Razza, Cultura e Sviluppo Economico (citazione da “una scomoda eredità” di Nicholas Wade)

Di solito gli economisti tendono a pensare che lo sviluppo economico abbia poco o nulla a che fare con la popolazione. Poichè tutti gli esseri umani sono unità identiche che rispondono allo stesso modo agli incentivi, almeno in teoria, se un paese è povero e un altro è ricco deve essere per le diverse istituzioni o il differente accesso alle risorse e non dipende invece da come sono fatte le persone. Basta offrire capitale sufficiente ed esportare istituzioni che favoriscono gli affari per osservare la rapida crescita di una robusta economia. A sostegno di questa idea viene citato il Piano Marshall, che aiutò le economie europee a riprendersi dopo la seconda guerra mondiale. Sulla base di queste idee, l’Occidente ha speso qualcosa come 2300 miliardi di dollari di aiuti negli ultimi 50 anni senza riuscire a miglorare gli standard di vita in Africa. E’ possibile che la teoria sbagli qualcosa? E’ possibile che le unità umane nelle diverse economie del mondo non siano poi tanto sostituibili, come sostiene la teoria economica?

Il sociologo Nathan Glazer afferma che <<la cultura è una delle categorie descrittive meno raccomandate nel pensiero attuale. Ancor meno raccomandata, ovviamente, è la razza. Oggi preferiamo non riferirci alla razza e non usare questa parola, tuttavia un legame tra razza e cultura, forse soltanto accidentale, sembra effettivamente esistere. Le grandi razze nel complesso sono contrassegnate da differenti culture, questa connessione tra cultura e razza inoltre è una delle ragioni per cui le spiegazioni che chiamano in causa la cultura ci mettono in imbarazzo>>.

Fonte: Una Scomoda Eredità, Nicholas Wade, cap.7: il rimodellamento della natura umana