OSCURITA’ NORDICA (Nordic Darkness, Resistance Magazine 1995, trad. ita 2018)

In allegato al link sottostante, ed in seguito in formato di testo, la traduzione dell’articolo “Nordic Darkness”, di Stephen O’Malley, apparso su un numero del 1995 del Resistance Magazine. Buona lettura agli interessati

Nordic Darkness – Resistance Magazine 1995 – trad. ita 2018

<<La stragrande maggioranza dei miei amici sono Nazionalsocialisti, Skinhead o qualcosa di simile. Quindi mi sento legato in modo naturale al “Nazismo”, perché esso si basa sui nostri valori archetipi.


Essi sono così pieni di menzogne che mi stufano. È un peccato che l’olocausto sia una menzogna, sarei stato molto contento se fossero morti 6 milioni dei loro orrendi individui scimmieschi e volgari dal naso di elefante. È un vero peccato che sia una menzogna. Brucia quello che disprezzi, la guerra è vita. Devasta il mondo Giudaico>>. Varg Vikernes, Burzum.

Dovreste aver sentito parlare del Black Metal in Norvegia.. forse in riferimento alla cosiddetta “Black Metal Mafia”, o qualcosa di simile in altri termini, ed in riferimento ai roghi delle chiese, all’Orgoglio Nordico ed all’occulto. Con molte bands Black Metal che oggi vengono distribuite in migliaia di negozi di dischi in tutto il mondo, e con le vendite e l’attenzione dei media che crescono costantemente, noi di RESISTANCE MAGAZINE riteniamo appropriato introdurvi, senza alcuna censura, a questo fenomeno musicale in crescita.

L’editorialista del DESCENT MAGAZINE Stephen O’Malley ci guida negli abissi di questo genere misterioso ed unico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Black Metal, per definizione, è metal basato su ciò che è satanico o occulto. Anche se questo non è completamente vero attualmente, all’inizio, quando il termine fu coniato dai Venom, lo era. Bathory, Possessed, Slayer, Sodom e molte altre bands hanno creato quello che oggi si è evoluto in una forma di arte molto più seria. Mentre all’inizio le bands giocavano con l’immaginario, la filosofia e l’ideologia satanici, oggi le bands vivono tutto ciò.. Non lo vedono più come un gioco, anzi, il tutto è diventato una forma di espressione unica per individui dalla stessa mentalità. In ogni caso, oggi, credo che il termine black metal non comprenda solo ciò che è satanico. Infatti vediamo trattare questi argomenti nelle ideologie degli artisti e degli ascoltatori:

1) L’anti-cristianesimo… questa è la prima e la principale. La caduta della fede cristiana (ed allo stesso tempo della società) è il fondamento della musica black metal, e lo deve essere sempre.

2) Il valore della conoscenza dell’occulto è un elemento molto importante in questa musica estrema. Comunque, essa è andata oltre l’originale definizione di black metal, fino ad includere tematiche come il paganesimo culturale tradizionale, svariati “punti di vista occulti” ed un “codice del guerriero” (evidente dall’uso del war paint, fra le altre cose).. e tutto ciò convive insieme ad argomenti satanici (nelle sue svariate interpretazioni).

3) La caduta della società moderna.. il sogno di ricreare l’onore e le tradizioni create dai nostri antenati anche tramite l’estinzione dell’intero genere umano, salvando tuttavia gli elementi superiori selezionati. Questo aspetto può essere sia basato sulla razza che no, dipende dalla visione dell’individuo. Per quanto riguarda la scena Black Metal dei giorni nostri, il movimento Norvegese è quello che ha la maggiore influenza e lì ci sono i leaders del movimento oggi. Cercherò di presentarvi gli elementi più rilevanti che fanno parte di questa comunità.

I Mayhem, inizialmente conosciuto con il classico demo del 1986 “Pure Fucking Armageddon”, mettono in luce il loro brillante nichilismo che influenzerà molti esponenti negli anni seguenti. L’anno seguente l’album “Deathcrush” fu rilasciato dalla Posercorpse Records. Con questo la band iniziò a farsi conoscere nell’underground mondiale dell’epoca, attraendo all’interno gli individui più estremi. Nel 1988 ci fu un fatto che avrebbe cambiato per sempre la faccia dei Mayhem e del black metal; il chitarrista Euronymous ed il batterista Hellhammer reclutarono il cantante Dead dalla band Svedese di culto Morbid. Dead era un uomo che viveva secondo lo stile di vita black metal, un uomo nichilista che desiderava vedere il mondo oltre il nostro.. Questa entrata fu una mossa ispiratrice sia per i Mayhem che per Euronymous.. Per intendersi, l’ultima chiave era stata trovata. Era stato pianificato l’album di debutto per i Mayhem, intitolato “De Mysteriis Dom Sathanas”; le canzoni erano state composte.

I testi di Dead diedero il via alle tematiche dell’interesse per le più oscure atmosfere della natura e della cultura Scandinava, ovvero quello che sarebbe diventato prevalente negli anni seguenti. Ci fu un tour fra Germania, Turchia ed Europa dell’Est alla fine del 1990 e ne era stato programmato un altro, ma che purtroppo non ci fu mai, con i fratelli adoratori del sangue, i Tormentor dall’Ungheria. Nel Marzo del 1991 Dead abbandonò la sua vita mortale, facendosi saltare il cranio con un colpo di pistola.. Aveva deciso che il suo tempo su questo pianeta era finito e che il suo desiderio di vedere cosa c’era dall’altra parte aveva avuto la meglio. Fu a questo punto che il principale aspetto del Black Metal Norvegese progredì in una direzione molto più seria. Euronymous, Count Crishnackh di Burzum e Fenris dei Darkthrone iniziarono a trasformare la scena black metal in un’effettiva organizzazione informale. Da qui nacque il black circle. Altri artisti entrarono in questo circuito, inclusi molti di quelli che citerò in questo articolo; inoltre si formò in Svezia un gruppo simile. Questa fratellanza cercava di disinfettare la scena Norvegese permettendo solo agli individui che seguivano sinceramente il percorso della mano sinistra di dichiararsi Black Metal. Questo portò anche a tecniche terroriste che portarono principalmente alla riduzione in cenere di alcune chiese cristiane Norvegesi, la prima il 6 Giugno 1992 ed in seguito altre 20. Questo creò agitazione nella cultura conservatrice Norvegese, con la polizia che ci mise alcuni mesi a scoprire i collegamenti fra i due elementi. In questo periodo era esistita la pura essenza dell’unità e la forza che da tempo era latente nelle ombre Norvegesi. Sfortunatamente, tutto ciò finì quando le lotte interne posero fine alla vita di Euronymous a causa del suo omicidio ad opera di Count Grishnackh il 19 Agosto 1993.

Questo portò ad un punto centrale per quanto riguarda le ideologie accettate; infatti erano fioriti degli aspetti di paganesimo norvegese, soprattutto grazie all’interesse in questo campo di Count Grishnackh (Varg Vikernes). Anche se Vikernes aveva speso un po’ di tempo in prigione all’inizio del 1993 (per i roghi delle chiese), la sua influenza dopo l’omicidio diventò immensa, dal momento che per un periodo era diventato il singolo individuo più noto e con maggiore influenza nella comunità black metal mondiale.

Il suo arresto solo poche settimane dopo la morte di Euronymous aveva attratto l’attenzione internazionale dei media mainstream ed underground, e seguì immediatamente un giro di vite nell’intero black circle. Alcuni individui chiave furono conseguentemente arrestati per vari roghi di chiese, effrazioni, dissacrazione delle tombe e persino omicidio (il batterista degli Emperor, Faust, aveva ammazzato un gay un anno prima). Il giro di vite causò il crollo delle psiche individuali e dell’unità di gruppo a causa degli interrogatori della polizia; i vari individui testimoniavano l’uno contro l’altro, ci furono confessioni.. anche se questo puzzava di tradimento, bisogna imparare bene questa lezione.

Dopo i primi due lavori di Burzum (l’omonimo esordio e l’EP “Aske”, entrambi rilasciati dalla Deathlike Silence Productions.. un’etichetta che era di proprietà e gestita da Euronymous), l’album “Det Som Engang Var” fu il primo a trattare di tematiche riguardanti l’orgoglio Norvegese e la filosofia Asatru, sia per quanto concerne l’ideologia di Vikernes sia attraverso la musica. Nel 1994 un’etichetta Inglese, la Misanthropy, aveva raggiunto un accordo con Vikernes per stampare il quarto album di Burzum “Hvis Lysett Tar Oss”, e ri-stampare i primi tre dischi, diventati ormai introvabili. In questo periodo Vikernes iniziò a pubblicare, con l’aiuto della Francese Blood Axis (ora Nordland Forlag), il suo periodico “Filosofem”, nel quale esponeva una filosofia basata sul paganesimo germanico/scandinavo, con tutte le conseguenze della trattazione di queste tematiche (ho bisogno di dire di più?). I suoi scritti principali culminarono con il recentemente completato Vargsmal, un libro del quale solo alcune parti erano state esposte in Filosofem; esso doveva essere pubblicato da un gruppo Norvegese esterno. Ancora una volta vi furono controversie su questa opera dovute ai suoi aspetti politici e razziali esposti nel libro.

Questo causò molto nuovi problemi a Vikernes, che aveva fatto uscire il manoscritto clandestinamente dalla prigione di Bergen nella quale stava scontando 21 anni; in pratica i suoi contatti col mondo esterno furono quasi completamente cancellati dai funzionari della prigione, persino un permesso per fare uscire Filosofem. Vikernes ha cambiato idea diverse volte negli anni, ma ha sempre avuto l’intenzione di dare il massimo in quello che fa. La quinta release di Burzum, Filosofem, è prevista in uscita più tardi quest’anno, ed altri due lavori sono in corso.

I lavori musicali di Fenris meritano un’attenzione speciale dal momento che in certi casi sono probabilmente ciò di più autentico per quanto concerne la relazione fra il black metal e la musica norvegese tradizionale. Inoltre, Fenris ha evitato qualunque problema con le autorità norvegesi, il che è lodevole. I Darkthrone sono il suo principale progetto, in collaborazione con il chitarrista Zephyrous ed il cantante Nocturno Culto (Fenris suona sia il basso che la batteria in studio). Il trio ha creato quattro album per la label Inglese Peaceville, ognuno dei quali va sempre più nella direzione del regno satanico nella mente di Fenris. Il culmine è la lastra d’odio che rappresenta “Transylvanian Hunger”, con tanto di dichiarazione “Norsk Arisk Black Metal” nel retrocopertina. Non c’è bisogno di dire che questo ha creato alcuni problemi.. per porre fine ad essi Fenris dichiarò che il significato dell’uso di queste parole (e del commento che ha fatto per quanto riguarda le critiche a questo album… “chiunque critichi quest’album è ovviamente di natura giudaica”) nel booklet aveva lo scopo di zittire i media; lo ha fatto bene, anche se l’uso delle parole da parte di Fenris non ha avuto alcuna spiegazione reale. In seguito i Darkthrone lasciarono la Peaceville per la Moonfog, un’etichetta norvegese dedicata per natura a questa causa, e Panzerfaust è uscito quest’anno per essa.. Dal punto di vista dei testi, Panzerfaust ha rotto ogni barriera e limitazione che la band poteva essersi autoimposta. Si può anche notare che metà dei testi di Transilvanian Hunger ed una parte di Panzerfaust furono scritti da Vikernes con il suo stile peculiare.

.. Se i Darkthrone rappresentano il lato misantropico di Fenris, allora Isengard rappresentano il lato Volkisch. Il progetto solista di Fenris mescola quello che egli chiama “musica satanica folk del Nord”, con un cantato particolare e tematiche appropriate.

Questa è l’espressione personale Nordica di Fenris che ha finito per ispirare sempre di più la comunità black metal a riavvicinarsi alla propria eredità. Il primo album, Vinterskugge, è uscito per la Peaceville, mentre il secondo, Hostmorke, per la Moonfog. Un lavoro brillante.

Questo mi porta al suo progetto più appropriato per questo magazine: Storm, una collaborazione fra Fenris, Satyr dei Satyricon e Kari Rueslatten (ex Third and the mortal). Storm è un’interpretazione moderna di canzoni folk norvegesi tradizionali, suonate con strumenti elettrici, ottime batterie guerreggianti ed un’affascinante trio in qualche modo “lirico”. Nordavind è uscito per la Moonfog quest’anno.. è un procetto eccezionale che credo meriti una menzione speciale, per quelli che comprendono il suo significato, è innegabile.

L’uomo dietro alla Moonfog Records ed anche ai Satyricon, Satyr, ha dimostrato di dedicarsi molto ai suoi fratelli attraverso i suoi progetti. Quando il vecchio regno si disintegrò, era nata una nuova alleanza fra le bands citate qui ed altre più giovani, come Gehenna, Mysticum, Ved Buens Ende e molte altre. Anche se questa lista non include tutti, dà l’idea dell’unione che esiste a questo punto.. Credo che ci sia molta più maturità e capacità di esprimersi di prima.

I Satyricon descrivono la loro musica come “black metal medievale Norvegese”, ed il termine è appropriato per la loro musica violenta ma tuttavia incantante. L’inclusione di flauti, tastiere e chitarre acustiche è un’ulteriore aggiunta alla proposta di questo artista di qualità.. l’album Dark Medieval Times del 1994, la prima uscita della Moonfog, tratta la tematica della peste nera ed è ambientato nella Norvegia del 1349. “The Shadowthrone”, uscito più tardi quest’anno, ha dimostrato le eccellenti abilità del batterista Frost, e la musica di Satyr rende questa release norvegese molto potente.

Gli Emperor sono anch’essi una delle bands più importanti nate dalla Norvegia. Nonostante l’appariscente elemento pro-Norvegese non sia il tema principale, esso è ancora presente nelle basi delle più importanti ideologie spirituali ed occulte del gruppo.

Gli Emperor sono stati anche una parte seminale della scena originale, e perciò sono importanti allo stesso modo in questa “nuova scena”… il chitarrista Samoth sta scontando attualmente oltre un anno per roghi alle chiese, ed il batterista Faust, come detto in precedenza, sta scontando i suoi 14 anni di condanna per le sue note azioni. Dato che ha già rilasciato un omonimo split album con gli Enslaved e che il loro album d’esordio, In The Nightside Eclipse, è uscito per l’inglese Candlelight Records e per l’americana Century Media, gli Emperor sono già diventati una delle migliori band metal a livello internazionale. Dopo il rilascio di Samoth, cantante e chitarrista è in programma la registrazione del secondo album. Ihsahn sta attualmente lavorando con un nuovo bassista e un nuovo batterista, mentre Samoth lavora da dietro le mura. Samoth gestisce anche la sua etichetta discografica, Nocturnal Art Production, che ha rilasciato un 7’’ fra EMperor e Ildjarn (skinhead black metal norvegese, crudo e brutale) ed anche un CD con Arcturus, una band che cattura sensazioni scandinave bellissime ed uniche.. sia epiche che gotiche. Gli Emperor sono davvero dei re fra i contadini. Hail!

Gli Enslaved sono anch’essi una fra le bands seminali delle terre del nord che meritano tutto il rispetto possibile per i loro sforzi all’interno dei percorsi spirituali del nord. Dall’inizio, con il loro primo demo, Yggdrasil”, fino al loro split LP “Hordansland”, gli antichi aspetti di paganesimo nordico erano forti.. trattavano le vecchie saghe, lodavano gli Asi ed i loro antenati. Comunque fu il loro album d’esordio sulla Deathlike Silence Production (postuma ad Euronymous in questa fase) che ha dimostrato di essere il più brillante. Vikingir Veldi ha presentato gli Enslaved nella loro forma migliore, unendo testi dalle Edda nelle antiche lingue norvegesi ed islandesi in modo brillante. La musica degli Enslaved fa pensare ad un viaggio in una tomba artica.. un suono unico ed agghiacciante. La Osmose production, francese, li ha ingaggiati per il loro secondo album, Frost, nel quale ci viene mostrato un lato più violento della band.. Potreste aver visto questa band maestosa nel loro recente tour negli USA quest’estate. Sempre su Osmose, gli Immortal hanno dimostrato di essere diventati uno dei gruppi più influenti nell’underground black metal mondiale.

 

Lungo il periodo dell’uscita imminente di un 7’’ e di tre albums (Diabolical Fullmoon Mysticism, Pure Holocaust e Battles in the North) hanno affinato il loro sound in un attacco sul filo del rasoio contro il debole.. La loro grande velocità ed aggressività è decisamente brillante.. davvero una delle bands più estreme in Norvegia.. ed una delle più famose.

L’ultima persona che desidero menzionare è Andrea Meyer-Haugen e la sua Horde of Hagalaz. Esso è un gruppo filosofico, non una band. Lei si descrive al meglio come “la voce delle streghe, degli stregoni e dei guerrieri del nord”, i cui obiettivi generali sono l’espressione dei “Miti e della Magia delle gelide terre pagane del nord e la comprensione del lato oscuro della natura umana”. Ha pubblicato un booklet nel quale tratta una parte di questi argomenti e delle sue ideologie; un secondo booklet sarà disponibile in seguito quest’anno.

Attraverso questo articolo ho trattato solamente la superficie di questa incredibile scena (omettendo il coinvolgimento del resto del mondo, anche se la Norvegia è soltanto una parte del tutto); è chiaro che non si tratta proprio di un movimento politico bensì di una rivoluzione filosofica. Riportare le Maestose terre del Nord all’onore ed alle tradizioni che un tempo avevano. Andate avanti ad immergervi da soli in questa arte oscura…

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Is Black Metal a White Noise? (trad. Ita, fonte: Resistance Magazine, Gen. 2000)

In allegato al PDF sottostante ed in seguito in formato di testo la traduzione dell’articolo “Is Black Metal a White Noise”, dalla rivista “Resistance Magazine”, del Gennaio 2000, tradotto in italiano nel Settembre 2018.. Meglio tardi che mai.. Buona lettura agli interessati.

Is Black Metal a White Noise? trad ITA

IL BLACK METAL E’ UN RUMORE BIANCO?
Una breve storia del movimento

Il Black Metal è Rumore Bianco? Molti nel movimento White Power tendono a rispondere negativamente a questa domanda. La loro attitudine verso il Black Metal è riassunta da una dichiarazione dal sito internet “Rocking the Reds”; viene affermato che molte bands Death e Black Metal non possono essere considerate bands White Power, perché “chi prenderebbe sul serio questi ricchioni con capelli lunghi e make-up?”. Non c’è affatto da sorprendersi, dato lo spettacolo ridicolo che viene dato da auto-proclamate bands Black Metal come i Britannici Cradle Of Filth, una delle bands Metal più famose ad oggi. È difficile trovare qualcosa di “bianco” in loro, a parte il make up. Comunque le persone, specialmente gli attivisti White Power, dovrebbero avere imparato a non credere alla prima cosa che vedono: il Black Metal dei nostri giorni è sempre stato un ambiente neonazi. Nel 1992-1993, i mass media Inglesi e Tedeschi superarono sé stessi con i titoli sul terrorismo e la malvagità che emergevano dai ranghi del Black Metal. Per esempio, il cantante del gruppo Inglese Paradise Lost, Nick Holmes, una volta disse a riguardo della Nuova Ondata di Black Metal le seguenti parole: “E’ abbastanza spaventoso; è come i fottuti nazi nella Germania dell’Est… è la stessa tipologia di gioco di potere”. Egli si riferiva all’ondata di roghi che aveva colpito le chiese Scandinave nel 1992-1993. Nonostante le origini del Black Metal non lo siano, il genere è diventato velocemente più estremo di quanto lo Skinrock poteva mai essere.

La Nascita del Black Metal.

Tutto cominciò con il secondo album dei Britannici Venom, intitolato Black Metal, edito nel 1982. I Venom facevano parte della New Wave of British Heavy Metal e componevano una tipologia di Metal semplice ed accattivante. Il loro marchio di fabbrica erano testi stereotipati “Satanici”. Ovviamente erano influenzati dai famosi films dei British Hammer Studios, quindi la loro estetica era buffa, come si vedeva dall’estetica occulta dei loro concerti live. La loro “Filosofia Satanica” era puro intrattenimento, anche se dicevano di essere influenzati dalla Bibbia Satanica. Ma anche i Venom fecero l’incontro con gli Svedesi Bathory, che entrarono in scena solo tre anni dopo l’album “Black Metal”. I Bathory portarono all’estremo la frontiera musicale del Black Metal, unendo batterie iperveloci con chitarre completamente distorte e voce infernale.

Questa era la miniera più oscura che si potesse esplorare nella scena Heavy Metal dei primi anni ’80. I Bathory, che non suonarono mai live, soddisfavano anche i fans con ogni possibile clichè sul “Satanic Black Metal”. Giravano persino voci secondo le quali Quorthon, il leader dei Bathory, vivesse in una caverna e sacrificasse bambini ed animali alla superiore gloria di Satana… In seguito, i Bathory rilasciarono quattro dei migliori album del genere Viking Metal.

Dalle Ceneri.

Inaspettatamente quanto il rapido declino del Black Metal, ci fu la nascita della band Death Metal Norvegese Darkthrone. Mentre il loro primo album era un Death Metal classico e non straordinario, la band cambiò drasticamente sia il suo sound che la sua immagine nel suo secondo album, A Blaze in the Northen Sky, del 1991, che aveva un sound aggressivo e glaciale che influenzò fortemente le bands Black Metal seguenti: un lavoro di batteria pieno di rabbia, chitarre come motoseghe ed un cantato in screaming riguardo i paesaggi Nordici, fedi anti-Cristiane e brama di guerra. Seguendo la tradizione delle precedenti bands Black Metal, i tre musicisti usavano degli pseudonimi occulti, Fenriz, Nocturno Culto and Zephyrous, ed avevano un’estetica inusuale di vestiti di pelle con simboli occulti, cinture di proiettili ed in particolare, il “war paint”. Il cantante e chitarrista dei Mayhem Oystein Arseth, detto Euronymous, fornì ai Darkthrone le influenze per creare la loro estetica torva e sinistra. Oystein, una mente contorta con una passione speciale per l’adorazione del diavolo medievale, gli snuff movies e lo Stalinismo, merita veramente di essere chiamato il Padrino della New Wave of Black Metal, perché preparò tutto per un revival di questa branca dell’Heavy Metal quasi dimenticata negli anni prima del 1992. Il cantante dei Mayhem, Per “Dead” Ohlin, si suicidò nella primavera del 1991. Arseth fotografò il cadavere ed il sangue, ricavando anche collane da alcuni pezzi delle ossa di Ohlin che erano saltate in aria a causa del colpo di pistola alla sua testa. Questo episodio bizzarro non è in alcun modo strano per i musicisti Black Metal dell’epoca. Ripugnando il sentimento comune sulla vita e sulla morte, essi vedevano di buon occhio il Darwinismo Sociale e la “sopravvivenza del più forte”.

Mentre i Darkthrone diventavano i portabandiera del rinato Black Metal, l’attenzione della scena Metal si spostava velocemente ad altre bands Black Metal Norvegesi, come Burzum, Mayhem e Immortal. Quello che i giornalisti scoprirono intervistando i membri delle bands come Fenriz, Euronymous, Count Grishnackh, Faust e Demonaz diventò il loro peggior incubo. Questi musicisti avevano sviluppato un cocktail esplosivo di musica frenetica, fedi irrazionali e terrorismo anti-Cristiano. Parlavano di guerra contro il Cristianesimo e rappresaglie contro gli oppressori Giudeo-Cristiani a causa della cristianizzazione forzata dei popoli pagani del Nord. Glorificavano la violenza come un mezzo per prendersi la rivincita, deridevano la moralità cristiana e si vantavano della loro volontà di azione. Ad esempio Bard “Faust” Eithun, ex batterista degli Emperor (Norvegia), che attualmente (ndt, era il 2000) sta scontando una condanna a 14 anni di reclusione per aver accoltellato a morte un gay, una volta disse: “le vecchie bands semplicemente cantavano di fare questo, le bands di oggi lo fanno!”. Varg Vikernes, l’unico membro di Burzum, aggiunse: “sono un vichingo, e noi dovremmo lottare. Fate la guerra, non l’amore, giusto? Una piccola parte dello spirito vichingo sopravvive, e io sono parte di ciò. Odio la pace e l’amore. Della fottuta gente stupida va in giro ad amare gli altri. Noi dovremmo fare la guerra”. Questa non era più musica. Era una chiamata alle armi.

Onda di Fuoco

Infatti la prima chiesa bruciata da un’attivista anti-cristiano fu la Fantoft-Stavkirke, vicino alla città norvegese di Bergen. Questa chiesa di legno, che esisteva fin dal periodo della cristianizzazione della Norvegia, andò in fiamme il 6 Giugno del 1992. In seguito, un paio di chiese e cappelle furono bruciate in Norvegia e Svezia. Questo causò la morte di almeno un pompiere. La polizia sospettò subito del coinvolgimento in queste azioni di persone della scena Black Metal, ma ci volle un anno per arrivare alle prove per le accuse finali. La somma delle chiese bruciate e distrutte in Scandinavia dal 1992 al 1999 è arrivato quasi a 100, ma il fuoco arrivò anche oltre il Mar Baltico ed il Mare del Nord; le fiamme arrivarono a molti edifici cristiani in Europa e, pare, anche in Russia.

Queste azioni ovviamente non hanno niente a che fare con la musica, ma divennero comunque il marchio di fabbrica del vento violento del Black Metal. Per quale ragione giovani persone non affatto colpite dal cristianesimo si fermavano alla chiesa successiva per darle fuoco?

Il più noto bruciatore di chiese, anche se nega di averlo fatto, è Varg Vikernes dalla Norvegia. Non esita ad esprimere il suo supporto per questi atti di terrorismo e spiega le ragioni di questo pensiero: “E riguardo i miei motivi per supportare il rogo delle chiese.. l’età vichinga cominciò il 6 Giugno del 793, quando i vichinghi di Hordalands, in Norvegia, attaccarono un monastero in Inghilterra. Questo atto era una risposta alla conquista del re francese Carlo Magno e alla cristianizzazione dei sassoni nel 792, quando egli distrusse l’Irminsul (un albero sacro, dedicato a Donar; Irminaz è un nome di Donar, e Sul significa pilastro). Quando era successo questo, la Scandinavia era shockata, ed avevamo capito che saremmo stati i prossimi della lista se non avessimo colpito subito. L’attacco all’Inghilterra è il primo attacco che si ricorda, ma di sicuro non è stato il primo; infatti quasi l’80% degli attacchi erano diretti contro la Francia. Comunque, il 6 Giugno 793 è la data storica che simbolizza questa lotta disperata, e questo dovrebbe spiegare perché la Fantoft Stavechurch di Hordaland è stata bruciata il 6 Giugno 1992. Era l’introduzione della seconda era vichinga, il momento in cui ci riprendiamo ciò che è nostro. Questi roghi segnarono un cambiamento nella storia. D’ora in poi, le religioni Ebraiche saranno sistematicamente buttate fuori dall’Europa. Non possiamo più tollerare templi Giudeo-Cristiani sulla nostra terra. Mostrando la nostra volontà di resistere, accendiamo lo spirito della resistenza nel popolo.”

In realtà, molti degli autori dei roghi non avevano questo nobile ideale di rivalsa storica. Lo facevano solo per ragioni triviali, come shockare la società, esprimere odio contro il Cristianesimo o impressionare gli idoli della scena Black Metal. Uno di questi individui condannati per rogo è Thomas Haugen, membro fondatore della band Norvegese Emperor, che diventa molto goffo quando gli viene chiesto qualcosa sull’etichetta di “terrorista Black Metal”. Egli precisa che questa azione era stata commessa sotto l’influenza di Vikernes e della mentalità del primo Black Metal.

Comunque, anche quelli che desiderano prendere le distanze dai loro “reati” del passato sono stati strumentali all’obiettivo di tenere il Black Metal lontano dalla scena Heavy Metal ordinaria che, anche se ribelle, è ancora tollerata nella società mainstream.

Essa non è arrivata al Ragnarok previsto dagli attivisti Black Metal, e il loro destino fu simile a quello di altri movimenti estremi: lotte intestine e pressioni esterne li divisero in molti gruppi rivali incapaci di unirsi per il bene superiore di una missione comune.

IL PRINCIPE DELLA MORTE.

Oystein Arseth supportava la rinascita Black Metal con la sua etichetta discografica, la Deathlike Silence Productions, ed un negozio di dischi ad Oslo, chiamato Helvete. Sia l’etichetta che il negozio erano la spina dorsale della prima scena Black Metal Norvegese, un luogo di incontro per gli individui con la mentalità della “guerra contro il cristianesimo”. Arseth sicuramente sapeva che la sua posizione era importante nella giovane e selvaggia scena Black Metal, anche se diventava sempre meno adatto ad essere un modello per il Black Metal letale e disprezzante della vita che sosteneva a parole. Varg Vikernes, di alcuni anni più giovane del circa 25enne Arseth, inizialmente credeva alle dottrine di Arseth. Secondo Arseth “il Satanismo deriva dal Cristianesimo religioso, e lì dovrebbe stare. Sono una persona religiosa, e io combatto quelli che usano il Suo nome a sproposito. Le persone non dovrebbero credere in sé stesse ed essere individualiste. Esse dovrebbero obbedire, essere schiave della religione”. Oystein diventò amico di Varg, che alla fine rilasciò la sua musica di Burzum tramite la Deathlike Silence Production. Tuttavia Varg si accorse rapidamente della vera natura del suo nuovo amico. Oystein era un miserabile uomo d’affari e sprecava il suo denaro per l’etichetta discografica ed il negozio invece di procurarsi i fondi per attività terroriste come un tempo aveva promesso. Inoltre, non era esattamente il guerriero che pretendeva di essere. Guardava i porno invece che fare la guerra. Mentre Varg impressionava i suoi camerati con le azioni e non con le parole, Oystein si rivelò avere semplicemente una grande bocca; non riusciva a rispettare gli standard che egli stesso promuoveva.

Come i membri dei Venom prima di lui, Oystein era interessato a diventare una rockstar compensando la sua mancanza di successo musicale con un immaginario shockante. Alla fine, gli amici divennero nemici. È difficile ricostruire gli sviluppi che ci furono dopo che Varg uscì di prigione dopo 3 mesi con l’accusa di essere coinvolto nei roghi di Marzo 1993.

Se Oysten volesse davvero uccidere Varg per primo, causando un suo atto di autodifesa, è una materia alla quale credere o no. Comunque, Oystein Arseth fu ucciso da Varg Vikernes il 10 Agosto 1993. La polizia fece partire immediatamente le indagini all’interno della scena Norvegese e Svedese, e ci misero solo una settimana ad accusare Vikernes di omicidio di primo grado, oltre ad altre quattro accuse di roghi e altri reati minori. Nell’Aprile 1994, fu condannato a 21 anni, la pena massima in Norvegia. Vikernes divenne il Charles Manson Norvegese, il nemico pubblico numero uno. La stampa progressista pubblicò un titolo scandalistico dopo l’altro, diffondendo sempre più dettagli particolari sulla scena Black Metal Norvegese. Quella che era iniziata come una violenta ribellione giovani e, spinta dallo spirito degli antichi racconti e delle antiche saghe, veniva ritratta come un manipolo di adoratori del diavolo, maniaci assetati di sangue. La morte di Arseth ebbe un impatto tremendo sul Black Metal; portò alla perdita di quasi tutte quelle che un tempo erano le sue figure chiave. Comunque, la forza che era rimasta nell’ombra e aveva dichiarato guerra al Metal mainstream per quasi due anni, ora si trovava improvvisamente sotto i riflettori. Queste circostanze portarono il Black Metal ad una crescente popolarità ed attirarono l’interesse delle grandi aziende discografiche in queste bands lunatiche del Nord. Senza le falangi fanatiche delle prime bands Black Metal, che rifiutavano di condividere il destino mainstream del Death Metal, la commercializzazione del Black Metal iniziò definitivamente. Bands come Emperor e Satyricon, norvegesi, ritrattarono il loro precedente radicalismo; nacquero nuove bands come Cradle of Filth e Dimmu Borgir, che usavano l’estetica Black Metal rigettando però la violenza Black Metal. Varg Vikernes non uccise semplicemente l’uomo che era il maggiore responsabile del revival del Black Metal, ma finì per tarpare le ali alla scena. Con la scena frammentata, iniziò una lotta interna fra gruppi come F.O.E. (Friends of Euronymous) e F.O.G. (Friend of Grisnackh).

Le attività terroristiche sembrarono aver lasciato definitivamente la Scandinavia, ed era nato una nuova moda, una moda i cui seguaci usavano l’estetica Black Metal ed ascoltavano la musica, ma al tempo stesso erano ansiosi di farsi accettare dalla società e prendere parte al business musicale mainstream. Questo sviluppo, che iniziò nel 1994 e dura fino ai giorni nostri, finì per dividere ancora una volta la scena, fra mainstream ed underground.

Il Ritorno di Wotan

È noto che il Black Metal era nato come musica “satanica”. Dato che molte bands iniziarono quando erano teenagers, il loro “Satanismo” era più una ribellione contro i genitori e la società che altro. Erano interessati solo al valore shockante di questa estetica, anche se i Bathory dimostrarono che il progresso intellettuale può accompagnare l’evoluzione musicale. Mentre i primi tre albums erano meramente degli sfoghi satanici, con Blood Fire Death questa band iniziò un viaggio in sonorità epiche di Metal Wagneriano e mitologia Vichinga. La differenza fra le loro prime tre uscite ed il seguito sembra molto vasta. Ora chiunque comprende che la musica dei Bathory è legata agli stessi elementi archetipi. Come il Paganesimo fu corrotto e trasformato nella mitologia cristiana del Satanismo lungo i secoli, il Satanismo è stato gradualmente ri-trasformato in puro Paganesimo nella scena Black Metal. Oltre ai Bathory, Burzum ha avuto un grande impatto nella rinascita pagana che oggi ha quasi sostituito il Satanismo della vecchia scuola. Varg Vikernes non ha mai incluso il Satanismo nella sua musica né nella sua estetica, anche se era solito parlare di “male per il fine del male” nelle sue primissime interviste. Invece del Satanismo, utilizzava i romanzi di Tolkien come metafora del suo Odinismo. Ci si potrebbe chiedere perché Burzum non ha promosso il Paganesimo fin dall’inizio. Una ragione potrebbe essere l’influenza di Oystein Arseth ed i suoi dogmi satanici sulla New Wave of Black Metal. Vikernes iniziò a professarsi Odinista dopo che fu imprigionato per l’omicidio di Arseth. Da quel tempo, Burzum è esistito “esclusivamente per Odino, il nemico con un occhio solo del Dio Cristiano”. In Europa Varg diventò il portavoce più influente della rinascita pagana Pangermanista dal 1945. Gli album di Burzum successivi, specialmente Filosofem, Daudi Baldrs e “Hlidskjalf” si dimostrarono dei capolavori di arte Nordica.

Dal 1994, il Paganesimo ha continuato la sua marcia trionfale all’interno del genere Black Metal. Nazionalismo, Ariosofia, Misticismo del Sangue e Filosofia Volkisch hanno anche cambiato le visioni del mondo dei musicisti Black Metal.

Il Viking Metal ed il Pagan Metal sono diventati nuovi sottogeneri, con bands come gli Enslaved (Norvegia), Einherjer (Norvegia), Helheim (Norvegia), Thyrfing (Svezia), Vintersorg (Svezia), Absurd (Germania), Graveland (Polonia), Thor’s Hammer (Polonia), Gontyna Kry (Polonia), Nokturnal Mortum (Ucraina) e molti altri. Specialmente i Graveland sono diventati l’avanguardia del Paganesimo aggressivo e militante. Un personaggio noto ai lettori di Resistance, Rob Darken, leader dei Graveland, affermò che lavorava per “l’era ventura di una nuova guerra, un nuovo olocausto ed un nuovo Fuhrer che avrebbe guidato la gioventù forte, potente ed istruita alle tradizioni Pagane”. Darken promuove la vendetta sugli usurpatori Cristiani, e disprezza allo stesso modo la democrazia, il pacifismo ed il liberalismo. L’attivismo di Varg Vikernes non poteva essere fermato dai muri di una cella di prigione. Egli fornì l’idea iniziale del programma politico di un Fronte Pagano Pangermanista(All-Germanic Heaten Front, A.H.F.), un’organizzazione che sarebbe stata inconcepibile senza la rinascita pagana alla quale egli stesso aveva dato vita. Attualmente l’A.H.F ha divisioni in Islanda, Norvegia, Svezia, Olanda, Germania e Danimarca. Una branca dell’A.H.F. esiste persino in Nord America, ed è chiamata Vinland Heathen Front. Quello che era iniziato come una ribellione nordica di giovani arrabbiati stufi della loro comoda vita in una nazione Cristiana e progressista era diventato un movimento politico Neopagano. L’A.H.F. è attualmente un competitore credibile di altre organizzazioni Asatru Odiniste, molte delle quali sacrificano le ambizioni politiche per la comodità di una buona reputazione nella società. Il percorso dall’Helvete ad Asgard era terminato, ma è ovvio che doveva andare così. Quasi 10 anni dopo la rinascita del Black Metal, questo genere e la sua sottocultura giovanile rappresenta in modo chiaro una dichiarazione di Paganesimo ed Identità Ariana.

 

 

Cospirazione per la Supremazia.

Mentre gli autori dei roghi in Scandinavia usavano un’arsenale ideologico molto limitato per la loro crociata anti-Cristiana, l’attuale milizia Black Metal ha capito che c’è bisogno di un riarmo, sia ideologico che tattico. I legami fra il Black Metal e l’attivismo White Power organizzato sono decisamente aumentati negli ultimi anni. Nel 1996, i giornali francesi pubblicavano notizie riguardanti un “gruppo malvagio di adoratori del diavolo” accusati di aver dissacrato una tomba e fatto foto ai cadaveri. Tuttavia non era questo evento macabro ad aver fatto notizia. Quello che aveva davvero spaventato i giornalisti erano i collegamenti, scoperti dalla polizia, dei membri di bands Black Metal come Funeral/Kristallnacht e Bessed in Sin con i famosi Charlemagne Hammerskins. Una vera cospirazione “diabolica” che aveva fatto notizia, guadagnando i titoli di giornale: fanatici attivisti Black Metal uniti con altrettanto fanatici boneheads per assaltare lo status quo. Questo prometteva una notte insonne per le menti politically correct. Per i democratici, i progressisti ed i pacifisti era addirittura peggio: Lene Bore, la madre del “nemico pubblico numero uno” Norvegese, fu improvvsamente arrestata nel 1997 con le accuse di “supportare un gruppo armato illegale” perché accusata di aver fornito fondi considerevoli a questo gruppo di quattro giovani maschi. Il “commando terroristico” era accusato di aver pianificato la liberazione di Varg Vikernes dalla prigione e l’omicidio di alcuni membri del Governo Norvegese e della chiesa. Le accuse contro Lene Bore alla fine furono ritirate, e Varg negò ogni legame con il gruppo. Si noti che il capo del gruppo era nientepopodimeno che lo Skinhead Tom Eiternes, ex-leader del Norsk Hedensk Front (Fronte Pagano Norvegese), che si era convertito all’Odinismo dopo che aveva fatto amicizia con Varg in prigione. Gira voce che Varg volesse entrare nel Vitt Arisk Motstand prima di essere arrestato per l’omicidio di Arseth, e l’ovvio supporto degli Skinheads militanti per la sua causa dimostra ancora una volte gli stretti legami fra l’Odinismo violento ed il White Power militante. Un anno dopo, un’altra star del Black Metal divenne un fuorilegge dopo una carriera musicale considerevole. A differenza della Norvegia, la scena in Svezia non aveva mai avuto casi di omicidi. La situazione mutò nel 1998, quando Jon Noedtveidt, leader della band Black Metal molto popolare Dissection, venne preso in custodia per omicidio di primo grado.

Era sospettato di aver partecipato a vari omicidi irrisolti, l’ultimo dei quali riguardava un gay Algerino che fu ucciso con un colpo al collo a Gothenburg. Girava voce che Jon facesse parte di una setta satanica, e non faceva mistero di avere giurato fedeltà al “potere delle tenebre” nelle sue numerose interviste prima dell’arresto.

Comunque, era stato anche detto dai giornalisti di cronaca nera che questa “setta” aveva un’attitudine “fascista”. Jon ora sta scontando una condanna a 8 anni per concorso e favoreggiamento in omicidio.

Lo scenario “peggiore” della fratellanza fra Skinhead e Black Metal ci fu in Germania. Hendrik “JFN” Mobus, noto per far parte della band Black Metal Absurd, oltre che per la sua partecipazione in un omicidio nel 1993, ha scontato circa 5 anni e 4 mesi in prigione. Con due complici, uno dei quali era il chitarrista e cantante degli Absurd, Hendrik uccise un compagno di scuola il 29 Aprile 1993. Fu condannato a 8 anni di prigione, ma fu rilasciato sulla parola dopo aver scontato i due terzi della sentenza. In prigione Hendrik si affiliò idealmente alla Gentilità Germanica, maturò una visione del mondo Volkisch e Nazionalsocialista. Lentamente ma inesorabilmente la sua visione del mondo si era evoluta in un credo Nordico ed in un’etica Germanica. Hendrik affermò i suoi ideali in varie occasioni (ad esempio in “Lords of Chaos”, uscito per la Feral House Publication) e fu contattato da numerosi Skinheads Nazionalsocialisti. Dopo che fu rilasciato di prigione, Hendrik lavorò per l’etichetta indipendente Black Metal Darker than Black Records. Fece amicizia con i Saxonian Hammerskins ed infine diede vita ad una stretta collaborazione fra la sua etichetta e la loro, la Hate Records. Le autorità tedesche difficilmente avrebbero potuto tollerarlo. Il 6 Ottobre 1999 la polizia politica tedesca avviò una repressione pesante contro questa fratellanza. Grazie alla collaborazione fra poliziotti armati e membri dei Servizi di Sicurezza Nazionale e Pubblici Ministeri, fecero irruzione in quasi due dozzine di luoghi in tutta la Germania. Le etichette discografiche D.T.B Records (Erfurt), No Colours Records (Borna) e Burznazg Production (Bad Frankenhausen) furono fra gli obiettivi delle retate. Le accuse per tutti erano quelle di “diffusione di propaganda Nazi”. Far chiudere una o più etichette indipendenti per il governo tedesco era molto meno importante della volontà di contrastare il crescente avvicinamento fra gli estremisti delle scene Black Metal e Skinheads.

L’attivismo di Hendrik si scontrò ancora una volta con la legge, e furono portate nuove accuse contro di lui. Per “utilizzo pubblico di un simbolo Nazionalsocialista” fu condannato ad 8 mesi nel Luglio 1999, e dopo le retate menzionate prima, anche a causa dell’isteria dei media Tedeschi, il tribunale annullò anche il suo rilascio sulla parola. Inoltre, dopo la retata alla Darker Than Black Records, Hendrik fu condannato a 18 mesi per il suo contributo al libro “Lords of Chaos”.

In tutto, Hendrik Mobus doveva scontare ulteriormente più di 5 anni in galera. Ora è in fuga, ricercato dalle autorità tedesche con un mandato di arresto internazionale. Il miglior movimento organizzato fra Black Metal e Skinhead esiste oggi in Polonia. Quello che è ancora impensabile in altre nazioni è considerato di buon senso lì. Gli Skinheads e gli esponenti del Black Metal suonano insieme nelle bands, gestiscono etichette discografiche che producono entrambi i generi musicali e diffondono fanzines per entrambe le controculture giovanili. Lo split fra Graveland ed Honor che sta per uscire è un risultato di questa alleanza. Oltre ogni dubbio, la Polonia è oggi la fortezza mondiale del Black Metal Nazionalsocialista, seguita a breve distanza dalla Grecia, nella quale il movimento “Alba Dorata” è supportato da numerose bands Black Metal, come Necromantia, Legion of Doom e altre.

Camicie Nere – Black Metal

La primavera del 1999 segnò l’uscita della compilation The Night and the Fog – A Tribute to National Socialist Black Metal Underground, CD in edizione limitata. Questa release mostrava l’underground estremo Black Metal in tutta la sua estensione per la prima volta in assoluto. Bands dalla Polonia (Graveland, Thor’s Hammer, Gontyna Kry, Galgenberg, Fullmoon), Germania (Absurd), Francia (Kristallnacht, Bekhira) e persino Stati Uniti (Weltmacht, Birkenau) si unirono per celebrare solennemente la loro ideologia e la loro musica. Come ci si aspettava, la release ottenne l’attenzione della scena Black Metal, facendo piangere come cani bastonati le etichette discografiche ed i mailorder a scopo di lucro. Esse cercarono di ignorare e boicottare il Black Metal Nazionalsocialista, ma lo stesso underground aveva dimostrato che i loro sforzi erano vani.

Se nessuno fosse interessato nel Black Metal Nazionalsocialista, come i media del Metal ci vogliono far credere, perché allora c’è tutta questa richiesta per tale compilation? Perché vi è un interesse in crescita nelle bands che hanno contribuito ad essa? Il Black Metal, all’alba del nuovo, ma senza dubbio ultimo, millennio cristiano, è diviso in mainstream ed underground. Mentre il mainstream è quello che puoi vedere nelle pagine luccicanti dei giornali famosi, l’underground continua ad esistere, ed ora è svelato anche alla grande maggioranza. L’underground militante è entrato nelle nuove forme di mass media, ovvero l’internet.

Ora è rappresentato dal Pagan Front, una coalizione di varie etichette discografiche, compagnie di mailorder, fanzines e, senza dubbio, bands. Esse si considerano l’avanguardia della rinascita Pagana; trasmettono ai loro ascoltatori l’etica nativa, la fede Pagana e l’opposizione anti-Cristiana. Da questo punto di vista, questa branca del Black Metal è rivoluzionaria quanto il RAC e l’Hatecore. Il suono delle bands è la colonna sonora feroce e selvaggia per il ritorno di WOTAN, che riporterà alla gloria degli antichi popoli Nordici. Resistance Magazine quindi continuerà ad occuparsi delle bands principali di questo genere, perché siamo fermamente convinti che essi esprimono la Consapevolezza Ariana con la stessa intensità delle bands White Power.

Goatmoon – Way of the Holocaust Wind

<<Il futuro è triste, non chiaro
Senza onore, incapace di sopravvivere
Tollerante verso ciò che è sbagliato
I legami di sangue non sono considerati sensati
Questo deve cambiare

I subumani cercano di rovinare questo mondo
Ma ci battiamo con onore contro tutto
Siamo pochi di numero
Ma resistiamo forti e fieri

Cazzo, dobbiamo crescere
Lodare gli Dei della guerra
Con una furiosa tempesta di acciaio
E i venti dell’0l0c4u$t0 che bruciano
Questo mondo deve essere purificato

Salvezza attraverso le fiamme
Il mondo moderno deve bruciare
Solo i forti sopravviveranno
E’ ora che la feccia impari

Sulle ali di un’aquila di ferro
Il nuovo Impero 4r14n0 trionfante
Sorge dalle ceneri di questo mondo decadente>>

Black Metal contro gli Antifa (Autrice: Helena Semenyaka, tradotto in ITA)

In allegato al PDF sottostante ed anche in formato di testo la traduzione in italiano dell’articolo di Helena Semenyaka che tratta del fenomeno antifa che si scontra con il Black Metal in generale. Il discorso viene preso non in modo strettamente “ideologico/politico” bensì in modo largo ed argomentato a partire dai riferimenti “totalitari” nell’arte, con riferimenti filosofici vari dai quali si comprende la vasta cultura e capacità argomentativa dell’autrice. Buona lettura agli interessati

Black Metal Contro gli Antifa – Helena Semenyaka

Black Metal contro gli Antifa

La recente ondata di attività degli antifa che hanno portato a cancellazioni di concerti Black Metal hanno rovinato lo spettacolo non solo a quelli che avevano acquistato i biglietti. L’attacco indiscriminato a bands Black Metal che non hanno mai dichiarato di essere politicizzate non lascia alcun dubbio sul fatto che gli apostoli dell’inclusività totale usino il cosiddetto “estremismo” semplicemente come un pretesto per emarginare quelli che hanno una visione non stupidamente positiva della realtà.

Lo sterile universo degli antifa stranamente somiglia al futuro distopico raffigurato nel film Equilibrium, il mondo apocalittico post-nucleare nel quale tutti i sentimenti e le forme di espressione artistica sono illegali. Questo mondo è abitato dalla nazione di Libria che inietta quotidianamente la sostanza che rimuove le emozioni “per prevenire la guerra”. Non a caso, la sensazione inquietante è che la Black Metal art è la prima arte da sacrificare sull’altare di questa religione quasi umanistica.

Su scala più larga comunque questa tragicommedia potrebbe avvicinarsi alla risoluzione della crisi che ha travolto la scena Black Metal fin dal suo ingresso nel mainstream. Riguardo a ciò, le limitazioni quantitative (cancellazioni di concerti, diminuzione del pubblico raggiunto, arresto dell’espansione), fanno presagire un aumento della qualità di quest’arte, che è stata per così a lungo relegata in un angolo distante dalla sua essenza, o persino all’auto-ironia. Pur lontani da un ennesimo messaggio stile “pensa positivo”, non si deve dimenticare il bisogno di creare zone libere dagli antifa nell’industria musicale; zone in cui si faccia informazione e si marginalizzi socialmente questo “movimento”, come accade in tutta l’Europa dell’Est.
Ma almeno un risultato è sicuramente positivo: il conflitto descritto non è compatibile con la definizione di cultura della guerra fra gruppi in competizione perché ai cosiddetti antifa non corrisponde alcuna agenda culturale né intellettuale. Non vi è una mera collisione politica, a meno che consideriamo “politica” l’estrema polarizzazione fra “noi” e “loro” che può emergere in qualunque ambito delle questioni umane (arte, religione, scienza), come compreso a suo tempo dal filosofo politico ed avvocato Carl Schmitt.

 

Questo è lo scontro tra due tipologie umane metafisiche ed antropologiche, che alla fine mostra il vero orizzonte del potenziale Black Metal. Inutile dirlo, la tipologia umana che deve ricorrere a rimedi legali per crearsi un’illusione di vittoria ha già perso.

Se si ricorda il motto dell’Illuminazione come formulato da Immanuel Kant, “Devi avere il coraggio di usare la tua ragione senza la guida di un altro (Sapere aude!), non si vedrà alcuna esagerazione nel dire che oggi, per preservare il proprio status di intellettuale, si deve detestare chi difende la correttezza politica, a prescindere dalle reali opinioni politiche che si hanno.

Già nel 2016 stavo per pubblicare un articolo illustrato sui simboli totalitari e sui riferimenti, sull’ideologia che ispirò provocazioni misantropiche, “estetica dell’uniforme” e anche semplicemente il “volgare sfoggio di potenza” che è stato trattato in modo impressionante e che è persino diventato parte della cultura di massa grazie alla creatività di varie bands come Laibach, Slayer, Pantera, Type O Negative (dal testo ironico di una canzone dei Carnivore “Gesù Hitler, Adolf Cristo, è questa la seconda venuta del Quarto Reich?”, sarebbe la migliore epigrafe per il pezzo dato), Marylin Manson, Rammstein, Deathstars, Feindflug, Therion, Lux Occulta, senza menzionare le bands Neofolk / industrial come Death in June, NON, Blood Axis or Von Thronstahl e molte altre. Persino Lady Gaga, nel videoclip “Alejandro” ha usato un pizzico di estetica “Nazi hollywoodiana”.

Se estendiamo il campo, questa estetizzazione del “totalitarismo” è stata innescata inizialmente dai film di successo cinematografico e, nel complesso, dalla crescente domanda di forme artistiche radicali negli anni ’90. Non c’è bisogno di dilungarsi esclusivamente su classici come Il Portiere di Notte, film del 1974 diretto da Liliana Cavani, che ha dato il via alla cultura “nazi-fetish” e ha dato i natali alle varie versioni più trash di “sfruttamento sessuale dell’immaginario nazi”.

Si può sicuramente menzionare il vangelo cinematografico della consapevolezza dell’Olocausto, Schindler’s List di Steven Spielberg (1993): uno dei personaggi principali, Amon Goeth, interpretato dal carismatico Ralph Fiennes, è un chiaro esempio di estetizzazione non intenzionale di un criminale di guerra.

 

Il Secondo Atto del Musical di Schlinder’s List (2013), l’aria del cosiddetto “Imperatore Amon” intitolata “Ti Perdono”, interpretata da Al Kaplan e vietata in Germania, Francia ed Israele, non emergerebbe mai senza questo splendido ritratto.

Eppure i cattivi attraenti, compresi i personaggi basati sulla vera storia politica, sono parte integrante del codice culturale occidentale, così come l’opera oscena del Marchese de Sade. Secondi i principi basilari della cultura Occidentale legale (la differenza fra legge e moralità, la presunzione di innocenza, “tutto ciò che non è vietato è permesso”), non vi è nulla di sbagliato o illegale immaginare il male ed apprezzare le azioni che riescono con successo a portarlo avanti.

Sicuramente si potrebbe andare indietro e rintracciare queste influenze per le simpatie filo-Tedesche di Elvis Presley o anche nel pezzo “Heroes” di David Bowie. Tuttavia le bands industrial o Black Metal sono più rilevanti dal momento che nel loro caso forma e contenuti radicali vanno di pari passo, o meglio, il contenuto radicale è semplicemente richiesto da queste nuove forme musicali.

Alcune delle bands menzionate in precedenza hanno solo fatto allusioni al totalitarismo ed hanno fornito ampie spiegazioni per gli spettatori inesperti in tale arte sulla loro pagina facebook. (La Bardot dei Therion ispirò il loro pezzo “Initials B.B.”)

Altri, come la band Laibach, rappresentano una sofisticata interpretazione artistica dello studio molto profondo degli aspetti maestosi delle ideologie totalitarie e radicali, specialmente di sinistra.

“Balliamo ad Ado Hinkel

Benzino Napoloni

Balliamo a Schiklgruber

E balliamo con Maitreya

Con il totalitarismo

E con la democrazia

Balliamo col fascismo

E con l’Anarchia Rossa.” (testo originale in tedesco)

Il contributo dei Laibach ad Iron Sky, un film fantascientifico del 2012 che trattava della ritirata dei Nazisti sulla luna dopo la guerra e dell’invasione della Terra del 2018, nei fatti ha reso la loro creatività, specialmente la canzone iconica B-Machine, più comica o ironica di quanto essa è in realtà. Questo non cambia il fatto che i Laibach, prima di tutto, sono artisti che possono tollerare la censura solamente quando decidono di esibirsi in Corea del Nord.

I Von Thronstahl, come i Laibach, sono musicisti, ricercatori e politici allo stesso tempo: in questo caso, il canone ideologico e culturale è definito in modo naturale come “la rivolta trasformata in stile” (“Hugo Boss und Lagerfeld, Yves Saint Laurent et Louis Vuitton, diktieren wie es uns gefällt”). Specialmente quando il messaggio viene consegnato e rafforzato da “ragazze in uniforme” come Runa.

Sporadicamente, anche la trattazione delle ideologie estreme nel videoclip “Kiss My Sword” dei Lux Occulta rappresentano un’incredibile analisi filosofica sia con i presunti sforzi di Aleister Crowley di familiarizzare con Hitler, Stalin e Churchill con “Il Libro della Legge”. Si dice che esso fu dettato a Crowley al Cairo dopo che passò una notte nella Camera del Re della Grande Piramide. Oppure si può menzionare il fenomeno stesso del leader autoritario come “la verità”, il lato oscuro o la quintessenza dell’aderenza a Thelema (“Chi è legge per sé stesso, non ha bisogno di legge, non infrange nessuna legge ed è davvero un re”), o anche il Superuomo della modernità senza dio (Quando gli dei dormono, io domino questo mondo schifoso).

Il fascino per “La Grande Bestia”, molto probabilmente è quello che unisce queste tipologie di riferimenti “totalitari” da parte dei Therion, dei Lux Occulta e dei Current93 (Hitler come Kalki).

 

 

Anche se semi-ironici, distopici, esibiti solo per shockare, per scherzare (come Nergal dei Behemoth che interpreta il ruolo di un Nazi nel film tedesco del 2013 AmbaSSada) o persino glamour, questi casi hanno legittimato da tempo il retaggio “totalitario” tramite un vasto sfruttamento culturale.

Il mio discorso non è quello di svelare altri possibili obiettivi per la caccia alle streghe, ma quando gli antifa si resero finalmente conto della crudele realtà della società Occidentale, inizialmente non riuscivo a credere che le loro minacce potessero essere prese sul serio. Nell’Europa dell’Est e nel Baltico, con la conferenza etnofuturista a Tallin come ultimo esempio, nessuno capisce cosa diavolo vogliano persino quando cercano di interrompere un incontro apertamente politico facendo chiamate telefoniche e rivelazioni riguardo gli “raduni di estrema destra”; nessuno vede il motivo per cui questi ultimi debbano essere considerati univocamente negativi.

Altrimenti la satira politica, per esempio quella di Charlie Chaplin, diventa impossibile. La canzone “Der Mussolini” da parte della band electropunk D.A.F (che sta per “Amicizia Americana-Tedesca” – Deutsch-Amerikanische Freundschaft), che fu registrata nel 1981 e coverizzata, fra gli altri, dagli Atrocity con Liv Kristine, fa propaganda o condanna i regimi totalitari? Dopotutto, Mussolini, Hitler, il comunismo e Gesù Cristo (il clericalismo) sono messi qui sullo stesso piano, forse questo è “pericoloso”? Il recente film “La Morte di Stalin”, che è stato censurato in Russia e Bielorussia, dovrebbe essere bandito ovunque?

Il contrasto intellettuale tra gli antifa ed un altro musicista Black Metal nella loro lista nera, Famine dei Peste Noire, è particolarmente suggestivo.

I “Panzer Division” Marduk ed i Taake erano anche nella lista nella bozza del mio articolo come le band che sono riuscite con successo a fare un album concettuale sull’eredità storica del Terzo Reich e a giocare con simbologia e riferimenti “estremisti”. Ci si può ricordare il titolo dell’album degli Immortal “Pure Holocaust” o i titoli “controversi” di alcune canzioni, come “IndoctriNation” e “Architecture of a Genocidal Nature” dall’album del 2001 dei Dimmu Borgir in modo delizioso, per un orecchio Black Metal, “Puritanical Euphoric Misanthropia”.

Si possono trovare facilmente riferimenti lirici e metafore simili nei lavori di altri artisti Black Metal dello stesso livello.

Comunque, non avevo terminato questo pezzo non solo a causa della cronica mancanza di tempo ma anche perché semplicemente avevo perso il conto delle varie storie “politicamente scorrette” nelle quali era coinvolto Donald Trump durante la sua campagna elettorale. Era iniziata con il retweet di “una citazione molto bella” di Benito Mussolini ed un retweet di un immagine in cui era raffigurato Trump che lancia Bernie Sanders in una camera a gas. La mia idea era mostrare quanto queste immagini “estremiste” artisticamente sdoganate trovino spazio in politica e diventino parte del capitale politico e portino persino dividendi elettorali.

Quando ho visto che questi episodi non sembrano nuocere affatto alla sua reputazione, ero già preparata per l’imminente cambiamento politico nell’intera regione euroatlantica. A prescindere ciò che uno può pensare di Trump, è difficile non dare all’Alt-Right il merito per aver portato la “guerra culturale” politicamente motivata totalmente ad un nuovo livello; essa ha inoltre decriminalizzato dei motivi abbastanza innocentemente “politicamente scorretti” ponendoli sotto forma di umorismo, con una notevole creatività concettuale. Solo la reinvenzione di Pepe the Frog, così come la conseguente mitologia trolleggiante dell’Alt-Right, si meriterebbe un premio Nobel in tecnologie dei media e networking, indipendentemente dalla propria appartenenza ideologica.

Inoltre, le serie comiche di Hitler Hipster, note anche come “Adolf Hipster”, i gatti “Kitler” con “i baffetti di hitler”, un sacco di remakes ironici su youtube della famosa scena del Bunker (discorso di Hitler, indignazione di Hitler) del film “La Caduta”, come i negozi ordinari a tema Nazi nel mondo asiatico (“The Soldaten Kaffee” a Jakarta, in Indonesia, che è stato infine chiuso nel 2017, il ristorante Croce di Hitler a Mumbai, in India, o il Bar Hitler in Corea del Sud) sembrano un eco dal passato.

Il lato più oscuro di questo processo, che è considerato molto grave da molti, è la discutibile attivazione convulsiva di gruppi Antifa anonimi e, in generale, la crescita dell’isteria della sinistra progressista.

Sicuramente il caso dei Taake non riguarda la “censura di sinistra progressista contro le idee di estrema destra”. Sarebbe così se i Taake fossero una band NSBM. Anche se i Taake fossero una band che celebrasse le radici culturali Norvegesi, la sua mitologia e la sua storia, potrebbero facilmente negare di essere associati ai “Neonazi”, come fecero i Tyr registrando la canzone “The Shadow of the Swastica”.

L’obiettivo di Hoest nel mostrare una svastica disegnata sul suo petto durante un live in Germania nel 2007 era apparentemente diverso; il frontman dei Tyr Heri Joensen, era riluttante ad assumersi la responsabilità per i crimini commessi dagli altri (“Tu puoi spingere i peccati di tuo padre dove la luce non può passare, e baciare il mio culo scandinavo”). Hoest, in questo caso, non c’entrava niente con la storia.

Al contrario di molte bands Death metal / grindcore come Cannibal Corpse, i quali, con rare eccezioni sullo stile di “Slowly We Rot” degli Obituary, esprimono in musica la realtà dei film horror trash e lasciano all’ascoltatore un messaggio dozzinale, la cosiddetta “estetizzazione del male” del Black Metal spesso si appoggia sul sentimento Kantiano del sublime, in un senso di libertà selvaggia ed elementale. Il Black Metal è generalmente interessato al male metafisico piuttosto che al male sociopolitico, altrimenti ci sarebbero più bands di sinistra come i Bolt Thrower o i Napalm Death all’interno di questo genere. Il Black Metal si impegna allo stesso modo nelle polemiche dal punto di vista metafisico contro il Cristianesimo o l’Islam.

In questo senso, i Lux Occulta avevano completamente ragione quando collegavano la forma finale della Legge della Volontà di Crowley (“Fai ciò che vuoi” sarà tutta la Legge) all’apoteosi della volontà dei regimi totalitari. Questo perchè lo sfruttamento artistico dei simboli “totalitari” o controversi delle bands Black Metal possono essere non solo una parte naturale o un’espressione concentrata dei temi misantropici, distruttivi e aggressivi che trattano nella loro creatività, come nel caso di Hoest dei Taake.

 

 

Nel 21-simo secolo, i simboli totalitari (nonostante i rappresentanti di alcune organizzazioni politiche revisioniste affermano il contrario) hanno perso il loro significato direttamente ideologico e rappresentano ormai il lato oscuro (o la conclusione logica?) dell’auto-elevazione autonoma nell’età moderna, una sorta di fonte di rispettive “grandi narrazioni”. Fondamentalmente, questa è la questione filosofica che non si riduce al fenomeno della dittatura, e solo gli ignoranti ed i nemici della libertà intellettuale possono criminalizzare l’esplorazione artistica delle dialettiche autoritarie del volontarismo soggettivo e della totale mobilitazione.

Come ha dimostrato Oswald Spengler, il Cesarismo (autoritarismo) ed il populismo (democrazia) sono più che incompatibili, quindi le implicazioni totalitarie / radicali / distruttive della volontà di potenza individuale sono correlati alla cultura moderna individualista come una forma necessaria di autoriflessione. Ed è una questione di cosa è “peggiore” o più ambiguo, è la loro resa artistica ironica o misantropica. In altre parole, solo una piccola parte dei casi in esame permette un’ulteriore indagine: dichiarazioni politiche confermate e programmi di partito. Qualunque altra cosa è una violazione della libertà di coscienza individuale.

Per il resto, è ridicolo anche discutere sui gesti e sui testi anti-Islamici dei Taake, band anti-Cristiana ed anti-Religiosa. Oggi, per prevenire spiacevoli problemi, sembra che uno debba iniziare una carriera musicale registrando una canzone che assicuri che l’odio dell’artista è uguale per tutto, come hanno fatto i Type O Negative (“We Hate Everyone”).

“Marchiato come Sessista

Etichettato come Razzista

Volete sia chiaro?

Guardati allo specchio.

Non ce ne frega (Non ce ne frega)

Di quello che pensi (di quello che pensi)

Non ce ne frega (Non ce ne frega)

Di quello che pensi

Bugie e calunnie invano cercano di farci vergognare

Rivolte, proteste e violenza ci rendono semplicemente famosi.

Interviste televisive, pubblicità gratis

Vendite che crescono vertiginosamente

La sinistra dice che sono fascista

La destra mi chiama comunista.
Odio, odio, odio, odio per tutti. Per ognuno e per tutti.”
Anche la reazione del frontman dei Watain Erik Danielsson agli ultimi attacchi fantasiosi degli antifa dopo che hanno scoperto una foto del chitarrista live dei Watain Set Teitan che faceva un “saluto Nazi” non è stata lontana da questo atteggiamento. Di seguito la sua dichiarazione presentata alla redazione dell’isterico portale MetalSucks:

“Il gesto in quella foto è stato fatto per scherzo e questo è tutto quello che c’è da dire a riguardo. Tuttavia, per porre fine a questa sciocchezza lunga e fastidiosa il chitarrista in questione ha deciso di farsi da parte per un certo lasso di tempo, per evitare ulteriori discussioni inutili sul tema.”

“Inoltre sputiamo sulla crassa ignoranza di tutti quelli che sostengono che i Watain abbiano una qualche agenda politica; per 20 anni abbiamo dimostrato il contrario e la gente dovrebbe saperlo meglio ora. Infine vorremmo mandare a fanculo di cuore tutti quelli che continuano a dare da mangiare l’isterica morale da caccia alle streghe che sta oggi infestando tutta la cultura Heavy Metal mondiale. Ave Satana!”.

 

 

 

Molto probabilmente, le anime sensibili dei guerrieri Antifa non perdoneranno ad Erik la sua descrizione del pubblico metal in Francia, in un’intervista con Duke TV; egli lo definiva non solo “più selvaggio e violento” che in altre nazioni d’Europa ma anche “un vero pubblico Black Metal” in cui la tipologia “hipster” non è così diffusa come altrove.

Personalmente, disprezzo il “Politicamente Corretto”, in primis dal punto di vista intellettuale, in quanto sono contraria a qualunque forma di reato del pensiero e gabbie mentali. In secondo luogo, lo disprezzo dal punto di vista Nietzscheano, che significa resistere alle minacce di paura, senso di colpa e vergogna. Soltanto in terzo luogo lo disprezzo da conservative-rivoluzionaria / terzoposizionista a cui piace trollare i cervelli atrofizzati dei progressisti di sinistra e dei Putiniani.

La conclusione è che non si dovrebbero fare semplici provocazioni “politicamente scorrette”. Al giorno d’oggi si tratta di un intrattenimento abbastanza aristocratico che richiede una copertura politica. Tuttavia qualunque persona intelligente dovrebbe sicuramente schierarsi contro il costante imbarbarimento dell’Occidente sotto la maschera dell’umanesimo, sistematicamente ed in senso pratico insieme agli altri. Non c’è bisogno di aspettare un altro attacco; per quello che vediamo, ci sono molte possibilità per affrontare i rappresentanti degli Antifa, che sono, più precisamente, un movimento Anti-Cultura.

Una volta il teorico della Scuola di Francoforte Theodor Adorno sottolineò che “non può esserci poesia dopo Auschwitz (l’originale era “scrivere poesie dopo Auschwitz è barbaro”); questa frase è stata estesa ulteriormente al livello che “non può esserci cultura, storia e letteratura dopo Auschwitz”. Comunque, dubito che avrebbe fatto tutti questi sforzi intellettuali per le generazioni future se avesse saputo che i suoi eredi contemporanei diretti o indiretti, come il movimento Antifa, lo avrebbero preso alla lettera.

 

 

Anche se l’Est Europa è il contrario della società Occidentale quando ci si rapporta con il problema Antifa e se la decomunistizzazione dell’Ucraina non lascia possibilità alla Sinistra Radicale, sono d’accordo con l’ultima dichiarazione dei Taake; essi affermano che c’è un qualcosa di più globale alle loro spalle: la stessa cultura Occidentale. Secondo me, le basi dell’attuale crisi si possono trovare già anni, se non addirittura secoli fa. Tuttavia l’imperativo morale della nostra grande Eredità di non soccombere a quelle strane deviazioni che oggi osserviamo è ancora sentito. Ricreare o creare qualcosa di nuovo, tocca a noi. Una cosa è chiara: non vi deve essere spazio per l’eutanasia umanistica della storia, della cultura e dell’arte nel futuro previsto dell’Occidente.

 

 

Fonte Originale:
https://helenasemenyaka.wordpress.com/2018/03/26/black-metal-against-antifa/

 

IL BLACK METAL RADICALE IN CANADA (CITAZIONI DAL CAPITOLO “SANG NORDIQUE” DEL LIBRO “COME LUPI TRA LE PECORE”)

Di seguito, al pdf  in allegato o, in formato di testo, sotto di esso, alcune citazioni dal capitolo “Sang Nordique” del libro “Come Lupi tra le Pecore, storia e ideologia del black metal nazionalsocialista” (Davide Maspero e Max Ribaric, 2013). L’argomento è la scena Black Metal Radicale (NS o identitaria) in Canada (o in Quebec).
Buona lettura agli interessati

Il Black Metal Radicale in Canada

IL BLACK METAL RADICALE IN CANADA (CITAZIONI DAL CAPITOLO “SANG NORDIQUE” DEL LIBRO “COME LUPI TRA LE PECORE”)

Viaggiando idealmente verso Est, l’impareggiabile furia distruttiva del selvaggio Ovest declina progressivamente in un più ortodosso Black Metal di matrice nazionalsocialista. È il caso dei Geimhre, con base in Ontario e attivi dai primi anni Duemila, che hanno iniziato suonando una mistura di folk e black metal con infiltrazioni RAC, progressivamente attenuatesi nel corso della carriera. Il gruppo, affiliato al Pagan Front, ha conquistato un certo grado di visibilità in seguito ad alcuni demo, un paio di split (uno coi francesi Ad Hominem, l’altro con i conterranei Shade rilasciato via Stellar Winter) e due full-lenght venuti alla luce fra il 2005 e il 2008. Ulteriore interesse è sorto all’indomani dell’unica esibizione live ufficiale, performance poi immortalata in un nastro dal titolo Hinterland Suthainn, insieme a tracce demo varie, avvenuta in quel di Toronto nel 2004 di fronte ad un pubblico eterogeneo tra cui “c’erano alcuni skinhead ubriachi che cantavano al microfono e facevano discorsi a caso. È stato davvero notevole vedere skinhead razzisti e fan del black metal insieme senza che ci fossero casini”.


Pur non essendo certo degli innovatori, i Geimhre sono comunque manifestazione di una convergenza tra istanze radicali e ferocia black metal, capaci di attirare un pubblico tipicamente black ma anche esponenti dell’estremismo locale, in un sodalizio che Guerfaul auspica su più larga scala, al fine di ampliare la scena e coinvolgere nuovi adepti attraverso una più capillare diffusione delle idee.

<<E’ molto difficile avere un impatto come quello che gli Skrewdriver hanno avuto sulla scena razzista, o quello che hanno avuto sull’anticristianesimo le gesta dei membri dei Mayhem. Al momento, il miglior modo di combattere è diffondere informazioni e risvegliare un senso di fratellanza fra le persone utili della nostra società. Per aiutare la diffusione del messaggio, la gente dovrebbe organizzare concerti con band nazionalsocialiste insieme a normali gruppi death e black. E la scena metal dovrebbe unirsi a quella skinhead. Più siamo, più forti diventiamo>>.

Meno influenzato da tesi ed estetica della Germania NS, che storicamente incidono di più sull’immaginario collettivo del Vecchio Continente, l’NSBM di matrice canadese sembra piuttosto far leva sull’eredità genetica europea, inneggiando alle dirette discendenze nordico-ariane, e ad un credo pagano intriso di rivendicazioni razziali, sulla falsariga di quanto già visto negli USA. Ma con il progressivo spostarsi verso Est, guadagnano spazio le argomentazioni care ai discendenti dei coloni francesi e i rimandi ad un tortuoso percorso storico minacciato dall’egemonia culturale e politica della maggioranza inglese. Tuttavia sarebbe errato pensare che il Quebec presenti una realtà monodimensionale entro i cui confini esistono solo i temi cari alla minoranza francofona. Anzi, anche qui non sono mancati esempi di viscerale culto hitleriano. È il caso di progetti minori, ma allineati ai dogmi di un’intransigenza estetica para-nazista, quali ad esempio SS Mann, Opfer rassenhass, Svartr Sturm.

Al fine di guadagnare la necessaria visibilità, i gruppi sopra menzionati, coadiuvati da altri sodali provenienti dagli USA, hanno deciso di raccogliersi sotto l’egida di un’organizzazione chiamata VInland Front, nata nel 2008 sull’asse americano-canadese e fondata da elementi fuoriusciti dal già consolidato Heaten Circle (ennesima rete multidisciplinare volta alla promozione del paganesimo e della cultura bianca). Il Vinland Front è una sorta di embrionale emulo del Pagan Front, di cui condivide gran parte dell’impianto teorico, dove però l’NSBM è solo una delle molteplici derive musicali supportate e viene dato asilo anche ad altre forme di metal estremo, sempre se coerenti ad un preciso orientamento ideologico.

<<A dire il vero ci sono solo due band del Vinland Front ad aver dichiarato esplicitamente la propria appartenenza alla scena NSBM. Gli Opfer Rassenhass e gli SS Mann. Non importa se suoni o meno NSBM. NSBM, Pagan Black Metal, War Black Metal ecc, sono solo paole, ciò che conta è l’ideologia. La cosa fondamentale è che abbiamo tutti un obiettivo comune e che ci sosteniamo a vicenda.>> (Vinland Front, Gennaio 2009).

Da un punto di vista organizzativo, il Vinland Front riprende una struttura ampiamente diffusa fra i movimenti eversivi di ogni genere, introdotta negli ambienti dell’estrema Destra da Louis Beam, reduce del Vietnam, divenuto esponente del nazionalismo bianco prima tra le fila del Ku Klux Klan e poi dell’Aryan Nations. L’idea è quella di rinunciare ad un sistema piramidale, che consta di un leader e di una struttura di potere verticale discendente fino ai piano più bassi in cui si trova la massa che riceve le direttive. Questo tipo di sistema è. Secondo Beam, facilmente penetrabile dal nemico e destinato quindi a fallire. L’alternativa è quella di ricorrere a delle “cellule fantasma”, totalmente indipendenti tra loro e del tutto autonome, senza nessun centro di coordinamento a monte, rendendo di fatto inutile qualsiasi tentativo di infiltrazione nemica che porterebbe allo smascheramento di una singola cellula senza conseguenze per le altre.

Vjohrrnt V. Wodansson è una figura chiave della scena canadese. Oltre ad aver guidato i Nacht und Nebel è stato fondatore e titolare dell’ormai defunta NSBM Records, ufficialmente affiliata al Pagan Front. Il manifesto pubblicato sul sito certifica come la scelta del nome della label non fosse casuale.

<<Abbiamo bisogno che tra di noi ci sia un preciso legame. Una solidarietà ariana basata sulla fiducia, sull’onore e sulla lealtà, verso noi stessi e verso gli altri, ma ancor di più verso i principi in cui crediamo. Il problema di molti cosiddetti nazionalsocialisti è il loro sciovinismo. Pensano di essere superiori agli stessi ideali in cui dovrebbero credere, e questo non indica di certo un animo nobile. Ognuno di noi ha il proprio valore, ma siamo pur sempre uomini, e quei principi eterni nei quali crediamo, coraggio, onore, lealtà, solidarietà, saggezza, integrità, orgoglio, forza, non appartengono a noi, siamo noi che apparteniamo a loro.

Musicalmente, i Fjord sono autori di un mix piuttosto grezzo di pagan e folk metal su cui si staglia l’ingombrante ombra dei Bathory del periodo Viking.

Le voci, che indugiano su un registro prettamente pulito, declamano a pieni polmoni testi che ancora una volta trovano il loro approdo sicuro nel mito nordico, stavolta condito di invettive razziste a completamento di un concept che vede indivisibili l’adesione al mito pagano e la salvaguardia dell’uomo bianco e della sua terra d’origine. Se i testi tradiscono un fervente attaccamento alla propria storia, tradizione e discendenza europea, l’essere originare del Quebec non è un fattore che passa sotto silenzio. Ma il sentimento di appartenenza alla comunità francese non è di ostacolo alla convivenza con la popolazione anglofona, sono piuttosto altre le questioni che si innestano sul concetto di identità nazionale:

<<Il Quebec potrà anche essere geograficamente legato al Canada, ma nei nostri cuori è una nazione a sé stante. Per quanto mi riguarda non ho nulla contro chi parla inglese, a patto che sia di razza bianca, ovviamente. Quando sei un promotore dell’unità ariana, impari ad avere legami anche con i camerati che parlano una lingua differente dalla tua>>.

Per Wodansson la questione nazionale, importante dal punto di vista del patrimonio culturale, è comunque secondaria a quei concetti che considera ben più rilevanti ed intimamente legati al credo pagano. Nella sua visione l’orgoglio nazionale, inteso come eredità di popolo, necessariamente si sposa con un retaggio di discendenza europea, discriminante primaria a monte di qualsiasi altra possibile rivendicazione.

Il suo substrato ideologico appare palese fin dai tempi dei Nacht und Nebel, per quanto successivamente Wodansson abbia dichiarato di non condividere appieno l’etichetta di nazionalsocialista. Il fatto di avere un credo politico certamente e dichiaratamente collocabile nell’area dell’estrema destra, è per lui secondario e consequenziale alla scelta dell’odinismo come unico centro gravitazionale. In un articolo dal titolo Ethnonational Tribalism, pubblicato sul primo numero della rivista Heaten Call, Wodansson parla ad esempio della necessità di un distacco dalla civiltà moderna e di un ritorno alla comunità rurale, in un processo di auto-segregazione in base alla razza di appartenenza.

Nonostante un solo disco all’attivo, i Fjord rivestono un ruolo cruciale nello scenario nordamericano. Di stanza a Montreal, sono infatti un emblematico esempio di quella convergenza tra la corrente NSBM, intesa nella sua accezione più ampia, e quel sentimento identitario alla base di un movimento che proprio dal Quebec ha preso il via. Parliamo del cosiddetto Metal Noir Quebecois (MNQ), insegna sotto la quale si è raccolto un insieme di progetto che ha fatto molto parlare di sé grazie ad alcune eccellenti produzioni. Band come Frozen Shadows, Aktisa, Forteresse, Grimoire, Neige et Noirceur, Monarque, Thesyre, Brume d’Automne, per citarne alcuni, hanno saputo reinterpretare i dettami classici del black metal fondendoli con partiture folk tradizionali sui quali predominano testi in lingua francese sovente focalizzati sulla storia dell’ex colonia. Il black metal del Quebec gode di una certa popolarità tra gli esponenti dei movimenti più radicali, ed il fervore nazionalista che anima questi novelli cantori identitari ha portato ad inevitabili speculazioni, al punto che alcuni considerano il MNQ come una mera propaggine dell’NSBM, solo con un taglio più “esotico”. Va però sottolineato che in questo caso, sebbene non manchino alcuni punti di contatto tra la scena nazionalsocialista e quella del Quebec, il retroterra pagano e razzista tipico dell’NSBM è latitante e, quando presente, è da considerarsi una confluenza di idee propria del singolo progetto, non un tratto caratteristico di tutta la scena.

Il leader dei Frozen Shadow, Myrkhall (che gestisce anche la Sepulchral Productions, etichetta discografca che diverrà una piattaforma di lancio per numerose realtà che confluiranno poi nel MNQ) fornisce comunque un interessante punto di vista su quelle che possono essere le cause alla base del progressivo diffondersi del metal di matrice nazionalsocialista.

 

 

 

<<Credo che l’NSBM abbia molto più a che vedere con quelle nazioni che hanno tradizioni molto antiche e che vedono il proprio retaggio messo in pericolo dall’immigrazione incontrollata. Penso che chiunque si arrabbierebbe vedendo gente insediarsi in massa nella propria nazione senza sapere quali ne siano le tradizioni. A me questa situazione preoccupa in maniera estrema, ed il Quebec è comunque un territorio relativamente giovane!>>

Come i Frozen Shadows, anche gli Akitsa sono stati gettati senza troppi complimenti nel calderone NSBM, forse in virtù delle scomode collaborazioni e dell’iconografia utilizzata. Ma O.T., membro fondatore e titolare dell’etichetta discografica Tour de Garde, non si è mai riconosciuto in questa definizione, anzi mette in dubbio la stessa logica che si cela dietro la frammentazione del black metal in sottogeneri a compartimenti stagni, spesso operata da terze parti per una più semplice classificazione del “prodotto”.

<<Non consideriamo gli Akitsa un gruppo NSBM. Ovviamente abbiamo delle idee di tipo nazionalista, ma questo non significa automaticamente essere nazionalsocialisti. Aktisa era, è e sarà sempre black metal, questo è tutto ciò che posso dire. Forse mi sbaglio, ma io credo che queste definizioni esistano solo per fini promozionali, e trovo che non abbiano senso. Il black metal non è NSBM, USBM o qualsiasi altra categoria vogliate usare. Il black metal è black metal, tutto qui, punto.>>
Nella visione di O.T. il black metal dunque uno ed unico e ne consegue che qualsiasi argomento, quando anche di natura controversa, non sia da ritenersi fuori posto. A conferma di questa visione a tutto tondo basti osservare il mailorder della Tour de Garde, nel cui catalogo figurano i nomi più pregiati del MNQ fianco a fianco con alcuni pezzi da novanta dell’NSBM contemporaneo.

Anche soffermandosi sul magaglio iconografico degli Akitsa non mancano certi rimandi capaci di mettere in agitazione i custodi dell’integrità black metal: a partire dall’idiomatico motto dannunziano “me ne frego”, che fa bella mostra di sé nel nuovo logo, passando per la copertina dell’EP Soleil Noir, che raffigura una delle torri del castello di Wewelsburg, per arrivare alla grafica utilizzata per una famigerata t-shirt, in cui ad accompagnare un fascio littorio stilizzato compare lo slogan “Ode ai tempi passati”. Un certo ammiccamento ai totalitarismi è quindi evidente, ma forse più che di cieca aderenza ideologica al nazifascismo si può parlare di una fascinazione estetica che fa leva sul potere destabilizzante di simbologie scomode ormai impresse nell’inconscio collettivo.

Nel 2006 questa corrente ancora embrionale trova una propria dimensione organica grazie ai Forteresse, destinati a mutare sensibilmente lo scenario locale. Il loro Metal Noir Quebecois (2006) è più che un semplice debutto, è il battesimo di un genere che ne erediterà il nome, ridefinito da una singolare fusione di estetica, musica e tematiche; esso segna innanzitutto il ritorno in attività della Sepulchral Productions, che dall’uscita del debutto dei Frozen Shadows sembrava attendesse silenziosa questo momento, stabilendo così un indissolubile legame con il MNQ.

Spetta ovviamente alla title-track il compito di ergersi a brano programmatico, ed è un breve fraseggio di violino a dare il via all’assalto patriottico del pezzo, che si rivela una perfetta summa concettuale dell’operato dei Forteresse.

<<Gloriosa sarà la nostra vittoria nei confronti di coloro che tradiscono la patria. E proclamano la propria importanza, diventando parte del vero Paese. Non ci piegheremo mai davanti ai politici disonesti che camuffano le uniche verità della nostra malinconia del Quebec. La forza risiede in ognuno di coloro la cui fierezza non è stata schiacciata dal peso del tradimento. Oggi la nazione rinasce, e dalle sue ceneri si manifestano a lei i ricordi di coloro che furono e che saranno i portatori della bandiera della libertà e del popolo>>.

Sul retro di copertina il proclama “Black metal epique patriotique” (black metal epico patriottico) è una dichiarazione di intenti tutt’altro che ambigua, che certifica quanto espresso nelle liriche ed esplicita le intenzioni della band, una presa di posizione precisa nei confronti di un tema particolarmente sentito.

<<Sono stanco di tutti questi giochi di parole per capire chi è politicamente corretto e chi non lo è. Chiamatelo come vi pare, per noi fa lo stesso. Da quando il black metal è portatore di ideologie di tolleranza e di comprensione? Non chiediamo altro se non il rispetto e il riconoscimento della nostra nazione, che è diversa dal resto del Canada. Non per razzismo o per xenofobia, semplicemente per una questione di dignità>>

L’NSBM e le sue derive hanno saputo quindi attecchire anche in Canada, affidandosi a teorie razziste e ad un atavismo pagano che sono andati a sostituire un’anacronistica nostalgia per il Terzo Reich, un’influenza fin troppo remota nelle fredde terre canadesi, scosse in quegli anni da tensioni interne ben più tangibili di un conflitto che stava oltreoceano. A discapito del tanto abusato acronimo, il nazionalsocialismo nel grande Nord sembra a ridursi ad un vessillo da agitare contro l’inarrestabile espansione di una società globalizzata, multietnica e capitalista che per tutti i più agguerriti difensori del pensiero radicale procede verso un annullamento delle identità nazionali. Ed è proprio in difesa di un retaggio storico, culturale e linguistico che è sorta in Quebec un’avanguardia nera che, con scarsa lungimiranza, è stata ridotta a mera ed estemporanea filiazione del metal nazionalsocialista: anche se determinate argomentazioni affondano le radici in un comune substrato teorico proprio di entrambe le fazioni, le differenze sono tali da rendere improbo un accostamento che vada oltre la semplice compresenza sul territorio. Tuttavia, ciò che interessa è osservare come il MNQ sia l’ennesima dimostrazione del saldo legame che intercorre tra visioni politiche di Destra, nell’accezione più vasta, e musica estrema, in particolare il black metal, che, forte di una consuetudine che lo vede da sempre attingere a storia, tradizioni e mitologie è divenuto nel tempo lo strumento prediletto attraverso cui musicare ogni sorta di rivendicazione, sia essa figlia di un passato tragico o di un presente incerto.

 

Comunicato dei Taake in seguito all’annullamento del loro tour Americano dovuto a false accuse di Nazismo e minacce degli Antifa.

È con grande dispiacere che dobbiamo informarvi che il tour americano dei Taake è stato cancellato. Nonostante tutte queste incredibili persone che si sono fatte avanti e hanno cercato di aiutarci a salvare il tour e alle quali siamo più grati di quanto possiamo esprimere, il tempo e la logistica non erano dalla nostra parte. Non è stata nostra volontà cancellare ma la decisione è stata presa forzatamente a causa delle attività illegali degli Antifa e dei loro supporters che hanno fatto pressioni ai locali e ai promoter per cancellare i concerti. Pressioni che, questo è da dire, sono state spesso accompagnate da minacce di violenza sia contro le persone coinvolte nell’organizzazione sia contro qualunque fan che avrebbe presenziato (per non menzionare le bands che avrebbero dovuto suonare). Non sappiamo il motivo per il quale queste minacce non sono state semplicemente segnalate alla polizia.

Abbiamo spiegato in moltissime occasioni la storia dalla quale sono nati i problemi, ed è pieno di articoli sui social network e sulla stampa obiettiva nei quali potete leggere la verità su questo argomento, ma per ulteriore motivo di chiarificazione lo ripetiamo. I Taake non sono oggi, non sono mai stati e non saranno mai una band Nazi. L’argomento che vogliamo affrontare qui è tuttavia la cancellazione del tour.

Questa cancellazione è negativa da molti punti di vista, non solo per le bands che avrebbero dovuto esibirsi. Non solo per normali lavoratori americani con famiglie a carico che hano supportato e comprato i biglietti e che hanno perso del reddito a causa di ciò. Non solo per i fan che volevano vedere le bands. Non solo per gli appassionati di musica in generale. Ma anche, cosa più importante, per l’America nel suo insieme.

Perché? Perché questa è la dimostrazione definitiva di come, attraverso la diffusione di menzogne, disinformazione e false accuse, unite a credibili minacce di violenza, una piccola minoranza di agitatori di sinistra sono in grado di imporre la loro agenda alla maggioranza, e privare gli appassionati di musica della loro libertà di frequentare concerti ed andare avanti con la loro vita quotidiana senza la paura di rappresaglie.

E questi agitatori non si fermeranno finchè non avranno distrutto i loro obiettivi in Europa ed in altre parti del mondo. I loro prossimi obiettivi saranno la musica Americana, l’arte Americana, a letteratura Americana, il teatro Americano, il cinema Americano. Nei fatti, qualunque cosa che non si uniformerà strettamente alle loro vedute. E se questo vi ricorda la caccia alle streghe di McCarty, è perché si tratta ESATTAMENTE della stessa cosa.

 

Mentre nessuno di noi condanna i locali per le cancellazioni a causa della paura della violenza, dobbiamo deplorare le scuse presentate da altri di loro. Il desiderio di “proteggere” il loro pubblico ed il loro staff, il voler creare “spazi sicuri” non è una necessità causata dalle bands coinvolte né dai loro fans. È causata dagli individui mascherati che stanno dietro la bandiera dell’Antifa e delle altre organizzazioni come loro, che stanno facendo i minacciosi. E forse dovremmo anche ricordare a questi localiche molti dei generi musicali oggi esistono a causa di altri piccoli locali che un tempo osarono resistere alle minacce e diedero voce a questi musicisti che ci portarono il Blues ed il Jazz, che sono le basi della musica moderna.

 

Vorremmo anche parlare di celebrità come Talib Kweli, che è stato abbastanza misero da cadere vittima delle menzogne diffuse dagli Antifa e che quindi ha rilasciato dichiarazioni diffamatorie. Il suo cuore potrebbe anche essere dalla parte giusta, ma il suo cervello ed i suoi consulenti legali no. Se si fosse preso la briga di verificare i fatti, si sarebbe reso conto di essersi messo nella posizione di quello che non sa, o non capisce, o addirittura se ne frega dei fatti; nella posizione di chi è facilmente manipolato dagli altri per giocare al loro gioco.

Dovremmo anche menzionare i membri della stampa che non hanno controllato i fatti e non si sono presi la briga di contattare noi o chiunque altro per sentire la nostra versione della storia. Essi sono semplicemente andati avanti ad esprimere dichiarazioni diffamatorie. Questo è giornalismo irresponsabile della peggior specie, non si tratta di editori di riviste inesperti. Pubblicazioni storiche e (prima) rispettate sono state complici in ciò. Le loro azioni dimostrano il totale disprezzo che hanno per i fatti e la mancanza di rispetto che hanno per i loro lettori.

Per chiudere con una nota positiva, dobbiamo davvero ringraziare quelli che si sono schierati con noi, specialmente i locali che non si sono fatti intimidire, e quelli che si sono impegnati in offrirci alternative per gli shows cancellati. Abbiamo avuto messaggi da tutto il mondo, da persone di tutte le convinzioni politiche e religiose, che ci offrivano non solo il loro supporto, ma anche il loro aiuto.

E questi non erano solo i nostri fans. Siamo stati contattati da persone che ammettevano di non aver mai sentito parlare di noi, o che odiano il Black Metal, o che odiano i Taake, ma che nonostante ciò si sono sentite in dovere di farci sapere il disgusto che provavano per il modo in cui gli Antifa ed i loro simili pretendano un’aderenza servizievole alla loro agenda e puniscano chiunque li sfidi, cavalcando la libertà degli Americani di decidere da soli.

Amici miei, non dovete scusarvi per le menzogne e le azioni di un gruppo marginale. Voi siete la maggioranza, siete quelli che rifiutano di piegare la testa a quelli che vorrebbero ordinarvi come vivere le vostre vite e che tentano di limitare le vostre libertà. Voi siete quelli che potete fare qualcosa a riguardo.
Taake.

 

tradotto dall’inglese dalla loro pagina facebook: fonte:

INTERVISTA A STOLZTRAGER (VEIL) – Come Lupi Fra le Pecore

Di seguito al PDF sottostante ed in formato di testo l’intervista completa a Stoltztrager, dei Veil, datata 2012 e disponibile nel libro “Come Lupi tra le pecore: storia ed ideologia del black metal nazionalsocialista” di Davide Maspero e Max Ribaric

Buona lettura agli interessati.
Intervista Stoztrager (VEIL, come lupi fra le pecore)

Fonte: Come Lupi tra le pecore: storia ed ideologia del black metal nazionalsocialista

(2012, Davide Maspero e Max Ribaric)

A cavallo fra il 2011 e il 2012 abbiamo avuto l’occasione di scambiare alcune parole ed impressioni con Stolztrager, frontman dei Veil nonché fondatore della Terrorwolfe Productions, che si è dimostrato fin da subito persona cortese e disponibile. Ben consapevole del proprio ruolo e del significato delle sue molteplici attività, ha saputo offrire una visione del suo modo di intendere il black metal non solo come musica, ma come vero e proprio stile di vita.

Prima di tutto, puoi raccontarci quali sono stati i tuoi primi passi all’interno della scena metal? Che cosa ti ha attratto in questo genere, c’è forse un episodio specifico che ti ha convinto nel divenire parte attiva di questo ambiente?

Come molte persone della mia età, il mio primo contatto con il mondo del metal è avvenuto negli anni dell’adolescenza, ascoltando gruppi thrash e successivamente death metal. Vivere nel Midwest americano è stato abbastanza limitante per chi ascoltava musica estrema agli inizi degli anni Novanta. Sentivamo sempre parlare degli altri grupi americani (come quelli death metal dalla Florida) ed è stato solo dopo un po’ che anche nel mio giro di amici abbiamo iniziato a conoscere i grandi nomi europei come Entombed, Dismember, ecc. Tieni sempre presente che ai tempi non c’era Internet. In più, in quell’area isolata non c’erano negozi di musica metal dove potevi trovare e comprare le varie fanzine indipendenti e scoprire le nuove uscite. Spesso succedeva che chi andava in una grande città metteva le mani su qualche fanza, che poi passava a tutti i suoi amici che esaminavano minuziosamente ogni singola parola alla ricerca di nomi nuovi, distributori affidabili dove poter comprare per corrispondenza ecc. Attraverso questa lenta esplorazione, a metà/fine degli anni Novanta ho incontrato il black metal, e per me è stata una rivelazione. Soprattutto Burzum, Graveland e Thor’s Hammer hanno avuto un forte impatto su di me. Burzum è qualcosa che non avevo ovviamente mai sentito prima ed è stato uno dei primi a catturare nel profondo quell’atmosfera affascinante che credo sia una componente fondamentale del black metal di qualità. In quel periodo vivevo nei pressi di una città in cui c’era un negozio di metal e punk. Non so come, ma avevano un’unica copia di Fidelity Shall Triumph dei Thor’s Hammer.

So che non fa parte delle prime uscite del black metal polacco, ma questo album in particolare mi ha davvero aperto gli occhi sulla cupa atmosfera sonora di quella scena. Da quel momento in poi sono stato ossessionato dal black metal, tanto da poter dire con certezza “sì, questa è la mia musica”. Suono la chitarra dall’inizio degli anni Novanta, quindi è normale che il mio stile sia stato indirizzato verso quel genere, ero completamente immerso in quel suono nuovo così coinvolgente. Intorno al 1999 avevo già scritto del materiale e subito dopo, con alcuni buoni amici, ho formato un gruppo chiamato Hellstrike. A quell’epoca nella mia zona non c’era una vera scena black metal. Abbiamo registrato quattro tracce demo con l’idea di incidere un disco, ma alla fine è andato tutto in fumo quando ci siamo sciolti. Poco prima che la band si sfaldasse, abbiamo suonato ad un concerto nel 2003  abbiamo autoprodotto un demo distribuito in una trentina di copie alle persone che conoscevamo. In seguito è poi uscita una raccolta di tracce live e demo, pubblicata su cassetta per la Terrorwolfe Productions. Lo stile degli Hellstrike era molto diverso da quello che avrei fatto in futuro. Era molto più veloce e influenzato da gente come i primi Marduk, i primi Dark Funeral, i War (svedesi), i Dawn, ecc. Il cantante degli Hellstrike ha continuato con il suo progetto Born of Witch, mentre io ho preso una direzione più atmosferica dando vita ai Veil.

Sia Dolor che Sombre sono due lavori alquanto particolari, una sorta di black metal malinconico ed aristocratico. Che cosa puoi dirci in merito alle tue fonti di ispirazione? A tuo modo di vedere, quanto è importante la presenza di Burzum nel background musicale dei Veil?

Come ho detto poco fa, all’inizio Burzum ha avuto un GRANDE ascendente su di me. Mi sono sentito quasi in dovere di dedicargli una cover (Ea, Lord of the Depths nel demo Dolor) per omaggiare una fonte d’ispirazione così significativa. Ma anche se Burzum mi ha stimolato molto, quando mi sono trovato ad aver scritto due pezzi per Dolor ho capito che i Veil avevano iniziato a camminare sulle proprie gambe. Con Veil ho voluto concentrarmi su un sentimento specifico, particolare, esplorandone le possibilità e la complessità. Il processo di scrittura per me è molto lento, calcolato e dettato strettamente da questo sentimento. Niente è lasciato al caso, niente fa da “riempitivo”.

La lunghezza delle canzoni e la ripetizione dei riff e dei temi sono sempre intenzionali e premeditati. Non mi piace parlare molto dei brani, preferisco lasciarli alla libera interpretazione dell’ascoltatore, quindi non dirò altro.

Tra le altre cose gestisci un’etichetta chiamata Terrorwolfe Productions. Sul sito della label campeggia la frase “Vero black metal ideologico dal 2003”. Puoi parlarci di questa attività? Che cosa intendi con il termine “ideologico”?

Come molti sanno, per un paio di anni mi sono preso una sorta di pausa dalla Terrorwolfe. Avevo delle questioni importanti da gestire nella mia vita privata che non mi hanno permesso il lusso di seguire l’etichetta come si deve. Così, quando sono tornato ad essere parte attiva della scena black metal, ho notato che c’era stato un cambiamento molto evidente. Sono sicuro che è successo lentamente e forse non è stato percepito da molti; è stato uno spostamento graduale. Ma dato che per un paio di anni non ho avuto a che fare su larga scala con band ed etichette, mi è saltato subito all’occhio. Questo cambiamento sembrava consistere nell’assenza di ideologia tra le nuove generazioni di gruppi e fan del black metal. Parte di ciò che rende affascinante questo genere è che RAPPRESENTA qualcosa. Si è spesso detto “Il black metal è più che semplice musica”, e io ci credo sinceramente. Non sto dicendo che devi andartene in giro di giorno con corpsepaint e spuntoni, ma nel vero black metal è presente un preciso spirito e atteggamento provocatorio che deve permeare anche tua vita personale in quanto fan e musicista. Ho visto spesso la nuova generazione di fan comportarsi come se il black metal fosse solo musica, e molti dei ragazzini che ascoltano le band storiche tendono a non considerare l’ideologia che era intrinsecamente presente in quei gruppi- oggi ci sono fighetti modaioli che indossano magliette di Burzum e Absurd ignorando completamente lo spirito che rappresentavano. Dicono cose tipo “Beh, hanno fatto certe affermazioni quando erano giovani e confusi”, oppure “mi piace solo la musica, non mi interessa quello che pensa la band”, e roba del genere. Secondo me è sbagliatissimo, e così si perde la vera essenza del black metal. Quindi, con la dichiarazione “Vero black metal ideologico” che trovi sul sito, ho voluto sottolineare la mia intenzione di distribuire e lavorare con gruppi che sono fermamente legati agli ideali originari del black metal.

Veil è un “orgoglioso sostenitore del Pagan Front”. L’aspetto curioso è che, molto probabilmente, Veil è il gruppo meno politicizzato di tutto questo movimento. In una tua precedente missiva, hai scritto: “La musica è la mia priorità. L’ideologia politica è ovviamente importante e gioca un ruolo fondamentale nelle vite di tutti, ma se la mia intenzione fosse solo quella di propagandare un messaggio politico, allora mi candiderei alle elezioni piuttosto che suonare in un gruppo black metal”. Qual è dunque il significato che dai all’essere membro del Pagan Front?

Quando inizialmente vi sono entrato in contatto, il Pagan Front era soprattutto un gruppo di individui con le stesse idee ed uno stesso obiettivo, che lavoravano assieme e si aiutavano. Per me è stato abbastanza naturale esserne coinvolto, considerando i miei interessi personali e come la penso riguardo al black metal. Ci sono un sacco di persone fantastiche che ne fanno parte, ed alcuni hanno risorse fenomenali. Perciò quando ti trovi a cercare di promuovere uno stile di musica che viene sdegnato dalla massa, è utile avere alle spalle un supporto del genere. Da quando ne faccio parte, ho conosciuto degli ottimi compagni di ventura che sono sicuro continueranno ad essere miei amici per tutta la vita. Vorrei anche aggiungere che c’è una grande varietà di band coinvolte nel Pagan Front, da quelle con un forte interesse per il paganesimo più antico a quelle che seguono quasi unicamente gli ideali del nazionalsocialismo. È un’organizzazione molto eterogenea.

 

Black Metal Against Antifa (tradotto in ITA dalla pagina in portoghese “Umbra Morta”)

Il black metal sta venendo infestato da una mentalità progressista ed antifa che adora i valori che, nonostante si mascherino come una rivolta contro la società conservatrice e moralista cristiana, in realtà portano avanti le stesse idee universaliste ed egualitariste presenti nel cristianesimo. Tentano di portare i fans del Black Metal ad accettare posizioni di “inclusione”, come se il black metal dovesse preoccuparsi dei diritti delle minoranze, del femminismo, della comunità gay e addirittura adottare la medesima mentalità antifa di puro materialismo ed edonismo; ad esempio drogarsi continuamente ed assumere genericamente una posizione ribelle “contro il sistema”, insomma una ribellione solo di tipologia adolescenziale, e adottare comportamenti da subumani che non vedono problemi nel diffondere le peggiori schifezze in nome della “libertà”.

Il Black metal non è mai stato, non è e non deve essere inclusivo. Il Black Metal non è libertà.

Fin dall’inizio il Black Metal è un circolo chiuso che valorizza i suoi simboli e tradizioni. Senza la tradizione elitarista del Black Metal, il Black Metal diventerebbe poco più di un articolo di consumo ed intrattenimento, così come molte delle bands sono effettivamente diventate: prodotti mediatici e per adolescenti ribelli. Questo risulta dal pensiero che è tutto “divertimento”, che “è solo musica” e che il Black Metal dovrebbe essere per tutti, eccetto quelli che non condividono i valori attuali della nostra società malata, ovvero le persone che seguono dei valori “reazionari”, “razzisti”, “xenofobi” e “retrogradi”.
Se il metal ai suoi inizi è nato come una rivolta contro la mentalità hyppie di “pace e amore” della generazione del ’68, oggi questa stessa mentalità si infiltra nei circoli più estremi del metal e viene addirittura incoraggiata.

In questo modo, il Black Metal si trasformerà praticamente in un articolo “di culto” per adolescenti. Solo una forma di ribellione vuota e sicura, per persone che non sono disposte a rischiare nulla per ciò in cui credono. Uno stereotipo di ragazzo “oscuro” rinchiuso in una stanza ad ascoltare musica “satanica” per rivoltarsi contro i valori “moralisti” dei suoi genitori. Solo una fase.

Non appena il discorso satanico blasfemo si esaurisce, iniziano ad adottare posizioni non molto differente da quella dei gruppi femministi e gay: si infilano i crocifissi nel culo, appoggiamo l’omosessualismo, predicano la “libertà sessuale” come modo di opporsi al fantasma del “cristianesimo”, fra le altre cose. È come se tutta la sua rivolta si limitasse a essere contro il cristianesimo. Però, se il cristianesimo morisse oggi (e di fatto, il cristianesimo è sempre meno rilevante), che ne sarebbe di loro domani?

Allo stesso tempo essi si reputano orgogliosi di trovarsi in una posizione “speciale”, contro “l’umanità”, di essere “misantropi” e “satanici”, semplicemente propagandando le stesse cose che i mass media e le scuole ci stanno imponendo. Un attore televisivo che bacia in pubblico un altro uomo in difesa dei diritti delle minoranze diventa tanto “blasfemo”, ribelle e lodevole quanto una band di “Black Metal” che decidesse di mettere su una copertina o su un palco due uomini che si baciano.

Alcune persone e anche bands hanno ucciso il Dio e scoprono nuove vie, mentre altri sembrano essere fermi nel limbo del mero rifiuto iniziale del cristianesimo.
I primi hanno trovato sentieri oscuri, una fascinazione per la morte, per i segreti occulti, un misticismo di epoche antiche ed una volontà di ferro di imporsi su questo mondo malato e decadente. Gli altri vivono solo nell’illusione che stiano facendo qualcosa di rivoluzionario.

I primi oggi sono demonizzati, considerati il male da estirpare, l’incarnazione delle peggiori forze dell’umanità. Gli altri, pur predicando la blasfemia, considerano la peggiore blasfemia in assoluto elevarsi al di sopra della mediocrità dell’uomo comune materialista, edonista ed individualista.

Se esiste una blasfemia oggi, essa è assumere la posizione dell’Accusatore, dell’Oppositore, contro tutto questo paradiso costruito dalla modernità.
Fonte:

INTERVISTA A FRANK KRAMER DEGLI STAHLGEWITTER IN ITALIANO

In allegato al link sottostante ed in formato testo, l’intervista integrale a Frank Kramer, chitarrista della storica band RAC tedesca Stahlgewitter ed attivista identitario, intervista del blog NSrevolt che tratta di argomenti extramusicali. Buona lettura agli interessati

 

intervista frank stahlgewitter settembre 2017

link originale in inglese

http://revoltns.blogspot.it/2017/09/frank-of-stahgewitter-interview.html

1) Ho il piacere di presentare il nostro prossimo ospite, Frank della storica band tedesca Stahlgewitter. Grazie per dedicarci parte del tuo tempo prezioso per rispondere alle mie domande. Puoi presentarti in poche parole?

 

Benvenuto a te e grazie per l’opportunità di far parte della rivista. Sono Frank, 40 anni, padre, musicista, blogger, nazionalista e attivo per la mia nazione da quando avevo 14 anni. Le mie bands sono gli Stahlgewitter e gli Halgadom; in aggiunta ho altri due videoprogetti. Der Dritte Blinckwinkel (il terzo punto di vista) e Multikulti trifft Nationalismus (il multiculturalismo incontra il nazionalismo). Nel primo, esprimo il mio punto di vista su alcune tematiche come nazionalismo, razzismo, genocidio bianco, motivazione; ribatto anche alle bugie dei mass media riguardo al nostro grande concerto Rock gegen Uberfremdung ad esempio. L’altro progetto coinvolge un immigrato nero. Discutiamo dell’immigrazione di massa senza rabbia bensì con rispetto reciproco. I sinistrosi ed i mass media cercano di boicottare questo progetto, perché distrugge lo stereotipo secondo il quale i nazionalisti sono stupidi e pieni di odio. Chiunque capisca il tedesco può guardare il mio blog. Qui potete trovare tutti i miei video ed i miei articoli.

https://derdritteblickwinkel.wordpress.com/

 

  1. Come è iniziato tutto? Quando e come hai conosciuto Gigi e deciso di formare un gruppo?

Quando avevo 14 o 15 anni avevo una one-man-band chiamata Volkstroie. Un camerata mi chiese se ero interessato ad una nuova band con il cantante dei Saccara. Mi piacevano i Saccara e la voce di Gigi, quindi fondammo la band nel 1995 e rilasciammo il nostro primo CD Das eiserne Gebet 1994.

  1. Qual è l’origine del nome della band? C’entra con il romanzo scritto dall’ufficiale tedesco Ernst Junger sulla Prima Guerra Mondiale inittolato In Stahlgewittern?

Sì, hai centrato. “Tuono d’acciaio” significa proiettili, bombe e qualunque cosa che uccida il nemico in una guerra.

 

 

  1. Parlami del vostro primo album, Das eiserne Gebet. Non avevi quasi esperienza come musicista a quel tempo (1996) e da quanto ricordo fu registrato con una drum machine e la maggior parte delle canzoni iniziavano con la stessa intro?

Usavo la drum machine per il mio primo progetto Volkstroie. Non eravamo davvero una vera e propria band, eravamo solo io e Gigi, quindi abbiamo fatto questa scelta. Non era proprio il meglio, quindi per tutti gli altri CD abbiamo usato un batterista reale.

  1. La band ha mostrato un grande miglioramento con l’album successivo, Germania (1998), che secondo molti fans è ancora uno dei migliori album della scena tedesca. Cosa ha causato questa rapida evoluzione degli Stahlgewitter?

Grazie per le tue parole! Ci dovrebbe essere evoluzione in tutto. Io e Gigi ascoltavamo moltissima musica metal, ed è per questo che la nostra musica è diversa da quella della maggior parte delle bands RAC. Perché tutta questa differenza fra i nostri primi due CD? Non lo so, ma è bello che tu e il nostro pubblico l’abbiano riconosciuta.

  1. Da quanto so tutti i vostri album sono stati messi all’indice dalle autorità Tedesche. Qual è il motivo per questo? Puoi spiegare ai lettori non tedeschi la radice di questa censura?
    Solo l’album Hohelied der Herkunft non è vietato. Abbiamo il sostegno di due o tre avvocato che controllano i nostri testi. Ma questa non garantisce di evitare problemi perché tutto dipende dalla decisione della pubblica accusa. Interpretano che alcune delle nostre parole potrebbero diffondere odio contro qualcuno o che dichiariamo di non avere un approccio così negativo per quanto concerne la Seconda Guerra Mondiale, e questo è vietato qui. È pazzesco. Nessun’altra nazione nel mondo, a parte l’Austria, ha delle leggi così stupide.

 

 

 

 

 

 

 

  1. Mi parli dei problemi che hanno riguardato te e gli Stahlgewitter per quanto concerne i Servizi Segreti Tedeschi? Quante unità vengono dispiegate nella lotta contro il cosiddetto “estremismo di destra”? Quando è stata l’ultima volta che hai avuto a che fare con essi?

Per molto tempo abbiamo dovuto subire perquisizioni e la mia chitarra fu confiscata dalla polizia, ma non siamo stati condannati. Hanno cercato di intimidirci, ma questo è impossibile. Devo dire che è da molto tempo che non ho problemi con le autorità, perché rilasciare un album richiede tempo, e la nostra ultima release è del 2013.
Il mio ultimo problema per “supportare un gruppo criminale” è stato quando ho messo un banner del mio negozio online nel forum Thiazi. Era il più grande forum “di destra” in Germania. Per avere discusso argomenti vietati in questo forum, il fondatore fu accusato di “fondare un gruppo criminale”. Ho dovuto pagare 900 € perché la pubblica accusa non aprisse un processo contro di me. Se avessi rifiutato di pagare, avrei dovuto viaggare a Rostock, una città della Germania Est, ad ogni udienza. A causa del mio lavoro, non potevo permettermelo, sia come tempo che come logistica. Quindi ho pagato i 900 € e ho ricevuto un grande supporto dai miei camerati, dato che hanno raccolto la maggior parte dei soldi per me. Molte grazie a questa Volksgemeinschaft (Comunità Popolare).

  1. Passiamo alla parte sociale e politica dell’intervista. So che la libertà d’espressione è alquanto limitata in Germania, quindi sentiti libero di ignorare ogni questione che tu possa trovare inappropriata o che pensi ti possa causare problemi legali in Germania. Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte, morto quest’anno, ha scritto un libro che riguarda la cosiddetta “Industria degli Immigrati” in Germania. Sei d’accordo che tale industria esiste?

Sì, sicuramente! Vi è un’agenta nascosta delle ONG e di altre parti di questa industria dell’immigrazione, come la commissione EU. Ma in realtà non è nascosta alle persone, che possono fare delle ricerche e leggere. Le Nazioni Unite la chiamano “immigrazione di sostituzione”. Lo scopo è riempire l’Europa di non-Europidi in modo che i consumatori possano salvaguardare l’incessante crescita del capitale e dell’economia. L’altro scopo è distruggere la nostra razza con la mescolanza razziale. Se non vi è un popolo omogeneo, non vi è una comune origine né un concetto di stato-nazione e quindi è più facile smantellare completamente i confini.

 

  1. Non posso evitare di fare una domanda sull’attuale situazione in Germania. Qual è il motivo di questi enormi flussi immigratori illegali? Qual è il ruolo della Merkel in questo? Pensi che lei abbia un reale impatto in questo processo o che sia manipolata da fattori esterni globali?

La Germania oggi non è una nazione sovrana. I cosiddetti politici sono come pupazzi nelle mani delle grandi banche, delle forze economiche e di una rete di ONG e lobbies che tirano i fili. La Merkel è anche lei una schiava di queste reti, come ogni politico prima di lei ed ogni politico che seguirà i suoi passi. Questa è la principale ragione per la quale dobbiamo cambiare l’intero sistema! La situazione è pessima. Dal 2015 abbiamo avuto più di 2 milioni di immigrati arabi e negroidi. L’80% di loro sono giovani uomini. Ogni giorno stuprano donne e bambine tedesche, c’è un’escalation di violenza e devastano il nostro sistema sociale. Tuttavia il principale problema non sono questi immigrati, bensì i democratici che li invitano e che li supportano dando più diritti a loro che alla popolazione autoctona. Un esempio: ci sono alcuni casi in cui gli immigrati bruciano la propria residenza per richiedenti asilo perché vogliono vivere in un altro posto. In questi casi gli immigrati non vengono puniti in alcun modo. È successo che un uomo tedesco ha dato fuoco ad una casa vuota in procinto di diventare una residenza per richiedenti asilo. Non voleva crimine, stupri e violenze nella sua città. È stato condannato a 2 anni di carcere per questo. Quando un immigrato stupra una donna tedesca o una bambina, il più delle volte evita la prigione. La motivazione è che gli immigrati non sanno come ci si comporta in Germania in quanto hanno una cultura diversa! Nei fatti, abbiamo leggi razziali antitedesche. I politici sono contro il popolo Tedesco. Il più grande genocidio nella storia!

  1. Quale sarà l’impatto di questi cosiddetti rifugiati per il sistema sociale ed economico Tedesco nei prossimi anni? Come vedi la Germania nel 2050?

Il nostro sistema sociale collasserà, e se non cambiamo questa situazione la popolazione Tedesca sarà una minoranza nella nostra stessa nazione. I cosiddetti rifugiati hanno anche il diritto di portare le loro famiglie in Germania. Quindi, 2 milioni diventeranno 8 o 9 milioni. Ma dobbiamo combattere contro questo genocidio e non ci arrenderemo mai.

 

 

 

  1. Per favore, puoi commentare i recenti eventi ad Amburgo, durante l’incontro annuale del G20? Perché le autorità permettono questo vandalismo e questa violenza ai sinistroidi e agli anarchici? Quanti dei manifestanti violenti arrestati è arrivato ad affrontare un processo?

Da quanto ne so non vi è stata nemmeno una singola condanna! I motivi sono semplici, il 70% dei giornalisti tedeschi si dichiara di sinistra o di estrema sinistra. Quindi i mass media copriranno la violenza reale e cercheranno di banalizzare la brutalità. La SPD (Partito Democratico Sociale) è il più forte partito ad Amburgo. Vi sono molte connessioni fra il SPD e i gruppi di sinistra violenti come gli Antifa o i Black Blocks. Un altro fatto importante è che i democratici hanno bisogno di questi estremisti di sinistra nella lotta contro di noi, ed è per questo che non vengono perseguiti. Spero che la polizia riconosca il vero nemico e sceglierà di stare dalla parte giusta quando verrà il tempo.

  1. Qual è la tua opinione sulle sottoculture all’interno del movimento Nazionalista in Germania? Sono utili per avere un maggiore supporto dai giovani o, al contrario, ci rendono più difficile diffondere le nostre idee al di fuori di questi movimenti sottoculturali specifici? Sei mai stato uno skinhead?

No, non sono mai stato uno skinhead. Sono stato nella scena Black Metal per molti anni. Non sono contro le sottoculture, ma non dovrebbero essere la cosa più importante per noi. Ci sono troppi ingredienti negativi come l’alcol, le feste e l’indisciplina. Ci sono sottoculture per 20 o 30 anni, ma la nostra cultura germanica, romana o slava ha migliaia di anni. Questo dovrebbe essere importante per noi. E sì, quando ci focalizziamo solo sulle sottoculture limitiamo la diffusione della nostra visione del mondo.

  1. Da persona presente nel movimento da più di 20 anni, cosa pensi delle persone presenti nella scena nazionalista tedesca? Come è stata l’evoluzione a partire dagli anni ’90?

Il movimento ha attratto molte persone e durante questa invasione di massa abbiamo raggiunto tipologie di persone che prima non stavano con noi. Più tipologie di persone generano un maggiore conflitto all’interno del movimento, e questo è un fatto triste. Ma sono sicuro che questi conflitti saranno messi da parte quando i tempi saranno più duri. Dobbiamo capire che non è l’ego ad essere importante, ma solo la comunità.

 

  1. Quanti di essi sono attivisti reali e quanti sono interessati solo all’estetica, al bere ed al divertimento?

Un fatto triste è che si riuniscono più persone per un concerto che per una manifestazione. Ma bisogna fare dei distinguo fra “scena” e “movimento”. La scena è “estetica e divertimento”, il movimento è la reale visione del mondo. Ma la maggioranza non ha niente da dire quando manca lo spirito.

  1. Segui qualche squadra di calcio locale? Come vedi la scena Hooligan in Germania? E’ un buon modo per essere pronti alla battaglia o è uno spreco di energie che è meglio preservare per combattere il Sistema?

Non seguo il calcio. Per me, è solo roba commerciale e multiculturale. Combattere quacuno perché tifa un’altra squadra è una cosa senza senso per me. Sì, può essere un allenamento per combattere. Ma ci sono così tante gangs, spacciatori ed altra feccia che meriterebbe maggiormente un “terzo tempo” ah ah.

  1. Cosa puoi dirci sulle relazioni fra nazionalisti Tedeschi e nazionalisti Polacchi? Per molti anni c’è stata ostilità fra di loro, ma negli ultimi anni sembra che la situazione stia migliorando.

Personalmente non ho contatti con i nazionalisti polacchi. Sicuramente c’erano problemi, a causa delle nostre difficili relazioni durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma penso che oggi abbiamo tanti problemi molto più importanti. C’è un genocidio in corso contro tutti i popoli bianchi e dobbiamo combattere insieme contro di esso. Non importa se vieni dalla Russia, dalla Germania, da Polonia, Bulgaria, Svezia o qualunque altra nazione bianca. Siamo uniti dal nostro destino nel mondo moderno con tutti i suoi sintomi di declino.

  1. Di recente ti si è visto su un canale youtube a discutere di vari argomenti con un reporter di origini Africane. Qual è lo scopo di questo progetto e perché hai scelto di collaborare con un negroide? Qual è il riscontro da parte del pubblico?

Ci siamo incontrati ad una manifestazione di Pegida a Colonia, nel Febbraio 2016. L’assalto sessuale di massa di Capodanno contro le donne tedesche era la ragione di tale manifestazione. Voleva sapere di più delle persone che erano a favore e contro Pegida. Si è avvicinato a noi e voleva parlare. Molti di noi pensavano volesse provocare, perché era negroide, come i rifugiati criminali. Quindi non è stato facile per lui.

L’ho visto, gli ho chiesto che cosa voleva sapere e gli ho esposto i motivi per cui stavo partecipando alla manifestazione e quello che volevo cambiare. Non sapevo che era abbastanza famoso a Colonia, perché mentre si presentava mi sembrava un intrattenitore. Ha organizzato eventi insieme a VIPs, uomini d’affari e artisti, chiamandoli “connettiti e celebra”; in questi eventi, ad esempio, le persone si possono conoscere. Ha fatto un video della nostra conversazione e l’ha messo sul suo canale Youtube. È stato assolutamente corretto e non ha alterato il contenuto delle mie risposte, come è pratica usuale con gli altri cosiddetti giornalisti. Ho commentato sotto il suo post facebook con il video e gli ho detto che è una persona corretta; l’ho invitato a farsi intervistare per il mio blog e lui ha accettato. È stata un’intervista molto lunga. Dopo l’intervista, ci siamo incontrati ancora a Colonia e ci siamo reciprocamente spiegati cosa pensiamo della situazione, dell’immigrazione di massa e della Germania in generale. Dopo il nostro incontro, mi ha chiesto se volevo fare un film con lui con tutta la storia dei nostri incontri. Ho accettato e quindi abbiamo fatto il primo video. Mi ha chiesto qual era la mia visione del mondo e gliel’ho spiegata. È stata una situazione dalla quale abbiamo entrambi tratto vantaggio. Nana Domena, così si chiama, ha potuto dimostrare che è un vero professionista, in grado di parlare con un Nazionalista Bianco, ed io ho avuto la possibilità di parlare liberamente della mia visione del mondo, specificando che il Nazionalismo non ha niente a che vedere con la violenza gratuita. Quindi abbiamo iniziato questo progetto di libertà di parola. I sinistrosi e il sistema ha cercato di distruggere il nostro progetto, dal momento che non si adatta agli stereotipi che i mass media diffondono su di noi. Il riscontro dal pubblico è stato assolutamente fantastico! I commenti sotto il video mostrano il rispetto per noi e per il nostro video da parte di diverse tipologie di persone. Alcuni stranieri, residenti da tempo in Germania, sono anch’essi contro l’invasione, così come le persone normali ed i camerati. Ricevo molti messaggi telematici da persone che hanno visto per la prima volta un Nazionalista che può spiegare il suo punto di vista senza tutta questa stigmatizzazione negativa. Ci sono stati solo alcuni individui di sinistra che hanno attaccato Nana perché “ha dato la possibilità ad un Nazi di fare propaganda razzista”. E solo una manciata di camerati non sono riusciti a capire perché ho parlato con un negroide. Lo dico ancora: non odio le altre razze, ogni razza ha il diritto di esistere, di sicuro nel proprio continente e o nella propria nazione. E sì, sono contro la mescolanza razziale e l’invasione straniera. Ma non cambiamo niente quando ci scontriamo con gli invasori. La radice del male è il sistema democratico/plutocratico. Ho detto a Nana che dovremmo rispedire migliaia di cosiddetti rifugiati alle loro nazioni per vivere in pace. Abbiamo parlato della differenza delle razze in medicina e nei tratti culturali.

Gli ho detto che un arabo non può diventare un Tedesco, come io non potrò mai diventare un Giapponese. Abbiamo parlato di questi argomenti in modo rispettoso, senza rabbia né odio. La cosa speciale è che un negroide ed un Nazionalista Bianco abbiano fatto ciò, e non vi è mai stato un progetto simile. Ok, negli USA David Duke ha parlato con un negroide in TV, ma in Europa questa è una novità e molti camerati supportano questo progetto.

  1. Quali sono le altre tue attività su internet? Parlaci dell’altro tuo video blog chiamato Der Dritte Blickwinkel.

Dopo il mio progetto con Nana Domena, ho ricevuto molte domande sul Nazionalismo, sul Razzismo e sull’Identità. Quindi ho trasformato il mio blog in un vlog, un video blog, e ho fatto dei video per spiegare la mia visione del mondo. Un video parla dei motivi per cui si deve continuare la battaglia, mentre un altro è sul realismo razziale; vi è anche un video sui Servizi Segreti che supportano il terrorismo, e così via. Nel futuro inviterò un vero studio cinematografico e discuterò di diversi argomenti con altri nazionalisti.

  1. Ritornando alla musica, dicci alcune parole sull’altra band in cui suoni, gli Halgadom. Come puoi descrivere il loro stile ed i temi principali trattati nei loro testi?

Halgadom è una forma di espressione per i miei aspetti filosofici e pagani. I testi parlano di mitologia germanica e sono filosofici. Alcuni album sono Pagan Metal, altri sono Neofolk. Io suono la chitarra, compongo le canzoni e canto nelle canzoni Neofolk.

  1. Qual è la tua opinione sulla nuova tendenza chiamata NS Rap?

Ogni generazione ha la sua musica di protesta. Uomini come noi hanno avuto il Rock o il Metal, i giovani di oggi preferiscono il Rap o l’Hip Hop. In realtà non fa per me questa musica ma credo che possa essere un modo per raggiungere i giovani se i testi sono dalla nostra parte.

  1. Qual è stato il motivo dei così pochi concerti live degli Stahlgewitter negli anni passati?

Gli Stahlgewitter siamo solo io e Gigi, e viviamo lontani l’uno dall’altro. Non proviamo insieme come le altre bands. Io registro i riffs a casa con il mio PC, poi li mando a Gigi e lui mi dice quali sono utili. In questo modo creiamo canzoni. E quando lavori in questo modo non è facile fare concerti. L’altra ragione è che i concerti live non fanno molto per me.

 

  1. Cosa possiamo aspettarci dagli Stahlgewitter nel futuro prossimo? Nuovi concerti o un nuovo album?

Quando ho del tempo libero, creo nuovi riffs con la mia chitarra. Ma il tempo libero è raro, quindi mi dispiace, non posso dire niente con certezza.

  1. Alcune bands tedesche come Exzess, Heiliger Krieg e Lunikoff Verschwörung hanno già suonato in Bulgaria. Accetterai un invito per un concerto nella mia nazione?

    Grazie per l’invito, ma non suono live. Creo le canzoni con Gigi e registriamo l’album, ma non ho tempo per i concerti. La mia famiglia, il lavoro, lo sport, i miei progetti video, il mio negozio online e molti messaggi telematici e lettere riempiono le mie giornate. Per i concerti devi chiedere a Gigi. Ha alcuni musicisti session per i concerti.
  2. Grazie per le tue risposte, Frank. Hai qualche messaggio finale per i lettori del blog?

Ti devo ringraziare per le tue domande interessanti. Noi europei viviamo in un periodo molto importante. Noi decidiamo se l’Europa resterà un continente di persone bianche o se la nostra grande Europa precipiterà in un abisso oscuro senza futuro per le prossime generazioni. Dobbiamo stare uniti e costruire la fortezza Europa.

 

 

AMERICAN WIDERSTAND: POTERE BIANCO E METALLO NERO PT 3.(Xenophobia e Wotanorden)

Al PDF sottostante ed in formato di testo qua sotto si può trovare questo estratto dal capitolo dedicato alla scena americana del libro “Come Lupi fra le Pecore”.

Si parla, del dettaglio, delle bands Xenophobia e Wotanorden.
Buona lettura agli interessati.

AMERICAN WIDERSTAND PT 3

Tra i primissimi predicatori della scena NSBM in territorio statunitense vi è Warhead Von Jewgrinder (al secolo Brian James Moudry), che ha saputo farsi un nome di tutto rispetto grazie alle sue molteplici attività in campo politico-religioso e per aver fondato nel 1996 gli Xenophobia, band con all’attivo un solo album, Reclaiming Celtic Glory, uscito a distanza di ben dieci anni dalla loro nascita. Nato a Chicago nel Dicembre 1976, Moudry si avvicina agli ambienti dell’estremismo neonazista fin dal periodo adolescenziale, interessandosi al metal di stampo razzista già a partire dalla prima metà degli anni Novanta. Nel 1995 fonda la prima pubblicazione interamente dedicata alla scena ed alla causa NSBM: Hatemonger Warzine. Una quarantina di pagine di crude fotocopie in bianco e nero ricche di articoli, interviste ed approfondimenti sulle quali trabocca un’esorbitante farcitura di svastiche, invettive e propaganda razziale assortita. Già a partire dal primitivo editoriale, Moudry dimostra delle idee piuttosto chiare, oltre che di non avere alcun pelo sulla lingua:

<<Il black metal nazista non è una moda.. è il futuro! Lo spirito della sacra croce uncinata non morirà mai! Il black metal è la musica della razza dominante, da e per le persone con una discendenza europea. Non è roba per ebrei, negri, o hipie liberali e omosessuali>>.

Nel corso di una decade, a cavallo fra il 1995 ed il 2006, verranno pubblicati cinque numeri di Hatemonger. Al pari della sua ideale consorella europea (la ‘zine greca Wallachian Tyrant, come detto un altro fondamentale punto di riferimento cartaceo per l’ambiente NSBM del periodo), la testata di Moudry tratterà tutti i nomi di rilievo per quella scena che andava velocemente a delinearsi: Spear of Longinus, Funeral (poi diventato Kristallnacht), Der Sturmer, Graveland, Grand Belial’s Key, Pantheon, Arghoslent, Absurd, senza contare la mole di articoli riguardanti la condizione della dissidenza bianca in America, il sistema carcerario, i raduni politici e le variopinte attività per militanti.

Non tutti i gruppi coinvolti su Hatemonger supereranno la prova del tempo, e in alcuni casi già all’epoca si poteva percepire l’attitudine da poser di chi aveva iniziato a mescolare azzardatamente musica e politica estrema, tanto da portare Moudry a chiedersi quanto e cosa vi fosse di genuino in questa scelta.

<<Temo che in alcuni casi ci troviamo davanti a dei modaioli. Alcuni di questi gruppi hanno cambiato le proprie idee dopo aver guadagnato un po’ di popolarità, o dopo essere satti osteggiati apertamente. Quando ho iniziato a pubblicare Hatemonger Warzine nel 1995/1996 c’era solo una manciata di band che supportava o promuoveva la causa razzista, e alcune solamente nelle interviste e non nei testi>>.

La tiratura non supererà mai le 300 copie a numero, ma l’impatto della fanzine lascerà dei segni indelebili nell’allora piccola, ma già agguerrita, realtà NSBM. Uscita dopo uscita, Hatemonger acquisirà sempre più confidenza a livello editoriale, divenendo nel contempo molto più curata nell’impaginazione e nelle grafiche, ma non per questo meno violenta e massimalista nelle sue esternazioni. Non è difficile notare come una buona parte di ogni numero sia dedicato alla World Church of the Creator (oggi comunemente nota come Creativity Movement), la stessa fonte dottrinale da cui a suo tempo anche Burdi aveva attinto i primi insegnamenti di stampo razzista; e infatti a partire dal 2002 Moudry, da semplice adepto, scalerà velocemente le gerarchie dell’organizzazione fino a divenirne reverendo, oltre che ad assumerne la carica di leader per lo Stato dell’Illinois.

Oltre al Black Metal, nel corso degli anni la carriera musicale di Moudry si è divisa con altri progetti decisamente indirizzati all’hatecore, come i White Minority e i disturbanti Flammable Hebrews, grazie a cui ha calcato i palchi di eventi come lo Ian Stuart Memorial organizzato dalla sezione americana del network skinhead Blood and Honour, o il raduno degli Imperial Klans of America nel Kentucky. Ma il suo riferimento musicale primario rimangono gli Xenophobia. Gli esordi su nastro, ovvero i due demo rispettivamente intitolati Boot Stomping, Church Burning, Black Metal (1996) e Vomit on the Rabbi (2004) sono l’esempio di un black metal scarsamente identificante: grezzo, sporco, primitivo e ben poco incisivo. Nemmeno Moudry si dimostra troppo tenero ricordando i suoi primi esperimenti in musica, mentre è l’uscita del full-lenght Reclaiming Celtic Glory a segnare un decisivo quanto importante passo in avanti; il primo album degli Xenophobia gode infatti dell’apporto tecnico-musicale di Stolztrager, frontman dei Veil, un altro ensemble facente parte (al pari degli stessi Xenophobia) del Pagan Front. Egli affermò:

<<Brian Moudry conosceva il mio gruppo ed io ero interessato alla sua band, così abbiamo iniziato a discutere di alcune idee. Mi sono proposto di collaborare agli Xenophobia come chitarrista. Da quel momento in poi abbiamo iniziato a lavorare insieme su delle canzoni che avevo scritto, e alla fine abbiamo inciso l’album Reclaiming Celtic Glory. Ci siamo anche esibiti in due incredibili concerti (uno con gli Absurd e l’altro con i West Wall). A ripensarci, sono ancora fiero di quel materiale. È stata una collaborazione straordinaria, ed è grandioso aver fatto parte della band black metal più famosa del Nord America. Fareste molta fatica a trovare qualcuno più dedito alla scena di quanto sia Brian>>.

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Tornando agli Xenophobia, nelle cinque tracce che compongono il loro unico album si conentra una colata di intolleranza razziale ed antisemitismo priva di ogni scrupolo. Il disco, nonostante i ricercati richiami alla patria originaria che sorge al di là dell’Atlantico, non riesce comunque a liberarsi dalla zavorra di un’identità minata fino all’osso dall’americanismo. A dispetto dell’artwork impegnato, corredato da immagini ancestrali e foto di paesaggi naturali inviolati, il messaggio marziale paracavalleresco di Reclaiming Celtic Glory cozza con un continuo sottofondo tematico da impietosa “guerra razziale metropolitana”. Da questo inalterabile DNA emergono brani come Silent Brotherhood, dedicati all’omonima organizzazione nazionalista rivoluzionaria bianca fondata nei primi anni Ottanta da Robert Jay Mathews. E tutto sembra riflettersi, in modo fin troppo invadente, nell’ossessione razziale creazionista (nda, riferita al Creativity Movement) di un seguace della chiesa di Klassen costretto a vivere nel contesto di una tipica cittadina multietnica americana come Joliet, effettivo domicilio di Moudry nell’Illinois. Non a caso il disco degli Xenophobia viene dedicato a “Gonzo”, un confratello di Moudry incarcerato per omicidio di primo grado “mentre si difendeva da alcuni amici dei negri”.

Non dovrebbe quindi sorprenderci che in oltre tre lustri di attività il gruppo di Moudry non abbia prodotto più di un solo full-lenght, e che da diversi anni la sua Hatemonger Warzine si sia fermata al quinto numero.

<<Hatemonger non viene pubblicata dal 2006/2007, la seconda volta che i federali mi hanno perquisito la casa hanno anche sequestrato il nostro computer. Dove vivo, nel cosiddetto Nord liberale, i razzisti sono trattati come criminali o reietti. Ho perso diversi cosiddetti amici, familiari e parecchie libertà per questo motivo.>>

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Le cronache di alcune questioni giudiziare che hanno avuto come protagonista il leader degli Xenophobia hanno trovato spazio proprio all’interno degli editoriali di Hatemonger, oppure sono state descritte in occasione delle rare interviste rilasciate da Moudry. In una di quelle pubblicate più di recente, rilasciata ad una ‘zine underground italiana e risalente al mese di novembre del 2010, Jewgrinder si augurava di riuscire a pubblicare a breve diverso materiale a più mani oltre ad un nuovo disco ad ampio respiro. Specificava però di essere nuovamente sotto processo per aver utilizzato un’arma illegale, senza contare un’imputazione per aggressione aggravata ai danni di un agente di polizia.

Ma le sue pendenze con la legge hanno preso una piega ancor più drammaticamente seria: il 30 maggio del 2012 i federali hanno fatto irruzione nella sua casa di Joliet traendolo in arresto con l’accusa di aver cercato di assassinare un’intera famiglia di afroamericani incendiando la loro casa. L’ennesima tegola giudiziaria a fronte della quale il leader degli Xenophobia è finito sotto processo con un capo d’accusa che gli potrebbe costare qualcosa come quarant’anni di galera. (nda: il libro è del 2012 e non è quindi aggiornato su questa vicenda, nel 2013 Moudry è stato condannato a 10 anni di reclusione per questi fatti contestati).

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Spostandoci verso la Costa Orientale, nello specifico in Pennsylvania, incontriamo un’altra band aderente al Pagan Front che nel corso di una decina d’anni ha ridefinito i propri canoni spostando decisamente il tiro verso il pagan metal. Si tratta del Wotanorden, un duo emerso dalle ceneri del death metal anni Novanta, e che all’epoca si faceva chiamare Farkaskoldus. Il loro esordio (From the Storm Come the Wolves, 2003) abbraccia il paganesimo odinisa ed in sostanza la mitologia germanico-scandinava tout court, un processo destinato a proseguire anche nei due album successivi (Aryan Culture Preservation e The Hands of Fate, rispettivamente del 2006 e 2011). Ma per via dell’approccio radicalmente identitario e dell’esplicita aderenza ad una certa area ideologica, il gruppo si è ritrovato suo malgrado circoscritto entro la gabbia dell’NSBM puro e semplice, una categorizzazione che però a quanto pare gli va parecchio stretta:

<<Per via delle nostre idee di estrema Destra e di qualche canzone a tematica nazionalsocialista, i Wotanorden sono stati etichettati come NSBM. Se sono d’accordo con questa definizione per la nostra musica? No, per niente, la nostra band è odinista (nel senso del paganesimo germanico) sin dagli inizi, ed etichettarla come semplice NSBM è superficiale e non dà alla nostra musica il rispetto che merita! Agli inizi eravamo una band black metal, ma se dovessi descrivere ora la nostra musica, direi che la categorizzazione corretta è “metal pagano”. Certo, siamo comunque membri del Pagan Front e l’etichetta per cui incidiamo è chiaramente nazionalsocialista. E la nostra musica è scritta e pensata per il popolo ariano di discendenza europea. La preservazione culturale e razziale esisteva da migliaia di anni prima che il Terzo Reich fosse anche solo immaginato! Sono un convinto assertore della segregazione razziale; questo mi rende forse un “malvagio razzista”? Ovviamente no, sono solamente un tradizionalista radicale e una persona realista.

La nostra musica è concepita per far rivivere l’antica fiamma nei cuori della nostra gente, per risvegliarne lo spirito ariano.>>

Non è facile tracciare una linea di separazione fra il metallo d’impronta volkisch-pagana, dedito ad un folklore nordico, romantico ed evocativo, ma nel contempo affrancato da rivendicazioni ideologiche, e quelle istanze di natura NSBM rivedute e corrette da un maggiore interesse verso il campo spirituale. Come abbiamo visto, il confine si dimostra abitualmente permeabile da ambo le parti, e per chi voglia cercare di innalzare un qualche steccato divisorio, spesso la miglior soluzione rimane quella di dar vita a più gruppi musicali, ciascuno con un suo approccio tematico dominante. Oppure, molto più semplicemente, scegliere la propria via infischiandosene delle etichette a cui, volenti o nolenti, si verrà sottoposti. Nel caso dei Wotanorden non si tratta però di voler mantenere le distanze dall’NSBM in quanto in qualche modo lesivo della loro immagine. Jorgen e Tyranath non nascondono certo le proprie inclinazioni politiche, ma nel contempo anelano ad un riconoscimento della loro musica in quello che considerano il suo giusto contesto, che a loro modo di vedere non può essere l’NSBM, percepito come un contenitore dalle dimensioni limitate e limitanti entro cui risulta troppo difficile convivere fianco a fianco con gruppi dall’approccio così differente dal loro. Si tratta di una situazione piuttosto simile a quella di altre formazioni che nel corso degli anni hanno subito una risoluta transizione dal metal estremo di caratura nazionalsocialista a soluzioni più sofisticate di paganesimo nordico. In tal senso possiamo prendere a titolo di esempio le parole di Vjohrrnt V. Wodansson dell’ensemble canadese Fjord, una band che vanta numerose similitudini con i Wotanorden:

<<Non siamo ragazzini di sedici anni, ne abbiamo quasi quaranta e sappiamo molto bene che posizioni abbiamo, cosa pensiamo e crediamo, e perché. I Fjord non hanno paura di dire quello che comunque pensiamo sia evidente nei nostri testi, pur se non smaccato. Nelle nostre canzoni non troverai alcun “sieg heil” o “white power” a confermarti che sosteniamo la discendenza bianca ed europea dal sangue. Non siamo nazionalsocialisti, ma comunque abbiamo dei principi di Destra, come è naturale per degli uomini pagani. Su internet ho letto in diversi posti che i Fjord sarebbero nazionalsocialisti, o persino NSBM. È ridicolo, non facciamo black metal e non siamo nazionalsocialisti. Capisco bene che esistano dei legami fra il paganesimo ed il nazionalsocialismo, ma ci sono dei limiti oltre i quali i due non possono mescolarsi>>.

 

Questa dei Fjord è una voglia di distinguersi che a molti potrebbe sembrare inutile se non ipocrita, ma che ancora una volta evidenzia le tante sfaccettature in seno a questa realtà musicale estrema troppo spesso vista come unica ed indivisibile, e che in verità si basa in gran parte su fragili distinzioni ideologiche e temporanee alleanze. E difatti nelle parole di Vjolhrrnt non mancano nemmeno ulteriori critiche al circuito NSBM com’è ogg, per quanto condite da alcuni distinguo:

<<Quanti gruppi davvero validi ci sono in circolazione? E quante band puerili ed inutili che non sanno dire altro se non “Hitler è troppo figo” stanno trasformando il genere in una pagliacciata? I gruppi di punta, che hanno iniziato parecchio tempo fa a dedicarsi seriamente a certe tematiche, che sono ancora qui e sono ancora devoti alla causa come Der Sturmer e Capricornus, non si contano certo a centinaia. Ci sono tantissimi altri modi per promuovere l’arianesimo ed il paganesimo senza ricorrere ai soliti clichè, i gruppi da MySpace che sanno suonare giusto due accordi e fare solo “sieg heil” non danno alcun contributo alla nostra causa. Saturano il genere e basta, e riempiono le liste dei mailorder di demo limitati ad 88 copie. Ciò di cui abbiamo bisogno sono grandi band come Graveland, Nokturnal Mortum e Wotanorden, che promuovono i valori pagani in chiave ariana, e i gruppi più politicizzati come per esempio i già menzionati Der Sturmer e Capricornus. Band che fanno uscire materiale di qualità, con una buona estetica e testi intelligenti>>.