NAZIONALSOCIALISMO: UNA VALUTAZIONE FILOSOFICA – Colin Jordan

Al pdf sottostante e, scorrendo la pagina, in formato di testo, si trova la traduzione di un discorso del leader radicale inglese Colin Jordan riguardo la natura del nazionalsocialismo. Credo che, al di là di se e quanto si condivide di certe cose, su certi argomenti tabù è sempre bene leggere dalle fonti dirette per fare le proprie valutazioni. Buona lettura agli interessati.

Nazionalsocialismo – Una valutazione filosofica – Colin Jordan

Alcuni decenni dopo la sconfitta fisica della Germania nazionalsocialista risultante dalla loro eroica lotta contro il vastissimo schieramento di uomini e mezzi tecnici schierati contro di lei dall’alleanza democratico-bolscevica, l’analisi di questa rivalutazione riflette il risveglio del Nazionalsocialismo, che è un argomento attuale.

Che il credo continui a manifestarsi come fa ora, dopo essere stato soggetto per decenni alla più grande campagna diffamatoria che il mondo ha mai conosciuto, è una prova della sua validità, attrattività e dignità per il futuro. È sopravvissuto alle fiamme della guerra e alla tempesta della denigrazione; quando la guerra è andata per il peggio e la denigrazione ha agito con tutta la sua forza, il Nazionalsocialismo è rimasto, alla fine, sinonimo della più alta volontà di sopravvivenza dell’uomo, del suo istinto di salute e forza e del suo desiderio per la bellezza nella vita: e finchè questo istinto e questo desiderio resteranno su questa terra, il credo del Nazionalsocialismo resterà indistruttibile.

Oltre tutti i dettagli dell’implementazione politica e le particolarità dovute al tempo ed al luogo, il Nazionalsocialismo, propriamente compreso, non è altro che un orientamento della mende, l’impulso dominante per vivere fino in fondo, attraverso lo sviluppo delle proprie potenzialità e le soddisfazioni dei propri bisogni, in condizioni di competizione e selezione naturale, oltre che di cooperazione, all’interno della comunità organizzata di popolo.

In questo le sue radici tornano indietro alla Grecia di Platone ed alla sua concezione di vita naturale, che consiste nella piena realizzazione della vera natura dell’uomo anche attraverso l’azione del governo all’interno della sua comunità nativa. Ricorda la nozione Romana di cittadinanza rispettosa: la nozione che la vita buona e nobile consiste nello stoico servizio nei confronti dello stato. In esso rivivono i legami di sangue ed il senso di comunità delle tribù Nordiche dell’antica Europa: la sensazione che l’uomo è sostanzialmente un membro del popolo, e che tutti i membri del popolo sono legati insieme in modo stretto da reciprochi obblighi e doveri.

 

Il Nazionalsocialismo, in questo modo, torna indietro ai vecchi, salutari ed organici valori della vita in rivolta contro l’intero impianto ideologico del liberalismo e della democrazia, con i loro legami basati sul denaro, il loro eccessivo individualismo, la loro visione dell’uomo come unità di popolazione mondiale intercambiabile senza popolo; con la loro giustificazione in un cristianesimo svilito che abbraccia un “umanitarismo” malato, che tollereranno sempre un male maggiore per essere sicuri di evitarne uno minore, con la loro frase ingannevole secondo cui i desideri della massa indotti artificialmente e determinati numericamente sono criteri importanti. La storia è fatta di una sequenza di decadimento sociale e rinnovamento. Il Nazionalsocialismo è il rimedio del XX secolo per un rinnovamento che contrasti la grande degenerazione dei tempi moderni sotto i vessilli del pensiero e le azioni disintegranti, degradanti e devirilizzanti emerse da dopo la rottura del vecchio ordine medievale, spazzato via dalle forze crescenti del capitalismo e della rivoluzione industriale; questo processo si è sviluppato sotto il liberalismo laissez-faire del XVIII e XIX secolo; è giunto al culmine sotto la democrazia del XIX e XX secolo; e porterà al trionfo mondiale del comunismo entro la fine di questo XX secolo, a meno che il Nazionalsocialismo non salga al potere in tempo su un’area sufficiente del mondo.

Quindi il Nazionalsocialismo è molto più di uno schema politico transitorio. È una tendenza storica alla rinascita. L’attuale movimento della rinascita è un movimento rivoluzionario nello scopo e nello spirito, che non cerca compromessi con l’ordine attuale né con le sue pratiche perniciose o i suoi falsi valori; esso vuole la loro completa sostituzione.

Come tale, vale per tutto il mondo e per tutta la vita. Vale per tutto il mondo nel senso che, nella sua essenza, è universalmente valido e vitale, qualificato solo dal fatto che è Ariano nella sua emanazione e tradizione; sostiene e dipende dalle qualità che si trovano per eccellenza nei popoli Ariani.

Vale per tutta la vita nel senso che non è un aspetto della vita, ma è l’intera vita vista da un certo aspetto. È un atteggiamento mentale che si può esprimere virtualmente rispetto a qualunque cosa.

Il Nazionalsocialismo si schiera in totale opposizione ad ogni manifestazione di scarsa salute, bruttezza e degenerazione culturale e spirituale, non meno che nelle sfere politiche ed economiche. Nei fatti, costituisce uno stile di vita. Un uomo non si definisce nazionalsocialista semplicemente per avere una qualche approvazione intellettuale. È nato con una propensione al nazionalsocialismo, la sua mente brama esteticamente il discernimento e la realizzazione di un modello di vita sano, e non solo pensa e si sente Nazionalsocialista, ma si comporta come tale se lo è per davvero e per intero.

Oggi, nel suo scopo e nelle sue intenzioni, il Nazionalsocialismo è una filosofia ed una fede. Valuta il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, e quello che crea vantaggio o danno al popolo; inoltre, al posto della disabilità sentimentale della mente democratica, accetta che il fine giustifica i mezzi, e fornisce i mezzi che non contraddicono il fine. Stabilisce un significato ed uno scopo della dimensione cosmica della vita intesa come realizzazione personale, all’interno della continuità e dello sviluppo del popolo, della continuità di sangue del popolo, fino alla metamorfosi della tomba e la sua relativa redistribuzione nell’universo.

Il criterio di base e principale valore del Nazionalsocialismo da cui tutto il resto deriva è, come Hitler spiega chiaramente nel Mein Kampf, il suo concetto di popolo, visto come l’ambiente essenziale dell’uomo e, nei fatti, la sua estensione della personalità.

Il significato del popolo è, in primis, quello di una comunità razziale. È l’allargamento etnico della famiglia. L’uomo non è un’unità autonoma e fine a sé stesso, come affermano i saggi del liberalismo e della democrazia. Appartiene al suo popolo. La sua vita, come una parte, è intrecciata con la vita del tutto, non solo presente ma anche passato e futuro, perché mentre gli uomini vanno e vengono il popolo va avanti, continuamente, eternamente, grazie ai suoi membri che fanno il loro dovere per esso. Quindi, nell’identificare sé stesso con il suo popolo, l’uomo prolunga sé stesso attraverso la molteplicità dei suoi antenati e dei suoi discendenti, raggiungendo quindi l’immortalità.

Il popolo esiste in forme più piccole e più grandi, che vanno dalla famiglia, al clan, alla tribù, alla comunità regionale, fino alla nazione e, ancora più in là, alla razza.

Attualmente la concezione di popolo è diventata troppo collegata con le nazioni corrispondenti agli stati attuali. Il sentimento di affinità e comunità, che si era giustamente esteso dalla tribù e il piccolo regno al moderno stato-nazione, si è tuttavia concentrato troppo su questo livello. Le comunità di livello inferiore e più piccole, ma ugualmente importanti, all’interno dello stato-nazione sono state sconvolte e private di vitalità, mentre si verificava l’espansione della coscienza popolare dal livello dello stato-nazione a quello dell’intera razza. Tuttavia il sentimento popolare, per essere davvero potente, deve fluire dalle sue radici attraverso le comunità provinciali e locali fino al livello/limite della razza, perché la piena sicurezza e          prosperità di tutte le parti in gioco possono essere trovate del tutto solo in questo modo.

Oggi, e nel futuro, il Nazionalsocialismo deve incarnare questa estensione essenziale del sentimento di affinità e comunità andando oltre i confini del moderno stato-nazione e del nazionalismo convenzionale, in modo che lo stato-nazione diventi un’unità intermedia nella struttura del popolo, e che il suo nazionalismo e razzialismo diventino totalmente subordinato ad un nazionalismo per tutta la razza.

Allo stesso tempo, le comunità locali devono essere rianimate, le sub-nazioni provinciali riconosciute e rispettate, ed ai popoli soggetti ad un governo estraneo deve essere riconosciuto il diritto etnico alla separazione.

Il credo del nazionalsocialismo nel popolo come valore basilare e tutto ciò che da esso risulta fa sì che, in senso figurato, si pensi con il sangue riguardo a tutte le questioni.

Questo dà origine immediatamente ed inevitabilmente alla definizione di cittadinanza come una questione razziale: solo quelli che sono membri del popolo sono membri della nazione, e solo quelli che sono membri della nazione possono essere cittadini dello stato, per parafrasare il quarto dei 25 punti del NSDAP di Adolf Hitler.

Da ciò deriva il credo che è necessario non solo preservare le caratteristiche del popolo ma anche, tramite misure eugenetiche, migliorare la qualità del popolo. Questa è la tesi rivoluzionaria del nazionalsocialismo: che la via del vero progresso risiede nella procreazione di esseri umani migliori.

Dal momento che tutti i cittadini sono della stessa razza, essi hanno un legame trascendente che li unisce come fratelli di sangue oltre ogni differenza di classe e distinzione personale. L’unità nazionale, ad esempio, la coesione e la vita organica al posto della lotta di classe o della Destra e la Sinistra, è uno dei grandi principi secondari del nazionalsocialismo. Tutte le occupazioni ed attività, tutte le tipologie di persone e tutti i settori di attività devono essere integrati nella vita organica della comunità.

Il sentimento sociale di unità deve trovare espressione pratica e a sua volta essere stimolato da una sincera e profonda attenzione per la giustizia sociale ed economica. La consapevolezza dell’affinità e la cura per il bene collettivo del popolo richiedono che ogni cittadino abbia un’uguale opportunità di sviluppare ed esercitare i suoi talenti e di crescere secondo i propri meriti; e che ogni cittadino riceva un equo ritorno per i suoi servizi alla comunità, e che anche al lavoratore più umile sia assicurato tutto ciò di cui ha bisogno per la vita.

Arriviamo così all’elemento socialista del nazionalsocialismo. Non è il socialismo marxista della proprietà statale dei mezzi di produzione e distribuzione, che è l’eccessiva gestione economica del governo stile formicaio ed è discutibile quanto l’individualismo predatorio del sistema capitalista, che è la quasi assenza di gestione economica del governo, o l’anarchia, la giungla. È socialismo popolare, o la regolamentazione delle imprese private, per l’equa divisione dei suoi frutti, in condizioni eque. Le ingiustizie economiche ed i mali sociali del capitalismo hanno favorito il marxismo, con la sua forma perniciosa di controllo pubblico dell’economia, e l’alternativa ad entrambe le visioni è nel nazionalsocialismo.

 

L’ideale di popolo, che implica la difesa della razza, l’unità della nazione ed il benessere della gente, genera il principio di leadership del nazionalsocialismo ed un’elite al servizio di questi obiettivi. La sua concezione di ordine naturale è non solo affermare che gli uomini sono nati nel popolo per una vita all’interno del popolo, ma anche che possiedono differenze ereditarie di capacità di sevire la comunità.

Quindi, per il bene di tutti, il superiore deve guidare l’inferiore. I leaders naturali devono essere selezionati e deve essere stabilita un’elite gerarchica sotto un leader supremo, con il potere di svolgere le loro funzioni.

A differenza del liberalismo, il nazionalsocialismo non considera il potere governativo dello stato come un qualcosa di sostanzialmente repressivo; lo considera invece come un grande e benefico potere di guida ed arbitrio, incoraggiamento e protezione. Il suo detto è “tutti per il popolo e il popolo per tutti”. Sanziona con qualsiasi mezzo necessario, in qualunque campo, per garantire che chiunque e qualunque cosa nella comunità sia in armonia con questo principio.

Vede il dovere del governo nazionalsocialista come la rappresentazione della volontà del popolo, concepita non come il capriccio temporaneo di una qualche folla democratica, ma come il più alto interesse della comunità, visto nella prospettiva storica come una continuità di scopo, che abbraccia non solo il bene generale del presente, ma anche l’eredità del passato ed i bisogni del futuro.

https://racialrealism.wordpress.com/2017/06/27/national-socialism-a-philosophical-appraisal/

Antisemitismo della cellula terroristica di Andria andria Fonte: Corriere del Mezzogiorno Bari e Puglia Autore: Alessandro Leogrande I jihadisti di casa nostra

Fonte: Corriere del Mezzogiorno Bari e Puglia Autore: Alessandro Leogrande

I jihadisti di casa nostra

Ciò che sorprende, leggendo le parole degli estremisti islamici raccolte nelle motivazioni della sentenza contro la cellula di Andria, è il loro odio feroce. Un odio talmente assoluto contro gli apostati e gli infedeli (cioè tutto l’Occidente in blocco, compresi i regimi arabi corrotti e pronti a collaborare) da apparire a tratti irreale. Dalle circa 60o pagine firmate dal giudice Antonio Diella emerge uno spaccato umano inquietante: un piccolo gruppo dedito al fanatismo, sorto intorno a un call center e a un improvvisato centro di cultura islamica, entrambi gestiti da Hosni Hachemi Ben Hassen. Quando gli affiliati parlano di gruppo o di fratelli non si riferiscono mai a un’entità generica, ma ai gruppi pronti a partire per il jihad, lungo i fronti caldi di mezzo mondo. Il piccolo gruppo condannato si è formato ad Andria, ma era ben collegato con una rete che va dalla Lombardia ad altri paesi europei, fino all’Afghanistan, dove erano sorti numerosi campi di addestramento, prima che la Siria diventasse l’epicentro mondiale del totalitarismo islamista. Il gruppo era costantemente connesso alla rete, da cui scaricava materiali di propaganda, a volte molto dozzinali, ma altre volte abbastanza sofisticati. Come, ad esempio, i poderosi manuali di Abu Musab Al Suri, il primo teorico del jihad ad aver sostenuto la necessità di organizzare la lotta in piccole cellule parallele, senza molti contatti tra di loro. Quella di Andria era una di queste, ma molto simili erano in fondo anche quelle che hanno agito a Parigi o a Copenaghen. La rete si tiene insieme quasi unicamente su una ideologia veicolata in maniera fluida attraverso il web. In particolare, c’è un ossessione della morte, che appare come la totale perversione di ogni fondamento religioso. In uno dei messaggi che i componenti della cellula si scambiano si legge: «Possa Dio sparpagliare i nostri corpi per la sua causa. Voglio che le mie carni vadano in pezzi». I componenti della cellula vivono in Italia, ma sono completamente separati dal resto della società. Completamente separati anche dal resto degli immigrati magrebini. Chiusi in se stessi, non vogliono fare altro che dedicarsi al loro credo totale. Un credo che non ha nulla di propositivo, salvo cercare perversamente la «bella morte», e molto di distruttivo e autodistruttivo. Gli ebrei sono il principale bersaglio del loro odio feroce. Non c’è pagina in cui non si invochi il loro sterminio. In una delle intercettazioni, a ridosso dell’anniversario della Shoah, due di loro si chiedono perché Hitler non abbia uccisi tutti gli ebrei e gli omosessuali: «Ha fatto bene a bruciarli. Se lui li aveva distrutti tutti, il mondo sarebbe meglio». A conferma, ancora una volta, della strana identità di vedute tra l’estremismo islamista e i gruppuscoli neonazisti.