Gli ultimi giorni del mondo bianco – Anthony Browne, 03/09/2000 – The Guardian

Gli ultimi giorni del mondo bianco

“Siamo vicini ad uno spartiacque globale, un’epoca in cui i bianchi non saranno più la maggioranza nel mondo sviluppato, UK inclusa”, afferma Anthony Browne.

Autore: Anthony Browne, 03/09/2000

 

E’ stata una notizia ed una non notizia; la più significativa pietra miliare in uno dei cambiamenti più profondi che ha coinvolto gli USA nel secolo scorso, ed al tempo stesso un non evento. La settimana scorsa l’ufficio del censimento ha pubblicato delle statistiche che dimostrano che i bianchi non-ispanici sono il 49,8% della popolazione della California.

I Bianchi Anglosassoni sono già una minoranza alle Hawaii e nel District of Columbia. Ora essi sono una minoranza etnica nello stato più popolato della nazione, quello che è di solito maggiormente identificato con il Sogno Americano.

“E’ la mia speranza: che noi tutti possiamo vedere la diversità del nostro stato come un motivo per festeggiare e non per preoccuparsi”, ha affermato il governatore in carica della California, Cruz Bustamente, un Latino. Robert Newby, un commerciante bianco che vive a Losangeles da 40 anni, conferma il suo ottimismo: “Questo conferma quello che molti di noi hanno pensato per anni. Sono molto felice per il fatto che qui vi siano più immigrati; complessivamente, lavorano duramente e noi abbiamo più denaro da spendere”.

Nel recente 1970, 8 Californiani su 10 erano bianchi. Spinti da tassi di immigrazione record dall’inizio dell’ultimo secolo e tassi di natalità più alti, le popolazioni Asiatiche e Latinos della California sono aumentate di quasi un terzo dal 1990. Allo stesso tempo, con immigrazione limitata e bassi tassi di natalità, la popolazione di bianchi non ispanici è diminuita del 3%. Entro il 2040, ci si aspetta che gli ispanici diventino la maggioranza dello stato.

Si pensa che il resto dell’America vada nella direzione in cui va la California. Ad oggi il 72% della popolazione USA è composta da bianchi non ispanici; L’ufficio del censimento degli USA prevede che essi diventeranno una minoranza fra il 2055 e il 2060.

Non a tutti piace il nuovo volto dell’America. Gli estremisti di destra bianchi prevedono la disgregazione degli USA. Thomas W. Chittum, un veterano della Guerra del Vietnam che vive in New Jersey, afferma nel suo libro “Civil War Two” che gli USA, come la Jugoslavia, si disgregherà in nuove nazioni su base etnica. “L’America è nata nel sangue, l’America è cresciuta nel sangue, l’America si è nutrita con il sangue ed è diventata un gigante, e l’America affogherà nel sangue”, afferma Chittum.

I separatisti hanno creato gruppi come gli Americani per l’Autodeterminazione. Uno dei fondatori, Jeff Anderson, afferma: “Noi suggeriamo che gli USA vengano divisi in stati per neri, bianchi, ispanici e così via, inclusi anche stati multirazziali per chi voglia continuare questo esperimento. Ora è tempo di iniziare una qualche sorta di dialogo multirazziale riguardo il separatismo, prima che scoppi una tempesta di violenti conflitti razziali”.

 

Le sabbie mobili degli USA riflettono cambiamenti più profondi e molto controversi in altre parti del mondo. È un’area che pochi demografi osano trattare per paura di essere accusati di razzismo. “Non puoi cirtarmi – una parola fuori posto ed io finisco dalle stelle alle stalle” afferma un accademico. “Qualunque cosa tu dica, sei considerato razzista”.

Lo scorso millennio è stato più di ogni altra cosa l’epoca dei Bianchi. Solo 500 anni fa, pochi si erano avventurato fuori dalle proprie patrie Europee. Poi, con alcune azioni di genocidio a liberare la strada, si stabilirono in Nord America, Sud America, Australia, Nuova Zelanda e, in misura minore, Africa del sud.

Tuttavia ora, in giro per il mondo, i bianchi sono in declino per quanto riguarda le proporzioni fra popolazioni. Le Nazioni Unite raccolgono e producono una vasta gamma di statistiche sulla popolazione, ma non producono niente per quanto riguarda la razza o l’origine etnica. Invece alcune nazioni raccolgono le proprie statistiche sull’etnicità. In Europa, solo l’UK e l’Olanda lo fanno.

Comunque, gli Stati Generali dell’ONU sulla popolazione mondiale del 1999 avevano previsto che il 98% della crescita della popolazione mondiale entro il 2025 avverrà nelle regioni meno sviluppate, soprattutto in Africa e Asia. Il motivo più significativo per questo trend è il fatto che le nazioni ricche abbiano tassi di natalità inferiori: in 61 nazioni, specialmente quelle ricche, i popoli non sono più in grado di avere abbastanza figli per rimpiazzarli.

Nel suo Profilo delle Popolazioni del Mondo del 1988, l’ufficio statistico degli USA aveva previsto che entro la seconda decade di questo secolo la crescita netta della popolazione mondiale sarà interamente nelle nazioni in via di sviluppo. “Il futuro della crescita della popolazione umana è stato determinato e sta avvenendo a causa delle nazioni più povere”.

Il centro di gravità globale sta cambiando. Nel 1900 l’Europa aveva un quarto della popolazione mondiale, e tre volte quella dell’Africa; si prevede che entro il 2050 l’Europa avrà solo il 7% della popolazione mondiale, e un terzo di quella dell’Africa. L’invecchiamento ed il declino delle popolazioni di nazioni soprattutto bianche ha previsto previsioni per una maggiore immigrazione da parte di popolazioni più giovani ed in crescita numerica provenienti dalle nazioni in via di sviluppo per compensare il deficit.

L’anno scorso l’immigrazione netta in UK ha raggiunto le 185.000 unità, un record nella storia. Il Ministro dell’Immigrazione, Barbara Roche, ha annunciato di recente dei piani per attrarre immigrati per compensare specifiche carenze di competenze, come quella nell’industria dei computer.

Il mese scorso Edmund Stoiber, presidente della Bavaria, nella Germania meridionale, afferma che i Tedeschi debbano fare più figli o, in alternativa, accogliere più immigrati. “Stiamo facendo troppi pochi figli, in grado preoccupante; il loro significato è riconosciuto in modo scarso”, afferma. Le sue affermazioni riecheggiavano quelle di un suo sodale Cristiano Democratico che quest’anno, in precedenza, era in testa ad una manifestazione intitolata “Bambini, non Indiani”.

In UK il numero di cittadini delle minoranze etniche è cresciuto da alcune decine di migliaia negli anni ’50 a più di 3 milioni, circa il 6% della popolazione totale. Mentre il numero di bianchi è virtualmente statico, i tassi di fertilità più elevati e l’immigrazione netta fa crescere il numero delle minoranze etniche dal 2 al 3% all’anno.

Un demografo, che non vuole essere citato per paura di essere apostrofato come razzista, afferma: “E’ una questione di pura aritmetica che, se non succede nient’altro, i non-Europei diventeranno una maggioranza ed i bianchi una minoranza nell’UK. Questa sarebbe probabilmente la prima volta in cui una popolazione autoctona diventi volontariamente una minoranza nella sua patria storica.

Lee Jasper, consulente per le relazioni razziali del Sindaco di Londra, Ken Livingston, prevedeva un futuro simile. Egli dice a The Observer: “Dove va l’America, l’Europa segue 30 anni dopo. C’è la possibilità che i bianchi diventino una minoranza in alcune nazioni Europee.

In UK, ed è quasi certo che accada a Londra, ed in un futuro relativamente vicino. “Al momento le minoranze etniche sono circa il 40% a Londra. Le statistiche demografiche ci mostrano che i bianchi a Londra diventeranno una minoranza nel 2010”, afferma Jasper. “Potremmo avere un UK a maggioranza nera entro la metà del secolo”.

Il leader del British National Party Nick Griffin afferma: “Penso non ci sia alcun dubbio che entro questo secolo i bianchi diventeranno una minoranza in ogni nazione del mondo”. Per Griffin, comunque, questa è una maggiore causa d’allarme. “Ogni popolo sotto lo stesso sole ha il diritto al suo posto al sole, ed il diritto di vivere. Se fosse previsto che gli Indiani diventino una minoranza in India nel 2100, chiunque lo chiamerebbe genocidio”.

Yasmin Alibhai-Brown del Centro di Politica Estera, che arrivò a Londra dall’Uganda nel 1972, afferma che questi timori sono sostanzialmente razzisti: “Solo i bianchi si preoccupano di questo. Accade perché per così tanto tempo il mondo è stato di loro proprietà. Parlare di ciò nutre un particolare tipo di razzismo che afferma che i neri facciano figli come conigli. Vi è un’assunzione di fondo che afferma che sia la cosa giusta essere bianchi.”

Ha poi aggiunto: “C’è un panico bianco ogni volta che una parte del loro mondo sembri passare a qualcun altro. Ma è folle avere paura di questo. Cosa succederebbe se diventassimo una maggioranza? Che differenza farebbe?”

Per Alibhai-Brown, il declino dei bianchi è una questione di ristabilimento dell’equilibrio dopo che essi colonizzarono la maggior parte del mondo. “L’impero colpisce ancora, davvero. Vi era questa ipotesi straordinaria che i bianchi potessero andare ovunque a distruggere i popoli senza avere alcuna conseguenza. Mi stupisce”, afferma.

Ma i trend attuali hanno scarse probabilità di rimediare alle ingiustizie della storia. I Nativi Americani avevano le terre per loro ma ora sono meno dell’1% della popolazione degli USA, con una scarsa probabilità di tornare ad essere la maggioranza. La crescita maggiore è fra i Latinos (di derivazione etnica in gran parte Spagnola) e gli Asiatici, provenienti in gran parte da Cina e Filippine.

Jaspers afferma che le preoccupazioni del British National Party sono basate su idee obsolete. “Il mix razziale delle nazioni cambia continuamente. Non c’è modo che l’etnicità o il sangue possa essere legato ad uno specifico luogo geografico in un mondo globale. Non puoi più cercare gli stati etnici, affermando che la Germania è Anglosassone e così via”.

Jasper crede che il processo rafforzerà l’UK. “La diversità rafforza una nazione, la rende più stimolante. Abbiamo centinaia di linguaggi parlati, quando vai fuori a mangiare non mangi mai Inglese, mangi Thai, Francese o Indiano. Questo rende Londra un posto molto bello in cui vivere e lavorare.

E non sembra nemmeno probabile che i bianchi verranno marginalizzati in termini di influenza, anche se il loro numero è in declino. David Owen, del Centro di Ricerca in Relazioni Etniche all’Università di Warwick, afferma. “La popolazione non è mai stata fra le cause principali dell’influenza; esse sono il reddito e la ricchezza. I bianchi hanno ancora nelle loro mani la maggior parte delle leve del potere economico e militare.

Comunque, Griffin avverte che, come in Germania e negli USA, la crescita delle minoranze etniche porterà ad una reazione negativa. Ha affermato che “bisogna mettere la razza in cima all’agenda politica”.

Ma questo sembra improbabile. L’UK ha molti meno casi di razzismo ed estremismo di destra certificati rispetto ad altre nazioni Europee. Alibhai-Brown insisteva sul fatto che la crescita numerica delle minoranze etniche aiuterebbe anche a ridurre il razzismo esistente: “I partiti di destra sono in crescita a Somerset, non a Brixton. L’idea che più neri implichi più razzismo non è nata dalla ricerca empirica. Più aumentiamo di numero noi neri, più il razzismo si riduce”.

Tornando in California, in una terra costruita da immigrati, Bustamente vede in modo positivo la fine della maggioranza bianca: “Se non ci sono maggioranze, allora non ci sono minoranze”. In Europa, dove vi è una popolazione bianca autoctona da 40.000 anni, l’ascesa d una maggioranza non bianca potrebbe non essere vista in modo così benevolo.

https://www.theguardian.com/uk/2000/sep/03/race.world

Fiumi di Sangue – Enoch Powell

Questo è il testo completo del cosiddetto discorso “Fiumi di Sangue” di Enoch Powell, in occasione dell’incontro dell’Associazione dei Conservatori a Birmingham, il 20 Aprile 1968.

 

La funzione principale dell’uomo politico è agire contro i mali che si possono prevenire. Cercando di fare ciò si trovano alcuni ostacoli che hanno radici profonde nella natura umana. Una di esse è che non può essere dimostrato che certe cose rappresentano un male finchè non accadono: ogni volta all’inizio c’è sempre spazio per dubitare e chiedersi se questi mali siano reali o immaginari. Per la stessa logica, esse ricevono poca attenzione in confronto ai problemi del momento, che sono pressanti e non lasciano spazio a discussioni: per questo la tentazione costante di ogni politico è quella di concentrarsi sui problemi immediati a scapito del futuro. In primis, la gente tende a confondere la previsione dei problemi con il causare i problemi o persino con il desiderare i problemi: essi amano dire “se solo la gente non ne parlasse, probabilmente non accadrebbe”. Forse questa visione ci riporta alle superstizioni primitive secondo le quali la parola e la cosa, o il nome e l’oggetto, sono identici. In ogni caso, la discussione sul futuro sussiste ma rappresenta, nel presente, il tema meno popolare e al tempo stesso l’attività più necessaria per il politico. Quelli che si sottraggono ad essa si meritano e spesso ricevono le maledizioni di chi viene dopo di loro. Una o due settimane fa ho avuto una conversazione con un elettore, un lavoratore abbastanza ordinario di mezza età di una delle nostre aziende nazionalizzate. Dopo una o due frasi di circostanza, improvvisamente ha detto “se avessi i soldi per andarmene, non resterei in questa nazione”. Gli ho risposto con disapprovazione, dicendo che questo governo non sarebbe durato per sempre, ma non ha battuto ciglio ed è andato avanti: “Ho tre figli, tutti hanno studiato e due si sono sposati e hanno la loro famiglia. Non sarò contento finchè non li avrò visti tutti emigrare all’estero. In questa nazione entro 15 o 20 anni il Negro avrà la frusta in mano contro il Bianco”. Posso già sentire il coro di condanna. Come oso dire una cosa così terribile? Come oso sollevare dei problemi ed infiammare gli animi riportando una simile conversazione? La risposta è che non ho il diritto di non farlo. C’è un rispettabile ed ordinario cittadino Inglese che in pieno giorno nella mia città dice a me, il Membro del Parlamento che ha votato per rappresentarlo, che per i suoi figli non varrà la pena vivere in questa nazione. Semplicemente non ho il diritto di fare spallucce e pensare a qualcos’altro. Ciò che sta dicendo e pensando lui lo pensano in migliaia, centinaia di migliaia, non solo in UK forse, ma anche nelle altre zone che stanno già subendo la trasformazione totale in corso, una trasformazione mai vista in 1000 anni di storia Inglese. In 15 o 20 anni, di questo passo, ci saranno in questa nazione 3,5 milioni di immigrati dai paesi del Commonwealth e loro discendenti. Non sono delle mie statistiche, ma sono statistiche ufficiali date dal parlamento dal portavoce della segreteria generale.

 

Non vi sono statistiche ufficiali confrontabili per l’anno 2000, ma dovrebbe trattarsi di un numero compreso fra 5 e 7 milioni, circa un decimo dell’intera popolazione, quasi la popolazione di Londra. Di sicuro non saranno distribuiti in modo omogeneo da Margate ad Aberystwyth e da Penzance ad Aberdeen. Intere aree, città e parti di città in tutta l’Inghilterra saranno occupate da enclavi di popolazioni immigrate e loro discendenti. Col passare del tempo, la quota totale degli individui discendenti dagli immigrati che è nata in UK come tutti noi crescerà rapidamente. Già nel 1985 i non-britannici nati qui saranno la maggioranza fra i non-britannici. È questo che crea l’urgenza estrema di un’azione ora, quel tipo di azione più difficile da fare per un politico, quel tipo di azione per la quale le difficoltà si trovano nel presente ma per la quale i problemi da prevenire o ridurre al minimo ci saranno fra un po’ di legislazioni. La prima domanda, naturale e razionale per una nazione che ha questa prospettiva è: “Come possono essere ridotte le dimensioni di questo fenomeno?”. Posto che nulla è pienamente preventivabile, si può iniziare tenendo a mente che i numeri sono l’essenza del problema: il significato e le conseguenze di un elemento allogeno che si introduce in una nazione o in una popolazione sono profondamente diverse se questo elemento è l’1% o il 10%. Le risposte a questa semplice e razionale domanda sono allo stesso modo semplici e razionali: fermando ulteriori afflussi e promuovendo al massimo i rimpatri. Entrambe queste proposte sono parte del programma politico ufficiale del Partito Conservatore. Oggi si ritiene che ogni settimana arrivino a Wolverhampton 20 o 30 figli di immigrati in più dall’estero. Questo significa che ci saranno 15 o 20 famiglie in più entro una o due decadi. Per distruggere qualcosa, prima devi farlo impazzire. Dobbiamo essere letteralmente pazzi come nazione nel permettere flussi annuali di circa 50.000 persone immigrate a carico, che sono per la maggior parte la materia prima per la futura crescita della popolazione di origine immigrata. È come se guardassimo una nazione terribilmente impegnata nell’alimentare la sua pira funeraria. Siamo così pazzi che permettiamo a persone non sposate di spostarsi qui allo scopo di farsi una famiglia con coniugi e fidanzati che non hanno mai visto. Nessuno suppone che il flusso di persone immigrate a carico si ridurrà automaticamente. Al contrario, anche l’attuale tasso di ammissione di solo 5.000 regolari all’anno è sufficiente per ulteriori 25,000 adulti a carico all’anno, e così via all’infinito, e senza considerare le altre relazioni di parentela esistenti nei loro paesi d’origine o gli ingressi illegali. In queste circostanze non basterà niente che non sia il drastico cambiamento del criterio per i flussi a scopo di residenza, che vanno portati a dimensioni numericamente trascurabili; e le relative misure legislative e amministrative devono essere adottate subito, senza alcun indugio. Ho usato i termini “a scopo di residenza”. Questo non c’entra niente con gli ingressi dei cittadini del Commonwealth, o più in generale degli stranieri, in questa nazione allo scopo di studiare o migliorare le loro qualifiche lavorative; ad esempio i dottori del Commonwealte, con un vantaggio anche per le loro nazioni, hanno permesso di migliorare il nostro servizio ospedaliero più rapidamente di quanto sarebbe stato possibile altrimenti. Essi non sono immigrati e non lo sono mai stati. Ora parlo di remigrazione. Se tutta l’immigrazione terminasse domani, il tasso di crescita degli immigrati e dei loro discendenti si ridurrebbe significativamente, ma la dimensione potenziale di questo elemento nella popolazione continuerebbe a rappresentare un carattere sostanzialmente di pericolo nazionale. Questo può essere affrontato finchè una proporzione consistente del totale è rappresentata da persone che sono entrate in questa nazione negli ultimi 10 anni.

 

Da qui si comprende l’urgenza di portare avanti ora il secondo elemento della proposta politica del Partito Conservatore: l’incoraggiamento della remigrazione. Nessuno può fare una stima del numero di quelli che, in cambio di un generoso incentivo, sceglierebbero di ritornare nella loro nazione di origine o di andare in altre nazioni ansiose di ricevere la manodopera e le abilità che essi rappresentano. Nessuno lo sa, perché non è mai stata intrapresa una politica simile. Posso solo dire che, anche oggi, gli immigrati della mia circoscrizione vengono da me per chiedermi se potevo dar loro assistenza per tornare al loro paese di origine. Se tale politica venisse adottata con la determinazione che la gravità dello scenario alternativo richiede, i flussi in uscita risultanti potrebbero cambiare sensibilmente le prospettive. Il terzo elemento della politica del Partito Conservatore è che tutti quelli che si trovano in questa nazione come cittadini dovrebbero essere uguali davanti alla legge, senza alcuna discriminazione o trattamento privilegiato davanti alla pubblica autorità. Mr Health ha affermato che non dovremmo avere “cittadini di prima classe” e “cittadini di seconda classe”. Questo non significa che gli immigrati e i loro discendenti debbano essere elevati allo status di una classe speciale e privilegiata o che ai cittadini debba essere negato il loro diritto di scegliere liberamente, nei propri affari economici, un cittadino o un altro. Essi non dovrebbero essere costretti in alcun modo a motivare la loro scelta ed il loro comportamento dovrebbe essere lecito come qualunque altro. Non potrebbe esserci equivoco più grossolano della realtà di quello che è nella testa di chi chiede con veemenza una legislazione cosiddetta “anti-discriminazione”; fra di essi ci sono quegli scribacchini fatti della stessa pasta, e a volte persino stipendiati dagli stessi giornali, di quelli che, anno dopo anno, negli anni ’30 cercarono di nascondere a questa nazione i pericoli crescenti che doveva fronteggiare; fra di essi ci sono quegli arcivescovi che vivono nei palazzi, al sicuro e protetti dalle loro lenzuola fin sopra le loro teste. Essi hanno dannatamente torto. La discriminazione e la privazione, il senso di allarme e di risentimento non appartengono alla popolazione immigrata ma alla popolazione autoctona della nazione nella quale si sono trasferiti e nella quale continuano ad arrivare. È per questo che emanare in questo momento leggi di questo tipo in parlamento è come giocare col fuoco. La cosa più gentile da dire nei confronti di chi propone e supporta questo è che non sanno quello che fanno. Niente è più ingannevole del confronto fra l’immigrato del Commonwealth in UK ed il Negro Americano. La popolazione Negra degli USA, che esisteva già prima che gli USA diventassero una nazione, inizialmente era letteralmente schiava e ricevette in seguito l’affrancamento ed altri diritti di cittadinanza, ai quali sono arrivati al graduale ed ancora incompleto esercizio. Gli immigrati del Commonwealth sono arrivati già come cittadini, in una nazione che non ha mai conosciuto la discriminazione fra un cittadino ed un altro, e sono entrati immediatamente in possesso dei diritti di ogni altro cittadino, dal diritto di voto al diritto di cure a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Quali che fossero le difficoltà affrontate dagli immigrati, esse non erano causate né dalla legge, né dall’ordine pubblico né dall’amministrazione; erano causate da circostanze personali e malintesi che causano e causeranno sempre le sorti e le esperienze di un uomo che è diverso da un altro. Ma mentre per gli immigrati l’ingresso in questa nazione significava essere ammessi a privilegi ed opportunità che hanno cercato, l’impatto nei confronti della popolazione pre-esistente è stato molto diverso. A causa di motivi che non potevano comprendere, di decisioni prese senza chiedere la loro opinione, si sono ritrovati stranieri nella propria terra.

 

Essi hanno visto le loro mogli che non riuscivano ad avere letti negli ospedali per le nascite, i loro figli che non riuscivano ad avere posti nella scuola, le loro case e i loro quartieri radicalmente cambiati, i loro progetti per il futuro andare a rotoli; al lavoro vedono che i datori di lavoro non sono propensi ad applicare ai lavoratori immigrati gli stessi criteri di disciplina e competenza che sono richiesti ai lavoratori autoctoni; iniziano a sentire, con il passare del tempo, sempre più voci che dicono che sono loro a non essere più i benvenuti. Ora apprendono che un atto del parlamento stabilirà un privilegio a senso unico; una legge che non può e non è pensata per proteggerli né per dare ascolto alle loro rimostranze; una legge emanata per dare allo straniero, allo scontento e all’agente provocatore il potere di perseguitarli per le loro azioni private. Fra le centinaia di lettere che ho ricevuto quando ho parlato di questo tema due o tre mesi fa, vi era una caratteristica sorprendente, in gran parte nuova e che trovo sia inquietante. Tutti i Membri del Parlamento sono abituati al tipico corrispondente anonimo; ma quello che mi ha sorpreso ed allarmato è stata l’alta percentuale di persone ordinarie, rispettabili ed intelligenti che hanno scritto una lettera razionale nella quale dicevano di dovere omettere il loro indirizzo perché era pericoloso per loro firmare. Era pericoloso per loro firmare una lettera diretta ad un Membro del Parlamento del quale condividevano le idee perché avrebbero rischiato sanzioni o rappresaglie se fossero diventati noti per averlo fatto. La sensazione di essere una minoranza perseguitata sta crescendo fra gli inglesi medi nelle aree della nazione ad alta densità di immigrazione. Questa sensazione è un qualcosa difficilmente immaginabile da quelli che non ne hanno avuto diretta esperienza. Mi permetto di citare solo una delle centinaia di persone che parlano per me. “Otto anni fa in una rispettabile strada di Wolverhampton una casa fu venduta ad un Negro. Ora l’unico Bianco (una donna anziana in pensione) vive qui. Questa è la sua storia. Aveva perso il suo marito ed entrambi i suoi figli in guerra. Quindi aveva trasformato la sua casa di 7 stanze, la sua unica proprietà, in una casa da affittare. Lavorò duro, ebbe successo, pagò le rate del mutuo e iniziò a mettere da parte qualcosa per la sua vecchiaia. Poi arrivarono gli immigrati. Lei vide, con crescente paura, che una casa alla volta venivano abitate da loro. La via tranquilla diventò un luogo di rumore e confusione. A malincuore, i suoi affittuari bianchi si spostarono. Il giorno dopo che l’ultimo di loro se ne era andato, fu svegliata alle 7 del mattino da due Negri che volevano usare il suo telefono per contattare i loro datori di lavoro. Al suo rifiuto, dal momento che avrebbe detto di no a qualunque estraneo a quest’ora, fu maltrattata fisicamente ed aveva paura che l’avrebbero attaccata alla sua porta con una catena. Le famiglie di immigrati avevano cercato di affittare le stanze della sua casa, ma lei aveva sempre rifiutato. La sua piccola riserva di soldi intanto era andata e, dopo aver pagato le rate del mutuo, le restava meno di due sterline a settimana. Andò a chiedere una riduzione dei tassi e fu ricevuta da una giovane ragazza. Quando la ragazza sentì dire che aveva una casa di sette stanze, le suggerì di affittarne una parte. Quando la signora disse che le uniche persone disposte ad affittarla erano Negri, la ragazza disse: “Il pregiudizio razziale non ti porterà da nessuna parte in questa nazione”. Quindi la signora tornò a casa. Il telefono è la sua ancora di salvezza. La sua famiglia paga le rate e la aiuta più che può. Gli immigrati le avevano fatto un’offerta per comprare casa sua ad un prezzo che il potenziale proprietario futuro sarebbe in grado di recuperare dai suoi affittuari in poche settimane, al massimo in qualche mese. Aveva paura di uscire. Le finestre erano rotte, aveva trovato escrementi messi nella sua cassetta delle lettere. Quando va nei negozi, è seguita da bambini sorridenti e carini.

 

Non sanno parlare inglese, ma conoscono una sola parola, che le gridano sempre: “Razzista”. Questa donna è convinta che andrà in prigione quando passerà la nuova proposta di legge sulle Relazioni Razziali. Ha torto? Comincio a chiedermelo. L’altra pericolosa delusione per la quale soffrono quelli che chiudono gli occhi o sono ciechi davanti alla realtà, è riassunta nella parola “integrazione”. Essere integrati in una popolazione significa diventare da ogni punto di vista indistinguibili dagli altri membri. Ora e in ogni momento, quando ci sono nette differenze fisiche, specialmente di colore della pelle, l’integrazione è difficile se non, per un periodo, impossibile. Ci sono fra gli immigrati del Commonwealth che sono venuti a vivere qui negli ultimi 15 anni, molte migliaia il cui desiderio ed il cui scopo è quello di essere integrati, e che si sforzano con il pensiero e con le azioni di andare in quella direzione. Ma è un equivoco pericoloso e ridicolo immaginare che questa mentalità si diffonda fra la grande maggioranza degli immigrati, il cui numero è in crescita, e fra i loro discendenti. Stiamo attraversando un periodo di cambiamenti. Finora ci sono state vari fattori che hanno reso l’idea di integrazione inaccessibile alla maggior parte della popolazione immigrata, che non ha mai concepito o pensato una cosa del genere. Il loro numero e la loro concentrazione fisica facevano intendere che le pressioni verso l’integrazione che solitamente erano dirette ad una piccola minoranza non funzionavano. Ora vediamo la crescita delle forze propositive in azione contro l’integrazione, in difesa degli interessi della preservazione e nello sviluppo delle differenze razziali e religiose, in vista dell’esercizio del dominio effettivo, in primis sugli immigrati loro simili ed in seguito sul resto della popolazione. La nube, non più grande della mano di un uomo, che ha così rapidamente coperto il cielo, è stata visibile di recente a Wolverhampton e ha mostrato segnali di rapida diffusione. Le parole che sono propenso ad usare, citate come sono apparse sulla stampa locale il 17 Febbraio, non sono mie, bensì del Membro Laburista del Parlamento che è ministro nell’attuale governo: “Le campagne delle comunità Sikh per il mantenimento di costumi inappropriati in UK è decisamente condannabile. Lavorando in UK, specialmente se nel settore pubblico, essi dovrebbero essere pronti ad accettare i termini e le condizioni del loro impiego. Pretendere diritti speciali per la loro comunità (o dovrei dire “religione”?) porta ad una pericolosa frammentazione all’interno della società. Questi comunitarismo è un cancro; che sia praticato da un colore o da un altro, deve essere fortemente condannato”. Tante grazie a John Stonehouse per aver avuto l’intuizione di comprendere ciò ed il coraggio di dirlo. A causa di questi elementi pericolosi e divisivi, la legislatura proposta nel disegno di Legge sulle Relazioni Razziali è il vero batterio che di cui hanno bisogno per prosperare. Si comprendono i mezzi per dimostrare che le comunità di immigrati potranno organizzarsi per proteggere i loro membri, fare propaganda e manifestazioni contro altri cittadini per mettere a tacere e dominare gli altri con le armi legali che gli ignoranti ed i disinformati forniranno loro. Quando guardo avanti, sono pieno di presagi; come un Antico Romano, mi sembra di vedere “Il fiume Tevere che schiuma di sangue, molto sangue”. Quello stesso fenomeno tragico ed intrattabile che guardiamo con orrore dall’altra parte dell’Atlantico, ma che è intrecciato con la storia e l’esistenza stessa degli Stati Uniti, ci sta venendo addosso qui da noi, per nostra stessa volontà ed a causa della nostra negligenza. Anzi, non è vero che ci sta venendo addosso, è già qui. In termini numerici, sarà di proporzioni americane molto prima della fine del secolo. Solo azioni decise ed urgenti lo eviteranno sin da ora. Non so se vi sarà la volontà pubblica di chiedere ed ottenere questa tipologia di azione. Tutto ciò che so è che vedere senza parlare sarebbe il Grande Tradimento.

Fonte. https://www.telegraph.co.uk/comment/3643823/Enoch-Powells-Rivers-of-Blood-speech.html

Terrorismo, due adolescenti fermati in Gran Bretagna, pianificavano attentati

Un 14enne e una 16enne sono stati fermati dopo che la polizia ha esaminato i loro smartphone e pc. Provengono dalla stessa contea dei 9 giovani fermati e detenuti in Turchia mentre si apprestavano a entrare in Siria, ma le due inchieste non sono collegate.

LONDRA – Un 14enne e una 16enne sono stati arrestati nel Regno Unito perché sospettati di pianificare attacchi terroristici. Il primo è stato fermato a Blackburn, in Lancashire, dopo che la polizia giovedì ha esaminato diversi dispositivi elettronici e perquisito una abitazione.

La ragazza, invece, è stata fermata dopo che la polizia ieri ha perquisito una casa a Longsight, vicino Manchester, nel corso della stessa indagine. Nei loro pc e smartphone sono stati trovati indizi considerati dagli investigatori sufficienti a far scattare le manette intorno ai loro polsi. Per entrambi è stata fissata la libertà su cauzione. Gli arresti, tuttavia, non sarebbero legati all’inchiesta sui nove giovani di Rochdale (Greater Manchester) fermati e detenuti in Turchia mentre si apprestavano a entrare in Siria, da cui tornano sempre più di frequente miliziani addestrati e pronti a riversare in patria le violenze. La stima del numero dei foreign fightersin Gran Bretagna ne indica circa 600, dei quali la metà è rientrata nel paese europeo.

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