Una Scomoda Eredità di Nicholas Wade, best of in PDF e link per l’acquisto online

Al link sottostante potete trovare 5 pagine di citazioni dal libro “Una Scomoda Eredità” di Nicholas Wade che reputo interessanti dal punto di vista scientifica.

Nicholas Wade Una Scomoda Eredità Best Of

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Razza, Cultura e Sviluppo Economico (citazione da “una scomoda eredità” di Nicholas Wade)

Di solito gli economisti tendono a pensare che lo sviluppo economico abbia poco o nulla a che fare con la popolazione. Poichè tutti gli esseri umani sono unità identiche che rispondono allo stesso modo agli incentivi, almeno in teoria, se un paese è povero e un altro è ricco deve essere per le diverse istituzioni o il differente accesso alle risorse e non dipende invece da come sono fatte le persone. Basta offrire capitale sufficiente ed esportare istituzioni che favoriscono gli affari per osservare la rapida crescita di una robusta economia. A sostegno di questa idea viene citato il Piano Marshall, che aiutò le economie europee a riprendersi dopo la seconda guerra mondiale. Sulla base di queste idee, l’Occidente ha speso qualcosa come 2300 miliardi di dollari di aiuti negli ultimi 50 anni senza riuscire a miglorare gli standard di vita in Africa. E’ possibile che la teoria sbagli qualcosa? E’ possibile che le unità umane nelle diverse economie del mondo non siano poi tanto sostituibili, come sostiene la teoria economica?

Il sociologo Nathan Glazer afferma che <<la cultura è una delle categorie descrittive meno raccomandate nel pensiero attuale. Ancor meno raccomandata, ovviamente, è la razza. Oggi preferiamo non riferirci alla razza e non usare questa parola, tuttavia un legame tra razza e cultura, forse soltanto accidentale, sembra effettivamente esistere. Le grandi razze nel complesso sono contrassegnate da differenti culture, questa connessione tra cultura e razza inoltre è una delle ragioni per cui le spiegazioni che chiamano in causa la cultura ci mettono in imbarazzo>>.

Fonte: Una Scomoda Eredità, Nicholas Wade, cap.7: il rimodellamento della natura umana

Nicholas Wade smonta Lewontin ed il suo negazionismo razziale (dal libro: “Una Scomoda Eredità”, in libera vendita)

Fonte:

“Una Scomoda Eredità” di Nicholas Wade, cap 5: le basi genetiche della razza
Alcuni lettori potrebbero rimanere perplessi osservando che il numero delle razze non è fisso, ma dipende dalla modalità con cui vengono esaminate. Ciò tuttavia non dovrebbe stupire, considerato che le razze non sono entità distinte, ma piuttosto raggruppamenti di individui con varianti genetiche simili. Quante colline ci sono nel New Hampshire? La risposta dipende dall’altezza che attribuiamo arbitrariamente alla nostra collina-tipo. Il numero di razze umane dipende dal grado di raggruppamento scelto e tre, cinque o sette sono tutte risposte ragionevoli se si vogliono considerare i maggiori sottoinsiemi rappresentati dalle variazioni del genere umano.

Un’argomentazione più autorevole ed influente, anche in questo caso elaborata per cancellare il termine “razza” dal vocabolario politico e scientifico, è quella proposta per la prima volta dallo studioso di genetica di popolazione Richard Lewontin nel 1972.Lewontin ha confrontato un insieme di diciassette proteine in soggetti appartenenti a razze diverse, calcolando il valore di una variabile nota come “indice di fissazione di Wright”. L’indice è stato studiato per individuare la porzione della variazione che caratterizza una popolazione nel suo complesso, distinguendola dalla parte che invece è dovuta a differenze tra sottopopolazioni. Lewontin ha ottenuto come risultato un valore pari al 6,3%, vale a dire che di tutte le variazioni presenti nei diciassette tipi di proteine esaminate, soltanto il 6,3% poteva essere utilizzato per distinguere una razza dall’altra, mentre un ulteriore 8,3% dipendeva dalla differenza fra i gruppi etnici nell’ambito di una singola razza. Le due fonti di variazione sommate si aggiravano intorno al 15% mentre la porzione restante caratterizzava la popolazione considerata nel suo complesso. “Di tutta la variazione umana, l’85% caratterizza i singoli individui nell’ambito di una nazione o tribù”, spiegava Lewontin giungendo così alla conclusione che “le razze umane e le popolazioni sono notevolmente simili le une alle altre mentre la maggior parte della variazione umana può essere spiegata considerando le differenze tra individui”. Lewontin proseguiva poi “La classificazione elle razze umane non ha alcun valore sociale e invece risulta dannosa per le relazioni sociali e tra esseri umani. Dato che una classificazione delle razze di questo tipo si è rivelata priva di qualsiasi significato genetico o tassonomico, non esiste alcuna giustificazione per continuare a usarla”.

Nonostante il peso che continua ad avere, l’affermazione di Lewontin è sbagliata, anche se si fonda su dati validi. Molti altri studi, infatti, hanno confermato che circa l’85% della variazione umana si trova tra gli individui e il 15% fra le popolazioni. Un simile risultato appare logico se consideriamo che ogni razza ha ereditato il proprio patrimonio genetico dalla stessa popolazione ancestrale vissuta in un passato relativamente recente. L’errore di Lewontin è pensare che tale variazione sia così piccola da essere trascurabile. A ben vedere, si tratta di un valore significativo. Sewall Wright, eminente studioso di genetica di popolazione, ha affermato che un indice di fissazione compreso fra 5% e 15% indica una “differenziazione genetica moderata” e che perfino con un indice pari al 5% o inferiore “la differenziazione non è affatto trascurabile”. Secondo Wright, se fosse stata osservata in qualsiasi altra specie diversa dalla nostra, una differenza tra 10 e 15% sarebbe stata usata per determinare l’esistenza di sottospecie/razze.
Perchè dovremmo considerare più affidabile il giudizio di Wright invece di quello di Lewontin? Sostanzialmente per tre motivi. Primo, Wright è stato uno dei tre fondatori della genetica di popolazione, disciplina in primo piano in questa analisi; in secondo luogo, Wright ha inventato l’indice di fissazione che, infatti, porta il suo nome; infine, diversamente da Lewontin, Wright non ha alcun interesse politico per affermare quanto sostiene. La tesi di Lewontin ha anche altri punti deboli, tra cui un sottile errore di ragionamento statistico che ha preso il nome di “fallacia di Lewontin”. Questo errore consiste nel presupporre che le differenze genetiche tra popolazioni non siano correlate una con l’altra.Infatti, se vengono correlate diventano molto più significative.

Razze umane: genetica e comportamenti sociale (cap. 3 di Una Scomoda Eredità di Nicholas Wade)

<<Vaughn e colleghi hanno esaminato i promotori del MAO-A negli afroamericani; i soggetti studiati erano gli stessi 2524 giovani statunitensi dello studio di Shin menzionato sopra. Dei maschi afroamericani esaminati il 5% aveva due soli promotori del MAO-A, una condizione che Shin aveva scoperto essere associata con più alti livelli di delinquenza. I membri del gruppo con 2 promotori presentavano cioè una probabilità significamente maggiore di essere arrestati o imprigionati rispetto agli afroamericani con 3 o 4 promotori. La stessa comparazione non si è potuta applicare fra maschi bianchi, spiegano i ricercatori, perchè solo lo 0,1% aveva la variante genetica con 2 soli promotori>>

<<Possiamo concludere affermando che le conseguente più rilevanti dello studio del gene MAO-A sono due: la scoperta che aspetti importanti del comportamento sociale umano sono modellati dai geni e il fatto che questi tratti comportamentali hanno buone probabilità di variare da una razza all’altra, talvolta in modo significativo>>

Fonte: Una Scomoda Eredità, Nicholas Wade, Capitolo 3, Le Origini della natura sociale umana.

Il caso dei promotori del MAO-A:i geni possono modellare alcuni aspetti dei comportamenti umani (citazione da “Una Scomoda Eredità” di Nicholas Wade).

<<Vaughn e colleghi hanno esaminato i promotori del MAO-A negli afroamericani; i soggetti studiati erano gli stessi 2524 giovani statunitensi dello studio di Shin menzionato sopra. Dei maschi afroamericani esaminati il 5% aveva due soli promotori del MAO-A, una condizione che Shin aveva scoperto essere associata con più alti livelli di delinquenza. I membri del gruppo con 2 promotori presentavano cioè una probabilità significamente maggiore di essere arrestati o imprigionati rispetto agli afroamericani con 3 o 4 promotori. La stessa comparazione non si è potuta applicare fra maschi bianchi, spiegano i ricercatori, perchè solo lo 0,1% aveva la variante genetica con 2 soli promotori>>

<<Possiamo concludere affermando che le conseguente più rilevanti dello studio del gene MAO-A sono due: la scoperta che aspetti importanti del comportamento sociale umano sono modellati dai geni e il fatto che questi tratti comportamentali hanno buone probabilità di variare da una razza all’altra, talvolta in modo significativo>>

Fonte: Una Scomoda Eredità, Nicholas Wade, Capitolo 3, Le Origini della natura sociale umana.

Le razze umane, Samuel Morton e Stephen J. Gould: un esempio di distorsioni ideologizzate

Si aggiunse in seguito l’idea controversa per cui le popolazioni umane non rappresenterebbero soltanto razze differenti, ma specie distinte. Uno dei principali sostenitori di questo concetto fu il medico Samuel Morton di Philadelphia.
Morton si sbagliò non tanto a causa del pregiudizio quanto della sua fede religiosa. Per Morton le persone bianche e nere esistevano già nel 3000 a.C., come si poteva dedurre dall’arte egizia. Tuttavia, il mondo era stato creato nel 4004 a.C., secondo la cronologia che l’arcivescovo Ussher aveva estrapolato dallo studio del Vecchio Testamento e di altre fonti. Secondo Morton l’intervallo di tempo non era sufficiente per far emergere razze diverse, di conseguenza queste dovevano essere frutto di creazioni distinte. L’idea avrebbe potuto essere ragionevole se solo la cronologia di Ussher fosse stata anche solo lontanamente corretta. Morton accumulò cos una vasta raccolta di crani provenienti da tutto il mondo, per misurare il volume del cervello e analizzare altri dettagli che, a suo parere, permettevano di distinguere le quattro principali razze umane.

Stephen J. Gould, paleontologo, biologo, storico di Harvard e saggista di successo, accusava Morton di aver volutamente sbagliato la misurazione del cranio degli africani e dei caucasici per sostenere che dimensione del cervello e intelligenza fossero correlate. Lo stesso Gould, però, non ha misurato i crani di Morton, limitandosi a rielaborare le sue analisi statistiche e stimando che tutte e quattro le razze hanno crani di volume più o meno simile. Le accuse di Gould sono state pubblicate su “Science” e nel suo “Intelligenza e pregiudizio”, un lavoro ampiamente citato, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1981.
Un recente colpo di scena ha ribaltato la vicenda, rivelando che la forzatura non fu di Morton, bensì di Gould.

Un gruppo di studiosi di antropologia fisica, guidato da Jason E. Lewis della Stanford University, ha compiuto nuove misurazioni su tutti i crani della collezione di Morton, scoprendo che le sue misurazioni erano corrette. Secondo gli antropologi è l’analisi statistica di Gould ad essere sbagliata, in quanto voleva sostenere a priori che non esiste alcuna differenza nella capacità cranica fra i gruppi esaminati da Morton. “Ironicamente, la stessa analisi dei crani di Morton da parte di Gould è l’esempio più evidente di come i pregiudizi possano influenzare i risultati”, ha scritto il gruppo di ricercatori.

Fonte: Nicholas Wade, Una Scomoda Eredità, Cap. 2, “Le Perversioni della Scienza”