Gli ultimi giorni del mondo bianco – Anthony Browne, 03/09/2000 – The Guardian

Gli ultimi giorni del mondo bianco

“Siamo vicini ad uno spartiacque globale, un’epoca in cui i bianchi non saranno più la maggioranza nel mondo sviluppato, UK inclusa”, afferma Anthony Browne.

Autore: Anthony Browne, 03/09/2000

 

E’ stata una notizia ed una non notizia; la più significativa pietra miliare in uno dei cambiamenti più profondi che ha coinvolto gli USA nel secolo scorso, ed al tempo stesso un non evento. La settimana scorsa l’ufficio del censimento ha pubblicato delle statistiche che dimostrano che i bianchi non-ispanici sono il 49,8% della popolazione della California.

I Bianchi Anglosassoni sono già una minoranza alle Hawaii e nel District of Columbia. Ora essi sono una minoranza etnica nello stato più popolato della nazione, quello che è di solito maggiormente identificato con il Sogno Americano.

“E’ la mia speranza: che noi tutti possiamo vedere la diversità del nostro stato come un motivo per festeggiare e non per preoccuparsi”, ha affermato il governatore in carica della California, Cruz Bustamente, un Latino. Robert Newby, un commerciante bianco che vive a Losangeles da 40 anni, conferma il suo ottimismo: “Questo conferma quello che molti di noi hanno pensato per anni. Sono molto felice per il fatto che qui vi siano più immigrati; complessivamente, lavorano duramente e noi abbiamo più denaro da spendere”.

Nel recente 1970, 8 Californiani su 10 erano bianchi. Spinti da tassi di immigrazione record dall’inizio dell’ultimo secolo e tassi di natalità più alti, le popolazioni Asiatiche e Latinos della California sono aumentate di quasi un terzo dal 1990. Allo stesso tempo, con immigrazione limitata e bassi tassi di natalità, la popolazione di bianchi non ispanici è diminuita del 3%. Entro il 2040, ci si aspetta che gli ispanici diventino la maggioranza dello stato.

Si pensa che il resto dell’America vada nella direzione in cui va la California. Ad oggi il 72% della popolazione USA è composta da bianchi non ispanici; L’ufficio del censimento degli USA prevede che essi diventeranno una minoranza fra il 2055 e il 2060.

Non a tutti piace il nuovo volto dell’America. Gli estremisti di destra bianchi prevedono la disgregazione degli USA. Thomas W. Chittum, un veterano della Guerra del Vietnam che vive in New Jersey, afferma nel suo libro “Civil War Two” che gli USA, come la Jugoslavia, si disgregherà in nuove nazioni su base etnica. “L’America è nata nel sangue, l’America è cresciuta nel sangue, l’America si è nutrita con il sangue ed è diventata un gigante, e l’America affogherà nel sangue”, afferma Chittum.

I separatisti hanno creato gruppi come gli Americani per l’Autodeterminazione. Uno dei fondatori, Jeff Anderson, afferma: “Noi suggeriamo che gli USA vengano divisi in stati per neri, bianchi, ispanici e così via, inclusi anche stati multirazziali per chi voglia continuare questo esperimento. Ora è tempo di iniziare una qualche sorta di dialogo multirazziale riguardo il separatismo, prima che scoppi una tempesta di violenti conflitti razziali”.

 

Le sabbie mobili degli USA riflettono cambiamenti più profondi e molto controversi in altre parti del mondo. È un’area che pochi demografi osano trattare per paura di essere accusati di razzismo. “Non puoi cirtarmi – una parola fuori posto ed io finisco dalle stelle alle stalle” afferma un accademico. “Qualunque cosa tu dica, sei considerato razzista”.

Lo scorso millennio è stato più di ogni altra cosa l’epoca dei Bianchi. Solo 500 anni fa, pochi si erano avventurato fuori dalle proprie patrie Europee. Poi, con alcune azioni di genocidio a liberare la strada, si stabilirono in Nord America, Sud America, Australia, Nuova Zelanda e, in misura minore, Africa del sud.

Tuttavia ora, in giro per il mondo, i bianchi sono in declino per quanto riguarda le proporzioni fra popolazioni. Le Nazioni Unite raccolgono e producono una vasta gamma di statistiche sulla popolazione, ma non producono niente per quanto riguarda la razza o l’origine etnica. Invece alcune nazioni raccolgono le proprie statistiche sull’etnicità. In Europa, solo l’UK e l’Olanda lo fanno.

Comunque, gli Stati Generali dell’ONU sulla popolazione mondiale del 1999 avevano previsto che il 98% della crescita della popolazione mondiale entro il 2025 avverrà nelle regioni meno sviluppate, soprattutto in Africa e Asia. Il motivo più significativo per questo trend è il fatto che le nazioni ricche abbiano tassi di natalità inferiori: in 61 nazioni, specialmente quelle ricche, i popoli non sono più in grado di avere abbastanza figli per rimpiazzarli.

Nel suo Profilo delle Popolazioni del Mondo del 1988, l’ufficio statistico degli USA aveva previsto che entro la seconda decade di questo secolo la crescita netta della popolazione mondiale sarà interamente nelle nazioni in via di sviluppo. “Il futuro della crescita della popolazione umana è stato determinato e sta avvenendo a causa delle nazioni più povere”.

Il centro di gravità globale sta cambiando. Nel 1900 l’Europa aveva un quarto della popolazione mondiale, e tre volte quella dell’Africa; si prevede che entro il 2050 l’Europa avrà solo il 7% della popolazione mondiale, e un terzo di quella dell’Africa. L’invecchiamento ed il declino delle popolazioni di nazioni soprattutto bianche ha previsto previsioni per una maggiore immigrazione da parte di popolazioni più giovani ed in crescita numerica provenienti dalle nazioni in via di sviluppo per compensare il deficit.

L’anno scorso l’immigrazione netta in UK ha raggiunto le 185.000 unità, un record nella storia. Il Ministro dell’Immigrazione, Barbara Roche, ha annunciato di recente dei piani per attrarre immigrati per compensare specifiche carenze di competenze, come quella nell’industria dei computer.

Il mese scorso Edmund Stoiber, presidente della Bavaria, nella Germania meridionale, afferma che i Tedeschi debbano fare più figli o, in alternativa, accogliere più immigrati. “Stiamo facendo troppi pochi figli, in grado preoccupante; il loro significato è riconosciuto in modo scarso”, afferma. Le sue affermazioni riecheggiavano quelle di un suo sodale Cristiano Democratico che quest’anno, in precedenza, era in testa ad una manifestazione intitolata “Bambini, non Indiani”.

In UK il numero di cittadini delle minoranze etniche è cresciuto da alcune decine di migliaia negli anni ’50 a più di 3 milioni, circa il 6% della popolazione totale. Mentre il numero di bianchi è virtualmente statico, i tassi di fertilità più elevati e l’immigrazione netta fa crescere il numero delle minoranze etniche dal 2 al 3% all’anno.

Un demografo, che non vuole essere citato per paura di essere apostrofato come razzista, afferma: “E’ una questione di pura aritmetica che, se non succede nient’altro, i non-Europei diventeranno una maggioranza ed i bianchi una minoranza nell’UK. Questa sarebbe probabilmente la prima volta in cui una popolazione autoctona diventi volontariamente una minoranza nella sua patria storica.

Lee Jasper, consulente per le relazioni razziali del Sindaco di Londra, Ken Livingston, prevedeva un futuro simile. Egli dice a The Observer: “Dove va l’America, l’Europa segue 30 anni dopo. C’è la possibilità che i bianchi diventino una minoranza in alcune nazioni Europee.

In UK, ed è quasi certo che accada a Londra, ed in un futuro relativamente vicino. “Al momento le minoranze etniche sono circa il 40% a Londra. Le statistiche demografiche ci mostrano che i bianchi a Londra diventeranno una minoranza nel 2010”, afferma Jasper. “Potremmo avere un UK a maggioranza nera entro la metà del secolo”.

Il leader del British National Party Nick Griffin afferma: “Penso non ci sia alcun dubbio che entro questo secolo i bianchi diventeranno una minoranza in ogni nazione del mondo”. Per Griffin, comunque, questa è una maggiore causa d’allarme. “Ogni popolo sotto lo stesso sole ha il diritto al suo posto al sole, ed il diritto di vivere. Se fosse previsto che gli Indiani diventino una minoranza in India nel 2100, chiunque lo chiamerebbe genocidio”.

Yasmin Alibhai-Brown del Centro di Politica Estera, che arrivò a Londra dall’Uganda nel 1972, afferma che questi timori sono sostanzialmente razzisti: “Solo i bianchi si preoccupano di questo. Accade perché per così tanto tempo il mondo è stato di loro proprietà. Parlare di ciò nutre un particolare tipo di razzismo che afferma che i neri facciano figli come conigli. Vi è un’assunzione di fondo che afferma che sia la cosa giusta essere bianchi.”

Ha poi aggiunto: “C’è un panico bianco ogni volta che una parte del loro mondo sembri passare a qualcun altro. Ma è folle avere paura di questo. Cosa succederebbe se diventassimo una maggioranza? Che differenza farebbe?”

Per Alibhai-Brown, il declino dei bianchi è una questione di ristabilimento dell’equilibrio dopo che essi colonizzarono la maggior parte del mondo. “L’impero colpisce ancora, davvero. Vi era questa ipotesi straordinaria che i bianchi potessero andare ovunque a distruggere i popoli senza avere alcuna conseguenza. Mi stupisce”, afferma.

Ma i trend attuali hanno scarse probabilità di rimediare alle ingiustizie della storia. I Nativi Americani avevano le terre per loro ma ora sono meno dell’1% della popolazione degli USA, con una scarsa probabilità di tornare ad essere la maggioranza. La crescita maggiore è fra i Latinos (di derivazione etnica in gran parte Spagnola) e gli Asiatici, provenienti in gran parte da Cina e Filippine.

Jaspers afferma che le preoccupazioni del British National Party sono basate su idee obsolete. “Il mix razziale delle nazioni cambia continuamente. Non c’è modo che l’etnicità o il sangue possa essere legato ad uno specifico luogo geografico in un mondo globale. Non puoi più cercare gli stati etnici, affermando che la Germania è Anglosassone e così via”.

Jasper crede che il processo rafforzerà l’UK. “La diversità rafforza una nazione, la rende più stimolante. Abbiamo centinaia di linguaggi parlati, quando vai fuori a mangiare non mangi mai Inglese, mangi Thai, Francese o Indiano. Questo rende Londra un posto molto bello in cui vivere e lavorare.

E non sembra nemmeno probabile che i bianchi verranno marginalizzati in termini di influenza, anche se il loro numero è in declino. David Owen, del Centro di Ricerca in Relazioni Etniche all’Università di Warwick, afferma. “La popolazione non è mai stata fra le cause principali dell’influenza; esse sono il reddito e la ricchezza. I bianchi hanno ancora nelle loro mani la maggior parte delle leve del potere economico e militare.

Comunque, Griffin avverte che, come in Germania e negli USA, la crescita delle minoranze etniche porterà ad una reazione negativa. Ha affermato che “bisogna mettere la razza in cima all’agenda politica”.

Ma questo sembra improbabile. L’UK ha molti meno casi di razzismo ed estremismo di destra certificati rispetto ad altre nazioni Europee. Alibhai-Brown insisteva sul fatto che la crescita numerica delle minoranze etniche aiuterebbe anche a ridurre il razzismo esistente: “I partiti di destra sono in crescita a Somerset, non a Brixton. L’idea che più neri implichi più razzismo non è nata dalla ricerca empirica. Più aumentiamo di numero noi neri, più il razzismo si riduce”.

Tornando in California, in una terra costruita da immigrati, Bustamente vede in modo positivo la fine della maggioranza bianca: “Se non ci sono maggioranze, allora non ci sono minoranze”. In Europa, dove vi è una popolazione bianca autoctona da 40.000 anni, l’ascesa d una maggioranza non bianca potrebbe non essere vista in modo così benevolo.

https://www.theguardian.com/uk/2000/sep/03/race.world

Annunci

Il New Hampshire, al 94% abitata da Bianchi, si chiede: Come trasformare etnicamente un intero Stato?

MANCHESTER, NEW HAMPSHIRE. Catalina Celentano faceva delle sessioni formative per lavoratori ospedialieri a Lynn, in Massachusetts, per farli familiarizzare con le culture dei pazienti della Cambogia, Russia e Repubblica Dominicana. Quando arrivò in New Hampshire, improvvisamente si è sentita in un vuoto etnico.

“Sono passata dal parlare Spagnolo ogni giorno a non parlare più Spagnolo perché non c’era nessuno con cui comunicare in quella lingua”, ha detto Mrs. Celentano, nata in Colombia da madre Colombiana e padre Ungherese. “L’unica persona con cui parlavo in Spagnolo era una donna delle pulizie, ed è tornata in Colombia”.

Il New Hampshire, come le vicine Vermont e Maine, è quasi completamente bianca. Questo ha rappresentato una serie di problemi per i nuovi arrivati, che spesso si sono sentiti isolati e soli, senza le comodità ed il supporto di una comunità già attiva.

Questo ha anche rappresentato dei problemi per gli impiegati in questi stati, che hanno visto che la loro omogeneità poteva essere una barriera per reclutare e mantenere sotto contratto lavoratori di diverse etnie e diversi background culturali.

Questo problema ha portato circa 100 uomini d’affari, funzionari governativi e membri di organizzazioni no profit ad incontrarsi giovedì per cercare delle strategie per far sì che il New Hampshire, che è al 94% bianco, possa attirare altri gruppi etnici e razziali, oltre a persone più giovani.

Will Arvelo, direttore dello sviluppo economico del New Hampshire, ha detto che l’incontro sembra essere il primo sforzo su vasta scala nel New England, se non in tutto il paese, di pianificare come trasformare etnicamente un intero stato.

Con i non Bianchi che si apprestano a diventare una maggioranza della popolazione Americana nelle prossime tre decadi, ha detto, la diversità etnica è diventata un imperativo fondamentale per le imprese che vogliano competere, specialmente per i lavoratori in grado di parlare altre lingue. Risulta che il New Hampshire è 3% Ispanico, 2% Afroamericano e 3% asiatico, con qualcuno che si identifica come membro di più di una razza. Tutto lo Stato è al 17% Ispanico, 14% Afroamericano e 6% asiatico.

“L’economia futura del New Hapshire dipende dalla nostra abilità a farlo diventare uno stato accogliente”, ha detto Mr. Arvelo al meeting. “Facciamo un grande lavoro di marketing per quanto riguarda viaggi e turismo. Come possiamo utilizzare questi strumenti per attrarre talenti?”

Il progetto è nato da discorsi informali negli ultimi anni fra un gruppo di persone variegato dal punto di vista razziale, inclusa Mrs. Celentano, che affermano di voler cambiare la demografia del New Hampshire. Lo sforzo è così nuovo che non ha un nome, ma sta attirando attori importanti.

L’incontro si è svolto negli uffici dell’azienda energetica Eversource, in cui il 17% degli 8000 impiegati non sono bianchi.

“Crediamo davvero che quest’azione sarà altamente benefica per i nostri affari”, ha detto Paula Parnagian, la manager della diversità e dell’inclusione per Eversource.

Per Jerri Anne Boggis, direttrice esecutiva del Black Heritage Trail del New Hampshire a Portsmouth, la partecipazione delle grandi imprese è un segnale dell’urgenza della missione.

“Non sono solo i gruppi per la giustizia sociale che stano facendo ciò, sono le imprese”, afferma. “Stiamo parlando del motore economico del nostro stato, e non possiamo andare avanti senza di loro”.

Vermont e Maine, vicini al New Hampshire, sono al 95% bianchi, e rendono il nord del New England nel complesso la regione più bianca della nazione, nella quale i residenti bianchi formano solo il 60% della popolazione, secondo le statistiche.

Il New England settentrionale ha al suo interno delle sacche meno monolitiche. Essi sono concentrati nelle comunità più grandi, Portland, Burlington, e a Manchester, in New Hampshire. A Manchester, ad esempio, la popolazione bianca è scesa al 82% dal 98% del 1980. Da allora, le altre etnie stanno crescendo, e nel 2016 Manchester era circa 8% Ispanica, 5% nera e oltre il 4% Asiatica. A Lewiston, la seconda città più grande del Maine, i Somali si sono ormai stabiliti.

Tuttavia la maggior parte del New England del Nord è quasi completamente bianca. I motivi derivano da un certo numero di fattori, inclusa la mancanza di grandi aree urbane, nelle quali vi è più lavoro, vi sono più case disponibili e le differenze culturali sono un po’ più accettate che nei posti più piccoli.

“Il New England del Nord è una grande collezione di città molto piccole”, afferma Peter.

“Gli alloggi sono il motivo principale per il quale non vi sono più immigrati: non c’è posto per loro”; afferma. “Una persona di altre etnie che vuole spostarsi con una famiglia di 4 o 5 persone non troverà qui una casa che si possa permettere, e non c’è quasi nessuna casa in affitto.” In aggiunta, il New England del Nord ha il più alto tasso di concentrazione nazionale di seconde case; questo rende il mercato immobiliare particolarmente ristretto.

Afferma anche che molti dei nuovi alloggi è abitata solo da persone di 55 anni o più. Se si costruissero alloggi per persone più giovane, afferma, essi probabilmente avrebbero dei figli; questo implicherebbe un bisogno di scuole, che porterebbero a maggiori tasse sulla proprietà, viste in modo molto contrario in un posto come il New Hampshire, nel quale non vi sono tasse sul reddito.

Il Maine, il Vermont e il New Hampshire hanno anche una popolazione fra le più vecchie della nazione. Muoiono più persone di quante ne nascono, costringendo questi stati a cimentarsi con le conseguenze dei loro limitati dati demografici.

L’ironia è che, con la loro popolazione numericamente stagnante, questi stati devono rivolgersi agli esterni se vogliono crescere.

“Abbiamo una reale esigenza di forza lavoro”, afferma Loretta Brady, una psicologa, professoressa al St. Anselm College, che ha lavorato per la Camera di Commercio di Manchester sul tema della diversità e ha partecipato alla conferenza di giovedì.

“Abbiamo il 2,7% di tasso di disoccupazione, una crisi degli oppioidi che ha impattati significativamente sull’occupazione e la realtà di una popolazione che sta invecchiando; queste cose richiedono massima attenzione” ha detto Ms. Brady. “E non abbiamo una generazione di talento che ci darà supporto”.

Parte del problema, secondo Rogers J. Johnson, presidente della Seacost N.A.A.C.P., era la mancanza del riconoscimento della serietà di questo problema. Ha detto che molte persone nel New Hampshire vedono la razza come un problema nel Sud ma non nel Nord.

Nei seminari e nelle discussioni le persone hanno discusso del modo in cui il New Hampshire potrebbe attirare persone di diverse origini. I loro suggerimenti includevano: una migliore comprensione delle competenze che i rifugiati portano con loro, in modo che essi possano lavorare qui più facilmente; un sistema premiale per le aziende che assumano una gamma più diversificata di lavoratori; una sede centrale, un ufficio di relatori ed opportunità formative che aiutino le imprese a capire che cosa significhino la “diversità e l’inclusione”, come potrebbero avere benefici da esse, come potrebbero concentrarsi nel mantenere i lavoratori tanto quanto nell’assumerli, dal momento che molti hanno lasciato il posto di lavoro trovando lo stato inospitale.

“Non abbiamo ancora parlato di alloggi e trasporti”, ha detto al gruppo Mrs. Celentano, che insegnava formazione culturale in Massachusetts e che ora è una specialista nelle relazioni fra le comunità per Eversource. Nel seminario a cui ha partecipato ha affermato, in risposta a delle domande: “Come potremo importare i giovani, quando non possono permettersi un alloggio o un mezzo di trasporto per muoversi dal punto A al punto B?”.

In un’intervista seguente ha affermato che la mancanza di alcuni servizi base rende a residenza in posti come il New Hampshire difficile per le minoranze. Fra essi sono inclusi parrucchieri che vanno incontro alle donne Afro-Americane, come supermercati e ristoranti che offrano cibo etnico e negozi che vendano vestiti tradizionali.

Il prossimo passo? Un altro incontro a breve.
“Ad un certo punto dovremo tirare la corda e dire che cosa sta uscendo fuori di qui”, afferma Mr. Arvelo, direttore dello sviluppo economico dello stato. “Siamo sotto pressione e dobbiamo dimostrare che questo non è un incontro isolato, bensì uno sforzo sostenuto.

Autrice: Katharine Q. Seelye

27/07/2018

Fonte:
https://www.nytimes.com/2018/07/27/us/new-hampshire-white-diversify.html

Fiumi di Sangue – Enoch Powell

Questo è il testo completo del cosiddetto discorso “Fiumi di Sangue” di Enoch Powell, in occasione dell’incontro dell’Associazione dei Conservatori a Birmingham, il 20 Aprile 1968.

 

La funzione principale dell’uomo politico è agire contro i mali che si possono prevenire. Cercando di fare ciò si trovano alcuni ostacoli che hanno radici profonde nella natura umana. Una di esse è che non può essere dimostrato che certe cose rappresentano un male finchè non accadono: ogni volta all’inizio c’è sempre spazio per dubitare e chiedersi se questi mali siano reali o immaginari. Per la stessa logica, esse ricevono poca attenzione in confronto ai problemi del momento, che sono pressanti e non lasciano spazio a discussioni: per questo la tentazione costante di ogni politico è quella di concentrarsi sui problemi immediati a scapito del futuro. In primis, la gente tende a confondere la previsione dei problemi con il causare i problemi o persino con il desiderare i problemi: essi amano dire “se solo la gente non ne parlasse, probabilmente non accadrebbe”. Forse questa visione ci riporta alle superstizioni primitive secondo le quali la parola e la cosa, o il nome e l’oggetto, sono identici. In ogni caso, la discussione sul futuro sussiste ma rappresenta, nel presente, il tema meno popolare e al tempo stesso l’attività più necessaria per il politico. Quelli che si sottraggono ad essa si meritano e spesso ricevono le maledizioni di chi viene dopo di loro. Una o due settimane fa ho avuto una conversazione con un elettore, un lavoratore abbastanza ordinario di mezza età di una delle nostre aziende nazionalizzate. Dopo una o due frasi di circostanza, improvvisamente ha detto “se avessi i soldi per andarmene, non resterei in questa nazione”. Gli ho risposto con disapprovazione, dicendo che questo governo non sarebbe durato per sempre, ma non ha battuto ciglio ed è andato avanti: “Ho tre figli, tutti hanno studiato e due si sono sposati e hanno la loro famiglia. Non sarò contento finchè non li avrò visti tutti emigrare all’estero. In questa nazione entro 15 o 20 anni il Negro avrà la frusta in mano contro il Bianco”. Posso già sentire il coro di condanna. Come oso dire una cosa così terribile? Come oso sollevare dei problemi ed infiammare gli animi riportando una simile conversazione? La risposta è che non ho il diritto di non farlo. C’è un rispettabile ed ordinario cittadino Inglese che in pieno giorno nella mia città dice a me, il Membro del Parlamento che ha votato per rappresentarlo, che per i suoi figli non varrà la pena vivere in questa nazione. Semplicemente non ho il diritto di fare spallucce e pensare a qualcos’altro. Ciò che sta dicendo e pensando lui lo pensano in migliaia, centinaia di migliaia, non solo in UK forse, ma anche nelle altre zone che stanno già subendo la trasformazione totale in corso, una trasformazione mai vista in 1000 anni di storia Inglese. In 15 o 20 anni, di questo passo, ci saranno in questa nazione 3,5 milioni di immigrati dai paesi del Commonwealth e loro discendenti. Non sono delle mie statistiche, ma sono statistiche ufficiali date dal parlamento dal portavoce della segreteria generale.

 

Non vi sono statistiche ufficiali confrontabili per l’anno 2000, ma dovrebbe trattarsi di un numero compreso fra 5 e 7 milioni, circa un decimo dell’intera popolazione, quasi la popolazione di Londra. Di sicuro non saranno distribuiti in modo omogeneo da Margate ad Aberystwyth e da Penzance ad Aberdeen. Intere aree, città e parti di città in tutta l’Inghilterra saranno occupate da enclavi di popolazioni immigrate e loro discendenti. Col passare del tempo, la quota totale degli individui discendenti dagli immigrati che è nata in UK come tutti noi crescerà rapidamente. Già nel 1985 i non-britannici nati qui saranno la maggioranza fra i non-britannici. È questo che crea l’urgenza estrema di un’azione ora, quel tipo di azione più difficile da fare per un politico, quel tipo di azione per la quale le difficoltà si trovano nel presente ma per la quale i problemi da prevenire o ridurre al minimo ci saranno fra un po’ di legislazioni. La prima domanda, naturale e razionale per una nazione che ha questa prospettiva è: “Come possono essere ridotte le dimensioni di questo fenomeno?”. Posto che nulla è pienamente preventivabile, si può iniziare tenendo a mente che i numeri sono l’essenza del problema: il significato e le conseguenze di un elemento allogeno che si introduce in una nazione o in una popolazione sono profondamente diverse se questo elemento è l’1% o il 10%. Le risposte a questa semplice e razionale domanda sono allo stesso modo semplici e razionali: fermando ulteriori afflussi e promuovendo al massimo i rimpatri. Entrambe queste proposte sono parte del programma politico ufficiale del Partito Conservatore. Oggi si ritiene che ogni settimana arrivino a Wolverhampton 20 o 30 figli di immigrati in più dall’estero. Questo significa che ci saranno 15 o 20 famiglie in più entro una o due decadi. Per distruggere qualcosa, prima devi farlo impazzire. Dobbiamo essere letteralmente pazzi come nazione nel permettere flussi annuali di circa 50.000 persone immigrate a carico, che sono per la maggior parte la materia prima per la futura crescita della popolazione di origine immigrata. È come se guardassimo una nazione terribilmente impegnata nell’alimentare la sua pira funeraria. Siamo così pazzi che permettiamo a persone non sposate di spostarsi qui allo scopo di farsi una famiglia con coniugi e fidanzati che non hanno mai visto. Nessuno suppone che il flusso di persone immigrate a carico si ridurrà automaticamente. Al contrario, anche l’attuale tasso di ammissione di solo 5.000 regolari all’anno è sufficiente per ulteriori 25,000 adulti a carico all’anno, e così via all’infinito, e senza considerare le altre relazioni di parentela esistenti nei loro paesi d’origine o gli ingressi illegali. In queste circostanze non basterà niente che non sia il drastico cambiamento del criterio per i flussi a scopo di residenza, che vanno portati a dimensioni numericamente trascurabili; e le relative misure legislative e amministrative devono essere adottate subito, senza alcun indugio. Ho usato i termini “a scopo di residenza”. Questo non c’entra niente con gli ingressi dei cittadini del Commonwealth, o più in generale degli stranieri, in questa nazione allo scopo di studiare o migliorare le loro qualifiche lavorative; ad esempio i dottori del Commonwealte, con un vantaggio anche per le loro nazioni, hanno permesso di migliorare il nostro servizio ospedaliero più rapidamente di quanto sarebbe stato possibile altrimenti. Essi non sono immigrati e non lo sono mai stati. Ora parlo di remigrazione. Se tutta l’immigrazione terminasse domani, il tasso di crescita degli immigrati e dei loro discendenti si ridurrebbe significativamente, ma la dimensione potenziale di questo elemento nella popolazione continuerebbe a rappresentare un carattere sostanzialmente di pericolo nazionale. Questo può essere affrontato finchè una proporzione consistente del totale è rappresentata da persone che sono entrate in questa nazione negli ultimi 10 anni.

 

Da qui si comprende l’urgenza di portare avanti ora il secondo elemento della proposta politica del Partito Conservatore: l’incoraggiamento della remigrazione. Nessuno può fare una stima del numero di quelli che, in cambio di un generoso incentivo, sceglierebbero di ritornare nella loro nazione di origine o di andare in altre nazioni ansiose di ricevere la manodopera e le abilità che essi rappresentano. Nessuno lo sa, perché non è mai stata intrapresa una politica simile. Posso solo dire che, anche oggi, gli immigrati della mia circoscrizione vengono da me per chiedermi se potevo dar loro assistenza per tornare al loro paese di origine. Se tale politica venisse adottata con la determinazione che la gravità dello scenario alternativo richiede, i flussi in uscita risultanti potrebbero cambiare sensibilmente le prospettive. Il terzo elemento della politica del Partito Conservatore è che tutti quelli che si trovano in questa nazione come cittadini dovrebbero essere uguali davanti alla legge, senza alcuna discriminazione o trattamento privilegiato davanti alla pubblica autorità. Mr Health ha affermato che non dovremmo avere “cittadini di prima classe” e “cittadini di seconda classe”. Questo non significa che gli immigrati e i loro discendenti debbano essere elevati allo status di una classe speciale e privilegiata o che ai cittadini debba essere negato il loro diritto di scegliere liberamente, nei propri affari economici, un cittadino o un altro. Essi non dovrebbero essere costretti in alcun modo a motivare la loro scelta ed il loro comportamento dovrebbe essere lecito come qualunque altro. Non potrebbe esserci equivoco più grossolano della realtà di quello che è nella testa di chi chiede con veemenza una legislazione cosiddetta “anti-discriminazione”; fra di essi ci sono quegli scribacchini fatti della stessa pasta, e a volte persino stipendiati dagli stessi giornali, di quelli che, anno dopo anno, negli anni ’30 cercarono di nascondere a questa nazione i pericoli crescenti che doveva fronteggiare; fra di essi ci sono quegli arcivescovi che vivono nei palazzi, al sicuro e protetti dalle loro lenzuola fin sopra le loro teste. Essi hanno dannatamente torto. La discriminazione e la privazione, il senso di allarme e di risentimento non appartengono alla popolazione immigrata ma alla popolazione autoctona della nazione nella quale si sono trasferiti e nella quale continuano ad arrivare. È per questo che emanare in questo momento leggi di questo tipo in parlamento è come giocare col fuoco. La cosa più gentile da dire nei confronti di chi propone e supporta questo è che non sanno quello che fanno. Niente è più ingannevole del confronto fra l’immigrato del Commonwealth in UK ed il Negro Americano. La popolazione Negra degli USA, che esisteva già prima che gli USA diventassero una nazione, inizialmente era letteralmente schiava e ricevette in seguito l’affrancamento ed altri diritti di cittadinanza, ai quali sono arrivati al graduale ed ancora incompleto esercizio. Gli immigrati del Commonwealth sono arrivati già come cittadini, in una nazione che non ha mai conosciuto la discriminazione fra un cittadino ed un altro, e sono entrati immediatamente in possesso dei diritti di ogni altro cittadino, dal diritto di voto al diritto di cure a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Quali che fossero le difficoltà affrontate dagli immigrati, esse non erano causate né dalla legge, né dall’ordine pubblico né dall’amministrazione; erano causate da circostanze personali e malintesi che causano e causeranno sempre le sorti e le esperienze di un uomo che è diverso da un altro. Ma mentre per gli immigrati l’ingresso in questa nazione significava essere ammessi a privilegi ed opportunità che hanno cercato, l’impatto nei confronti della popolazione pre-esistente è stato molto diverso. A causa di motivi che non potevano comprendere, di decisioni prese senza chiedere la loro opinione, si sono ritrovati stranieri nella propria terra.

 

Essi hanno visto le loro mogli che non riuscivano ad avere letti negli ospedali per le nascite, i loro figli che non riuscivano ad avere posti nella scuola, le loro case e i loro quartieri radicalmente cambiati, i loro progetti per il futuro andare a rotoli; al lavoro vedono che i datori di lavoro non sono propensi ad applicare ai lavoratori immigrati gli stessi criteri di disciplina e competenza che sono richiesti ai lavoratori autoctoni; iniziano a sentire, con il passare del tempo, sempre più voci che dicono che sono loro a non essere più i benvenuti. Ora apprendono che un atto del parlamento stabilirà un privilegio a senso unico; una legge che non può e non è pensata per proteggerli né per dare ascolto alle loro rimostranze; una legge emanata per dare allo straniero, allo scontento e all’agente provocatore il potere di perseguitarli per le loro azioni private. Fra le centinaia di lettere che ho ricevuto quando ho parlato di questo tema due o tre mesi fa, vi era una caratteristica sorprendente, in gran parte nuova e che trovo sia inquietante. Tutti i Membri del Parlamento sono abituati al tipico corrispondente anonimo; ma quello che mi ha sorpreso ed allarmato è stata l’alta percentuale di persone ordinarie, rispettabili ed intelligenti che hanno scritto una lettera razionale nella quale dicevano di dovere omettere il loro indirizzo perché era pericoloso per loro firmare. Era pericoloso per loro firmare una lettera diretta ad un Membro del Parlamento del quale condividevano le idee perché avrebbero rischiato sanzioni o rappresaglie se fossero diventati noti per averlo fatto. La sensazione di essere una minoranza perseguitata sta crescendo fra gli inglesi medi nelle aree della nazione ad alta densità di immigrazione. Questa sensazione è un qualcosa difficilmente immaginabile da quelli che non ne hanno avuto diretta esperienza. Mi permetto di citare solo una delle centinaia di persone che parlano per me. “Otto anni fa in una rispettabile strada di Wolverhampton una casa fu venduta ad un Negro. Ora l’unico Bianco (una donna anziana in pensione) vive qui. Questa è la sua storia. Aveva perso il suo marito ed entrambi i suoi figli in guerra. Quindi aveva trasformato la sua casa di 7 stanze, la sua unica proprietà, in una casa da affittare. Lavorò duro, ebbe successo, pagò le rate del mutuo e iniziò a mettere da parte qualcosa per la sua vecchiaia. Poi arrivarono gli immigrati. Lei vide, con crescente paura, che una casa alla volta venivano abitate da loro. La via tranquilla diventò un luogo di rumore e confusione. A malincuore, i suoi affittuari bianchi si spostarono. Il giorno dopo che l’ultimo di loro se ne era andato, fu svegliata alle 7 del mattino da due Negri che volevano usare il suo telefono per contattare i loro datori di lavoro. Al suo rifiuto, dal momento che avrebbe detto di no a qualunque estraneo a quest’ora, fu maltrattata fisicamente ed aveva paura che l’avrebbero attaccata alla sua porta con una catena. Le famiglie di immigrati avevano cercato di affittare le stanze della sua casa, ma lei aveva sempre rifiutato. La sua piccola riserva di soldi intanto era andata e, dopo aver pagato le rate del mutuo, le restava meno di due sterline a settimana. Andò a chiedere una riduzione dei tassi e fu ricevuta da una giovane ragazza. Quando la ragazza sentì dire che aveva una casa di sette stanze, le suggerì di affittarne una parte. Quando la signora disse che le uniche persone disposte ad affittarla erano Negri, la ragazza disse: “Il pregiudizio razziale non ti porterà da nessuna parte in questa nazione”. Quindi la signora tornò a casa. Il telefono è la sua ancora di salvezza. La sua famiglia paga le rate e la aiuta più che può. Gli immigrati le avevano fatto un’offerta per comprare casa sua ad un prezzo che il potenziale proprietario futuro sarebbe in grado di recuperare dai suoi affittuari in poche settimane, al massimo in qualche mese. Aveva paura di uscire. Le finestre erano rotte, aveva trovato escrementi messi nella sua cassetta delle lettere. Quando va nei negozi, è seguita da bambini sorridenti e carini.

 

Non sanno parlare inglese, ma conoscono una sola parola, che le gridano sempre: “Razzista”. Questa donna è convinta che andrà in prigione quando passerà la nuova proposta di legge sulle Relazioni Razziali. Ha torto? Comincio a chiedermelo. L’altra pericolosa delusione per la quale soffrono quelli che chiudono gli occhi o sono ciechi davanti alla realtà, è riassunta nella parola “integrazione”. Essere integrati in una popolazione significa diventare da ogni punto di vista indistinguibili dagli altri membri. Ora e in ogni momento, quando ci sono nette differenze fisiche, specialmente di colore della pelle, l’integrazione è difficile se non, per un periodo, impossibile. Ci sono fra gli immigrati del Commonwealth che sono venuti a vivere qui negli ultimi 15 anni, molte migliaia il cui desiderio ed il cui scopo è quello di essere integrati, e che si sforzano con il pensiero e con le azioni di andare in quella direzione. Ma è un equivoco pericoloso e ridicolo immaginare che questa mentalità si diffonda fra la grande maggioranza degli immigrati, il cui numero è in crescita, e fra i loro discendenti. Stiamo attraversando un periodo di cambiamenti. Finora ci sono state vari fattori che hanno reso l’idea di integrazione inaccessibile alla maggior parte della popolazione immigrata, che non ha mai concepito o pensato una cosa del genere. Il loro numero e la loro concentrazione fisica facevano intendere che le pressioni verso l’integrazione che solitamente erano dirette ad una piccola minoranza non funzionavano. Ora vediamo la crescita delle forze propositive in azione contro l’integrazione, in difesa degli interessi della preservazione e nello sviluppo delle differenze razziali e religiose, in vista dell’esercizio del dominio effettivo, in primis sugli immigrati loro simili ed in seguito sul resto della popolazione. La nube, non più grande della mano di un uomo, che ha così rapidamente coperto il cielo, è stata visibile di recente a Wolverhampton e ha mostrato segnali di rapida diffusione. Le parole che sono propenso ad usare, citate come sono apparse sulla stampa locale il 17 Febbraio, non sono mie, bensì del Membro Laburista del Parlamento che è ministro nell’attuale governo: “Le campagne delle comunità Sikh per il mantenimento di costumi inappropriati in UK è decisamente condannabile. Lavorando in UK, specialmente se nel settore pubblico, essi dovrebbero essere pronti ad accettare i termini e le condizioni del loro impiego. Pretendere diritti speciali per la loro comunità (o dovrei dire “religione”?) porta ad una pericolosa frammentazione all’interno della società. Questi comunitarismo è un cancro; che sia praticato da un colore o da un altro, deve essere fortemente condannato”. Tante grazie a John Stonehouse per aver avuto l’intuizione di comprendere ciò ed il coraggio di dirlo. A causa di questi elementi pericolosi e divisivi, la legislatura proposta nel disegno di Legge sulle Relazioni Razziali è il vero batterio che di cui hanno bisogno per prosperare. Si comprendono i mezzi per dimostrare che le comunità di immigrati potranno organizzarsi per proteggere i loro membri, fare propaganda e manifestazioni contro altri cittadini per mettere a tacere e dominare gli altri con le armi legali che gli ignoranti ed i disinformati forniranno loro. Quando guardo avanti, sono pieno di presagi; come un Antico Romano, mi sembra di vedere “Il fiume Tevere che schiuma di sangue, molto sangue”. Quello stesso fenomeno tragico ed intrattabile che guardiamo con orrore dall’altra parte dell’Atlantico, ma che è intrecciato con la storia e l’esistenza stessa degli Stati Uniti, ci sta venendo addosso qui da noi, per nostra stessa volontà ed a causa della nostra negligenza. Anzi, non è vero che ci sta venendo addosso, è già qui. In termini numerici, sarà di proporzioni americane molto prima della fine del secolo. Solo azioni decise ed urgenti lo eviteranno sin da ora. Non so se vi sarà la volontà pubblica di chiedere ed ottenere questa tipologia di azione. Tutto ciò che so è che vedere senza parlare sarebbe il Grande Tradimento.

Fonte. https://www.telegraph.co.uk/comment/3643823/Enoch-Powells-Rivers-of-Blood-speech.html

Le Diverse Tipologie di Antifa

Introduzione.

Vi sono luoghi comuni e stereotipi sul cosiddetto “movimento antifa” che non sempre corrispondono a verità, questo articolo si pone lo scopo di analizzare le diverse tipologie di antifa ed alcune differenze interne a questo movimento, che va considerato non un movimento unitario bensì un “movimento in senso lato” e che non si schiera semplicemente contro “i fasci”, ma anche contro chiunque abbia una visione del mondo che per qualche ragione è ad essi invisa (ad esempio il fatto di essere contro l’immigrazione di massa). Un nemico, qualunque esso sia, non va né sottovalutato con stereotipi né idealizzato come invincibile. Va perlomeno conosciuto e vanno conosciute le dinamiche al suo interno, per quanto possibile.

 

Istituzionali vs “antagonisti”.

 

A) Gli istituzionali.

 

Essi rappresentano gli individui “antifa” presenti nelle istituzioni governative e non, nazionali e non solo, mass media filo-istituzionali compresi. Essi non usano violenza fisica, ma cercano di usare il potere, politico o mediatico, che hanno nelle loro mani per portare avanti la loro visione del mondo “antifa”. Una tendenza diffusa fra di loro è massimizzare o minimizzare l’importanza dei fatti a seconda di chi siano gli autori e/o le vittime. Essi si dividono a loro volta in “tolleranti”, “legalitari” e “istigatori”.

 

A1) I “Tolleranti”

I tolleranti, al contrario dei legalitari, sono contrari all’uso massivo delle leggi vigenti e del potere politico nelle loro mani per portare avanti le loro idee. Alcuni di essi sono addirittura diffidenti nei confronti di certe leggi. Essi credono che il metodo migliore di combattere “i fascismi e i populismi” sia il piano culturale ed argomentativo, senza bisogno di applicare più rigorosamente le leggi vigenti o crearne di nuove. Del resto sanno che buona parte della stampa è dalla loro parte e ritengono di avere un vantaggio sufficiente. In pratica, la differenza con i “Legalitari” sta solamente nella diversa visione su quale sia la strategia ottimale per arrivare allo stesso obiettivo.

A2) I “Legalitari”.

 

I “legalitari” chiedono di usare le leggi vigenti, Scelba e Mancino, o inasprire le stesse/crearne di nuove, per reprimere il dissenso, limitare la libertà di espressione dei loro avversari politici o addirittura sciogliere partiti ritenuti scomodi. Le loro leve di azione sono efficaci, dato che tendenzialmente sia la stampa sia la magistratura tendono ad essere schierate dalla loro parte.

 

A3) Gli “Istigatori”.

 

Questa particolare categoria può essere considerato l’anello di contatto fra antifa istituzionali ed antifa “antagonisti”. Essi infatti usano il loro potere, perlopiù mediatico e di “seguito specifico”, per alzare i toni “contro fascismi, razzismi e populismi”, istigando, implicitamente o esplicitamente, i cosiddetti “antagonisti” a prendere parte in prima persona alla lotta “contro fascismi, razzismi e populismi”. Hanno oggettivamente una parte di mentalità in comune con gli antagonisti: ritengono che lo Stato non dia adeguate risposte a ciò che ritengono “Il nemico”. Ritengono la strategia dei “tolleranti” troppo ottimista e permissiva e la strategia dei “legalitari” troppo moderata o comunque non sufficiente, ritengono che vada integrata.

 

B) Gli “antagonisti”.

 

Essi sono individui antifa privi di ruoli di rilievo in istituzioni, politiche e non. Essi possono essere quasi considerati “il braccio armato” degli antifa istituzionali. Le virgolette sono d’obbligo perché essi, pur spacciandosi per “antagonisti” alle attuali autorità, nei fatti hanno obiettivi simili da attuare con metodi diversi. Essi sono i tipici frequentatori ed animatori degli innumerevoli “centri sociali” o “spazi autogestiti”; spesso sono considerati in modo stereotipato come “buoni solo a farsi le canne”, incapaci di avere una disciplina ed una volontà forte e quindi fondamentalmente innocui; se per una parte di loro lo stereotipo corrisponde, vi è una cosiddetta “elite” che oggettivamente è organizzata, disciplinata, ha una volontà forte ed è pronta a combattere o supportare attivamente chi combatte. La divisione fra “gravitanti”, “ausiliari” e “combattenti” aiuta a comprendere le varie differenze interne.

 

B1) I “Gravitanti”.

 

I cosiddetti Gravitanti sono la categoria di antifa antagonisti che classicamente corrisponde allo stereotipo di cui sopra. Gente in genere ideologicamente amorfa, priva di una forte volontà, con scarsa disciplina e solitamente preda dei più svariati vizi. Non fanno attività politica propriamente detta né tantomeno partecipano ad attività organizzate nelle quali si ritiene possibile arrivare allo scontro “coi fasci” o “con gli sbirri”. Si limitano a supportare le attività culturali e, soprattutto, ludiche, dei centri sociali, supportandoli di fatto. Gli “antagonisti” delle altre due categorie generalmente hanno una bassa opinione su di essi, che non sono soldati politici, ma vedono bene la loro presenza nel loro movimento. Alcuni di loro infatti potrebbero potenzialmente fare il salto di qualità e diventare perlomeno ausiliari. Nel peggiore dei casi, resterà gente che supporta economicamente e socialmente e che, se lasciata al suo posto, non può fare alcun danno.

 

B2) Gli “Ausiliari”.

 

Essi sono il grado immediatamente superiore ai “gravitanti”. Solitamente è gente ideologizzata che non si limita a frequentare i centri sociali “per bere, fumare e sentire i concerti” ma che dà un qualche contributo di livello più elevato. Solitamente non hanno alcun addestramento allo scontro né si prendono rischi legali, tuttavia possono prendere in carico alcuni aspetti logistici e di “spionaggio e dossieraggio”, attività che con i social network sono più facili rispetto ad anni fa. Essi non sono “fisicamente pericolosi” in quanto non sono quelli che puntano ed attaccano fisicamente, e non sempre è facile identificarli come “antifa”. È possibile, ad esempio, che osservino i movimenti di un individuo o un gruppo di individui considerati come “obiettivi sensibili” senza essere riconosciuti, ricostruiscano i luoghi di residenza ed orari e luoghi abituali di frequentazione e ritrovo per poi riferire le informazioni ai loro omologhi più operativi.

 

B3) I “Combattenti”.

 

Essi sono la cosiddetta “elite” degli antifa “antagonisti”. Sono quelli più ideologizzati, quelli più disciplinati, addestrati, disposti a prendersi dei rischi e con una maggiore forza di volontà. Sono la tipologia di persone che aggredisce in piazza a Palermo il dirigente forzanovista filmando tutto e mandando agli organi di stampa a scopo rivendicativo, sono quelli che si scontrano con la polizia quando essa è vista come un ostacolo fra sé e il nemico, sono quelli che hanno confezionato bombe carta e bombe con i chiodi da lanciare contro gli agenti a Torino. Sono quelli che per le loro attività subiscono anche arresti, denunce, condanne penali e carcerazioni preventive o post-condanne definitive. Sono quelli considerati “esempio di dedizione e coraggio” nei loro circuiti. Certo, c’è da dire che l’attuale contesto politico fa sì che spesso la magistratura usi una mano relativamente morbida con essi per fatti contestati anche gravi; questo rappresenta un’ulteriore spinta a proseguire nella propria attività che fondamentalmente ha obiettivi simili a quelli degli antifa istituzionali ma che ciononostante opera ai confini delle leggi o oltre essi.

LA CONOSCENZA BIANCA DEI VEDA: Ariani, Dravidi e riferimenti razziali nei Veda.

Gli Ariani, i Dravidi ed i riferimenti razziali nei Veda, di Nikarev Leshy, 19/06/2012.

Un’Antica leggenda afferma che molti millenni fa, da oltre le alte montagne del Nord dell’Himalaya, oltre il passo di Khyber e molto oltre i monti del Pāriyātra Parvata, i sette maestri Ariani, noti come rsi, i saptarsi, scesero dalle steppe russe e portarono con loro nell’India settentrionale il linguaggio Sanscrito e la conoscenza del sacro. La numinosa saggezza Ariana venne in seguito redatta nei sacri testi che abbiamo oggi, conosciuti come i Veda. Questa conoscenza, portata dai maestri bianchi, è alla base delle religioni conosciute oggi come Induismo, Brahmanismo e Buddhismo. Questa antica conoscenza è il pilastro di queste tipologie panteiste di spiritualismo.

Secondo Rigveda, il leader dell’invasione Ariana era Indra, ed il suo ruolo in “uccidere i Dasyus” (i Negroidi in India, i Dravidi) è evidente:

“Tu, Indra, sei il distruttore di tutte le città, l’assassino dei Dasyus, la guida dell’uomo, il re del cielo”

– Rigveda, Book 8, Indra 87.6 (8.LXXXVII.6) [ Muir I.175 ]


“Indra, l’assassino di Vrittra, distruttore delle città, ha sparpagliato i nemici Dasyu, nati da un grembo nero”.

– Rigveda, Book 2, Indra 20.6 (2.XX.7) [ Muir I.174 ]
Gli interessava anche la preservazione dei suoi figli bianchi:

“Egli fu adorato per avere distrutto “I Dasyani e protetto i colori Ariani”.

– Rigveda, Book 2, Indra 34.9 (III.34.9) [ Anna. 114 ]

 

“Il tuono che diede ai suoi amici bianchi i campi, diede il sole, diede le acque”

– Rigveda, Book 1, Indra 100.18 (I.C.18) [ Anna. 114 ]

 

“Indra protesse in battaglia i pii Ariani, sottomise a Manu i fuori legge, conquistò chi aveva la pelle nera”

– Rigveda, Book 1, Indra 130.8 (I.CXXX.8) [ Anna.114 ]

 

Gli ariani consideravano la pelle nera (Krishnam Vacham in Sanscrito), ovvero i Dravidi, in modo disgustato e con orrore:

“La pelle nera è empia” (Dasam varnam adharam in Sanscrito])

– Rigveda, Book 2, Indra 12.4 (2.XXII.4) [ Muir Pt.I, p.43, II, p.284, 323 etc. ] [ Anna. 114 ff ]

“La pelle scura che Idra odia”

– Rigveda, Book 9, Soma Pavamana 73.5 (9.LXXIII.5) [ Griff ]

 

la pelle scura, l’odio di Indra”

– Rigveda, Book 9, Soma Pavamana  [ RgV.IX.73.5 ] – don’t know the translation Kemp is using as it is above by Griffith. Kemp page 65

 

“il vile colore Dasyano”

– Rigveda, Book 2,  Indra 20.7, 12.4 (2.XX.7, 2.XII.4) [ Anna. 115 ]
Gli Ariani si ritenevano in dovere di di cacciare i Dravidi:

“Egli, autosufficiente, potente e trionfante, ha portato in basso la cara testolina del malvagio Dasa”

– Rigveda, Book 2, Indra 20.6 (2.XX.6) [ Griff: book 2, hymn XX Indra, 6 ]

 

“Attivi e lumonosi si sono fatti avanti, impetuosi in velocità come dei tori, ed hanno cacciato via la pelle scura”.

Soma Pavamana – 9.41.1                              

 

“Il sacrificatore ringraziò il suo dio per “aver cacciato le bande schiavi di discendenza nera” e per avere abbattuto il “vile colore Dasyano”.

 [ Rg.V. II.20.7, II.12.4 ] [ Anna. 115 ]

 
“Il Sire e la Madre hanno ruggito all’unisono con il verso della lode, hanno bruciato uomini senza ritegno; con la forza sovrannaturale dalla terra e dai cieli hanno spazzato via la pelle scura che Indra odia”.

Soma Pavamana – 9.73.5

 

“Divinità tempestose che corrono come tori furiosi e sparpagliano la pelle nera.” … “ la pelle nera, odiata da Indra” sarà spazzata via dal paradiso.

 [ RgV.IX.73.5 ]

 

“Indra protesse in battaglia i pii Ariani, sottomise a Manu i fuori legge, conquistò chi aveva la pelle nera”

 [ Rg.V. I.130.8 ] [ Anna.114 ]

 

“Indra aiuta in battaglia gli Ariani che lo adorano, egli che ha 100 aiuti a portata di mano in ogni combattimento, nel combattimento che ha visto vincere le luci del cielo. Nell’affliggere i senza legge, cedette alla discendenza di Manu la pelle scura. Egli, fiammeggiante, brucia ogni uomo bramoso, brucia il tiranno”.

“Indra ha reso l’empio Varna (mantello, ndt) dei Dasa (schiavi, ndt) più basso e nascosto.

 [ RV. II.12.4 ]

 

 

“Tu, figlio di VIdathin, Rjisvan, hai dato il via ai potenti Mrgaya e Pipru. Tu hai messo a tacere i 50.000 scuri e hai preso le fortezze in modo naturale, come l’età che consuma gli indumenti”.

Indra – 4.16.13

 

 

“Tu, come una ruota del carro del Sole, sei andata avanti, e ora sei libero di muoverti per Kutsa. Hai distrutto i Dasyus senza naso con la tua arma, e hai cacciato dalle loro case gli oratori più ostili” (“Dasyus senza naso” parrebbe un riferimento alle tipologie Negroidi dal naso piatto)

Indra – 5.29.10

 

“Tu, eroe e benefattore, hai dato forza al carattere dell’uomo; vittorioso, hai bruciato l’empio Dasyu come una nave viene consumata da un incendio.

[ RgV. I.175.3 ] [ Muir I.174 ]

 

“Voi potenti Asvins, cosa ci fate lì? Perché restate in mezzo alle persone che sono molto stimate senza che offrano dei sacrifici? Ignorateli, distruggete la vita dei Panis (ndt, demoni).

 [ RgV I.83.3 ] [ S+T.365 ]

 

 

“Lui, molto invocato, ha ucciso i Dasyus e i Simyus, dopo la sua vittoria, e li ha lasciati a terra con le frecce. Il potente Tuono, con i suoi amici dalla carnagione chiara, ha conquistato la Terra, la Luce del Sole e le Acque.”

Indra – 1.100.18

 

 

“Sing, con oblazione, loda colui che lo rallegra, colui che con Rjisvan ha spazzato via la stirpe scura. In cerca del Suo aiuto, dell’aiuto di colui che è forte, la cui mano destra brandisce il fulmine, colui che è vestito da Maruts. Lo invochiamo perché sia nostro Amico.”

Indra – 1.101.1

“Armato del suo fulmine e fiducioso nella sua prodezza, ha vagato distruggendo le fortezze di Dasas. Getta il tuo dardo con consapevolezza ai Dasyu, o Tuono; Indra, aumenta la potenza e la gloria di Arya”.

Indra – 1.103.3

 

“ Per Maghavan, che, con un titolo degno di nota, Tuono, ha insegnato a queste razze umane ad uccidere da vicino i Dasyus, si è dato l’epiteto di Figlio per la Gloria”.

Indra – 1.103.4

 

Rig Veda si riferisce agli ariani come biondi.

“Anche con lui vi è questa pioggia che scende molto forte: Indra getta gocce di umidità sulla sua barba gialla. Quando il succo dolce è versato egli cerca il posto piacevole e muove l’adoratore come il vento turba il legno.

Indra – 10.23.4

 

“Dopo un sorso veloce il bevitore di Soma diventò potente, l’Essere di Ferro con la barba ed i capelli gialli. Egli, Signore di Tawny Coursers, Signore del veloce Mares, porterà i suoi cavalieri in salvo da ogni angoscia.”

Indra – 10.96.8

 

“O Signore biondo di tutti gli uomini, rallegrati per le lodi, godi di queste offerte di bevande”

Indra – 1.9.3

 

 

“Egli, molto invocato, ha ucciso i Dasyus e i Simuys; dopo che ha vinto, li ha lasciati giacere a terra con le frecce. Il potente Tuono ed i suoi amici dalla carnagione chiara hanno conquistato la terra, la luce del sole e le acque”.

Indra – 1.100.18

“Sing, con oblazione, loda colui che lo rallegra, colui che con Rjisvan ha spazzato via la stirpe scura. In cerca del Suo aiuto, dell’aiuto di colui che è forte, la cui mano destra brandisce il fulmine, colui che è vestito da Maruts. Lo invochiamo perché sia nostro Amico.”

Indra – 1.101.1

fonte: https://nikarevleshy.blogspot.com/2012/06/white-knowledge-of-vedas-aryans.html

 

L’ULTIMO TABU’: LA RAZZA BIANCA (Autore: Arnaldo Vitangeli, editore di “La Finanza”)

In allegato al PDF sottostante ed in formato di testo, la sbobinatura revisionata del video di youtube “L’ULTIMO TABU’: LA RAZZA BIANCA” ad opera di Arnaldo Vitangeli.

l’ultimo tabu: la Razza Bianca – Arnaldo Vitangeli

Il tema di cui vi voglio parlare oggi è un tema particolarmente dedicato, al punto che mi è stato sconsigliato di trattarlo. Io però ho deciso di parlarvene ugualmente per due ragioni: la prima è che questo è un argomento davvero centrale, davvero indicativo di quello che è lo scontro in atto a cui noi assistiamo oggi in occidente tra due mentalità, due culture, due visioni del mondo che sono oramai completamente opposte; l’altro motivo è che ritengo che il pubblico della finanza sul web sia particolarmente intelligente e particolarmente aperto da un punto di vista mentale e lontano da schemi preconfezionati. Tutti avete letto che l’altro giorno il candidato governatore della Lombardia per il centrodestra Fontana in un incontro pubblico ha dichiarato che l’arrivo di masse crescenti di immigrati mette a rischio il nostro sistema economico e sociale, la nostra cultura e la stessa sopravvivenza della Razza Bianca. Naturalmente le reazioni a queste parole non si sono fatte attendere e sono state fortissime; c’è stata un’indignazione generale di quelli che sono i principali giornali, le principali televisioni, i principali commentatori; però, chi mi segue sa, lo dico sempre, oramai nella formazione dell’opinione pubblica questi soggetti contano quanto il due di denari quando regna bastoni. Non sappiamo in realtà quello che la popolazione nel suo insieme pensa dell’affermazione del candidato Fontana. Di certo il centrodestra ha evitato di mandarlo via, cioè non l’ha fatto dimettere dalla corsa per il Pirellone. Ed evidentemente è convinto che quantomeno quella parte dell’elettorato che vota centrodestra non risulterà particolarmente scandalizzata da quell’affermazione. Fontana, dal canto suo, ha immediatamente fatto una marcia indietro, anche un po’ patetica, un po’ ridicola, sostenendo di avere avuto un lapsus, avere usato una parola per un’altra. Bisognerebbe domandarsi qual era la parola che voleva usare visto che aveva già parlato di identità culturale e di sistema economico sociale.

Il tema della razza è forse oggi l’unico tabù rimasto per quanto riguarda la difesa della nostra identità come italiani, come europei e la difesa dell’identità dei vari popoli che compongono l’Europa. Infatti, se fino a pochi anni fa parlare dell’immigrazione come di una minaccia e non di un’opportunità, un’occasione, un vantaggio, una cosa bellissima era qualcosa che riguardava quasi esclusivamente una destra estrema e marginalizzata sia a livello di scontro politico sia a livello di dibattito sociale e culturale, con l’arrivo di un numero enorme di immigrati le conseguenze dal punto di vista della sicurezza, della tranquillità pubblica ecc sono sotto gli occhi di tutti. Quindi è ormai innegabile, come sono innegabili le minacce che l’arrivo di un numero eccessivo di profughi, cioè di migranti, in particolare di religione musulmana comporta. Le vediamo soprattutto nel Nord Europa, nei famosi paradisi socialdemocratici, dove molte zone sono di fatto sotto la sharia e dove il problema si pone ormai in maniera non più negabile; quindi anche da noi non è più sostenibile dire che non esiste nessun tipo di problema di integrazione o di problema di convivenza o di modello di società che si vuole fra gli immigrati islamici e gli autoctoni dei paesi occidentali. Quindi questi temi sono stati ormai sdoganati, sono entrati ormai nel dibattito pubblico e nel dibattito politico, mentre fino a pochi anni fa questo era impensabile, o meglio, chi avesse posto questi problemi, chi avesse sostenuto l’esistenza di questi problemi sarebbe stato emarginato.

Non è così per la razza, la razza è l’ultimo degli argomenti sui quali c’è un divieto di parola. In realtà questo divieto è selettivo perché, anche se al netto di alcuni elementi formali il tema della razza, o sarebbe più corretto dire dell’etnia, dell’identità etnica, viene posto in maniera tranquilla per esempio dagli Afroamericani. Nessuno si scandalizza del fatto che la minoranza Afroamericana voglia tutelare e riscoprire il proprio patrimonio etnico, la propria storia, la propria identità come appartenente ad un’etnia differente, anzi, questo viene considerato un elemento di ricchezza culturale.

La stessa cosa si potrebbe dire per quanto riguarda Israele in particolare e l’Ebraismo in generale. Il Sionismo infatti che cos’è se non un movimento di indipendenza etnica? Cioè lo stato di Israele, lo stato Ebraico è tale non da un punto di vista religioso ma da un punto di vista strettamente etnico. Peraltro la religione ebraica è una religione in cui ethnos e fede, possiamo dire così coincidono. Innanzitutto perché, a differenza delle altre grandi religioni monoteistiche, l’appartenenza non avviene per conversione ma avviene per discendenza, oltretutto per discendenza matrilineare; cioè, se io ho una madre Ebrea posso a tutti gli effetti richiedere a Israele la cittadinanza, ossia fare Aliah a prescindere dal fatto che io possa essere completamente ateo. Viceversa se io ho un padre Ebreo ma una madre non Ebrea, anche se sono un fervente credente è molto più complesso e più difficile per me ottenere lo status di cittadino di Israele. Anche in questo caso il fatto di basare fondamentalmente uno stato su un discorso che, al di là di quanto ci si possa girare intorno, è fondamentalmente un discorso di sangue non crea particolare scandalo. Diciamo che quanti criticano lo stato di Israele lo fanno sulla base dei suoi rapporti con la popolazione preesistente, cioè con i palestinesi, non per la filosofia etnica che regge lo stato in sé. Se non fossero mai esistiti i palestinesi, se effettivamente, come raccontava una visione un po’ favolistica del Sionismo, la Palestina fosse stata completamente disabitata nel momento in cui gli Ebrei avessero voluto creare uno stato per gli Ebrei, ossia per chi ha il sangue Ebraico a prescindere dal fatto che abbia o meno la convinzione di fede o no, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Nel caso invece dell’etnia caucasica, cioè della Razza Bianca in parole povere, il tema è molto più controverso inevitabilmente; infatti la storia recente dell’Europa è una storia in cui il nazismo, cioè una visione distorta, una visione in qualche modo imperialistica dell’identità etnica, ha portato un’immensa quantità di morti e di devastazione nel Vecchio Continente.

Questo ha creato in un certo senso una sorta di senso di colpa, una sorta di senso di inferiorità che mina alle radici l’orgoglio, la possibilità di definirci orgogliosi della nostra identità etnica di bianchi; in particolare, il maschio europeo bianco ed eterosessuale si deve vergognare di essere tale secondo una certa visione del mondo, in quanto identificato come lo sfruttatore per antonomasia, come il responsabile di ogni forma di violenza, di ogni forma di sopraffazione, di ogni forma di dominio che si è verificata nella storia. Il problema è che se è vero che gli europei hanno immense responsabilità nell’aver tentato di sottomettere, soggiogare e sterminare in alcuni casi gli altri popoli, è altrettanto vero che la stessa cosa hanno fatto sostanzialmente anche tutti gli altri. Forse la nostra colpa principale è stata quella di essere tecnologicamente più avanzati quindi più forti e più capaci di portare avanti questo disegno che però, va detto, è un disegno generalizzato. Ad esempio pensate agli stermini che ci sono stati che ci sono in Africa su base tribale, alle continue guerre e all’odio che esiste in Asia tra popolazioni che hanno etnie diverse. Pochissimi anni fa abbiamo assistito in Ruanda allo sterminio di milioni di persone appartenenti ad un etnia africana da parte di un’altra etnia africana. Quindi in un certo senso la violenza etnica esiste, è esistita e temo esisterà a prescindere dal fatto che i popoli Bianchi, i popoli occidentali siano o meno orgogliosi della propria identità. Probabilmente il discorso sulla tutela della razza è ancora impronunciabile nella Vecchia Europa, se non altro per un’elite economica e di conseguenza culturale che però per altri versi è sempre più abbandonata a sé stessa, cioè in un certo senso se la cantano e se la suonano sempre di più da soli senza essere ascoltati. Bisognerebbe capire che cosa pensa la gente realmente della propria identità anche etnica; questo è un tema che si combina in maniera molto stretta con l’identità culturale; infatti proviamo a pensare a molti stati.

 

Qualche tempo fa io avevo fatto un servizio in cui parlavo dell’opposizione dell’attuale Iran agli Stati Uniti d’America, opposizione fiera e per molti aspetti vittoriosa, paragonandola a quella che 2000 anni fa lo stesso popolo faceva nei confronti dell’impero romano. Allo stesso modo si potrebbe parlare dello splendore dell’arte orafa degli etruschi, che corrisponde ancora oggi a una particolare ricchezza dell’industria dell’artigianato orafo in quelle stesse zone. Possiamo pensare alla primazia artistica che c’era nella Magna Grecia e al fatto che molti dei più importanti stilisti e designer del mondo siano italiani o provengano da quelle zone. Insomma, esiste una qualche forma di sopravvivenza genetica della cultura, della civiltà, di tutto quello che le generazioni precedenti alla nostra hanno fatto ed ottenuto? E, se esiste, è il caso di considerarla una ricchezza da tutelare o qualche cosa di innominabile a fronte di un mondo che deve essere esclusivamente composto da individui intercambiabili senza identità e senza storia? È un tema che io ritengo molto interessante e sono curioso di sentire che cosa ne pensare nei commenti a questo video.

Fonte:
https://www.youtube.com/watch?v=ccZ_oiAg5pk

IL 55% DEGLI AMERICANI BIANCHI ORA PENSA CHE I BIANCHI SIANO VITTIME DI DISCRIMINAZIONI RAZZIALI (Clara Wilkins, 24 Dicembre 2017)

Disponibile al PDF in allegato e, sotto, in formato di testo, l’articolo di Clara Wilkins datato 24 Dicembre 2017 che parla della percezione di subire discriminazione razziale da parte della maggior parte degli americani bianchi. Buona lettura agli interessati

Il 55% degli americani bianchi pensa che i bianchi siano vittime di discriminazione razziale – ita

  • Secondo un recente sondaggio, la maggioranza dei bianchi, il 55%, credono che i bianchi siano vittima di discriminazione razziale
  • I bianchi pensano che il pregiudizio verso il loro gruppo stia aumentando, mentre credono che il pregiudizio verso i neri stia diminuendo.
  • Questa percezione di pregiudizio, anche se non trova riscontro nella realtà, può avere conseguenze reali.

 

Ad Agosto, il Dipartimento di Giustizia ha deciso di fare ricerche sulla percezione della discriminazione contro i bianchi all’ingresso delle università. Fino ad allora, i campus erano stati riempiti di volantini con scritto “è ok essere bianchi” ed a Novembre scoppiarono violenze all’Università del Connecticut durante un discorso che riguardava la discriminazione contro i bianchi.

I bianchi sono oggi sotto attacco?

Dopo tutto, negli USA i bianchi sono storicamente visti come i fautori delle discriminazioni, e le minoranze come le vittime.

Tuttavia la percezione di questa relazione è stata invertita. Secondo recenti sondaggi, la maggioranza dei bianchi, il 55%, crede che i bianchi subiscano oggi la discriminazione razziale.

Inoltre, i bianchi credono che la discriminazione contro il loro gruppo sia in crescita, mentre ritengono che la discriminazione contro i neri sia in diminuzione.

Cosa c’è dietro questo radicale cambio di attitudine?

Le ricerche da parte mia e di altri affermano che una grande ragione sono i cambiamenti sociali. Abbiamo anche scoperto che queste percezioni di discriminazione, anche se non trovano riscontro nella realtà, possono avere conseguenze reali.

 

 

 

Cambiamenti sociali e perdita percepita del privilegio

Vi è comodità nella prevedibilità, e le persone hanno una tendenza psicologica a favorire lo status quo. Per alcuni, una preferenza per lo status quo significa anche una preferenza per un ordine sociale in cui i bianchi hanno un maggiore status, potere e ricchezza delle minoranze razziali. Questa realtà, ancora valida nella società Americana, sembrò essere interrotta dalla storica vittoria presidenziale di Barack Obama nel 2008. Dopo la sua elezione, molti cominciarono a credere che fosse in corso un progresso razziale. Questo era il senso di una maggiore quota di minoranze razziali che stavano occupando le posizioni di potere storicamente riservate ai bianchi. Per molti, questa è stata una buona cosa. Tuttavia per la quota di americani bianchi che pensano di avere il diritto di uno status più elevato delle minoranze razziali, fu sconvolgente: erano rimasti indietro? La società si era rivoltata contro di loro? I bianchi erano diventati vittime? In una serie di studi condotti mentre Obama era presidente, la Psicologa Cheryl Kaiser ed io riuscimmo a mostrare il funzionamento di questo fenomeno. Chiedevamo ai partecipanti di leggere un articolo sul progresso razziale o un articolo neutrale. Poi chiedevamo se credevano che i bianchi stessero subendo discriminazione razziale. Abbiamo anche valutato fino a che punto credessero nella gerarchia razziale. Fra i partecipanti bianchi che credevano nello status di gerarchia razziale, quelli che avevano letto l’articolo sul progresso razziale credevano che i bianchi erano vittime di discriminazione più di quelli che avevano letto un articolo neutrale. È importante notare che non era il caso di tutti i bianchi: se i partecipanti non credevano nello status di gerarchia razziale, la convinzione che i bianchi erano discriminati non aumentava nel caso che leggessero l’articolo sul progresso razziale. Essenzialmente, questo studio indica che alcuni bianco non vedono bene il progresso sociale e reagiscono vedendo sé stessi come vittime della discriminazione. La crescente diversità razziale della nazione sta causando la percezione di discriminazione anti-Bianca. Anche se i bianchi attualmente sono la maggioranza della popolazione americana, le recenti proiezioni demografiche affermano che entro i prossimi due decenni i bianchi diventeranno una minoranza. Secondo delle ricerche recenti, se i bianchi sono consapevoli di questa tendenza, sono più propensi a temere la discriminazione razziale.

Insomma, i cambiamenti sociali, che si tratti di progresso razziale o di crescente diversità demografica, ha portato alcuni Americani Bianchi a sentirsi vittime di razzismo.

Le idee di gerarchia razziale sono da condannare.

L’altra mia ricerca con lo psicologo Joseph Wellman afferma che questo fenomeno non sia benigno. Esso porta alcuni ad adottare prospettive che potrebbero, ad un certo punto, inasprire l’ineguaglianza sociale.

Per i bianchi che sono particolarmente propensi a mantenere l’ordine razziale sociale, l’idea di discriminazione anti-bianca è particolarmente allarmante. Questo implica che l’intero sistema sociale è instabile ed essi desiderano ristabilirlo.

Queste persone potrebbero tentare di “ristabilire” la posizione del loro gruppo in quanto ritengono che essa sia stata danneggiata. Questo può succedere in diversi modi.

Un modo è attraverso il supporto ad altri bianchi che affermano di essere vittime di discriminazione razziale. Vi è una tendenza a reagire negativamente ai neri che affermano di essere vittime di discriminazione. Le persone li vedono come dei lamentosi che usano il razzismo come scusa per le loro mancanze.

I bianchi che supportano la gerarchia razziale, d’altro canto, reagiscono in modo relativamente favorevole ad altri bianchi che affermano di essere vittime di discriminazione anti-bianca, ed affermano di essere più disposti ad aiutarli.

Potrebbero anche reagire cercando di diminuire le opportunità per gli altri gruppi razziali. Per esempio, quando i bianchi pensano di essere discriminati, io ed i miei collaboratori abbiamo scoperto che sono meno inclini a supportare politiche di discriminazione positiva (ndt, le quote riservate alle minoranze all’intero delle università e di certe professioni). Affermano di essere più propensi a supportare politiche che aiutino i bianchi, come ad esempio identificare i casi di discriminazione anti-bianca. Non è necessario dire che in una nazione in cui le disparità razziali di educazione, occupazione e salute persistono, una maggiore attenzione alla discriminazione antibianca, unita ad una minore attenzione alla discriminazione contro le minoranze, può soltanto inasprire l’ineguaglianza sociale.

Fonte:

http://www.businessinsider.com/white-people-believe-they-are-under-attack-2017-12?IR=T

INTERVISTA A FRANK KRAMER DEGLI STAHLGEWITTER IN ITALIANO

In allegato al link sottostante ed in formato testo, l’intervista integrale a Frank Kramer, chitarrista della storica band RAC tedesca Stahlgewitter ed attivista identitario, intervista del blog NSrevolt che tratta di argomenti extramusicali. Buona lettura agli interessati

 

intervista frank stahlgewitter settembre 2017

link originale in inglese

http://revoltns.blogspot.it/2017/09/frank-of-stahgewitter-interview.html

1) Ho il piacere di presentare il nostro prossimo ospite, Frank della storica band tedesca Stahlgewitter. Grazie per dedicarci parte del tuo tempo prezioso per rispondere alle mie domande. Puoi presentarti in poche parole?

 

Benvenuto a te e grazie per l’opportunità di far parte della rivista. Sono Frank, 40 anni, padre, musicista, blogger, nazionalista e attivo per la mia nazione da quando avevo 14 anni. Le mie bands sono gli Stahlgewitter e gli Halgadom; in aggiunta ho altri due videoprogetti. Der Dritte Blinckwinkel (il terzo punto di vista) e Multikulti trifft Nationalismus (il multiculturalismo incontra il nazionalismo). Nel primo, esprimo il mio punto di vista su alcune tematiche come nazionalismo, razzismo, genocidio bianco, motivazione; ribatto anche alle bugie dei mass media riguardo al nostro grande concerto Rock gegen Uberfremdung ad esempio. L’altro progetto coinvolge un immigrato nero. Discutiamo dell’immigrazione di massa senza rabbia bensì con rispetto reciproco. I sinistrosi ed i mass media cercano di boicottare questo progetto, perché distrugge lo stereotipo secondo il quale i nazionalisti sono stupidi e pieni di odio. Chiunque capisca il tedesco può guardare il mio blog. Qui potete trovare tutti i miei video ed i miei articoli.

https://derdritteblickwinkel.wordpress.com/

 

  1. Come è iniziato tutto? Quando e come hai conosciuto Gigi e deciso di formare un gruppo?

Quando avevo 14 o 15 anni avevo una one-man-band chiamata Volkstroie. Un camerata mi chiese se ero interessato ad una nuova band con il cantante dei Saccara. Mi piacevano i Saccara e la voce di Gigi, quindi fondammo la band nel 1995 e rilasciammo il nostro primo CD Das eiserne Gebet 1994.

  1. Qual è l’origine del nome della band? C’entra con il romanzo scritto dall’ufficiale tedesco Ernst Junger sulla Prima Guerra Mondiale inittolato In Stahlgewittern?

Sì, hai centrato. “Tuono d’acciaio” significa proiettili, bombe e qualunque cosa che uccida il nemico in una guerra.

 

 

  1. Parlami del vostro primo album, Das eiserne Gebet. Non avevi quasi esperienza come musicista a quel tempo (1996) e da quanto ricordo fu registrato con una drum machine e la maggior parte delle canzoni iniziavano con la stessa intro?

Usavo la drum machine per il mio primo progetto Volkstroie. Non eravamo davvero una vera e propria band, eravamo solo io e Gigi, quindi abbiamo fatto questa scelta. Non era proprio il meglio, quindi per tutti gli altri CD abbiamo usato un batterista reale.

  1. La band ha mostrato un grande miglioramento con l’album successivo, Germania (1998), che secondo molti fans è ancora uno dei migliori album della scena tedesca. Cosa ha causato questa rapida evoluzione degli Stahlgewitter?

Grazie per le tue parole! Ci dovrebbe essere evoluzione in tutto. Io e Gigi ascoltavamo moltissima musica metal, ed è per questo che la nostra musica è diversa da quella della maggior parte delle bands RAC. Perché tutta questa differenza fra i nostri primi due CD? Non lo so, ma è bello che tu e il nostro pubblico l’abbiano riconosciuta.

  1. Da quanto so tutti i vostri album sono stati messi all’indice dalle autorità Tedesche. Qual è il motivo per questo? Puoi spiegare ai lettori non tedeschi la radice di questa censura?
    Solo l’album Hohelied der Herkunft non è vietato. Abbiamo il sostegno di due o tre avvocato che controllano i nostri testi. Ma questa non garantisce di evitare problemi perché tutto dipende dalla decisione della pubblica accusa. Interpretano che alcune delle nostre parole potrebbero diffondere odio contro qualcuno o che dichiariamo di non avere un approccio così negativo per quanto concerne la Seconda Guerra Mondiale, e questo è vietato qui. È pazzesco. Nessun’altra nazione nel mondo, a parte l’Austria, ha delle leggi così stupide.

 

 

 

 

 

 

 

  1. Mi parli dei problemi che hanno riguardato te e gli Stahlgewitter per quanto concerne i Servizi Segreti Tedeschi? Quante unità vengono dispiegate nella lotta contro il cosiddetto “estremismo di destra”? Quando è stata l’ultima volta che hai avuto a che fare con essi?

Per molto tempo abbiamo dovuto subire perquisizioni e la mia chitarra fu confiscata dalla polizia, ma non siamo stati condannati. Hanno cercato di intimidirci, ma questo è impossibile. Devo dire che è da molto tempo che non ho problemi con le autorità, perché rilasciare un album richiede tempo, e la nostra ultima release è del 2013.
Il mio ultimo problema per “supportare un gruppo criminale” è stato quando ho messo un banner del mio negozio online nel forum Thiazi. Era il più grande forum “di destra” in Germania. Per avere discusso argomenti vietati in questo forum, il fondatore fu accusato di “fondare un gruppo criminale”. Ho dovuto pagare 900 € perché la pubblica accusa non aprisse un processo contro di me. Se avessi rifiutato di pagare, avrei dovuto viaggare a Rostock, una città della Germania Est, ad ogni udienza. A causa del mio lavoro, non potevo permettermelo, sia come tempo che come logistica. Quindi ho pagato i 900 € e ho ricevuto un grande supporto dai miei camerati, dato che hanno raccolto la maggior parte dei soldi per me. Molte grazie a questa Volksgemeinschaft (Comunità Popolare).

  1. Passiamo alla parte sociale e politica dell’intervista. So che la libertà d’espressione è alquanto limitata in Germania, quindi sentiti libero di ignorare ogni questione che tu possa trovare inappropriata o che pensi ti possa causare problemi legali in Germania. Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte, morto quest’anno, ha scritto un libro che riguarda la cosiddetta “Industria degli Immigrati” in Germania. Sei d’accordo che tale industria esiste?

Sì, sicuramente! Vi è un’agenta nascosta delle ONG e di altre parti di questa industria dell’immigrazione, come la commissione EU. Ma in realtà non è nascosta alle persone, che possono fare delle ricerche e leggere. Le Nazioni Unite la chiamano “immigrazione di sostituzione”. Lo scopo è riempire l’Europa di non-Europidi in modo che i consumatori possano salvaguardare l’incessante crescita del capitale e dell’economia. L’altro scopo è distruggere la nostra razza con la mescolanza razziale. Se non vi è un popolo omogeneo, non vi è una comune origine né un concetto di stato-nazione e quindi è più facile smantellare completamente i confini.

 

  1. Non posso evitare di fare una domanda sull’attuale situazione in Germania. Qual è il motivo di questi enormi flussi immigratori illegali? Qual è il ruolo della Merkel in questo? Pensi che lei abbia un reale impatto in questo processo o che sia manipolata da fattori esterni globali?

La Germania oggi non è una nazione sovrana. I cosiddetti politici sono come pupazzi nelle mani delle grandi banche, delle forze economiche e di una rete di ONG e lobbies che tirano i fili. La Merkel è anche lei una schiava di queste reti, come ogni politico prima di lei ed ogni politico che seguirà i suoi passi. Questa è la principale ragione per la quale dobbiamo cambiare l’intero sistema! La situazione è pessima. Dal 2015 abbiamo avuto più di 2 milioni di immigrati arabi e negroidi. L’80% di loro sono giovani uomini. Ogni giorno stuprano donne e bambine tedesche, c’è un’escalation di violenza e devastano il nostro sistema sociale. Tuttavia il principale problema non sono questi immigrati, bensì i democratici che li invitano e che li supportano dando più diritti a loro che alla popolazione autoctona. Un esempio: ci sono alcuni casi in cui gli immigrati bruciano la propria residenza per richiedenti asilo perché vogliono vivere in un altro posto. In questi casi gli immigrati non vengono puniti in alcun modo. È successo che un uomo tedesco ha dato fuoco ad una casa vuota in procinto di diventare una residenza per richiedenti asilo. Non voleva crimine, stupri e violenze nella sua città. È stato condannato a 2 anni di carcere per questo. Quando un immigrato stupra una donna tedesca o una bambina, il più delle volte evita la prigione. La motivazione è che gli immigrati non sanno come ci si comporta in Germania in quanto hanno una cultura diversa! Nei fatti, abbiamo leggi razziali antitedesche. I politici sono contro il popolo Tedesco. Il più grande genocidio nella storia!

  1. Quale sarà l’impatto di questi cosiddetti rifugiati per il sistema sociale ed economico Tedesco nei prossimi anni? Come vedi la Germania nel 2050?

Il nostro sistema sociale collasserà, e se non cambiamo questa situazione la popolazione Tedesca sarà una minoranza nella nostra stessa nazione. I cosiddetti rifugiati hanno anche il diritto di portare le loro famiglie in Germania. Quindi, 2 milioni diventeranno 8 o 9 milioni. Ma dobbiamo combattere contro questo genocidio e non ci arrenderemo mai.

 

 

 

  1. Per favore, puoi commentare i recenti eventi ad Amburgo, durante l’incontro annuale del G20? Perché le autorità permettono questo vandalismo e questa violenza ai sinistroidi e agli anarchici? Quanti dei manifestanti violenti arrestati è arrivato ad affrontare un processo?

Da quanto ne so non vi è stata nemmeno una singola condanna! I motivi sono semplici, il 70% dei giornalisti tedeschi si dichiara di sinistra o di estrema sinistra. Quindi i mass media copriranno la violenza reale e cercheranno di banalizzare la brutalità. La SPD (Partito Democratico Sociale) è il più forte partito ad Amburgo. Vi sono molte connessioni fra il SPD e i gruppi di sinistra violenti come gli Antifa o i Black Blocks. Un altro fatto importante è che i democratici hanno bisogno di questi estremisti di sinistra nella lotta contro di noi, ed è per questo che non vengono perseguiti. Spero che la polizia riconosca il vero nemico e sceglierà di stare dalla parte giusta quando verrà il tempo.

  1. Qual è la tua opinione sulle sottoculture all’interno del movimento Nazionalista in Germania? Sono utili per avere un maggiore supporto dai giovani o, al contrario, ci rendono più difficile diffondere le nostre idee al di fuori di questi movimenti sottoculturali specifici? Sei mai stato uno skinhead?

No, non sono mai stato uno skinhead. Sono stato nella scena Black Metal per molti anni. Non sono contro le sottoculture, ma non dovrebbero essere la cosa più importante per noi. Ci sono troppi ingredienti negativi come l’alcol, le feste e l’indisciplina. Ci sono sottoculture per 20 o 30 anni, ma la nostra cultura germanica, romana o slava ha migliaia di anni. Questo dovrebbe essere importante per noi. E sì, quando ci focalizziamo solo sulle sottoculture limitiamo la diffusione della nostra visione del mondo.

  1. Da persona presente nel movimento da più di 20 anni, cosa pensi delle persone presenti nella scena nazionalista tedesca? Come è stata l’evoluzione a partire dagli anni ’90?

Il movimento ha attratto molte persone e durante questa invasione di massa abbiamo raggiunto tipologie di persone che prima non stavano con noi. Più tipologie di persone generano un maggiore conflitto all’interno del movimento, e questo è un fatto triste. Ma sono sicuro che questi conflitti saranno messi da parte quando i tempi saranno più duri. Dobbiamo capire che non è l’ego ad essere importante, ma solo la comunità.

 

  1. Quanti di essi sono attivisti reali e quanti sono interessati solo all’estetica, al bere ed al divertimento?

Un fatto triste è che si riuniscono più persone per un concerto che per una manifestazione. Ma bisogna fare dei distinguo fra “scena” e “movimento”. La scena è “estetica e divertimento”, il movimento è la reale visione del mondo. Ma la maggioranza non ha niente da dire quando manca lo spirito.

  1. Segui qualche squadra di calcio locale? Come vedi la scena Hooligan in Germania? E’ un buon modo per essere pronti alla battaglia o è uno spreco di energie che è meglio preservare per combattere il Sistema?

Non seguo il calcio. Per me, è solo roba commerciale e multiculturale. Combattere quacuno perché tifa un’altra squadra è una cosa senza senso per me. Sì, può essere un allenamento per combattere. Ma ci sono così tante gangs, spacciatori ed altra feccia che meriterebbe maggiormente un “terzo tempo” ah ah.

  1. Cosa puoi dirci sulle relazioni fra nazionalisti Tedeschi e nazionalisti Polacchi? Per molti anni c’è stata ostilità fra di loro, ma negli ultimi anni sembra che la situazione stia migliorando.

Personalmente non ho contatti con i nazionalisti polacchi. Sicuramente c’erano problemi, a causa delle nostre difficili relazioni durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma penso che oggi abbiamo tanti problemi molto più importanti. C’è un genocidio in corso contro tutti i popoli bianchi e dobbiamo combattere insieme contro di esso. Non importa se vieni dalla Russia, dalla Germania, da Polonia, Bulgaria, Svezia o qualunque altra nazione bianca. Siamo uniti dal nostro destino nel mondo moderno con tutti i suoi sintomi di declino.

  1. Di recente ti si è visto su un canale youtube a discutere di vari argomenti con un reporter di origini Africane. Qual è lo scopo di questo progetto e perché hai scelto di collaborare con un negroide? Qual è il riscontro da parte del pubblico?

Ci siamo incontrati ad una manifestazione di Pegida a Colonia, nel Febbraio 2016. L’assalto sessuale di massa di Capodanno contro le donne tedesche era la ragione di tale manifestazione. Voleva sapere di più delle persone che erano a favore e contro Pegida. Si è avvicinato a noi e voleva parlare. Molti di noi pensavano volesse provocare, perché era negroide, come i rifugiati criminali. Quindi non è stato facile per lui.

L’ho visto, gli ho chiesto che cosa voleva sapere e gli ho esposto i motivi per cui stavo partecipando alla manifestazione e quello che volevo cambiare. Non sapevo che era abbastanza famoso a Colonia, perché mentre si presentava mi sembrava un intrattenitore. Ha organizzato eventi insieme a VIPs, uomini d’affari e artisti, chiamandoli “connettiti e celebra”; in questi eventi, ad esempio, le persone si possono conoscere. Ha fatto un video della nostra conversazione e l’ha messo sul suo canale Youtube. È stato assolutamente corretto e non ha alterato il contenuto delle mie risposte, come è pratica usuale con gli altri cosiddetti giornalisti. Ho commentato sotto il suo post facebook con il video e gli ho detto che è una persona corretta; l’ho invitato a farsi intervistare per il mio blog e lui ha accettato. È stata un’intervista molto lunga. Dopo l’intervista, ci siamo incontrati ancora a Colonia e ci siamo reciprocamente spiegati cosa pensiamo della situazione, dell’immigrazione di massa e della Germania in generale. Dopo il nostro incontro, mi ha chiesto se volevo fare un film con lui con tutta la storia dei nostri incontri. Ho accettato e quindi abbiamo fatto il primo video. Mi ha chiesto qual era la mia visione del mondo e gliel’ho spiegata. È stata una situazione dalla quale abbiamo entrambi tratto vantaggio. Nana Domena, così si chiama, ha potuto dimostrare che è un vero professionista, in grado di parlare con un Nazionalista Bianco, ed io ho avuto la possibilità di parlare liberamente della mia visione del mondo, specificando che il Nazionalismo non ha niente a che vedere con la violenza gratuita. Quindi abbiamo iniziato questo progetto di libertà di parola. I sinistrosi e il sistema ha cercato di distruggere il nostro progetto, dal momento che non si adatta agli stereotipi che i mass media diffondono su di noi. Il riscontro dal pubblico è stato assolutamente fantastico! I commenti sotto il video mostrano il rispetto per noi e per il nostro video da parte di diverse tipologie di persone. Alcuni stranieri, residenti da tempo in Germania, sono anch’essi contro l’invasione, così come le persone normali ed i camerati. Ricevo molti messaggi telematici da persone che hanno visto per la prima volta un Nazionalista che può spiegare il suo punto di vista senza tutta questa stigmatizzazione negativa. Ci sono stati solo alcuni individui di sinistra che hanno attaccato Nana perché “ha dato la possibilità ad un Nazi di fare propaganda razzista”. E solo una manciata di camerati non sono riusciti a capire perché ho parlato con un negroide. Lo dico ancora: non odio le altre razze, ogni razza ha il diritto di esistere, di sicuro nel proprio continente e o nella propria nazione. E sì, sono contro la mescolanza razziale e l’invasione straniera. Ma non cambiamo niente quando ci scontriamo con gli invasori. La radice del male è il sistema democratico/plutocratico. Ho detto a Nana che dovremmo rispedire migliaia di cosiddetti rifugiati alle loro nazioni per vivere in pace. Abbiamo parlato della differenza delle razze in medicina e nei tratti culturali.

Gli ho detto che un arabo non può diventare un Tedesco, come io non potrò mai diventare un Giapponese. Abbiamo parlato di questi argomenti in modo rispettoso, senza rabbia né odio. La cosa speciale è che un negroide ed un Nazionalista Bianco abbiano fatto ciò, e non vi è mai stato un progetto simile. Ok, negli USA David Duke ha parlato con un negroide in TV, ma in Europa questa è una novità e molti camerati supportano questo progetto.

  1. Quali sono le altre tue attività su internet? Parlaci dell’altro tuo video blog chiamato Der Dritte Blickwinkel.

Dopo il mio progetto con Nana Domena, ho ricevuto molte domande sul Nazionalismo, sul Razzismo e sull’Identità. Quindi ho trasformato il mio blog in un vlog, un video blog, e ho fatto dei video per spiegare la mia visione del mondo. Un video parla dei motivi per cui si deve continuare la battaglia, mentre un altro è sul realismo razziale; vi è anche un video sui Servizi Segreti che supportano il terrorismo, e così via. Nel futuro inviterò un vero studio cinematografico e discuterò di diversi argomenti con altri nazionalisti.

  1. Ritornando alla musica, dicci alcune parole sull’altra band in cui suoni, gli Halgadom. Come puoi descrivere il loro stile ed i temi principali trattati nei loro testi?

Halgadom è una forma di espressione per i miei aspetti filosofici e pagani. I testi parlano di mitologia germanica e sono filosofici. Alcuni album sono Pagan Metal, altri sono Neofolk. Io suono la chitarra, compongo le canzoni e canto nelle canzoni Neofolk.

  1. Qual è la tua opinione sulla nuova tendenza chiamata NS Rap?

Ogni generazione ha la sua musica di protesta. Uomini come noi hanno avuto il Rock o il Metal, i giovani di oggi preferiscono il Rap o l’Hip Hop. In realtà non fa per me questa musica ma credo che possa essere un modo per raggiungere i giovani se i testi sono dalla nostra parte.

  1. Qual è stato il motivo dei così pochi concerti live degli Stahlgewitter negli anni passati?

Gli Stahlgewitter siamo solo io e Gigi, e viviamo lontani l’uno dall’altro. Non proviamo insieme come le altre bands. Io registro i riffs a casa con il mio PC, poi li mando a Gigi e lui mi dice quali sono utili. In questo modo creiamo canzoni. E quando lavori in questo modo non è facile fare concerti. L’altra ragione è che i concerti live non fanno molto per me.

 

  1. Cosa possiamo aspettarci dagli Stahlgewitter nel futuro prossimo? Nuovi concerti o un nuovo album?

Quando ho del tempo libero, creo nuovi riffs con la mia chitarra. Ma il tempo libero è raro, quindi mi dispiace, non posso dire niente con certezza.

  1. Alcune bands tedesche come Exzess, Heiliger Krieg e Lunikoff Verschwörung hanno già suonato in Bulgaria. Accetterai un invito per un concerto nella mia nazione?

    Grazie per l’invito, ma non suono live. Creo le canzoni con Gigi e registriamo l’album, ma non ho tempo per i concerti. La mia famiglia, il lavoro, lo sport, i miei progetti video, il mio negozio online e molti messaggi telematici e lettere riempiono le mie giornate. Per i concerti devi chiedere a Gigi. Ha alcuni musicisti session per i concerti.
  2. Grazie per le tue risposte, Frank. Hai qualche messaggio finale per i lettori del blog?

Ti devo ringraziare per le tue domande interessanti. Noi europei viviamo in un periodo molto importante. Noi decidiamo se l’Europa resterà un continente di persone bianche o se la nostra grande Europa precipiterà in un abisso oscuro senza futuro per le prossime generazioni. Dobbiamo stare uniti e costruire la fortezza Europa.

 

 

RAZZISMO E POSSESSI COLONIALI (Lidio Cipriani – 1938)

In allegato al link sottostante in formato PDF l’articolo RAZZISMO E POSSESSI COLONIALI di Lidio Cipriani, tratto dal terzo numero del primo anno del periodico LA DIFESA DELLA RAZZA del 5 Settembre 1938.

razzismo e possessi coloniali – Lidio Cipriani – 1398

Di seguito il testo integrale. Buona lettura agli interessati.

Niente, meglio del razzismo, giustifica i possessi coloniali in Africa. Anche senza dar valore a qualsiasi altro dato, basta a provarlo l’atteggiamento attuale degli Africani verso la loro terra. Giova ripeterlo: essi non danno affidamento di riuscire mai a incivilirsi nel senso inteso da noi; quindi non capiranno mai quanto c’è da fare per sfruttare a vantaggio dell’umanità le immense risorse naturali che avrebbero a portata di mano. Non è giusto che mentre il mondo ne abbisogna, quelle risorse giacciano inutilizzate per rispettare una simile situazione; e piuttosto esse conferiscono il diritto alle nazioni civili di agire in Africa onde metterle in valore per il benessere universale. Certo, questo non autorizza a soprusi o ad atti inumani verso gli originari occupatori del suolo; all’opposto, è doveroso farli partecipare ai benefici creati sul posto dall’impulso di cui son portatori i coloni. Ma è inutile nutrire illusioni e sprecare tempo, denaro ed energie, come tanti vorrebbero, in grandi cure redentrici, perchè resulterebbero sproporzionate agli effetti. Gran parte della legislazione coloniale dovrebbe, anzi, senza indugio variarsi in rapporto a ciò che l’Africano realmente possiede in fatto di doti psichiche e di progresso verso la nostra civiltà. Intanto dobbiamo sgombrare la nostra mente da utopie come quella sul sorgere di stati negri indipendenti che un giorno dovrebbero sorprenderci creando da sè eserciti di terra e di mare, tribunali, università e officine. Chi lo sostiene evidentemente non ricorda che già l’Africa tentò di fondare potentati indigeni ma che tutti scomparvero per mancanza di civiltà propria. In vari libri miei cercai di dimostrare perchè tali creazioni non potranno sussistere mai e le ragioni naturali, ogni giorno più acute, vietanti in maniera recisa agli Africani di sviluppare industrie o anche soltanto un’agricoltura estese poco oltre i loro immediati bisogni. Dissi pure da anni che sulle razze africane pesa un imperativo biologico da cui son rese sempre meno atte non solo ad assimilare una civiltà straniera un po’ elevata, ma perfino a serbare la propria; che è infondato, perciò, pretendere l’ascesa evolutiva di genti trascinate al tempo stesso alla decadenza da invincibili cause congenite.

 

 

Tanto dura verità non è smentita da nessuno degli argomenti portati dai contradditori: fra i vari, quello della mirabile struttura di parecchie lingue africane a prova del notevole potere innato di logica degli indigeni. Nel fatto è, all’opposto, un altro indizio del regresso verificatosi negli Africani. Si ha appunto, fra essi, l’esistenza di lingue a struttura sproporzionatamente superiore a quella da attendersi osservando la loro presente cultura. Benchè divenuti oggi incapaci a crearsi un istrumento tanto perfetto come la lingua di cui si servono, riescono però ad adoperarla con facilità e a mantenerla attraverso le generazioni. Valga un esempio: i Negri della Guiana, fuggiti nel 1718 ai padroni, usano ancora nella loro comunità, insieme alle parlate originarie, il portoghese imparato in schiavitù. Niente radicò invece delle maniere europee di cui vennero a conoscenza, mentre ricostruirono parecchio della cultura africana. Per usare un vecchio confronto dirò che le lingue africane appariscono talora una stonatura e quale un manto sfarzoso sopra un abito a brandelli. Esse provano non la mentalità attuale degli Africani, ma quanto i loro antenati li superavano. La memoria non comune di coteste genti, mentre permise di tramandare per secoli le lingue del passato, le aiutò anche nell’insistere in speciali modi di vita. Osservatrici come sono per natura, di animali, piante e indizi vari, riescono a trarre profitto da particolari che sfuggono all’attenzione dei Bianchi perchè attratti da interessi diversi. Di conseguenza il Bianco è inferiore al Nero nella vita di foresta: donde il senso di disagio e la tendenza del primo a supplire con l’intelligenza ove altre doti non bastano, e la piena soddisfazione del secondo a parità di condizioni. Differenze innate del genere contribuirono forse a spingere le razze sulla via dei progresso, o viceversa a mantenerle in stasi senza desiderio di uscirne. Per le accennate e tante altre ragioni apparisce illogico lasciare l’Africa agli Africani: abbandoneremmo, così, un immenso deposito di ricchezze in cui sarebbe invece colpevole non attingere a fondo. Si pensi che non poche delle cose usate da noi si ottengono solo, o soprattutto dall’ Africa. Fra le più pregiate, poi, molte sono quasi esclusività africana. Così i diamanti che brillano nelle vetrine dei gioiellieri provengono in gran parte dal suolo di Kumberley; e l’oro, in quantità da non credersi, esce ogni anno dai filoni del Rand a Johannesburg.

La gomma e gli oli vegetali con cui tanto sapone è fabbricato, costituiscono pure abbondanti prodotti dell’Africa. Lo zucchero, il caffè, il cotone e i legni preziosi vi prosperano a meraviglia, mentre bestiame in gran numero pascola nelle sue sterminate praterie. Dà manufatti in entità trascurabile, ma le materie prime già fornite da essa hanno importanza tale da influire sul benessere di qualsiasi nazione: questo, seppure molto e molto resti ancora da fare! In quanto a commerci, la sola Colonia del Capo ha un movimento annuo di importazioni e di esportazioni sui 17 miìiardi di lire italiane; l’Africa Orientale Inglese, benchè appena ai primordi del suo rendimento agricolo e minerario, supera i tre miliardi. Per altre colonie africane le cifre non sono dissimili. Dia ciò idea della portata economica, sociale e politica della situazione africana e del dovere nostro di favorirne gli sviluppi. Possiamo farlo senza bisogno di ricorrere alle sfrontate menzogne, care negli ambienti ufficiali di certi paesi. Difatti, una volta riconosciuta ed affermata l’impossibilità palese degli Africani al progresso, è il caso di disfarsi della vecchia retorica a sfondo altruistico, copertina di sentimenti e principi non umanitari come quelli annunziati, ma egoistici. Di una maggiore, anzi piena sincerità se ne avvantaggeranno molto i programmi coloniali e in ultima analisi il rendimento delle colonie. Fino ad ora, il bandire la necessità dell’andata in Africa dei Bianchi per redimere e incivilire i Negri fu una sublime affermazione, ma stando alla successione degli eventi essa fu pari ad una mistificazione. In Africa il Bianco vide una terra di fertilità prodigiosa e di ricchezze da favola trascurate dai Negri, per cui pensò di carpirle. Nessun mezzo fu risparmiato per raggiunger lo scopo: intere regioni furono spopolate quando gli indigeni resistettero, aree vaste vennero occupate cacciandone o riducendone servi i primitivi abitanti. Malattie, sventure e miserie mai conosciute in precedenza divennero gli apporti principali di cui i Bianchi gratificarono i Negri nel presunto aiutarli ad ascendere verso la civiltà, mentre i secondi erano il migliore ausilio ai primi nel raggiungimento delle loro mire. Così, ognuna delle antiche imprese coloniali si risolse in Africa in una spogliazione, talora inumana, degli indigeni.

 

 

Per convincersene basta rivedere la storia della prima occupazione portoghese delle coste occidentali del continente; le atrocità degli Olandesi e degli Inglesi e la provocata estinzione degli aborigeni nel Sud Africa; il traffico orrendo iniziato dai Portoghesi e dagli Spagnoli e continuato per secoli dagli Inglesi per fornir l’America di schiavi negri. Dopo lungo esperimento, nessuno può disconoscere l’avere gli Africani risentito dalla civiltà un danno mai compensato da corrispondenti vantaggi, l’aver essi subìto molti soprusi e ridotta la loro antica ingenua letizia. Eppure è ineluttabile l’azione colonizzatrice e un afflusso sempre maggiore di Europei in Africa. La dottrina razzista autorizza a dire in proposito la verità senza ipocrisie: gli Europei dominano in Africa perchè hanno il dovere e il diritto di farlo. Milioni e milioni di essi, così, troveranno là il loro avvenire. Calorose affermazioni dei parlamenti britannico e francese pretendono invece che il futuro dell’Africa sia riserbato massimamente agli indigeni. Vana speranza che ha tutta l’aria di momentanea consolazione di fronte alla scarsità, ogni giorno più acuta, di proprio materiale umano da lanciare nel mondo per parare la concorrenza altrui. Gli Africani non potranno mai meritare tanta importanza, né alcuna regione del continente avrà mai una popolazione indigena capace di fare da sé anche solo parzialmente quanto ne concerne lo sviluppo. Non ripeto qui le ragioni, da me dette in molte occasioni, sul significare “l’Africa agli Africani” soltanto un ritorno se non un rincrudire della secolare barbarie propria dell’anteconquista europea; della necessità, quindi, che quel grido divenga “l’Africa agli Europei”. Se non altro, lo richiede a gran voce il benessere del mondo civile. Frattanto, se consideriamo di 150 milioni la popolazione indigena, e la cifra è forse eccessiva, ammettiamo che l’Africa ospita meno di un dodicesimo degli uomini del mondo, mentre la sua superficie è più di un quinto della terra emersa. Ove in India vivono 360 milioni di persone, nelle fertili colonie equatoriali inglesi dell’Africa, pari per superficie ad oltre metà dell’India, se ne hanno appena 12 milioni. Il Continente Nero difetta quindi di popolamento, nè le cause sono soltanto climatiche. II Sahara nel nord e il Kalahari nel sud ostacolano, è vero, la permanenza dell’uomo, ma anche altrove si hanno deserti o comunque zone che ve la limitano in misura uguale o superiore.

Calamità quali la malaria, la febbre gialla, la malattia del sonno e svariate epidemie devastarono talvolta intere regioni, ma oggi sono vinte in maggioranza. Nondimeno gli indigeni solo in rari luoghi aumentano di numero. Le cause ne saranno rimosse col diffondersi dei miglioramenti che l’uomo bianco deve volere per motivi di civiltà e perché ha tutto da guadagnare dal moltiplicarsi, anche il più vertiginoso, delle razze locali. Benchè si sia ancor lungi dal poter dire il continente un paradiso in ogni sua parte per gli Europei, oltre tre milioni di essi vi si sono stabiliti e vi generano figli sani e robusti. Non dimentichiamo, però, che per alcune zone l’incremento numerico dei Bianchi è ostacolato da ragioni di clima; ovunque, poi, il successo economico dei coloni è legato alla presenza sul posto di mano d’opera indigena. Ammesso quindi, perchè inevitabile, uno stragrande accrescersi della popolazione bianca in Africa, nessuna parte del continente potrà mai divenire in totalità un paese bianco. A questa ferma certezza è necessario ispirare i nostri programmi coloniali. Nei riguardi degli Africani, poi, va abbandonato ogni ambiguo atteggiamento, secondo il razzismo ci permette dignitosamente di fare, per sostituirlo con la più limpida sincerità: sempre buona compagna nelle maggiori imprese.

 

RAZZISMO BIOLOGICO E SCIENTISMO. (Guido Landra, 1942, la Difesa della Razza).

In allegato al link sottostante il PDF dell’articolo in oggetto, pubblicato su “La Difesa della Razza” del 5 Novembre 1942.(titolo completo: RAZZISMO BIOLOGICO E SCIENTISMO.
Per la Scienza e contro i melanconici assertori di un nebuloso spiritualismo)

Si tratta di alcuni pareri espressi all’epoca della polemica fra “razzisti scientisti e biologici vs spiritualisti” che già imperversava in Italia in epoca fascista.

Data la delicatezza dei temi l’autore del blog precisa che questa pubblicazione è a solo scopo storico/conoscitivo. L’autore del blog non esprime giudizi di alcun tipo su alcuno dei concetti espressi in tale articolo lasciando al lettore la libertà di farsi la sua idea.

L’articolo era disponibile sul web al link indicato nella prima pagina del PDF.

Buona lettura

Razzismo biologico e Scientismo, Guido Landra, 1942