Il ministro degli interni Alfano ha firmato il decreto di espulsione nei confronti di stranieri sospettati di essere vicini al movimento jihadista

Fonte:

Corriere del Veneto

Autore:

Andrea Priante

Inchiesta foreign fighter, due espulsi «Erano vicini ai terroristi dell’Isis»

La difesa: «Falso, i miliziani sono cani dell’inferno». Uno di loro attaccò Bitonci e Donazzan

Venezia «È ingiusto. Non posso esprimere il mio parere? Non posso nemmeno fare un invocazione… Dove è finita la mia libertà di espressione?». Quando diciamo ad Anass Abu Jaffar che è stato espulso dall ’Italia perché sospettato di essere vicino alle posizioni dei terroristi islamici, questo ventisettenne marocchino che fino a pochi anni fa viveva a Belluno, si trova già a Casablanca. «Non sapevo di questo provvedimento…» assicura.

È uno dei due stranieri cacciati ieri dal ministro dell’Interno Angelino Alfano «per motivi di prevenzione del terrorismo». L’altro è il macedone Arslan Osmanoski, 29 anni, che dal 2006 viveva a Corva, in provincia di Pordenone, dove frequentava assiduamente la moschea. Entrambi sono finiti nella rete dell’inchiesta sui foreign fighters partiti dal Bellunese per combattere in Siria: gli slavi Ismar Mesinovic e Munifer Kalamaleski.

Per quanto riguarda Jaffar, è lui a gestire la pagina Facebook « La scienza del Corano» , che raccoglie esortazioni al rispetto delle regole islamiche e dove in passato erano apparse dure critiche al sindaco di Padova Massimo Bitonci e all’assessore regionale Elena Donazzan , per via delle loro invettive contro immigrati e islamici. È stato proprio il marocchino a rivela- re la morte di Mesinovic. «Che Allah liberi la Siria per cui ha combattuto – scriveva – voglio ricordare questo fratello morto perché il suo sogno era quello d i riportare giustizia in quella terra».

I carabinieri del Ros di Padova lo accusano anche di aver dimostrato « il suo marcato antioccidentalismo, antiamericanismo e antisemitismo» pubblicando, nel giugno 2013 , elogi al «martire» Giuliano Del Nevo e di aver esultato per la strage al Charlie Hebdo : «Che Iddio punisca questi individui che hanno offeso il nostro Profeta».

Ma lui non ci sta a passare per filo-jihadista. «Se fosse vero ora sarei in Siria a combattere» si difende. «Mesinovic era un mio amico, ma se avessi saputo che voleva andare a combattere non lo avrei lasciato partire ». E prende le distanze anche dai miliziani dell’Isis: «Nell’Islam li chiamiamo i “Khawarij” e il Profeta ha detto che i Khawarij sono i cani dell’inferno. Quindi vanno istruiti, per insegnare loro cosa significhi essere veri musulmani».

Sulle critiche che, attraverso La scienza del Corano, mosse a Bitonci e Donazzan, invece non arretra: «Bitonci non lo conosco , ma tutti criticano le posizioni della Lega, perché io non posso farlo? Per quanto riguarda la Donazzan, lei chiedeva ai genitori degli studenti musulmani di condannare l’attentato di Parigi. Le ho solo risposto che non capivo perché pretendere questo soltanto dagli islamici e non da tutti, a prescindere dalla loro religione».

Molto diversa è la posizione Arslan Osmanoski. Secondo gli investigatori era stato lui a organizzare l’arrivo nel Nordest del predicatore estremista Bilal Bosnic, che poi ha contribuito alla svolta radicale di Mesinovic e Kalamaleski. Ed è proprio seguendo le tracce dei due foreign fighters che il 30 ottobre scorso i carabinieri del Ros sono arrivati a Osmanoski, che viveva in Friuli con moglie e quattro figli, lavorando come imbianchino . Viene considerato «il braccio destro» dell’imam del terrore e, perquisendo l’abitazione, i militar i hanno sequestrato «materiale di stampo jihadista». Si tratta dei sermoni di Ebu Muhammed, bosniaco legato ai movimenti salafiti di ideologia «Takfir», sospettato di collegamenti con l’attentato terroristico contro la stazione di polizia di Bugojno, in Bosnia, nel dicembre 2010. In casa custodiva anche documenti relativi alle prediche dell’imam Nusret Imamovic, che ora è in Siria per sostenere l’organizzazione terroristica «Al Nusra», legata ad Al Qaeda. Negli ultimi anni, Osmanoski si era avvicinato sempre più alle posizioni radicali dell’Islam e secondo gli inquirenti aveva «improntato il suo stile di vita ai più rigidi dettami salafiti che imponeva anche ai suoi familiar

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Il caso Mohamed Jarmoune (condannato per addestramento al terrorismo, Brescia)

In questo periodo in cui un po’ tutti siamo scossi da notizie riguardante il terrorismo di matrice islamista, di questo caso paradossale. Chi è Mohamed Jarmoune? E’ un ragazzo di 22 anni, in carcere dal Marzo 2012 con accuse pesantissime ed 2 condanne in primo grado ed appello (l’ultima di 4 anni e 8 mesi) per “addestramento al terrorismo”.

Ripercorriamo le tappe dell’argomento in questione.

Marzo 2012 “Marocchino arrestato a Brescia

Nelle prime ore della mattina di giovedì la Polizia di Stato ha arrestato un cittadino marocchino, Mohamed Jarmoune , 20 anni, destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere ritenuto coinvolto in attività di addestramento all’uso di armi e di esplosivi per finalità di terrorismo.

Sempre Marzo 2012 Progettava attentato alla sinagoga di Milano

ARMI E ESPLOSIVI – L’arrestato, Mohamed Jarmoune, ha 20 anni e dall’età di 6 vive nel Bresciano, dove lavora come operaio. E’ accusato di essere coinvolto nell’addestramento all’uso di armi e di esplosivi con finalità di terrorismo. A chi entrava nei gruppi creati ad hoc su Facebook era proibito caricare video su canti religiosi, mentre erano permessi solo quelli su armi ed esplosivi.

in un documento salvato sul proprio computer il giovane analizzava «le misure di sicurezza adottate a salvaguardia della sinagoga di Milano, come personale di polizia e possibili vie di accesso». Non si tratterebbe di un progetto giunto già alla sua fase operativa. «Di sicuro era qualcosa di più di una curiosità, ma nel corso dell’operazione non sono stati trovati esplosivi o armi».

Quindi, per stessa ammissione dell’articolo, nessun esplosivo, nessuna arma, solo progetti ed intenzioni.

Dopo oltre un anno di carcerazione preventiva senza processo, arriva la condanna di primo grado, a 5 anni e 4 mesi, addirittura più della richiesta del PM (4 anni).

Giugno 2013 Mohamed Jarmoune è un guerrigliero di Allah

Qui la foto di una delle “prove principi”.

Disegno che prova la sua colpevolezza

Una mappa e dei disegni, pare.

Per il Gup, Jarmoune “ha pervicacemente nascosto la propria identità in internet e ha diffuso numerosi video per la manutenzione delle armi, per la preparazione di esplosivi ela realizzazione di attentati con finalità terroristiche”.
Il ragazzo inoltre ha “incitato l’odio verso le popolazioni occidentali, in particolare miscredenti ed ebrei, con incredibile apologia di atti di terrorismo e autosacrificio”.

In appello un piccolo sconto che non cambia la sostanza, condanna per terrorismo a 4 anni ed 8 mesi senza alcuna azione reale ma con prove che sono o “disegni” o “materiale scaricato da internet”.

4 anni e 8 mesi in appello

Dopo la sentenza si sono detti delusi. I difensori del marocchino, gli avvocati Giuseppina Bartolatta e Giuseppe De Carlo, avevano chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche e l’eliminazione della contestazione della continuazione. Hanno annunciato che ricorreranno in Cassazione, sottolineando l’assenza di prove reali in grado di dimostrare la colpevolezza del loro assistito.

Gli avvocati infatti annunciano il ricorso in cassazione partendo dalla “assenza di prove reali”.

Ora, io non sono nè islamico, nè islamista e sono contrario al terrorismo, da qualunque parte venga. Tuttavia ritengo questa sentenza ed in generale questo andazzo alquanto “pericoloso”. Nel nome del “pericolo” si condanna arbitrariamente per delle “intenzioni”, intenzioni orribili, forse serie e forse no, non è questo il punto, ma pur sempre “intenzioni e progetti” (“accusato di progettare, voleva fare, ecc) e la questione è spinosa dal punto di vista legale.

Gli avvenimenti di questi ultimi giorni mi preoccupano da due punti di vista. Da un lato mi preoccupa ciò che preoccupa tutti, ovvero la presenza di fanatici pronti ad uccidere il “diverso” nel nome della loro visione del mondo. Dall’altro lato mi preoccupa il modo in cui si intende combattere ciò, ovvero con il “pugno di ferro”, leggi speciali ed arresti per “intenzioni” o “reati d’opinione”. In Francia ci sono stati 54 arresti a riguardo per gente che “ha incitato a” o “ha difeso il terrorismo a parole” ecc.

Francia, 54 arresti per incitamento alla violenza

Tutto questo oltre che essere eticamente sbagliato per paesi dell’Unione Europea che sono democratici e giustamente tengono alla libertà d’espressione, è a mio avviso anche controproducente in quanto si “spara nel mucchio” mettendo sullo stesso piano terroristi reali (come quelli che si arruolano nell’ISIS o quei pazzi autori dell’attentato in Francia) a “terroristi parlati” (rubando dalla definizione dell’avvocatessa Ippolita Naso, “mafia parlata”), ovvero gente che ha una certa visione del mondo ma che non ha fatto alcuna azione terrorista nè probabilmente ha alcuna intenzione di farla. Arrestando i secondi, o in generale facendo leggi discriminatorie nei confronti di certe idee, chiamandole “Idee illecite”(concetto che in democrazia non dovrebbe esistere) o “idee pericolose” si rischia di trasformarli in terroristi reali, con maggiori rischi per la sicurezza, spargimenti di sangue e tendenza a diventare uno Stato di Polizia.

Ovviamente è doveroso e sensato tenere d’occhio chi si sospetta possa fare reati di terrorismo. Arrestarlo o, peggio, condannarlo senza che abbia fatto niente è però una cosa a mio avviso anti-democratica ed in contrasto con i principi dei paesi dell’Unione Europea. Invece si assiste ad un aumento esponenziale della cultura del sospetto.

Il compianto Giovanni Falcone disse a riguardo (riferendosi alla mafia): <<non si può investire nella cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità, è l’anticamera del khomeinismo>>.