bergen nella quale stava scontando 21 anni; in pratica i suoi contatti col mondo esterno furono quasi completamente cancellati dai funzionari della prigione, persino un permesso per fare uscire Filosofem. Vikernes ha cambiato idea diverse volte negli anni, ma ha sempre avuto l’intenzione di dare il massimo in quello che fa. La quinta release di Burzum, Filosofem, è prevista in uscita più tardi quest’anno, ed altri due lavori sono in corso.

I lavori musicali di Fenris meritano un’attenzione speciale dal momento che in certi casi sono probabilmente ciò di più autentico per quanto concerne la relazione fra il black metal e la musica norvegese tradizionale. Inoltre, Fenris ha evitato qualunque problema con le autorità norvegesi, il che è lodevole. I Darkthrone sono il suo principale progetto, in collaborazione con il chitarrista Zephyrous ed il cantante Nocturno Culto (Fenris suona sia il basso che la batteria in studio). Il trio ha creato quattro album per la label Inglese Peaceville, ognuno dei quali va sempre più nella direzione del regno satanico nella mente di Fenris. Il culmine è la lastra d’odio che rappresenta “Transylvanian Hunger”, con tanto di dichiarazione “Norsk Arisk Black Metal” nel retrocopertina. Non c’è bisogno di dire che questo ha creato alcuni problemi.. per porre fine ad essi Fenris dichiarò che il significato dell’uso di queste parole (e del commento che ha fatto per quanto riguarda le critiche a questo album… “chiunque critichi quest’album è ovviamente di natura giudaica”) nel booklet aveva lo scopo di zittire i media; lo ha fatto bene, anche se l’uso delle parole da parte di Fenris non ha avuto alcuna spiegazione reale. In seguito i Darkthrone lasciarono la Peaceville per la Moonfog, un’etichetta norvegese dedicata per natura a questa causa, e Panzerfaust è uscito quest’anno per essa.. Dal punto di vista dei testi, Panzerfaust ha rotto ogni barriera e limitazione che la band poteva essersi autoimposta. Si può anche notare che metà dei testi di Transilvanian Hunger ed una parte di Panzerfaust furono scritti da Vikernes con il suo stile peculiare.

.. Se i Darkthrone rappresentano il lato misantropico di Fenris, allora Isengard rappresentano il lato Volkisch. Il progetto solista di Fenris mescola quello che egli chiama “musica satanica folk del Nord”, con un cantato particolare e tematiche appropriate.

Questa è l’espressione personale Nordica di Fenris che ha finito per ispirare sempre di più la comunità black metal a riavvicinarsi alla propria eredità. Il primo album, Vinterskugge, è uscito per la Peaceville, mentre il secondo, Hostmorke, per la Moonfog. Un lavoro brillante.

Questo mi porta al suo progetto più appropriato per questo magazine: Storm, una collaborazione fra Fenris, Satyr dei Satyricon e Kari Rueslatten (ex Third and the mortal). Storm è un’interpretazione moderna di canzoni folk norvegesi tradizionali, suonate con strumenti elettrici, ottime batterie guerreggianti ed un’affascinante trio in qualche modo “lirico”. Nordavind è uscito per la Moonfog quest’anno.. è un procetto eccezionale che credo meriti una menzione speciale, per quelli che comprendono il suo significato, è innegabile.

L’uomo dietro alla Moonfog Records ed anche ai Satyricon, Satyr, ha dimostrato di dedicarsi molto ai suoi fratelli attraverso i suoi progetti. Quando il vecchio regno si disintegrò, era nata una nuova alleanza fra le bands citate qui ed altre più giovani, come Gehenna, Mysticum, Ved Buens Ende e molte altre. Anche se questa lista non include tutti, dà l’idea dell’unione che esiste a questo punto.. Credo che ci sia molta più maturità e capacità di esprimersi di prima.

I Satyricon descrivono la loro musica come “black metal medievale Norvegese”, ed il termine è appropriato per la loro musica violenta ma tuttavia incantante. L’inclusione di flauti, tastiere e chitarre acustiche è un’ulteriore aggiunta alla proposta di questo artista di qualità.. l’album Dark Medieval Times del 1994, la prima uscita della Moonfog, tratta la tematica della peste nera ed è ambientato nella Norvegia del 1349. “The Shadowthrone”, uscito più tardi quest’anno, ha dimostrato le eccellenti abilità del batterista Frost, e la musica di Satyr rende questa release norvegese molto potente.

Gli Emperor sono anch’essi una delle bands più importanti nate dalla Norvegia. Nonostante l’appariscente elemento pro-Norvegese non sia il tema principale, esso è ancora presente nelle basi delle più importanti ideologie spirituali ed occulte del gruppo.

Gli Emperor sono stati anche una parte seminale della scena originale, e perciò sono importanti allo stesso modo in questa “nuova scena”… il chitarrista Samoth sta scontando attualmente oltre un anno per roghi alle chiese, ed il batterista Faust, come detto in precedenza, sta scontando i suoi 14 anni di condanna per le sue note azioni. Dato che ha già rilasciato un omonimo split album con gli Enslaved e che il loro album d’esordio, In The Nightside Eclipse, è uscito per l’inglese Candlelight Records e per l’americana Century Media, gli Emperor sono già diventati una delle migliori band metal a livello internazionale. Dopo il rilascio di Samoth, cantante e chitarrista è in programma la registrazione del secondo album. Ihsahn sta attualmente lavorando con un nuovo bassista e un nuovo batterista, mentre Samoth lavora da dietro le mura. Samoth gestisce anche la sua etichetta discografica, Nocturnal Art Production, che ha rilasciato un 7’’ fra EMperor e Ildjarn (skinhead black metal norvegese, crudo e brutale) ed anche un CD con Arcturus, una band che cattura sensazioni scandinave bellissime ed uniche.. sia epiche che gotiche. Gli Emperor sono davvero dei re fra i contadini. Hail!

Gli Enslaved sono anch’essi una fra le bands seminali delle terre del nord che meritano tutto il rispetto possibile per i loro sforzi all’interno dei percorsi spirituali del nord. Dall’inizio, con il loro primo demo, Yggdrasil”, fino al loro split LP “Hordansland”, gli antichi aspetti di paganesimo nordico erano forti.. trattavano le vecchie saghe, lodavano gli Asi ed i loro antenati. Comunque fu il loro album d’esordio sulla Deathlike Silence Production (postuma ad Euronymous in questa fase) che ha dimostrato di essere il più brillante. Vikingir Veldi ha presentato gli Enslaved nella loro forma migliore, unendo testi dalle Edda nelle antiche lingue norvegesi ed islandesi in modo brillante. La musica degli Enslaved fa pensare ad un viaggio in una tomba artica.. un suono unico ed agghiacciante. La Osmose production, francese, li ha ingaggiati per il loro secondo album, Frost, nel quale ci viene mostrato un lato più violento della band.. Potreste aver visto questa band maestosa nel loro recente tour negli USA quest’estate. Sempre su Osmose, gli Immortal hanno dimostrato di essere diventati uno dei gruppi più influenti nell’underground black metal mondiale.

 

Lungo il periodo dell’uscita imminente di un 7’’ e di tre albums (Diabolical Fullmoon Mysticism, Pure Holocaust e Battles in the North) hanno affinato il loro sound in un attacco sul filo del rasoio contro il debole.. La loro grande velocità ed aggressività è decisamente brillante.. davvero una delle bands più estreme in Norvegia.. ed una delle più famose.

L’ultima persona che desidero menzionare è Andrea Meyer-Haugen e la sua Horde of Hagalaz. Esso è un gruppo filosofico, non una band. Lei si descrive al meglio come “la voce delle streghe, degli stregoni e dei guerrieri del nord”, i cui obiettivi generali sono l’espressione dei “Miti e della Magia delle gelide terre pagane del nord e la comprensione del lato oscuro della natura umana”. Ha pubblicato un booklet nel quale tratta una parte di questi argomenti e delle sue ideologie; un secondo booklet sarà disponibile in seguito quest’anno.

Attraverso questo articolo ho trattato solamente la superficie di questa incredibile scena (omettendo il coinvolgimento del resto del mondo, anche se la Norvegia è soltanto una parte del tutto); è chiaro che non si tratta proprio di un movimento politico bensì di una rivoluzione filosofica. Riportare le Maestose terre del Nord all’onore ed alle tradizioni che un tempo avevano. Andate avanti ad immergervi da soli in questa arte oscura…

Is Black Metal a White Noise? (trad. Ita, fonte: Resistance Magazine, Gen. 2000)

In allegato al PDF sottostante ed in seguito in formato di testo la traduzione dell’articolo “Is Black Metal a White Noise”, dalla rivista “Resistance Magazine”, del Gennaio 2000, tradotto in italiano nel Settembre 2018.. Meglio tardi che mai.. Buona lettura agli interessati.

Is Black Metal a White Noise? trad ITA

IL BLACK METAL E’ UN RUMORE BIANCO?
Una breve storia del movimento

Il Black Metal è Rumore Bianco? Molti nel movimento White Power tendono a rispondere negativamente a questa domanda. La loro attitudine verso il Black Metal è riassunta da una dichiarazione dal sito internet “Rocking the Reds”; viene affermato che molte bands Death e Black Metal non possono essere considerate bands White Power, perché “chi prenderebbe sul serio questi ricchioni con capelli lunghi e make-up?”. Non c’è affatto da sorprendersi, dato lo spettacolo ridicolo che viene dato da auto-proclamate bands Black Metal come i Britannici Cradle Of Filth, una delle bands Metal più famose ad oggi. È difficile trovare qualcosa di “bianco” in loro, a parte il make up. Comunque le persone, specialmente gli attivisti White Power, dovrebbero avere imparato a non credere alla prima cosa che vedono: il Black Metal dei nostri giorni è sempre stato un ambiente neonazi. Nel 1992-1993, i mass media Inglesi e Tedeschi superarono sé stessi con i titoli sul terrorismo e la malvagità che emergevano dai ranghi del Black Metal. Per esempio, il cantante del gruppo Inglese Paradise Lost, Nick Holmes, una volta disse a riguardo della Nuova Ondata di Black Metal le seguenti parole: “E’ abbastanza spaventoso; è come i fottuti nazi nella Germania dell’Est… è la stessa tipologia di gioco di potere”. Egli si riferiva all’ondata di roghi che aveva colpito le chiese Scandinave nel 1992-1993. Nonostante le origini del Black Metal non lo siano, il genere è diventato velocemente più estremo di quanto lo Skinrock poteva mai essere.

La Nascita del Black Metal.

Tutto cominciò con il secondo album dei Britannici Venom, intitolato Black Metal, edito nel 1982. I Venom facevano parte della New Wave of British Heavy Metal e componevano una tipologia di Metal semplice ed accattivante. Il loro marchio di fabbrica erano testi stereotipati “Satanici”. Ovviamente erano influenzati dai famosi films dei British Hammer Studios, quindi la loro estetica era buffa, come si vedeva dall’estetica occulta dei loro concerti live. La loro “Filosofia Satanica” era puro intrattenimento, anche se dicevano di essere influenzati dalla Bibbia Satanica. Ma anche i Venom fecero l’incontro con gli Svedesi Bathory, che entrarono in scena solo tre anni dopo l’album “Black Metal”. I Bathory portarono all’estremo la frontiera musicale del Black Metal, unendo batterie iperveloci con chitarre completamente distorte e voce infernale.

Questa era la miniera più oscura che si potesse esplorare nella scena Heavy Metal dei primi anni ’80. I Bathory, che non suonarono mai live, soddisfavano anche i fans con ogni possibile clichè sul “Satanic Black Metal”. Giravano persino voci secondo le quali Quorthon, il leader dei Bathory, vivesse in una caverna e sacrificasse bambini ed animali alla superiore gloria di Satana… In seguito, i Bathory rilasciarono quattro dei migliori album del genere Viking Metal.

Dalle Ceneri.

Inaspettatamente quanto il rapido declino del Black Metal, ci fu la nascita della band Death Metal Norvegese Darkthrone. Mentre il loro primo album era un Death Metal classico e non straordinario, la band cambiò drasticamente sia il suo sound che la sua immagine nel suo secondo album, A Blaze in the Northen Sky, del 1991, che aveva un sound aggressivo e glaciale che influenzò fortemente le bands Black Metal seguenti: un lavoro di batteria pieno di rabbia, chitarre come motoseghe ed un cantato in screaming riguardo i paesaggi Nordici, fedi anti-Cristiane e brama di guerra. Seguendo la tradizione delle precedenti bands Black Metal, i tre musicisti usavano degli pseudonimi occulti, Fenriz, Nocturno Culto and Zephyrous, ed avevano un’estetica inusuale di vestiti di pelle con simboli occulti, cinture di proiettili ed in particolare, il “war paint”. Il cantante e chitarrista dei Mayhem Oystein Arseth, detto Euronymous, fornì ai Darkthrone le influenze per creare la loro estetica torva e sinistra. Oystein, una mente contorta con una passione speciale per l’adorazione del diavolo medievale, gli snuff movies e lo Stalinismo, merita veramente di essere chiamato il Padrino della New Wave of Black Metal, perché preparò tutto per un revival di questa branca dell’Heavy Metal quasi dimenticata negli anni prima del 1992. Il cantante dei Mayhem, Per “Dead” Ohlin, si suicidò nella primavera del 1991. Arseth fotografò il cadavere ed il sangue, ricavando anche collane da alcuni pezzi delle ossa di Ohlin che erano saltate in aria a causa del colpo di pistola alla sua testa. Questo episodio bizzarro non è in alcun modo strano per i musicisti Black Metal dell’epoca. Ripugnando il sentimento comune sulla vita e sulla morte, essi vedevano di buon occhio il Darwinismo Sociale e la “sopravvivenza del più forte”.

Mentre i Darkthrone diventavano i portabandiera del rinato Black Metal, l’attenzione della scena Metal si spostava velocemente ad altre bands Black Metal Norvegesi, come Burzum, Mayhem e Immortal. Quello che i giornalisti scoprirono intervistando i membri delle bands come Fenriz, Euronymous, Count Grishnackh, Faust e Demonaz diventò il loro peggior incubo. Questi musicisti avevano sviluppato un cocktail esplosivo di musica frenetica, fedi irrazionali e terrorismo anti-Cristiano. Parlavano di guerra contro il Cristianesimo e rappresaglie contro gli oppressori Giudeo-Cristiani a causa della cristianizzazione forzata dei popoli pagani del Nord. Glorificavano la violenza come un mezzo per prendersi la rivincita, deridevano la moralità cristiana e si vantavano della loro volontà di azione. Ad esempio Bard “Faust” Eithun, ex batterista degli Emperor (Norvegia), che attualmente (ndt, era il 2000) sta scontando una condanna a 14 anni di reclusione per aver accoltellato a morte un gay, una volta disse: “le vecchie bands semplicemente cantavano di fare questo, le bands di oggi lo fanno!”. Varg Vikernes, l’unico membro di Burzum, aggiunse: “sono un vichingo, e noi dovremmo lottare. Fate la guerra, non l’amore, giusto? Una piccola parte dello spirito vichingo sopravvive, e io sono parte di ciò. Odio la pace e l’amore. Della fottuta gente stupida va in giro ad amare gli altri. Noi dovremmo fare la guerra”. Questa non era più musica. Era una chiamata alle armi.

Onda di Fuoco

Infatti la prima chiesa bruciata da un’attivista anti-cristiano fu la Fantoft-Stavkirke, vicino alla città norvegese di Bergen. Questa chiesa di legno, che esisteva fin dal periodo della cristianizzazione della Norvegia, andò in fiamme il 6 Giugno del 1992. In seguito, un paio di chiese e cappelle furono bruciate in Norvegia e Svezia. Questo causò la morte di almeno un pompiere. La polizia sospettò subito del coinvolgimento in queste azioni di persone della scena Black Metal, ma ci volle un anno per arrivare alle prove per le accuse finali. La somma delle chiese bruciate e distrutte in Scandinavia dal 1992 al 1999 è arrivato quasi a 100, ma il fuoco arrivò anche oltre il Mar Baltico ed il Mare del Nord; le fiamme arrivarono a molti edifici cristiani in Europa e, pare, anche in Russia.

Queste azioni ovviamente non hanno niente a che fare con la musica, ma divennero comunque il marchio di fabbrica del vento violento del Black Metal. Per quale ragione giovani persone non affatto colpite dal cristianesimo si fermavano alla chiesa successiva per darle fuoco?

Il più noto bruciatore di chiese, anche se nega di averlo fatto, è Varg Vikernes dalla Norvegia. Non esita ad esprimere il suo supporto per questi atti di terrorismo e spiega le ragioni di questo pensiero: “E riguardo i miei motivi per supportare il rogo delle chiese.. l’età vichinga cominciò il 6 Giugno del 793, quando i vichinghi di Hordalands, in Norvegia, attaccarono un monastero in Inghilterra. Questo atto era una risposta alla conquista del re francese Carlo Magno e alla cristianizzazione dei sassoni nel 792, quando egli distrusse l’Irminsul (un albero sacro, dedicato a Donar; Irminaz è un nome di Donar, e Sul significa pilastro). Quando era successo questo, la Scandinavia era shockata, ed avevamo capito che saremmo stati i prossimi della lista se non avessimo colpito subito. L’attacco all’Inghilterra è il primo attacco che si ricorda, ma di sicuro non è stato il primo; infatti quasi l’80% degli attacchi erano diretti contro la Francia. Comunque, il 6 Giugno 793 è la data storica che simbolizza questa lotta disperata, e questo dovrebbe spiegare perché la Fantoft Stavechurch di Hordaland è stata bruciata il 6 Giugno 1992. Era l’introduzione della seconda era vichinga, il momento in cui ci riprendiamo ciò che è nostro. Questi roghi segnarono un cambiamento nella storia. D’ora in poi, le religioni Ebraiche saranno sistematicamente buttate fuori dall’Europa. Non possiamo più tollerare templi Giudeo-Cristiani sulla nostra terra. Mostrando la nostra volontà di resistere, accendiamo lo spirito della resistenza nel popolo.”

In realtà, molti degli autori dei roghi non avevano questo nobile ideale di rivalsa storica. Lo facevano solo per ragioni triviali, come shockare la società, esprimere odio contro il Cristianesimo o impressionare gli idoli della scena Black Metal. Uno di questi individui condannati per rogo è Thomas Haugen, membro fondatore della band Norvegese Emperor, che diventa molto goffo quando gli viene chiesto qualcosa sull’etichetta di “terrorista Black Metal”. Egli precisa che questa azione era stata commessa sotto l’influenza di Vikernes e della mentalità del primo Black Metal.

Comunque, anche quelli che desiderano prendere le distanze dai loro “reati” del passato sono stati strumentali all’obiettivo di tenere il Black Metal lontano dalla scena Heavy Metal ordinaria che, anche se ribelle, è ancora tollerata nella società mainstream.

Essa non è arrivata al Ragnarok previsto dagli attivisti Black Metal, e il loro destino fu simile a quello di altri movimenti estremi: lotte intestine e pressioni esterne li divisero in molti gruppi rivali incapaci di unirsi per il bene superiore di una missione comune.

IL PRINCIPE DELLA MORTE.

Oystein Arseth supportava la rinascita Black Metal con la sua etichetta discografica, la Deathlike Silence Productions, ed un negozio di dischi ad Oslo, chiamato Helvete. Sia l’etichetta che il negozio erano la spina dorsale della prima scena Black Metal Norvegese, un luogo di incontro per gli individui con la mentalità della “guerra contro il cristianesimo”. Arseth sicuramente sapeva che la sua posizione era importante nella giovane e selvaggia scena Black Metal, anche se diventava sempre meno adatto ad essere un modello per il Black Metal letale e disprezzante della vita che sosteneva a parole. Varg Vikernes, di alcuni anni più giovane del circa 25enne Arseth, inizialmente credeva alle dottrine di Arseth. Secondo Arseth “il Satanismo deriva dal Cristianesimo religioso, e lì dovrebbe stare. Sono una persona religiosa, e io combatto quelli che usano il Suo nome a sproposito. Le persone non dovrebbero credere in sé stesse ed essere individualiste. Esse dovrebbero obbedire, essere schiave della religione”. Oystein diventò amico di Varg, che alla fine rilasciò la sua musica di Burzum tramite la Deathlike Silence Production. Tuttavia Varg si accorse rapidamente della vera natura del suo nuovo amico. Oystein era un miserabile uomo d’affari e sprecava il suo denaro per l’etichetta discografica ed il negozio invece di procurarsi i fondi per attività terroriste come un tempo aveva promesso. Inoltre, non era esattamente il guerriero che pretendeva di essere. Guardava i porno invece che fare la guerra. Mentre Varg impressionava i suoi camerati con le azioni e non con le parole, Oystein si rivelò avere semplicemente una grande bocca; non riusciva a rispettare gli standard che egli stesso promuoveva.

Come i membri dei Venom prima di lui, Oystein era interessato a diventare una rockstar compensando la sua mancanza di successo musicale con un immaginario shockante. Alla fine, gli amici divennero nemici. È difficile ricostruire gli sviluppi che ci furono dopo che Varg uscì di prigione dopo 3 mesi con l’accusa di essere coinvolto nei roghi di Marzo 1993.

Se Oysten volesse davvero uccidere Varg per primo, causando un suo atto di autodifesa, è una materia alla quale credere o no. Comunque, Oystein Arseth fu ucciso da Varg Vikernes il 10 Agosto 1993. La polizia fece partire immediatamente le indagini all’interno della scena Norvegese e Svedese, e ci misero solo una settimana ad accusare Vikernes di omicidio di primo grado, oltre ad altre quattro accuse di roghi e altri reati minori. Nell’Aprile 1994, fu condannato a 21 anni, la pena massima in Norvegia. Vikernes divenne il Charles Manson Norvegese, il nemico pubblico numero uno. La stampa progressista pubblicò un titolo scandalistico dopo l’altro, diffondendo sempre più dettagli particolari sulla scena Black Metal Norvegese. Quella che era iniziata come una violenta ribellione giovani e, spinta dallo spirito degli antichi racconti e delle antiche saghe, veniva ritratta come un manipolo di adoratori del diavolo, maniaci assetati di sangue. La morte di Arseth ebbe un impatto tremendo sul Black Metal; portò alla perdita di quasi tutte quelle che un tempo erano le sue figure chiave. Comunque, la forza che era rimasta nell’ombra e aveva dichiarato guerra al Metal mainstream per quasi due anni, ora si trovava improvvisamente sotto i riflettori. Queste circostanze portarono il Black Metal ad una crescente popolarità ed attirarono l’interesse delle grandi aziende discografiche in queste bands lunatiche del Nord. Senza le falangi fanatiche delle prime bands Black Metal, che rifiutavano di condividere il destino mainstream del Death Metal, la commercializzazione del Black Metal iniziò definitivamente. Bands come Emperor e Satyricon, norvegesi, ritrattarono il loro precedente radicalismo; nacquero nuove bands come Cradle of Filth e Dimmu Borgir, che usavano l’estetica Black Metal rigettando però la violenza Black Metal. Varg Vikernes non uccise semplicemente l’uomo che era il maggiore responsabile del revival del Black Metal, ma finì per tarpare le ali alla scena. Con la scena frammentata, iniziò una lotta interna fra gruppi come F.O.E. (Friends of Euronymous) e F.O.G. (Friend of Grisnackh).

Le attività terroristiche sembrarono aver lasciato definitivamente la Scandinavia, ed era nato una nuova moda, una moda i cui seguaci usavano l’estetica Black Metal ed ascoltavano la musica, ma al tempo stesso erano ansiosi di farsi accettare dalla società e prendere parte al business musicale mainstream. Questo sviluppo, che iniziò nel 1994 e dura fino ai giorni nostri, finì per dividere ancora una volta la scena, fra mainstream ed underground.

Il Ritorno di Wotan

È noto che il Black Metal era nato come musica “satanica”. Dato che molte bands iniziarono quando erano teenagers, il loro “Satanismo” era più una ribellione contro i genitori e la società che altro. Erano interessati solo al valore shockante di questa estetica, anche se i Bathory dimostrarono che il progresso intellettuale può accompagnare l’evoluzione musicale. Mentre i primi tre albums erano meramente degli sfoghi satanici, con Blood Fire Death questa band iniziò un viaggio in sonorità epiche di Metal Wagneriano e mitologia Vichinga. La differenza fra le loro prime tre uscite ed il seguito sembra molto vasta. Ora chiunque comprende che la musica dei Bathory è legata agli stessi elementi archetipi. Come il Paganesimo fu corrotto e trasformato nella mitologia cristiana del Satanismo lungo i secoli, il Satanismo è stato gradualmente ri-trasformato in puro Paganesimo nella scena Black Metal. Oltre ai Bathory, Burzum ha avuto un grande impatto nella rinascita pagana che oggi ha quasi sostituito il Satanismo della vecchia scuola. Varg Vikernes non ha mai incluso il Satanismo nella sua musica né nella sua estetica, anche se era solito parlare di “male per il fine del male” nelle sue primissime interviste. Invece del Satanismo, utilizzava i romanzi di Tolkien come metafora del suo Odinismo. Ci si potrebbe chiedere perché Burzum non ha promosso il Paganesimo fin dall’inizio. Una ragione potrebbe essere l’influenza di Oystein Arseth ed i suoi dogmi satanici sulla New Wave of Black Metal. Vikernes iniziò a professarsi Odinista dopo che fu imprigionato per l’omicidio di Arseth. Da quel tempo, Burzum è esistito “esclusivamente per Odino, il nemico con un occhio solo del Dio Cristiano”. In Europa Varg diventò il portavoce più influente della rinascita pagana Pangermanista dal 1945. Gli album di Burzum successivi, specialmente Filosofem, Daudi Baldrs e “Hlidskjalf” si dimostrarono dei capolavori di arte Nordica.

Dal 1994, il Paganesimo ha continuato la sua marcia trionfale all’interno del genere Black Metal. Nazionalismo, Ariosofia, Misticismo del Sangue e Filosofia Volkisch hanno anche cambiato le visioni del mondo dei musicisti Black Metal.

Il Viking Metal ed il Pagan Metal sono diventati nuovi sottogeneri, con bands come gli Enslaved (Norvegia), Einherjer (Norvegia), Helheim (Norvegia), Thyrfing (Svezia), Vintersorg (Svezia), Absurd (Germania), Graveland (Polonia), Thor’s Hammer (Polonia), Gontyna Kry (Polonia), Nokturnal Mortum (Ucraina) e molti altri. Specialmente i Graveland sono diventati l’avanguardia del Paganesimo aggressivo e militante. Un personaggio noto ai lettori di Resistance, Rob Darken, leader dei Graveland, affermò che lavorava per “l’era ventura di una nuova guerra, un nuovo olocausto ed un nuovo Fuhrer che avrebbe guidato la gioventù forte, potente ed istruita alle tradizioni Pagane”. Darken promuove la vendetta sugli usurpatori Cristiani, e disprezza allo stesso modo la democrazia, il pacifismo ed il liberalismo. L’attivismo di Varg Vikernes non poteva essere fermato dai muri di una cella di prigione. Egli fornì l’idea iniziale del programma politico di un Fronte Pagano Pangermanista(All-Germanic Heaten Front, A.H.F.), un’organizzazione che sarebbe stata inconcepibile senza la rinascita pagana alla quale egli stesso aveva dato vita. Attualmente l’A.H.F ha divisioni in Islanda, Norvegia, Svezia, Olanda, Germania e Danimarca. Una branca dell’A.H.F. esiste persino in Nord America, ed è chiamata Vinland Heathen Front. Quello che era iniziato come una ribellione nordica di giovani arrabbiati stufi della loro comoda vita in una nazione Cristiana e progressista era diventato un movimento politico Neopagano. L’A.H.F. è attualmente un competitore credibile di altre organizzazioni Asatru Odiniste, molte delle quali sacrificano le ambizioni politiche per la comodità di una buona reputazione nella società. Il percorso dall’Helvete ad Asgard era terminato, ma è ovvio che doveva andare così. Quasi 10 anni dopo la rinascita del Black Metal, questo genere e la sua sottocultura giovanile rappresenta in modo chiaro una dichiarazione di Paganesimo ed Identità Ariana.

 

 

Cospirazione per la Supremazia.

Mentre gli autori dei roghi in Scandinavia usavano un’arsenale ideologico molto limitato per la loro crociata anti-Cristiana, l’attuale milizia Black Metal ha capito che c’è bisogno di un riarmo, sia ideologico che tattico. I legami fra il Black Metal e l’attivismo White Power organizzato sono decisamente aumentati negli ultimi anni. Nel 1996, i giornali francesi pubblicavano notizie riguardanti un “gruppo malvagio di adoratori del diavolo” accusati di aver dissacrato una tomba e fatto foto ai cadaveri. Tuttavia non era questo evento macabro ad aver fatto notizia. Quello che aveva davvero spaventato i giornalisti erano i collegamenti, scoperti dalla polizia, dei membri di bands Black Metal come Funeral/Kristallnacht e Bessed in Sin con i famosi Charlemagne Hammerskins. Una vera cospirazione “diabolica” che aveva fatto notizia, guadagnando i titoli di giornale: fanatici attivisti Black Metal uniti con altrettanto fanatici boneheads per assaltare lo status quo. Questo prometteva una notte insonne per le menti politically correct. Per i democratici, i progressisti ed i pacifisti era addirittura peggio: Lene Bore, la madre del “nemico pubblico numero uno” Norvegese, fu improvvsamente arrestata nel 1997 con le accuse di “supportare un gruppo armato illegale” perché accusata di aver fornito fondi considerevoli a questo gruppo di quattro giovani maschi. Il “commando terroristico” era accusato di aver pianificato la liberazione di Varg Vikernes dalla prigione e l’omicidio di alcuni membri del Governo Norvegese e della chiesa. Le accuse contro Lene Bore alla fine furono ritirate, e Varg negò ogni legame con il gruppo. Si noti che il capo del gruppo era nientepopodimeno che lo Skinhead Tom Eiternes, ex-leader del Norsk Hedensk Front (Fronte Pagano Norvegese), che si era convertito all’Odinismo dopo che aveva fatto amicizia con Varg in prigione. Gira voce che Varg volesse entrare nel Vitt Arisk Motstand prima di essere arrestato per l’omicidio di Arseth, e l’ovvio supporto degli Skinheads militanti per la sua causa dimostra ancora una volte gli stretti legami fra l’Odinismo violento ed il White Power militante. Un anno dopo, un’altra star del Black Metal divenne un fuorilegge dopo una carriera musicale considerevole. A differenza della Norvegia, la scena in Svezia non aveva mai avuto casi di omicidi. La situazione mutò nel 1998, quando Jon Noedtveidt, leader della band Black Metal molto popolare Dissection, venne preso in custodia per omicidio di primo grado.

Era sospettato di aver partecipato a vari omicidi irrisolti, l’ultimo dei quali riguardava un gay Algerino che fu ucciso con un colpo al collo a Gothenburg. Girava voce che Jon facesse parte di una setta satanica, e non faceva mistero di avere giurato fedeltà al “potere delle tenebre” nelle sue numerose interviste prima dell’arresto.

Comunque, era stato anche detto dai giornalisti di cronaca nera che questa “setta” aveva un’attitudine “fascista”. Jon ora sta scontando una condanna a 8 anni per concorso e favoreggiamento in omicidio.

Lo scenario “peggiore” della fratellanza fra Skinhead e Black Metal ci fu in Germania. Hendrik “JFN” Mobus, noto per far parte della band Black Metal Absurd, oltre che per la sua partecipazione in un omicidio nel 1993, ha scontato circa 5 anni e 4 mesi in prigione. Con due complici, uno dei quali era il chitarrista e cantante degli Absurd, Hendrik uccise un compagno di scuola il 29 Aprile 1993. Fu condannato a 8 anni di prigione, ma fu rilasciato sulla parola dopo aver scontato i due terzi della sentenza. In prigione Hendrik si affiliò idealmente alla Gentilità Germanica, maturò una visione del mondo Volkisch e Nazionalsocialista. Lentamente ma inesorabilmente la sua visione del mondo si era evoluta in un credo Nordico ed in un’etica Germanica. Hendrik affermò i suoi ideali in varie occasioni (ad esempio in “Lords of Chaos”, uscito per la Feral House Publication) e fu contattato da numerosi Skinheads Nazionalsocialisti. Dopo che fu rilasciato di prigione, Hendrik lavorò per l’etichetta indipendente Black Metal Darker than Black Records. Fece amicizia con i Saxonian Hammerskins ed infine diede vita ad una stretta collaborazione fra la sua etichetta e la loro, la Hate Records. Le autorità tedesche difficilmente avrebbero potuto tollerarlo. Il 6 Ottobre 1999 la polizia politica tedesca avviò una repressione pesante contro questa fratellanza. Grazie alla collaborazione fra poliziotti armati e membri dei Servizi di Sicurezza Nazionale e Pubblici Ministeri, fecero irruzione in quasi due dozzine di luoghi in tutta la Germania. Le etichette discografiche D.T.B Records (Erfurt), No Colours Records (Borna) e Burznazg Production (Bad Frankenhausen) furono fra gli obiettivi delle retate. Le accuse per tutti erano quelle di “diffusione di propaganda Nazi”. Far chiudere una o più etichette indipendenti per il governo tedesco era molto meno importante della volontà di contrastare il crescente avvicinamento fra gli estremisti delle scene Black Metal e Skinheads.

L’attivismo di Hendrik si scontrò ancora una volta con la legge, e furono portate nuove accuse contro di lui. Per “utilizzo pubblico di un simbolo Nazionalsocialista” fu condannato ad 8 mesi nel Luglio 1999, e dopo le retate menzionate prima, anche a causa dell’isteria dei media Tedeschi, il tribunale annullò anche il suo rilascio sulla parola. Inoltre, dopo la retata alla Darker Than Black Records, Hendrik fu condannato a 18 mesi per il suo contributo al libro “Lords of Chaos”.

In tutto, Hendrik Mobus doveva scontare ulteriormente più di 5 anni in galera. Ora è in fuga, ricercato dalle autorità tedesche con un mandato di arresto internazionale. Il miglior movimento organizzato fra Black Metal e Skinhead esiste oggi in Polonia. Quello che è ancora impensabile in altre nazioni è considerato di buon senso lì. Gli Skinheads e gli esponenti del Black Metal suonano insieme nelle bands, gestiscono etichette discografiche che producono entrambi i generi musicali e diffondono fanzines per entrambe le controculture giovanili. Lo split fra Graveland ed Honor che sta per uscire è un risultato di questa alleanza. Oltre ogni dubbio, la Polonia è oggi la fortezza mondiale del Black Metal Nazionalsocialista, seguita a breve distanza dalla Grecia, nella quale il movimento “Alba Dorata” è supportato da numerose bands Black Metal, come Necromantia, Legion of Doom e altre.

Camicie Nere – Black Metal

La primavera del 1999 segnò l’uscita della compilation The Night and the Fog – A Tribute to National Socialist Black Metal Underground, CD in edizione limitata. Questa release mostrava l’underground estremo Black Metal in tutta la sua estensione per la prima volta in assoluto. Bands dalla Polonia (Graveland, Thor’s Hammer, Gontyna Kry, Galgenberg, Fullmoon), Germania (Absurd), Francia (Kristallnacht, Bekhira) e persino Stati Uniti (Weltmacht, Birkenau) si unirono per celebrare solennemente la loro ideologia e la loro musica. Come ci si aspettava, la release ottenne l’attenzione della scena Black Metal, facendo piangere come cani bastonati le etichette discografiche ed i mailorder a scopo di lucro. Esse cercarono di ignorare e boicottare il Black Metal Nazionalsocialista, ma lo stesso underground aveva dimostrato che i loro sforzi erano vani.

Se nessuno fosse interessato nel Black Metal Nazionalsocialista, come i media del Metal ci vogliono far credere, perché allora c’è tutta questa richiesta per tale compilation? Perché vi è un interesse in crescita nelle bands che hanno contribuito ad essa? Il Black Metal, all’alba del nuovo, ma senza dubbio ultimo, millennio cristiano, è diviso in mainstream ed underground. Mentre il mainstream è quello che puoi vedere nelle pagine luccicanti dei giornali famosi, l’underground continua ad esistere, ed ora è svelato anche alla grande maggioranza. L’underground militante è entrato nelle nuove forme di mass media, ovvero l’internet.

Ora è rappresentato dal Pagan Front, una coalizione di varie etichette discografiche, compagnie di mailorder, fanzines e, senza dubbio, bands. Esse si considerano l’avanguardia della rinascita Pagana; trasmettono ai loro ascoltatori l’etica nativa, la fede Pagana e l’opposizione anti-Cristiana. Da questo punto di vista, questa branca del Black Metal è rivoluzionaria quanto il RAC e l’Hatecore. Il suono delle bands è la colonna sonora feroce e selvaggia per il ritorno di WOTAN, che riporterà alla gloria degli antichi popoli Nordici. Resistance Magazine quindi continuerà ad occuparsi delle bands principali di questo genere, perché siamo fermamente convinti che essi esprimono la Consapevolezza Ariana con la stessa intensità delle bands White Power.

Goatmoon – Way of the Holocaust Wind

<<Il futuro è triste, non chiaro
Senza onore, incapace di sopravvivere
Tollerante verso ciò che è sbagliato
I legami di sangue non sono considerati sensati
Questo deve cambiare

I subumani cercano di rovinare questo mondo
Ma ci battiamo con onore contro tutto
Siamo pochi di numero
Ma resistiamo forti e fieri

Cazzo, dobbiamo crescere
Lodare gli Dei della guerra
Con una furiosa tempesta di acciaio
E i venti dell’0l0c4u$t0 che bruciano
Questo mondo deve essere purificato

Salvezza attraverso le fiamme
Il mondo moderno deve bruciare
Solo i forti sopravviveranno
E’ ora che la feccia impari

Sulle ali di un’aquila di ferro
Il nuovo Impero 4r14n0 trionfante
Sorge dalle ceneri di questo mondo decadente>>

Black Metal contro gli Antifa (Autrice: Helena Semenyaka, tradotto in ITA)

In allegato al PDF sottostante ed anche in formato di testo la traduzione in italiano dell’articolo di Helena Semenyaka che tratta del fenomeno antifa che si scontra con il Black Metal in generale. Il discorso viene preso non in modo strettamente “ideologico/politico” bensì in modo largo ed argomentato a partire dai riferimenti “totalitari” nell’arte, con riferimenti filosofici vari dai quali si comprende la vasta cultura e capacità argomentativa dell’autrice. Buona lettura agli interessati

Black Metal Contro gli Antifa – Helena Semenyaka

Black Metal contro gli Antifa

La recente ondata di attività degli antifa che hanno portato a cancellazioni di concerti Black Metal hanno rovinato lo spettacolo non solo a quelli che avevano acquistato i biglietti. L’attacco indiscriminato a bands Black Metal che non hanno mai dichiarato di essere politicizzate non lascia alcun dubbio sul fatto che gli apostoli dell’inclusività totale usino il cosiddetto “estremismo” semplicemente come un pretesto per emarginare quelli che hanno una visione non stupidamente positiva della realtà.

Lo sterile universo degli antifa stranamente somiglia al futuro distopico raffigurato nel film Equilibrium, il mondo apocalittico post-nucleare nel quale tutti i sentimenti e le forme di espressione artistica sono illegali. Questo mondo è abitato dalla nazione di Libria che inietta quotidianamente la sostanza che rimuove le emozioni “per prevenire la guerra”. Non a caso, la sensazione inquietante è che la Black Metal art è la prima arte da sacrificare sull’altare di questa religione quasi umanistica.

Su scala più larga comunque questa tragicommedia potrebbe avvicinarsi alla risoluzione della crisi che ha travolto la scena Black Metal fin dal suo ingresso nel mainstream. Riguardo a ciò, le limitazioni quantitative (cancellazioni di concerti, diminuzione del pubblico raggiunto, arresto dell’espansione), fanno presagire un aumento della qualità di quest’arte, che è stata per così a lungo relegata in un angolo distante dalla sua essenza, o persino all’auto-ironia. Pur lontani da un ennesimo messaggio stile “pensa positivo”, non si deve dimenticare il bisogno di creare zone libere dagli antifa nell’industria musicale; zone in cui si faccia informazione e si marginalizzi socialmente questo “movimento”, come accade in tutta l’Europa dell’Est.
Ma almeno un risultato è sicuramente positivo: il conflitto descritto non è compatibile con la definizione di cultura della guerra fra gruppi in competizione perché ai cosiddetti antifa non corrisponde alcuna agenda culturale né intellettuale. Non vi è una mera collisione politica, a meno che consideriamo “politica” l’estrema polarizzazione fra “noi” e “loro” che può emergere in qualunque ambito delle questioni umane (arte, religione, scienza), come compreso a suo tempo dal filosofo politico ed avvocato Carl Schmitt.

 

Questo è lo scontro tra due tipologie umane metafisiche ed antropologiche, che alla fine mostra il vero orizzonte del potenziale Black Metal. Inutile dirlo, la tipologia umana che deve ricorrere a rimedi legali per crearsi un’illusione di vittoria ha già perso.

Se si ricorda il motto dell’Illuminazione come formulato da Immanuel Kant, “Devi avere il coraggio di usare la tua ragione senza la guida di un altro (Sapere aude!), non si vedrà alcuna esagerazione nel dire che oggi, per preservare il proprio status di intellettuale, si deve detestare chi difende la correttezza politica, a prescindere dalle reali opinioni politiche che si hanno.

Già nel 2016 stavo per pubblicare un articolo illustrato sui simboli totalitari e sui riferimenti, sull’ideologia che ispirò provocazioni misantropiche, “estetica dell’uniforme” e anche semplicemente il “volgare sfoggio di potenza” che è stato trattato in modo impressionante e che è persino diventato parte della cultura di massa grazie alla creatività di varie bands come Laibach, Slayer, Pantera, Type O Negative (dal testo ironico di una canzone dei Carnivore “Gesù Hitler, Adolf Cristo, è questa la seconda venuta del Quarto Reich?”, sarebbe la migliore epigrafe per il pezzo dato), Marylin Manson, Rammstein, Deathstars, Feindflug, Therion, Lux Occulta, senza menzionare le bands Neofolk / industrial come Death in June, NON, Blood Axis or Von Thronstahl e molte altre. Persino Lady Gaga, nel videoclip “Alejandro” ha usato un pizzico di estetica “Nazi hollywoodiana”.

Se estendiamo il campo, questa estetizzazione del “totalitarismo” è stata innescata inizialmente dai film di successo cinematografico e, nel complesso, dalla crescente domanda di forme artistiche radicali negli anni ’90. Non c’è bisogno di dilungarsi esclusivamente su classici come Il Portiere di Notte, film del 1974 diretto da Liliana Cavani, che ha dato il via alla cultura “nazi-fetish” e ha dato i natali alle varie versioni più trash di “sfruttamento sessuale dell’immaginario nazi”.

Si può sicuramente menzionare il vangelo cinematografico della consapevolezza dell’Olocausto, Schindler’s List di Steven Spielberg (1993): uno dei personaggi principali, Amon Goeth, interpretato dal carismatico Ralph Fiennes, è un chiaro esempio di estetizzazione non intenzionale di un criminale di guerra.

 

Il Secondo Atto del Musical di Schlinder’s List (2013), l’aria del cosiddetto “Imperatore Amon” intitolata “Ti Perdono”, interpretata da Al Kaplan e vietata in Germania, Francia ed Israele, non emergerebbe mai senza questo splendido ritratto.

Eppure i cattivi attraenti, compresi i personaggi basati sulla vera storia politica, sono parte integrante del codice culturale occidentale, così come l’opera oscena del Marchese de Sade. Secondi i principi basilari della cultura Occidentale legale (la differenza fra legge e moralità, la presunzione di innocenza, “tutto ciò che non è vietato è permesso”), non vi è nulla di sbagliato o illegale immaginare il male ed apprezzare le azioni che riescono con successo a portarlo avanti.

Sicuramente si potrebbe andare indietro e rintracciare queste influenze per le simpatie filo-Tedesche di Elvis Presley o anche nel pezzo “Heroes” di David Bowie. Tuttavia le bands industrial o Black Metal sono più rilevanti dal momento che nel loro caso forma e contenuti radicali vanno di pari passo, o meglio, il contenuto radicale è semplicemente richiesto da queste nuove forme musicali.

Alcune delle bands menzionate in precedenza hanno solo fatto allusioni al totalitarismo ed hanno fornito ampie spiegazioni per gli spettatori inesperti in tale arte sulla loro pagina facebook. (La Bardot dei Therion ispirò il loro pezzo “Initials B.B.”)

Altri, come la band Laibach, rappresentano una sofisticata interpretazione artistica dello studio molto profondo degli aspetti maestosi delle ideologie totalitarie e radicali, specialmente di sinistra.

“Balliamo ad Ado Hinkel

Benzino Napoloni

Balliamo a Schiklgruber

E balliamo con Maitreya

Con il totalitarismo

E con la democrazia

Balliamo col fascismo

E con l’Anarchia Rossa.” (testo originale in tedesco)

Il contributo dei Laibach ad Iron Sky, un film fantascientifico del 2012 che trattava della ritirata dei Nazisti sulla luna dopo la guerra e dell’invasione della Terra del 2018, nei fatti ha reso la loro creatività, specialmente la canzone iconica B-Machine, più comica o ironica di quanto essa è in realtà. Questo non cambia il fatto che i Laibach, prima di tutto, sono artisti che possono tollerare la censura solamente quando decidono di esibirsi in Corea del Nord.

I Von Thronstahl, come i Laibach, sono musicisti, ricercatori e politici allo stesso tempo: in questo caso, il canone ideologico e culturale è definito in modo naturale come “la rivolta trasformata in stile” (“Hugo Boss und Lagerfeld, Yves Saint Laurent et Louis Vuitton, diktieren wie es uns gefällt”). Specialmente quando il messaggio viene consegnato e rafforzato da “ragazze in uniforme” come Runa.

Sporadicamente, anche la trattazione delle ideologie estreme nel videoclip “Kiss My Sword” dei Lux Occulta rappresentano un’incredibile analisi filosofica sia con i presunti sforzi di Aleister Crowley di familiarizzare con Hitler, Stalin e Churchill con “Il Libro della Legge”. Si dice che esso fu dettato a Crowley al Cairo dopo che passò una notte nella Camera del Re della Grande Piramide. Oppure si può menzionare il fenomeno stesso del leader autoritario come “la verità”, il lato oscuro o la quintessenza dell’aderenza a Thelema (“Chi è legge per sé stesso, non ha bisogno di legge, non infrange nessuna legge ed è davvero un re”), o anche il Superuomo della modernità senza dio (Quando gli dei dormono, io domino questo mondo schifoso).

Il fascino per “La Grande Bestia”, molto probabilmente è quello che unisce queste tipologie di riferimenti “totalitari” da parte dei Therion, dei Lux Occulta e dei Current93 (Hitler come Kalki).

 

 

Anche se semi-ironici, distopici, esibiti solo per shockare, per scherzare (come Nergal dei Behemoth che interpreta il ruolo di un Nazi nel film tedesco del 2013 AmbaSSada) o persino glamour, questi casi hanno legittimato da tempo il retaggio “totalitario” tramite un vasto sfruttamento culturale.

Il mio discorso non è quello di svelare altri possibili obiettivi per la caccia alle streghe, ma quando gli antifa si resero finalmente conto della crudele realtà della società Occidentale, inizialmente non riuscivo a credere che le loro minacce potessero essere prese sul serio. Nell’Europa dell’Est e nel Baltico, con la conferenza etnofuturista a Tallin come ultimo esempio, nessuno capisce cosa diavolo vogliano persino quando cercano di interrompere un incontro apertamente politico facendo chiamate telefoniche e rivelazioni riguardo gli “raduni di estrema destra”; nessuno vede il motivo per cui questi ultimi debbano essere considerati univocamente negativi.

Altrimenti la satira politica, per esempio quella di Charlie Chaplin, diventa impossibile. La canzone “Der Mussolini” da parte della band electropunk D.A.F (che sta per “Amicizia Americana-Tedesca” – Deutsch-Amerikanische Freundschaft), che fu registrata nel 1981 e coverizzata, fra gli altri, dagli Atrocity con Liv Kristine, fa propaganda o condanna i regimi totalitari? Dopotutto, Mussolini, Hitler, il comunismo e Gesù Cristo (il clericalismo) sono messi qui sullo stesso piano, forse questo è “pericoloso”? Il recente film “La Morte di Stalin”, che è stato censurato in Russia e Bielorussia, dovrebbe essere bandito ovunque?

Il contrasto intellettuale tra gli antifa ed un altro musicista Black Metal nella loro lista nera, Famine dei Peste Noire, è particolarmente suggestivo.

I “Panzer Division” Marduk ed i Taake erano anche nella lista nella bozza del mio articolo come le band che sono riuscite con successo a fare un album concettuale sull’eredità storica del Terzo Reich e a giocare con simbologia e riferimenti “estremisti”. Ci si può ricordare il titolo dell’album degli Immortal “Pure Holocaust” o i titoli “controversi” di alcune canzioni, come “IndoctriNation” e “Architecture of a Genocidal Nature” dall’album del 2001 dei Dimmu Borgir in modo delizioso, per un orecchio Black Metal, “Puritanical Euphoric Misanthropia”.

Si possono trovare facilmente riferimenti lirici e metafore simili nei lavori di altri artisti Black Metal dello stesso livello.

Comunque, non avevo terminato questo pezzo non solo a causa della cronica mancanza di tempo ma anche perché semplicemente avevo perso il conto delle varie storie “politicamente scorrette” nelle quali era coinvolto Donald Trump durante la sua campagna elettorale. Era iniziata con il retweet di “una citazione molto bella” di Benito Mussolini ed un retweet di un immagine in cui era raffigurato Trump che lancia Bernie Sanders in una camera a gas. La mia idea era mostrare quanto queste immagini “estremiste” artisticamente sdoganate trovino spazio in politica e diventino parte del capitale politico e portino persino dividendi elettorali.

Quando ho visto che questi episodi non sembrano nuocere affatto alla sua reputazione, ero già preparata per l’imminente cambiamento politico nell’intera regione euroatlantica. A prescindere ciò che uno può pensare di Trump, è difficile non dare all’Alt-Right il merito per aver portato la “guerra culturale” politicamente motivata totalmente ad un nuovo livello; essa ha inoltre decriminalizzato dei motivi abbastanza innocentemente “politicamente scorretti” ponendoli sotto forma di umorismo, con una notevole creatività concettuale. Solo la reinvenzione di Pepe the Frog, così come la conseguente mitologia trolleggiante dell’Alt-Right, si meriterebbe un premio Nobel in tecnologie dei media e networking, indipendentemente dalla propria appartenenza ideologica.

Inoltre, le serie comiche di Hitler Hipster, note anche come “Adolf Hipster”, i gatti “Kitler” con “i baffetti di hitler”, un sacco di remakes ironici su youtube della famosa scena del Bunker (discorso di Hitler, indignazione di Hitler) del film “La Caduta”, come i negozi ordinari a tema Nazi nel mondo asiatico (“The Soldaten Kaffee” a Jakarta, in Indonesia, che è stato infine chiuso nel 2017, il ristorante Croce di Hitler a Mumbai, in India, o il Bar Hitler in Corea del Sud) sembrano un eco dal passato.

Il lato più oscuro di questo processo, che è considerato molto grave da molti, è la discutibile attivazione convulsiva di gruppi Antifa anonimi e, in generale, la crescita dell’isteria della sinistra progressista.

Sicuramente il caso dei Taake non riguarda la “censura di sinistra progressista contro le idee di estrema destra”. Sarebbe così se i Taake fossero una band NSBM. Anche se i Taake fossero una band che celebrasse le radici culturali Norvegesi, la sua mitologia e la sua storia, potrebbero facilmente negare di essere associati ai “Neonazi”, come fecero i Tyr registrando la canzone “The Shadow of the Swastica”.

L’obiettivo di Hoest nel mostrare una svastica disegnata sul suo petto durante un live in Germania nel 2007 era apparentemente diverso; il frontman dei Tyr Heri Joensen, era riluttante ad assumersi la responsabilità per i crimini commessi dagli altri (“Tu puoi spingere i peccati di tuo padre dove la luce non può passare, e baciare il mio culo scandinavo”). Hoest, in questo caso, non c’entrava niente con la storia.

Al contrario di molte bands Death metal / grindcore come Cannibal Corpse, i quali, con rare eccezioni sullo stile di “Slowly We Rot” degli Obituary, esprimono in musica la realtà dei film horror trash e lasciano all’ascoltatore un messaggio dozzinale, la cosiddetta “estetizzazione del male” del Black Metal spesso si appoggia sul sentimento Kantiano del sublime, in un senso di libertà selvaggia ed elementale. Il Black Metal è generalmente interessato al male metafisico piuttosto che al male sociopolitico, altrimenti ci sarebbero più bands di sinistra come i Bolt Thrower o i Napalm Death all’interno di questo genere. Il Black Metal si impegna allo stesso modo nelle polemiche dal punto di vista metafisico contro il Cristianesimo o l’Islam.

In questo senso, i Lux Occulta avevano completamente ragione quando collegavano la forma finale della Legge della Volontà di Crowley (“Fai ciò che vuoi” sarà tutta la Legge) all’apoteosi della volontà dei regimi totalitari. Questo perchè lo sfruttamento artistico dei simboli “totalitari” o controversi delle bands Black Metal possono essere non solo una parte naturale o un’espressione concentrata dei temi misantropici, distruttivi e aggressivi che trattano nella loro creatività, come nel caso di Hoest dei Taake.

 

 

Nel 21-simo secolo, i simboli totalitari (nonostante i rappresentanti di alcune organizzazioni politiche revisioniste affermano il contrario) hanno perso il loro significato direttamente ideologico e rappresentano ormai il lato oscuro (o la conclusione logica?) dell’auto-elevazione autonoma nell’età moderna, una sorta di fonte di rispettive “grandi narrazioni”. Fondamentalmente, questa è la questione filosofica che non si riduce al fenomeno della dittatura, e solo gli ignoranti ed i nemici della libertà intellettuale possono criminalizzare l’esplorazione artistica delle dialettiche autoritarie del volontarismo soggettivo e della totale mobilitazione.

Come ha dimostrato Oswald Spengler, il Cesarismo (autoritarismo) ed il populismo (democrazia) sono più che incompatibili, quindi le implicazioni totalitarie / radicali / distruttive della volontà di potenza individuale sono correlati alla cultura moderna individualista come una forma necessaria di autoriflessione. Ed è una questione di cosa è “peggiore” o più ambiguo, è la loro resa artistica ironica o misantropica. In altre parole, solo una piccola parte dei casi in esame permette un’ulteriore indagine: dichiarazioni politiche confermate e programmi di partito. Qualunque altra cosa è una violazione della libertà di coscienza individuale.

Per il resto, è ridicolo anche discutere sui gesti e sui testi anti-Islamici dei Taake, band anti-Cristiana ed anti-Religiosa. Oggi, per prevenire spiacevoli problemi, sembra che uno debba iniziare una carriera musicale registrando una canzone che assicuri che l’odio dell’artista è uguale per tutto, come hanno fatto i Type O Negative (“We Hate Everyone”).

“Marchiato come Sessista

Etichettato come Razzista

Volete sia chiaro?

Guardati allo specchio.

Non ce ne frega (Non ce ne frega)

Di quello che pensi (di quello che pensi)

Non ce ne frega (Non ce ne frega)

Di quello che pensi

Bugie e calunnie invano cercano di farci vergognare

Rivolte, proteste e violenza ci rendono semplicemente famosi.

Interviste televisive, pubblicità gratis

Vendite che crescono vertiginosamente

La sinistra dice che sono fascista

La destra mi chiama comunista.
Odio, odio, odio, odio per tutti. Per ognuno e per tutti.”
Anche la reazione del frontman dei Watain Erik Danielsson agli ultimi attacchi fantasiosi degli antifa dopo che hanno scoperto una foto del chitarrista live dei Watain Set Teitan che faceva un “saluto Nazi” non è stata lontana da questo atteggiamento. Di seguito la sua dichiarazione presentata alla redazione dell’isterico portale MetalSucks:

“Il gesto in quella foto è stato fatto per scherzo e questo è tutto quello che c’è da dire a riguardo. Tuttavia, per porre fine a questa sciocchezza lunga e fastidiosa il chitarrista in questione ha deciso di farsi da parte per un certo lasso di tempo, per evitare ulteriori discussioni inutili sul tema.”

“Inoltre sputiamo sulla crassa ignoranza di tutti quelli che sostengono che i Watain abbiano una qualche agenda politica; per 20 anni abbiamo dimostrato il contrario e la gente dovrebbe saperlo meglio ora. Infine vorremmo mandare a fanculo di cuore tutti quelli che continuano a dare da mangiare l’isterica morale da caccia alle streghe che sta oggi infestando tutta la cultura Heavy Metal mondiale. Ave Satana!”.

 

 

 

Molto probabilmente, le anime sensibili dei guerrieri Antifa non perdoneranno ad Erik la sua descrizione del pubblico metal in Francia, in un’intervista con Duke TV; egli lo definiva non solo “più selvaggio e violento” che in altre nazioni d’Europa ma anche “un vero pubblico Black Metal” in cui la tipologia “hipster” non è così diffusa come altrove.

Personalmente, disprezzo il “Politicamente Corretto”, in primis dal punto di vista intellettuale, in quanto sono contraria a qualunque forma di reato del pensiero e gabbie mentali. In secondo luogo, lo disprezzo dal punto di vista Nietzscheano, che significa resistere alle minacce di paura, senso di colpa e vergogna. Soltanto in terzo luogo lo disprezzo da conservative-rivoluzionaria / terzoposizionista a cui piace trollare i cervelli atrofizzati dei progressisti di sinistra e dei Putiniani.

La conclusione è che non si dovrebbero fare semplici provocazioni “politicamente scorrette”. Al giorno d’oggi si tratta di un intrattenimento abbastanza aristocratico che richiede una copertura politica. Tuttavia qualunque persona intelligente dovrebbe sicuramente schierarsi contro il costante imbarbarimento dell’Occidente sotto la maschera dell’umanesimo, sistematicamente ed in senso pratico insieme agli altri. Non c’è bisogno di aspettare un altro attacco; per quello che vediamo, ci sono molte possibilità per affrontare i rappresentanti degli Antifa, che sono, più precisamente, un movimento Anti-Cultura.

Una volta il teorico della Scuola di Francoforte Theodor Adorno sottolineò che “non può esserci poesia dopo Auschwitz (l’originale era “scrivere poesie dopo Auschwitz è barbaro”); questa frase è stata estesa ulteriormente al livello che “non può esserci cultura, storia e letteratura dopo Auschwitz”. Comunque, dubito che avrebbe fatto tutti questi sforzi intellettuali per le generazioni future se avesse saputo che i suoi eredi contemporanei diretti o indiretti, come il movimento Antifa, lo avrebbero preso alla lettera.

 

 

Anche se l’Est Europa è il contrario della società Occidentale quando ci si rapporta con il problema Antifa e se la decomunistizzazione dell’Ucraina non lascia possibilità alla Sinistra Radicale, sono d’accordo con l’ultima dichiarazione dei Taake; essi affermano che c’è un qualcosa di più globale alle loro spalle: la stessa cultura Occidentale. Secondo me, le basi dell’attuale crisi si possono trovare già anni, se non addirittura secoli fa. Tuttavia l’imperativo morale della nostra grande Eredità di non soccombere a quelle strane deviazioni che oggi osserviamo è ancora sentito. Ricreare o creare qualcosa di nuovo, tocca a noi. Una cosa è chiara: non vi deve essere spazio per l’eutanasia umanistica della storia, della cultura e dell’arte nel futuro previsto dell’Occidente.

 

 

Fonte Originale:
https://helenasemenyaka.wordpress.com/2018/03/26/black-metal-against-antifa/

 

IL BLACK METAL RADICALE IN CANADA (CITAZIONI DAL CAPITOLO “SANG NORDIQUE” DEL LIBRO “COME LUPI TRA LE PECORE”)

Di seguito, al pdf  in allegato o, in formato di testo, sotto di esso, alcune citazioni dal capitolo “Sang Nordique” del libro “Come Lupi tra le Pecore, storia e ideologia del black metal nazionalsocialista” (Davide Maspero e Max Ribaric, 2013). L’argomento è la scena Black Metal Radicale (NS o identitaria) in Canada (o in Quebec).
Buona lettura agli interessati

Il Black Metal Radicale in Canada

IL BLACK METAL RADICALE IN CANADA (CITAZIONI DAL CAPITOLO “SANG NORDIQUE” DEL LIBRO “COME LUPI TRA LE PECORE”)

Viaggiando idealmente verso Est, l’impareggiabile furia distruttiva del selvaggio Ovest declina progressivamente in un più ortodosso Black Metal di matrice nazionalsocialista. È il caso dei Geimhre, con base in Ontario e attivi dai primi anni Duemila, che hanno iniziato suonando una mistura di folk e black metal con infiltrazioni RAC, progressivamente attenuatesi nel corso della carriera. Il gruppo, affiliato al Pagan Front, ha conquistato un certo grado di visibilità in seguito ad alcuni demo, un paio di split (uno coi francesi Ad Hominem, l’altro con i conterranei Shade rilasciato via Stellar Winter) e due full-lenght venuti alla luce fra il 2005 e il 2008. Ulteriore interesse è sorto all’indomani dell’unica esibizione live ufficiale, performance poi immortalata in un nastro dal titolo Hinterland Suthainn, insieme a tracce demo varie, avvenuta in quel di Toronto nel 2004 di fronte ad un pubblico eterogeneo tra cui “c’erano alcuni skinhead ubriachi che cantavano al microfono e facevano discorsi a caso. È stato davvero notevole vedere skinhead razzisti e fan del black metal insieme senza che ci fossero casini”.


Pur non essendo certo degli innovatori, i Geimhre sono comunque manifestazione di una convergenza tra istanze radicali e ferocia black metal, capaci di attirare un pubblico tipicamente black ma anche esponenti dell’estremismo locale, in un sodalizio che Guerfaul auspica su più larga scala, al fine di ampliare la scena e coinvolgere nuovi adepti attraverso una più capillare diffusione delle idee.

<<E’ molto difficile avere un impatto come quello che gli Skrewdriver hanno avuto sulla scena razzista, o quello che hanno avuto sull’anticristianesimo le gesta dei membri dei Mayhem. Al momento, il miglior modo di combattere è diffondere informazioni e risvegliare un senso di fratellanza fra le persone utili della nostra società. Per aiutare la diffusione del messaggio, la gente dovrebbe organizzare concerti con band nazionalsocialiste insieme a normali gruppi death e black. E la scena metal dovrebbe unirsi a quella skinhead. Più siamo, più forti diventiamo>>.

Meno influenzato da tesi ed estetica della Germania NS, che storicamente incidono di più sull’immaginario collettivo del Vecchio Continente, l’NSBM di matrice canadese sembra piuttosto far leva sull’eredità genetica europea, inneggiando alle dirette discendenze nordico-ariane, e ad un credo pagano intriso di rivendicazioni razziali, sulla falsariga di quanto già visto negli USA. Ma con il progressivo spostarsi verso Est, guadagnano spazio le argomentazioni care ai discendenti dei coloni francesi e i rimandi ad un tortuoso percorso storico minacciato dall’egemonia culturale e politica della maggioranza inglese. Tuttavia sarebbe errato pensare che il Quebec presenti una realtà monodimensionale entro i cui confini esistono solo i temi cari alla minoranza francofona. Anzi, anche qui non sono mancati esempi di viscerale culto hitleriano. È il caso di progetti minori, ma allineati ai dogmi di un’intransigenza estetica para-nazista, quali ad esempio SS Mann, Opfer rassenhass, Svartr Sturm.

Al fine di guadagnare la necessaria visibilità, i gruppi sopra menzionati, coadiuvati da altri sodali provenienti dagli USA, hanno deciso di raccogliersi sotto l’egida di un’organizzazione chiamata VInland Front, nata nel 2008 sull’asse americano-canadese e fondata da elementi fuoriusciti dal già consolidato Heaten Circle (ennesima rete multidisciplinare volta alla promozione del paganesimo e della cultura bianca). Il Vinland Front è una sorta di embrionale emulo del Pagan Front, di cui condivide gran parte dell’impianto teorico, dove però l’NSBM è solo una delle molteplici derive musicali supportate e viene dato asilo anche ad altre forme di metal estremo, sempre se coerenti ad un preciso orientamento ideologico.

<<A dire il vero ci sono solo due band del Vinland Front ad aver dichiarato esplicitamente la propria appartenenza alla scena NSBM. Gli Opfer Rassenhass e gli SS Mann. Non importa se suoni o meno NSBM. NSBM, Pagan Black Metal, War Black Metal ecc, sono solo paole, ciò che conta è l’ideologia. La cosa fondamentale è che abbiamo tutti un obiettivo comune e che ci sosteniamo a vicenda.>> (Vinland Front, Gennaio 2009).

Da un punto di vista organizzativo, il Vinland Front riprende una struttura ampiamente diffusa fra i movimenti eversivi di ogni genere, introdotta negli ambienti dell’estrema Destra da Louis Beam, reduce del Vietnam, divenuto esponente del nazionalismo bianco prima tra le fila del Ku Klux Klan e poi dell’Aryan Nations. L’idea è quella di rinunciare ad un sistema piramidale, che consta di un leader e di una struttura di potere verticale discendente fino ai piano più bassi in cui si trova la massa che riceve le direttive. Questo tipo di sistema è. Secondo Beam, facilmente penetrabile dal nemico e destinato quindi a fallire. L’alternativa è quella di ricorrere a delle “cellule fantasma”, totalmente indipendenti tra loro e del tutto autonome, senza nessun centro di coordinamento a monte, rendendo di fatto inutile qualsiasi tentativo di infiltrazione nemica che porterebbe allo smascheramento di una singola cellula senza conseguenze per le altre.

Vjohrrnt V. Wodansson è una figura chiave della scena canadese. Oltre ad aver guidato i Nacht und Nebel è stato fondatore e titolare dell’ormai defunta NSBM Records, ufficialmente affiliata al Pagan Front. Il manifesto pubblicato sul sito certifica come la scelta del nome della label non fosse casuale.

<<Abbiamo bisogno che tra di noi ci sia un preciso legame. Una solidarietà ariana basata sulla fiducia, sull’onore e sulla lealtà, verso noi stessi e verso gli altri, ma ancor di più verso i principi in cui crediamo. Il problema di molti cosiddetti nazionalsocialisti è il loro sciovinismo. Pensano di essere superiori agli stessi ideali in cui dovrebbero credere, e questo non indica di certo un animo nobile. Ognuno di noi ha il proprio valore, ma siamo pur sempre uomini, e quei principi eterni nei quali crediamo, coraggio, onore, lealtà, solidarietà, saggezza, integrità, orgoglio, forza, non appartengono a noi, siamo noi che apparteniamo a loro.

Musicalmente, i Fjord sono autori di un mix piuttosto grezzo di pagan e folk metal su cui si staglia l’ingombrante ombra dei Bathory del periodo Viking.

Le voci, che indugiano su un registro prettamente pulito, declamano a pieni polmoni testi che ancora una volta trovano il loro approdo sicuro nel mito nordico, stavolta condito di invettive razziste a completamento di un concept che vede indivisibili l’adesione al mito pagano e la salvaguardia dell’uomo bianco e della sua terra d’origine. Se i testi tradiscono un fervente attaccamento alla propria storia, tradizione e discendenza europea, l’essere originare del Quebec non è un fattore che passa sotto silenzio. Ma il sentimento di appartenenza alla comunità francese non è di ostacolo alla convivenza con la popolazione anglofona, sono piuttosto altre le questioni che si innestano sul concetto di identità nazionale:

<<Il Quebec potrà anche essere geograficamente legato al Canada, ma nei nostri cuori è una nazione a sé stante. Per quanto mi riguarda non ho nulla contro chi parla inglese, a patto che sia di razza bianca, ovviamente. Quando sei un promotore dell’unità ariana, impari ad avere legami anche con i camerati che parlano una lingua differente dalla tua>>.

Per Wodansson la questione nazionale, importante dal punto di vista del patrimonio culturale, è comunque secondaria a quei concetti che considera ben più rilevanti ed intimamente legati al credo pagano. Nella sua visione l’orgoglio nazionale, inteso come eredità di popolo, necessariamente si sposa con un retaggio di discendenza europea, discriminante primaria a monte di qualsiasi altra possibile rivendicazione.

Il suo substrato ideologico appare palese fin dai tempi dei Nacht und Nebel, per quanto successivamente Wodansson abbia dichiarato di non condividere appieno l’etichetta di nazionalsocialista. Il fatto di avere un credo politico certamente e dichiaratamente collocabile nell’area dell’estrema destra, è per lui secondario e consequenziale alla scelta dell’odinismo come unico centro gravitazionale. In un articolo dal titolo Ethnonational Tribalism, pubblicato sul primo numero della rivista Heaten Call, Wodansson parla ad esempio della necessità di un distacco dalla civiltà moderna e di un ritorno alla comunità rurale, in un processo di auto-segregazione in base alla razza di appartenenza.

Nonostante un solo disco all’attivo, i Fjord rivestono un ruolo cruciale nello scenario nordamericano. Di stanza a Montreal, sono infatti un emblematico esempio di quella convergenza tra la corrente NSBM, intesa nella sua accezione più ampia, e quel sentimento identitario alla base di un movimento che proprio dal Quebec ha preso il via. Parliamo del cosiddetto Metal Noir Quebecois (MNQ), insegna sotto la quale si è raccolto un insieme di progetto che ha fatto molto parlare di sé grazie ad alcune eccellenti produzioni. Band come Frozen Shadows, Aktisa, Forteresse, Grimoire, Neige et Noirceur, Monarque, Thesyre, Brume d’Automne, per citarne alcuni, hanno saputo reinterpretare i dettami classici del black metal fondendoli con partiture folk tradizionali sui quali predominano testi in lingua francese sovente focalizzati sulla storia dell’ex colonia. Il black metal del Quebec gode di una certa popolarità tra gli esponenti dei movimenti più radicali, ed il fervore nazionalista che anima questi novelli cantori identitari ha portato ad inevitabili speculazioni, al punto che alcuni considerano il MNQ come una mera propaggine dell’NSBM, solo con un taglio più “esotico”. Va però sottolineato che in questo caso, sebbene non manchino alcuni punti di contatto tra la scena nazionalsocialista e quella del Quebec, il retroterra pagano e razzista tipico dell’NSBM è latitante e, quando presente, è da considerarsi una confluenza di idee propria del singolo progetto, non un tratto caratteristico di tutta la scena.

Il leader dei Frozen Shadow, Myrkhall (che gestisce anche la Sepulchral Productions, etichetta discografca che diverrà una piattaforma di lancio per numerose realtà che confluiranno poi nel MNQ) fornisce comunque un interessante punto di vista su quelle che possono essere le cause alla base del progressivo diffondersi del metal di matrice nazionalsocialista.

 

 

 

<<Credo che l’NSBM abbia molto più a che vedere con quelle nazioni che hanno tradizioni molto antiche e che vedono il proprio retaggio messo in pericolo dall’immigrazione incontrollata. Penso che chiunque si arrabbierebbe vedendo gente insediarsi in massa nella propria nazione senza sapere quali ne siano le tradizioni. A me questa situazione preoccupa in maniera estrema, ed il Quebec è comunque un territorio relativamente giovane!>>

Come i Frozen Shadows, anche gli Akitsa sono stati gettati senza troppi complimenti nel calderone NSBM, forse in virtù delle scomode collaborazioni e dell’iconografia utilizzata. Ma O.T., membro fondatore e titolare dell’etichetta discografica Tour de Garde, non si è mai riconosciuto in questa definizione, anzi mette in dubbio la stessa logica che si cela dietro la frammentazione del black metal in sottogeneri a compartimenti stagni, spesso operata da terze parti per una più semplice classificazione del “prodotto”.

<<Non consideriamo gli Akitsa un gruppo NSBM. Ovviamente abbiamo delle idee di tipo nazionalista, ma questo non significa automaticamente essere nazionalsocialisti. Aktisa era, è e sarà sempre black metal, questo è tutto ciò che posso dire. Forse mi sbaglio, ma io credo che queste definizioni esistano solo per fini promozionali, e trovo che non abbiano senso. Il black metal non è NSBM, USBM o qualsiasi altra categoria vogliate usare. Il black metal è black metal, tutto qui, punto.>>
Nella visione di O.T. il black metal dunque uno ed unico e ne consegue che qualsiasi argomento, quando anche di natura controversa, non sia da ritenersi fuori posto. A conferma di questa visione a tutto tondo basti osservare il mailorder della Tour de Garde, nel cui catalogo figurano i nomi più pregiati del MNQ fianco a fianco con alcuni pezzi da novanta dell’NSBM contemporaneo.

Anche soffermandosi sul magaglio iconografico degli Akitsa non mancano certi rimandi capaci di mettere in agitazione i custodi dell’integrità black metal: a partire dall’idiomatico motto dannunziano “me ne frego”, che fa bella mostra di sé nel nuovo logo, passando per la copertina dell’EP Soleil Noir, che raffigura una delle torri del castello di Wewelsburg, per arrivare alla grafica utilizzata per una famigerata t-shirt, in cui ad accompagnare un fascio littorio stilizzato compare lo slogan “Ode ai tempi passati”. Un certo ammiccamento ai totalitarismi è quindi evidente, ma forse più che di cieca aderenza ideologica al nazifascismo si può parlare di una fascinazione estetica che fa leva sul potere destabilizzante di simbologie scomode ormai impresse nell’inconscio collettivo.

Nel 2006 questa corrente ancora embrionale trova una propria dimensione organica grazie ai Forteresse, destinati a mutare sensibilmente lo scenario locale. Il loro Metal Noir Quebecois (2006) è più che un semplice debutto, è il battesimo di un genere che ne erediterà il nome, ridefinito da una singolare fusione di estetica, musica e tematiche; esso segna innanzitutto il ritorno in attività della Sepulchral Productions, che dall’uscita del debutto dei Frozen Shadows sembrava attendesse silenziosa questo momento, stabilendo così un indissolubile legame con il MNQ.

Spetta ovviamente alla title-track il compito di ergersi a brano programmatico, ed è un breve fraseggio di violino a dare il via all’assalto patriottico del pezzo, che si rivela una perfetta summa concettuale dell’operato dei Forteresse.

<<Gloriosa sarà la nostra vittoria nei confronti di coloro che tradiscono la patria. E proclamano la propria importanza, diventando parte del vero Paese. Non ci piegheremo mai davanti ai politici disonesti che camuffano le uniche verità della nostra malinconia del Quebec. La forza risiede in ognuno di coloro la cui fierezza non è stata schiacciata dal peso del tradimento. Oggi la nazione rinasce, e dalle sue ceneri si manifestano a lei i ricordi di coloro che furono e che saranno i portatori della bandiera della libertà e del popolo>>.

Sul retro di copertina il proclama “Black metal epique patriotique” (black metal epico patriottico) è una dichiarazione di intenti tutt’altro che ambigua, che certifica quanto espresso nelle liriche ed esplicita le intenzioni della band, una presa di posizione precisa nei confronti di un tema particolarmente sentito.

<<Sono stanco di tutti questi giochi di parole per capire chi è politicamente corretto e chi non lo è. Chiamatelo come vi pare, per noi fa lo stesso. Da quando il black metal è portatore di ideologie di tolleranza e di comprensione? Non chiediamo altro se non il rispetto e il riconoscimento della nostra nazione, che è diversa dal resto del Canada. Non per razzismo o per xenofobia, semplicemente per una questione di dignità>>

L’NSBM e le sue derive hanno saputo quindi attecchire anche in Canada, affidandosi a teorie razziste e ad un atavismo pagano che sono andati a sostituire un’anacronistica nostalgia per il Terzo Reich, un’influenza fin troppo remota nelle fredde terre canadesi, scosse in quegli anni da tensioni interne ben più tangibili di un conflitto che stava oltreoceano. A discapito del tanto abusato acronimo, il nazionalsocialismo nel grande Nord sembra a ridursi ad un vessillo da agitare contro l’inarrestabile espansione di una società globalizzata, multietnica e capitalista che per tutti i più agguerriti difensori del pensiero radicale procede verso un annullamento delle identità nazionali. Ed è proprio in difesa di un retaggio storico, culturale e linguistico che è sorta in Quebec un’avanguardia nera che, con scarsa lungimiranza, è stata ridotta a mera ed estemporanea filiazione del metal nazionalsocialista: anche se determinate argomentazioni affondano le radici in un comune substrato teorico proprio di entrambe le fazioni, le differenze sono tali da rendere improbo un accostamento che vada oltre la semplice compresenza sul territorio. Tuttavia, ciò che interessa è osservare come il MNQ sia l’ennesima dimostrazione del saldo legame che intercorre tra visioni politiche di Destra, nell’accezione più vasta, e musica estrema, in particolare il black metal, che, forte di una consuetudine che lo vede da sempre attingere a storia, tradizioni e mitologie è divenuto nel tempo lo strumento prediletto attraverso cui musicare ogni sorta di rivendicazione, sia essa figlia di un passato tragico o di un presente incerto.

 

Comunicato dei Taake in seguito all’annullamento del loro tour Americano dovuto a false accuse di Nazismo e minacce degli Antifa.

È con grande dispiacere che dobbiamo informarvi che il tour americano dei Taake è stato cancellato. Nonostante tutte queste incredibili persone che si sono fatte avanti e hanno cercato di aiutarci a salvare il tour e alle quali siamo più grati di quanto possiamo esprimere, il tempo e la logistica non erano dalla nostra parte. Non è stata nostra volontà cancellare ma la decisione è stata presa forzatamente a causa delle attività illegali degli Antifa e dei loro supporters che hanno fatto pressioni ai locali e ai promoter per cancellare i concerti. Pressioni che, questo è da dire, sono state spesso accompagnate da minacce di violenza sia contro le persone coinvolte nell’organizzazione sia contro qualunque fan che avrebbe presenziato (per non menzionare le bands che avrebbero dovuto suonare). Non sappiamo il motivo per il quale queste minacce non sono state semplicemente segnalate alla polizia.

Abbiamo spiegato in moltissime occasioni la storia dalla quale sono nati i problemi, ed è pieno di articoli sui social network e sulla stampa obiettiva nei quali potete leggere la verità su questo argomento, ma per ulteriore motivo di chiarificazione lo ripetiamo. I Taake non sono oggi, non sono mai stati e non saranno mai una band Nazi. L’argomento che vogliamo affrontare qui è tuttavia la cancellazione del tour.

Questa cancellazione è negativa da molti punti di vista, non solo per le bands che avrebbero dovuto esibirsi. Non solo per normali lavoratori americani con famiglie a carico che hano supportato e comprato i biglietti e che hanno perso del reddito a causa di ciò. Non solo per i fan che volevano vedere le bands. Non solo per gli appassionati di musica in generale. Ma anche, cosa più importante, per l’America nel suo insieme.

Perché? Perché questa è la dimostrazione definitiva di come, attraverso la diffusione di menzogne, disinformazione e false accuse, unite a credibili minacce di violenza, una piccola minoranza di agitatori di sinistra sono in grado di imporre la loro agenda alla maggioranza, e privare gli appassionati di musica della loro libertà di frequentare concerti ed andare avanti con la loro vita quotidiana senza la paura di rappresaglie.

E questi agitatori non si fermeranno finchè non avranno distrutto i loro obiettivi in Europa ed in altre parti del mondo. I loro prossimi obiettivi saranno la musica Americana, l’arte Americana, a letteratura Americana, il teatro Americano, il cinema Americano. Nei fatti, qualunque cosa che non si uniformerà strettamente alle loro vedute. E se questo vi ricorda la caccia alle streghe di McCarty, è perché si tratta ESATTAMENTE della stessa cosa.

 

Mentre nessuno di noi condanna i locali per le cancellazioni a causa della paura della violenza, dobbiamo deplorare le scuse presentate da altri di loro. Il desiderio di “proteggere” il loro pubblico ed il loro staff, il voler creare “spazi sicuri” non è una necessità causata dalle bands coinvolte né dai loro fans. È causata dagli individui mascherati che stanno dietro la bandiera dell’Antifa e delle altre organizzazioni come loro, che stanno facendo i minacciosi. E forse dovremmo anche ricordare a questi localiche molti dei generi musicali oggi esistono a causa di altri piccoli locali che un tempo osarono resistere alle minacce e diedero voce a questi musicisti che ci portarono il Blues ed il Jazz, che sono le basi della musica moderna.

 

Vorremmo anche parlare di celebrità come Talib Kweli, che è stato abbastanza misero da cadere vittima delle menzogne diffuse dagli Antifa e che quindi ha rilasciato dichiarazioni diffamatorie. Il suo cuore potrebbe anche essere dalla parte giusta, ma il suo cervello ed i suoi consulenti legali no. Se si fosse preso la briga di verificare i fatti, si sarebbe reso conto di essersi messo nella posizione di quello che non sa, o non capisce, o addirittura se ne frega dei fatti; nella posizione di chi è facilmente manipolato dagli altri per giocare al loro gioco.

Dovremmo anche menzionare i membri della stampa che non hanno controllato i fatti e non si sono presi la briga di contattare noi o chiunque altro per sentire la nostra versione della storia. Essi sono semplicemente andati avanti ad esprimere dichiarazioni diffamatorie. Questo è giornalismo irresponsabile della peggior specie, non si tratta di editori di riviste inesperti. Pubblicazioni storiche e (prima) rispettate sono state complici in ciò. Le loro azioni dimostrano il totale disprezzo che hanno per i fatti e la mancanza di rispetto che hanno per i loro lettori.

Per chiudere con una nota positiva, dobbiamo davvero ringraziare quelli che si sono schierati con noi, specialmente i locali che non si sono fatti intimidire, e quelli che si sono impegnati in offrirci alternative per gli shows cancellati. Abbiamo avuto messaggi da tutto il mondo, da persone di tutte le convinzioni politiche e religiose, che ci offrivano non solo il loro supporto, ma anche il loro aiuto.

E questi non erano solo i nostri fans. Siamo stati contattati da persone che ammettevano di non aver mai sentito parlare di noi, o che odiano il Black Metal, o che odiano i Taake, ma che nonostante ciò si sono sentite in dovere di farci sapere il disgusto che provavano per il modo in cui gli Antifa ed i loro simili pretendano un’aderenza servizievole alla loro agenda e puniscano chiunque li sfidi, cavalcando la libertà degli Americani di decidere da soli.

Amici miei, non dovete scusarvi per le menzogne e le azioni di un gruppo marginale. Voi siete la maggioranza, siete quelli che rifiutano di piegare la testa a quelli che vorrebbero ordinarvi come vivere le vostre vite e che tentano di limitare le vostre libertà. Voi siete quelli che potete fare qualcosa a riguardo.
Taake.

 

tradotto dall’inglese dalla loro pagina facebook: fonte: