AMERICAN WIDERSTAND: POTERE BIANCO E METALLO NERO PT 3.(Xenophobia e Wotanorden)

Al PDF sottostante ed in formato di testo qua sotto si può trovare questo estratto dal capitolo dedicato alla scena americana del libro “Come Lupi fra le Pecore”.

Si parla, del dettaglio, delle bands Xenophobia e Wotanorden.
Buona lettura agli interessati.

AMERICAN WIDERSTAND PT 3

Tra i primissimi predicatori della scena NSBM in territorio statunitense vi è Warhead Von Jewgrinder (al secolo Brian James Moudry), che ha saputo farsi un nome di tutto rispetto grazie alle sue molteplici attività in campo politico-religioso e per aver fondato nel 1996 gli Xenophobia, band con all’attivo un solo album, Reclaiming Celtic Glory, uscito a distanza di ben dieci anni dalla loro nascita. Nato a Chicago nel Dicembre 1976, Moudry si avvicina agli ambienti dell’estremismo neonazista fin dal periodo adolescenziale, interessandosi al metal di stampo razzista già a partire dalla prima metà degli anni Novanta. Nel 1995 fonda la prima pubblicazione interamente dedicata alla scena ed alla causa NSBM: Hatemonger Warzine. Una quarantina di pagine di crude fotocopie in bianco e nero ricche di articoli, interviste ed approfondimenti sulle quali trabocca un’esorbitante farcitura di svastiche, invettive e propaganda razziale assortita. Già a partire dal primitivo editoriale, Moudry dimostra delle idee piuttosto chiare, oltre che di non avere alcun pelo sulla lingua:

<<Il black metal nazista non è una moda.. è il futuro! Lo spirito della sacra croce uncinata non morirà mai! Il black metal è la musica della razza dominante, da e per le persone con una discendenza europea. Non è roba per ebrei, negri, o hipie liberali e omosessuali>>.

Nel corso di una decade, a cavallo fra il 1995 ed il 2006, verranno pubblicati cinque numeri di Hatemonger. Al pari della sua ideale consorella europea (la ‘zine greca Wallachian Tyrant, come detto un altro fondamentale punto di riferimento cartaceo per l’ambiente NSBM del periodo), la testata di Moudry tratterà tutti i nomi di rilievo per quella scena che andava velocemente a delinearsi: Spear of Longinus, Funeral (poi diventato Kristallnacht), Der Sturmer, Graveland, Grand Belial’s Key, Pantheon, Arghoslent, Absurd, senza contare la mole di articoli riguardanti la condizione della dissidenza bianca in America, il sistema carcerario, i raduni politici e le variopinte attività per militanti.

Non tutti i gruppi coinvolti su Hatemonger supereranno la prova del tempo, e in alcuni casi già all’epoca si poteva percepire l’attitudine da poser di chi aveva iniziato a mescolare azzardatamente musica e politica estrema, tanto da portare Moudry a chiedersi quanto e cosa vi fosse di genuino in questa scelta.

<<Temo che in alcuni casi ci troviamo davanti a dei modaioli. Alcuni di questi gruppi hanno cambiato le proprie idee dopo aver guadagnato un po’ di popolarità, o dopo essere satti osteggiati apertamente. Quando ho iniziato a pubblicare Hatemonger Warzine nel 1995/1996 c’era solo una manciata di band che supportava o promuoveva la causa razzista, e alcune solamente nelle interviste e non nei testi>>.

La tiratura non supererà mai le 300 copie a numero, ma l’impatto della fanzine lascerà dei segni indelebili nell’allora piccola, ma già agguerrita, realtà NSBM. Uscita dopo uscita, Hatemonger acquisirà sempre più confidenza a livello editoriale, divenendo nel contempo molto più curata nell’impaginazione e nelle grafiche, ma non per questo meno violenta e massimalista nelle sue esternazioni. Non è difficile notare come una buona parte di ogni numero sia dedicato alla World Church of the Creator (oggi comunemente nota come Creativity Movement), la stessa fonte dottrinale da cui a suo tempo anche Burdi aveva attinto i primi insegnamenti di stampo razzista; e infatti a partire dal 2002 Moudry, da semplice adepto, scalerà velocemente le gerarchie dell’organizzazione fino a divenirne reverendo, oltre che ad assumerne la carica di leader per lo Stato dell’Illinois.

Oltre al Black Metal, nel corso degli anni la carriera musicale di Moudry si è divisa con altri progetti decisamente indirizzati all’hatecore, come i White Minority e i disturbanti Flammable Hebrews, grazie a cui ha calcato i palchi di eventi come lo Ian Stuart Memorial organizzato dalla sezione americana del network skinhead Blood and Honour, o il raduno degli Imperial Klans of America nel Kentucky. Ma il suo riferimento musicale primario rimangono gli Xenophobia. Gli esordi su nastro, ovvero i due demo rispettivamente intitolati Boot Stomping, Church Burning, Black Metal (1996) e Vomit on the Rabbi (2004) sono l’esempio di un black metal scarsamente identificante: grezzo, sporco, primitivo e ben poco incisivo. Nemmeno Moudry si dimostra troppo tenero ricordando i suoi primi esperimenti in musica, mentre è l’uscita del full-lenght Reclaiming Celtic Glory a segnare un decisivo quanto importante passo in avanti; il primo album degli Xenophobia gode infatti dell’apporto tecnico-musicale di Stolztrager, frontman dei Veil, un altro ensemble facente parte (al pari degli stessi Xenophobia) del Pagan Front. Egli affermò:

<<Brian Moudry conosceva il mio gruppo ed io ero interessato alla sua band, così abbiamo iniziato a discutere di alcune idee. Mi sono proposto di collaborare agli Xenophobia come chitarrista. Da quel momento in poi abbiamo iniziato a lavorare insieme su delle canzoni che avevo scritto, e alla fine abbiamo inciso l’album Reclaiming Celtic Glory. Ci siamo anche esibiti in due incredibili concerti (uno con gli Absurd e l’altro con i West Wall). A ripensarci, sono ancora fiero di quel materiale. È stata una collaborazione straordinaria, ed è grandioso aver fatto parte della band black metal più famosa del Nord America. Fareste molta fatica a trovare qualcuno più dedito alla scena di quanto sia Brian>>.

[…]

Tornando agli Xenophobia, nelle cinque tracce che compongono il loro unico album si conentra una colata di intolleranza razziale ed antisemitismo priva di ogni scrupolo. Il disco, nonostante i ricercati richiami alla patria originaria che sorge al di là dell’Atlantico, non riesce comunque a liberarsi dalla zavorra di un’identità minata fino all’osso dall’americanismo. A dispetto dell’artwork impegnato, corredato da immagini ancestrali e foto di paesaggi naturali inviolati, il messaggio marziale paracavalleresco di Reclaiming Celtic Glory cozza con un continuo sottofondo tematico da impietosa “guerra razziale metropolitana”. Da questo inalterabile DNA emergono brani come Silent Brotherhood, dedicati all’omonima organizzazione nazionalista rivoluzionaria bianca fondata nei primi anni Ottanta da Robert Jay Mathews. E tutto sembra riflettersi, in modo fin troppo invadente, nell’ossessione razziale creazionista (nda, riferita al Creativity Movement) di un seguace della chiesa di Klassen costretto a vivere nel contesto di una tipica cittadina multietnica americana come Joliet, effettivo domicilio di Moudry nell’Illinois. Non a caso il disco degli Xenophobia viene dedicato a “Gonzo”, un confratello di Moudry incarcerato per omicidio di primo grado “mentre si difendeva da alcuni amici dei negri”.

Non dovrebbe quindi sorprenderci che in oltre tre lustri di attività il gruppo di Moudry non abbia prodotto più di un solo full-lenght, e che da diversi anni la sua Hatemonger Warzine si sia fermata al quinto numero.

<<Hatemonger non viene pubblicata dal 2006/2007, la seconda volta che i federali mi hanno perquisito la casa hanno anche sequestrato il nostro computer. Dove vivo, nel cosiddetto Nord liberale, i razzisti sono trattati come criminali o reietti. Ho perso diversi cosiddetti amici, familiari e parecchie libertà per questo motivo.>>

[…]

Le cronache di alcune questioni giudiziare che hanno avuto come protagonista il leader degli Xenophobia hanno trovato spazio proprio all’interno degli editoriali di Hatemonger, oppure sono state descritte in occasione delle rare interviste rilasciate da Moudry. In una di quelle pubblicate più di recente, rilasciata ad una ‘zine underground italiana e risalente al mese di novembre del 2010, Jewgrinder si augurava di riuscire a pubblicare a breve diverso materiale a più mani oltre ad un nuovo disco ad ampio respiro. Specificava però di essere nuovamente sotto processo per aver utilizzato un’arma illegale, senza contare un’imputazione per aggressione aggravata ai danni di un agente di polizia.

Ma le sue pendenze con la legge hanno preso una piega ancor più drammaticamente seria: il 30 maggio del 2012 i federali hanno fatto irruzione nella sua casa di Joliet traendolo in arresto con l’accusa di aver cercato di assassinare un’intera famiglia di afroamericani incendiando la loro casa. L’ennesima tegola giudiziaria a fronte della quale il leader degli Xenophobia è finito sotto processo con un capo d’accusa che gli potrebbe costare qualcosa come quarant’anni di galera. (nda: il libro è del 2012 e non è quindi aggiornato su questa vicenda, nel 2013 Moudry è stato condannato a 10 anni di reclusione per questi fatti contestati).

[…]

Spostandoci verso la Costa Orientale, nello specifico in Pennsylvania, incontriamo un’altra band aderente al Pagan Front che nel corso di una decina d’anni ha ridefinito i propri canoni spostando decisamente il tiro verso il pagan metal. Si tratta del Wotanorden, un duo emerso dalle ceneri del death metal anni Novanta, e che all’epoca si faceva chiamare Farkaskoldus. Il loro esordio (From the Storm Come the Wolves, 2003) abbraccia il paganesimo odinisa ed in sostanza la mitologia germanico-scandinava tout court, un processo destinato a proseguire anche nei due album successivi (Aryan Culture Preservation e The Hands of Fate, rispettivamente del 2006 e 2011). Ma per via dell’approccio radicalmente identitario e dell’esplicita aderenza ad una certa area ideologica, il gruppo si è ritrovato suo malgrado circoscritto entro la gabbia dell’NSBM puro e semplice, una categorizzazione che però a quanto pare gli va parecchio stretta:

<<Per via delle nostre idee di estrema Destra e di qualche canzone a tematica nazionalsocialista, i Wotanorden sono stati etichettati come NSBM. Se sono d’accordo con questa definizione per la nostra musica? No, per niente, la nostra band è odinista (nel senso del paganesimo germanico) sin dagli inizi, ed etichettarla come semplice NSBM è superficiale e non dà alla nostra musica il rispetto che merita! Agli inizi eravamo una band black metal, ma se dovessi descrivere ora la nostra musica, direi che la categorizzazione corretta è “metal pagano”. Certo, siamo comunque membri del Pagan Front e l’etichetta per cui incidiamo è chiaramente nazionalsocialista. E la nostra musica è scritta e pensata per il popolo ariano di discendenza europea. La preservazione culturale e razziale esisteva da migliaia di anni prima che il Terzo Reich fosse anche solo immaginato! Sono un convinto assertore della segregazione razziale; questo mi rende forse un “malvagio razzista”? Ovviamente no, sono solamente un tradizionalista radicale e una persona realista.

La nostra musica è concepita per far rivivere l’antica fiamma nei cuori della nostra gente, per risvegliarne lo spirito ariano.>>

Non è facile tracciare una linea di separazione fra il metallo d’impronta volkisch-pagana, dedito ad un folklore nordico, romantico ed evocativo, ma nel contempo affrancato da rivendicazioni ideologiche, e quelle istanze di natura NSBM rivedute e corrette da un maggiore interesse verso il campo spirituale. Come abbiamo visto, il confine si dimostra abitualmente permeabile da ambo le parti, e per chi voglia cercare di innalzare un qualche steccato divisorio, spesso la miglior soluzione rimane quella di dar vita a più gruppi musicali, ciascuno con un suo approccio tematico dominante. Oppure, molto più semplicemente, scegliere la propria via infischiandosene delle etichette a cui, volenti o nolenti, si verrà sottoposti. Nel caso dei Wotanorden non si tratta però di voler mantenere le distanze dall’NSBM in quanto in qualche modo lesivo della loro immagine. Jorgen e Tyranath non nascondono certo le proprie inclinazioni politiche, ma nel contempo anelano ad un riconoscimento della loro musica in quello che considerano il suo giusto contesto, che a loro modo di vedere non può essere l’NSBM, percepito come un contenitore dalle dimensioni limitate e limitanti entro cui risulta troppo difficile convivere fianco a fianco con gruppi dall’approccio così differente dal loro. Si tratta di una situazione piuttosto simile a quella di altre formazioni che nel corso degli anni hanno subito una risoluta transizione dal metal estremo di caratura nazionalsocialista a soluzioni più sofisticate di paganesimo nordico. In tal senso possiamo prendere a titolo di esempio le parole di Vjohrrnt V. Wodansson dell’ensemble canadese Fjord, una band che vanta numerose similitudini con i Wotanorden:

<<Non siamo ragazzini di sedici anni, ne abbiamo quasi quaranta e sappiamo molto bene che posizioni abbiamo, cosa pensiamo e crediamo, e perché. I Fjord non hanno paura di dire quello che comunque pensiamo sia evidente nei nostri testi, pur se non smaccato. Nelle nostre canzoni non troverai alcun “sieg heil” o “white power” a confermarti che sosteniamo la discendenza bianca ed europea dal sangue. Non siamo nazionalsocialisti, ma comunque abbiamo dei principi di Destra, come è naturale per degli uomini pagani. Su internet ho letto in diversi posti che i Fjord sarebbero nazionalsocialisti, o persino NSBM. È ridicolo, non facciamo black metal e non siamo nazionalsocialisti. Capisco bene che esistano dei legami fra il paganesimo ed il nazionalsocialismo, ma ci sono dei limiti oltre i quali i due non possono mescolarsi>>.

 

Questa dei Fjord è una voglia di distinguersi che a molti potrebbe sembrare inutile se non ipocrita, ma che ancora una volta evidenzia le tante sfaccettature in seno a questa realtà musicale estrema troppo spesso vista come unica ed indivisibile, e che in verità si basa in gran parte su fragili distinzioni ideologiche e temporanee alleanze. E difatti nelle parole di Vjolhrrnt non mancano nemmeno ulteriori critiche al circuito NSBM com’è ogg, per quanto condite da alcuni distinguo:

<<Quanti gruppi davvero validi ci sono in circolazione? E quante band puerili ed inutili che non sanno dire altro se non “Hitler è troppo figo” stanno trasformando il genere in una pagliacciata? I gruppi di punta, che hanno iniziato parecchio tempo fa a dedicarsi seriamente a certe tematiche, che sono ancora qui e sono ancora devoti alla causa come Der Sturmer e Capricornus, non si contano certo a centinaia. Ci sono tantissimi altri modi per promuovere l’arianesimo ed il paganesimo senza ricorrere ai soliti clichè, i gruppi da MySpace che sanno suonare giusto due accordi e fare solo “sieg heil” non danno alcun contributo alla nostra causa. Saturano il genere e basta, e riempiono le liste dei mailorder di demo limitati ad 88 copie. Ciò di cui abbiamo bisogno sono grandi band come Graveland, Nokturnal Mortum e Wotanorden, che promuovono i valori pagani in chiave ariana, e i gruppi più politicizzati come per esempio i già menzionati Der Sturmer e Capricornus. Band che fanno uscire materiale di qualità, con una buona estetica e testi intelligenti>>.

INTERVISTA A FAMINE DEL KPN (KOMMANDO PESTE NOIRE), TRADUZIONE DA MILITANT ZONE, MAGGIO 2017

In allegato al link sottostante il PDF con la traduzione dell’intervista ai KPN dal sito della Militant Zone.
Intervista ai Famine dei KPN, Maggio 2017, traduzione da Militant Zone

Di seguito il testo integrale. Buona lettura agli interessati.

1) Nel Dicembre 2016 abbiamo avuto il piacere di vedere i KPN (Kommando Peste Noire, ndt) uscire dall’underground per suonare sul palco dell’Asgardsrei fest, un evento pubblico che si è svolto nella zona centrale di Kiev, nel quale avete avuto la possibilità di condividere il palco con i NOKTURNAL MORTUM, i M8L8TH e i KRODA. Quali sono i vostri ricordi di questo festival? Quali sono le vostre impressioni globali della vostra prima visita all’Europa dell’Est?

Per noi è stato abbastanza impressionante passare dal suonare in un piccolo locale in Francia, dove abbiamo suonato per la prima volta, ad un evento in un locale così vasto con 1200 persone che sono venute a vedere il nostro secondo concerto. Da un punto di vista artistico, il gruppo non era ad un livello eccellente ma siamo migliorati moltissimo da allora, avevamo bisogno di un po’ di concerti per farlo bene.

Dal punto di vista organizzativo, siamo stati sbalorditi dalla professionalità di questo evento, sia per i suoni, sia per le risorse materiali che sono state mobilitate, sia per l’accoglienza; è stato quasi irreale. Per gruppi così schierati a livello politico si pensava sarebbe stato impensabile trovare standards così elevati. Oltre a questo, personalmente, sono sempre stato affascinato dall’Europa dell’Est, e ho avuto un feeling eccellente con i Russi e gli Ucraini che ho incontrato lì, è quasi come se avessi incontrato fratelli di sangue.

2) Parlando dei concerti che si sono svolti finora, cosa pensi delle recenti “caccie alle streghe” contro tutti quelli che sono considerati “politicamente scorretti” in questi giorni? Sembra che una volta che una band è etichettata “NSBM” (National Socialist Black Metal), “fascista” o semplicemente “nazionalista”, tutta una marmaglia di moralisti inizia ad informare la polizia nel tentativo di impedire a certi gruppi di salire sul palco. E non stiamo parlando solo del KPN qui, ma anche di bands come MARDUK, GRAVELAND e molte altre formazioni che di recente hanno provato sulla loro pelle i problemi dovuti alla censura politica.

Con tutte queste cancellazioni, gli antifa stanno facendo essi stessi propaganda contro di loro. Questa è una cosa buona. Alla fine dei conti il fatto che vedano Nazi ovunque e che facciano cancellare tutti questi concerti fa sì che tutti finiscano per odiarli. Quindi li incoraggio ad andare avanti in queste loro attività. Parlando dei PESTE NOIRE, la loro unica arma contro di noi è dire che noi siamo NS (NazionalSocialisti, ndt). Ho già spiegato che i PESTE NOIRE non erano NS in senso stretto, nello specifico in un intervista per il “Cercle Non Conforme” pubblicata online nel 2014.

Dire che non siamo NS era semplicemente una questione di accuratezza storica ed ideologica, anche se alcune persone hanno visto questo come un tentativo di paracularci o addirittura di promuovere una retorica anti-NS. Le persone sono davvero bloccate dalla dicotomia “NS / anti-NS”. Io ho detto che i PN (Peste Noire, ndt) non sono NS ma non ho mai detto che i PN sono anti-NS. I PN non parlano di Adolf Hitler, tutto qui. Se dicessi che i PN non parlano di piante nei loro testi, vorrebbe dire che i PN sono contro i tulipani e i papaveri? E seriamente, i PN sono troppo punk per essere NS. Qualcuno vedrebbe il fatto che non ci associamo al Nazional Socialismo come una debolezza, un’ipocrisia o la paura di finire nei guai. LOL: se avessi paura dei problemi, non avrei un progetto come VOUIVRE, con un individuo che è totalmente dentro il NSBM. Non mostrerei il mio supporto ad AZOV, non avrei un tatuaggio sul mio collo con scritto “Me Ne Frego”, e quando la gente viene a sapere con chi collaboreranno i PN, avete la mia parola, capiranno velocemente che non ho assolutamente alcun tabù da questo punto di vista. Per essere specifici, onesti ed accurati al 100%, i PESTE NOIRE si collocano ideologicamente vicini alle ideologie della Rivoluzione Conservatrice Tedesca, della Nuova Destra Francese o anche nel fascismo italiano alla maniera di Casa Pound. Sono un razzialista, un etno-pluralista, assolutamente contrario alla mescolanza razziale ma non un suprematista. Chiaramente quest’ultimo punto allontana i PESTE NOIRE da certe bands puramente NS.

Detto questo, il mio principale obbiettivo, senza alcun dubbio, è la difesa della razza bianca e l’espulsione (se possibile pacifica) dei non-Europei dalle nostre terre. E da questo punto di vista, le bands NS sono le mie prime alleate. Inoltre c’è una foto in cui faccio il saluto con la mano destra. Tutti questi merdosi blacksters francesi stanno facendo un sacco di confusione con questa foto, come se contraddicesse in qualche modo le mie parole. Che manica di coglioni.. Nell’intervista citata in precedenza con il CNC (Cercle Non Conforme, ndt) ho chiaramente detto che mi sento più vicino al fascismo Italiano che al Nazional Socialismo Tedesco. Quindi come ci si può sorprendere che uno che simpatizza col fascismo fa il saluto con la mano destra? Non ho problemi a salutare i miei amici come gli Europei hanno fatto per 2000 anni, e non ci sono problemi se i miei fan fanno questo saluto ai concerti.

 

 

 

3) Parlando dei fans, come spieghi il fatto che la scena Black Metal nell’Europa Occidentale e nel Nord America sta gradualmente perdendo il suo spirito ribelle, provocatore ed eretico per diventare incredibilmente sterile e castrata? Com’è la situazione in confronto a quella dell’Europa dell’Est? Vedi qualche differenza?

Non sono un psicologo, ma direi che i blackster dell’Europa Occidentale e del Nord America non sono così forti a causa dell’addomesticamento e dell’imborghesimento generale. Sono più nichilisti perché lo spirito del liberalismo estremo si è accanito su queste terre per più tempo rispetto all’Europa dell’Est. Qui in Francia, molti metallari sono degli egocentrici che vogliono mettersi in mostra, vivendo con le loro madri ed avendo una vita facile. L’Europa Occidentale è nota per i suoi più alti standard di vita, per il materialismo, il volgare edonismo, tassi di natalità più bassi e la Sindrome dell’Iperatore; quando l’unico bambino nella famiglia riceve tutte le attenzioni, non vi è da sorprendersi di vedere così tanti codardi egoisti qui. Ogni piccola cacchetta,  coccolata dai suoi genitori, pensa di essere un dio e non ha alcuno spirito di sacrifico né alcun senso di comunitarismo etnico. Non si prenderanno alcun rischio. La correttezza politica è in qualche modo la loro zona sicura. Usi il termine “provocatorio”; esso è anche una parola chiave per illustrare la differenza fra le scene Occidentali ed Orientali. Gli Slavi non fanno semplici provocazioni da “Rock Stars”, come fece Necrobutcher posando di fronte ad una bandiera Nazi, o come fecero i DARKTHRONE quando dissero “Norsk Arisk Black Metal” senza la volontà di stare da quella parte in seguito. Mi sembra che mentre la scena BM (Black Metal, ndt) occidentale resti esattamente allo stadio giovanile, superficiale e provocatorio (Hitler che sarebbe il nuovo Satana, gente che si dichiara NS solo per scandalizzare il pubblico, ecc), la scena nell’Est è molto più seria, politicamente impegnata, violenta ed organizzata. Sono rimasto stupito nel vedere il numero e la disciplina dei vostri volontari all’Asgardsrei Fest. La scena Slava sembra che è più unita. Avete le vostre reti nelle prigioni, i vostri attivisti hanno una cultura sportiva genuina ed uno stile di vita sano. Sia il corpo che la mente seguono l’ideologia. In Francia, vedi questo fra gli skins ma raramente fra i blacksters. Inoltre, nelle prigioni Francesi, se non sei un Corso non hai accesso ad alcun network di supporto fra i bianchi (che sono, per la maggior parte, o stupratori o tossicodipendenti). Bisogna anche tener conto di questo: dal momento che qui le prigioni sono piene di immigrati, uno cerca di evitarle ad ogni costo.

 

 

4) Parlando di stile di vita salubre, sembrerebbe che i temi dell’alcol e del sesso siano di particolare interesse per te. Ci ricorda le canzoni per Bacco e i riti Dionisiani, temi entrambi presenti nella cultura Europea, come lo sono anche quelli della disciplina Spartana e dell’ascetismo propri del movimento NS Straight Edge. Non vi è secondo te una contraddizione fra questi due temi? Qual è il posto che trovano essi nella tua vita?

Queste due forze, il Dionisiaco (orge) e l’Apollineo (ordine), per metterli in termini Nietzschiani, sono ovviamente in conflitto ma non sono contradditori dal momento che si bilanciano e si completano fra loro. Io mi alleno due ore al giorno per mangiare tre volte più cibo ed avere tre volte più piacere. Qui in Francia bere vino e champagne è un parte importante della nostra eredità e della nostra identità, una sorta di abilità nazionale.

Un nazionalista francese non può vivere in modo appropriato se sputa sui nostri vigneti. C’è un tempo per tutto: un tempo per lo sport e l’allenamento ed un tempo per i bagordi ed il relax. Troppa serietà porta all’ansia e lo stress prolungato porta al cancro. Il pubblico Francese è ovviamente meno atletica di quella Russa o Ucraina, ma è più festaiola, Rabelaisiana, che è una grande qualità. Guarda i video del nostro concerto a Limoges, la gente sorride da un orecchio all’altro, cantano insieme e si abbraccia senza comportarsi come una qualche feccia alcolizzata; è un momento di pura convivialità. Penso che la vera forza sia nell’autocontrollo, nell’essere in grado di godersi i piaceri terreni senza diventare dipendenti da essi nel lungo periodo. Niente è più deprecabile di una persona che non riesce a gestirsi quando beve secondo me. Personalmente, stavo bevendo troppo prima, ma questo mi ha aiutato in tempi difficili. Ora bevo solo occasionalmente. Comunque mi lascia perplesso essere trattato come se fossi un tossicodipendente perché bevo un sorso di Dom Pèrignon da qualche ragazzo straight edge che si spara gli steroidi, che sono 1000 volte più nocivi per la sua salute.

 

 

 

 

Q5) Fra le varie influenze che possono essere individuate nei tuoi recenti album vi è quella del rap. È una decostruzione postmoderna dei generi con la tecnica del collage o stai cercando di rafforzare i PESTE NOIRE con nuove influenze esotiche?

No, mi piace davvero la musica rap. Come nella letteratura Francese, mi sento sempre più vicino agli emarginati. Il mio interesse nel rap si basa sulla stessa attrazione che ho per i fuorilegge, gli attaccabrighe, i gangsters e le menti libere. E come ho già detto prima, sono un pluralista etnico: allo stesso modo in cui posso interessarmi alla cultura Giapponese o Inca, non ho tabù nell’ascoltare il rap dei Neri o dei Marocchini se è fatto bene e se non rinuncia alle proprie radici, in modalità Kemi Seba (Separatista Nero francofono panafricanista, antisionista ed anti-imperialista, che teorizza il ritorno in Africa dei Neri, ndt). Ci sono tonalità di voci, metodi di frasario e di canzoni peculiari, quelle che potete trovare in Niska o Siboy per esempio, cose che i bianchi non sarebbero in grado di proporre allo stesso modo. Questo vale anche per il rap tedesco. Un bianco non rapperà mai come un nero e viceversa. Preservare queste peculiarità razziali evitando la mescolanza razziale e la diluizione della propria cultura in un’altra è essenziale per me. Il rap è coraggioso, aggressivo, belligerante, ipermascolino, parla solo di orgoglio e potere, è praticamente ultra-fascista nella sua forma. Ora sono a favore di ogni tipo di orgoglio ma ovviamente la vittimizzazione anti-bianca di qualche tipo nel rap dei Neri è pura merda: una volta messo da parte l’interesse per il loro stile e per il loro timbro di voce, tutto così autentico, per i loro video e la loro estetica, essi semplicemente prendono tutti i nostri simboli e le nostre creazioni. Le loro pistole sono russe, le loro auto sono tedesche ed i loro vestiti sono francesi. Persino la loro simbologia è influenzata da quella Europea. Questi ritardati, che possono essere musicisti eccellenti ma pur sempre ritardati, parlano solo di potere e dominazione; ma i veri Capi, quelli che sono in possesso della tecnologia militare, quelli che fabbricano auto di lusso e Hugo Boss, sono ovviamente i bianchi. La verità è che siamo diventati troppo froci a causa delle guerre fraticide, della propaganda pro-mescolanza razziale e l’ideologia isterica dei diritti umani. Il fatto resta che siamo noi e non loro ad avere l’intelligenza tattica, logistica e le risorse militari per sovrastarli. Quindi lasciateli giocare con i nostri giocattoli nei loro video; senza di noi, avrebbero avuto bastoni di legno invece di AK47 ed asini o capre come mezzi di trasporto.

 

 

6) Siamo arrivati alla domanda ovvia ma necessaria: quali sono i tuoi progetti in corso, sia in termini di nuove registrazioni che di collaborazioni? Dove si trova il campo di battaglia per Kommando Peste Noire quest’anno? Forse qualche parola sul tuo nuovo progetto VOUIVRE?

Ok, in ordine cronologico, questo è ciò che farò.

Apparire come ospite nella prossima uscita dei M8L8TH

Registrare il nuovo album dei PN. È già stato composto, ma voglio perfezionarlo e lavorare sugli arrangiamenti musicali nel modo che è stato fatto precedentemente in “L’Ordure à l’ètat pur”, dove avete 30 diverse idee per traccia. I concerti ci hanno impegnato un sacco di tempo, e mi pento di aver affrettato un po’ i tempi con i due albums precedenti. Ora mi prenderò tutto il tempo di cui avrò bisogno per terminare questa nuova registrazione. Non aspettatevela prima del 2018.

Una volta che il settimo album dei PN sarà completato, farò uno split con gli Absurd su CD.

Dopo lo split con gli Absurd, rilascerò un 7’’ coi Goatmoon.

È un grande onore lavorare con tutte queste bands. Per quanto concerne VOUIVRE, è tutto completato, stiamo solo aspettando i vinili dalla fabbrica. C’è una certa montatura intorno al progetto, a causa del fatto che lo abbiamo annunciato in un video realizzato in modo eccellente dalla ANAON PRODUCTIONS, e la gente si aspetta un full-lenght album. Comunque questo è un EP (come abbiamo sempre annunciato): due tracce Black Metal con una produzione essenziale ed un sound old school (lato A), composte e registrate da me, e due tracce più sperimentali (lato B) composte e registrate da HGH. Sun, della band francese NSBM Malsaint, ha scritto tutti i testi tranne quello dell’outro. Canta le parti più sporche nelle mie tracce e io canto tutte le pulite. Sun si occupa anche del cantato pulito in una delle tracce sperimentali, ed un vero peso massimo dell’NSBM Francese, il cui nome terrò segreto finchè il vinile non sarà rilasciato, ha contribuito all’outro con i suoi testi ed il suo cantato sporco. Ardraos dei Suhnopfer suona la batteria. Secondo me è stata una buona esperienza ma non continuerò con questo progetto. Non sono più nello stato mentale in cui ero all’epoca, quella delle peregrinazioni parigine, dai primissimi inizi l’avevo visto come una breve pausa per provare qualcosa di diverso dai PN, come l’altro mio progetto VALFUNDE, del quale non mi occuperò più. Quindi sto lasciando il futuro di VOUIVRE nelle mani di Sun e HGH, se vorranno continuare questo progetto.

7) Togliamo il velo sull’imminente collaborazione fra MILITANT ZONE e PESTE NOIRE. Siamo fieri di annunciare le riprese del videoclip “Le dernier putsch”, la traccia che colpisce fin dai primi secondi nel vostro più recente album. Le riprese inizieranno a Kiev in data 11 Giugno 2017 e vorremmo invitare tutti i fans ed i supporter ad entrare a far parte del pubblico e diventare comparse in questo nuovo video dei Peste Noire (per maggiori dettagli visitate la pagina dell’evento vk.com/kpn2017).

“Le dernier putsch” era inizialmente inteso come un gesto di supporto ad AZOV, quindi quale miglior posto di Kiev per girare questo video? Come soggetto di interesse, abbiamo fatto una t-shirt un po’ di tempo fa raffigurante un hooligan armato di una mazza da baseball che indossava un elmo da cavaliere, con lo slogan “Be medieval” (Sii medievale, ndt). Allora, era solo un disegno di una maglietta, quindi rimasi a bocca a perta quandi per la prima volta vidi hooligans con le mazze da baseball nei clubs di Maidan vestiti con un’armatura medievale che si preparavano per un vero putsch!

Militant Zone vi ringrazia per il tempo dedicato a questa intervista, ci vediamo a Kiev il prossimo mese!

Link originale in inglese:
http://militant.zone/kpn2017/

Intervista alla band Todesstrafe (NSBM, Italia, tradotta da OccultBlackMetalZine, 17/04/2017)

1. Per quelli che non hanno mai sentito parlare di voi prima, puoi dirci qualcosa sulla band?

Onestamente non c’è così tanto da dire su questa band. Todesstrafe è la nostra prima band seria, un progetto musicale che avevamo in mente da un po’. Finalmente abbiamo avuto tempo di lavorarci. Proveniamo entrambi dal black metal underground, quindi è stato decisamente naturale evolverci in questa direzione, avevamo semplicemente bisogno di trovare il periodo giusto e le idee necessarie. Avevamo cominciato a lavorare ad un demo di 4 canzoni, ma poi continuavamo ad avere di continuo altre idee e quindi abbiamo deciso di fare un full lenght. È così che “The Northern Hammer Returns” è nato.

2. Avete recentemente pubblicato il vostro primo album, come descrivereste la proposta musicale che presentate in questa pubblicazione?

Allora, direi che Todesstrafe è semplice raw black metal primordiale con elementi Hardcore e RAC. CI siamo concentrati più sulle sensazioni che sul suonare tecnicamente, volevamo che il nucleo dell’album arrivasse dritto al punto, un pugno in faccia. Molte bands Black Metal a volte si perdono in un milione di piccoli dettagli, noi volevamo creare qualcosa che andasse nella direzione opposta. Quindi quello che potete trovare in noi è musica molto diretta, alla vecchia maniera.

3. Le vostre liriche trattano molto sui temi della Guerra, dell’Europa e del NazionalSocialismo, puoi dirci un po’ di più su cosa questo significa per voi?

Non farò perdere tempo né a voi né a me dicendo le solite cose estreme che molte bands NSBM ripetono all’infinito per impressionare il loro “target musicale”, non ce ne frega di essere estremi nelle interviste perché siamo molto più legati a ciò che di spirituale ha questa musica; pensiamo che la musica debba parlare da sola. Siamo affascinati dalla guerra e da ciò che il Terzo Reich rappresenta nella storia dell’umanità. La guerra, la disciplina, il coraggio, la fedeltà e quant’altro è inteso essere davvero radicale. Radicale nelle decisioni, nelle azioni, nella ferrea volontà di certi ideali. Qualcosa che è completamente andato perduto ai nostri giorni, come un istinto di sopravvivenza primordiale.

4. So che il nome della band significa “pena di morte” in tedesco. Come si collega questo nome con lo stile musicale da voi suonato?

Abbiamo scelto “pena di morte” come nome della band perché rappresenta una dichiarazione drastica contro i traditori e gli smidollati che infettano il mondo con la loro correttezza politica. Siamo totalmente stufi di qualunque tipologia di “correttezza”. Il mondo non dovrebbe essere così.

5. Attualmente ci sono solo 2 membri nella band. Siete propensi ad espandere la vostra line up in futuro o preferite restare un duo?

Preferiamo restare un duo per motivi tecnici in primis, ma anche perché Todesstrafe è un qualcosa di molto personale che noi condividiamo. Personalmente preferirei che restasse così.

6. L’album è stato pubblicato dalla “We Are At War Records”. Puoi dirci qualcosa di più su questa label?

Quando abbiamo registrato l’album ed iniziato ad inviare dei promo, è stata la Werewolf Promotion, dalla Polonia, che ci ha suggerito “We Are At War Records”. Il nostro album è la loro prima release ufficiale, quindi non c’è molto da dire. Come band alla nostra prima uscita discografica non avevamo grandi aspettative, ma ci piaceva l’idea di iniziare questa “avventura” con qualcuno che stava anch’esso iniziando. “We Are At War Records” ha pubblicato il nostro album in un’edizione digipack elegante con una cartolina speciale, un’etichetta adesiva ed un foglio con i testi (solo nell’edizione limitata). Il risultato finale è eccezionale, molto più di quanto ci saremmo aspettati, quindi non potremmo essere più felici di così. Spero che lavoreremo ancora insieme in futuro.

7. Come è stato il riscontro alla vostra musica da parte dei fan del National Socialist Black Metal a livello globale?

Finora molto buono. L’album è uscito da circa un mese ma abbiamo avuto già un po’ di ordini; chi ha avuto il cd l’ha amato, anche i nostri amici personali e stretti.

8. Verso quali sonorità si dirigerà la band in futuro?

Abbiamo già iniziato a lavorare su un nuovo album e lo stile è praticamente identico, sono sicuro che la nuova roba avrà lo stesso sound del nostro debut album. Ci piace la musica che abbiamo fatto quindi vorremmo mantenere il “nostro stile”. Sicuramente sappiamo di non aver inventato niente di nuovo, ma cerchiamo comunque di non sembrare una band clone di altre.

9. Quali sono alcune delle bands o degli stili musicali che hanno influenzato la vostra musica? Cosa state ascoltando in questo periodo?

Dobbiamo rendere omaggio a bands come Ad Hominem, Capricornus, Der Sturmer e Aryan Terrorism. Riguardo lo stile musicale, ovviamente il Black Metal e qualcosa di Death Metal e Hardcore. In questo periodo la nostra playlist è dominata da “The Crowning Horror” di Pest, un capolavoro assoluto!

10. Il Paganesimo ha qualche ruolo nella vostra musica?

Di sicuro non siamo Cristiani né seguaci di una qualche religione desertica. Portiamo rispetto agli Antichi Culti che definirono l’identità dei popoli Europei. Rispettiamo totalmente le nostre radici e la nostra eredità.

11. Quali sono alcuni dei vostri interessi non musicali?

Principalmente mi definirei come un avido lettore. Poi, ad entrambi piace viaggiare e visitare come si deve nuovi posti, scoprendo cose che riguardano le tradizioni locali, le radici culturali ed il cibo. Si può vedere ed imparare molto tramite i viaggi, è un unico viaggio infinito.

12. Prima di terminare l’intervista, avete qualche pensiero finale da dire?

Se sei un fan del Black Metal primordiale “un pugno in faccia”, dai a Todesstrafe una possibilità. Non perdere il tuo tempo con bands Black Metal senz’anima che non hanno niente di interessante da dire. Supporta solo gli artisti attivisti, politicamente scorretti e sinceri!
Fonte originale in inglese.
http://occultblackmetalzine.blogspot.it/2017/04/todesstrafe-interview.html?m=1

Pagina facebook pubblica della band.
https://www.facebook.com/todesstrafe.bm

Pagina Metal Archives della band.
http://www.metal-archives.com/bands/Todesstrafe/3540424916

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AMERICAN WIDERSTAND: POTERE BIANCO E METALLO NERO PT 2. (Arghoslent, Fanisk, Eldrig e Grand Belial’s Key)

Al PDF sottostante ed in formato di testo qua sotto si può trovare questo estratto dal capitolo dedicato alla scena americana del libro “Come Lupi fra le Pecore”.

Si parla, del dettaglio, delle bands Arghoslent, Fanisk, Eldrig e Grand Belial’s Key.
Buona lettura agli interessati.

American Widerstand Pt 2

 

Un approccio radicalmente diverso, seppur sempre riconducibile alla galassia dell’NSBM americano, si può riscontrare nel duo formato da Vitholf ed Eldrig Van See, ovvero i Fanisk. Il nome, rintracciabile anche negli scritti dell’esoterista viennese Guido von List, si presta a numerose interpretazioni, anche se il richiamo chiave così come inteso dalla band lo vuole associato alla figura ed al simbolismo della fenice. Le composizioni riflettono un approccio diametralmente opposto al grosso della compagine black metal, mettendo in scena una musica carica di energia e caratterizzata da un massiccio impiego di tastiere che il gruppo stesso etichetta come “Black Solar Art”. dei due album prodotti agli inizi degli anni Duemila, il primo, il nietzscheano Die and Become (2002), è forse ancora troppo ancorato a certi stilemi del black metal tradizionale, mentre nel successivo Noontide (2004) i testi sono piuttosto criptici e si rifanno agli scritti di pensatori cari all’ambiente, come appunto Nietzsche, Savitri Devi, Karl Maria Wiligut o i già citato Guido von List. Non vi è nulla di esplicitamente scorretto nelle opere dei Fanisk, anche se determinate immagini e parole tradiscono oltre ogni ragionevole dubbio l’associazione con il nazionalsocialismo: si pensi semplicemente all’artwork scelto per la copertina di Noontide, la riproduzione di un’immagine di propaganda nazista con tanto di aquila e svastica impressa sul sole di mezzogiorno. In seguito il disco verrà ristampato censurando la croce uncinata, sulla quale verrà applicato un semplice bollino nero. Detto ciò, la prospettiva usata per accostarsi al tema è comunque personale e lontana da facili classificazioni: il nazionalsocialismo qui è inteso come dottrina, come alveo di istanze che ha attraversato i secoli per riaffiorare poi durante gli anni del Reich, ma che pur provenendo da un passato molto più remoto sopravvive ancora oggi. Per quanto orbitanti attorno ad un fulcro ideologico similare, porre sullo stesso piano il pragmatismo separatista degli Immortal Pride da un lato, e le dottrine esoteriche dei Fanisk dall’altro, significa utilizzare un metro di analisi grossolano, giacchè non potrebbero esistere due visioni più diverse fra loro.

Resta il fatto che sia per VItholf che Eldrig il lavoro dei Fanisk si identifica in modo sostanziale con il credo propugnato dalla dottrina hitleriana, e a tal proposito lo stesso Eldrig si dimostra estremamente chiaro:

 

 

 

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Io mi considero un nazionalsocialista e Fanisk è un progetto strettamente nazionalsocialista. Tutto quello che facciamo è portato avanti secondo lo spirito del nazionalsocialismo. Il nazionalsocialismo non è solamente l’ennesimo movimento politico, è un movimento spirituale, giovanile, che porta avanti una filosofia di vita totalizzante che è in completa armonia con l’infinito. È connesso in maniera inestricabile con la forza vitale e quindi non è stato sconfitto durante la Seconda Guerra Mondiale, perché è parte di un quadro più ampio che non può venire distrutto.>> (Intervista a Fanisk, A Light Unto the Folk, da Resistance n. 25, inverno 2005/2006).

Oltre a Fanisk, merita di certo una menzione particolare il progetto solista di Eldrig Van See, battezzato semplicemente Eldrig. Come la band madre, Eldrig si mantiene lontano dall’oltranzismo iconografico e lirico che caratterizza buona parte della scena americana, preferendo un approccio più astratto, incentrato su tematiche vicine alla filosofia e al mito del superuomo. E per quanto questi elementi siano comunque presenti e ricorrenti nel pensiero radicale che anima la scena nazionalsocialista, stavolta il musicista parrebbe aver preso le distanze da precise posizioni ideologiche, come dimostra una breve dichiarazione apparsa sulla pagina MySpace del progetto. Le idee filosofiche espresse nel lavoro di Eldrig sono di natura molto complessa e personale, e non hanno alcun legame con movimenti o ideologie politiche. Dal pugno di dischi prodotti sul finire degli anni Duemila, non passa inosservato il primo album Kali, rilasciato dall’inglese SUpernal Music di Alex Kurtagic. Ideato e registrato nel giro di pochi giorni nel corso del 2006, Kali riesce nell’intento di racchiudere in musica il concetto di morte e rinascita, di creazione e distruzione, secondo gli insegnamenti della dottrina induista così come espressi nelle opere di Savitri Devi. Non a caso le uniche parole riprodotte all’interno dello scarno libretto sono proprio farina della scrittrice di adozione indiana: <>. Musicalmente anomalo, anche rispetto ai lavori che lo seguiranno, Kali si evolve attorno a vorticose sfuriate elettriche che lasciano poco spazio alle divagazioni sinfoniche.

I tre movimenti principali del disco, preceduti da altrettante intro ambientali, sono imbastiti su melodie tutto sommato semplici ma evocative, andando a creare un tessuto sonoro ripetitivo ed ipnotico che si evolve attraverso lente variazioni ritmiche.

Il successivo Everlasting War Divinity (2007), licenziato dall’etichetta polacca Eastside, già conosciuta nell’ambiente per aver prodotto i lavori di diversi nomi noti (Dub Buk, Gontyna Kry, Solar Wisdom, Temnozor), si sviluppa invece su coordinate di solida matrice black metal, caratterizzate però da un massiccio utilizzo delle tastiere e intrise di aperture sinfoniche. Tema ricorrente è la natura divina e nobile della guerra, vista come ineluttabile destino a cui l’uomo deve andare incontro: il campo di battaglia diviene uno spazio di scontro spirituale oltre che fisico, ed il fine ultimo è la conquista di un nuovo ordine. In questa stessa ottica sono da contestualizzare i riferimenti a Ragnar Redbeard ed a suo Might Is Right, opportunamente citato a chiusura del booklet, la cui filosofia sembra echeggiare in brani come The Alienation of the Wretched. E nel 2008, ancora sotto l’egida della Supernal Music, vede la luce Mysterion, nuovamente focalizzato sull’opera di pensatori e archetipi filosofici cari all’area che potremmo dire più “intellettuale” dell’NSBM: il lavoro è infatti dichiaratamente influenzato dalle opere dello psichiatra e antropologo Carl Gustav Jung e del filosofo Miguel Serrano, fondatore e instancabile promulgatore della dottrina dell’hitlerismo esoterico.

Per quanto atipici nel contesto americano, Fanisk ed Eldrig mostrano ancora una volta come all’interno della scena possano esistere e coesistere realtà molto diverse tra loro. A questo proposito, ad ulteriore dimostrazione di come l’ambito NSBM sia piuttosto arzigogolato e suscettibile a derive sonore non strettamente correlabili al black metal tout court, possiamo citare gli Arghoslent. Si tratta di una band davvero particolare, che ha saputo ritagliarsi un proprio spazio ed una specifica identità all’interno di un calderone spesso inflazionato da clichè hitleriani e generiche invettive razziste. Il gruppo, autore di un granitico death metal a stelle e strisce, nasce agli inizi degli anni Novanta in Virginia; per un breve periodo si faranno chiamare Pogrom, ma in seguito adotteranno il moniker composto secondo loro dalle parole greche significanti “città / fortezza” (argo) e “schiavo” (slent), e tra il 1998 ed il 2008 realizzeranno tre full-lenght che hanno saputo conquistarsi una consistente fetta di estimatori: Galloping Through the Battleruins, Incorrigible Bigotry e Hornets of the Pogrom.

Visto il genere suonato, molti potrebbero trovare lecito interrogarsi sul perché gli Arghoslent abbiano un singolare seguito tra le file dell’NSBM, ma ciò è presto spiegato nel momento in cui si prende atto dei temi affrontati abitualmente (per non dire esclusivamente) dal gruppo.

<<Storia, filosofia e religione sono dei catalizzatori per il nostro lavoro. Ciò di cui parliamo nei testi ha a che fare con le seguenti tematiche: revisionismo storico, militarizzazione, schiavismo, colonizzazione, eugenetica, misoginia, genocidio, tirannia ed omofobia. Nello specifico, parliamo di quelle idee che hanno il proprio fondamento nella tratta degli schiavi, nei Conquistadores, nella grandeur del popolo greco, romano e slavo. La missione degli Arghoslent è sempre stata quella di diffondere pregiudizio, intolleranza e xenofobia, mai di ricavare del guadagno. Alcune delle nostre idee vanno a braccetto con il nazionalsocialismo, il fascismo e la tirannia, mentre altre con il darwinismo sociale e l’esistenzialismo >>.

Nelle loro canzoni, questi dispensatori d’odio applicano un programma discriminatorio che colpisce ebrei, omosessuali e, sopra ogni cosa, afroamericani, accompagnando i testi con una convincente miscela di metal estremo che sarebbe anche in grado di rivaleggiare con numerosi big dell’attuale mercato discografico. Se decidessero di accantonare tematiche così controverse avrebbero probabilmente la strada spianata verso il successo, ma ad ogni uscita gli Arghoslent hanno puntualmente coltivato ulteriori elementi di intolleranza e pregiudizio nei confronti del diverso. Non per niente definiscono il proprio stile Totalitarian Death Metal e firmano ogni loro uscita con la frase Questo album è stato registrato a sud della Mason-Dixon line, come a ribadire l’attaccamento ad una specifica cultura d’impronta sudista. In più, nel loro sito si fanno beffe degli omosessuali rivendicando un’intransigente omofobia, e per regola non accettano ordini del loro merchandise provenienti da Israele né fanno mistero della propria insofferenza verso gli ebrei, che considerano gli agenti di un vituperato Nuovo Ordine Mondiale. La tratta degli schiavi africani attraverso l’Oceano Atlantico è un altro elemento ricorrente nei testi degli Arghoslent, uno degli eventi storici che fa capolino in più di un brano e su cui vengono incentrati anche gli artwork degli album, come ad esempio la ristampa di Incorregible Bigotry, che riproduce le planimetrie delle navi preposte a queste disumane traversate marittime. Va comunque fatto notare come il gruppo, per quanto esplicitamente razzista nei confronti della popolazione africana, per contro non abbia nemmeno una particolare reverenza riguardo a quelli che dovrebbe considerare come propri simili, ovvero la maggioranza bianca statunitense, additata invece come traditrice del sogno a stelle e strisce.

Al riguardo basti leggere l’opinione del secondo chitarrista del gruppo, Holocausto, ribadita giusto pochi mesi prima dell’elezione del quarantaquattresimo presidente americano: <>.

Indifferente alle critiche ed ai boicottaggi che si susseguono sui vari fronti (minacce ai distributori che accettano di vendere i loro dischi, concerti segnalati alle autorità e prontamente cancellati, riviste che si rifiutano di trattare le loro uscite), la band continua lungo la strada consapevolmente intrapresa. Per loro il 2009 è un anno di intensa attività live, e dopo una serie di date estemporanee in Francia, Belgio, Italia e Finlandia, di ritorno nella natia Virginia si esibiscono in occasione dell’annuale Memorial Day dei Confederate Hammer Skins, cosa impensabile ed improponibile fino a pochi anni prima visto il genere musicale proposto, ma che acquista un particolare significato tenuto conto anche della particolare empatia che lega il gruppo non solo alla scena NSBM, ma anche a quella Oi! ed hatecore, di cui i membri degli Arghoslent sono avidi ascoltatori. Non per nula, un’ideale unione discografica fra questi diversi ambiti si era già concretizzata nel 2005 in uno split 7’’ uscito per la Vinland Winds Records e condiviso proprio dagli Arghoslent insieme ai Mudoven (progetto Hatecore di Jim Ceow, chitarrista dei Vaginal Jesus) e agli alfieri dell’ortodossia nazionalsocialista greca Der Sturmer.

Ma non si può parlare di NSBM americano senza citare uno dei pesi massimo della scena black underground statunitense, una band che condivide la medesima collocazione geografica degli Arghoslent, oltre all’effettiva compartecipazione di alcuni membri: i Grand Belial’s Key. Nati agli inizi degli anni Novanta, il loro esordio su cassetta (il demo Goat of a Thousand Young del 1992) sembrerebbe celebrare, quasi una consuetudine, la nascita dell’ennesimo gruppo satanico devoto ad una costante anticristiana farcita da un compiacente formulario occulto, ma le cose non stanno proprio così.

Fin dai loro primi passi, la band coltiva una specificità che con il passare delle stagioni (e degli album) la porterà presto alla ribalta ed all’attenzione tanto di accaniti sostenitori quanto degli attivisti dell’antifascismo.

In estrema sintesi, il loro approccio da “hooligan black metal” vuole porre in ridicolo la dottrina giudaico-cristiana impiegando testi intrisi di sadico cinismo nei confronti tanto del Vecchio quanto del Nuovo testamento. Dal punto di vista di questo ensemble, attaccare il cristianesimo così come viene diligentemente fatto dal grosso della scena black metal non può e non deve essere abbastanza: nelle intenzioni dei Grand Belial’s Key non risulta infatti lecito tralasciare quelli che già a suo tempo Papa Wojtyla aveva chiamato i “fratelli maggiori” del gregge cristiano, ovvero il popolo ebraico. E su questo punto il gruppo della Virginia ha dimostrato scrupolosamente tutta la propria feroce intransigenza.

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Se escludiamo il primissimo periodo della band, durante il quale ha fatto capolino qualche fugace clichè para-scandinavo (il corpsepaint in primis), ciò che rimane a livello di sonorità, immagine ed attitudine ha ben poco a che spartire con il grosso della scena contemporanea.

Logo del gruppo a parte, gli artwork scelti per i singoli lavori discografici manifestano l’evidente intenzione di creare una sorta di frattura grafica che distingua ogni produzione dalla massa di copertine metal perennemente virate in toni oscuri e minimali: vengono infatti scelte delle semplici tavole a colori, rubate da testi di catechesi, in cui sono raffigurati personaggi ed episodi della Bibbia, poi deturpati dalla band a colpi di improbabili face painting. C’è chi, all’interno della scena, trova queste soluzioni grafiche ridicole ed infantili, ma a questo genere di critiche i Grand Belial’s Key rispondono in più occasioni applicando un collaudato protocollo di insulti.

Per capire l’importanza di questa formazione e l’attenzione ad essa riservata dalla scena strettamente NSBM, bisogna prendere la giusta confidenza con i tre album registrati a cavallo tra il 1997 ed il 2005, Mocking the Philanthropist, Judeobeast Assassination e Kosherat, una vera e propria trilogia anti-giudaico-cristiana che segue un percorso a ritroso ben definito a partire dai Vangeli degli apostoli, ripercorrendo via via la storia del cristianesimo ed il suo legame con l’ebraismo. Mocking the Philanthropist si concentra sul messia dei cristiani e sulla realtà religiosa del suo tempo. Qui le ingiurie, pur non raggiungendo i picchi dei dischi che verranno, si sprecano e colpiscono duro all’insegna di una diffusa blasfemia a spese del Nazareno e dei suoi discepoli. Orge di sangue e deliri animaleschi accompagnano il racconto di una Gerusalemme alla mercè delle legioni del demone Belial, e brani come Foul Parody of the Lord’s Supper, The Slums of Jerusalem o Castrate the redeemer lasciano ben poco spazio all’immaginazione, erompendo con tutta la foga delle più acerrime sfuriate anticristiane. Ma tenuto conto di come l’approccio sacrilego/satanico fattosi musica sia stato ormai ampiamente sdoganato, è sicuramente vero che i Grand Belial’s Key non sarebbero mai saliti agli onori della cronaca in funzione esclusiva di un disco meramente “diabolico”: in Mocking the Philanthropist la vera pietra dello scandalo prende forma e sostanza in modo collaterale, guadagnando consistenza grazie all’interessamento della censura tedesca per alcuni dettagli che, in prima battuta, non erano stati minimamente considerati né dal gruppo né tanto meno dall’etichetta responsabile della prima tiratura del disco, la belga Wood Nymph Records. Tutto gravita attorno al libretto dell’album. Una innocente foto di gruppo, scattata davanti ad una parete coperta di flyer e poster degli Iron Maiden e sovrastata dalla frase Abbiamo assaporato la vagina della vergine passerebbe perlopiù inosservata se non fosse per un sibillino acronimo posto in calce: <>.

Pur non essendo presente alcuna nota esplicativa, è sufficiente un minimo di intuito per azzardare una possibile e probabile soluzione all’enigma: <>. E altri dettagli in grado di attirare l’attenzione si ritrovano nella pagina in cui sono riprodotte le foto dei quattro membri della band: sorvolando sul prosaico scatto ritraente la tastierista Lilith, garbatamente adagiata sul divano di casa, il fuoco alle polveri viene dato dal chitarrista Gelal Necrosodomy che si presenta indossando una maglia degli Spears of Longinus; e che dire del bassista, il cui nom de plume Der Sturmer evoca scenari ben poco rassicuranti per il mercato teutonico, senza contare il suo taglio di capelli modello skinhead e lo sfoggio di una maglietta del gruppo neonazista americano Bound for Glory?

Secondo la Rough Trade, responsabile per la distribuzione dell’album in Germania, ce n’è abbastanza per finire in seri guai legali, e infatti rimanda tutto il materiale al mittente chiedendo nel contempo alla Wood Nymph Records di ristampare il libretto in ossequio alla vigente normativa tedesca.

<<La Wood Nymph non aveva nemmeno un mailorder, per cui era praticamente impossibile piazzare le centinaia di CD che erano stati restituiti. La Rough Trade aveva preteso che fosse stampato un nuovo booklet, e la Wood Nymph gli ha risposto “Vaffanculo11 Meglio la morte che scendere a compromessi”, ed infatti l’etichetta è defunta. Questo è l’underground estremo>>.

Mocking the Philanthropist sarà l’effettivo canto del cigno per la label belga. Le 1000 copie su CD e i 500 esemplari in doppio vinile di questo album decretano la bancarotta di un’etichetta che ha scelto consapevolmente e testardamente di pagare fino in fondo la propria coerenza underground. Nel contempo, la soglia di pubblicità ed attenzione nei riguardi dei Grand Belial’s Key sale al punto da portarli alla ribalta della scena NSBM, con la quale, pur non condividendo strettamente gli intenti, non mancano delle identità di vedute:

 

 

 

 

 

<< Anche se la nostra band non ha mai trattato questioni politiche o razziali, siamo comunque legati a certe idee e vedute estremiste. I Grand Belial’s Key fanno black metal sin dagli inizi, e anche se i nostri testi possono essere considerati offensivi e provocatori, non sono in alcun modo politicizzati. Se la domanda è cosa ne penso del razzismo e del nazionalismo nel black metal la risposta è che per me non sono un problema. Quello che mi dà fastidio è la gente che pensa che il nazionalsocialismo sia solo una preferenza politica, quando in realtà è molto di più. Il nazionalsocialismo è uno stile di vita, una particolare visione della società, della cultura, della mitologia, dell’orgoglio e dell’etnicità. Ci sono sempre più band nazionalsocialiste che cercano di unire queste tematiche al black metal. Alcune ci sono riuscite, altre no>>. Nonostante ciò, non mancano i distinguo ed una persistente forma di scetticismo verso il grosso di questo ambiente.

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L’ideale seguito di Mocking the Philanthropist esce nel 2001 con il caustico titolo Judeobeast Assassination ed offre otto brani di rinnovata e rinvigorita blasfemia contro il giudeocristianesimo, a partire dalle note presenti nel libretto che accompagna il disco: <>. Se a livello sonoro si mantengono le abituali coordinate di black sporcato di thrash e death, i testi declamati non sono certo meno brutali, né i Grand Belial’s Key sembrano interessati a retrocedere di un singolo passo dopo il precedente scandalo discografico occorso in Germania. Basti leggere alcuni dei versi scanditi in una canzone esplicitamente controversa e manifestamente antisemita come The Shitagogue: <>.

Il terzo ed ultimo capitolo di questa corrosiva trilogia antimonoteista si manifesta quattro anni dopo, nel 2005, con la pubblicazione di Kosherat. L’approccio stavolta è mirato nei confronti esclusivi del culto ebraico, attaccando sistematicamente simboli, riti e pratiche dell’ebraismo fino a giungere alle radici fondanti delle tribù di Israele. A detta dello stesso gruppo, il manifesto di un disco così feroce e privo di compromessi non può che essere Vulture of Misfortune: introdotta da un estratto di musica klezmer rubato durante una celebrazione in sinagoga, la canzone si accanisce sull’antica pratica della circoncisione rituale, trasformandola in una disturbante quanto perversa parodia. Inoltre, non pago della mole di propaganda antigiudaica prodotta, il gruppo sceglie di chiudere Kosherat con ben due cover dei Chaos88, una band di punk nazista del New Jersey: Holy Shit e Doom Generation.

Questo album vede anche un sensibile cambio di formazione, con l’inserimento alla voce di Grimnir Wotansvolk (noto anche come Grimnir Heretik): dietro questo nome di battaglia si cela nientemeno che Richard Paul Mills, giovane fondatore e proprietario di una delle più note etichette NSBM americane del periodo, la Vinland Winds Records. Nel corso di un lustro, più o meno a partire dal 2000 fino al 2006, questa label newyorkese pubblicherà decine di titoli per nomi come Spear of Longinus, Der Sturmer, Grom, Pantheon, Graveland, Thor’s Hammer ed Arghoslent. Ma proprio a pochi mesi dall’uscita di Kosherat, il corpo di “Grimnir” cidio o di un’overdose di stupefacenti, sebbene tuttora aleggino numerosi interrogativi e circostanze mai chiarite. La sua prematura scomparsa metterà in stallo la band per un lungo periodo, ma a distanza di qualche anno ritroveremo i Grand Belial’s Key ricomposti in una nuova line-up pronta ad attraversare l’Atlantico per esibirsi in una serie di live europei (Italia compresa), forte anche di uno split a tre con due nomi di punta della galassia black metal nazionalsocialista, Absurd e Sigrblot.

IL PATTO D’ACCIAIO (CONFERENZA 2016) – COSA SIGNIFICA LA MUSICA IN UN’EPOCA DIFFICILE (tradotto da militantzone)

Al PDF nel link sottostante ed in formato di testo in questo articolo di blog si può trovare la traduzione in italiano dell’intervento del Filosofo Sviatoslav Vyshynsky alla conferenza “Pact of Steel” di Dicembre 2016 a Kiev.

Buona lettura agli interessati.

Cosa Significa la Musica in un’Epoca Difficile (Pact of Steel – Dicembre 2016 – Kiev)

IL PATTO D’ACCIAIO (CONFERENZA 2016) – COSA SIGNIFICA LA MUSICA IN UN’EPOCA DIFFICILE (tradotto da militantzone)

La prima conferenza “Patto d’Acciaio” si è svolta con successo a Kiev il 17 Dicembre 2016, il giorno prima del festival Asgardsrei V. Si è trattato di un’utile sintesi fra arte e metapolitica; la conferenza ha gettato le basi per i futuri studi sul potenziale ideologico del Black Metal a livello mondiale in risposta alle sfide socioculturali dei nostri giorni. Un vasto pubblico dall’Europa Orientale e Occidentale unito dalla passione per le arti estreme ha partecipato a queste presentazioni:

COSA SIGNIFICA LA MUSICA IN UN’EPOCA DIFFICILE?

<< .. E cantare nella nostra misera epoca, per cosa?>>, chiese il poeta romantico tedesco del XIX secolo Friedrich Hölderlin. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, questa domanda viene ripetuta dal filosofo tedesco Martin Heidegger “A cosa servono i poeti in tempi difficili?”, <<Wozu Dichter in dürftiger Zeit?>>.

Heidegger afferma: <<L’era del mondo che non ha un fondamento è sospesa nell’abisso. Possiamo immaginare che un cambiamento è ancora possibile in epoche difficili solo se presupponiamo che il mondo toccherà nuovamente una base, ma questo significa che il cambiamento è possibile soltanto iniziando dall’abisso.>>

Quindi la poesia, intesa in senso ampio, come penetrazione nell’essenza della creazione, nell’essenza degli oggetti creati, è il modo di aprire il mondo che è nascosto dietro le barriere del linguaggio, della mente e della coscienza. La poesia è la porta per l’inconscio, la poesia indica con parole ciò che non può essere espresso a parole né a voce nel linguaggio.

Cosa è la parola, a parte il significato? La parola è il suono, la vibrazione, l’espressione pura e tangibile della volontà. Non sentiamo semplicemente il linguaggio, lo ascoltiamo. Non solo capiamo la parola, ma la ascoltiamo pure. La parola canta, la parola è ritmica, la parola è musicale.

<<Cos’è il suono?>>, venti anni dopo Heidegger se lo chiese un compositore Americano, John Cage, il pioniere della musica noise sperimentale. Il suono, che è tutto. Il suono, questa è la musica. Tutto ciò che ha un suono, tutto ciò che rivela i ritmi nascosti dell’Esistente, tutto ciò che parla il linguaggio del suono è musicale. Il suono è l’Esistente. Ogni suono è la musica. E ogni musica è la faccia dell’Esistente.

La poesia e la musica, nell’unità del pensiero e del sentimento, rivela l’essenza dell’Esistente, l’essenza della realtà, permettendo al poeta di toccare l’inesprimibile, di viverlo e passarci attraverso. Nella parola e nel suono per diventare parte dell’Esistente. Perché il silenzio non esiste, tutta la vita suona, il silenzio è morte.

Discutendo sulla cultura metal, una cultura di rock’n’roll, Varg VIkernes si concentra sull’essenza oscura che è alla sua base, sulla decadenza della “musica forte”. Sulla decadenza del “Black Metal” stesso, sulle radici Negroidi di tutto il rock’n’roll. Ha ragione? Ha ragione, sicuramente. Cos’è il Black Metal se non la musica dei tempi oscuri, la musica dell’Età del Ferro? Il periodo interbellico e quello postbellico del XX secolo rappresenta l’epoca della distruzione finale dell’ordine tradizionale ed il trionfo del nichilismo. L’epoca che il pensatore tedesco Ernst Junger chiamò l’avvicinamento al “punto zero” della storia.

La distruzione della Tradizione, l’apertura delle porte del Chaos, l’entrata nell’epoca del crepuscolo stanno cambiando anche noi. Accettiamo l’oscurità come un esame iniziatico, sfidiamo il demoniaco e ci mettiamo maschere demoniache noi stessi, come i nostri antenati facevano prima del Solstizio della Notte Universale. Ora la Notte Cosmica, che è venuta solo una volta l’anno prima, si diffonde lungo tutto l’anno e per tutti gli anni, è diventata onnicomprensiva. Con l’inizio della Notte, i contorni familiari della realtà si cancellano, i contorni dell’obiettività si confondono, l’estetica cambia ed insieme a questo la Notte cambia la percezione e la sensibilità. L’arte classica si è estinta insieme alla nostra capacità di capirla, di ascoltarla, come la Luce sbiadita, è uscita di scena. La musica classica e tradizionale dell’Occidente è stata rimpiazzata dall’avanguardia musicale, la musica rock’n’roll e la musica aritmica degli abissi. L’epoca dopo le Guerre mondiali è un’epoca in cui si ha la nascita di una nuova arte e di una nuova musica.

La nuova musica deriva da toni alti e ritmi bassi per cercare di superare i concetti stessi di ritmo e di suono chiaro. Non è una coincidenza che il Black Metal Originale è musica aritmica, il suo sound originale “raw” è un rumore ambient di chitarra, dove anche le battute creano aritmici “muri di suono”. Il ritmo, che è la misura alla base della musica convenzionale, nel Black Metal può essere accelerato così tanto che le stesse vibrazioni si trasformano in un’onda sonora.

L’iperdinamico Black Metal ed il Ronzio aritmico partono da poli diversi ma portano allo stesso modo la musica ad essere puro tono, ad essere un suono primitivo ed elementare.

Andare oltre delle frequenze estremamente basse ed estremamente alte è un tentativo di superare la naturale percezione umana del suono. Questo presentarsi in una veste demoniaca non è solo metaforica, attraverso le maschere, ma anche fisica, attraverso l’immersione in un tono inumano. La musica della morte, il Death Metal, il Dark Ambient e il Drone Doom, e più di tutte il Black Metal, si trovano nella sfera di ciò che Renè Guenon definiva come “infraumano”.

L’immensità dell’opera, “la Grande Arte Oscura” trasforma gli adepti musicali quasi in fautori di magia oscura, che gridano alla morte nei suoi diversi immaginari. <<Quello che cade può anche essere spinto!>>, dichiara il grande Nichilista Europeo Friedrich Nietzsche, parlando della caduta di tutti gli idoli. L’identificazione con le forze del male nel Black Metal diventa uno strumento di liberazione attiva e distruttiva. La frase di Evola “Cavalca la tigre” significa: per sposare il potere distruttivo della Tigre, per somigliare ad essa senza farti identificarti con essa. Nello stesso modo la Morte non poteva distinguere sé stessa dietro la maschera della Morte. Il Black Metal non è musica Olimpica, bensì titanica e a volte ctonica. Tramite esso ci immergiamo negli abissi del subconscio ed andando oltre la forma liberiamo le forze che guidano la coscienza. La distruzione diventa il processo creativo: la distruzione della musica diventa il suo senso più elevato e in questo modo ci si avvicina all’obiettivo, la poesia. Come i lavoratori nelle forge sotterranee di Vulcano che ne minavano le fondamenta sotto la Terra dell’Esistente, ci stiamo avvicinando al “punto zero” di tutta l’arte; andiamo oltre le forme, respingiamo ogni resistenza e portiamo l’arte stessa ad impoverirsi. Nelle “Epoche difficili” e attraverso l’arte nelle “Epoche difficili” noi ci stiamo avvicinando ad un vero fondamento, il Nulla.

Ci si è quindi avvicinati all’epicentro e l’identificazione con la distruzione è ciò che protegge dalla distruzione. “Chi scappa, Sir, non può sfuggire alla peste. Il miglior modo di sopravvivere è avvicinarsi al disastro”, dice un personaggio del romanzo “La Peste” di Valery Shevchuk. Una danza macabra, una “festa in tempi di malattie” è l’unica protezione contro la morte. Rompendo i confini e l’ordine della coscienza, la poesia ripulisce il seme dai vincoli delle vecchie forme e si avvicina alla pura esperienza della creazione, all’arte ed al senso primario del sublime. Perché l’esperienza della pura creazione, nei fatti, è l’esperienza della pura distruzione. Trasformando ciò che è decadente, la musica oscura diventa la chiave per aprire gli Abissi, nella quale si trova la pietra angolare dell’Esistente rinnovato. Questa pietra è il Nulla Omologato, in cui la creatività e la distruzione sono identiche.

Il Black Metal, in senso Kantiano, è la musica che non è “bella” ma “sublime”. La posizione del Nichilismo Attivo corrisponde ad esso, in opposizione al Nichilismo Passivo della cultura popolare delle masse. La sua ambizione è “trovare la morte”, identificata in senso simbolico con la distruzione, per trasformare la morte in esperienza musicale, l’esperienza di colori oscuri e vibrazioni distruttive.

La Grande Arte Oscura è basata sulla necessità e sull’inevitabilità della distruzione. Il Nichilismo attivo libera dalla paura della morte (e dei cambiamenti) e tramite la devastazione azzera tutto per far spazio ad un nuovo secolo.

Facendo piazza pulita della vecchia cultura musicale, portando le sue tendenze distruttive ai limiti assoluti (non-musica per non-umani), il Black Metal apre la strada per una nuova cultura, una nuova alba, una nuova Luce. La musica oscura è parte del grande mistero della morte e resurrezione, e non è una coincidenza che la filosofia delle Arti Oscure sia, paradossalmente, in bilico fra il ponte della Tradizione (il Paganesimo ed il Nazionalismo) e la Rivoluzione (il Satanismo ed il Nichilismo). La vera definizione di “ortodossia” nel Black Metal è associata con la sovversione; si va oltre la Tradizione “chiara”, oltre la sua negazione; questo perché, per dirla in modo breve, la missione dei cavalieri dell’apocalisse non è seminare bensì raccogliere. Il cavaliere, il poeta dell’Epoca Oscura, sella i cavalli infernali, sorpassa la Morte per non essere catturato dalla Morte stessa. Le sue canzoni riflettono ed accelerano la realtà; il poeta è sempre un passo avanti; loda la morte, la sorpassa con le parole, lasciandosela dietro di sé. E quando dopo che ha raccolto tutti i frutti la tempesta si ferma e la Morte stessa diventa silente, il poeta si toglie la maschera e pronuncia l’ultima Parola. La prima parola del Creatore.

 

 

 

Autore: Sviatoslav Vyshynsky, dottore in FIlosofia

Fonte: Militant zone.

Link all’articolo originale in inglese:

http://militant.zone/pact-of-steel-conference-2016-what-is-music-for-in-a-destitute-time/

AMERICAN WIDERSTAND: POTERE BIANCO E METALLO NERO (PARTE 1)

In allegato al PDF nel link sottostante alcuni spezzoni presi dal capitolo AMERICAN WIDERSTAND: POTERE BIANCO E METALLO NERO del libro Come Lupi Fra Le Pecore.
Buona lettura agli interessati.

American Widerstand: Potere Bianco e Metallo Nero (Parte 1)

La caccia alle streghe per motivi politici nel Black Metal (tradotto da Militantzone)

Sembra che gli Antifa stiano ora scoprendo questa cosa chiamata “Black Metal”, che è, (sorpresa! sorpresa!) basato sull’odio e sull’intolleranza. Dopo molte chiamate telefoniche e spam via internet da parte degli Antifa locali e dei membri dei Black Lives Matter, la polizia di Oakland decide di cancellare il concerto di questo weekend della leggendaria band Svedese “Panzer Division” Marduk per nessun altra ragione se non l’incapacità di assicurare la sicurezza al locale. È il terzo evento Black Metal solo questa settimana che salta a causa degli isterici antifascisti. Lunedì i BLACKDEATH (Russia) hanno dovuto cancellare il loro concerto ad Utrecht (Olanda) dopo che gli Antifa locali hanno contattato le autorità ed il locale si è tirato fuori. Giovedì la Band Ucraina KZOHH ha saltato quattro date previste dal loro tour nelle città francesi Parigi, Lilla, Montpellier e Saint Etienne per lo stesso motivo. È sabato, e abbiamo appena saputo che nemmeno i MARDUK suoneranno. Nonostante chiaramente questa settimana sia un record eccezionale, i fatti si collocano in un contesto nel quale abbiamo già visto casi simili. Nell’ultimo anno, ad esempio, le proteste contro i GRAVELAND (POL) a Montreal (Canada), i Peste Noire (Francia) cancellati sia al Blastfest in Norvagia sia al Sinister Howling Fest in Germania. Aggiungiamo inoltre le varie discussioni intorno ai Destroyer 666 (AU) e molte altre storie di censura per motivi politici nella scena Black Metal. È tempo di rendersi conto che d’ora in avanti la questione non riguarda solo la musica, riguarda la tua libertà di pensiero, la tua integrità intellettuale, tutte cose che l’autoproclamata “polizia del pensiero” sta cercando di portarti via.
Bisogna dirlo chiaramente, il Black Metal è sempre stato al di là delle regole sociali e politiche, ed è per questo che è al di fuori dalla lunga lista di generi musicali moderni. I primi fatti del Black Metal sono iniziati con un suicidio, una serie di chiese bruciate ed un omicidio, nessuna di queste cose si inserisce nella mentalità della società liberale moderna. Questa natura selvaggia, senza regole ed estrema del Black Metal è espressa attraverso la musica, che rende chi la ascolta partecipe di un’esperienza sublime, quasi rituale, oltre la mera moralità, oltre il dualismo del bene e del male.
Le critiche al Black Metal che arrivano dalla sinistra sono quindi molto ingenue. Vediamo gli antifa coi Social Justice Warriors insieme ad altri predicatori di uguaglianza e tolleranza usare una serie di clichè liberali, come quello di “discorsi d’odio”, “revisionismo storico” e così via per imporre la loro serie di tabù, argomenti proibiti e simboli proibiti nella scena musicale che fin dal suo primo giorno di nascita si impegna per una negazione totale del moralismo da plebei.
Per mantenere viva la scena Black Metal nel 2017 bisogna avere un po’ di palle. Esso richiede battersi contro la massa e le sue morali plebee, la cosiddetta “correttezza politica” e contro ogni forma di dogma liberali, i quali sono diventati senza ombra di dubbio la religione secolare dei nostri giorni.
Per concludere, cerchiamo di trarre alcune conclusioni pratiche, basandoci sulla nostra stessa esperienza.

Per le bands:

1. Non dare giustificazioni. Le tue giustificazioni non saranno mai abbastanza per farti accettare dai tuoi nemici ma saranno abbastanza per farti perdere il rispetto dei tuoi amici.
2. Supportatevi sempre l’un l’altro. Se una band viene esclusa dal bill per motivi politici, mostra la tua solidarietà facendo altrettanto. È storia recente il “Blastfest”, quando gli Horna (FIinlandia) hanno deciso di togliersi dal bill dopo che gli organizzatori hanno rimosso i Peste Noire sotto le pressioni degli Antifa. Alla fine il festival intero è stato cancellato a causa delle scarse vendite di biglietti.

Per gli organizzatori: mai cedere alle pressioni. Resistete per i vostri gruppi e tenetevi sempre un piano B, preferibilmente un secondo locale come riserva ed un vostro team per la security. Non cercate soluzioni facili e ricordate: nel 2017 Black Metal significa problemi. Se non volete alcun problema, è meglio se fate feste R’n’B.

Per il pubblico: siate sempre pronti a dare l’esempio e supportare le bands che vengono censurate ogni volta che hanno una possibilità di suonare. Ricordate, la solidarietà è l’unico modo per combattere la censura.

link all’articolo originale in inglese:

http://militant.zone/political-witch-hunt-on-black-metal/

Diffondi l’eresia, distruggi l’ipocrisia (fonte: militant zone)

La moderna scena black metal non ha le palle. Questo è noto da più di 10 anni ma ora tutto è ancora più chiaro dopo le recenti “cacce alle streghe” contro quelli che vengono chiamati “politicamente scorretti”, che si tratti di incitamento all’odio, revisionismo storico o qualunque altra sorta di eresia.

Essere un eretico significava sempre avere una dignità innata, una libera volontà ed un’onestà intellettuale. Insomma, esattamente tutto ciò che manca alla scena musicale “estrema” moderna. Nonostante la sua arroganza giovanile e i sentimenti finto-ribelli, in realtà vediamo solo ipocrisia cialtronesca e semplice codardia umana.

Queste stesse persone che dicono di non avere “nè dei nè padroni” sono i primi a promuovere la “tolleranza religiosa”, quando si parla di qualunque religione diversa dal cristianesimo (ad esempio Islam o Giudaismo).

Queste stesse persone che parlano di “ribellione contro tutte le autorità” sono i primi a collaborare con le autorità quando arriva il momento di usare mezzi legali e finanziari contro di noi, “gli eretici”.

Essere un eretico è sempre significato essere contro la massa, quindi se la massa inizia a respingerti, puoi essere sicuro di una cosa: stai andando nella giusta direzione.

Continuare questo percorso richiede queste 3 regole da seguire.

1) Non chiedere niente. Fai tutto ciò di cui hai bisogno iniziando da zero. Fonda la tua etichetta, registra la tua musica, organizza i tuoi eventi, ma senza indebitarti mai con i tuoi nemici.

2) Non cercare mai di giustificarti, non dare spiegazioni. “Se accetti la vergogna per evitare la guerra, alla fine le avrai entrambe”, disse Churchill un giorno. Questo è ciò che accade quando le persone pensano di risolvere le cose spiegandosi. Le tue giustificazioni non saranno mai abbastanza convincenti per farti accettare dai tuoi nemici ma saranno abbastanza per farti perdere il rispetto dei tuoi amici.

3) Resta in piedi e vai avanti per la tua strada.

Intervista integrale a Mikko Aspa (Clandestine Blaze), tratta da “Come Lupi fra le Pecore”

Nel PDF al link sottostante si può leggere l’intervista integrale a Mikko Aspa (deus ex machina della band black metal Clandestine Blaze) del libro “Come Lupi fra le Pecore, storia e ideologia del Black Metal Nazionalsocialista” di Davide Maspero e Max Ribaric (2013).

Il contenuto del pdf riflette le posizioni di chi risponde; l’autore del blog non esprime alcuna opinione o giudizio su di esse, lasciando libertà al lettore di farsi un’idea.
Buona lettura

Intervista Mikko Aspa Clandestine Blaze Come Lupi fra le Pecore