GLI ANTROPOLOGI FORENSI E IL CONCETTO DI RAZZA: SE LE RAZZE NON ESISTONO, PERCHÉ GLI ANTROPOLOGI FORENSI SONO COSÌ BRAVI A RICONOSCERLE? (Norman J. Sauer, traduzione completa)

In allegato al link sottostante la traduzione completa, gratuita ed in PDF (10 paginette), dell’articolo indicato nel titolo.
Ritengo questo articolo del 1992 ancora scientificamente interessante in quanto tratta una questione spinosa.

Buona lettura

Sauer-1992-Razze e antropologia forense

Gli antropologi forensi e il concetto di razza: se le razze non esistono, perché gli antropologi forensi sono così bravi a riconoscerle? Norman J. Sauer (parte 3, L’antropologia forense e l’uso della razza)

L’ANTROPOLOGIA FORENSE E L’USO DELLA RAZZA

L’antropologia forense, l’applicazione delle tecniche di analisi dello scheletro umano ai problemi di applicazione della legge, è un giovane ma crescente settore di ricerca e di antropologia applicata.

La sezione di antropologia fisica della American Academy of Forensic Sciences attualmente elenca circa 50 membri attivi negli Stati Uniti e in Canada, Europa e Asia. Ogni anno centinaia di casi si verificano solo negli Stati Uniti, dove gli antropologi sono chiamati a fornire consulenza alle agenzie di polizia, ai medici legali e agli avvocati, e molti di noi testimoniano nei tribunali regolarmente. I casi riguardanti l’antropologia forense spesso ricevono una grande attenzione da parte dei media, rendendola una delle sotto-discipline più conosciute. Agli antropologi forensi vengono regolarmente affidati materiali che vanno dal frammento di ossa, le specie le quali un esaminatore medico o un medico legale non sono riusciti ad identificare, agli scheletri umani per intero, in vari stati di decomposizione.

Se il materiale umano è considerato recente (cioè morto negli ultimi 10-20 anni), l’obiettivo è di solito l’identificazione della persona. L’identificazione è un processo composto di due fasi. La prima fase prevede la costruzione di un profilo biologico e la seconda un tentativo di riscontro positivo. Quest’ultima idealmente comporta il confronto di alcuni dati di individualizzazione provenienti da una persona scomparsa con i resti recuperati, come ad esempio resti scheletrici, impronte dentali o raggi-X. Lo scopo della prima fase è quella di generare un elenco di persone scomparse che generalmente corrispondono alla descrizione del campione sconosciuto. Questa fase è necessaria al fine di creare un campione gestibile restringendo il campo delle possibili vittime i cui registri possono essere ricercati grazie a dati identificativi appropriati.

La costruzione di un profilo biologico comporta abitualmente l’utilizzo di tecniche antropologiche tradizionali e di dati. Le categorie tipicamente interessate sono l’età , il sesso , la statura e la razza . Un tipico rapporto al medico legale potrebbe includere, tra le altre informazioni, le seguenti:

Sesso : Femmina

Età : 18-23 anni

Altezza: 5’2 ” -5’6 ”

Razza : Bianca ( Caucasica )

La valutazione di queste categorie si basa su una copiosa quantità di ricerca sul rapporto tra le caratteristiche biologiche dei viventi e i loro scheletri.

La Collezione Hamman-Todd, ospitata presso il Museo di Cleveland, e la Collezione Terry, ora alla Smithsonian Institution, hanno fornito la maggior parte dei dati. In entrambi i casi si tratta di campioni di cadavere che sono stati raccolti nel primo trimestre del 19° secolo, unici in quanto i dati disponibili per la maggior parte dei campioni includono l’età, il sesso, l’altezza e il peso, la razza e la causa della morte. Tali dati hanno consentito a Trotter e Gleser, per esempio, di derivare le formule per la stima della statura a partire dalle ossa lunghe, e a numerosi autori di sviluppare e testare metodi di valutazione dell’età e del sesso. Molti degli studi che hanno posto le basi per l’identificazione razziale a partire dai resti scheletrici negli Stati Uniti si sono basati sia sulla Collezione Hamman-Todd che su quella di Terry. Nel 1962, Giles e Elliot hanno pubblicato un nuovo metodo per la determinazione della razza. Hanno fatto uso della collezione Terry per ottenere crani di ‘neri’ e ‘bianchi’ e dell’indiano Knoll, in Kentucky, come campione per gli indiani d’America. La loro tecnica consiste nel manipolare otto misurazioni del cranio con una formula a funzione discriminante che produce un singolo valore quantitativo.

Il processo richiede due test dicotomici, uno per distinguere tra bianchi e neri e un altro per gli indiani d’America e i bianchi. In entrambi i test, la razza è indicata dal punteggio di un campione che può rientrare al di sopra o al di sotto di un indicatore di riferimento predefinito. Recentemente Jantz e Moore-Jansen hanno pubblicato una serie di misure perfezionate e funzioni basate a partire dal Data Base della University of Tennessee Forensic Anthropology.

Howells contribuì con un test a più variabili alternative più preciso di quello di Giles e Elliot e Jantz e Moore-Jansen, ma molto più difficile da applicare. Esso richiede una ventina di misure di lunghezza e sei angoli e quattro tipi speciali di compasso. A seguito di Giles e Elliot e Howells, Gill, ha recentemente proposto diverse misure mediofacciali che distinguono tra ‘bianchi’ e ‘indiani d’America’. Un certo numero di altri autori, hanno fornito dati e formule per la determinazione razziale dallo scheletro postcraniale. Simili ai metodi che si applicano al cranio, tutti questi implicano l’inserimento di una serie di misure in un algoritmo e basano i risultati della identificazione razziale su un valore relativo derivato da un certo punto di sezionamento determinato in precedenza. Testi di antropologia forense descrivono anche metodi non metrici e antroposcopici di determinazione della razza. Secondo Krogman e Iscan, ad esempio, il negroide più tipico ha rilievi sovraorbitari ondulati, margini orbitali superiori evidenti, una regione glabellare arrotondata, una giunzione frontonasale piana, e un’ampia distanza interorbitale . . . I crani dei “bianchi” hanno arcate sopracciliari piatte e leggermente sporgenti, margini orbitali superiori smussati, una regione glabellare depressa, una ‘sporgenza’ della giunzione frontonasale e una stretta distanza interorbitale. Anche osservazioni dentali hanno ricevuto l’attenzione, in particolare la somiglianza degli incisivi a forma di pala tra asiatici e nativi americani del Nord. Che livello di precisione hanno le stime che derivano da questi metodi? Secondo il testo recente di Krogman e Iscan, la razza dovrebbe essere determinabile a partire dalla morfologia del cranio nell’85 a 90% dei casi.

Nel 1979, Snow et al., hanno riferito che le razze dell’83% di un campione di crani bianchi e neri conosciuti sono stati valutati con precisione con la tecnica Giles e Elliot, ma che il metodo ha funzionato male (corretti 1 su 7) per i resti degli indiani d’America. Che la razza sia determinabile dal cranio e dal postcranium viene dato per scontato tra gli antropologi forensi. Se tale determinazione non è possibile, il problema è di solito attribuito alla natura incompleta dei resti o dall’origine mista di quest’ultimi.

Gli antropologi forensi e il concetto di razza: se le razze non esistono, perché gli antropologi forensi sono così bravi a riconoscerle? Norman J. Sauer (La non esistenza delle razze, parte 2)

La teoria della non esistenza delle razze (negazionismo razziale).

Negli anni 60 C. Loting Brace e Frank Livingstone sostennero ed argomentarono la non esistenza delle razze umane. Estendendo un dibattito sulla zoologia che iniziò una decade prima, affermarono che la discordanza di tratti rendeva impossibile definire le razze sulla base di più di una o due caratteristiche. Dal momento che nessun biologo umano sarebbe stato d’accordo con questo criterio limitante per definire una razza, il concetto di razza fu considerato insostenibile per popolazioni umane. Brace e Livingstone riproposero le loro posizioni ne “Il Conceto della Razza” di Montagu, un volume che conteneva anche contributi di, fra gli altri, Montagu, Hiemaux, Hogben, Erlich e Washburn. Dopo aver applicato una cluster analysis sulle caratteristiche di una serie di popolazioni Africane, Hiernaux giunse ad una conclusione che ribadiva le visioni degli altri autori del volume.

<<Da qualunque punto di vista uno approcci la questione dell’applicabilità del concetto di razza al genere umano, le modalità della variabilità umana sembrano così lontane da quelle richieste per una classificazione coerente che il concetto può essere considerato di uso molto limitato

Smembrare il genere umano in razze con un’approssimazione accettabile richiede una tale distorsione dei fatti tale da non avere alcuna utilità.>>

La posizione negazionista razziale non fu condivisa subito dalla comunità antropologica. Infatti l’opera di Brace e Livingstone ed il volume di Montagu furono solamente una parte di alcune discussioni molto in voga in ambito antropologico durante gli anni ’60. In un volume di vari articoli dell’AAAS (Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza) del 1966 si trova una discussione sulla scienza e sul concetto di razza; il celebre genetista Dobzhansky affermò una visione differente con questa celebre citazione: <<Se le razze non esistessero le avrebbero dovute inventare. Dal momento che esistono, esse non hanno bisogno di essere inventate, ma di essere capite.>>

E’ difficile valutare gli effetti che questi scambi di opinione incentrati prevalentemente su posizioni negazioniste razziali hanno avuto sull’antropologia fisica dei nostri giorni. Furono insignificanti? In una recente rassegna della storia del concetto di razza nell’antropologia fisica Americana, Brace stesso scrisse

<<L’assunto che la variabilità odierna all’interno del genere umano può essere capita in termini di variazione “razziale”, nonostante alcuni punti critici, continua ad essere valida senza alcun cambiamento sostanziale dai tempi in cui Hrdlicka e Hooten stavano sondando il terreno indirizzando la loro ricerca in tal senso>>

Il fatto che le argomentazioni negazioniste razziali ebbero un impatto significativo è in ogni caso rivelato dai recenti lavori di Littlefield, Liebermann e Reynolds, che dimostrano che la visione negazionista razziale è attualmente la più diffusa fra gli antropologi fisici. La loro ricerca valuta la posizione rispetto all’esistenza delle razze di 58 libri di antropologia fisica (inclusi libri sull’evoluzione umana) scritti fra il 1944 e il 1979. In 42 libri che trattano la questione, 17 affermano la posizione negazionista razziale. Tuttavia, cosa ancora più importante, affermano:

<<Nonostante la visione negazionista razziale fosse espressa assai raramente nei libri di antropologia fisica prima del 1970, essa diventò la più diffusa fra il 1975 e il 1979, con solo un quarto dei libri di testo che continuavano a supportare la validità del concetto di razza>>

In un articolo portato nel 1987 al Meeting dell’American Anthropological Association a Chicago, Lieberman e i suoi colleghi affermarono che solo il 50% dei 147 antropologi fisici intervistati negli USA concordavano con l’affermazione “vi sono razze biologiche all’interno della specie Homo Sapiens”. Essi hanno anche fatto notare che fra gli antropologi culturali, solo il 29% concordava con la posizione a favore dell’esistenza delle razze. Il dibattito che seguì gli articoli degli anni 60 di Brace e Livingston e il libro di Montague, fermo restando il lamento di Brace del 1982, questi studi di Lieberman, Littlefield e collaboratori, unito alle mie letture di articoli più attuali, fanno capire che la maggior parte degli antropologi hanno messo da parte la nozione di razza per le popolazioni umane. Sicuramente solo pochissimi degli antropologici dei nostri giorni supportano apertamente la visione tradizionale, che considera la popolazione umana divisibile in 4 o 5 razze principali.

Link alla parte 1 della traduzione

Gli antropologi forensi e il concetto di razza: se le razze non esistono, perché gli antropologi forensi sono così bravi a riconoscerle? Norman J. Sauer (parte 1)

Dipartimento di Antropologia, Università del Michigan, East Lansing, MI 48824, USA

Molti antropologi hanno abbandonato il concetto di razza come strumento di ricerca e come valida rappresentazione della diversità biologica umana. Tuttavia, il riconoscimento della razza continua ad essere uno dei principali strumenti di ricerca dell’antropologia forense. In questo scritto si comprende che la corretta assegnazione razziale ad uno scheletro non è una rivendicazione del concetto di razza, ma piuttosto una previsione che un individuo, quando era vivo, veniva assegnato ad una particolare categoria “razziale” costruita socialmente. Un campione può mostrare caratteristiche che lo colleghino ad un’ascendenza Africana. In questa nazione quella persona probabilmente è stata considerata nera a prescindere dal fatto che questa razza esista o no in natura.

Alcuni anni fa, fui contattato dalla polizia del Michigan per aiutarli ad identificare alcuni resti umani decomposti. Essi erano stati scoperti in un’area boschiva da dei cacciatori; era stata chiamata la polizia ed erano stati trasportati all’obitorio dell’ospedale locale. Dopo una valutazione antropologica dei resti conclusi che essi appartenevano ad una donna nera, di età compresa fra i 18 e i 23 e alta fra i 158 e i 170 cm . La condizione dei resti suggeriva che la morte era avvenuta fra le 6 settimane e 6 mesi prima della scoperta. Questa informazione fu data alla Divisione Investigativa della Polizia di Stato, che la incrociò con la lista delle persone scomparse. In poche settimane i resti vennero identificati correttamente come quelli di una donna nera, alta 161 cm e che aveva 19 anni quando era scomparsa 3 mesi prima.

Per molti antropologi ora esiste un dilemma. Anche se molti hanno rigettato la definizione occidentale di razza, ovvero un gruppo biologico legato ed identificabile, ed hanno rinunciato al suo uso in quanto dannoso, il concetto di razza comunemente inteso continua ad essere uno dei principali strumenti della ricerca antropologica forense e delle sue applicazioni. Il fatto che gli antropologi forensi sono in grado di assegnare correttamente la razza ad un individuo partendo dai loro resti scheletrici può validare il  concetto?

(to be continued)

Jared Taylor – La realtà della razza

Salve, il mio nome è Jared Taylor, sono l’editore di American Renaissance e quest’oggi mi piacerebbe parlarti della realtà della razza.
E’ diventato piuttosto di moda affermare che la razza è niente più che un costrutto sociale, senza alcun fondamento biologico. Craig Venter, che divenne famoso per aver sequenziato il genoma umano, sostiene che “Il concetto di razza non ha fondamenti genetici o scientifici”. Proprio ora, nell’autunno 2011, presso il Museo di Storia Naturale di Washington, c’è una mostra chiamata “Razza: Siamo così differenti”?Pretende di discutere del concetto stesso di razza”. Ora, il buonsenso ci dice che questo è semplicemente ridicolo. Nessuno confonderebbe mai uno Scandinavo con un Aborigeno Australiano, ed è impossibile per due Scandinavi dare alla luce un Aborigeno. A quanto pare, la scienza concorda. La scienza ci dice che anche questo è ridicolo. La scienza ci dice che la razza è un’importante categoria biologica. Prima però, prendiamo in considerazione qualche argomento usato dalle persone che sostengono che la razza abbia poche o nessuna base scientifica. Uno di questi è sottolineare che c’è maggiore variazione genetica all’interno delle razze che tra le razze. Il genetista di Harvard Richard Lewontin rilevò nel 1972 che l’85% della variazione genetica umana si trova all’interno di una determinata razza, e le differenze razziali rappresentano solo il 15% della variazione genetica. Dunque la conclusione del professor Lewontin è che il concetto stesso di razza è distruttivo e dovrebbe essere abolito. Ora, le cifre 85% e 15% sono vere, ma quel 15% è molto importante tra le razze. Considera le differenze fra i sessi. Ci sono 46 cromosomi che costituiscono il genoma umano. Fra di essi vi è il cromosoma Y. Gli uomini ce l’hanno, le donne no. Per il resto uomini e donne sono geneticamente identici. Questa è una differenza genetica molto piccola. Ma nota le differenze fisiche fra i due sessi. Alcune sono totali. Le donne hanno organi che non hanno gli uomini, e viceversa. E le altre differenze sono come quelle che Lewontin ha rilevato fra le razze. L’altezza, per esempio, che è controllata quasi interamente dai geni, e sappiamo che gli uomini sono mediamente più alti delle donne. Tuttavia, la gamma di altezze degli uomini, dall’individuo più alto a quello più basso, è molto maggiore rispetto all’altezza media degli uomini e delle donne. Quindi ci sono maggiori variazioni all’interno dei sessi rispetto a quelle fra i sessi, ma questo non rende insignificanti le differenze nell’altezza media. Chiunque sostenga che la razza sia un’illusione, logicamente dovrebbe sostenere che anche le razze canine lo siano. Il 27% della totale variabilità genetica nei cani è tra le razze. Ok, questo è più del 15%, che è la variabilità tra le razze umane, ma è ancora corretto dire che c’è più variabilità genetica all’interno delle razze canine che fra le razze canine. Ancora, questo non vuol dire che le razze siano un’illusione. Infatti da questo 27% derivano molte differenze. I cani possono essere molto differenti nell’aspetto, nel carattere, nella durata della vita e nella predisposizione alle malattie.
Le differenze nelle razze canine sono reali, puoi considerarle come versioni estreme delle differenze razziali umane. Ciò di cui stiamo parlando è il 27% di variabilità genetica invece del 15%.

Un’altro argomento delle persone che pensano che la razza sia una sorta di illusione sociologica è che le razze si amalgamano gradualmente lungo i loro confini. Sostengono, in qualche modo, che questo dimostra che le razze non esistono. Ma è come affermare che il colore blu e il colore verde non esistono perchè se si guarda il loro spettro cromatico si fondono progressivamente l’uno nell’altro. Sì, si fondono, ma il blu e il verde sono colori differenti e distinti. Come si evince, le razze a volte si fondono gradualmente l’una all’altra all’interno di un continente, ma tra continenti ci sono chiare fratture razziali. In ogni caso l’esistenza di persone di razza mista lungo i confini delle popolazioni non nega la realtà della razza.
La conferma. Le persone di razza mista esistono solo perchè esiste la razza. Inoltre, se la razza non è una realtà biologica, come puoi determinare la razza di qualcuno da un piccolo frammento di DNA o dalla forma del cranio? Uno studio del 2005 guidato dal Dottor Neil Risch fu pubblicato nell’American Journal of Human Genetic. Risch osservò che il DNA di 3,636 persone che si identificavano come bianchi, neri, asiatici o ispanici. Lo studio, che ancora una volta ha esaminato una piccola parte del genoma umano, ha identificato la razza dei soggetti con una precisione del 99,9%. Effettivamente, si trattava di una precisione del 100%, perchè quando il DNA mostrava risultati diversi dall’auto-classificazione razziale del soggetto, per esempio, pensava di essere Nero, ma in realtà risultava essere più Ispanico che Nero, il motivo era che queste persone avevano antenati che ignoravano. Il DNA non mente.
A proposito, questo studio potrebbe indicare un Giapponese o un Cinese con il 99% di precisione. Solo campionando un po’ del genoma di ciascuna persona. Sapresti distinguere un Cinese o un Giapponese solo guardandoli?

La forma del tuo cranio definisce la tua razza. Il Dottor Stephen Ousley e i suoi colleghi possono indicarvi un teschio di un Nero e un teschio di un Bianco l’80% delle volte, usando solo 2 variabili. Usandone 19 possono indicarvelo il 99% delle volte. L’antropologo forense Norman Sauer era così stufo delle persone che negavano la realtà della razza, che scrisse un articolo intitolato “Se le Razze non Esistono, perchè gli Antropologi Forensi sono così bravi nell’identificarle?” Bella domanda!. Le differenze razziali vanno ben oltre il colore della pelle e la struttura ossea. Le razze differiscono nel livello di ormoni, nel tempo di gestazione, nella velocità di sviluppo, nella dimensione del cervello, degli occhi, dei genitali, differiscono nel tipo di capelli, nella densità ossea, nella distribuzione di grasso, nell’età di insorgenza della pubertà, differiscono nella durata della vita, nella frequenza gemellare, nel tasso di miopia, nella frequenza delle malattie e potrei ancora andare avanti. E questi sono dati biologici, non costrutti sociologici. Come ha sottolineato Ernst Mayr di Harvard nel 2002, “Coloro che sottoscrivono il parere che non vi siano razze umane sono ovviamente ignoranti sulla moderna biologia”.
I medici devono sapere che la razza è reale. La FDA ha approvato un farmaco sullo scompenso cardiaco chiamato BiDil, ma solo per i Neri, e questo perchè i Neri non traggono benefici dai convenzionali farmaci per lo scompenso cardiaco. L’anemia falciforme è una condizione trovata quasi esclusivamente nei neri.
Circa uno su quattro in Africa Occidentale è portatore del gene che la causa, ma quasi nessun bianco ce l’ha. Secondo il Dottor Steve Jones dell’University College London, qualsiasi Bianco portatore di questo gene ha probabilmente antenati Africani di cui il nonno non gli ha mai parlato. L’8-10% dei Nord-Europei hanno una malattia genetica chiamata Emocromatosi. E’ quasi inesistente in qualsiasi altro gruppo razziale. Ci sono forti differenze razziali nei tassi delle persone che soffrono di allergie alimentari, cancro alla prostata, cancro al seno, diabete e in ciascuno di questi casi, le differenze sono causate almeno in parte da differenze genetiche. E’ a causa di queste differenze mediche che ci sono esami diagnostici che variano in base alla razza. Così, in alcuni casi, si può parlare di totale negligenza quando un medico fa finta che le razze siano un’illusione. Adesso dovrebbe essere chiaro che la tua comprensione istintiva della razza è corretta: la Razza è reale. Ci sono voluti centinaia di migliaia di anni di separazione affinchè i vari gruppi si differenziassero dagli altri, come, ad esempio, i Boscimani Africani e gli Ucraini. L’idea che la razza sia un illusione o un “costrutto sociologico” è apertamente assurda. Perchè ingannare sè stessi credendo ciò?

Fonte in lingua originale: qui

Le ultime frasi del video non sono qui riportate in italiano perchè ritenute non di fondamentale importanza nel suo discorso e perchè l’ambigua legislazione italiana potrebbe non consentirle.