Etichetta discografica Black Metal chiude dopo essere stata messa nella lista nera da Paypal (Fonte: Breitbart)

L’etichetta discografica Black Metal “Elegy Records” sta chiudendo dopo che è stata presumibilmente inserita nella lista nera da Paypal e dai processori delle carte di credito.

Secondo “Death Metal Underground”, che era stato precedentemente bersagliato dagli Antifa, Elegy Records è stata “una delle prime etichette non supportata da Paypal” nel 2017, in seguito a lamentele da parte di attivisti.
“Paypal ha abbandonato la Moribund, la No Colours ed altre fondamentali etichette discografiche Black Metal a partire dagli anni ’90, probabilmente a causa delle lamentele organizzate delle stesse persone. Resta da vedere se queste etichette avranno lo stesso destino dell’Elegy”, riporta Death Metal Underground. “Attiva dal 1996, la Elegy Records è stata responsabile di uscite chiave.. La Elegy sosteneva qualunque contenuto estremo possibile, senza guardare in faccia a limitazioni morali o politiche. Fedele a sé stessa dall’inizio alla fine, la Elegy resisteva alle tendenze da negozio dell’usato delle release in Vinile e Cassette, continuando a produrre esclusivamente nel formato fisico più sensato, il CD”.

Il proprietario della Elegy Record si è sfogato in un comunicato a Death Metal Underground in questo modo: “Non c’è stata una motivazione da parte di Paypal, a parte un’email che affermava che non potevo più usare i suoi servizi. Ho cercato di contattarli, telefonicamente e via email, ma inutilmente. L’unica risposta che ho ricevuto è stata che avevo violato i loro termini di servizio, ma niente di più dettagliato; se conosci i termini di servizio essi spiegano qualunque cosa”.

L’Etichetta, che era in giro da oltre due decenni, è quindi stata cancellata dal suo processore primario di carte di credito, e questo è stato l’inizio della fine.

“Quando ho parlato con un rappresentante, mi hanno informato che non volevano lavorare con me perché promuovevo odio”, afferma il proprietario. “Questo è stato un colpo mortale, a questo punto non avevo alcun modo di accettare forme di pagamento diverse dal denaro contante o dal vaglia, ma non c’è modo di sopravvivere a questo modello di business”.

Nel 2006, il Southern Poverty Law Center (SPLC), di estrema sinistra, ha inserito la Elegy Records nella lista di distributori di “musica dell’odio”, descrivendo l’etichetta come “una delle maggiori distributrici di black metal razzista”.

La piattaforma musicale streaming Spotify, che ha un accordo con il SPLC, ha anch’essa represso la “musica dell’odio” nel 2017, censurando il popolare rapper XXXTentacion ed il cantante R. Kelly, prima di tornare sui suoi passi nel 2018.

Fonte: https://www.breitbart.com/tech/2019/01/02/heavy-metal-music-label-closes-down-following-paypal-credit-card-processor-blacklisting/

 

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Le Diverse Tipologie di Antifa

Introduzione.

Vi sono luoghi comuni e stereotipi sul cosiddetto “movimento antifa” che non sempre corrispondono a verità, questo articolo si pone lo scopo di analizzare le diverse tipologie di antifa ed alcune differenze interne a questo movimento, che va considerato non un movimento unitario bensì un “movimento in senso lato” e che non si schiera semplicemente contro “i fasci”, ma anche contro chiunque abbia una visione del mondo che per qualche ragione è ad essi invisa (ad esempio il fatto di essere contro l’immigrazione di massa). Un nemico, qualunque esso sia, non va né sottovalutato con stereotipi né idealizzato come invincibile. Va perlomeno conosciuto e vanno conosciute le dinamiche al suo interno, per quanto possibile.

 

Istituzionali vs “antagonisti”.

 

A) Gli istituzionali.

 

Essi rappresentano gli individui “antifa” presenti nelle istituzioni governative e non, nazionali e non solo, mass media filo-istituzionali compresi. Essi non usano violenza fisica, ma cercano di usare il potere, politico o mediatico, che hanno nelle loro mani per portare avanti la loro visione del mondo “antifa”. Una tendenza diffusa fra di loro è massimizzare o minimizzare l’importanza dei fatti a seconda di chi siano gli autori e/o le vittime. Essi si dividono a loro volta in “tolleranti”, “legalitari” e “istigatori”.

 

A1) I “Tolleranti”

I tolleranti, al contrario dei legalitari, sono contrari all’uso massivo delle leggi vigenti e del potere politico nelle loro mani per portare avanti le loro idee. Alcuni di essi sono addirittura diffidenti nei confronti di certe leggi. Essi credono che il metodo migliore di combattere “i fascismi e i populismi” sia il piano culturale ed argomentativo, senza bisogno di applicare più rigorosamente le leggi vigenti o crearne di nuove. Del resto sanno che buona parte della stampa è dalla loro parte e ritengono di avere un vantaggio sufficiente. In pratica, la differenza con i “Legalitari” sta solamente nella diversa visione su quale sia la strategia ottimale per arrivare allo stesso obiettivo.

A2) I “Legalitari”.

 

I “legalitari” chiedono di usare le leggi vigenti, Scelba e Mancino, o inasprire le stesse/crearne di nuove, per reprimere il dissenso, limitare la libertà di espressione dei loro avversari politici o addirittura sciogliere partiti ritenuti scomodi. Le loro leve di azione sono efficaci, dato che tendenzialmente sia la stampa sia la magistratura tendono ad essere schierate dalla loro parte.

 

A3) Gli “Istigatori”.

 

Questa particolare categoria può essere considerato l’anello di contatto fra antifa istituzionali ed antifa “antagonisti”. Essi infatti usano il loro potere, perlopiù mediatico e di “seguito specifico”, per alzare i toni “contro fascismi, razzismi e populismi”, istigando, implicitamente o esplicitamente, i cosiddetti “antagonisti” a prendere parte in prima persona alla lotta “contro fascismi, razzismi e populismi”. Hanno oggettivamente una parte di mentalità in comune con gli antagonisti: ritengono che lo Stato non dia adeguate risposte a ciò che ritengono “Il nemico”. Ritengono la strategia dei “tolleranti” troppo ottimista e permissiva e la strategia dei “legalitari” troppo moderata o comunque non sufficiente, ritengono che vada integrata.

 

B) Gli “antagonisti”.

 

Essi sono individui antifa privi di ruoli di rilievo in istituzioni, politiche e non. Essi possono essere quasi considerati “il braccio armato” degli antifa istituzionali. Le virgolette sono d’obbligo perché essi, pur spacciandosi per “antagonisti” alle attuali autorità, nei fatti hanno obiettivi simili da attuare con metodi diversi. Essi sono i tipici frequentatori ed animatori degli innumerevoli “centri sociali” o “spazi autogestiti”; spesso sono considerati in modo stereotipato come “buoni solo a farsi le canne”, incapaci di avere una disciplina ed una volontà forte e quindi fondamentalmente innocui; se per una parte di loro lo stereotipo corrisponde, vi è una cosiddetta “elite” che oggettivamente è organizzata, disciplinata, ha una volontà forte ed è pronta a combattere o supportare attivamente chi combatte. La divisione fra “gravitanti”, “ausiliari” e “combattenti” aiuta a comprendere le varie differenze interne.

 

B1) I “Gravitanti”.

 

I cosiddetti Gravitanti sono la categoria di antifa antagonisti che classicamente corrisponde allo stereotipo di cui sopra. Gente in genere ideologicamente amorfa, priva di una forte volontà, con scarsa disciplina e solitamente preda dei più svariati vizi. Non fanno attività politica propriamente detta né tantomeno partecipano ad attività organizzate nelle quali si ritiene possibile arrivare allo scontro “coi fasci” o “con gli sbirri”. Si limitano a supportare le attività culturali e, soprattutto, ludiche, dei centri sociali, supportandoli di fatto. Gli “antagonisti” delle altre due categorie generalmente hanno una bassa opinione su di essi, che non sono soldati politici, ma vedono bene la loro presenza nel loro movimento. Alcuni di loro infatti potrebbero potenzialmente fare il salto di qualità e diventare perlomeno ausiliari. Nel peggiore dei casi, resterà gente che supporta economicamente e socialmente e che, se lasciata al suo posto, non può fare alcun danno.

 

B2) Gli “Ausiliari”.

 

Essi sono il grado immediatamente superiore ai “gravitanti”. Solitamente è gente ideologizzata che non si limita a frequentare i centri sociali “per bere, fumare e sentire i concerti” ma che dà un qualche contributo di livello più elevato. Solitamente non hanno alcun addestramento allo scontro né si prendono rischi legali, tuttavia possono prendere in carico alcuni aspetti logistici e di “spionaggio e dossieraggio”, attività che con i social network sono più facili rispetto ad anni fa. Essi non sono “fisicamente pericolosi” in quanto non sono quelli che puntano ed attaccano fisicamente, e non sempre è facile identificarli come “antifa”. È possibile, ad esempio, che osservino i movimenti di un individuo o un gruppo di individui considerati come “obiettivi sensibili” senza essere riconosciuti, ricostruiscano i luoghi di residenza ed orari e luoghi abituali di frequentazione e ritrovo per poi riferire le informazioni ai loro omologhi più operativi.

 

B3) I “Combattenti”.

 

Essi sono la cosiddetta “elite” degli antifa “antagonisti”. Sono quelli più ideologizzati, quelli più disciplinati, addestrati, disposti a prendersi dei rischi e con una maggiore forza di volontà. Sono la tipologia di persone che aggredisce in piazza a Palermo il dirigente forzanovista filmando tutto e mandando agli organi di stampa a scopo rivendicativo, sono quelli che si scontrano con la polizia quando essa è vista come un ostacolo fra sé e il nemico, sono quelli che hanno confezionato bombe carta e bombe con i chiodi da lanciare contro gli agenti a Torino. Sono quelli che per le loro attività subiscono anche arresti, denunce, condanne penali e carcerazioni preventive o post-condanne definitive. Sono quelli considerati “esempio di dedizione e coraggio” nei loro circuiti. Certo, c’è da dire che l’attuale contesto politico fa sì che spesso la magistratura usi una mano relativamente morbida con essi per fatti contestati anche gravi; questo rappresenta un’ulteriore spinta a proseguire nella propria attività che fondamentalmente ha obiettivi simili a quelli degli antifa istituzionali ma che ciononostante opera ai confini delle leggi o oltre essi.

Violenza antifa e connivenze istituzionali: l’importanza di una mentalità anti-antifa di massa.

Il senso di impunità antifascista e la connivenza delle istituzioni.

È evidente che le frange più violente e “combattenti” del movimento antifascista si sentano sia moralmente legittimati ad istigare alla violenza o compiere violenza verso chi ritengono un loro nemico, sapendo di essere in parte moralmente e legalmente protetti dalle istituzioni pseudodemocratiche. Queste ultime hanno in comune con loro la volontà di ostacolare non solo una fantomatica ed improbabile “rinascita fascista” ma anche, se non soprattutto, ostacolare la formazione di un vasto movimento trasversale che metta in dubbio certi dogmi menzogneri alla base dell’attuale società. In questo contesto il “non allineato” è, agli occhi delle istituzioni, un fuoricasta, che non merita solidarietà se attaccato in quanto tale e che merita la gogna pubblica ed il massimo della pena al minimo passo falso. Nessuna parola di solidarietà verrà da parte delle istituzioni perché probabilmente le frange più violente e massimaliste del movimento antifa fanno il lavoro che le istituzioni pseudo-democratiche non hanno la possibilità di fare. Sia gli antifa “antagonisti”, frange più violente in prima fila, sia le istituzioni pseudo-democratiche vogliono la stessa cosa: rendere innocuo chiunque non si allinei ai loro dogmi. Cambiano solo i mezzi. Quindi, per quanto gli antifa “istituzionali” ed “antagonisti” entrino talvolta in contrasto per motivi di strategia, di fatto non si ostacolano fra loro. Quando il “non allineato” viene represso penalmente dalle istituzioni pseudodemocratiche, gli antifa “antagonisti” non criticano le azioni delle istituzioni e non danno solidarietà al non allineato. Allo stesso modo, le istituzioni non ostacolano esplicitamente gli “antagonisti” che si rendono colpevoli di reati violenti, al massimo si lasciano andare in dichiarazioni del tipo “queste cose non si fanno, i rigurgiti razzisti e populisti si combattono con la cultura”.

La mentalità antifa violenta: potenziali vittime e come combatterla. La mentalità anti-antifa.

Tornando al discorso principale delle aggressioni antifa, è chiaro che in un tale clima politico, con questi rapporti numerici “di strada” e con queste istituzioni conniventi, il rischio di avere problemi esiste sempre. Non solo per i militanti politici di gruppi che si rifanno esplicitamente al fascismo. Essi sono infatti solamente i bersagli più evidenti e riconoscibili e quindi fra i primi contro cui scagliarsi, ma non sono gli unici.

Il rischio sussiste anche per i poliziotti impegnati a svolgere il loro lavoro; garantire, come da leggi vigenti, lo svolgimento di un’attività politica autorizzata come può essere una manifestazione, un comizio elettorale o un banchetto, può significare fare la guerra con gente addestrata e che non ha i vincoli delle “regole d’ingaggio”.

Il rischio è anche per il “non allineato” che non fa politica attiva, per la colpa di avere certe idee, il rischio è anche per il leghista, il sostenitore di FDI, e poi per il Berlusconiano, il “borghese”, persino per l’apolitico che viene considerato connivente con i “nazi” a causa di rapporti di collaborazione in altri campi o amicizia personale con qualcuno di loro. Quindi non è solo chi si rifà a certe ideologie a rischiare di subire violenze dagli antifa, potenzialmente una buona parte dei cittadini della rep. italiana è a rischio. Magari non subito, magari non come bersaglio prioritario, ma sempre a rischio è. È quindi necessario che il maggior numero di persone possibile, anche di area ideologica diversa fra loro, prenda bene le distanze isolando e arginando il più possibile e con ogni mezzo questa minoranza rumorosa e violenta, invitando amici e conoscenti a fare altrettanto.

Comunicato dei Taake in seguito all’annullamento del loro tour Americano dovuto a false accuse di Nazismo e minacce degli Antifa.

È con grande dispiacere che dobbiamo informarvi che il tour americano dei Taake è stato cancellato. Nonostante tutte queste incredibili persone che si sono fatte avanti e hanno cercato di aiutarci a salvare il tour e alle quali siamo più grati di quanto possiamo esprimere, il tempo e la logistica non erano dalla nostra parte. Non è stata nostra volontà cancellare ma la decisione è stata presa forzatamente a causa delle attività illegali degli Antifa e dei loro supporters che hanno fatto pressioni ai locali e ai promoter per cancellare i concerti. Pressioni che, questo è da dire, sono state spesso accompagnate da minacce di violenza sia contro le persone coinvolte nell’organizzazione sia contro qualunque fan che avrebbe presenziato (per non menzionare le bands che avrebbero dovuto suonare). Non sappiamo il motivo per il quale queste minacce non sono state semplicemente segnalate alla polizia.

Abbiamo spiegato in moltissime occasioni la storia dalla quale sono nati i problemi, ed è pieno di articoli sui social network e sulla stampa obiettiva nei quali potete leggere la verità su questo argomento, ma per ulteriore motivo di chiarificazione lo ripetiamo. I Taake non sono oggi, non sono mai stati e non saranno mai una band Nazi. L’argomento che vogliamo affrontare qui è tuttavia la cancellazione del tour.

Questa cancellazione è negativa da molti punti di vista, non solo per le bands che avrebbero dovuto esibirsi. Non solo per normali lavoratori americani con famiglie a carico che hano supportato e comprato i biglietti e che hanno perso del reddito a causa di ciò. Non solo per i fan che volevano vedere le bands. Non solo per gli appassionati di musica in generale. Ma anche, cosa più importante, per l’America nel suo insieme.

Perché? Perché questa è la dimostrazione definitiva di come, attraverso la diffusione di menzogne, disinformazione e false accuse, unite a credibili minacce di violenza, una piccola minoranza di agitatori di sinistra sono in grado di imporre la loro agenda alla maggioranza, e privare gli appassionati di musica della loro libertà di frequentare concerti ed andare avanti con la loro vita quotidiana senza la paura di rappresaglie.

E questi agitatori non si fermeranno finchè non avranno distrutto i loro obiettivi in Europa ed in altre parti del mondo. I loro prossimi obiettivi saranno la musica Americana, l’arte Americana, a letteratura Americana, il teatro Americano, il cinema Americano. Nei fatti, qualunque cosa che non si uniformerà strettamente alle loro vedute. E se questo vi ricorda la caccia alle streghe di McCarty, è perché si tratta ESATTAMENTE della stessa cosa.

 

Mentre nessuno di noi condanna i locali per le cancellazioni a causa della paura della violenza, dobbiamo deplorare le scuse presentate da altri di loro. Il desiderio di “proteggere” il loro pubblico ed il loro staff, il voler creare “spazi sicuri” non è una necessità causata dalle bands coinvolte né dai loro fans. È causata dagli individui mascherati che stanno dietro la bandiera dell’Antifa e delle altre organizzazioni come loro, che stanno facendo i minacciosi. E forse dovremmo anche ricordare a questi localiche molti dei generi musicali oggi esistono a causa di altri piccoli locali che un tempo osarono resistere alle minacce e diedero voce a questi musicisti che ci portarono il Blues ed il Jazz, che sono le basi della musica moderna.

 

Vorremmo anche parlare di celebrità come Talib Kweli, che è stato abbastanza misero da cadere vittima delle menzogne diffuse dagli Antifa e che quindi ha rilasciato dichiarazioni diffamatorie. Il suo cuore potrebbe anche essere dalla parte giusta, ma il suo cervello ed i suoi consulenti legali no. Se si fosse preso la briga di verificare i fatti, si sarebbe reso conto di essersi messo nella posizione di quello che non sa, o non capisce, o addirittura se ne frega dei fatti; nella posizione di chi è facilmente manipolato dagli altri per giocare al loro gioco.

Dovremmo anche menzionare i membri della stampa che non hanno controllato i fatti e non si sono presi la briga di contattare noi o chiunque altro per sentire la nostra versione della storia. Essi sono semplicemente andati avanti ad esprimere dichiarazioni diffamatorie. Questo è giornalismo irresponsabile della peggior specie, non si tratta di editori di riviste inesperti. Pubblicazioni storiche e (prima) rispettate sono state complici in ciò. Le loro azioni dimostrano il totale disprezzo che hanno per i fatti e la mancanza di rispetto che hanno per i loro lettori.

Per chiudere con una nota positiva, dobbiamo davvero ringraziare quelli che si sono schierati con noi, specialmente i locali che non si sono fatti intimidire, e quelli che si sono impegnati in offrirci alternative per gli shows cancellati. Abbiamo avuto messaggi da tutto il mondo, da persone di tutte le convinzioni politiche e religiose, che ci offrivano non solo il loro supporto, ma anche il loro aiuto.

E questi non erano solo i nostri fans. Siamo stati contattati da persone che ammettevano di non aver mai sentito parlare di noi, o che odiano il Black Metal, o che odiano i Taake, ma che nonostante ciò si sono sentite in dovere di farci sapere il disgusto che provavano per il modo in cui gli Antifa ed i loro simili pretendano un’aderenza servizievole alla loro agenda e puniscano chiunque li sfidi, cavalcando la libertà degli Americani di decidere da soli.

Amici miei, non dovete scusarvi per le menzogne e le azioni di un gruppo marginale. Voi siete la maggioranza, siete quelli che rifiutano di piegare la testa a quelli che vorrebbero ordinarvi come vivere le vostre vite e che tentano di limitare le vostre libertà. Voi siete quelli che potete fare qualcosa a riguardo.
Taake.

 

tradotto dall’inglese dalla loro pagina facebook: fonte:

Black Metal Against Antifa (tradotto in ITA dalla pagina in portoghese “Umbra Morta”)

Il black metal sta venendo infestato da una mentalità progressista ed antifa che adora i valori che, nonostante si mascherino come una rivolta contro la società conservatrice e moralista cristiana, in realtà portano avanti le stesse idee universaliste ed egualitariste presenti nel cristianesimo. Tentano di portare i fans del Black Metal ad accettare posizioni di “inclusione”, come se il black metal dovesse preoccuparsi dei diritti delle minoranze, del femminismo, della comunità gay e addirittura adottare la medesima mentalità antifa di puro materialismo ed edonismo; ad esempio drogarsi continuamente ed assumere genericamente una posizione ribelle “contro il sistema”, insomma una ribellione solo di tipologia adolescenziale, e adottare comportamenti da subumani che non vedono problemi nel diffondere le peggiori schifezze in nome della “libertà”.

Il Black metal non è mai stato, non è e non deve essere inclusivo. Il Black Metal non è libertà.

Fin dall’inizio il Black Metal è un circolo chiuso che valorizza i suoi simboli e tradizioni. Senza la tradizione elitarista del Black Metal, il Black Metal diventerebbe poco più di un articolo di consumo ed intrattenimento, così come molte delle bands sono effettivamente diventate: prodotti mediatici e per adolescenti ribelli. Questo risulta dal pensiero che è tutto “divertimento”, che “è solo musica” e che il Black Metal dovrebbe essere per tutti, eccetto quelli che non condividono i valori attuali della nostra società malata, ovvero le persone che seguono dei valori “reazionari”, “razzisti”, “xenofobi” e “retrogradi”.
Se il metal ai suoi inizi è nato come una rivolta contro la mentalità hyppie di “pace e amore” della generazione del ’68, oggi questa stessa mentalità si infiltra nei circoli più estremi del metal e viene addirittura incoraggiata.

In questo modo, il Black Metal si trasformerà praticamente in un articolo “di culto” per adolescenti. Solo una forma di ribellione vuota e sicura, per persone che non sono disposte a rischiare nulla per ciò in cui credono. Uno stereotipo di ragazzo “oscuro” rinchiuso in una stanza ad ascoltare musica “satanica” per rivoltarsi contro i valori “moralisti” dei suoi genitori. Solo una fase.

Non appena il discorso satanico blasfemo si esaurisce, iniziano ad adottare posizioni non molto differente da quella dei gruppi femministi e gay: si infilano i crocifissi nel culo, appoggiamo l’omosessualismo, predicano la “libertà sessuale” come modo di opporsi al fantasma del “cristianesimo”, fra le altre cose. È come se tutta la sua rivolta si limitasse a essere contro il cristianesimo. Però, se il cristianesimo morisse oggi (e di fatto, il cristianesimo è sempre meno rilevante), che ne sarebbe di loro domani?

Allo stesso tempo essi si reputano orgogliosi di trovarsi in una posizione “speciale”, contro “l’umanità”, di essere “misantropi” e “satanici”, semplicemente propagandando le stesse cose che i mass media e le scuole ci stanno imponendo. Un attore televisivo che bacia in pubblico un altro uomo in difesa dei diritti delle minoranze diventa tanto “blasfemo”, ribelle e lodevole quanto una band di “Black Metal” che decidesse di mettere su una copertina o su un palco due uomini che si baciano.

Alcune persone e anche bands hanno ucciso il Dio e scoprono nuove vie, mentre altri sembrano essere fermi nel limbo del mero rifiuto iniziale del cristianesimo.
I primi hanno trovato sentieri oscuri, una fascinazione per la morte, per i segreti occulti, un misticismo di epoche antiche ed una volontà di ferro di imporsi su questo mondo malato e decadente. Gli altri vivono solo nell’illusione che stiano facendo qualcosa di rivoluzionario.

I primi oggi sono demonizzati, considerati il male da estirpare, l’incarnazione delle peggiori forze dell’umanità. Gli altri, pur predicando la blasfemia, considerano la peggiore blasfemia in assoluto elevarsi al di sopra della mediocrità dell’uomo comune materialista, edonista ed individualista.

Se esiste una blasfemia oggi, essa è assumere la posizione dell’Accusatore, dell’Oppositore, contro tutto questo paradiso costruito dalla modernità.
Fonte:

La caccia alle streghe per motivi politici nel Black Metal (tradotto da Militantzone)

Sembra che gli Antifa stiano ora scoprendo questa cosa chiamata “Black Metal”, che è, (sorpresa! sorpresa!) basato sull’odio e sull’intolleranza. Dopo molte chiamate telefoniche e spam via internet da parte degli Antifa locali e dei membri dei Black Lives Matter, la polizia di Oakland decide di cancellare il concerto di questo weekend della leggendaria band Svedese “Panzer Division” Marduk per nessun altra ragione se non l’incapacità di assicurare la sicurezza al locale. È il terzo evento Black Metal solo questa settimana che salta a causa degli isterici antifascisti. Lunedì i BLACKDEATH (Russia) hanno dovuto cancellare il loro concerto ad Utrecht (Olanda) dopo che gli Antifa locali hanno contattato le autorità ed il locale si è tirato fuori. Giovedì la Band Ucraina KZOHH ha saltato quattro date previste dal loro tour nelle città francesi Parigi, Lilla, Montpellier e Saint Etienne per lo stesso motivo. È sabato, e abbiamo appena saputo che nemmeno i MARDUK suoneranno. Nonostante chiaramente questa settimana sia un record eccezionale, i fatti si collocano in un contesto nel quale abbiamo già visto casi simili. Nell’ultimo anno, ad esempio, le proteste contro i GRAVELAND (POL) a Montreal (Canada), i Peste Noire (Francia) cancellati sia al Blastfest in Norvagia sia al Sinister Howling Fest in Germania. Aggiungiamo inoltre le varie discussioni intorno ai Destroyer 666 (AU) e molte altre storie di censura per motivi politici nella scena Black Metal. È tempo di rendersi conto che d’ora in avanti la questione non riguarda solo la musica, riguarda la tua libertà di pensiero, la tua integrità intellettuale, tutte cose che l’autoproclamata “polizia del pensiero” sta cercando di portarti via.
Bisogna dirlo chiaramente, il Black Metal è sempre stato al di là delle regole sociali e politiche, ed è per questo che è al di fuori dalla lunga lista di generi musicali moderni. I primi fatti del Black Metal sono iniziati con un suicidio, una serie di chiese bruciate ed un omicidio, nessuna di queste cose si inserisce nella mentalità della società liberale moderna. Questa natura selvaggia, senza regole ed estrema del Black Metal è espressa attraverso la musica, che rende chi la ascolta partecipe di un’esperienza sublime, quasi rituale, oltre la mera moralità, oltre il dualismo del bene e del male.
Le critiche al Black Metal che arrivano dalla sinistra sono quindi molto ingenue. Vediamo gli antifa coi Social Justice Warriors insieme ad altri predicatori di uguaglianza e tolleranza usare una serie di clichè liberali, come quello di “discorsi d’odio”, “revisionismo storico” e così via per imporre la loro serie di tabù, argomenti proibiti e simboli proibiti nella scena musicale che fin dal suo primo giorno di nascita si impegna per una negazione totale del moralismo da plebei.
Per mantenere viva la scena Black Metal nel 2017 bisogna avere un po’ di palle. Esso richiede battersi contro la massa e le sue morali plebee, la cosiddetta “correttezza politica” e contro ogni forma di dogma liberali, i quali sono diventati senza ombra di dubbio la religione secolare dei nostri giorni.
Per concludere, cerchiamo di trarre alcune conclusioni pratiche, basandoci sulla nostra stessa esperienza.

Per le bands:

1. Non dare giustificazioni. Le tue giustificazioni non saranno mai abbastanza per farti accettare dai tuoi nemici ma saranno abbastanza per farti perdere il rispetto dei tuoi amici.
2. Supportatevi sempre l’un l’altro. Se una band viene esclusa dal bill per motivi politici, mostra la tua solidarietà facendo altrettanto. È storia recente il “Blastfest”, quando gli Horna (FIinlandia) hanno deciso di togliersi dal bill dopo che gli organizzatori hanno rimosso i Peste Noire sotto le pressioni degli Antifa. Alla fine il festival intero è stato cancellato a causa delle scarse vendite di biglietti.

Per gli organizzatori: mai cedere alle pressioni. Resistete per i vostri gruppi e tenetevi sempre un piano B, preferibilmente un secondo locale come riserva ed un vostro team per la security. Non cercate soluzioni facili e ricordate: nel 2017 Black Metal significa problemi. Se non volete alcun problema, è meglio se fate feste R’n’B.

Per il pubblico: siate sempre pronti a dare l’esempio e supportare le bands che vengono censurate ogni volta che hanno una possibilità di suonare. Ricordate, la solidarietà è l’unico modo per combattere la censura.

link all’articolo originale in inglese:

http://militant.zone/political-witch-hunt-on-black-metal/